Autorità – Autorevolezza – Autoritarismo

Questo articolo affronta la distinzione tra autorità, autorevolezza e autoritarismo al fine di migliorare la convivenza sociale.

Questo è ancor più utile nei momenti nei quali problematiche non consuete esigono la piena consapevolezza da parte di tutti dei concetti ora citati per poter far fronte comune contro le difficoltà.[1]

 

L’autorità è il fondamento del potere.[2]

L’autorevolezza è il tratto personale frutto dell’esercizio corretto del potere.[3]

L’autoritarismo è la degenerazione dell’esercizio del potere.[4]

 

Se non si hanno ben chiari questi tre concetti, si commettono degli errori come, ad esempio, quello di pensare che l’esercizio del potere da parte di chi detiene l’autorità sia autoritarismo.

Questo errore implica che, per divincolarsi da un autoritarismo in realtà inesistente, gli individui si convincano che la legge sia un consiglio e che la libertà consista nel poter fare ciò che si desidera.

In un contesto siffatto, ciascuno massimizza unicamente la propria utilità personale e la convivenza sociale degrada a coesistenza di individui nella quale ciascuno fa agli altri ciò che non vuole sia fatto a se stesso.

Un contesto sociale così costruito fa perdere a tutti opportunità, tempo e denaro e ostacola le scelte di chi vuole edificare e accrescere il bene comune.

 

Come abbiamo detto poc’anzi, l’esercizio del potere da parte di chi detiene l’autorità non è per ciò solo autoritarismo.

L’autoritarismo non si ha quando il potere pone in essere azioni o omissioni diverse da quelle ritenute opportune e convenienti, né quando il potere applica delle sanzioni e nemmeno quando il potere fa uso della forza.

 

L’esercizio del potere, infatti, richiede di compiere delle scelte che siano finalizzate al bene comune anche quando i destinatari di quelle scelte non le condividano.

Facciamo due esempi.

Pensiamo al caso di un bambino che non voglia bere lo sciroppo amaro necessario per guarire dalla tosse.

Se i suoi genitori tenessero in considerazione il rifiuto del bambino e scegliessero di non dargli lo sciroppo, il bambino non guarirebbe.

Pensiamo a un consenso popolare maggioritario a favore della guerra di annessione e di conquista, oppure favorevole alla discriminazione di persone in base alla loro etnia o al loro popolo di appartenenza.

Se chi detiene l’autorità realizzasse queste azioni, commetterebbe degli illeciti previsti e puniti dal diritto internazionale pubblico e a nulla varrebbe la giustificazione che quelle azioni sono state poste in essere sul fondamento del consenso della maggioranza dei cittadini.

 

L’esercizio del potere, poi, richiede l’applicazione di sanzioni certe e con efficacia deterrente perché le norme in vigore siano osservate.

Come è noto, il rispetto delle norme è necessario per la tutela degli individui, singoli o associati, e dei beni.

 

L’esercizio del potere, infine, esige di esercitare anche la forza, se ciò è necessario per vincere le azioni o le omissioni contrarie alla legge.

Vi sono casi nei quali l’esercizio di questa forza non può evitare di sopprimere delle vite umane.

Si pensi alla legittima difesa contro l’ingiusto aggressore della quale ha scritto San Tommaso d’Aquino.[5]

 

Ciò detto, possiamo domandarci cosa distingue il corretto esercizio del potere da parte dell’autorità dalla degenerazione dell’esercizio del potere che integra l’autoritarismo.[6]

L’esercizio del potere da parte di qualsiasi autorità ha come fine il miglioramento della qualità della vita della generalità delle persone oppure, nei casi nei quali vanno affrontate delle problematiche non consuete, la realizzazione di una nuova qualità della vita comune.[7]

Un esempio di questa seconda evenienza possiamo trovarlo nella situazione dell’Italia al termine della seconda guerra mondiale con il Paese da ricostruire e la società da rifondare su delle nuove basi repubblicane e democratiche.

L’esercizio del potere è degenerato quando l’unico fine dell’agire dell’autorità è il potere.

 

Fin dai tempi di Aristotele sappiamo che la politica è quella forma dell’agire umano che ha come fine il bene comune.[8]

Quest’ultimo è il complesso delle situazioni di fatto e di diritto che consentono a ciascuno di realizzarsi secondo le proprie capacità e attitudini.[9]

L’esercizio del potere è degenerato quando ha come fine la realizzazione di un individuo o di un gruppo di individui, ma non della generalità degli individui.

 

Avere l’intenzione di realizzare il bene comune non significa essere in grado di realizzarlo.

