Ipotesi sul funzionamento di una stella media e di una stella massiccia

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene alcune ipotesi sul funzionamento interno di una stella media[1] e di una stella massiccia.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PRIMA PARTE: STELLA DI MEDIE DIMENSIONI

DESCRIZIONE GENERALE

All’interno del nostro Sole si individuano quattro zone; dal suo centro vi sono:

– una zona di plasma;

– una zona di atomi e particelle sub atomiche;

– una zona di correnti di plasma;

– una ulteriore zona di correnti di plasma meno calda della precedente.

La prima zona ha forma sferica, le altre tre hanno la forma di calotte sferiche complete e sono concentriche tra loro e con la prima zona[3].

 

DESCRIZIONE ZONA PER ZONA

Nella seconda zona, dei protoni si scontrano con dei nuclei atomici di vari elementi chimici.

Tra essi, vi sono nuclei di Na14 con la forma di una sfera cava al suo interno.

Quando un protone colpisce uno di questi nuclei di Na14, esso emette radiazione luminosa in forma sferica.

Le collisioni protoni – nucleo di Na14 si susseguono fino a quando il nucleo di Na14 si disgrega.

Questa disgregazione comporta l’emissione di radiazione luminosa e di calore.

I neutroni del nucleo ormai disgregato si dirigono verso la zona più interna del Sole (quella dove c’è il plasma), mentre i protoni rimangono nella seconda zona.

Alcuni protoni rimasti nella seconda zona si disgregano in due quark up e un gluone; altri protoni si scontrano con gli altri nuclei degli elementi chimici lì presenti.

 

Nella zona più interna del Sole, i neutroni si disgregano in due quark down e un quark up.

Questa disgregazione comporta l’emissione di radiazione luminosa.

In questa zona del Sole si trova del plasma fluido.

 

La terza zona è contraddistinta da correnti di plasma che vanno dalla superficie di questa zona a contatto con la seconda zona verso la sua superficie a contatto con la quarta zona e da lì tornano indietro facendo un percorso ellittico.

 

La quarta zona presenta anch’essa delle correnti di plasma come la terza zona con un moto identico.

La superficie esterna della quarta zona è composta da uno strato di protoni.

Le correnti di plasma della quarta zona accumulano elettroni sulla superficie interna dello strato di protoni in parola.

Quando la carica elettrica degli elettroni è sufficiente a neutralizzare i protoni di una determinata zona dello strato in esame, si verificano le espulsioni di massa coronale[4].

 

ESPERIMENTO

Per studiare la realtà che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare il seguente esperimento.

Si posiziona in prossimità del Sole[5] un satellite artificiale munito di quattro rilevatori.

Ciascun rilevatore è costruito sulla falsa riga dell’esperimento per rilevare le particelle subatomiche in casa[6], con le seguenti differenze:

– l’impiego di materiale adatto al viaggio spaziale dalla Terra al Sole e al rilevamento di particelle emesse da un’espulsione di massa coronale;

– l’uso di un reagente diverso per ciascun rilevatore[7];

– la strumentazione necessaria ad analizzare le particelle messe in evidenza da ciascun rilevatore e inviare i dati sulla Terra.

 

SECONDA PARTE: STELLA MASSICCIA

DESCRIZIONE GENERALE

Raggio: 10.000 (diecimila) micro parsec[8].

Alla distanza di 3 micro parsec dal centro della stella, due atomi di He14 si fondono in un atomo di N18.

La fusione genera energia che cade verso il nucleo della stella.

L’atomo di N18 si destabilizza in breve tempo e si disgrega nelle sue particelle sub atomiche che vengono poi espulse dalla stella come vento solare.

Parametri nel descritto punto di fusione della materia: si vedano i dati in nota[9].

ESPERIMENTO

Per studiare la realtà che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare lo stesso esperimento che ho descritto nel paragrafo sulla stella di medie dimensioni con l’aggiunta di un magnetometro scalare per la misurazione del campo magnetico delle particelle catturate dai rilevatori posti nel satellite.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Come esempio di stella media ho preso in considerazione la stella del nostro sistema solare: il Sole.

 

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[3] Le temperature sono le seguenti:

– circa 25.000 gradi centigradi all’interno della prima zona;

– circa 22.000 gradi centigradi all’interno della seconda zona;

– circa 15.000 gradi centigradi al confine tra la seconda e la terza zona;

– circa 5.000 gradi centigradi al confine tra la terza e la quarta zona;

– circa 20.000 gradi centigradi sulla superficie esterna della quarta zona.

 

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Espulsione_di_massa_coronale

https://en.wikipedia.org/wiki/Coronal_mass_ejection

 

[5] La distanza dal Sole è pari a due volte l’altezza massima che aveva l’arco formato dall’ultima espulsione di massa coronale avvenuta.

La posizione è quella sulla perpendicolare della zona dove si registra una progressiva neutralizzazione della carica positiva dei protoni della superficie esterna della quarta zona.

 

L’espulsione di massa coronale potrà imprimere al satellite un moto.

Per evitare che esso divenga spazzatura spaziale, si può posizionare il satellite in modo che venga spinto verso uno dei pianeti del sistema solare.

In questo modo, una volta trasmessi a Terra i dati delle analisi effettuate, il satellite si disintegrerebbe all’impatto con l’atmosfera e con la superficie del pianeta.

Equipaggiare il satellite con un dispositivo di auto-distruzione significherebbe produrre molti frammenti che vagherebbero nello spazio come spazzatura.

