Ipotesi su un elettrone

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su un elettrone.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

 

Parto da questa domanda: perché un elettrone orbita attorno al nucleo di un atomo a circa duecentomila chilometri al secondo?

 

PARTE I – descrizione dell’elettrone 

 

Ipotizzo che un elettrone in orbita attorno al nucleo di un atomo sia composto nel modo seguente: 

  • due particelle ciascuna con carica elettrica negativa oscillante, 
  • una particella che opera come uno stabilizzatore, 
  • energia 
  • una contrapposizione tra energie.

 

Le due particelle con carica elettrica negativa oscillante possono essere formalizzate nel modo seguente:

h – s . [1/m . (2d + c) + b]

la carica elettrica negativa di ciascuna particella oscilla secondo lo schema: 1/3 – 2/3, 1/2 – 1/2, 2/3 – 1/3.

 

Se l’elettrone viene portato fuori dall’atomo, le due particelle ora descritte non hanno più la carica elettrica negativa oscillante, ma ciascuna ha la carica elettrica negativa stabile di 1/3.

 

 

La particella che opera come uno stabilizzatore può essere formalizzata nel modo seguente:

s + h . sopra la linea di frazione b – c sotto la linea di frazione m . 1/2 d dopo la linea di frazione e / 1/md

 

Se l’elettrone viene portato fuori dall’atomo, la particella ora descritta non opera più come uno stabilizzatore, ma come una carica elettrica positiva stabile di 1/3.

 

 

L’energia che si trova nell’elettrone può essere formalizzata nel modo seguente:

e = d . (sopra la linea di frazione) b + (f al quadrato / g) (sotto la linea di frazione) j . 2n + (1 / g . m)

 

Ipotizzo che l’energia che ho ora descritto sia energia che era già presente al momento del così detto Big Bang e che non si sia concretizzata nella quarta dimensione della realtà che vediamo perché la quantità di materia non era sufficiente.

 

 

Ipotizzo che la contrapposizione tra energie sia in realtà una contrapposizione fra lo spazio a tre dimensioni circostante l’elettrone e l’energia che si trova dentro l’elettrone con la sua potenzialità dimensionale della quale ho detto ora e che non si è concretizzata.

 

Questa contrapposizione tra energie può essere formalizzata nel modo seguente: 

tensione = //

+ s . f [2 t quadro . g . (s/2 – 1/2 t)] (tensione energetica dello spazio a tre dimensioni)

+  j . 2n + (1 / g . m) (tensione energetica dell’energia nell’elettrone)

 

 

PARTE II – l’elettrone nell’atomo

 

Ipotizzo che i protoni e i neutroni che si trovano nel nucleo dell’atomo non siano immobili, ma cambino posizione pur rimanendo coesi tra loro.

 

In questo movimento accade che due o più protoni si vengano a trovare vicini tra loro e con una parte della loro superficie esterna che forma la parte esterna del nucleo dell’atomo.

Quando questo accade, ipotizzo che si generi un’attrazione energetica tra la carica positiva dei protoni e la carica negativa delle due particelle con carica elettrica negativa oscillante che sono nell’elettrone che orbita attorno al nucleo.

 

La conseguenza è la caduta dell’elettrone sul nucleo dell’atomo e la sua quasi immediata espulsione.

 

Nel nucleo dell’atomo, infatti, l’energia che si trova dentro l’elettrone si contrappone alle energie del protone e del neutrone nel modo seguente:

tensione = //

+ m . d + [2 . (u . s / 1/2m)] (tensione energetica del protone)

+ m . d + [2 m . (s . h/2)] (tensione energetica del neutrone)

+  j . 2n + (1 /  g . m) (tensione energetica dell’energia nell’elettrone)

 

La contrapposizione tra energie della quale ho detto ora espelle l’elettrone dal nucleo dell’atomo imprimendogli la velocità di circa duecentomila chilometri al secondo.

 

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

Ipotesi sull’origine della forza di gravità

In questo articolo formulo delle ipotesi sull’origine della forza di gravità.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

 

La realtà dalla quale parto è quella del plasma altamente concentrato in un ordine di grandezza di 10 alla 23.

Questa realtà di partenza può essere formalizzata nel modo seguente[2]:

funzione di e 10 alla 23 = 2 . 

(s – 3 s/t) 

+ (t . 2/3m) . (s – 1/t) 

+ e . {m . 1/3 s – [d . 4/3 (1/g . 2 (m al quadrato))] . (s . r/2) . (m . 1/t)}

 

Nel contesto ora descritto la gravità non opera a causa di una mancanza di interazione fra energia del plasma e spazio.

Pertanto, e . (s . r/2) imprime al plasma un verso vettoriale esterno rispetto a (s – 1/t).

Quando questo accade, (s – 3 s/t) inizia ad avere una estensione tale da attivare la relazione tra energia del plasma e spazio e, di conseguenza, la gravità inizia ad operare.

 

La gravità non porta la materia a collassare su se stessa perché l’intensità di (1/g . 2 (m al quadrato)) non glielo consente.

Questo accadrà solo a partire dal momento in cui l’estensione di (s – 3 s/t) consentirà a 1/g di avere una intensità pari a quella di 2 (m al quadrato).

A quel punto, però, l’estensione raggiunta da (s – 3 s/t) sarà tale da consentire alla gravità di far collassare su se stessa solo delle porzioni di materia e non tutta la materia.

 

Si badi bene che, durante la mancanza di operatività della gravità, il tempo continua a scorrere.

Infatti, (t . 2/3m) non viene inficiato da (1/g . 2 (m al quadrato)).

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle alte energie.

 

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Attenzione: le equazioni che seguono sono pensate per descrivere la materia fluida allo stato di energia. Non devono quindi essere lette secondo i parametri della fisica meccanica classica, né con quelli della fisica meccanica quantistica, ma solo con i parametri della fisica delle alte energie.