Per questo, l’esercizio del potere da parte dell’autorità deve competere a chi ha la competenza scientifica, la capacità tecnica e l’esperienza professionale per attuare il bene comune nel settore di volta in volta preso in esame.[10]

L’esercizio del potere è degenerato quando l’autorità compete a persone che non hanno la competenza, la capacità e l’esperienza ora citate.

 

Per attuare il bene comune, l’esercizio del potere da parte dell’autorità deve orientare il fine dell’economia e della finanza alla persona umana nella sua crescita integrale e attenta alle necessità di tutti.[11]

L’esercizio del potere è degenerato quando l’autorità lascia che l’economia e la finanza pongano in secondo piano il fine della persona umana ora specificato.

 

Queste coordinate ci permettono di comprendere come deve essere esercitato il potere e dunque ci fanno capire che i provvedimenti dati dall’autorità – in particolare nei momenti di difficoltà fuori dall’ordinario – possono essere criticati e impugnati nei modi di legge, ma non devono essere disattesi perché il loro contenuto non ci è gradito.

La consapevolezza del corretto esercizio del potere è il dato che deve orientare il nostro agire in comune per fare fronte alle difficoltà, non il fatto che un atto emanato dall’autorità abbia un contenuto a noi gradito.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nel momento in cui scrivo questo articolo è in corso la pandemia globale di Covid-19 Coronavirus dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità l’11 marzo 2020.

https://www.who.int/director-general/speeches/detail/who-director-general-s-opening-remarks-at-the-media-briefing-on-covid-19—11-march-2020

 

Il 30 gennaio 2020, dopo la seconda riunione del Comitato di sicurezza, il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già dichiarato il focolaio internazionale da Covid-19 Coronavirus un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern – PHEIC).

https://www.who.int/news/item/30-01-2020-statement-on-the-second-meeting-of-the-international-health-regulations-(2005)-emergency-committee-regarding-the-outbreak-of-novel-coronavirus-(2019-ncov)

 

 

[2] Confronta Vocabolario on line Treccani, autorità

in: https://www.treccani.it/vocabolario/autorita

autorità s. f. [dal lat. auctorĭtas –atis, der. di auctor –oris «autore»; propr. «legittimità»]. – 1. a. Nell’ambito giuridico e politico, la posizione di chi è investito di poteri e funzioni di comando, e la cui forza è basata da un lato sulla sintesi del volere con la legge, dall’altro sul riconoscimento ufficiale della forza stessa: l’adello statodel governodei ministridel tribunaledi un funzionarioprincipio di a., l’affermazione della necessità di un potere sovrano (per un’altra accezione di questa locuz., v. il n. 3 b); fig., l’adelle leggi.” 

 

Confronta Dizionario on line Hoepli, autorità

in: https://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/autorita.aspx?query=autorit%c3%a0

autorità
[au-to-ri-tà]
s.f. inv.

1 Potere legittimo di emanare disposizioni vincolanti per i destinatari; diritto di decidere, di agire, di dettare norme e leggi: l’a. dello Stato, della leggel’a. di un magistrato
‖ Agire d’autorità, in virtù dell’autorità di cui si dispone”

 

 

[3] Confronta Vocabolario on line Treccani, autorevolezza

In: https://www.treccani.it/vocabolario/autorevolezza

autorevolézza s. f. [der. di autorevole]. – L’essere autorevole, qualità di persona o cosa autorevole: l’a. dei suoi insegnamenti.”

 

Confronta Vocabolario on line Treccani, autorevole

in: https://www.treccani.it/vocabolario/autorevole

autorévole agg. [der. di autore]. – Che ha autorità, per la carica che riveste, per la funzione che esercita, per il prestigio, il credito, la stima di cui gode: un personaggio assai a.; seguire l’uso degli scrittori più autorevoli. Di cosa, che rivela o ha in sé autorità, che proviene da persona tenuta in gran conto: aspetto a.; consigliotestimonianza a.; parlare con tono autorevole. ◆ Avv. autorevolménte, con autorevolezza e prestigio: avanzareproporresostenere autorevolmente una teoria.”

 

Confronta Dizionario on line Hoepli, autorevolezza

in: https://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/autorevolezza.aspx?query=autorevolezza

autorevolezza
[au-to-re-vo-léz-za]
s.f.
Carattere di chi, di ciò che è autorevole: persona di molta a.l’a. di una testimonianza
‖ SIN. prestigio, autorità, credibilità

 

Confronta Dizionario on line Hoepli, autorevole

in: https://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/autorevole.aspx?query=autorevole

autorevole
[au-to-ré-vo-le]
agg. (pl. -li)

1 Che ha autorità, per la stima o il favore di cui gode

2 Che mostra autorità: aspetto a.
‖ Che merita fiducia perché proveniente da una persona autorevole: consiglio, giudizio a.