 

[6] “How to Reveal Subatomic Particles at Home” https://www.youtube.com/watch?v=wN_DMMQEhfQ

 

[7] Ipotesi di reagente per il quark up: le sue antiparticelle (ū) che hanno carica elettrica e numero barionico eguali ed opposti: rispettivamente –23e e –13 (https://it.wikipedia.org/wiki/Quark_up) racchiuse da un diaframma che ne impedisca il contatto e la conseguente annichilazione con i quark up che proverranno dalla espulsione di massa coronale.

 

Ipotesi di reagente per il gluone: poiché l’antiparticella del gluone è se stesso (https://it.wikipedia.org/wiki/Particella_(fisica)#Particelle_elementari) e il gluone è soggetto al fenomeno del confinamento (https://it.wikipedia.org/wiki/Gluone#Composizione_dei_gluoni), si possono confinare i singoli tipi di gluone base oggi conosciuti e circondare ognuno di essi con un diaframma che ne impedisca il contatto e la conseguente annichilazione con i gluoni dello stesso tipo che proverranno dalla espulsione di massa coronale.

 

Ipotesi di reagente per il protone: le sue antiparticelle gli antiprotoni con massa e spin uguali e carica elettrica opposta (https://it.wikipedia.org/wiki/Antiprotone) racchiuse da un diaframma che ne impedisca il contatto e la conseguente annichilazione con i protoni che proverranno dalla espulsione di massa coronale.

 

Per il plasma penso a diversi strumenti di analisi. A questo proposito ci sono diversi progetti già attivi: Solar Wind Plasma Analyser http://sci.esa.int/solar-orbiter/51217-instruments/ , Solar Plasma Detector https://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?feature=6060 .

 

Nota bene.

Poiché nella ricerca scientifica si cerca quello che ancora non si conosce, è possibile che i reagenti ora descritti non funzionino non perché siano stati concepiti, progettati e costruiti male, ma perché le particelle espulse durante l’espulsione di massa coronale potrebbero avere caratteristiche e/o proprietà in tutto o in parte diverse da quelle che oggi conosciamo.

In questo caso, la missione spaziale di osservazione della espulsione di massa coronale può essere ripetuta con dei reagenti diversi e più performanti.

 

[8] Un parsec = 3,261563777 anni luce (https://it.wikipedia.org/wiki/Parsec).

Un anno luce = 9.460.730.472.581 km. (https://it.wikipedia.org/wiki/Anno_luce)

Un parsec quindi è pari a 3.0856776e+13 km.

Un micro parsec è un milionesimo di parsec, quindi pari a 30.856.775,8133 km.

10.000 micro parsec sono pari a 308.567.758.133 km.

 

Cito come paragone la stella supergigante rossa Mu Cephei (https://it.wikipedia.org/wiki/Mu_Cephei).

Il suo raggio medio è 1420 R .

R è il simbolo del raggio del nostro Sole pari a 6,960 x 108 metri (https://it.wikipedia.org/wiki/Raggio_solare), vale a dire 6.960.000.000 metri, ovvero 6.960.000 km.

Il raggio medio di Mu Cephei è pari quindi a 6.960.000 km x 1420 = 9.883.200.000 km.

 

[9] Temperatura: circa due milioni di gradi centigradi.

Pressione: circa un milione di tonnellate per centimetro quadrato.

Fluidità: 10.000 MA (dove 1 MA è la fluidità presente nel punto di fusione della materia nel Sole).

Densità: 0,00015 Q (dove 1 Q è la densità necessaria perché la materia collassi in un buco nero).

DRW: 0,0001 DTW (dove DRW è la velocità di rotazione della stella misurata nel punto di fusione della materia del quale stiamo parlando, mentre 1 DTW è la velocità di rotazione di un buco nero di massa equivalente a quella della stella massiccia della quale stiamo parlando).

Nel nucleo: plasma.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sulla collisione di una molecola di ozono con un protone

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla collisione di una molecola di ozono con un protone.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

CONDIZIONI DI PARTENZA

Si danno le seguenti condizioni: 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione, 1 barn di area.

Una sequenza di molecole di ozono (O3) gira in un verso in un anello di un acceleratore.
Una sequenza di protoni nello stesso acceleratore gira nel verso opposto dentro un altro anello concentrico al primo e con un raggio maggiore di esso.
Le molecole e i protoni vengono fatti scontrare in modo che ogni scontro coinvolga una molecola di ozono[2] e un protone.

 

OSSERVAZIONE
La collisione disgrega il nucleo dell’atomo colpito e produce un coacervo di quattro energie.
L’equazione che riassume tutte e quattro le energie è: 
E = q . sopra la linea di frazione (l – 1/2 radice di m – t) sotto la linea di frazione (radice di 1/l) dopo la linea di frazione = 1 

L’equazione che esprime la prima forma di energia (luce) è: 
1 – 1/2 sopra la linea di frazione (radice di m quadro – t quadro) sotto la linea di frazione (1/l al quadrato) dopo la linea di fazione = 2 

L’equazione che esprime la seconda forma di energia (interazione nucleare debole) è:
2 = 3/4 . sopra la linea di frazione (t quadro – m quadro fratto r quadro) . (l . t fratto r) : (1/2 l fratto 1/t) sotto la linea di frazione (r quadro fratto t quadro – m quadro) //

L’equazione che esprime la terza forma di energia (interazione nucleare forte) è:
// . sopra la linea di frazione (1/t . 1/r quadro . 1/m) sotto la linea di frazione 1/r quadro

L’equazione che esprime la quarta forma di energia (massa/gravità) è:
1/2 – sopra la linea di frazione (radice quadrata di m quadro + l tutto fratto t quadro) sotto la linea di frazione (1 – t fratto l) dopo la linea di fazione = 3

Questa quarta forma di energia esiste in un ambiente quantico che è 3/4 del normale.
L’ambiente quantico normale è quello che si ha nelle condizioni esplicitate all’inizio di questo articolo[3].
L’equazione dell’ambiente quantico in cui si manifesta la quarta forma di energia ora descritta è:
alfa . gamma l = 6t . m
Mentre le tre equazioni che descrivono questo ambiente quantico sono:

  • 1 – sopra la linea di frazione (3/4 . lambda al quadrato) sotto la linea di frazione (1/2 . radice quadrata di t al quadrato – l) dopo la linea di frazione = 4
  • 2/3 – sopra la linea di frazione (t . lambda al quadrato) sotto la linea di frazione (1/m) dopo la linea di frazione = 2
  • 1/2 . m t – 2 l . t/2

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica atomica e della fisica quantistica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

[2] Per la precisione, il bersaglio del protone è il nucleo dell’atomo centrale della molecola di ozono.

[3] 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione, 1 barn di area.

Ipotesi su due isotopi

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene alcune ipotesi su due isotopi[1]: uno dell’idrogeno e uno dell’elio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PRIMA IPOTESI

Nelle condizioni di 20 gradi centigradi[3] di temperatura, 1 atmosfera[4] di pressione e 1 barn[5] di area, si dà un atomo composto da 1 protone, 2 neutroni e 2 elettroni.[6]

ESPERIMENTI

Per studiare l’atomo che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Se un quark up viene sparato e colpisce uno dei neutroni, il neutrone colpito esplode e uno degli elettroni si dirige verso lo spazio circostante.

Se un quark up viene sparato e colpisce il protone, il protone colpito emette radiazione luminosa costante di forma sferica.

Se un quark up viene sparato e colpisce uno degli elettroni, l’elettrone colpito diventa un fotone e si dirige verso lo spazio circostante.

 

SECONDA IPOTESI

Nelle condizioni di 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione e 1 barn di area, si dà un atomo composto da 3 neutroni, 2 protoni, 6 elettroni.[7]

ESPERIMENTI

Per studiare l’atomo che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno dei neutroni, il neutrone colpito esplode. Il nucleo dell’atomo si divide in due parti. Ciascuna parte è composta da un protone, un neutrone e due dei sei elettroni che l’atomo aveva originariamente. I rimanenti due elettroni si allontanano verso lo spazio circostante.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno dei protoni, il nucleo dell’atomo collassa su se stesso, subito dopo esplode e gli elettroni che l’atomo aveva si dirigono verso lo spazio circostante.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno degli elettroni, l’elettrone colpito scompare e l’atomo inizia a cercare di formare un legame chimico per ottenere l’elettrone che gli è venuto a mancare.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopo

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Isotope

 

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[3] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Grado_Celsius

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Celsius

 

[4] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Atmosfera_(unità_di_misura)

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Atmosphere_(unit)

 

[5] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Barn

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Barn_(unit)

 

[6] Immaginate il trizio (https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopi_dell%27idrogeno) con due elettroni invece di uno.

 

[7] Immaginate l’elio-5 (https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopi_dell%27elio) con sei elettroni invece di due.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi su una massa di neutroni e una di fotoni interagenti fra loro

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su una massa di neutroni e una di fotoni interagenti fra loro.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI
Si danno due masse[2]
⁃ una fatta di neutroni che genera un campo gravitazionale;
⁃ una fatta di fotoni che genera radiazioni luminose e un campo gravitazionale.

La massa di neutroni è formata da molti neutroni non fusi tra loro ma coesi dalla loro gravità; la superficie esterna di questa massa è una sfera liscia.
La massa di fotoni è fatta da fotoni fusi tra loro; la superficie esterna di questa massa è composta da tante calotte sferiche.

Nulla ruota attorno alla massa di neutroni.
Attorno alla massa di fotoni ruotano altri fotoni.

I neutroni della massa di neutroni non emettono luce.
I fotoni della massa di fotoni emettono luce in forma sferica di intensità diversa a seconda dell’interazione gravitazionale che essi subiscono da parte degli altri fotoni in movimento attorno all massa di fotoni.

Ciascun fotone si muove attorno alla massa di fotoni alla velocità di circa duecentomila chilometri al secondo e non sullo stesso piano, ma su piani diversi.

La superficie della massa di neutroni è composta da aree circolari con caratteristiche di attrazione elettrica diverse:
⁃ alcune aree attraggono una carica elettrica negativa che viene avvicinata a loro proveniente dallo spazio esterno alla massa di neutroni e la immettono all’interno della massa di neutroni;
⁃ altre aree sferiche attigue alle prime respingono una carica elettrica negativa che viene avvicinata a loro proveniente dallo spazio esterno alla massa di neutroni formando uno schermo elettrico con carica negativa e con forma cilindrica che si eleva dalla superficie dell’area sferica verso lo spazio esterno alla massa di neutroni;
⁃ i due tipi di aree sferiche ora descritti si comportano in modo opposto a quanto descritto nei due trattini precedenti quando viene avvicinata a loro una carica elettrica positiva proveniente dallo spazio esterno alla massa di neutroni;
⁃ tutto questo si verifica anche quando alle medesime aree sferiche viene avvicinata una carica elettrica proveniente dallo spazio interno alla massa di neutroni. Il comportamento in questo caso è opposto a quello descritto nei tre trattini precedenti.

 

ESPERIMENTI

Per studiare la struttura che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Ciascun neutrone della massa di neutroni è composto da tre particelle che identifico con tre colori diversi: una gialla e una rossa tangenti e una blu sotto di loro tangente a entrambe.

 

1° gruppo di esperimenti

Se viene proiettato un raggio di luce costante sulla particella gialla, essa esplode.
Se viene proiettato un raggio di luce costante sulla particella rossa, essa emette bagliori di luce rossa che si ripetono a intervalli di alcuni secondi.
Se viene proiettato un raggio di luce costante sulla particella blu, il raggio di luce viene polarizzato nel modo seguente:
⁃ se i fotoni in entrata ruotano verticalmente in senso orario, quelli in uscita ruotano verticalmente in senso anti orario; 
⁃ se i fotoni in entrata ruotano verticalmente in senso anti orario, quelli in uscita ruotano verticalmente in senso orario; 
⁃ se i fotoni in entrata ruotano orizzontalmente in senso orario quelli in uscita ruotano orizzontalmente, sia in senso orario, sia in senso anti orario;
⁃ se i fotoni in entrata ruotano orizzontalmente in senso anti orario quelli in uscita ruotano orizzontalmente, sia in senso orario, sia in senso anti orario.

 

2° gruppo di esperimenti
Se viene inserita una micro carica elettrica positiva da 2 micro Ampere nella particella gialla, essa emette bagliori di luce bianca di forma sferica a circa un minuto-secondo l’uno dal successivo fino a quando perdura la carica elettrica positiva al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica negativa da 2 micro Ampere nella particella gialla, essa assorbe la carica negativa fino alla sua saturazione elettrica, dopo di che emette bagliori di luce bianca di forma sferica a intervalli di tempo maggiori l’uno dal successivo quanto meno intensa è la carica elettrica negativa inserita al suo interno. Questa emissione di bagliori di luce perdura fino a quando perdura la carica elettrica negativa al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica positiva da 2 micro Ampere nella particella rossa, essa entra in vibrazione ed emette radiazioni elettro-magnetiche costanti composte da ioni positivi. Questa emissione perdura fino a quando perdura la carica elettrica positiva al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica negativa da 2 micro Ampere nella particella rossa, essa assorbe la carica negativa fino alla saturazione del suo potenziale elettrico, dopo di che il processo di assorbimento si interrompe e si forma uno schermo sferico attorno alla carica elettrica negativa immessa all’interno della particella.

Se viene inserita una micro carica elettrica positiva da 2 micro Ampere nella particella blu, essa emette un bagliore costante di forma sferica di luce blu. Questa emissione perdura fino a quando perdura la carica elettrica positiva al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica negativa da 2 micro Ampere nella particella blu, essa entra in vibrazione ed emette, sia un bagliore costante di forma sferica di luce blu, sia radiazioni elettro-magnetiche costanti composte da ioni negativi. La vibrazione, l’emissione di luce blu e l’emissione di radiazioni elettro-magnetiche perdurano fino a quando perdura la carica elettrica negativa all’interno della particella.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Dati:
⁃ 0,3 gradi di oscillazione dell’asse di rotazione della massa di neutroni;
⁃ 13,5 gradi di oscillazione dell’asse di rotazione della massa di fotoni;
⁃ 0,15 micron di spessore del diaframma tra i due campi di forza gravitazionale;
⁃ il raggio di luce costante proiettato lungo la direttrice sud – nord dell’asse di rotazione che oscilla di 0,3 gradi effettua un movimento a spirale attorno all’asse di rotazione;
⁃ il raggio di luce costante proiettato lungo la direttrice sud – nord dell’asse di rotazione che oscilla di 13,5 gradi viene diffratto con un angolo di 92-93 gradi;
⁃ il raggio di luce costante proiettato da sud a nord all’interno del diaframma tra i due campi gravitazionali diviene una membrana luminosa che oscilla secondo le stesse variazioni della superficie esterna dei due campi gravitazionali a contatto con il diaframma.

Ipotesi sul nucleo di un atomo di berillio

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sul nucleo di un atomo di berillio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI
Si dà un nucleo di un atomo di berillio 113 in condizione statica. Al suo interno si rinviene una struttura a forma di cono di colore verde con il vertice rivolto verso il basso.
Osservando dall’alto la base del cono, si nota che il cono gira in senso antiorario.
Osservando dal basso il vertice del cono, ci si rende conto che la struttura è composta da due coni uno dentro l’altro.
Il cono esterno è un tronco di cono con la circonferenza minore molto vicina al cono interno.
Il cono interno è intero e ha la parte sommitale che emerge dalla circonferenza minore del cono esterno.
Il cono interno gira in senso orario all’interno del cono esterno.

 

ESPERIMENTI

Per studiare il nucleo dell’atomo di berillio ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

 

1° gruppo di esperimenti
Se viene arrestata la rotazione antioraria del cono esterno, la rotazione in senso orario del cono interno non subisce variazioni, mentre le particelle subatomiche che compongono il nucleo dell’atomo di berillio 113 si disperdono nello spazio circostante.

Se si consente al cono esterno di riprendere a ruotare in senso antiorario, le particelle subatomiche che componevano il nucleo dell’atomo di berillio 113 tornano ad aggregarsi fra loro.

Se viene arrestata la rotazione oraria del cono interno, aumenta la velocità della rotazione antioraria del cono esterno e aumenta altresì la velocità del moto degli elettroni che girano attorno al nucleo dell’atomo di berillio 113 da circa 200 mila chilometri al secondo a circa 280 mila chilometri al secondo.

Se si consente al cono interno di riprendere a ruotare in senso orario, la rotazioni citate del cono esterno e degli elettroni tornano alle loro velocità originarie.

 

2° gruppo di esperimenti
Il neutrone del nucleo dell’atomo di berillio 113 è composto da tre particelle: una gialla e una blu tangenti e una rossa sotto di loro tangente a entrambe.

Se viene tolta la particella gialla, la particella rossa di allontana e si disperde nello spazio circostante.

Se viene tolta la particella blu, la particella rossa esplode.

Se viene tolta la particella rossa, le particelle gialla e blu si fondono tra loro e si trasformano in un quark down che si disperde nello spazio circostante.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTA A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

Ipotesi su un neutrone di un atomo di cesio

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su un neutrone di un atomo di cesio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI
Si dà un generatore di plasma a forma di ciambella cilindrica con un diametro misurato dai suoi punti esterni pari a 4,5 metri.

All’interno della ciambella del generatore, paralleli alle sue linee sommitale e infima, vi sono degli specchi rotondi di circa 10 centimetri di diametro.

L’impulso elettrico viene fatto circolare lungo la parte esterna della ciambella del generatore: in un senso lungo la parte alta, nel senso opposto lungo la parte bassa.

Dopo che gli specchi dei quali ho appena detto sono stati inclinati in modo da formare angoli alterni interni di 45 gradi, l’impulso elettrico viene convogliato dall’esterno all’interno della ciambella del generatore. La conseguenza è che la temperatura del gas interno alla ciambella del generatore inizia ad aumentare.

Quando il gas interno alla ciambella del generatore raggiunge la temperatura di 2495 gradi centigradi, l’inclinazione degli specchi interni viene cambiata in modo che ciascuno specchio sulla linea sommitale punti in direzione dello specchio successivo a quello che si trova in basso lungo la linea perpendicolare al terreno.

In questo modo, il gas interno alla ciambella del generatore inizia ad avere un moto rotatorio.

Il moto rotatorio in parola è conforme alla nuova angolazione assunta dagli specchi[2].

Viene introdotto un atomo di cesio 120 nel gas che ruota all’interno della ciambella del generatore.

L’atomo aggrega a sé altre particelle sub-atomiche fino a diventare un atomo di cesio 128.

 

ESPERIMENTI

Per studiare il neutrone dell’atomo di cesio in parola, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Il neutrone preso in esame è composto da tre particelle che identifico con tre colori diversi: una gialla, una rossa e una blu.

 

1° gruppo di esperimenti

Se dal neutrone viene tolta la particella gialla, il neutrone si disgrega.

Se dal neutrone viene tolta la particella rossa, il neutrone trema per qualche istante e poi esplode emettendo radiazione luminosa e campo elettromagnetico entrambi in forma sferica.

Se dal neutrone viene tolta la particella blu, il neutrone deflagra proiettando parti della sua massa.

 

2° gruppo di esperimenti

Se al neutrone viene aggiunta una particella gialla, il neutrone emette un campo elettromagnetico stabile di forma sferica attorno a sé come fa una stella quando diventa una gigante rossa.

Se al neutrone viene aggiunta una particella rossa, il neutrone diventa un elettrone e si dirige verso il gas che lo circonda.

Se al neutrone viene aggiunta una particella blu, la particella blu si posiziona all’opposto della particella blu già presente nel neutrone. Il neutrone genera un’esplosione di campo di forma sferica, che subito dopo riassorbe in una sorta di rimbalzo. Quindi, il neutrone assume proprietà di attrazione e repulsione elettrica: ora infatti, se si avvicina al neutrone una carica elettrica positiva questa viene attratta, se si avvicina al neutrone una carica elettrica negativa questa viene respinta.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Lungo un ipotetico vettore parallelo al terreno, il verso della rotazione del gas è quello in direzione dell’angolo ottuso creato da uno specchio in alto e da quello in basso successivo a quello lungo la sua perpendicolare

Ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs[1].

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Il bosone di Higgs funziona in modo simile a un regolatore di tensione elettrica.

 

ESPERIMENTI

Per la verifica sperimentale dell’ipotesi che ho ora formulato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti[3].

Tre misuratori di tensione elettrica vengono posizionati, rispettivamente, all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame, sulla sua struttura esterna e nella sua parte interna.

Tutti gli esperimenti descritti qui di seguito iniziano con la rilevazione della tensione elettrica da parte di tutti e tre i rilevatori di tensione che ho appena elencato.

 

Esperimento n. 1

Si indirizzi verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame una variazione della tensione elettrica di ingresso dell’ordine di ±5% rispetto alla tensione elettrica presente, all’inizio di questo esperimento, all’interno della particella subatomica nella quale esso si trova.

A seguito di ciò, il misuratore di tensione elettrica all’interno della particella sub-atomica misurerà una tensione elettrica in uscita dalla struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame che risulterà stabilizzata entro un valore minore di ±5%.

 

Esperimento n. 2

La regolazione di tensione elettrica all’interno del bosone di Higgs avviene tramite il seguente meccanismo automatico di tipo chimico.

La sua struttura esterna si comporta come un conduttore posto tra due corpi: la parte interna della particella sub-atomica nella quale esso si trova e la parte interna del medesimo bosone.

I composti chimici presenti nella parte interna del bosone di Higgs si destabilizzano a seguito della variazione in aumento o in diminuzione oltre una certa misura della tensione elettrica che entra in essa.

La destabilizzazione chimica ora descritta dà avvio alla regolazione della tensione elettrica.

Per verificare questa ipotesi si indirizzino verso la parte esterna del bosone di Higgs molteplici variazioni in diminuzione della tensione elettrica a partire da ±5% rispetto al valore di essa presente, all’inizio dell’esperimento, all’interno della particella subatomica.

Proseguendo in questo modo, si arriverà a trovare la variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica non avviene.

Questo poiché il meccanismo automatico di tipo chimico che ho descritto non si attiva.

 

Esperimento n. 3

La variazione di tensione elettrica – al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica non avviene – non ha un valore fisso.

Il suo valore, infatti, varia a seconda del grado di conducibilità elettrica presente nella parte interna del bosone di Higgs.

Per verificare questa ipotesi, si effettui il seguente esperimento articolato in due parti.

Prima parte.

Si immettano nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame delle molecole di un materiale isolante[4].

Si faccia in modo che esse si diffondano uniformemente all’interno del volume della parte interna.

A seguito di ciò, si ripetano le operazioni che ho descritto nell’esperimento numero 2 che precede.

Il valore della variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica da parte del bosone di Higgs non avviene risulterà essere più basso di quello misurato al termine dell’esperimento numero 2 che precede.

Seconda parte.

Dopo di che, si immetta nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame una sostanza chimica in grado di interagire con le molecole del materiale isolante precedentemente in essa inserite e di formare uno o più composti non isolanti[5].

La variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica da parte del bosone di Higgs non avviene tornerà nuovamente a un valore più basso rispetto a quello misurato al termine della prima parte di questo esperimento[6].

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nell’articolo “Ipotesi sulla funzione e sulla struttura del bosone di Higgs” – pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 28 agosto 2017 – ho formulato delle ipotesi sulla funzione (vale a dire, a che cosa serve) e sulla struttura (vale a dire, come è fatto) del bosone di Higgs. In questo articolo formulo delle ipotesi su come funziona il bosone di Higgs.

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

[3] Tutte le operazioni che sono descritte nel paragrafo “Esperimenti” devono essere effettuate senza indurre, al contempo, una variazione nella frequenza e nella intensità delle vibrazioni presenti nella particella subatomica all’interno della quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame.

[4] Ad esempio, delle molecole di un materiale plastico.

[5] L’aumento della conducibilità elettrica che si ottiene è direttamente proporzionale all’ottenimento di materiali semi-conduttori, conduttori o super-conduttori all’esito della descritta reazione chimica.

[6] La diminuzione di questo valore è inversamente proporzionale al grado di conducibilità elettrica presente nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

Questo articolo è stato pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 22 febbraio 2018 alle ore 06.04.

Ipotesi sulla funzione e sulla struttura del bosone di Higgs

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla struttura del bosone di Higgs e sulla funzione che esso svolge all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Il bosone di Higgs è uno smorzatore delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica nella quale si esso si trova.

Esso è costituito da una struttura esterna che circonda una parte interna.

Quest’ultima è costituita da energia priva di carica elettrica e nella quale non ci sono vibrazioni.

La struttura esterna del bosone di Higgs vibra con la stessa frequenza che è presente nella parte interna della particella sub-atomica all’interno della quale esso è contenuto.

La parte interna del bosone di Higgs ha la funzione di sostenere la sua struttura esterna affinché le vibrazioni che quest’ultima riceve e assorbe non la disgreghino.

Il bosone di Higgs, dunque, ha la funzione di rendere più stabile la particella sub-atomica nella quale esso si trova.

 

ESPERIMENTO

Per la verifica sperimentale delle ipotesi che ho ora formulato, propongo di effettuare le seguenti operazioni.

Tre misuratori di vibrazioni vengono posizionati rispettivamente, all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame, sulla sua struttura esterna e nella sua parte interna.

Si comincia con la rilevazione delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica.

Quindi, si indirizzano verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame delle vibrazioni con una frequenza diversa e una intensità minore rispetto a quelle che hanno le vibrazioni che sono state poco prima rilevate all’interno della particella sub-atomica.

In seguito a ciò, il misuratore di vibrazioni posizionato sulla struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame rileva un mutamento di frequenza e una diminuzione di intensità.

Allo stesso tempo il misuratore di vibrazioni posizionato all’interno del medesimo bosone continua a non rilevare alcuna vibrazione.

Se verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame vengono indirizzate delle vibrazioni con una frequenza diversa da quella delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica nella quale esso si trova, ma con una intensità pari a queste ultime, il bosone oggetto di esame si disgrega.

Quest’ultimo risultato si ottiene anche nel caso in cui, verso la parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame, si indirizzano delle vibrazioni con una frequenza diversa da quella delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica nella quale esso si trova, ma con una intensità pari a queste ultime.

 

TESI

Se l’esperimento che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo contributo è puramente personale.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 28 agosto 2017 alle ore 00.33.

LA NUOVA FISICA

 

Ho assistito alla lezione pubblica “LHC – Dal bosone di Higgs alla Nuova Fisica: cosa ci sta svelando lo strumento scientifico più potente al mondo”[1], uno dei tanti eventi della “Notte europea dei ricercatori 2016”.

Durante la lezione, il docente ha affermato che le misurazioni effettuate all’LHC di Ginevra[2] hanno determinato che il campo del bosone di Higgs, nel vuoto, ha un valore di 250 GeV[3].

A quel punto si è soffermato sulla domanda:

  • come è possibile che il campo del bosone di Higgs nel vuoto – cioè in stato di non eccitazione – abbia un valore di 250 GeV ?

 

La lezione è proseguita affermando che questo valore del campo del bosone di Higgs è un ostacolo alla elaborazione di un modello fisico-matematico che possa descrivere la gravità in maniera compatibile con la meccanica quantistica[4].

Il problema che emerge da questi dati può essere spiegato nei termini seguenti: è come comparare un elefante (la gravità) con una cellula umana (la fisica quantistica).

Per tenerli in equilibrio ci vorrebbe una leva nella quale il fulcro disti dall’elefante quanto una cellula umana e la cellula umana disti dal fulcro quanto la distanza che c’è tra il Sole e Plutone[5].

 

Da quanto ho ascoltato a lezione, ho dedotto che i presupposti dai quali i fisici partono in questo campo di ricerca sono i seguenti: il bosone di Higgs determinerebbe la massa[6] e la forza di gravità sarebbe causata dalla massa[7].

Di conseguenza, mi pongo le seguenti domande:

  1. oggi siamo in grado di spiegare tecnicamente come funziona la gravità ?
  2. quali evidenze scientifiche abbiamo, oggi, dell’affermazione che la forza di gravità sia causata dalla massa ?

 

La prima domanda mi è venuta in mente considerando che, fin dall’esperimento di Joseph John Thomson nel XIX secolo, siamo in grado di visualizzare il flusso di elettroni della corrente elettrica.

 

Ecco il video con la spiegazione dell’esperimento di J. J. Thomson in inglese:

 

Ecco i video con la spiegazione dell’esperimento di J. J. Thomson in italiano:

 

 

Guardando questi filmati mi sono chiesto se oggi siamo in grado di fare lo stesso con la forza di gravità.

In altre parole, se al posto dei due poli elettrici catodo e anodo degli esperimenti condotti nel XIX secolo sulla corrente elettrica avessimo due masse come un libro e un quaderno – le quali, per la legge di gravità, si attraggono – potremmo vedere il funzionamento della forza di gravità come, fin dal XIX secolo, abbiamo visto il flusso di elettroni della corrente elettrica ?

Ad oggi, non sono a conoscenza della dimostrazione di come funziona tecnicamente la forza di gravità.

 

A questo punto mi chiedo come sia possibile ipotizzare un modello di universo basato sulla legge di gravità, se non conosciamo ancora come quest’ultima funziona tecnicamente[8].

Inoltre, mi domando come è possibile affermare che la forza di gravità sarebbe causata dalla massa[9] se, ad oggi, non conosciamo come funziona tecnicamente la forza di gravità.

 

Nella mia esperienza di lavoro come avvocato ho imparato che i grandi risultati si ottengono a partire da eventi che, agli occhi di molti, possono apparire banali come, ad esempio, stabilire un buon rapporto professionale con il cliente o verificare che la notifica dell’atto di citazione sia avvenuta correttamente.

Per questo, per affrontare le sfide poste da tutte le domande di questo articolo, mi sono chiesto se, anche nella fisica delle particelle sub-atomiche, non fosse il caso di partire da eventi che, agli occhi di molti, possono apparire banali come, ad esempio, il decadimento particellare[10].

 

Una semplice ricerca che ho effettuato su internet mi ha rivelato che la vita media di un elettrone è > 4,6 x 1026 anni, mentre la vita media di un protone è > 1025 anni[11].

Al contrario, la vita media delle altre particelle sub-atomiche[12] è pari a una frazione di secondo[13].

Per iniziare il cammino che porterà a dare delle risposte alle domande che ho formulato in questo articolo, propongo di partire dalla seguente domanda: perché un elettrone e un protone decadono dopo moltissimi anni, mentre le altre particelle sub-atomiche – tranne il neutrone – decadono dopo una frazione di secondo ?

Ad oggi, non sono a conoscenza della risposta a questa domanda.

 

Auguro alla fisica delle particelle sub-atomiche un futuro ricco di scoperte entusiasmanti.

Spero che questo mio contributo faccia sorgere in voi il desiderio di spingere più oltre la frontiera della conoscenza umana.

Vi ringrazio per il vostro tempo.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Tenuta dal ricercatore dottor Biagio Di Micco del Dipartimento di matematica e fisica dell’Università degli studi Roma Tre nei locali dell’Università in Roma, Largo San Leonardo Murialdo, n. 1, dalle 22.00 alle 23.00 del 30 settembre 2016.

Preciso fin d’ora che io sono un avvocato e non un fisico.

Il mio interesse per questo tipo di argomenti è puramente personale.

[2]The Large Hadron Collider (LHC) is the world’s largest and most powerful particle accelerator. It first started up on 10 September 2008, and remains the latest addition to CERN’s accelerator complex.

The LHC consists of a 27-kilometre ring of superconducting magnets with a number of accelerating structures to boost the energy of the particles along the way.”.

Cito da: http://home.cern/topics/large-hadron-collider .

“Il Large Hadron Collider (LHC) è l’acceleratore di particelle più grande e potente del mondo. Ha iniziato a funzionare il 10 settembre 2008 e rimane l’aggiunta più grande al complesso acceleratore del CERN.

L’LHC consiste in un anello di 27 chilometri di magneti superconduttori con un numero di strutture di accelerazione per aumentare l’energia delle particelle lungo il percorso.” (la traduzione è mia)

[3]In fisica l’elettronvolt (simbolo eV) è un’unità di misura dell’energia, molto usata in ambito atomico e subatomico. Viene definito come l’energia guadagnata (o persa) dalla carica elettrica di un singolo elettrone, quando viene mosso nel vuoto tra due punti di una regione in cui ha sede un potenziale elettrostatico, tra i quali vi è una differenza di 1 volt.”.

Il gigaelettronvolt (simbolo GeV) è un multiplo dell’elettronvolt (1 GeV = 109 eV).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Elettronvolt .

[4] La massa del bosone di Higgs è pari a 126 GeV: grande rispetto alla massa del protone che è pari a 1 GeV, ma molto piccola rispetto alla massa di Plank che è pari a 1019 GeV.

Si veda: Luigi Rolandi, Il bosone di Higgs un anno dopo la sua scoperta, su: https://www.youtube.com/watch?v=BqJMFyO0Z2o , slide a 44’ e 42’’.

La massa di Plank si definisce come “l’unità naturale di massa, la massima massa permessa dalla natura per masse puntiformi, una massa capace di possedere una singola carica elementare”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Massa_di_Planck .

[5] L’esempio che riporto è stato esposto dal dottor Di Micco durante la lezione che ho citato.

[6]Il bosone di Higgs è un bosone elementare, massivo e scalare che gioca un ruolo fondamentale all’interno del Modello standard.

Venne teorizzato nel 1964 e rilevato per la prima volta nel 2012 negli esperimenti ATLAS e CMS, condotti con l’acceleratore LHC del CERN.

La sua importanza è quella di essere la particella associata al campo di Higgs, che secondo la teoria permea l’universo conferendo la massa alle particelle elementari.” (il sottolineato è mio).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Bosone_di_Higgs .

[7]Il campo gravitazionale terrestre è un fenomeno naturale presente sulla Terra, per il quale il pianeta esercita un’attrazione sui corpi che si manifesta attraverso il peso. La forza attrattiva del nostro pianeta, rispetto ad un altro corpo, deriva dalla sua massa e dalla distanza, secondo la legge universale di Newton.” (il sottolineato è mio).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_gravitazionale_terrestre .

[8]La teoria più moderna dell’Universo oscillante, basata sulla cosmologia quantistica, sostiene che questo processo si ripeterà, attraverso il meccanismo del Grande Rimbalzo (Big Bounce), ma solo se la forza di gravità supererà l’energia oscura (o se l’energia oscura non esistesse). Molti esperti di gravità quantistica concordano col Big Bounce.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Universo_oscillante .

Big Bounce (in inglese “Grande Rimbalzo”), è una teoria cosmologica elaborata dal fisico tedesco Martin Bojowald, esperto di gravità e cosmologia quantistiche, e dal suo team della Pennsylvania State University, e pubblicata nel luglio 2007 su Nature Phisics online.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bounce .

[9] Si veda la nota numero 7.

Salvo errori e omissioni da parte mia, la lettura dell’affermazione che ho citato tra virgolette nella nota 7 di questo articolo mi porta a dedurre che essa riguarda l’osservazione dell’attrazione gravitazionale come fenomeno.

Come avete letto, le domande che mi pongo in questo articolo non riguardano l’attrazione gravitazionale come fenomeno che si manifesta, ma riguardano ciò che ne è la causa.

Non intendo negare la validità delle affermazioni fatte fin ora dalla scienza sulla forza di gravità come fenomeno che si manifesta; le mie competenze non me lo permettono.

Tuttavia, sono rimasto sorpreso dal fatto che sia stato usato il modo indicativo – il modo della certezza – per parlare della forza di gravità senza averne compreso il funzionamento tecnico.

In altre parole, nel testo che ho citato nella nota 7, al posto del verbo “deriva”, mi sarei aspettato l’uso del verbo al condizionale “deriverebbe”.

Questo per indicare che le osservazioni fin ora compiute sulla forza di gravità come fenomeno che si manifesta conducono ad affermare che essa “deriverebbe” dalla massa e che per poter usare il verbo all’indicativo – “deriva” – è necessario prima comprendere come funziona tecnicamente la forza di gravità.

[10]Il decadimento particellare è il decadimento di una particella sub-atomica.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare .

[11] Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare che riporta i dati forniti dal Particle Data Group.

Il Particle Data Group è una collaborazione internazionale di fisici delle particelle che analizzano e compilano i risultati pubblicati riguardanti le proprietà delle particelle elementari e delle interazioni fondamentali. …

Il Particle Data Group attualmente pubblica il Review of Particle Physics e la sua versione tascabile Particle Data Booklet, che è stampata ogni due anni, e aggiornata in Internet annualmente.

Il Particle Data Group pubblica anche il Pocket Diary for Physicists, un calendario con le date delle maggiori conferenze internazionali e i contatti con i maggiori istituti di fisica delle alte energie.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Particle_Data_Group .

[12] Muone, tauone, pione neutro, pione carico, bosone W, bosone Z.

Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare .

[13] Tranne il neutrone che decade dopo 885,7 secondi.

Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare che riporta i dati forniti dal Particle Data Group.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .