Il vicolo cieco

È possibile che la fisica entri in un vicolo cieco?

In caso affermativo, come può uscirne?

Approfondisco qui di seguito le criticità e la possibile soluzione delle quali ho parlato nell’articolo “La nuova fisica”.[1]

 

 

I PROBLEMI ANCORA IRRISOLTI

 

Sebbene siano passati quasi quattro anni dalla pubblicazione di “La nuova fisica”, le criticità lì messe in luce non hanno ancora una soluzione.

 

Il primo grave problema è nella fisica cosmologica.

Infatti, a oggi non sono ancora a conoscenza di una spiegazione di come funzioni tecnicamente la forza di gravità.[2]

Questa mancata spiegazione è particolarmente grave perché la forza di gravità viene usata per elaborare il modello di universo oggi più accreditato.[3]

Come è possibile usare la forza di gravità per elaborare un modello di universo, se non si conosce come funziona tecnicamente la forza di gravità?

 

Un altro grave problema è nella fisica delle particelle sub-atomiche.

Il modello così detto standard comprende le interazioni forte, elettromagnetica e debole, ma non l’interazione gravitazionale.[4]

Se la fisica è la scienza che studia il comportamento della materia e l’interazione gravitazionale è un dato di fatto del comportamento della materia – acquisito anche nel sapere dei non fisici -, come si può accogliere un modello delle particelle sub-atomiche e delle interazioni fondamentali che escluda l’interazione gravitazionale?

 

Il terzo grave problema riguarda la fisica fondamentale.

Non sono a conoscenza di una spiegazione del perché il campo del bosone di Higgs, nel vuoto – cioè in stato di non eccitazione –, abbia un valore di 250 GeV.[5] [6]

Questa mancata spiegazione è assai rilevante se si pensa che il bosone di Higgs dovrebbe essere la particella sub-atomica che conferisce la massa alle particelle elementari, ovvero, dà consistenza alla materia.[7]

Come si può sostenere che il bosone di Higgs sia la particella sub-atomica che conferisce la massa alle particelle elementari se non si conoscono la natura fisica e il funzionamento tecnico del bosone di Higgs?

 

Il quarto grave problema è nella coerenza tra le affermazioni della fisica in due campi diversi.

Il citato valore del campo del bosone di Higgs è un ostacolo alla elaborazione di un modello fisico-matematico che possa descrivere la gravità in maniera compatibile con la meccanica quantistica.

Il problema che emerge da questi dati può essere spiegato nei termini seguenti: è come comparare un elefante (la gravità) con una cellula umana (la fisica quantistica).

Per tenerli in equilibrio ci vorrebbe una leva nella quale il fulcro disti dall’elefante quanto una cellula umana e la cellula umana disti dal fulcro quanto la distanza che c’è tra il Sole e Plutone.[8]

 

 

LA GRAVITA’ DEL PROBLEMA

 

Attenzione, non sto dicendo che è sbagliato formulare delle teorie che spieghino più eventi della fisica.

Sto dicendo che è sbagliato farlo senza avere prima consolidato scientificamente le basi sulle quali quelle teorie poggiano.

 

Agendo in questo modo infatti, anche se si giunge a fare nuove scoperte, vi sono due problemi.

Primo, si è portati a leggere le nuove scoperte nel modo utile a confermare l’ipotesi.

La mancanza di una base scientificamente consolidata impedisce di confutare questa lettura.

Secondo, non si possono fare delle affermazioni tra loro congruenti.

La mancanza di una base scientificamente consolidata fa in modo che le nuove affermazioni contrastino con quello che già si conosce al punto che esse non sono un progresso nel sapere, ma delle affermazioni paradossali.

 

È il caso dei problemi che ho poc’anzi esposto.

Prendiamo il primo problema.

Chi può confutare un modello di universo basato sull’interazione gravitazionale se nessuno conosce il funzionamento tecnico dell’interazione gravitazionale?

Prendiamo il secondo problema.

Come ho detto poc’anzi, come si può accogliere un modello delle particelle sub-atomiche e delle interazioni fondamentali che escluda l’interazione gravitazionale?

 

 

LA RADICE DELL’ERRORE

 

Salvo errori od omissioni da parte mia, i problemi che ho ora esposto sono di una gravità tale da meritare una pausa di riflessione da parte di tutti gli addetti ai lavori.

 

Non ritengo possibile che studenti, laureati, dottorandi, ricercatori, professori e premi Nobel nel campo della fisica non si rendano conto che i problemi che ho ora esposto minano la congruenza delle affermazioni della fisica.

 

La mia opinione è che i soggetti ora elencati siano vittime della loro stessa passione per la fisica.

Mi spiego meglio.

 

Un essere umano non è una macchina.

La possibile conquista di nuovo sapere con la notorietà che essa comporta provoca nel cervello umano uno stato eccitazione che dà un senso di grande benessere.

Questo stato si alimenta di se stesso.

Si rimane eccitati se si continua a svolgere l’attività eccitante.

Al contrario, consolidare scientificamente il terreno sul quale le teorie si poggiano è un’attività necessaria, ma non è un’attività eccitante.

 

È possibile che il desiderio di conoscere e di scoprire – molla del progresso del sapere in tutti i campi – abbia eccitato gli addetti ai lavori nella fisica al punto tale da portarli a compiere il passo più lungo della gamba: fare delle affermazioni senza avere prima consolidato con metodo scientifico le basi sulle quali quelle affermazioni poggiano.

 

È umano essere appassionati del proprio campo del sapere al punto tale da non vedere dove si mettono i piedi.

È utile in questo caso avere qualcuno che riporti l’attenzione di tutti sul pavimento prima di inciampare e cadere.

 

 

UNA POSSIBILE SOLUZIONE

 

Come gestire la situazione data, ad esempio, dal primo problema?

Si rinuncia a formulare un’ipotesi sul modello di universo?

No, perché la formulazione di ipotesi è il primo passo del metodo scientifico: ipotesi, esperimento, tesi.

Si costruisce un modello di universo prescindendo dalla interazione gravitazionale?

No, perché essa è un dato di fatto del comportamento della materia nell’universo che conosciamo.

E allora?

Come si esce da questo vicolo cieco?

 

Nell’unico modo possibile: tornando indietro.

Prima ci si dedica a consolidare scientificamente la base – il funzionamento tecnico dell’interazione gravitazionale – e poi si formulano una o più ipotesi che poggiano su quella base.

 

Chiarito questo mi domando: quando si è passati dalla fisica condotta un passo dopo l’altro alla fisica condotta facendo il passo più lungo della gamba?

 

Penso che questa fuga in avanti sia iniziata con la formulazione delle teorie che comprendono molte delle nozioni di fisica fondamentale fino ad allora possedute, senza avere prima consolidato scientificamente le basi sulle quali queste teorie poggiano.

 

 

TESI

 

È necessario quindi che la fisica riprenda il cammino dagli anni 60 del ventesimo secolo e proceda al consolidamento, con metodo scientifico, delle basi sulle quali ogni affermazione si poggia.

 

Solo in questo modo la fisica uscirà dal vicolo cieco nel quale ora si trova e del quale sono espressione i problemi che ho elencato all’inizio di questo articolo.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nell’articolo “La nuova fisica” – pubblicato il 10 dicembre 2016 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2016/12/10/la-nuova-fisica/ – ho descritto come è nato il mio interesse a formulare delle ipotesi nel campo della fisica e ho offerto altresì una possibile via da percorrere.

 

Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Si badi bene: ho scritto “come funzioni tecnicamente” e non “come possa essere calcolata”.

Su questo argomento rinvio al già citato articolo “La nuova fisica” – pubblicato il 10 dicembre 2016 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2016/12/10/la-nuova-fisica/ .

 

[3] “La teoria più moderna dell’Universo oscillante, basata sulla cosmologia quantistica, sostiene che questo processo si ripeterà, attraverso il meccanismo del Grande Rimbalzo (Big Bounce), ma solo se la forza di gravità supererà l’energia oscura (o se l’energia oscura non esistesse). Molti esperti di gravità quantistica concordano col Big Bounce.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Universo_oscillante .

 

Big Bounce (in inglese “Grande Rimbalzo”), è una teoria cosmologica elaborata dal fisico tedesco Martin Bojowald, esperto di gravità e cosmologia quantistiche, e dal suo team della Pennsylvania State University, e pubblicata nel luglio 2007 su Nature Phisics online.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bounce .

 

[4]Il Modello standard (MS) è la teoria fisica che descrive tre delle quattro interazioni fondamentali note: le interazioni forte, elettromagnetica e debole (le ultime due unificate nell’interazione elettrodebole) e tutte le particelle elementari ad esse collegate.

 

Basato sulla teoria quantistica dei campi, matematicamente è una teoria di gauge non abeliana (teoria di Yang-Mills), rinormalizzabile e coerente con la relatività ristretta.

 

Le sue previsioni sono state in larga parte verificate sperimentalmente con un’ottima precisione ed esso rappresenta l’attuale modello teorico di riferimento delle forze fondamentali. Tuttavia presenta vari aspetti di incompletezza; in particolare, non comprendendo l’interazione gravitazionale, per la quale non esiste ad oggi una teoria quantistica coerente, non costituisce quella teoria del tutto obiettivo del sapere fisico.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Modello_standard

 

[5] Notte europea dei ricercatori 2016,

Università degli studi Roma Tre,

Dipartimento di matematica e fisica,

lezione pubblica “LHC – Dal bosone di Higgs alla Nuova Fisica: cosa ci sta svelando lo strumento scientifico più potente al mondo”,

tenuta dal ricercatore dottor Biagio Di Micco nei locali dell’Università in Roma, Largo San Leonardo Murialdo, n. 1, dalle 22.00 alle 23.00 del 30 settembre 2016.

Il dottor Di Micco citava misurazioni effettuate nei laboratori del CERN di Ginevra.

 

Ringrazio la Commissione dell’Unione Europea, l’Università Roma Tre, il Dipartimento di matematica e fisica dell’Università Roma Tre, il dottor Biagio Di Micco e tutti coloro che rendono possibile offrire degli eventi di divulgazione scientifica chiari e interessanti al pubblico dei non addetti ai lavori come me.

 

[6]In fisica l’elettronvolt (simbolo eV) è un’unità di misura dell’energia, molto usata in ambito atomico e subatomico. Viene definito come l’energia guadagnata (o persa) dalla carica elettrica di un singolo elettrone, quando viene mosso nel vuoto tra due punti di una regione in cui ha sede un potenziale elettrostatico, tra i quali vi è una differenza di 1 volt.”.

 

Il gigaelettronvolt (simbolo GeV) è un multiplo dell’elettronvolt (1 GeV = 109 eV).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Elettronvolt .

 

[7] “Il bosone di Higgs è un bosone elementare, massivo e scalare associato al campo di Higgs, che svolge un ruolo fondamentale nel Modello standard conferendo la massa alle particelle elementari. Inoltre il bosone di Higgs garantisce la consistenza della teoria, che senza di esso porterebbe a un calcolo di probabilità maggiore di uno per alcuni processi fisici.

 

Fu teorizzato nel 1964 e rilevato per la prima volta nel 2012 negli esperimenti ATLAS e CMS, condotti con l’acceleratore LHC del CERN[1]. Nel 2013 Peter Higgs e François Englert sono stati insigniti del premio Nobel per la fisica per la sua scoperta.” (il sottolineato è mio)

 

Nota 1

^ ATLAS – Observation of a New Particle in the Search for the Standard Model Higgs Boson with the ATLAS Detector at the LHC (PDF), su arxiv.org. URL consultato il 09-03-2013.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Bosone_di_Higgs

 

[8] L’esempio che riporto è stato esposto dal dottor Biagio Di Micco durante la lezione che ho citato nella nota 5 di questo articolo.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs – parte II^

 

INTRODUZIONE

Questo articolo è la parte II^ dell’articolo con il medesimo titolo che ho pubblicato il 22 febbraio 2018.[1]

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque.[2]

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Come ho ipotizzato nella parte I^ di questo articolo, il bosone di Higgs funziona in modo simile a un regolatore di tensione elettrica.

Dati per eseguiti gli esperimenti che ho proposto nella parte I^, passo ora a trarne le conclusioni.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione è il bosone di Higgs: elettronico?, elettro-meccanico?, automatico?[3]

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione di tipo automatico.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione automatico è il bosone di Higgs: attivo o passivo?[4]

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione automatico di tipo attivo.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione automatico attivo è il bosone di Higgs: lineare?, di commutazione?, SCR?, ibrido?[5]

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione automatico, attivo, di commutazione.

 

Domanda

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione per corrente alternata[6] o per corrente continua[7]?

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione sia per corrente alternata, sia per corrente continua.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione per corrente alternata è il bosone di Higgs: con rotazione a bobina?, elettro-meccanico?, di tensione statica PWM?, a tensione costante?, elettro-chimico?[8]

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione per corrente alternata di tipo elettro-chimico.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione per corrente continua è il bosone di Higgs?[9]

Risposta

Su questo dovrò scrivere la parte III^ di questo articolo.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nell’articolo “La nuova fisica” – pubblicato il 10 dicembre 2016 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2016/12/10/la-nuova-fisica/ – ho descritto come è nato il mio interesse a formulare delle ipotesi nel campo della fisica e ho offerto altresì una possibile via da percorrere.

Nell’articolo “Ipotesi sulla funzione e sulla struttura del bosone di Higgs” – pubblicato il 28 agosto 2017 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2017/08/28/funzione-e-struttura-del-bosone-higgs/ – ho formulato delle ipotesi sulla funzione (vale a dire, a che cosa serve) e sulla struttura (vale a dire, come è fatto) del bosone di Higgs.

Nella parte I^ di questo articolo – pubblicata il 22 febbraio 2018 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2018/02/22/ipotesi-funzionamento-bosone-di-higgs/ – ho formulato delle ipotesi su come funziona il bosone di Higgs e ho proposto degli esperimenti al riguardo.

 

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[3] Voltage regulator (regolatore di tensione): https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator

 

[4] La differenza tra regolatori di tensione attivi e passivi:

https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator#Active_regulators

 

[5] I tipi di regolatore di tensione automatico:

https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator#Automatic_voltage_regulator

 

[6] Corrente alternata: https://it.wikipedia.org/wiki/Corrente_alternata

 

[7] Corrente continua: https://it.wikipedia.org/wiki/Corrente_continua

 

[8] Alcuni tipi di regolatore di tensione per corrente alternata:

https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator#AC_voltage_stabilizers

 

[9] Alcuni tipi di regolatore di tensione per corrente continua:

https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator#DC_voltage_stabilizers

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi su materia ed energia

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla trasformazione della materia in energia all’interno di un buco nero.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

PARTE I – La materia

 

Ipotizzo che, nella parte interna di un buco nero, la forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia siano di intensità tale da ridurre la distanza tra il nucleo degli atomi e le orbite degli elettroni che gli girano attorno al punto che il valore di m sia pari a zero[2].

Ipotizzo che, in queste condizioni, le particelle subatomiche si dissolvano nel modo che ora descrivo.

 

I neutroni

 

I primi a dissolversi sono i neutroni.

Questo perché la loro coesione interna non beneficia della tensione elettrica che coadiuva la coesione interna dei protoni e degli elettroni.

 

La coesione interna dei neutroni può essere formalizzata come segue:

c = (sopra la linea di frazione) m . s (sotto la linea di frazione) 1/4 . (sopra la linea di frazione) 2 . 1/2 c/ (4/3 l . d) (sotto la linea di frazione) t – 1/3 . (2/3 l . s)

 

La forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia del buco nero infrangono il legame 

t – 1/3 . (2/3 l . s)

 

Di conseguenza, il neutrone si dissolve in:

e = s – (sopra la linea di frazione) m . (sopra la linea di frazione) 2 s/[3 . (t . 2 m/s)] (sotto la linea di frazione) 2 . (-1/3 g al quadrato + 3 l . s) (sotto la linea di frazione primaria) 3/2 l + (- 4g + 2l) – (t al quadrato – 2 s)   [3]

 

Per comodità, chiamo questa energia e-neutrone.

 

I protoni

 

La coesione interna dei protoni può essere formalizzata come segue:

c = (sopra la linea di frazione) m . s + 2 l/g (sotto la linea di frazione) 1/4 . (sopra la linea di frazione) 2 . 1/2 c/ [2/3 l – g/(alfa/2) . d + 2 s/t] (sotto la linea di frazione) t – 1/3 . (2/3 l . s)   [4]

 

La forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia del buco nero infrangono il legame 

g/(alfa/2)

perché la tensione esercitata dalla carica elettrica positiva del protone non è in grado di contrastarle.

 

Di conseguenza, il protone si dissolve in:

e = s – (sopra la linea di frazione) m . (sopra la linea di frazione) 2 s/[3 . (2 g – s/t al quadrato)] (sotto la linea di frazione) 2 . (-1/3 g al quadrato) (sotto la linea di frazione primaria) 3/2 l – (t al quadrato – 2 s)   [5]

 

Per comodità, chiamo questa energia e-protone.

 

Gli elettroni

 

La coesione interna degli elettroni può essere formalizzata come segue:

c = (sopra la linea di frazione) m . -s + 2 l/g (sotto la linea di frazione) 1/4 . (sopra la linea di frazione) 2 . 1/2 c/ [2/3 l – g/(alfa/2) . d + 2 s/t] (sotto la linea di frazione) t – 1/3 . (2/3 l . s)   [6]

 

La forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia del buco nero infrangono il legame 

g/(alfa/2)

perché la tensione esercitata dalla carica elettrica negativa dell’elettrone non è in grado di contrastarle.

 

Di conseguenza, l’elettrone si dissolve in:

e = s – (sopra la linea di frazione) m . (sopra la linea di frazione) 2 s/[3 . (2 g – s/t al quadrato)] (sotto la linea di frazione) 2 . (-1/3 g al quadrato) (sotto la linea di frazione primaria) – 3/2 l – 1/(t al quadrato – 2 s)   [7]

 

Per comodità, chiamo questa energia e-elettrone.

 

PARTE II – L’energia

 

Ipotizzo che e-neutrone sia la base sulla quale si innestano e-protone ed e-elettrone.

 

Nel dettaglio, i potenziali di e-neutrone costituiti da

2 . (-1/3 g al quadrato + 3 l . s)

e da

3/2 l + (- 4g + 2l) – (t al quadrato – 2 s)

fanno da base per la combinazione con esso del potenziale di e-protone costituito da

3/2 l – (t al quadrato – 2 s)

e di quello di e-elettrone costituito da

2 . (-1/3 g al quadrato)

 

Questa energia così composta – che per comodità chiamo e-composta – interagisce con la materia che le sta attorno all’interno del buco nero.

 

Nel dettaglio, il potenziale costituito da – 3/2 l – 1/(t al quadrato – 2 s) dissolve la coesione interna di neutroni, protoni ed elettroni e li trasforma nelle forme di energia descritte poc’anzi[8].

 

Esse si combinano tra loro e accrescono la quantità di e-composta all’interno del buco nero.

 

La dissoluzione della materia in parola procede seguendo le linee dei campi magnetici interni al buco nero.

 

Raggiunta la superficie esterna del buco nero, e-composta viene espulsa con violenza all’esterno del buco nero.

 

Infatti, come ho specificato al termine delle formule di e-neutrone, e-protone ed e-elettrone, “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

E-composta dissolve la materia che incontra lungo il suo percorso all’esterno del buco nero.

Tuttavia, non essendo più soggetta alle linee dei campi magnetici interni al buco nero, il suo moto si arresta quando il potenziale costituito da – 3/2 l – 1/(t al quadrato – 2 s) si esaurisce.

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica cosmologica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Chiamo “m” la distanza media tra il nucleo di un atomo e le orbite dei suoi elettroni in condizioni di 1G.

 

[3] L’ultimo valore di “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

[4] Qui “alfa” indica la tensione esercitata dalla carica elettrica positiva del protone.

 

[5] Anche qui l’ultimo valore di “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

[6] Qui “alfa” indica la tensione esercitata dalla carica elettrica negativa dell’elettrone.

 

[7] Anche qui l’ultimo valore di “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

[8] e-neutrone, e-protone ed e-elettrone.

Ipotesi sull’energia oscura

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sull’energia oscura.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PARTE I – Descrizioni

Ipotizzo che un atomo di deuterio sia colpito da un quanto di energia.

 

Il quanto di energia è stato originato durante l’esplosione di una stella di neutroni.

La formula del quanto di energia che qui prendo in esame è:

f = 4/5 g . a/2

 

Se il quanto di energia colpisce il neutrone dell’atomo di deuterio, il neutrone si disgrega e i due protoni si allontanano.

 

Se il quanto di energia colpisce uno dei protoni dell’atomo di deuterio, il protone vede aumentare la sua energia, si stacca dal nucleo dell’atomo di deuterio e si allontana.

Nell’allontanarsi, il protone diventa un neutrino instabile la cui formula è la seguente:

f = (sopra la linea di frazione) 3/4 m – 2 t quadro (sotto la linea di frazione) 1/t

 

Dopo pochi secondi, il neutrino instabile si dissolve e si tramuta in energia oscura.

 

Ipotizzo che, nello spazio, l’energia oscura esista in porzioni racchiuse da un campo di energia e che essa sia di due tipi:

– energia oscura con carica elettrica nulla;

– energia in potenza.

 

L’energia oscura con carica elettrica nulla è descritta da questa formula:

f = – (sopra la linea di frazione) 2 -m . g (sotto la linea di frazione) 1/ m . 2 g/2

 

L’energia oscura in potenza è descritta da questa formula:

f = 4 t quadro . 3/2 g – d/3g

 

oppure, in modo più semplice:

f = 3 – 4/2 t . 2 f quadro / g/2

 

oppure in modo più semplice:

f = 2 f – 4 g + (sopra la linea di frazione) 2 d quadro + 5 g/2 (sotto la linea di frazione) 3 . 5f/2 . 2 f quadro + 3 . g quadro / 2 t . f . g/2

 

Il campo di energia che racchiude la porzione di energia oscura nello spazio è descritto da questa formula:

f = 3 k . 2 g/2 

 

Il campo di energia che separa i due tipi di energia oscura è descritto dalla formula seguente:

f = d – f/2 + (sopra la linea di frazione) 3 . (sopra la linea di frazione) 4 t – g quadro . f (sotto la linea di frazione) 2 – 4 g/2.d + 3f (sotto la linea di frazione originaria) 2 . 4/g-t/2 + 2 d . f

 

 

PARTE II – Eventi

Ipotizzo che la deflagrazione prodotta da una stella di neutroni o da un buco nero massiccio sia tale da lacerare il tessuto dello spazio e il tessuto del tempo.

 

Questo provoca una modificazione nel fluire dello spazio e del tempo attorno alle lacerazioni.

 

La tensione che si genera attorno alle lacerazioni può essere formalizzata nel modo seguente:

f = (sopra la linea di frazione) 3/2 2k . 1/3 g . (m al quadrato / t/2) (sotto la linea di frazione) d . 3t/2 – 1/4 lk

 

Questa tensione infrange il campo di energia che racchiude la porzione di energia oscura con carica elettrica nulla.

Di conseguenza, l’energia oscura con carica elettrica nulla fluisce nella lacerazione del tempo e ne ripristina il tessuto.

 

Il tempo lacerato può essere formalizzato nel modo seguente:

2 . 6 g al quadrato – 1/4 t inverso è diverso da 4 . 6 g al quadrato + 1/2 t/ 1/2k

 

L’interazione tra energia oscura con carica elettrica nulla e tempo lacerato è la seguente:

5 . 2/3 f al quadrato – (4 g . k/2) riequilibra 4 . 6 g al quadrato + 1/2 t/ 1/2k e lo porta a 2k – 3 t . 1/2 g (se k è positivo).

Se k è ancora negativo, è necessario l’apporto di altra energia oscura con carica elettrica nulla.

 

Per giungere alla lacerazione del tempo, l’energia oscura con carica elettrica nulla viaggia a una velocità attorno al settanta per cento della velocità della luce.

 

La tensione descritta poc’anzi infrange anche il campo di energia che racchiude la porzione di energia oscura in potenza.

Di conseguenza, l’energia oscura in potenza fluisce nella lacerazione dello spazio e ne ripristina il tessuto.

 

Lo spazio lacerato può essere formalizzato nel modo seguente:

3 . 4 . (2 t/2 – 1/6 g) è uguale a 3 – (d . (-k/2 . 6g / 1/ 2/3k)

Attenzione: quest’ultima equazione è corretta all’interno della lacerazione dello spazio!

 

L’interazione tra energia oscura in potenza e spazio lacerato è la seguente:

2 . 2/3 t quadro – 1/ 2g/2 . (1/t – 2/ 1/kt) corregge 3 – (d . (-k/2 . 6g / 1/ 2/3k) e lo rende 2 . [1/t – 2/3 k . (1/ t al quadrato/k/2) – 1]

Attenzione: “-1” qui serve a fare sì che il tempo riprenda a scorrere nello spazio ricomposto e non a convalidare l’equazione di risulta!

 

Per giungere alla lacerazione dello spazio, l’energia oscura in potenza viaggia con una velocità che è circa due volte e mezza la velocità della luce.

 

Una volta che l’energia oscura ha riparato la lacerazione del tempo e la lacerazione dello spazio, il tempo e lo spazio riprendono a fluire regolarmente.

Il tempo fluisce secondo la seguente relazione con lo spazio:

f = (sopra la linea di frazione) – 1/2 f . d quadro . t (sotto la linea di frazione) 2/3 m . n . s quadro / 2 . s/2 

Lo spazio fluisce secondo la seguente relazione con il tempo:

-f = 2/3 . t – 1 / s quadro . [2 t quadro . g . (s/2 – 1/2 t)]

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica cosmologica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

Ipotesi sulla divisione di un buco nero

Questo articolo contiene delle ipotesi su un fenomeno raro: la divisione di un buco nero per alcuni secondi in due semisfere.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

 

Ipotizzo che, nella parte interna di un buco nero, la forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia soprastante siano di intensità tale da ridurre la distanza tra il nucleo degli atomi e le orbite degli elettroni che gli girano attorno oltre il valore m = 1 – 0,96.[2]

 

La materia interessata da questo fenomeno si destabilizza ed esercita una forza repulsiva con verso opposto rispetto alla gravità e alla pressione che operano all’interno del buco nero.

 

Se la forza repulsiva in parola è più forte della gravità e della pressione citate, il buco nero deflagra.

Se la forza repulsiva in parola è prossima alla somma della gravità e della pressione citate con uno scarto dello 0,02%, il buco nero si divide per alcuni secondi in due semi sfere.

 

Tra queste due semi sfere continua ad agire la forza di gravità, mentre le loro parti interne si riespandono.

Quando, a causa della riespansione in parola, il valore di m torna a essere più basso di 1 – 0,96 [3], le due semi sfere si ricongiungono e il buco nero si riassesta contraendosi.

 

Se il superamento del valore m = 1 – 0,96 avviene in modo repentino, il buco nero deflagra.

Se questo superamento avviene in modo graduale, il buco nero si divide in due semi sfere.

 

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica dell’universo.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Chiamo “m” la distanza media tra il nucleo di un atomo e le orbite dei suoi elettroni in condizioni di 1G.

 

[3] A titolo meramente esemplificativo: 1 – 0,92.

Ipotesi sulla relazione tra due buchi neri

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla relazione tra due buchi neri di piccole dimensioni distanti tra loro.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

Ipotizzo che esistano due buchi neri di piccole dimensioni.

Il primo che chiamo A ha una massa di 4,5 volte quella del Sole.

Il secondo che chiamo B ha una massa 4 volte quella di A.

A e B distano 127.000 anni luce.

Tra A e B c’è un collegamento attraverso il quale passano dei quanti di energia.

 

PARTE I

Da A transitano continuamente verso B alcuni dei quanti di energia che A genera attraverso la sua rotazione.

Da B transitano a intervalli di tempo verso A alcuni dei quanti di energia che B genera con la sua carica elettrica.

Il passaggio dei quanti di energia ora descritto contribuisce alla stabilità di entrambi i buchi neri.

Nel dettaglio, per A vale quanto segue.

La stabilità energetica di A è:

meno (sopra la linea di frazione) alfa/2 + 3/4 gamma al quadrato (sotto la linea di frazione) delta/2 + 3/4 gamma al quadrato

Poiché la rotazione di A fa crescere il valore di alfa/2 oltre la capacità di delta/2 di compensarlo, A invia alcuni quanti di energia a B.

Per B vale quanto segue.

La stabilità energetica di B è:

+ (sopra la linea di frazione) 1/2 alfa al quadrato – 3/2 gamma (sotto la linea di frazione) 1/2 alfa al quadrato + 3/2 delta + (3 gamma/delta)

Poiché la carica energetica di B è opposta a un valore positivo di 3 gamma/delta, B assorbe i quanti di energia che provengono da A per ottenere il valore positivo in parola.

Questo provoca una neutralizzazione in B dell’eccesso di energia e una speculare produzione di quanti di energia di carica negativa che B invia ad A.

 

PARTE II

Ipotizzo che A e B abbiano un funzionamento interno di tipo ciclico.

La fine di un ciclo e l’inizio di un nuovo ciclo avvengono nel modo seguente.

B invia ad A energia di questo tipo:

k – (sopra la linea di frazione) 3 gamma al quadrato – 2 alfa . gamma + (delta – zeta/2) (sotto la linea di frazione) 7 zeta – beta al quadrato

A riceve l’energia ora descritta, la sua massa ha una vibrazione ed emette dalla superficie degli “sbuffi” di radiazioni gamma polarizzate.

Successivamente A invia a B energia di questo tipo:

9 kappa . alfa/2

B riceve da A l’energia ora descritta, la sua massa ha una vibrazione ed emette dalla superficie degli “sbuffi” di radiazioni alfa neutriniche.

Il ciclo di B ricomincia.

Successivamente B invia ad A energia di questo tipo:

9 alfa – 7 gamma al quadrato

Il ciclo di A ricomincia.

La prossima fine ciclo e inizio di un nuovo ciclo avverranno a partire da A.

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica dell’universo.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

Ipotesi su un buco nero

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su un buco nero.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

Dato un buco nero massiccio – tale per cui nel suo centro m = 1 – 0,82 e sulla sua superficie m = 1 – 0,78 – ipotizzo quanto segue[2].

1 – ESAME STRUTTURALE
Esamino un protone del nucleo di uno degli atomi che compongono la materia del buco nero.
Nel protone in esame vi sono due quark up e un gluone.
Un quark up mantiene una relazione elettro-magnetica con un quark up di un altro protone.
L’insieme di tutte queste relazioni elettro-magnetiche viene chiamato attrazione gravitazionale.

L’altro quark up non mantiene la relazione elettro-magnetica del primo, ma l’integrità strutturale del protone.
Infatti, nelle condizioni specificate all’inizio, il campo elettrico generato da ogni elettrone esercita una pressione su ogni protone che si trova nella parte esterna del nucleo dell’atomo.
La pressione in parola genera un avvallamento sulla superficie del protone come quello che si osserva esercitando una pressione su una palla in parte sgonfia.
Il fatto che gli elettroni ruotino attorno al nucleo fa sì che gli avvallamenti sulla superficie del protone si spostino secondo il moto seguito dall’elettrone lungo la sua orbita.
Dunque, il secondo quark up mantiene l’integrità del protone nonostante le descritte pressioni esercitate sulla superficie di quest’ultimo.

Il gluone tiene assieme i due quark up e contiene i parametri il cui superamento comporta, o un diverso comportamento fisico di uno o entrambi i quark up, o la deflagrazione del protone.

Poiché ogni neutrone presente nel nucleo in esame è contraddistinto dalla formula:
l . s quadro . r = – sopra la linea di frazione (4t . a – b) sotto la linea di frazione (2r quadro)
esso non partecipa alla relazione elettro-magnetica tra i quark up e non subisce la pressione generata dal campo elettrico degli elettroni che orbitano attorno al nucleo.

2 – DEFLAGRAZIONE
Se la distanza tra il nucleo dell’atomo e le orbite dei suoi elettroni diminuisce ancora divenendo m = 1 – 0,96, il protone sulla superficie esterna del nucleo dell’atomo deflagra.
Se la perdita di uno o più protoni per questa causa è sufficiente a destabilizzare l’atomo, l’atomo deflagra.
Se l’energia prodotta dalla deflagrazione di uno o più atomi è maggiore dell’attrazione gravitazionale che li tiene uniti, la parte della materia del buco nero interessata da questo fenomeno deflagra.

3 – CONSEGUENZE: ONDE
La deflagrazione del buco nero in esame produce, tra l’altro, due onde:
⁃ una generata dalla deflagrazione del campo gluonico che teneva assieme i quark up nei protoni che sono esplosi;
⁃ una composta di energia oscura.

La prima onda disgrega la materia che incontra sul suo percorso fino a quando la sua quantità di moto e di energia è maggiore della coesione tra gli atomi della materia che incontra.

La seconda onda trasforma la materia che incontra sul suo percorso da materia a tre dimensioni a materia con più di tre dimensioni.
L’aumento delle dimensioni da tre a più di tre dipende dalla quantità di energia e di moto che l’onda di energia oscura ha al momento di ogni impatto con la materia che incontra.

L’equazione della prima onda è:
sopra la linea di frazione (1 + r quadro + t) 
sotto la linea di frazione [- sopra la linea di frazione (r quadro . s) sotto la linea di frazione (1/3 – sopra la linea di frazione (2 . s quadro) sotto la linea di frazione (radice quadrata di 2 . t – r quadro))]

L’equazione della seconda onda è:
alfa = sotto la linea di frazione (3g . (9r . a)) sopra la linea di frazione, vi è una frazione con al denominatore (f . g quadro – 2 . t) e al numeratore un’altra frazione. Quest’ultima frazione ha al denominatore (4 . f – 2/3 g quadro) e al numeratore [ – 2/5 g . s (7 t – 6 f . g) + (4 . 2/5 g)]
(alfa qui indica il coefficiente di aumento delle dimensioni della materia).

Fin tanto che l’onda di materia oscura ha energia sufficiente a far sì che (4 . 2/5 g) abbia un valore positivo, essa lascia dietro di sé una quantità di materia con più di tre dimensioni.
Quando (4 . 2/5 g) non ha più un valore positivo, l’onda di materia oscura diventa energia con la seguente formula:
9 g quadro – 2/3 f . a/s
Quando a/s non ha più un valore positivo, l’energia in parola diventa un’onda radio con un’oscillazione degradante dal valore iniziale 2/3 f . a/s

4 – CONSEGUENZE: DIMENSIONI
Ipotizzo che la descritta parziale deflagrazione di un buco nero massiccio con m = 1 – 0,96 generi un’onda di materia oscura tale da far aumentare le dimensioni della materia che incontra da tre a sette.
A mano a mano che l’energia e la quantità di moto dell’onda di energia oscura diminuiscono, diminuisce anche l’aumento delle dimensioni che l’onda in esame induce nella materia che incontra.

Ipotizzo che la materia le cui dimensioni sono state aumentate da tre a più di tre – all’esito del procedimento che ho ora tratteggiato – non possa rimanere nel nostro universo a tre dimensioni.
Per questo motivo, ipotizzo che ciascuna porzione di materia con lo stesso numero di dimensioni superiore a tre venga attratta da un universo diverso dal nostro che ha lo stesso numero di dimensioni della porzione di materia in esame e che eserciti l’attrazione elettro-magnetica più intensa nel punto in cui la porzione di materia in esame si trova nel nostro universo.

Comprendo che le ultime due ipotesi che ho formulato sono talmente avanzate da poter apparire fantasiose.
Per questo, vi offro il seguente spunto di riflessione.
Nel mio precedente articolo[3] ipotizzavo, tra l’altro, le formule del gluone in ambienti diversi (in un buco nero, nel nucleo esterno della Terra, nel nucleo interno della Terra, nel mantello del Sole, nel nucleo esterno del Sole, nel nucleo interno del Sole).
Ebbene, cosa fa sì che il gluone mantenga la sua coerenza funzionale in questi ambiti così diversi?

5 – CONSEGUENZE: PARTICELLE
La descritta parziale deflagrazione del buco nero massiccio con m = 1 – 0,96 proietta nello spazio anche delle particelle subatomiche.
A causa della deflagrazione in parola, dalla superficie della parte di materia del buco nero che non è esplosa fuoriescono dei pennacchi di materia ed energia.
In questi pennacchi vi sono anche dei neutrini.
I neutrini, tuttavia, sono assenti nella materia ed energia proiettate dal lato del buco nero dove c’era la materia che è esplosa.
Questo perché, nel fenomeno qui in esame, opera la seguente equazione:
alfa = sopra la linea di frazione (-r quadro . 1 / s quadro) sotto la linea di frazione (2t . s – s/r)
(alfa qui indica la massa dei neutrini al quadrato)

6 – RITORNO ALLA SFERICITÀ 
A causa della rotazione del buco nero, la parte di materia che non è esplosa assume nuovamente una forma sferica.
Ottenutala, la descritta attrazione elettro-magnetica tra quark up all’interno dei protoni congrega la materia verso il centro del buco nero riducendone il volume.
L’equazione che descrive il vettore di questa attrazione (si badi bene, il vettore e non l’attrazione) è:
sopra la linea di frazione (d quadro – f / t quadro) sotto la linea di frazione (g quadro – 2 . r . t)

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle subatomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Per le nozioni di “campo gluonico”, “t”, ed “m” rinvio al mio articolo: https://giorgiocannella.com/index.php/2019/06/14/ipotesi-fusione-due-buchi-neri/ 

 

[3] https://giorgiocannella.com/index.php/2019/06/14/ipotesi-fusione-due-buchi-neri/

Ipotesi sulla fusione di due buchi neri

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla fusione di due buchi neri.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

Ipotizzo che la fusione di due buchi neri di massa medio-piccola avvenga nel modo seguente.

 

1)

Prima che i due buchi neri entrino in contatto, interagiscono solo i loro campi gravitazionali.

Il campo gravitazionale è la deformazione del tessuto dello spazio e del tempo prodotta dalla interazione elettro-magnetica tra quark up.

Nel dettaglio, all’interno di un protone vi sono due quark up e un gluone.

Uno dei due quark up stabilisce un’interazione elettro-magnetica con un quark up di un altro protone.

Il secondo quark up non stabilisce la relazione elettro-magnetica per evitare che il protone si disgreghi.

 

In questa fase, il gluone tiene assieme i due quark up e si comporta come un punto di transito dell’attrazione elettro-magnetica tra i due quark up all’interno del protone: quello elettro-magneticamente attivo e quello quiescente.

 

La forza di gravità di un buco nero medio-piccolo fa sì che la distanza media tra il nucleo di un atomo e le orbite dei suoi elettroni è di circa 1/3 più corta di quella che si ha quando lo stesso atomo è soggetto alla forza di gravità sulla superficie della Terra (1G).

Chiamo “m” la distanza media tra il nucleo di un atomo e le orbite dei suoi elettroni in condizioni di 1G.

Di conseguenza, l’attrazione elettro-magnetica che passa per un gluone all’interno di un protone in un buco nero medio-piccolo è +/-1/3 m, ovvero l’attrazione elettro-magnetica necessaria a fare in modo che la forza di gravità del buco nero accorci la distanza “m” di 1/3 rispetto a quella che si avrebbe in condizioni di 1G.

Preciso che “+/-“ qui non significa “all’incirca”, ma indica il valore elettrico del campo.

 

2)

Nel momento in cui i due buchi neri entrano in contatto, si forma un unico campo “gluonico” che congrega la materia dei due buchi neri in un solo buco nero, mentre i versi dei vettori dei loro campi gravitazionali da convergenti che erano diventano divergenti.

 

Con l’espressione campo “gluonico” indico il campo toroidale dato dal prodotto della massa complessiva dei due buchi neri moltiplicata per l’accelerazione che la fusione delle loro masse imprime ai loro moti di rotazione su se stessi.

 

Il campo “gluonico” ora descritto ha un valore pari a +1t dove “t” è l’abbreviazione della parola “toroidale” e “+” indica il valore elettrico del campo.

 

3)

Avvenuta la fusione dei due buchi neri medio-piccoli in un buco nero medio-grande, il campo “gluonico” esplode e produce un’onda che si propaga attraverso il tessuto dello spazio e del tempo circostante, mentre la materia del buco nero risultante dalla fusione è tenuta assieme dell’attrazione elettro-magnetica tra quark up come descritta nel punto 1) che precede.

 

In questa fase, il gluone all’interno del protone torna a comportarsi come descritto nel punto 1 che precede.

 

 

L’IMPORTANZA DEL GLUONE

 

Per comprendere meglio l’importanza del gluone nella vicenda ora descritta, vediamo il suo comportamento quando, nel vuoto, viene investito da un campo con la seguente formula:

fe = sopra la linea di frazione (2r . r quadro) sotto la linea di frazione (t quadro)

 

In questo caso, il gluone manifesta un accrescimento del suo campo elettro-magnetico sotto forma di emissione di un bagliore che poco dopo deflagra.

Il gluone raggiunge uno stato stabile di carica elettro-magnetica superiore a quello di partenza.

 

Se l’emissione del campo poc’anzi descritto cessa, il gluone rilascia il surplus di carica elettro-magnetica sotto forma di bagliore che poco dopo deflagra.

Il gluone ora raggiunge uno stato stabile di carica elettro-magnetica molto vicino a quello di partenza.

 

Al contrario, se un gluone, nel vuoto, viene investito da un campo con la seguente formula:

f-e= sopra la linea di frazione (t quadro) sotto la linea di frazione (2r – r quadro)

il gluone deflagra.[2]

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle subatomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

[2] Per comprendere meglio l’importanza del gluone nel processo descritto in questo articolo, offro qui di seguito le equazioni del comportamento del gluone in contesti diversi.

Nel buco nero:

  • a = 2/3 . sopra la linea di frazione (l quadro . t – s) sotto la linea di frazione (r)

Nel nucleo esterno della Terra:

  • s = – 1/3 – sopra la linea di frazione (2t – s) sotto la linea di frazione (r)

Nel nucleo interno della Terra:

  • s = + 2/3 . sopra la linea di frazione (t quadro + r/l) sotto la linea di frazione (s quadro)

Nel mantello del Sole:

  • r = ½ – 2t . sopra la linea di frazione (r quadro) sotto la linea di frazione (s)

Nel nucleo interno del Sole:

  • a – s quadro = sopra la linea di frazione (2) sotto la linea di frazione (t . s quadro / r)

Nel nucleo esterno del Sole:

  • a + r = [2 . t/s] . ½ r

Ipotesi sul funzionamento di una stella media e di una stella massiccia

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene alcune ipotesi sul funzionamento interno di una stella media[1] e di una stella massiccia.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PRIMA PARTE: STELLA DI MEDIE DIMENSIONI

DESCRIZIONE GENERALE

All’interno del nostro Sole si individuano quattro zone; dal suo centro vi sono:

– una zona di plasma;

– una zona di atomi e particelle sub atomiche;

– una zona di correnti di plasma;

– una ulteriore zona di correnti di plasma meno calda della precedente.

La prima zona ha forma sferica, le altre tre hanno la forma di calotte sferiche complete e sono concentriche tra loro e con la prima zona[3].

 

DESCRIZIONE ZONA PER ZONA

Nella seconda zona, dei protoni si scontrano con dei nuclei atomici di vari elementi chimici.

Tra essi, vi sono nuclei di Na14 con la forma di una sfera cava al suo interno.

Quando un protone colpisce uno di questi nuclei di Na14, esso emette radiazione luminosa in forma sferica.

Le collisioni protoni – nucleo di Na14 si susseguono fino a quando il nucleo di Na14 si disgrega.

Questa disgregazione comporta l’emissione di radiazione luminosa e di calore.

I neutroni del nucleo ormai disgregato si dirigono verso la zona più interna del Sole (quella dove c’è il plasma), mentre i protoni rimangono nella seconda zona.

Alcuni protoni rimasti nella seconda zona si disgregano in due quark up e un gluone; altri protoni si scontrano con gli altri nuclei degli elementi chimici lì presenti.

 

Nella zona più interna del Sole, i neutroni si disgregano in due quark down e un quark up.

Questa disgregazione comporta l’emissione di radiazione luminosa.

In questa zona del Sole si trova del plasma fluido.

 

La terza zona è contraddistinta da correnti di plasma che vanno dalla superficie di questa zona a contatto con la seconda zona verso la sua superficie a contatto con la quarta zona e da lì tornano indietro facendo un percorso ellittico.

 

La quarta zona presenta anch’essa delle correnti di plasma come la terza zona con un moto identico.

La superficie esterna della quarta zona è composta da uno strato di protoni.

Le correnti di plasma della quarta zona accumulano elettroni sulla superficie interna dello strato di protoni in parola.

Quando la carica elettrica degli elettroni è sufficiente a neutralizzare i protoni di una determinata zona dello strato in esame, si verificano le espulsioni di massa coronale[4].

 

ESPERIMENTO

Per studiare la realtà che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare il seguente esperimento.

Si posiziona in prossimità del Sole[5] un satellite artificiale munito di quattro rilevatori.

Ciascun rilevatore è costruito sulla falsa riga dell’esperimento per rilevare le particelle subatomiche in casa[6], con le seguenti differenze:

– l’impiego di materiale adatto al viaggio spaziale dalla Terra al Sole e al rilevamento di particelle emesse da un’espulsione di massa coronale;

– l’uso di un reagente diverso per ciascun rilevatore[7];

– la strumentazione necessaria ad analizzare le particelle messe in evidenza da ciascun rilevatore e inviare i dati sulla Terra.

 

SECONDA PARTE: STELLA MASSICCIA

DESCRIZIONE GENERALE

Raggio: 10.000 (diecimila) micro parsec[8].

Alla distanza di 3 micro parsec dal centro della stella, due atomi di He14 si fondono in un atomo di N18.

La fusione genera energia che cade verso il nucleo della stella.

L’atomo di N18 si destabilizza in breve tempo e si disgrega nelle sue particelle sub atomiche che vengono poi espulse dalla stella come vento solare.

Parametri nel descritto punto di fusione della materia: si vedano i dati in nota[9].

ESPERIMENTO

Per studiare la realtà che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare lo stesso esperimento che ho descritto nel paragrafo sulla stella di medie dimensioni con l’aggiunta di un magnetometro scalare[10] per la misurazione del campo magnetico delle particelle catturate dai rilevatori posti nel satellite.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Come esempio di stella media ho preso in considerazione la stella del nostro sistema solare: il Sole.

 

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[3] Le temperature sono le seguenti:

– circa 25.000 gradi centigradi all’interno della prima zona;

– circa 22.000 gradi centigradi all’interno della seconda zona;

– circa 15.000 gradi centigradi al confine tra la seconda e la terza zona;

– circa 5.000 gradi centigradi al confine tra la terza e la quarta zona;

– circa 20.000 gradi centigradi sulla superficie esterna della quarta zona.

 

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Espulsione_di_massa_coronale

https://en.wikipedia.org/wiki/Coronal_mass_ejection

 

[5] La distanza dal Sole è pari a due volte l’altezza massima che aveva l’arco formato dall’ultima espulsione di massa coronale avvenuta.

La posizione è quella sulla perpendicolare della zona dove si registra una progressiva neutralizzazione della carica positiva dei protoni della superficie esterna della quarta zona.

 

L’espulsione di massa coronale potrà imprimere al satellite un moto.

Per evitare che esso divenga spazzatura spaziale, si può posizionare il satellite in modo che venga spinto verso uno dei pianeti del sistema solare.

In questo modo, una volta trasmessi a Terra i dati delle analisi effettuate, il satellite si disintegrerebbe all’impatto con l’atmosfera e con la superficie del pianeta.

Per non lasciare spazzatura spaziale sulla superficie del pianeta interessato, i frammenti del satellite verranno recuperati da una sonda o da astronauti quando la civiltà umana raggiungerà un grado di avanzamento tecnologico sufficiente a recarsi sul luogo dell’impatto.

Equipaggiare il satellite con un dispositivo di auto-distruzione significherebbe produrre molti frammenti che vagherebbero nello spazio come spazzatura.

 

[6] “How to Reveal Subatomic Particles at Home” https://www.youtube.com/watch?v=wN_DMMQEhfQ

 

[7] Ipotesi di reagente per il quark up: le sue antiparticelle (ū) che hanno carica elettrica e numero barionico eguali ed opposti: rispettivamente –23e e –13(https://it.wikipedia.org/wiki/Quark_up) racchiuse da un diaframma che ne impedisca il contatto e la conseguente annichilazione con i quark up che proverranno dalla espulsione di massa coronale.

 

Ipotesi di reagente per il gluone: poiché l’antiparticella del gluone è se stesso (https://it.wikipedia.org/wiki/Particella_(fisica)#Particelle_elementari) e il gluone è soggetto al fenomeno del confinamento (https://it.wikipedia.org/wiki/Gluone#Composizione_dei_gluoni), si possono confinare i singoli tipi di gluone base oggi conosciuti e circondare ognuno di essi con un diaframma che ne impedisca il contatto e la conseguente annichilazione con i gluoni dello stesso tipo che proverranno dalla espulsione di massa coronale.

 

Ipotesi di reagente per il protone: le sue antiparticelle gli antiprotoni con massa e spin uguali e carica elettrica opposta (https://it.wikipedia.org/wiki/Antiprotone) racchiuse da un diaframma che ne impedisca il contatto e la conseguente annichilazione con i protoni che proverranno dalla espulsione di massa coronale.

 

Per il plasma penso a diversi strumenti di analisi. A questo proposito ci sono diversi progetti già attivi: Solar Wind Plasma Analyser http://sci.esa.int/solar-orbiter/51217-instruments/ , Solar Plasma Detector https://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?feature=6060 .

 

Nota bene.

 

Poiché nella ricerca scientifica si cerca quello che ancora non si conosce, è possibile che i reagenti ora descritti non funzionino non perché siano stati concepiti, progettati e costruiti male, ma perché le particelle espulse durante l’espulsione di massa coronale potrebbero avere caratteristiche e/o proprietà in tutto o in parte diverse da quelle che oggi conosciamo.

 

In questo caso, la missione spaziale di osservazione della espulsione di massa coronale può essere ripetuta con dei reagenti diversi e più performanti.

 

[8] Un parsec = 3,261563777 anni luce (https://it.wikipedia.org/wiki/Parsec).

Un anno luce = 9.460.730.472.581 km. (https://it.wikipedia.org/wiki/Anno_luce)

Un parsec quindi è pari a 3.0856776e+13 km.

Un micro parsec è un milionesimo di parsec, quindi pari a 30.856.775,8133 km.

10.000 micro parsec sono pari a 308.567.758.133 km.

 

Cito come paragone la stella supergigante rossa Mu Cephei (https://it.wikipedia.org/wiki/Mu_Cephei).

Il suo raggio medio è 1420 R .

R è il simbolo del raggio del nostro Sole pari a 6,960 x 10metri (https://it.wikipedia.org/wiki/Raggio_solare), vale a dire 6.960.000.000 metri, ovvero 6.960.000 km.

Il raggio medio di Mu Cephei è pari quindi a 6.960.000 km x 1420 = 9.883.200.000 km.

 

[9] Temperatura: circa due milioni di gradi centigradi.

Pressione: circa un milione di tonnellate per centimetro quadrato.

Fluidità: 10.000 MA (dove 1 MA è la fluidità presente nel punto di fusione della materia nel Sole).

Densità: 0,00015 Q (dove 1 Q è la densità necessaria perché la materia collassi in un buco nero).

DRW: 0,0001 DTW (dove DRW è la velocità di rotazione della stella misurata nel punto di fusione della materia del quale stiamo parlando, mentre 1 DTW è la velocità di rotazione di un buco nero di massa equivalente a quella della stella massiccia della quale stiamo parlando).

Nel nucleo: plasma.

 

[10] I magnetometri scalari misurano il modulo del campo magnetico. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Magnetometro

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sulla collisione di una molecola di ozono con un protone

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla collisione di una molecola di ozono con un protone.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

CONDIZIONI DI PARTENZA

Si danno le seguenti condizioni: 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione, 1 barn di area.

Una sequenza di molecole di ozono (O3) gira in un verso in un anello di un acceleratore.
Una sequenza di protoni nello stesso acceleratore gira nel verso opposto dentro un altro anello concentrico al primo e con un raggio maggiore di esso.
Le molecole e i protoni vengono fatti scontrare in modo che ogni scontro coinvolga una molecola di ozono[2] e un protone.

 

OSSERVAZIONE
La collisione disgrega il nucleo dell’atomo colpito e produce un coacervo di quattro energie.
L’equazione che riassume tutte e quattro le energie è: 
E = q . sopra la linea di frazione (l – 1/2 radice di m – t) sotto la linea di frazione (radice di 1/l) dopo la linea di frazione = 1 

L’equazione che esprime la prima forma di energia (luce) è: 
1 – 1/2 sopra la linea di frazione (radice di m quadro – t quadro) sotto la linea di frazione (1/l al quadrato) dopo la linea di fazione = 2 

L’equazione che esprime la seconda forma di energia (interazione nucleare debole) è:
2 = 3/4 . sopra la linea di frazione (t quadro – m quadro fratto r quadro) . (l . t fratto r) : (1/2 l fratto 1/t) sotto la linea di frazione (r quadro fratto t quadro – m quadro) //

L’equazione che esprime la terza forma di energia (interazione nucleare forte) è:
// . sopra la linea di frazione (1/t . 1/r quadro . 1/m) sotto la linea di frazione 1/r quadro

L’equazione che esprime la quarta forma di energia (massa/gravità) è:
1/2 – sopra la linea di frazione (radice quadrata di m quadro + l tutto fratto t quadro) sotto la linea di frazione (1 – t fratto l) dopo la linea di fazione = 3

Questa quarta forma di energia esiste in un ambiente quantico che è 3/4 del normale.
L’ambiente quantico normale è quello che si ha nelle condizioni esplicitate all’inizio di questo articolo[3].
L’equazione dell’ambiente quantico in cui si manifesta la quarta forma di energia ora descritta è:
alfa . gamma l = 6t . m
Mentre le tre equazioni che descrivono questo ambiente quantico sono:

  • 1 – sopra la linea di frazione (3/4 . lambda al quadrato) sotto la linea di frazione (1/2 . radice quadrata di t al quadrato – l) dopo la linea di frazione = 4
  • 2/3 – sopra la linea di frazione (t . lambda al quadrato) sotto la linea di frazione (1/m) dopo la linea di frazione = 2
  • 1/2 . m t – 2 l . t/2

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica atomica e della fisica quantistica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

[2] Per la precisione, il bersaglio del protone è il nucleo dell’atomo centrale della molecola di ozono.

[3] 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione, 1 barn di area.