 

 

[4] Confronta Vocabolario on line Treccani, autoritarismo

in: https://www.treccani.it/vocabolario/autoritarismo

autoritarismo s. m. [der. di autoritario, sull’esempio del fr. autoritarisme]. – Forma esasperata di abuso dell’autorità, che in quanto tale può essere riferita a persone, istituzioni e ideologie. Più correntemente, atteggiamento o comportamento autoritario, soprattutto se associato all’esercizio di fatto o di diritto di un potere all’interno di una istituzione (famiglia, scuola, stato).”

 

Confronta Dizionario on line Hoepli, autoritarismo

in: https://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/autoritarismo.aspx?query=autoritarismo

autoritarismo
[au-to-ri-ta-rì-ʃmo]
s.m.
Carattere, sistema autoritario; dispotismo
‖ estens., fig. autoritarismo paterno”

 

Confronta Dizionario di psicologia, Clitt, 2012, autoritarismo

in: http://www.clitt.it/contents/scienze_umane-files/Dizionario_Psicologia.pdf

“autoritarismo: atteggiamento che si manifesta con la tendenza ad imporre agli altri le proprie idee, esigendo un’obbedienza assoluta e non accettando l’espressione di punti di vista differenti, né deviazioni dalle norme sociali condivise”

 

 

[5] Confronta Catechismo della Chiesa cattolica, numeri 2263, 2264, 2265, in:

https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm

 

2263 La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario. « Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l’altro è l’uccisione dell’attentatore ». 174 « Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e l’altro preterintenzionale ». 175

 

2264 L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:

« Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita […]. E non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ». 176

 

2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.”

 

Note a pie’ di pagina:

 

“(174) San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, c: Ed. Leon. 9, 74.

(175) San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, c: Ed. Leon. 9, 74.

(176) San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, c: Ed. Leon. 9, 74.”

 

 

[6] La bibliografia su questo tema è vasta.

Qui appresso cito dei contributi che mi sono stati utili nella stesura del testo.

[7] Confronta Etica e politica, intervista a Giovanni Bachelet apparsa su La scuola e l’uomo, rivista dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti, http://www.uciim.it/rivistauciim/11122013/#/2/

in: http://www.giovannibachelet.it/pag1vekkia/UCIIM_Bachelet_definitiva_080114.pdf

 

 

[8] Confronta Aristotele, Etica Nicomachea 1094 a, 25 – 1094 b, 11

in: https://www.filosofico.net/eticaanicomaco1.htm

 

“Tale è, manifestamente, la politica. Infatti, è questa che stabilisce quali scienze è necessario coltivare nelle città, [1094b] e quali ciascuna classe di cittadini deve apprendere, e fino a che punto; e vediamo che anche le più apprezzate capacità, come, per esempio, la strategia, l’economia, la retorica, sono subordinate ad essa. E poiché è essa che si serve di tutte le altre scienze e che stabilisce, [5] inoltre, per legge che cosa si deve fare, e da quali azioni ci si deve astenere, il suo fine abbraccerà i fini delle altre, cosicché sarà questo il bene per l’uomo. Infatti, se anche il bene è il medesimo per il singolo e per la città, è manifestamente qualcosa di più grande e di più perfetto perseguire e salvaguardare quello della città: infatti, ci si può, sì, contentare anche del bene di un solo individuo, [10] ma è più bello e più divino il bene di un popolo, cioè di intere città. La nostra ricerca mira appunto a questo, dal momento che è una ricerca “politica”.”

 

 

[9] Confronta Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, terza edizione, 2004

in:

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html

 

“PARTE PRIMA

CAPITOLO QUARTO

I PRINCIPI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

  1. IL PRINCIPIO DEL BENE COMUNE
  2. a) Significato e principali implicazioni

 

164 Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s’intende « l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente ».346

Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo socialeEssendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.”

 

Nota a pie’ di pagina:

 

346Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 26: AAS 58 (1966) 1046; cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1905- 1912; Giovanni XXIII, Lett. enc. Mater et magistra: AAS 53 (1961) 417-421; Id., Lett. enc. Pacem in terris: AAS 55 (1963) 272-273; Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 46: AAS 63 (1971) 433-435.”

 

 

[10] Confronta Papa Giovanni XXIII, lettera enciclica Pacem in terris, 11 aprile 1963

in: http://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html

 

V

RICHIAMI PASTORALI

Dovere di partecipare alla vita pubblica

  1. Ancora una volta ci permettiamo di richiamare i nostri figli al dovere che hanno di partecipare attivamente alla vita pubblica e di contribuire all’attuazione del bene comune della famiglia umana e della propria comunità politica; e di adoprarsi quindi, nella luce della fede e con la forza dell’amore, perché le istituzioni a finalità economiche, sociali, culturali e politiche, siano tali da non creare ostacoli, ma piuttosto facilitare o rendere meno arduo alle persone il loro perfezionamento: tanto nell’ordine naturale che in quello soprannaturale.

 

Competenza scientifica, capacità tecnica, esperienza professionale

  1. Non basta essere illuminati dalla fede ed accesi dal desiderio del bene per penetrare di sani principi una civiltà e vivificarla nello spirito del Vangelo. A tale scopo è necessario inserirsi nelle sue istituzioni e operare validamente dal di dentro delle medesime. Però la nostra civiltà si contraddistingue soprattutto per i suoi contenuti scientifico-tecnici.

Per cui non ci si inserisce nelle sue istituzioni e non si opera con efficacia dal di dentro delle medesime se non si è scientificamente competenti, tecnicamente capaci, professionalmente esperti.

 

L’azione come sintesi di elementi scientifico-tecnico professionali e di valori spirituali

  1. Amiamo pure richiamare all’attenzione che la competenza scientifica, la capacità tecnica, l’esperienza professionale, se sono necessarie, non sono però sufficienti per ricomporre i rapporti della convivenza in un ordine genuinamente umano; e cioè in un ordine, il cui fondamento è la verità, misura e obiettivo la giustizia, forza propulsiva l’amore, metodo di attuazione la libertà.

A tale scopo si richiede certamente che gli esseri umani svolgano le proprie attività a contenuto temporale, obbedendo alle leggi che sono ad esse immanenti, e seguendo metodi rispondenti alla loro natura; ma si richiede pure, nello stesso tempo, che svolgano quelle attività nell’ambito dell’ordine morale; e quindi come esercizio o rivendicazione di un diritto, come adempimento di un dovere e prestazione di un servizio; come risposta positiva al disegno provvidenziale di Dio mirante alla nostra salvezza; si richiede cioè che gli esseri umani, nell’interiorità di se stessi, vivano il loro operare a contenuto temporale come una sintesi di elementi scientifico-tecnico-professionali e di valori spirituali.”

 

 

[11] Confronta Un nuovo ethos, in: Carlo Maria Martini, Sulla giustizia, Milano, 1999, pagine 68-69.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

UNA PROPOSTA PER LA SOLUZIONE DELLA CRISI IN UCRAINA

Sono rimasto favorevolmente impressionato dall’articolo di Pierre de Charentenay, s.j., “Ucraina: possibili soluzioni del conflitto[1].

Le vicende storiche, la cultura, la lingua e la visione politica delle due parti – occidentale e orientale – dell’Ucraina, come descritte nell’articolo che ho appena citato, non appaiono conciliabili.

L’articolo in parola mette chiaramente in luce che non si tratta di diverse sfumature culturali all’interno di un medesimo popolo, ma di due popoli con caratteristiche diverse.

La dissoluzione della Cecoslovacchia e la successiva costituzione, dal 01 gennaio 1993, della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca mi insegnano che è meglio lasciarsi da buoni amici, piuttosto che addivenire a una guerra.

Di conseguenza, ritengo preferibile creare due Repubbliche indipendenti: una a est e l’altra a ovest del fiume Dniepr.

Ciascuna delle due nuove realtà potrebbe finalmente perseguire in pace la propria visione del futuro.

In particolare:

  • la realtà a ovest potrebbe iniziare il procedimento di graduale adeguamento della sua struttura economica per poter giungere al traguardo dell’ingresso nell’Unione Europea;
  • la realtà a est potrebbe riflettere sul ruolo economico che intende assumere in un contesto di libero scambio con i propri partner commerciali orientali (Russia e Repubbliche ex-sovietiche).

 

Posso ipotizzare un gesto di distensione da parte della Russia la quale, in considerazione di quanto ho ora descritto, formalizzi, con un atto di diritto internazionale pubblico, la cessione della penisola della Crimea alla neonata realtà a est del fiume Dniepr.

La Russia è il Paese più esteso del mondo e ha in abbondanza ogni tipo di risorsa del sottosuolo.

La cessione della Crimea non comporterebbe per un Paese ricco e potente come la Russia un tracollo finanziario.

Al contrario, con questo atto la Russia acquisterebbe prestigio in campo internazionale e nuove opportunità d’affari in campo commerciale.

Infatti, da un lato, porrebbe fine a tutte le polemiche sorte a proposito delle ultime vicende riguardanti la Crimea e darebbe una prova inoppugnabile di rifiutare ogni logica espansionistica.

Dall’altro lato, acquisterebbe la possibilità di stipulare tutti i contratti di fornitura di beni e di servizi necessari alla neonata realtà a est del fiume Dniepr e di acquistare da essa i prodotti agricoli e dell’industria meccanica che quest’ultima è in grado di offrire.

 

Non è necessario che io mi dilunghi a spiegare i benefici umanitari e sociali che deriverebbero dalla cessazione del conflitto in corso nelle province orientali dell’Ucraina, perché il valore incommensurabile del bene della pace è noto a chiunque.

 

Anche la realtà a ovest del fiume Dniepr avrebbe cospicui vantaggi da questa soluzione.

Tra essi, posso ipotizzare:

  • gli investimenti stranieri nel proprio tessuto economico;
  • la creazione delle infrastrutture necessarie e dei nuovi posti di lavoro che esse genereranno;
  • un maggiore gettito fiscale.

Tutto questo a patto di tenere sempre presente che la strada da percorrere è quella di assorbire il meglio che il mondo occidentale può offrire per la crescita della qualità della vita di un Paese e non certo quella di essere una colonia culturale e commerciale dell’Occidente.

Ci sarà senz’altro una fase iniziale nella quale le nuove realtà economiche, sorte nell’area a ovest del fiume Dniepr, saranno caratterizzate da un costo del lavoro più basso rispetto al resto dell’Europa, ma i proventi che esse genereranno andranno tassati nel luogo in cui essi vengono prodotti.

In altre parole, non si deve cedere alla tentazione di attirare gli investimenti stranieri con la promessa di non tassare direttamente sul posto gli utili che da essi deriveranno.

La critica di chi afferma che, in questo modo, investire nella neonata realtà a ovest del fiume Dniepr non sarà vantaggioso può essere superata deliberando un piano di investimenti pubblici in infrastrutture perennemente produttive[2].

Infatti, il gettito fiscale che deriverà dalle nuove realtà commerciali impiantate nella realtà a ovest del fiume Dniepr dovrà essere impiegato dallo Stato per edificare le infrastrutture pubbliche necessarie al raggiungimento del traguardo dell’ingresso in Europa.

Voglio essere molto chiaro su questo punto.

La tentazione di rimanere per sempre un’area di produzione a basso costo per l’Occidente o peggio ancora di diventare un paradiso fiscale per i capitali dell’Occidente non produrrà un benessere diffuso tra la popolazione, ma un benessere concentrato nelle mani di pochi.

Le conseguenze di questa scelta saranno: squilibri economici, tensioni sociali e, da ultimo, la tentazione di tornare al passato.

 

Io non sono un diplomatico di carriera.

Per questa ragione, quanto ho scritto non è impegnativo per alcuna istituzione.

Questo contributo è una mia opinione personale che vi offro alla luce del principio della libera manifestazione del pensiero[3] [4] [5].

 

Auguro all’Ucraina di oggi e di domani un futuro ricco, sereno e felice.

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] La Civiltà Cattolica, quaderno numero 3938 del 19 luglio 2014, pagine 146-157.

[2] Con l’espressione “infrastrutture perennemente produttive” intendo le seguenti:

  • scuola efficiente;
  • collegamento scuola – università;
  • università efficiente;
  • collegamento università – mondo del lavoro;
  • mercato del lavoro efficiente;
  • ricerca scientifica;
  • innovazione tecnologica;
  • brevetti;
  • settori di punta;
  • pubblica amministrazione digitale;
  • infrastrutture (porti, aeroporti, strade, scuole, ospedali, reti telematiche, etc.).

[3]Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” articolo 21, comma 1, della Costituzione della Repubblica Italiana, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 27 dicembre 1947, numero 298, ed entrata in vigore il 01 gennaio 1948, in:

http://www.normattiva.it/ricerca/avanzata/aggiornamenti , nella riga “Denominazione Atto” cliccare sulla freccia in basso e poi su “COSTITUZIONE”.

[4]Freedom of expression 1. Everyone has the right to freedom of expression. This right shall include freedom to hold opinions and to receive and impart information and ideas without interference by public authority and regardless of frontiers. This Article shall not prevent States from requiring the licensing of broadcasting, television or cinema enterprises. 2. The exercise of these freedoms, since it carries with it duties and responsibilities, may be subject to such formalities, conditions, restrictions or penalties as are prescribed by law and are necessary in a democratic society, in the interests of national security, territorial integrity or public safety, for the prevention of disorder or crime, for the protection of health or morals, for the protection of the reputation or rights of others, for preventing the disclosure of information received in confidence, or for maintaining the authority and impartiality of the judiciary.” article 10, European Convention on Human Rights, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 04 agosto 1955, numero 848, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 24 settembre 1955, numero 221.

Il testo qui citato è disponibile in: http://www.echr.coe.int/Documents/Convention_ENG.pdf .

La legge italiana con l’autorizzazione alla ratifica e l’ordine di esecuzione è disponibile in:

http://www.normattiva.it/ricerca/semplice indicando il numero e l’anno dell’atto desiderato nelle apposite caselle.

[5]Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Il testo qui citato è disponibile sul sito internet dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in:

http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Pages/Language.aspx?LangID=itn .

Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.” articolo 29, comma 2, della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .

LA VALORIZZAZIONE DI UN SITO ARCHEOLOGICO

Questa proposta mira alla valorizzazione di un sito archeologico per trasformarlo, dall’ennesimo bene da custodire a spese pubbliche, in un polo d’attrazione che può rendere economicamente molto più di quello che costa per la sua manutenzione.

Ho visitato il Portus Urbis[1] nel maggio 2016 ed ho constatato che il sito ha bisogno di ulteriori interventi di restauro e di riqualificazione[2].

Ecco la mia proposta.

 

1 – IL BACINO ESAGONALE DEL PORTO DI TRAIANO.

Una parte del sito archeologico – il bacino esagonale che costituisce il porto di Traiano – è ancora di proprietà privata e da anni è in corso un contenzioso giudiziario tra il proprietario e la Pubblica Amministrazione.

Durante la mia visita, ho visto un servizio di trasporto per i turisti attorno al bacino esagonale in parola tramite un caro trainato da un cavallo.

In un’ottica conciliativa, propongo di formulare al proprietario la seguente offerta:

  • l’intera area del bacino esagonale del porto di Traiano e i terreni limitrofi viene ceduta gratuitamente dall’attuale proprietario al Demanio dello Stato, il quale la unisce alla parte del sito archeologico già in mano pubblica e ne assicura l’accesso da parte di tutti;
  • in cambio, l’attuale proprietario ha la concessione gratuita della gestione economica dell’intera area del sito archeologico per tre anni a partire dalla descritta cessione al Demanio secondo i criteri esposti nel successivo paragrafo 4;
  • alla scadenza di questi tre anni si procederà all’assegnazione della concessione onerosa della gestione economica dell’intera area secondo la procedura descritta nel successivo paragrafo 4.

 

Il tutto, ovviamente, nel rispetto dei vincoli storici, artistici e architettonici del luogo.

 

2 – IL COMPLETAMENTO DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI.

Durante la mia visita al sito archeologico, mi è stato rappresentato che molte aree dello stesso sono ancora da esplorare e che i resti archeologici di interi edifici, scoperti durante gli scavi degli ultimi anni, sono stati re-interrati per la mancanza dei fondi necessari alla loro messa in sicurezza e musealizzazione.

Io stesso ho visto che la zona del palazzo imperiale – di sicuro una delle più pregevoli di tutto il sito – è ancora chiusa perché gli scavi archeologici sono ancora in corso.

Di conseguenza, propongo di:

  • finanziare il completamento degli scavi archeologici, il consolidamento, la messa in sicurezza e la musealizzazione di tutto il sito, anche mediante la stipula di partenariati tra la Soprintendenza[3] ed altre istituzioni pubbliche o private, come ad esempio le Università italiane o straniere, le varie Accademie culturali e gli Istituti di cultura di vari Paesi stranieri che sono presenti a Roma.

 

Queste istituzioni aiuterebbero la Soprintendenza a terminare lo scavo in un tempo più breve e avrebbero la possibilità di collaborare ad un’esplorazione archeologica importante e prestigiosa come quella del porto più importante dell’antica Roma.

Immaginate i convegni, le conferenze e gli articoli sulle riviste specializzate che ogni istituzione pubblicherebbe, i filmati dei loro scavi su internet e sulle loro pagine Facebook, con il conseguente il ritorno di immagine in ciascun Paese straniero coinvolto, sia per la singola istituzione, sia per il sito archeologico del Portus Urbis.

 

3 – L’ALLESTIMENTO DEL MUSEO DEL PORTO E DELLE NAVI.

Non sono un archeologo, ma non penso di sbagliare se dico che l’esplorazione dei fondali di tutto il sito potrebbe portare alla luce molti relitti di navi romane affondate e dei carichi (anfore e oggetti) che esse trasportavano.

Immaginate la notorietà mondiale che avrebbe l’eventuale riscoperta di decine di navi romane e del loro carico in un luogo a due passi dall’attuale città di Roma.

Per questo propongo di:

  • costruire un museo multimediale del porto e delle navi all’interno del sito archeologico e trasferirvi i reperti oggi esposti al Museo delle navi a Fiumicino;
  • incrementare le strutture per le attività culturali all’interno del sito archeologico: ad esempio, aggiungendo una o più sale per la proiezione delle ricostruzioni audio-video in varie lingue del sito archeologico e del trasporto marino e fluviale come dovevano essere nell’antichità, una o più aule per conferenze e convegni dove possano avere luogo eventi per i ricercatori e per i visitatori, un teatro all’aperto per le rappresentazioni teatrali durante il periodo estivo, etc.;
  • stabilire un collegamento tra il museo e le attività culturali in modo da creare un percorso didattico e sensoriale che, a partire dagli oggetti esposti nel museo, conduca il visitatore a esplorare e a conoscere la vita e l’impiego di ciascun oggetto nell’antichità tramite delle esperienze nelle quali possa essere personalmente coinvolto: ad esempio, l’effettuazione di uno scavo archeologico simulato con la riscoperta, pulitura e catalogazione dei reperti, le esperienze sensoriali di uso degli oggetti esposti nel museo, la simulazione in realtà virtuale della guida di una nave dall’interno dell’antico porto di Claudio e di Traiano fino all’antica città di Roma passando per il Tevere, etc.

 

4 – METTERE A REDDITO TUTTO IL SITO ARCHEOLOGICO

Per quanto a mia conoscenza, il dibattito sulla destinazione dei beni storici, artistici e architettonici in Italia verterebbe attorno alla questione se essi debbano essere finalizzati alla vendita di cibi e souvenir, oppure all’aumento dell’orgoglio nazionale, o infine a creare un giro d’affari.

Ritengo che la terza alternativa sia quella da prediligere perché realizzerebbe anche le prime due.

Per la sua attuazione ritengo utile seguire un esempio che altrove si è già rivelato un successo: rendere l’ingresso al luogo d’arte del tutto gratuito.

Il criterio a monte di questa decisione è che non si guadagna con l’arte e con la storia, ma con l’indotto economico che l’arte e la storia generano attorno a sé.

Il luogo d’arte, secondo questa concezione, non è fine a se stesso, ma rappresenta un polo d’attrazione che permette il sorgere e lo sviluppo di molteplici attività economiche a esso collegate.

Il giro d’affari che questo tipo di gestione realizza è molto superiore rispetto a quello dato dalla semplice vendita dei biglietti per l’ingresso in un museo.

Lasciare in tasca al visitatore i soldi che avrebbe speso per il biglietto d’ingresso lo induce a spendere con maggiore facilità per altre attrazioni.

Infine, la creazione di un complesso di percorsi sensoriali e attività economiche che si indirizzano a persone di tutte le età conferisce al luogo d’arte un’immagine meno accademica e lo rende attraente, non solamente per gli appassionati di cultura, ma per un pubblico più vasto.

In base a queste considerazioni, propongo di:

  • stabilire che l’ingresso al porto di Claudio e di Traiano è del tutto gratuito;
  • conservare il restauro e la conservazione del sito archeologico in mano pubblica;
  • affidare ogni tre anni la gestione economica di tutto il sito archeologico ad un solo concessionario, all’esito di una procedura a evidenza pubblica gestita dalla Consip s.p.a.[4] secondo le regole dell’e-procurement[5];
  • prevedere nella concessione l’attribuzione alla Pubblica Amministrazione concedente di un terzo degli utili netti realizzati ogni anno dal concessionario. Questo è l’onere che il privato paga per la concessione. Questa previsione ha lo scopo di rendere il privato e la Pubblica Amministrazione co-interessati alla proficua gestione del bene: se il bene non è restaurato e ben conservato, il numero dei visitatori diminuisce e così i ricavi, lo stesso accade se il privato è un gestore incapace;
  • stabilire che l’intera area del porto di Claudio e di Traiano è e rimarrà di proprietà del Demanio dello Stato italiano chiunque sia il soggetto che si aggiudica di volta in volta la concessione per la gestione economica dell’intera area in questione.

La durata breve della concessione – pari a non più di tre anni – ha l’obiettivo di spingere il futuro concessionario a elaborare un piano d’affari (business plan) prima di aggiudicarsi la gara.

 

GLI ALTRI BENI CULTURALI ITALIANI

La proposta che ho descritto poc’anzi può essere applicata – con gli adattamenti necessari – anche a tutti gli altri beni storici, artistici e architettonici presenti in Italia[6].

 

AGGIORNAMENTI

14 maggio 2016.

Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella inaugura la mostra “Mitoraj a Pompei”.

Ecco alcune parole del Suo discorso.

“… La cultura non ha tempo e non ha confini. …

Questo induce a due riflessioni che vorrei rassegnarvi.

La prima è che, come tutti sappiamo, il nostro Paese ha il patrimonio artistico – culturale più grande del mondo e quindi vi è una esigenza, non soltanto di tutelarlo, di conservarlo, ma di valorizzarlo, che è un dovere nei confronti della nostra storia, del nostro futuro e del mondo intero.

E quindi ogni investimento che viene fatto tiene conto di questo dovere e di questa straordinaria convenienza per il nostro Paese.

L’altra considerazione è che questo sito [Pompei] – come tutto ciò che attiene e viene prodotto dalla cultura nel nostro Paese – ha una grande ricaduta di beneficio per l’intero tessuto sociale, anche di carattere economico.

Quindi gli investimenti che si fanno nella cultura non sono soltanto per un dovere di qualità della vita sociale, ma anche perché provocano una ricaduta di crescita economica del Paese. …

Vi sono cioè effetti dei luoghi di cultura e dell’attività culturale che hanno una ricaduta positiva profonda sul piano economico.

E questo naturalmente in questa splendida Regione [la Campania], come in tutte quelle del Mezzogiorno, ma nell’intero nostro Paese ha un peso che va sottolineato costantemente.

Ogni investimento nella cultura è un investimento ben speso anche ai fini della crescita del nostro Paese. …”. Il sottolineato è mio. [7]

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Il Portus Urbis è il porto dell’antica città di Roma.

La sua costruzione è frutto dell’opera di tre imperatori.

Fu iniziato da Claudio nel 42 d.C., inaugurato da Nerone nel 64 d.C. e rinnovato da Traiano tra il 110 ed il 117 d.C.

È situato in Via Portuense n. 2360, in prossimità dell’aeroporto di Roma Fiumicino ed è il porto più importante di epoca romana giunto intatto fino a noi.

Dopo secoli di oblio, è stato riaperto ai visitatori nel 2015.

Per maggiori informazioni si vedano: – in italiano: http://www.navigareilterritorio.it , – in inglese: http://www.navigareilterritorio.it/en/ . Per la visita virtuale del sito archeologico si vedano: – in italiano: https://www.portusproject.org/it/visita-il-sito/ , in inglese: https://www.futurelearn.com/courses/portus .

Per l’opuscolo in italiano si veda:

http://archeoroma.beniculturali.it/sites/default/files/PORTO%20DI%20TRAIANO%20ITALIANO4.pdf

[2] Per fare degli esempi, il giorno della mia visita in tutto il sito archeologico non ho trovato bar, ristoranti, librerie e negozi di souvenir.

[3] Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’area archeologica di Roma.

[4]Consip è una società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che ne è l’azionista unico,… . La Società svolge attività di consulenza, assistenza e supporto nell’ambito degli acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche. In qualità di centrale di committenza nazionale” in: http://www.consip.it/chi_siamo/

[5]L’e-procurement (electronic procurement) è un neologismo di lingua inglese con cui si intende il processo di “approvvigionamento elettronico”, cioè di procacciamento e acquisizione di beni e servizi attraverso Internet; a questo processo corrisponde un complesso di regole, modalità organizzative e procedure che comprendono in genere l’impiego di software e tecnologie informatiche.” in: https://it.wikipedia.org/wiki/E-procurement#L.27e-procurement_pubblico che a sua volta cita: “Saïd Assar, Imed Boughzala, E-procurement platforms in the French public sector”.

[6]Per recuperare i luoghi culturali dimenticati il Governo mette a disposizione 150 milioni di euro. Fino al 31 maggio tutti i cittadini potranno segnalare all’indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare. 

Una commissione ad hoc stabilirà a quali progetti assegnare le risorse. Il relativo decreto di stanziamento sarà emanato il 10 agosto 2016.” in: http://www.governo.it/articolo/bellezzagovernoit/4697 .

[7] Il filmato audio video del discorso è disponibile su: https://www.youtube.com/watch?v=oYdQYs5JgBo

Here you are the text in English. The translation is mine.

May 14th, 2016.

The Italian President Sergio Mattarella opens the exhibition “Mitoraj in Pompeii”.

Here are some words of His address.

“… The culture is timeless and has no boundaries. …

This prompts two reflections that I would offer to you.

The first is that, as we all know, our Country has the world’s largest artistic and cultural heritage and therefore there is a need, not only to protect it, to preserve it, but to enhance it, which is a duty towards our history, our future and the world.

So every investment that is done takes account of this duty and of this extraordinary convenience for our Country.

The other consideration is that this site [Pompeii] – as everything that concerns and is produced by the culture in our Country – has a large social and even economic fallout of benefit.

So the investments that are made in culture are not only done for a duty of quality of social life, but also because their fallout is the economic growth of the Country. …

Namely, cultural places and activities have effects that have a huge positive impact on the economic level.

And this of course in this beautiful Region [Campania], as in all those in the South of Italy, but throughout our Country has an importance that should be emphasized constantly.

Any investment in culture is also a well-spent investment for the growth of our Country. …”.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .