Ipotesi su un elettrone

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su un elettrone.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

 

Parto da questa domanda: perché un elettrone orbita attorno al nucleo di un atomo a circa duecentomila chilometri al secondo?

 

PARTE I – descrizione dell’elettrone 

 

Ipotizzo che un elettrone in orbita attorno al nucleo di un atomo sia composto nel modo seguente: 

  • due particelle ciascuna con carica elettrica negativa oscillante, 
  • una particella che opera come uno stabilizzatore, 
  • energia 
  • una contrapposizione tra energie.

 

Le due particelle con carica elettrica negativa oscillante possono essere formalizzate nel modo seguente:

h – s . [1/m . (2d + c) + b]

la carica elettrica negativa di ciascuna particella oscilla secondo lo schema: 1/3 – 2/3, 1/2 – 1/2, 2/3 – 1/3.

 

Se l’elettrone viene portato fuori dall’atomo, le due particelle ora descritte non hanno più la carica elettrica negativa oscillante, ma ciascuna ha la carica elettrica negativa stabile di 1/3.

 

 

La particella che opera come uno stabilizzatore può essere formalizzata nel modo seguente:

s + h . sopra la linea di frazione b – c sotto la linea di frazione m . 1/2 d dopo la linea di frazione e / 1/md

 

Se l’elettrone viene portato fuori dall’atomo, la particella ora descritta non opera più come uno stabilizzatore, ma come una carica elettrica positiva stabile di 1/3.

 

 

L’energia che si trova nell’elettrone può essere formalizzata nel modo seguente:

e = d . (sopra la linea di frazione) b + (f al quadrato / g) (sotto la linea di frazione) j . 2n + (1 / g . m)

 

Ipotizzo che l’energia che ho ora descritto sia energia che era già presente al momento del così detto Big Bang e che non si sia concretizzata nella quarta dimensione della realtà che vediamo perché la quantità di materia non era sufficiente.

 

 

Ipotizzo che la contrapposizione tra energie sia in realtà una contrapposizione fra lo spazio a tre dimensioni circostante l’elettrone e l’energia che si trova dentro l’elettrone con la sua potenzialità dimensionale della quale ho detto ora e che non si è concretizzata.

 

Questa contrapposizione tra energie può essere formalizzata nel modo seguente: 

tensione = //

+ s . f [2 t quadro . g . (s/2 – 1/2 t)] (tensione energetica dello spazio a tre dimensioni)

+  j . 2n + (1 / g . m) (tensione energetica dell’energia nell’elettrone)

 

 

PARTE II – l’elettrone nell’atomo

 

Ipotizzo che i protoni e i neutroni che si trovano nel nucleo dell’atomo non siano immobili, ma cambino posizione pur rimanendo coesi tra loro.

 

In questo movimento accade che due o più protoni si vengano a trovare vicini tra loro e con una parte della loro superficie esterna che forma la parte esterna del nucleo dell’atomo.

Quando questo accade, ipotizzo che si generi un’attrazione energetica tra la carica positiva dei protoni e la carica negativa delle due particelle con carica elettrica negativa oscillante che sono nell’elettrone che orbita attorno al nucleo.

 

La conseguenza è la caduta dell’elettrone sul nucleo dell’atomo e la sua quasi immediata espulsione.

 

Nel nucleo dell’atomo, infatti, l’energia che si trova dentro l’elettrone si contrappone alle energie del protone e del neutrone nel modo seguente:

tensione = //

+ m . d + [2 . (u . s / 1/2m)] (tensione energetica del protone)

+ m . d + [2 m . (s . h/2)] (tensione energetica del neutrone)

+  j . 2n + (1 /  g . m) (tensione energetica dell’energia nell’elettrone)

 

La contrapposizione tra energie della quale ho detto ora espelle l’elettrone dal nucleo dell’atomo imprimendogli la velocità di circa duecentomila chilometri al secondo.

 

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

https://orcid.org/ 0000-0002-9912-6273 

Ipotesi su un buco nero

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su un buco nero.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

Dato un buco nero massiccio – tale per cui nel suo centro m = 1 – 0,82 e sulla sua superficie m = 1 – 0,78 – ipotizzo quanto segue[2].

1 – ESAME STRUTTURALE
Esamino un protone del nucleo di uno degli atomi che compongono la materia del buco nero.
Nel protone in esame vi sono due quark up e un gluone.
Un quark up mantiene una relazione elettro-magnetica con un quark up di un altro protone.
L’insieme di tutte queste relazioni elettro-magnetiche viene chiamato attrazione gravitazionale.

L’altro quark up non mantiene la relazione elettro-magnetica del primo, ma l’integrità strutturale del protone.
Infatti, nelle condizioni specificate all’inizio, il campo elettrico generato da ogni elettrone esercita una pressione su ogni protone che si trova nella parte esterna del nucleo dell’atomo.
La pressione in parola genera un avvallamento sulla superficie del protone come quello che si osserva esercitando una pressione su una palla in parte sgonfia.
Il fatto che gli elettroni ruotino attorno al nucleo fa sì che gli avvallamenti sulla superficie del protone si spostino secondo il moto seguito dall’elettrone lungo la sua orbita.
Dunque, il secondo quark up mantiene l’integrità del protone nonostante le descritte pressioni esercitate sulla superficie di quest’ultimo.

Il gluone tiene assieme i due quark up e contiene i parametri il cui superamento comporta, o un diverso comportamento fisico di uno o entrambi i quark up, o la deflagrazione del protone.

Poiché ogni neutrone presente nel nucleo in esame è contraddistinto dalla formula:
l . s quadro . r = – sopra la linea di frazione (4t . a – b) sotto la linea di frazione (2r quadro)
esso non partecipa alla relazione elettro-magnetica tra i quark up e non subisce la pressione generata dal campo elettrico degli elettroni che orbitano attorno al nucleo.

2 – DEFLAGRAZIONE
Se la distanza tra il nucleo dell’atomo e le orbite dei suoi elettroni diminuisce ancora divenendo m = 1 – 0,96, il protone sulla superficie esterna del nucleo dell’atomo deflagra.
Se la perdita di uno o più protoni per questa causa è sufficiente a destabilizzare l’atomo, l’atomo deflagra.
Se l’energia prodotta dalla deflagrazione di uno o più atomi è maggiore dell’attrazione gravitazionale che li tiene uniti, la parte della materia del buco nero interessata da questo fenomeno deflagra.

3 – CONSEGUENZE: ONDE
La deflagrazione del buco nero in esame produce, tra l’altro, due onde:
⁃ una generata dalla deflagrazione del campo gluonico che teneva assieme i quark up nei protoni che sono esplosi;
⁃ una composta di energia oscura.

La prima onda disgrega la materia che incontra sul suo percorso fino a quando la sua quantità di moto e di energia è maggiore della coesione tra gli atomi della materia che incontra.

La seconda onda trasforma la materia che incontra sul suo percorso da materia a tre dimensioni a materia con più di tre dimensioni.
L’aumento delle dimensioni da tre a più di tre dipende dalla quantità di energia e di moto che l’onda di energia oscura ha al momento di ogni impatto con la materia che incontra.

L’equazione della prima onda è:
sopra la linea di frazione (1 + r quadro + t) 
sotto la linea di frazione [- sopra la linea di frazione (r quadro . s) sotto la linea di frazione (1/3 – sopra la linea di frazione (2 . s quadro) sotto la linea di frazione (radice quadrata di 2 . t – r quadro))]

L’equazione della seconda onda è:
alfa = sotto la linea di frazione (3g . (9r . a)) sopra la linea di frazione, vi è una frazione con al denominatore (f . g quadro – 2 . t) e al numeratore un’altra frazione. Quest’ultima frazione ha al denominatore (4 . f – 2/3 g quadro) e al numeratore [ – 2/5 g . s (7 t – 6 f . g) + (4 . 2/5 g)]
(alfa qui indica il coefficiente di aumento delle dimensioni della materia).

Fin tanto che l’onda di materia oscura ha energia sufficiente a far sì che (4 . 2/5 g) abbia un valore positivo, essa lascia dietro di sé una quantità di materia con più di tre dimensioni.
Quando (4 . 2/5 g) non ha più un valore positivo, l’onda di materia oscura diventa energia con la seguente formula:
9 g quadro – 2/3 f . a/s
Quando a/s non ha più un valore positivo, l’energia in parola diventa un’onda radio con un’oscillazione degradante dal valore iniziale 2/3 f . a/s

4 – CONSEGUENZE: DIMENSIONI
Ipotizzo che la descritta parziale deflagrazione di un buco nero massiccio con m = 1 – 0,96 generi un’onda di materia oscura tale da far aumentare le dimensioni della materia che incontra da tre a sette.
A mano a mano che l’energia e la quantità di moto dell’onda di energia oscura diminuiscono, diminuisce anche l’aumento delle dimensioni che l’onda in esame induce nella materia che incontra.

Ipotizzo che la materia le cui dimensioni sono state aumentate da tre a più di tre – all’esito del procedimento che ho ora tratteggiato – non possa rimanere nel nostro universo a tre dimensioni.
Per questo motivo, ipotizzo che ciascuna porzione di materia con lo stesso numero di dimensioni superiore a tre venga attratta da un universo diverso dal nostro che ha lo stesso numero di dimensioni della porzione di materia in esame e che eserciti l’attrazione elettro-magnetica più intensa nel punto in cui la porzione di materia in esame si trova nel nostro universo.

Comprendo che le ultime due ipotesi che ho formulato sono talmente avanzate da poter apparire fantasiose.
Per questo, vi offro il seguente spunto di riflessione.
Nel mio precedente articolo[3] ipotizzavo, tra l’altro, le formule del gluone in ambienti diversi (in un buco nero, nel nucleo esterno della Terra, nel nucleo interno della Terra, nel mantello del Sole, nel nucleo esterno del Sole, nel nucleo interno del Sole).
Ebbene, cosa fa sì che il gluone mantenga la sua coerenza funzionale in questi ambiti così diversi?

5 – CONSEGUENZE: PARTICELLE
La descritta parziale deflagrazione del buco nero massiccio con m = 1 – 0,96 proietta nello spazio anche delle particelle subatomiche.
A causa della deflagrazione in parola, dalla superficie della parte di materia del buco nero che non è esplosa fuoriescono dei pennacchi di materia ed energia.
In questi pennacchi vi sono anche dei neutrini.
I neutrini, tuttavia, sono assenti nella materia ed energia proiettate dal lato del buco nero dove c’era la materia che è esplosa.
Questo perché, nel fenomeno qui in esame, opera la seguente equazione:
alfa = sopra la linea di frazione (-r quadro . 1 / s quadro) sotto la linea di frazione (2t . s – s/r)
(alfa qui indica la massa dei neutrini al quadrato)

6 – RITORNO ALLA SFERICITÀ 
A causa della rotazione del buco nero, la parte di materia che non è esplosa assume nuovamente una forma sferica.
Ottenutala, la descritta attrazione elettro-magnetica tra quark up all’interno dei protoni congrega la materia verso il centro del buco nero riducendone il volume.
L’equazione che descrive il vettore di questa attrazione (si badi bene, il vettore e non l’attrazione) è:
sopra la linea di frazione (d quadro – f / t quadro) sotto la linea di frazione (g quadro – 2 . r . t)

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle subatomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Per le nozioni di “campo gluonico”, “t”, ed “m” rinvio al mio articolo: https://giorgiocannella.com/index.php/2019/06/14/ipotesi-fusione-due-buchi-neri/ 

 

[3] https://giorgiocannella.com/index.php/2019/06/14/ipotesi-fusione-due-buchi-neri/

 

https://orcid.org/0000-0002-9912-6273

Ipotesi su due isotopi

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene alcune ipotesi su due isotopi[1]: uno dell’idrogeno e uno dell’elio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PRIMA IPOTESI

Nelle condizioni di 20 gradi centigradi[3] di temperatura, 1 atmosfera[4] di pressione e 1 barn[5] di area, si dà un atomo composto da 1 protone, 2 neutroni e 2 elettroni.[6]

ESPERIMENTI

Per studiare l’atomo che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Se un quark up viene sparato e colpisce uno dei neutroni, il neutrone colpito esplode e uno degli elettroni si dirige verso lo spazio circostante.

Se un quark up viene sparato e colpisce il protone, il protone colpito emette radiazione luminosa costante di forma sferica.

Se un quark up viene sparato e colpisce uno degli elettroni, l’elettrone colpito diventa un fotone e si dirige verso lo spazio circostante.

 

SECONDA IPOTESI

Nelle condizioni di 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione e 1 barn di area, si dà un atomo composto da 3 neutroni, 2 protoni, 6 elettroni.[7]

ESPERIMENTI

Per studiare l’atomo che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno dei neutroni, il neutrone colpito esplode. Il nucleo dell’atomo si divide in due parti. Ciascuna parte è composta da un protone, un neutrone e due dei sei elettroni che l’atomo aveva originariamente. I rimanenti due elettroni si allontanano verso lo spazio circostante.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno dei protoni, il nucleo dell’atomo collassa su se stesso, subito dopo esplode e gli elettroni che l’atomo aveva si dirigono verso lo spazio circostante.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno degli elettroni, l’elettrone colpito scompare e l’atomo inizia a cercare di formare un legame chimico per ottenere l’elettrone che gli è venuto a mancare.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopo

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Isotope

 

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[3] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Grado_Celsius

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Celsius

 

[4] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Atmosfera_(unità_di_misura)

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Atmosphere_(unit)

 

[5] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Barn

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Barn_(unit)

 

[6] Immaginate il trizio (https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopi_dell%27idrogeno) con due elettroni invece di uno.

 

[7] Immaginate l’elio-5 (https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopi_dell%27elio) con sei elettroni invece di due.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

 

https://orcid.org/0000-0002-9912-6273