Ipotesi sui viaggi nei tunnel spazio – temporali

Questo articolo contiene delle ipotesi sui viaggi nei tunnel spazio – temporali.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque.[1]

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

INTRODUZIONE

L’11 febbraio 2021, ho visto la puntata “Alla ricerca dei buchi bianchi” della serie televisiva “Universo ai raggi X”.[2]

Nella puntata in parola, tra l’altro, si parla della teoria secondo la quale un buco nero e un buco bianco potrebbero essere collegati tramite un tunnel spazio – temporale.[3] [4]

Si afferma, inoltre, che esso potrebbe essere attraversato per giungere in un altro luogo dell’universo e forse anche in un tempo diverso rispetto a quello di partenza.

Riflettendo sul contenuto ora esposto, pensavo che, per poter attraversare un tunnel spazio – temporale, è necessario prima entrarci.

Per entrare dalla parte di un buco nero, è necessario affrontare la disgregazione della materia da esso operata, mentre, per entrare dalla parte di un buco bianco, sarebbe necessario affrontare l’imponente espulsione di materia ed energia che da esso promana.

Quale oggetto – con o senza pilota senziente – potrebbe affrontare con successo queste forze?

 

IPOTESI

Continuando a riflettere su tutto questo mi sono domandato: perché, per viaggiare nell’universo, si dovrebbe andare alla ricerca di un ipotetico tunnel spazio – temporale dentro un buco nero o dentro un buco bianco?, non sarebbe meglio viaggiare nell’universo creando un tunnel spazio – temporale artificiale e stabile?

Per rispondere a questa seconda domanda, ipotizzo di piegare lo spazio – tempo attorno a un vettore in modo che quest’ultimo venga attratto all’interno della piega spazio – temporale così generata come avviene quando si mette in funzione un’aspirapolvere.

Per generare la piega nel tessuto dello spazio – tempo, ipotizzo di usare l’elettro-magnetismo generato da un plasma freddo e confinato.

Mi spiego meglio.

 

Il plasma è gas ionizzato[5], cioè carico elettricamente.

Uno dei progetti più noti, oggi in fase di studio, si prefigge di usare il plasma per generare energia elettrica tramite la fusione nucleare.[6]

In questo caso, l’ostacolo da superare è la gestione delle radiazioni prodotte e delle temperature assai elevate che il plasma deve raggiungere e mantenere perché si abbia una reazione di fusione nucleare stabile e prolungata nel tempo.[7]

 

Per generare la piega nel tessuto dello spazio – tempo evitando questi problemi, ipotizzo di usare un campo magnetico per sottrarre un elettrone dal livello più esterno di uno dei gas nobili[8]: l’argon.[9]

Se nel campo magnetico vengono fatti rimanere gli elettroni sottratti, ipotizzo che il campo magnetico sia il seguente:

½ d al quadrato . [2a . (3 b/k)] = 2m . a + [(a / b al quadrato) . (3/2 m k)]

Se gli elettroni sottratti non vengono fatti rimanere nel campo magnetico, ipotizzo che quest’ultimo sia il seguente:

2 d al quadrato . (sopra la linea di frazione 2a . 3b sotto la linea di frazione k) = 2 (m . a) al quadrato + (a/b . 3 m k) al quadrato

Il primo dei due è più stabile e richiede una minore quantità di energia.

Per riportare il gas al suo stato inerte, è sufficiente immettere nuovamente in esso gli elettroni in precedenza sottratti.

 

Ipotizzo che l’argon così ionizzato generi un campo magnetico confinato di questo tipo:

a . k al quadrato – [(sopra la linea di frazione 2 n/b sotto la linea di frazione a al quadrato) + (2 b/2 . k al quadrato)] . (a/2) . b al quadrato

Tramite la conduzione magnetica del campo verso l’esterno del vettore, ipotizzo che lo spazio – tempo intorno a quest’ultimo possa essere curvato.

Ipotizzo che la diffusione del campo vada limitata a pochi centimetri dalla superficie esterna del vettore tramite la magnetizzazione capillare di quest’ultima con un elemento a polarizzazione opposta rispetto a quella del campo.[10]

 

Ipotizzo che la piega dello spazio – tempo attorno al vettore sia direttamente proporzionale alla intensità nel campo generato e che il vettore, attratto nella piega in parola, sia in grado di viaggiare nello spazio.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Titolo originale “Strip the Cosmos” stagione 4, episodio 2: “Hunting White Holes”.

In inglese: https://trakt.tv/shows/strip-the-cosmos/seasons/4/episodes/2

In italiano: https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/universoairaggix4/alla-ricerca-dei-buchi-bianchi_F310519401000204

 

[3] “Un ponte di Einstein-Rosen o cunicolo spazio-temporale, detto anche wormhole (in italiano letteralmente “buco di verme”), è un’ipotetica caratteristica topologica dello spaziotempo.”

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_di_Einstein-Rosen

 

[4] Nota 2, filmato in italiano, da 34’ 35’’ a 38’ 12’’.

 

[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Plasma_(fisica)

 

[6] “A differenza del progetto ITER, che ha lo scopo di dimostrare la possibilità di ottenere plasma in grado di sostenere la reazione di fusione nucleare per un tempo abbastanza lungo (1000 s), lo scopo principale del progetto DEMO è quello di dimostrare esplicitamente la possibilità di generare energia elettrica tramite reazioni di fusione nucleare.

Lo scopo di DEMO è di dimostrare la possibilità di produrre energia elettrica dalla reazione di fusione nucleare, mentre dimostrare l’economicità di questa forma di produzione di energia è lasciato a successive filiere di reattori.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/DEMO

 

[7] “The materials nuclear design requirements and the effects of radiation damage are briefly analysed with emphasis on a pulsed ‘low extrapolation’ system, which is being used for the initial design integration studies, based as far as possible on mature technologies and reliable regimes of operation (to be extrapolated from the ITER experience), and on the use of materials suitable for the expected level of neutron fluence. The main technical issues arising from the plasma and nuclear loads and the effects of radiation damage particularly on the structural and heat sink materials of the vessel and in-vessel components are critically discussed. The need to establish realistic target performance and a development schedule for near-term electricity production tends to favour more conservative technology choices. The readiness of the technical (physics and technology) assumptions that are being made is expected to be an important factor for the selection of the technical features of the device.”

Cito da: European DEMO design strategy and consequences for materials, G. Federici et al 2017 Nucl. Fusion 57 092002.

 

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Visualizzate l’articolo online per aggiornamenti e miglioramenti su:

https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1741-4326/57/9/092002#back-to-top-target

 

[8] https://it.wikipedia.org/wiki/Gas_nobili

 

[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Argon

 

[10] Per impedire che la partenza del vettore porti alla disgregazione dei suoi occupanti, è necessario che all’interno del vettore venga diffuso un campo magnetico biologicamente inerte, con una polarizzazione uguale a quella del campo magnetico esterno al vettore.

Sulla preconizzazione dello smorzatore inerziale nella serie televisiva di fanta-scienza Star Trek si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Smorzatore_inerziale 

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sulla crescita dell’universo

Questo articolo ipotizza perché l’universo e i funghi mucillaginosi sulla Terra crescono secondo percorsi analoghi.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque.[1]

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Il 21 gennaio 2021, ho visto la puntata “Dentro la grande muraglia dello spazio” della serie televisiva “Universo ai raggi X”.[2]

Nella puntata in parola viene descritto un super ammasso di galassie[3] osservato a sei miliardi di anni luce di distanza dalla Terra.

Tra l’altro, viene fatto un parallelo tra la struttura delle galassie che lo compongono e la struttura di un fungo mucillaginoso unicellulare presente sulla Terra e ci si chiede perché l’universo e i funghi mucillaginosi sulla Terra crescono secondo percorsi analoghi.[4]

Ipotizzo che la risposta possa essere formalizzata come segue:

½ . 2 k . (linea di frazione base) (sopra c’è un’altra linea di frazione) (sopra quest’ultima) 1 / k . a (sotto quest’ultima) 2 b al quadrato / ½ k (sotto la linea di frazione base c’è (3 / 2 b) . (sopra la linea di frazione) 9 a . 2 b al quadrato (sotto la linea di frazione) (k – a) . 3/2 b al quadrato

 

ESPERIMENTO

Per la verifica sperimentale dell’ipotesi che ho ora formulato, propongo di effettuare il seguente esperimento.

Dopo avere trovato e verificato l’algoritmo con il quale cresce il fungo mucillaginoso sulla Terra e l’algoritmo con il quale cresce l’universo, si metta un fungo mucillaginoso in coltura sia sulla Terra sia in un ambiente quanto più possibile simile allo spazio interstellare.

Si usi la formalizzazione matematica espressa poc’anzi nel paragrafo “IPOTESI” per fare il raffronto tra l’algoritmo di crescita dell’universo e quello di crescita del fungo mucillaginoso in ciascuno dei due ambienti.

Ipotizzo che le discrepanze rilevate possano essere utili per la misurazione delle variabili di sistema (gravità, temperatura, pressione, etc.).

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo dell’astrofisica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Titolo originale “Strip the Cosmos” stagione 4, episodio 6: “Inside Space’s Great Wall”.

In inglese: https://trakt.tv/shows/strip-the-cosmos/seasons/4/episodes/6

In italiano: https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/universoairaggix4/dentro-la-grande-muraglia-dello-spazio_F310519401000604

 

[3] Denominato “Grande Muraglia BOSS” https://it.wikipedia.org/wiki/BOSS_Great_Wall

 

[4] Nota 2, filmato in italiano, da 29’ 10’’ a 34’ 20’’.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Il vicolo cieco

È possibile che la fisica entri in un vicolo cieco?

In caso affermativo, come può uscirne?

Approfondisco qui di seguito le criticità e la possibile soluzione delle quali ho parlato nell’articolo “La nuova fisica”.[1]

 

 

I PROBLEMI ANCORA IRRISOLTI

 

Sebbene siano passati quasi quattro anni dalla pubblicazione di “La nuova fisica”, le criticità lì messe in luce non hanno ancora una soluzione.

 

Il primo grave problema è nella fisica cosmologica.

Infatti, a oggi non sono ancora a conoscenza di una spiegazione di come funzioni tecnicamente la forza di gravità.[2]

Questa mancata spiegazione è particolarmente grave perché la forza di gravità viene usata per elaborare il modello di universo oggi più accreditato.[3]

Come è possibile usare la forza di gravità per elaborare un modello di universo, se non si conosce come funziona tecnicamente la forza di gravità?

 

Un altro grave problema è nella fisica delle particelle sub-atomiche.

Il modello così detto standard comprende le interazioni forte, elettromagnetica e debole, ma non l’interazione gravitazionale.[4]

Se la fisica è la scienza che studia il comportamento della materia e l’interazione gravitazionale è un dato di fatto del comportamento della materia – acquisito anche nel sapere dei non fisici -, come si può accogliere un modello delle particelle sub-atomiche e delle interazioni fondamentali che escluda l’interazione gravitazionale?

 

Il terzo grave problema riguarda la fisica fondamentale.

Non sono a conoscenza di una spiegazione del perché il campo del bosone di Higgs, nel vuoto – cioè in stato di non eccitazione –, abbia un valore di 250 GeV.[5] [6]

Questa mancata spiegazione è assai rilevante se si pensa che il bosone di Higgs dovrebbe essere la particella sub-atomica che conferisce la massa alle particelle elementari, ovvero, dà consistenza alla materia.[7]

Come si può sostenere che il bosone di Higgs sia la particella sub-atomica che conferisce la massa alle particelle elementari se non si conoscono la natura fisica e il funzionamento tecnico del bosone di Higgs?

 

Il quarto grave problema è nella coerenza tra le affermazioni della fisica in due campi diversi.

Il citato valore del campo del bosone di Higgs è un ostacolo alla elaborazione di un modello fisico-matematico che possa descrivere la gravità in maniera compatibile con la meccanica quantistica.

Il problema che emerge da questi dati può essere spiegato nei termini seguenti: è come comparare un elefante (la gravità) con una cellula umana (la fisica quantistica).

Per tenerli in equilibrio ci vorrebbe una leva nella quale il fulcro disti dall’elefante quanto una cellula umana e la cellula umana disti dal fulcro quanto la distanza che c’è tra il Sole e Plutone.[8]

 

 

LA GRAVITA’ DEL PROBLEMA

 

Attenzione, non sto dicendo che è sbagliato formulare delle teorie che spieghino più eventi della fisica.

Sto dicendo che è sbagliato farlo senza avere prima consolidato scientificamente le basi sulle quali quelle teorie poggiano.

 

Agendo in questo modo infatti, anche se si giunge a fare nuove scoperte, vi sono due problemi.

Primo, si è portati a leggere le nuove scoperte nel modo utile a confermare l’ipotesi.

La mancanza di una base scientificamente consolidata impedisce di confutare questa lettura.

Secondo, non si possono fare delle affermazioni tra loro congruenti.

La mancanza di una base scientificamente consolidata fa in modo che le nuove affermazioni contrastino con quello che già si conosce al punto che esse non sono un progresso nel sapere, ma delle affermazioni paradossali.

 

È il caso dei problemi che ho poc’anzi esposto.

Prendiamo il primo problema.

Chi può confutare un modello di universo basato sull’interazione gravitazionale se nessuno conosce il funzionamento tecnico dell’interazione gravitazionale?

Prendiamo il secondo problema.

Come ho detto poc’anzi, come si può accogliere un modello delle particelle sub-atomiche e delle interazioni fondamentali che escluda l’interazione gravitazionale?

 

 

LA RADICE DELL’ERRORE

 

Salvo errori od omissioni da parte mia, i problemi che ho ora esposto sono di una gravità tale da meritare una pausa di riflessione da parte di tutti gli addetti ai lavori.

 

Non ritengo possibile che studenti, laureati, dottorandi, ricercatori, professori e premi Nobel nel campo della fisica non si rendano conto che i problemi che ho ora esposto minano la congruenza delle affermazioni della fisica.

 

La mia opinione è che i soggetti ora elencati siano vittime della loro stessa passione per la fisica.

Mi spiego meglio.

 

Un essere umano non è una macchina.

La possibile conquista di nuovo sapere con la notorietà che essa comporta provoca nel cervello umano uno stato eccitazione che dà un senso di grande benessere.

Questo stato si alimenta di se stesso.

Si rimane eccitati se si continua a svolgere l’attività eccitante.

Al contrario, consolidare scientificamente il terreno sul quale le teorie si poggiano è un’attività necessaria, ma non è un’attività eccitante.

 

È possibile che il desiderio di conoscere e di scoprire – molla del progresso del sapere in tutti i campi – abbia eccitato gli addetti ai lavori nella fisica al punto tale da portarli a compiere il passo più lungo della gamba: fare delle affermazioni senza avere prima consolidato con metodo scientifico le basi sulle quali quelle affermazioni poggiano.

 

È umano essere appassionati del proprio campo del sapere al punto tale da non vedere dove si mettono i piedi.

È utile in questo caso avere qualcuno che riporti l’attenzione di tutti sul pavimento prima di inciampare e cadere.

 

 

UNA POSSIBILE SOLUZIONE

 

Come gestire la situazione data, ad esempio, dal primo problema?

Si rinuncia a formulare un’ipotesi sul modello di universo?

No, perché la formulazione di ipotesi è il primo passo del metodo scientifico: ipotesi, esperimento, tesi.

Si costruisce un modello di universo prescindendo dalla interazione gravitazionale?

No, perché essa è un dato di fatto del comportamento della materia nell’universo che conosciamo.

E allora?

Come si esce da questo vicolo cieco?

 

Nell’unico modo possibile: tornando indietro.

Prima ci si dedica a consolidare scientificamente la base – il funzionamento tecnico dell’interazione gravitazionale – e poi si formulano una o più ipotesi che poggiano su quella base.

 

Chiarito questo mi domando: quando si è passati dalla fisica condotta un passo dopo l’altro alla fisica condotta facendo il passo più lungo della gamba?

 

Penso che questa fuga in avanti sia iniziata con la formulazione delle teorie che comprendono molte delle nozioni di fisica fondamentale fino ad allora possedute, senza avere prima consolidato scientificamente le basi sulle quali queste teorie poggiano.

 

 

TESI

 

È necessario quindi che la fisica riprenda il cammino dagli anni 60 del ventesimo secolo e proceda al consolidamento, con metodo scientifico, delle basi sulle quali ogni affermazione si poggia.

 

Solo in questo modo la fisica uscirà dal vicolo cieco nel quale ora si trova e del quale sono espressione i problemi che ho elencato all’inizio di questo articolo.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nell’articolo “La nuova fisica” – pubblicato il 10 dicembre 2016 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2016/12/10/la-nuova-fisica/ – ho descritto come è nato il mio interesse a formulare delle ipotesi nel campo della fisica e ho offerto altresì una possibile via da percorrere.

 

Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Si badi bene: ho scritto “come funzioni tecnicamente” e non “come possa essere calcolata”.

Su questo argomento rinvio al già citato articolo “La nuova fisica” – pubblicato il 10 dicembre 2016 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2016/12/10/la-nuova-fisica/ .

 

[3] “La teoria più moderna dell’Universo oscillante, basata sulla cosmologia quantistica, sostiene che questo processo si ripeterà, attraverso il meccanismo del Grande Rimbalzo (Big Bounce), ma solo se la forza di gravità supererà l’energia oscura (o se l’energia oscura non esistesse). Molti esperti di gravità quantistica concordano col Big Bounce.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Universo_oscillante .

 

Big Bounce (in inglese “Grande Rimbalzo”), è una teoria cosmologica elaborata dal fisico tedesco Martin Bojowald, esperto di gravità e cosmologia quantistiche, e dal suo team della Pennsylvania State University, e pubblicata nel luglio 2007 su Nature Phisics online.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bounce .

 

[4]Il Modello standard (MS) è la teoria fisica che descrive tre delle quattro interazioni fondamentali note: le interazioni forte, elettromagnetica e debole (le ultime due unificate nell’interazione elettrodebole) e tutte le particelle elementari ad esse collegate.

 

Basato sulla teoria quantistica dei campi, matematicamente è una teoria di gauge non abeliana (teoria di Yang-Mills), rinormalizzabile e coerente con la relatività ristretta.

 

Le sue previsioni sono state in larga parte verificate sperimentalmente con un’ottima precisione ed esso rappresenta l’attuale modello teorico di riferimento delle forze fondamentali. Tuttavia presenta vari aspetti di incompletezza; in particolare, non comprendendo l’interazione gravitazionale, per la quale non esiste ad oggi una teoria quantistica coerente, non costituisce quella teoria del tutto obiettivo del sapere fisico.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Modello_standard

 

[5] Notte europea dei ricercatori 2016,

Università degli studi Roma Tre,

Dipartimento di matematica e fisica,

lezione pubblica “LHC – Dal bosone di Higgs alla Nuova Fisica: cosa ci sta svelando lo strumento scientifico più potente al mondo”,

tenuta dal ricercatore dottor Biagio Di Micco nei locali dell’Università in Roma, Largo San Leonardo Murialdo, n. 1, dalle 22.00 alle 23.00 del 30 settembre 2016.

Il dottor Di Micco citava misurazioni effettuate nei laboratori del CERN di Ginevra.

 

Ringrazio la Commissione dell’Unione Europea, l’Università Roma Tre, il Dipartimento di matematica e fisica dell’Università Roma Tre, il dottor Biagio Di Micco e tutti coloro che rendono possibile offrire degli eventi di divulgazione scientifica chiari e interessanti al pubblico dei non addetti ai lavori come me.

 

[6]In fisica l’elettronvolt (simbolo eV) è un’unità di misura dell’energia, molto usata in ambito atomico e subatomico. Viene definito come l’energia guadagnata (o persa) dalla carica elettrica di un singolo elettrone, quando viene mosso nel vuoto tra due punti di una regione in cui ha sede un potenziale elettrostatico, tra i quali vi è una differenza di 1 volt.”.

 

Il gigaelettronvolt (simbolo GeV) è un multiplo dell’elettronvolt (1 GeV = 109 eV).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Elettronvolt .

 

[7] “Il bosone di Higgs è un bosone elementare, massivo e scalare associato al campo di Higgs, che svolge un ruolo fondamentale nel Modello standard conferendo la massa alle particelle elementari. Inoltre il bosone di Higgs garantisce la consistenza della teoria, che senza di esso porterebbe a un calcolo di probabilità maggiore di uno per alcuni processi fisici.

 

Fu teorizzato nel 1964 e rilevato per la prima volta nel 2012 negli esperimenti ATLAS e CMS, condotti con l’acceleratore LHC del CERN[1]. Nel 2013 Peter Higgs e François Englert sono stati insigniti del premio Nobel per la fisica per la sua scoperta.” (il sottolineato è mio)

 

Nota 1

^ ATLAS – Observation of a New Particle in the Search for the Standard Model Higgs Boson with the ATLAS Detector at the LHC (PDF), su arxiv.org. URL consultato il 09-03-2013.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Bosone_di_Higgs

 

[8] L’esempio che riporto è stato esposto dal dottor Biagio Di Micco durante la lezione che ho citato nella nota 5 di questo articolo.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

https://orcid.org/0000-0002-9912-6273

Ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs – parte II^

 

INTRODUZIONE

Questo articolo è la parte II^ dell’articolo con il medesimo titolo che ho pubblicato il 22 febbraio 2018.[1]

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque.[2]

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Come ho ipotizzato nella parte I^ di questo articolo, il bosone di Higgs funziona in modo simile a un regolatore di tensione elettrica.

Dati per eseguiti gli esperimenti che ho proposto nella parte I^, passo ora a trarne le conclusioni.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione è il bosone di Higgs: elettronico?, elettro-meccanico?, automatico?[3]

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione di tipo automatico.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione automatico è il bosone di Higgs: attivo o passivo?[4]

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione automatico di tipo attivo.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione automatico attivo è il bosone di Higgs: lineare?, di commutazione?, SCR?, ibrido?[5]

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione automatico, attivo, di commutazione.

 

Domanda

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione per corrente alternata[6] o per corrente continua[7]?

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione sia per corrente alternata, sia per corrente continua.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione per corrente alternata è il bosone di Higgs: con rotazione a bobina?, elettro-meccanico?, di tensione statica PWM?, a tensione costante?, elettro-chimico?[8]

Risposta

Il bosone di Higgs è un regolatore di tensione per corrente alternata di tipo elettro-chimico.

 

Domanda

Che tipo di regolatore di tensione per corrente continua è il bosone di Higgs?[9]

Risposta

Su questo dovrò scrivere la parte III^ di questo articolo.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nell’articolo “La nuova fisica” – pubblicato il 10 dicembre 2016 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2016/12/10/la-nuova-fisica/ – ho descritto come è nato il mio interesse a formulare delle ipotesi nel campo della fisica e ho offerto altresì una possibile via da percorrere.

Nell’articolo “Ipotesi sulla funzione e sulla struttura del bosone di Higgs” – pubblicato il 28 agosto 2017 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2017/08/28/funzione-e-struttura-del-bosone-higgs/ – ho formulato delle ipotesi sulla funzione (vale a dire, a che cosa serve) e sulla struttura (vale a dire, come è fatto) del bosone di Higgs.

Nella parte I^ di questo articolo – pubblicata il 22 febbraio 2018 all’indirizzo https://giorgiocannella.com/index.php/2018/02/22/ipotesi-funzionamento-bosone-di-higgs/ – ho formulato delle ipotesi su come funziona il bosone di Higgs e ho proposto degli esperimenti al riguardo.

 

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[3] Voltage regulator (regolatore di tensione): https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator

 

[4] La differenza tra regolatori di tensione attivi e passivi:

https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator#Active_regulators

 

[5] I tipi di regolatore di tensione automatico:

https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator#Automatic_voltage_regulator

 

[6] Corrente alternata: https://it.wikipedia.org/wiki/Corrente_alternata

 

[7] Corrente continua: https://it.wikipedia.org/wiki/Corrente_continua

 

[8] Alcuni tipi di regolatore di tensione per corrente alternata:

https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator#AC_voltage_stabilizers

 

[9] Alcuni tipi di regolatore di tensione per corrente continua:

https://en.wikipedia.org/wiki/Voltage_regulator#DC_voltage_stabilizers

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

https://orcid.org/0000-0002-9912-6273

Ipotesi su materia ed energia

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla trasformazione della materia in energia all’interno di un buco nero.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

PARTE I – La materia

 

Ipotizzo che, nella parte interna di un buco nero, la forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia siano di intensità tale da ridurre la distanza tra il nucleo degli atomi e le orbite degli elettroni che gli girano attorno al punto che il valore di m sia pari a zero[2].

Ipotizzo che, in queste condizioni, le particelle subatomiche si dissolvano nel modo che ora descrivo.

 

I neutroni

 

I primi a dissolversi sono i neutroni.

Questo perché la loro coesione interna non beneficia della tensione elettrica che coadiuva la coesione interna dei protoni e degli elettroni.

 

La coesione interna dei neutroni può essere formalizzata come segue:

c = (sopra la linea di frazione) m . s (sotto la linea di frazione) 1/4 . (sopra la linea di frazione) 2 . 1/2 c/ (4/3 l . d) (sotto la linea di frazione) t – 1/3 . (2/3 l . s)

 

La forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia del buco nero infrangono il legame 

t – 1/3 . (2/3 l . s)

 

Di conseguenza, il neutrone si dissolve in:

e = s – (sopra la linea di frazione) m . (sopra la linea di frazione) 2 s/[3 . (t . 2 m/s)] (sotto la linea di frazione) 2 . (-1/3 g al quadrato + 3 l . s) (sotto la linea di frazione primaria) 3/2 l + (- 4g + 2l) – (t al quadrato – 2 s)   [3]

 

Per comodità, chiamo questa energia e-neutrone.

 

I protoni

 

La coesione interna dei protoni può essere formalizzata come segue:

c = (sopra la linea di frazione) m . s + 2 l/g (sotto la linea di frazione) 1/4 . (sopra la linea di frazione) 2 . 1/2 c/ [2/3 l – g/(alfa/2) . d + 2 s/t] (sotto la linea di frazione) t – 1/3 . (2/3 l . s)   [4]

 

La forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia del buco nero infrangono il legame 

g/(alfa/2)

perché la tensione esercitata dalla carica elettrica positiva del protone non è in grado di contrastarle.

 

Di conseguenza, il protone si dissolve in:

e = s – (sopra la linea di frazione) m . (sopra la linea di frazione) 2 s/[3 . (2 g – s/t al quadrato)] (sotto la linea di frazione) 2 . (-1/3 g al quadrato) (sotto la linea di frazione primaria) 3/2 l – (t al quadrato – 2 s)   [5]

 

Per comodità, chiamo questa energia e-protone.

 

Gli elettroni

 

La coesione interna degli elettroni può essere formalizzata come segue:

c = (sopra la linea di frazione) m . -s + 2 l/g (sotto la linea di frazione) 1/4 . (sopra la linea di frazione) 2 . 1/2 c/ [2/3 l – g/(alfa/2) . d + 2 s/t] (sotto la linea di frazione) t – 1/3 . (2/3 l . s)   [6]

 

La forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia del buco nero infrangono il legame 

g/(alfa/2)

perché la tensione esercitata dalla carica elettrica negativa dell’elettrone non è in grado di contrastarle.

 

Di conseguenza, l’elettrone si dissolve in:

e = s – (sopra la linea di frazione) m . (sopra la linea di frazione) 2 s/[3 . (2 g – s/t al quadrato)] (sotto la linea di frazione) 2 . (-1/3 g al quadrato) (sotto la linea di frazione primaria) – 3/2 l – 1/(t al quadrato – 2 s)   [7]

 

Per comodità, chiamo questa energia e-elettrone.

 

PARTE II – L’energia

 

Ipotizzo che e-neutrone sia la base sulla quale si innestano e-protone ed e-elettrone.

 

Nel dettaglio, i potenziali di e-neutrone costituiti da

2 . (-1/3 g al quadrato + 3 l . s)

e da

3/2 l + (- 4g + 2l) – (t al quadrato – 2 s)

fanno da base per la combinazione con esso del potenziale di e-protone costituito da

3/2 l – (t al quadrato – 2 s)

e di quello di e-elettrone costituito da

2 . (-1/3 g al quadrato)

 

Questa energia così composta – che per comodità chiamo e-composta – interagisce con la materia che le sta attorno all’interno del buco nero.

 

Nel dettaglio, il potenziale costituito da – 3/2 l – 1/(t al quadrato – 2 s) dissolve la coesione interna di neutroni, protoni ed elettroni e li trasforma nelle forme di energia descritte poc’anzi[8].

 

Esse si combinano tra loro e accrescono la quantità di e-composta all’interno del buco nero.

 

La dissoluzione della materia in parola procede seguendo le linee dei campi magnetici interni al buco nero.

 

Raggiunta la superficie esterna del buco nero, e-composta viene espulsa con violenza all’esterno del buco nero.

 

Infatti, come ho specificato al termine delle formule di e-neutrone, e-protone ed e-elettrone, “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

E-composta dissolve la materia che incontra lungo il suo percorso all’esterno del buco nero.

Tuttavia, non essendo più soggetta alle linee dei campi magnetici interni al buco nero, il suo moto si arresta quando il potenziale costituito da – 3/2 l – 1/(t al quadrato – 2 s) si esaurisce.

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica cosmologica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Chiamo “m” la distanza media tra il nucleo di un atomo e le orbite dei suoi elettroni in condizioni di 1G.

 

[3] L’ultimo valore di “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

[4] Qui “alfa” indica la tensione esercitata dalla carica elettrica positiva del protone.

 

[5] Anche qui l’ultimo valore di “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

[6] Qui “alfa” indica la tensione esercitata dalla carica elettrica negativa dell’elettrone.

 

[7] Anche qui l’ultimo valore di “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

[8] e-neutrone, e-protone ed e-elettrone.

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Ipotesi sull’energia oscura

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sull’energia oscura.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PARTE I – Descrizioni

Ipotizzo che un atomo di deuterio sia colpito da un quanto di energia.

 

Il quanto di energia è stato originato durante l’esplosione di una stella di neutroni.

La formula del quanto di energia che qui prendo in esame è:

f = 4/5 g . a/2

 

Se il quanto di energia colpisce il neutrone dell’atomo di deuterio, il neutrone si disgrega e i due protoni si allontanano.

 

Se il quanto di energia colpisce uno dei protoni dell’atomo di deuterio, il protone vede aumentare la sua energia, si stacca dal nucleo dell’atomo di deuterio e si allontana.

Nell’allontanarsi, il protone diventa un neutrino instabile la cui formula è la seguente:

f = (sopra la linea di frazione) 3/4 m – 2 t quadro (sotto la linea di frazione) 1/t

 

Dopo pochi secondi, il neutrino instabile si dissolve e si tramuta in energia oscura.

 

Ipotizzo che, nello spazio, l’energia oscura esista in porzioni racchiuse da un campo di energia e che essa sia di due tipi:

– energia oscura con carica elettrica nulla;

– energia in potenza.

 

L’energia oscura con carica elettrica nulla è descritta da questa formula:

f = – (sopra la linea di frazione) 2 -m . g (sotto la linea di frazione) 1/ m . 2 g/2

 

L’energia oscura in potenza è descritta da questa formula:

f = 4 t quadro . 3/2 g – d/3g

 

oppure, in modo più semplice:

f = 3 – 4/2 t . 2 f quadro / g/2

 

oppure in modo più semplice:

f = 2 f – 4 g + (sopra la linea di frazione) 2 d quadro + 5 g/2 (sotto la linea di frazione) 3 . 5f/2 . 2 f quadro + 3 . g quadro / 2 t . f . g/2

 

Il campo di energia che racchiude la porzione di energia oscura nello spazio è descritto da questa formula:

f = 3 k . 2 g/2 

 

Il campo di energia che separa i due tipi di energia oscura è descritto dalla formula seguente:

f = d – f/2 + (sopra la linea di frazione) 3 . (sopra la linea di frazione) 4 t – g quadro . f (sotto la linea di frazione) 2 – 4 g/2.d + 3f (sotto la linea di frazione originaria) 2 . 4/g-t/2 + 2 d . f

 

 

PARTE II – Eventi

Ipotizzo che la deflagrazione prodotta da una stella di neutroni o da un buco nero massiccio sia tale da lacerare il tessuto dello spazio e il tessuto del tempo.

 

Questo provoca una modificazione nel fluire dello spazio e del tempo attorno alle lacerazioni.

 

La tensione che si genera attorno alle lacerazioni può essere formalizzata nel modo seguente:

f = (sopra la linea di frazione) 3/2 2k . 1/3 g . (m al quadrato / t/2) (sotto la linea di frazione) d . 3t/2 – 1/4 lk

 

Questa tensione infrange il campo di energia che racchiude la porzione di energia oscura con carica elettrica nulla.

Di conseguenza, l’energia oscura con carica elettrica nulla fluisce nella lacerazione del tempo e ne ripristina il tessuto.

 

Il tempo lacerato può essere formalizzato nel modo seguente:

2 . 6 g al quadrato – 1/4 t inverso è diverso da 4 . 6 g al quadrato + 1/2 t/ 1/2k

 

L’interazione tra energia oscura con carica elettrica nulla e tempo lacerato è la seguente:

5 . 2/3 f al quadrato – (4 g . k/2) riequilibra 4 . 6 g al quadrato + 1/2 t/ 1/2k e lo porta a 2k – 3 t . 1/2 g (se k è positivo).

Se k è ancora negativo, è necessario l’apporto di altra energia oscura con carica elettrica nulla.

 

Per giungere alla lacerazione del tempo, l’energia oscura con carica elettrica nulla viaggia a una velocità attorno al settanta per cento della velocità della luce.

 

La tensione descritta poc’anzi infrange anche il campo di energia che racchiude la porzione di energia oscura in potenza.

Di conseguenza, l’energia oscura in potenza fluisce nella lacerazione dello spazio e ne ripristina il tessuto.

 

Lo spazio lacerato può essere formalizzato nel modo seguente:

3 . 4 . (2 t/2 – 1/6 g) è uguale a 3 – (d . (-k/2 . 6g / 1/ 2/3k)

Attenzione: quest’ultima equazione è corretta all’interno della lacerazione dello spazio!

 

L’interazione tra energia oscura in potenza e spazio lacerato è la seguente:

2 . 2/3 t quadro – 1/ 2g/2 . (1/t – 2/ 1/kt) corregge 3 – (d . (-k/2 . 6g / 1/ 2/3k) e lo rende 2 . [1/t – 2/3 k . (1/ t al quadrato/k/2) – 1]

Attenzione: “-1” qui serve a fare sì che il tempo riprenda a scorrere nello spazio ricomposto e non a convalidare l’equazione di risulta!

 

Per giungere alla lacerazione dello spazio, l’energia oscura in potenza viaggia con una velocità che è circa due volte e mezza la velocità della luce.

 

Una volta che l’energia oscura ha riparato la lacerazione del tempo e la lacerazione dello spazio, il tempo e lo spazio riprendono a fluire regolarmente.

Il tempo fluisce secondo la seguente relazione con lo spazio:

f = (sopra la linea di frazione) – 1/2 f . d quadro . t (sotto la linea di frazione) 2/3 m . n . s quadro / 2 . s/2 

Lo spazio fluisce secondo la seguente relazione con il tempo:

-f = 2/3 . t – 1 / s quadro . [2 t quadro . g . (s/2 – 1/2 t)]

 

 

Il 16 maggio 2021 ho aggiunto la Parte III che segue.

PARTE III – Potenziali

Per effettuare la riparazione della lacerazione del tempo l’energia oscura con carica elettrica nulla:

  • si colloca sui bordi della lacerazione del tempo, 
  • emette dei filamenti che si connettono a un altro punto della lacerazione del tempo dove si è ubicata altra energia oscura con carica elettrica nulla,
  • i filamenti si contraggono e, di conseguenza, avvicinano i bordi della lacerazione del tempo fino a rimarginarla.

 

L’energia oscura con carica elettrica nulla ha un potenziale che può essere formalizzato nel modo seguente:

-(f/2 . {2d . [a/2 + 3f . (b/2 . 3a)] + e . (m . a al quadrato)}

 

Il potenziale ora descritto agisce in forza di [a/2 + 3f . (b/2 . 3a)].

 

Quando (b/2 . 3a) si esaurisce, il potenziale negativo dell’energia oscura con carica elettrica nulla cessa e quindi il tessuto del tempo non c’è più.

 

Per effettuare la riparazione della lacerazione dello spazio l’energia oscura in potenza:

  • si colloca nella lacerazione dello spazio,
  • si estende verso i bordi della lacerazione dello spazio formando uno “strato”,
  • la lacerazione dello spazio si rimargina quando lo “strato” così formato raggiunge tutti i punti dei bordi della lacerazione.

 

L’energia oscura in potenza ha un potenziale che può essere formalizzato nel modo seguente:

+ (sopra la linea di frazione) 2/3 . (sopra la linea di frazione) 3 – e al quadrato . (9d + 3 s/2) (sotto la linea di frazione) 3 . 9 a/d – 3 s.d – (f . t) (sotto la linea di frazione) 3/2 . b al quadrato / a . -d . 1/t

 

Il potenziale ora descritto agisce in forza di 3/2 . b al quadrato / a . -d . 1/t che conforma l’energia oscura in potenza come uno “strato”.

 

Quando (9d + 3 s/2) si esaurisce, il potenziale positivo della energia oscura in potenza assume valore zero e quindi il tessuto dello spazio si riduce come fa un metro a nastro in un meccanismo avvolgibile.

 

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica cosmologica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

https://orcid.org/0000-0002-9912-6273

Ipotesi sulla divisione di un buco nero

Questo articolo contiene delle ipotesi su un fenomeno raro: la divisione di un buco nero per alcuni secondi in due semisfere.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

 

Ipotizzo che, nella parte interna di un buco nero, la forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia soprastante siano di intensità tale da ridurre la distanza tra il nucleo degli atomi e le orbite degli elettroni che gli girano attorno oltre il valore m = 1 – 0,96.[2]

 

La materia interessata da questo fenomeno si destabilizza ed esercita una forza repulsiva con verso opposto rispetto alla gravità e alla pressione che operano all’interno del buco nero.

 

Se la forza repulsiva in parola è più forte della gravità e della pressione citate, il buco nero deflagra.

Se la forza repulsiva in parola è prossima alla somma della gravità e della pressione citate con uno scarto dello 0,02%, il buco nero si divide per alcuni secondi in due semi sfere.

 

Tra queste due semi sfere continua ad agire la forza di gravità, mentre le loro parti interne si riespandono.

Quando, a causa della riespansione in parola, il valore di m torna a essere più basso di 1 – 0,96 [3], le due semi sfere si ricongiungono e il buco nero si riassesta contraendosi.

 

Se il superamento del valore m = 1 – 0,96 avviene in modo repentino, il buco nero deflagra.

Se questo superamento avviene in modo graduale, il buco nero si divide in due semi sfere.

 

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica dell’universo.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Chiamo “m” la distanza media tra il nucleo di un atomo e le orbite dei suoi elettroni in condizioni di 1G.

 

[3] A titolo meramente esemplificativo: 1 – 0,92.

https://orcid.org/0000-0002-9912-6273

Ipotesi sulla relazione tra due buchi neri

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla relazione tra due buchi neri di piccole dimensioni distanti tra loro.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

Ipotizzo che esistano due buchi neri di piccole dimensioni.

Il primo che chiamo A ha una massa di 4,5 volte quella del Sole.

Il secondo che chiamo B ha una massa 4 volte quella di A.

A e B distano 127.000 anni luce.

Tra A e B c’è un collegamento attraverso il quale passano dei quanti di energia.

 

PARTE I

Da A transitano continuamente verso B alcuni dei quanti di energia che A genera attraverso la sua rotazione.

Da B transitano a intervalli di tempo verso A alcuni dei quanti di energia che B genera con la sua carica elettrica.

Il passaggio dei quanti di energia ora descritto contribuisce alla stabilità di entrambi i buchi neri.

Nel dettaglio, per A vale quanto segue.

La stabilità energetica di A è:

meno (sopra la linea di frazione) alfa/2 + 3/4 gamma al quadrato (sotto la linea di frazione) delta/2 + 3/4 gamma al quadrato

Poiché la rotazione di A fa crescere il valore di alfa/2 oltre la capacità di delta/2 di compensarlo, A invia alcuni quanti di energia a B.

Per B vale quanto segue.

La stabilità energetica di B è:

+ (sopra la linea di frazione) 1/2 alfa al quadrato – 3/2 gamma (sotto la linea di frazione) 1/2 alfa al quadrato + 3/2 delta + (3 gamma/delta)

Poiché la carica energetica di B è opposta a un valore positivo di 3 gamma/delta, B assorbe i quanti di energia che provengono da A per ottenere il valore positivo in parola.

Questo provoca una neutralizzazione in B dell’eccesso di energia e una speculare produzione di quanti di energia di carica negativa che B invia ad A.

 

PARTE II

Ipotizzo che A e B abbiano un funzionamento interno di tipo ciclico.

La fine di un ciclo e l’inizio di un nuovo ciclo avvengono nel modo seguente.

B invia ad A energia di questo tipo:

k – (sopra la linea di frazione) 3 gamma al quadrato – 2 alfa . gamma + (delta – zeta/2) (sotto la linea di frazione) 7 zeta – beta al quadrato

A riceve l’energia ora descritta, la sua massa ha una vibrazione ed emette dalla superficie degli “sbuffi” di radiazioni gamma polarizzate.

Successivamente A invia a B energia di questo tipo:

9 kappa . alfa/2

B riceve da A l’energia ora descritta, la sua massa ha una vibrazione ed emette dalla superficie degli “sbuffi” di radiazioni alfa neutriniche.

Il ciclo di B ricomincia.

Successivamente B invia ad A energia di questo tipo:

9 alfa – 7 gamma al quadrato

Il ciclo di A ricomincia.

La prossima fine ciclo e inizio di un nuovo ciclo avverranno a partire da A.

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica dell’universo.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

https://orcid.org/0000-0002-9912-6273