In questo articolo vi offro una possibile conciliazione tra gli obiettivi della cooperazione internazionale e gli scopi della geo-politica.
A tal fine, riporto qui di seguito una conversazione che ho avuto anni fa con una persona a proposito della cooperazione internazionale, dei suoi interventi e dei risultati che ottiene.
Alla conversazione in parola farà seguito la mia proposta di conciliazione.
IL PROBLEMA
TIZIO – La cooperazione internazionale per noi [1] è un danno!
GIORGIO CANNELLA – Perché?
TIZIO – Noi abbiamo il know-how.
Loro [2] hanno le materie prime.
Se con la cooperazione internazionale tu gli dai il know-how [3], loro avranno le materie prime e il know-how.
A quel punto noi che facciamo?, prendiamo il barcone e andiamo a lavorare in Tunisia [4] ?
GIORGIO CANNELLA – La cooperazione internazionale consentirà di trasformare i Paesi in via di sviluppo in nuovi mercati nei quali potremo vendere dei prodotti.
TIZIO – Ma cosa gli vuoi vendere?
Le materie prime no, perché loro ce le hanno già e in quantità maggiore di noi.
Il know-how no, perché glielo avrai già trasferito con la cooperazione internazionale.
I prodotti no, perché con le materie prime e il know-how riusciranno a fabbricarli da soli.
I servizi no, perché con le materie prime, il know-how e la capacità di fabbricare i prodotti riusciranno a fornirseli per conto loro.
UNA POSSIBILE CONCILIAZIONE
L’obiezione di Tizio è utile perché fa riflettere sui limiti che ha ogni agire umano.
Anche la cooperazione internazionale ha dei limiti che non si possono oltrepassare.
L’obiezione in esame è molto difficile da contrastare perché mette in luce il limite che la cooperazione internazionale ha verso l’alto.
Quest’ultima, infatti, non può andare contro gli equilibri geo-politici e gli interessi di politica estera dei grandi attori statali e internazionali.
È per questa ragione che Tizio giustamente ci ricorda che la legge italiana inscrive la cooperazione internazionale all’interno del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, piuttosto che all’interno di altri Ministeri.
Seguo il ragionamento di Tizio e aggiungo che la cooperazione internazionale ha anche un limite verso il basso.
Chi la pratica, infatti, non può compiere azioni che la legge proibisce e che contrastano con gli scopi della cooperazione.
Sto pensando all’appropriazione indebita dei fondi o degli aiuti umanitari.
La cooperazione internazionale ha anche dei limiti ai suoi lati.
Essa infatti si esplica tenendo conto della cultura e delle condizioni di vita delle persone che assiste, nonché degli obiettivi che lo Stato beneficiario si prefigge [5] per il suo sviluppo.
Se questi sono i confini entro i quali la cooperazione internazionale deve agire, l’unico modo per accrescere il patrimonio di conoscenze scientifiche e tecniche dei Paesi in via di sviluppo – senza violare il limite che la cooperazione ha verso l’alto e che Tizio ha messo in luce – è fare in modo che i Paesi in parola siano messi in condizione di sviluppare questo patrimonio con le loro forze.
I cinque pilastri della dichiarazione di Parigi del 2005 [6] sono a tale scopo assai utili.
Alla scelta di un Paese in via di sviluppo di accrescere il suo patrimonio di conoscenze scientifiche e tecniche farà seguito l’allineamento della cooperazione internazionale a questo obiettivo e l’elaborazione di programmi che insegnino alle persone del posto a riconoscere e superare gli ostacoli che non permettono di avviare il processo di sviluppo di nuove conoscenze.
Inoltre, l’armonizzazione delle procedure adottate dalle realtà della cooperazione internazionale che operano sul territorio consentirà di diversificare il loro intervento evitando sprechi e duplicazioni.
È un processo molto lungo e difficile, perché si tratta di offrire contenuti teorici e pratici in modo compatibile con la mentalità e la cultura del posto.
Il processo inizia con la cultura della legalità, della democrazia e dei diritti umani, la pari dignità della donna e dell’uomo, l’alfabetizzazione, l’igiene e la profilassi sanitaria.
In seguito, si passa allo sviluppo di piccoli consorzi: di bonifica, agrari, industriali.
All’interno di essi, gli utili che deriveranno dall’esercizio della stessa attività da parte di più persone potranno essere impiegati affinché una o più persone possano dedicarsi alle così dette “migliorie”.
In questo modo, le persone del posto svilupperanno le prime piccole innovazioni per fare meglio quello che esse stesse stanno già facendo.
Il tempo e le continue migliorie porteranno alla progressiva automazione delle attività che prima erano svolte solo manualmente.
Questo farà in modo che meno persone saranno necessarie per fare quello che prima facevano in molti.
A questo punto, alcuni potranno dedicarsi a studi non più finalizzati unicamente a delle migliorie di applicazione immediata, ma anche a delle conoscenze di applicazione futura (botanica, chimica, fisica, matematica, etc.).
Da qui, col tempo, sorgeranno istituzioni apposite (università e centri di ricerca) nelle quali si farà ricerca teorica e applicata con lo sviluppo di brevetti e di know-how.
Ognuna delle fasi ora descritte, sarà orientata al conseguimento di risultati concreti con la condivisione delle responsabilità da parte dei Paesi donatori e dei Paesi beneficiari.
Il tutto, lo ripeto, senza regalare know-how sensibile per gli equilibri geo-politici, ma mettendo le persone del posto in condizione di sviluppare il proprio patrimonio di conoscenze e innovazioni.
Voi quale risposta avreste dato a Tizio?
Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.
NOTE A PIE’ DI PAGINA
[1] I Paesi sviluppati.
[2] I Paesi in via di sviluppo.
[3] Risoluzione O.N.U. del 25 settembre 2015 “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”,
Si vedano:
- l’obiettivo 4 punto 4.b “Espandere considerevolmente entro il 2020 a livello globale il numero di borse di studio disponibili per i Paesi in via di sviluppo …”;
- l’obiettivo 7 punto 7.a “Accrescere entro il 2030 la cooperazione internazionale per facilitare l’accesso alla ricerca e alle tecnologie legate all’energia pulita …”;
- l’obiettivo 8 punto 8.a “Aumentare il supporto dell’aiuto per il commercio per i Paesi in via di sviluppo …”;
- l’obiettivo 9 punti 9.a “Facilitare lo formazione di infrastrutture sostenibili e resilienti negli Stati in via di sviluppo …”, 9.b “Supportare lo sviluppo tecnologico interno, la ricerca e l’innovazione nei Paesi in via di sviluppo …” e 9.c “Aumentare in modo significativo l’accesso alle tecnologie di informazione e comunicazione e impegnarsi per fornire ai Paesi meno sviluppati un accesso a Internet universale ed economico entro il 2020”;
- l’obiettivo 11 punto 11.c “Supportare i Paesi meno sviluppati, anche con assistenza tecnica e finanziaria, nel costruire edifici sostenibili e resilienti utilizzando materiali locali”;
- l’obiettivo 12 punto 12.a “Supportare i Paesi in via di sviluppo nel potenziamento delle loro capacità scientifiche e tecnologiche, per raggiungere modelli di consumo e produzione più sostenibili”;
- l’obiettivo 13 punto 13.b “Promuovere meccanismi per aumentare la capacità effettiva di pianificazione e gestione di interventi inerenti al cambiamento climatico nei Paesi meno sviluppati …”;
- l’obiettivo 14 punto 14.a “… migliorare la salute dell’oceano e di aumentare il contributo della biodiversità marina allo sviluppo dei Paesi emergenti, in particolar modo dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo e dei Paesi meno sviluppati”;
- l’obiettivo 17 punti 17.6 “Rafforzare la cooperazione Nord-Sud, Sud-Sud, la cooperazione triangolare regionale e internazionale …”, 17.7 “Promuovere nei Paesi in via di sviluppo la crescita, lo scambio e la diffusione di tecnologie rispettose dell’ambiente a condizioni favorevoli …”, 17.8 “Entro il 2017 rendere operativo il meccanismo per il rafforzamento della tecnologia della banca e della scienza, della tecnologia e dell’innovazione per i Paesi meno industrializzati …” e 17.16 “Intensificare la partnership globale per lo Sviluppo Sostenibile, coadiuvata da collaborazioni plurilaterali che sviluppano e condividono la conoscenza, le competenze, le risorse tecnologiche e finanziarie, per raggiungere gli obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile in tutti i Paesi, specialmente in quelli emergenti”.
Testo in italiano: https://www.unric.org/it/images/Agenda_2030_ITA.pdf
Text in Arabic, English, French, Russian, Spanish, Chinese: https://www.unfpa.org/resources/transforming-our-world-2030-agenda-sustainable-development
[4] Tizio intendeva dire che il trasferimento di know-how avrebbe avuto come conseguenza la necessità per le persone che vivono in Europa di andare in Africa in cerca di lavoro.
L’opposto di quello che accade oggi con l’arrivo in Europa di barche cariche di persone provenienti da vari Paesi africani.
[5] Alcuni lettori mi hanno rappresentato che scrivere “prefigge” con due “gg” sarebbe un errore di ortografia.
Preso dal dubbio, sono andato a controllare sul vocabolario Treccani on line e ho posto la domanda a Google AI Overview.
Entrambi gli strumenti mi hanno confermato la correttezza di quanto ho scritto.
[6]
“La dichiarazione di Parigi si articola intorno a cinque principi:
Ownership: i Paesi destinatari devono appropriarsi dei processi di sviluppo.
Alignment: i Paesi donatori devono basare la loro attività di cooperazione su strategie, istituzioni e procedure locali, cioè riferite ai Paesi di destinazione degli aiuti, con l’utilizzo crescente di sistemi finanziari e di risorse istituzionali locali e così via.
Il terzo principio è quello del coordinamento tra i Paesi donatori, le cui attività dovrebbero divenire sempre più trasparenti e complementari, in base al principio della divisione del lavoro, che mira tra l’altro a risolvere il problema di duplicazione e dispersione di risorse.
Managing for results: una gestione basata sui risultati raggiunti, piuttosto che sugli input dedicati a questi programmi; e che privilegi, quindi, metodologie adeguate per un monitoraggio dei risultati raggiunti.
Mutual accountability: donatori e Paesi partner sono reciprocamente responsabili per i risultati conseguiti.”
“Ownership: Developing countries set their own strategies for poverty reduction, improve their institutions and tackle corruption.
Alignment: Donor countries align behind these objectives and use local systems.
Harmonisation: Donor countries coordinate, simplify procedures and share information to avoid duplication.
Results: Developing countries and donors shift focus to development results and results get measured.
Mutual accountability: Donors and partners are accountable for development results.”
I quote from: https://www.oecd.org/dac/effectiveness/parisdeclarationandaccraagendaforaction.htm
Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

