Israele e Palestina: regolamento di confini

Molti contributi hanno finora trattato le cause e gli eventi della contrapposizione tra Israele e Palestina.

Pochi sono quelli che hanno offerto delle soluzioni.

In questo articolo descrivo sommariamente una possibile soluzione vantaggiosa sia per le parti in causa, sia per coloro che sono a esse vicine.

 

Un esempio è utile per comprendere quali sono i ruoli che le parti possono assumere.

Immaginate che io sia uno dei difensori della vostra squadra di calcio preferita.

Questo articolo passa la palla ai centrocampisti perché elaborino l’azione di gioco e a loro volta passino la palla agli attaccanti.

L’obiettivo è fare goal.

I centrocampisti sono gli staff di tutte le parti, gli attanti sono i rappresentanti delle parti in causa.

L’obiettivo è firmare e ratificare un trattato con il regolamento di confini tra Israele e Palestina.

 

Nel gennaio del 2020 gli Stati Uniti d’America hanno presentato il piano “Peace to prosperity”.

Il governo israeliano lo ha accolto, il governo palestinese no.[1]

Il piano in parola ha il pregio di rendere visibile a tutti qual è l’ultimo ostacolo che impedisce il conseguimento dell’obiettivo: il regolamento di confini tra Israele e Palestina.

 

Per fare questo, è necessaria l’azione di regolamento di confini.

Questa azione è presente sia nel diritto civile[2], sia nel diritto internazionale pubblico.[3]

Sono certo che, in tanti anni di contrapposizione, non sarà mancata l’opera di chi ha raccolto le prove utili a dimostrare dove passa il confine tra Israele e Palestina.

 

Quando parlo di prove, mi riferisco agli strumenti processuali per mezzo dei quali il giudice forma il suo convincimento circa la verità o meno dei fatti affermati dall’una o dall’altra parte.

Per questa ragione, è escluso dalla nozione di prova tutto quello che non è dimostrabile in giudizio come, ad esempio, la bontà, la generosità, l’altruismo, la fede e i loro contrari.

 

Le prove esplicano la loro efficacia probatoria all’interno di un procedimento per la risoluzione pacifica delle controversie.

 

Per le controversie internazionali, l’articolo 33 della Carta istitutiva dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (da qui in poi O.N.U.) contiene un elenco non esaustivo dei procedimenti di risoluzione pacifica di esse.[4]

I negoziati, le inchieste, i tentativi di mediazione e di conciliazione sono in questo elenco e nel tempo hanno condotto le parti all’ultimo ostacolo da superare: il regolamento dei loro confini.

 

Tra i mezzi elencati dall’articolo 33 in esame c’è l’arbitrato.

L’arbitrato, al pari del regolamento giudiziale, si conclude con una soluzione vincolante.

Tuttavia, come abbiamo accennato all’inizio, la durata pluridecennale della controversia tra Israele e Palestina ha spinto molti Stati a simpatizzare per l’una o per l’altra parte.

In altre parole, sarebbe difficile trovare un soggetto terzo che entrambi possano scegliere per condurre la procedura ed emettere il lodo arbitrale.

 

È giunto quindi il momento di adire un regolamento giudiziale.

Esso dovrà svolgersi in un tribunale internazionale, precostituito, permanente, che segua una procedura istituzionalizzata.

 

L’odierna assenza di un Tribunale internazionale per il Medio Oriente con questi requisiti fa sì che, per l’azione di regolamento di confini tra Israele e Palestina, sia necessario adire la Corte internazionale di giustizia.[5]

Nel diritto internazionale pubblico, infatti, l’organismo giudiziario facente parte di un’organizzazione internazionale ha una giurisdizione definita in relazione alle funzioni che il trattato istitutivo dell’organizzazione internazionale assegna a quest’ultima.

Poiché la Carta istitutiva dell’O.N.U. configura quest’ultima come un’organizzazione politica di livello mondiale, la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia avrà un’estensione mondiale.

 

La tesi secondo la quale la Corte in parola sarebbe deputata a conoscere solo le controversie giuridiche e non le controversie politiche non è idonea a negare la sua giurisdizione.

Per comprenderne il motivo, seguiamo questo ragionamento.

I soggetti muniti della personalità di diritto internazionale pubblico sono unicamente gli Stati e le organizzazioni internazionali alle quali gli Stati membri hanno attribuito la personalità giuridica in parola.[6]

I soggetti del diritto internazionale pubblico esprimono la loro volontà tramite atti adottati dai loro organi rappresentativi.

Questi ultimi sono composti da individui che agiscono in base ai loro convincimenti in politica estera.

Per questo, nella realtà, ogni controversia internazionale possiede congiuntamente caratteri giuridici e politici.

Ecco perché la distinzione tra controversia giuridica e controversia politica è priva di significato pratico.

In conclusione, nel diritto internazionale pubblico tutte le controversie richiedono l’applicazione delle norme del diritto in parola e sono sottoponibili alla giurisdizione delle Corti e dei Tribunali che giudicano in base ad esso.

 

Un proverbio italiano dice che il diavolo è nei dettagli.

Per questo motivo, sono necessarie alcune precisazioni.

 

Sulla ottemperanza alla sentenza

La sentenza della Corte internazionale di giustizia è definitiva, inappellabile e vincolante per le parti della controversia.

Lo Statuto della Corte prevede i casi di disputa sul significato o sulla portata della sentenza, nonché il caso di revisione della stessa.[7]

Poiché accade che una o più parti in causa giustifichino la mancata ottemperanza alla sentenza con la presunta invalidità della stessa e questo dà luogo a una nuova controversia presso la medesima Corte, è necessario che il contenuto della sentenza sia trasfuso in un trattato di diritto internazionale pubblico.

In questo modo, il regolamento di confini disposto dalla Corte porterà alla definitiva e inconfutabile esistenza di due Stati sovrani.

 

Sull’intervento di uno Stato terzo in giudizio

Lo Statuto della Corte internazionale di giustizia disciplina il possibile intervento di uno Stato terzo nel giudizio.

È bene sottolineare che l’ammissibilità di questo intervento è collegata alla rigorosa dimostrazione, da parte dello Stato terzo, dell’interesse di natura legale che ha e che può essere leso dalla decisione della controversia.[8]

 

Sulla sorte delle persone detenute

La contrapposizione pluridecennale tra Israele e Palestina ha condotto alla detenzione di persone.

È comprensibile che sentimenti di umana vicinanza portino una o entrambe le parti a voler regolare anche questo aspetto oltre ai loro confini.

Non conosco una tensione armata tra due popoli protrattasi per quasi ottant’anni che non abbia provocato vittime.

Non ha senso, quindi, porre fine alla contrapposizione tra Israele e Palestina continuando a detenere le persone di entrambi i popoli che si sono adoperate per l’una o per l’altra parte.

Per questi motivi, il regolamento dei confini deve accompagnarsi alla concomitante e vicendevole restituzione di tutte le persone che si sono adoperate per l’una o per l’altra parte.

 

Auguro a Israele e alla Palestina un futuro in cui questo articolo verrà letto solo per ricordare il loro passato.

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Il contributo di Inside Over: https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-piano-di-pace-di-trump-e-che-cosa-prevede.html

 

Il contributo di Le Monde diplomatique: https://www.monde-diplomatique.fr/2020/03/GRESH/61539

 

[2] Codice civile della Repubblica italiana, Regio Decreto 16 marzo 1942, numero 262.

Art. 950. (Azione di regolamento di confini).

Quando il confine tra due fondi è incerto, ciascuno dei proprietari può chiedere che sia stabilito giudizialmente.

Ogni mezzo di prova è ammesso.

In mancanza di altri elementi, il giudice si attiene al confine delineato dalle mappe catastali.

 

[3] Statuto della Corte internazionale di giustizia,

Capitolo II Competenza della Corte,

Articolo 36,

testo autentico in lingua inglese in:

https://www.icj-cij.org/en/statute#CHAPTER_II

Article 36

  1. The jurisdiction of the Court comprises all cases which the parties refer to it and all matters specially provided for in the Charter of the United Nations or in treaties and conventions in force.
  2. The states parties to the present Statute may at any time declare that they recognize as compulsory ipso facto and without special agreement, in relation to any other state accepting the same obligation, the jurisdiction of the Court in all legal disputes concerning:
  3. the interpretation of a treaty;
  4. any question of international law;

 

  1. the existence of any fact which, if established, would constitute a breach of an international obligation;

 

  1. the nature or extent of the reparation to be made for the breach of an international obligation.
  2. The declarations referred to above may be made unconditionally or on condition of reciprocity on the part of several or certain states, or for a certain time.
  3. Such declarations shall be deposited with the Secretary-General of the United Nations, who shall transmit copies thereof to the parties to the Statute and to the Registrar of the Court.
  4. Declarations made under Article 36 of the Statute of the Permanent Court of International Justice and which are still in force shall be deemed, as between the parties to the present Statute, to be acceptances of the compulsory jurisdiction of the International Court of Justice for the period which they still have to run and in accordance with their terms.
  5. In the event of a dispute as to whether the Court has jurisdiction, the matter shall be settled by the decision of the Court.

 

(il sottolineato è mio)

 

[4] Carta istitutiva dell’Organizzazione delle Nazioni Unite,

capitolo VI Soluzione pacifica delle controversie,

articolo 33,

testo autentico in lingua inglese in:

https://www.un.org/en/sections/un-charter/chapter-vi/index.html

Article 33

  1. The parties to any dispute, the continuance of which is likely to endanger the maintenance of international peace and security, shall, first of all, seek a solution by negotiation, enquiry, mediation, conciliation, arbitration, judicial settlement, resort to regional agencies or arrangements, or other peaceful means of their own choice.
  2. The Security Council shall, when it deems necessary, call upon the parties to settle their dispute by such means.

 

[5] Corte Internazionale di Giustizia sito internet ufficiale: https://www.icj-cij.org/en

 

[6] Sulla questione se l’individuo e i gruppi di cui esso faccia parte possano essere considerati titolari della soggettività di diritto internazionale pubblico rinvio al mio contributo “Individui e soggettività di diritto internazionale pubblico: facciamo chiarezza”.

L’articolo è pubblicato sulla rivista on-line Vaglio Magazine n. 2 del 27 novembre 2019:

https://www.vagliomagazine.it/individui-e-soggettivita-di-diritto-internazionale-pubblico-facciamo-chiarezza/

e sul mio sito internet:

https://giorgiocannella.com/index.php/2019/12/05/soggettivita-di-diritto-internazionale-pubblico/

 

[7] Statuto della Corte internazionale di giustizia,

Capitolo III Procedura,

Articoli 59, 60 e 61,

testo autentico in lingua inglese in:

https://www.icj-cij.org/en/statute#CHAPTER_III

Article 59

The decision of the Court has no binding force except between the parties and in respect of that particular case.

Article 60

The judgment is final and without appeal. In the event of dispute as to the meaning or scope of the judgment, the Court shall construe it upon the request of any party.

Article 61

  1. An application for revision of a judgment may be made only when it is based upon the discovery of some fact of such a nature as to be a decisive factor, which fact was, when the judgment was given, unknown to the Court and also to the party claiming revision, always provided that such ignorance was not due to negligence.
  2. The proceedings for revision shall be opened by a judgment of the Court expressly recording the existence of the new fact, recognizing that it has such a character as to lay the case open to revision, and declaring the application admissible on this ground.
  3. The Court may require previous compliance with the terms of the judgment before it admits proceedings in revision.
  4. The application for revision must be made at latest within six months of the discovery of the new fact.
  5. No application for revision may be made after the lapse of ten years from the date of the judgment.

 

[8] Statuto della Corte internazionale di giustizia,

Capitolo III Procedura,

Articolo 62,

testo autentico in lingua inglese in:

https://www.icj-cij.org/en/statute#CHAPTER_III

Article 62

  1. Should a state consider that it has an interest of a legal nature which may be affected by the decision in the case, it may submit a request to the Court to be permitted to intervene.

2 It shall be for the Court to decide upon this request.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi su materia ed energia

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla trasformazione della materia in energia all’interno di un buco nero.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

PARTE I – La materia

 

Ipotizzo che, nella parte interna di un buco nero, la forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia siano di intensità tale da ridurre la distanza tra il nucleo degli atomi e le orbite degli elettroni che gli girano attorno al punto che il valore di m sia pari a zero[2].

Ipotizzo che, in queste condizioni, le particelle subatomiche si dissolvano nel modo che ora descrivo.

 

I neutroni

 

I primi a dissolversi sono i neutroni.

Questo perché la loro coesione interna non beneficia della tensione elettrica che coadiuva la coesione interna dei protoni e degli elettroni.

 

La coesione interna dei neutroni può essere formalizzata come segue:

c = (sopra la linea di frazione) m . s (sotto la linea di frazione) 1/4 . (sopra la linea di frazione) 2 . 1/2 c/ (4/3 l . d) (sotto la linea di frazione) t – 1/3 . (2/3 l . s)

 

La forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia del buco nero infrangono il legame 

t – 1/3 . (2/3 l . s)

 

Di conseguenza, il neutrone si dissolve in:

e = s – (sopra la linea di frazione) m . (sopra la linea di frazione) 2 s/[3 . (t . 2 m/s)] (sotto la linea di frazione) 2 . (-1/3 g al quadrato + 3 l . s) (sotto la linea di frazione primaria) 3/2 l + (- 4g + 2l) – (t al quadrato – 2 s)   [3]

 

Per comodità, chiamo questa energia e-neutrone.

 

I protoni

 

La coesione interna dei protoni può essere formalizzata come segue:

c = (sopra la linea di frazione) m . s + 2 l/g (sotto la linea di frazione) 1/4 . (sopra la linea di frazione) 2 . 1/2 c/ [2/3 l – g/(alfa/2) . d + 2 s/t] (sotto la linea di frazione) t – 1/3 . (2/3 l . s)   [4]

 

La forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia del buco nero infrangono il legame 

g/(alfa/2)

perché la tensione esercitata dalla carica elettrica positiva del protone non è in grado di contrastarle.

 

Di conseguenza, il protone si dissolve in:

e = s – (sopra la linea di frazione) m . (sopra la linea di frazione) 2 s/[3 . (2 g – s/t al quadrato)] (sotto la linea di frazione) 2 . (-1/3 g al quadrato) (sotto la linea di frazione primaria) 3/2 l – (t al quadrato – 2 s)   [5]

 

Per comodità, chiamo questa energia e-protone.

 

Gli elettroni

 

La coesione interna degli elettroni può essere formalizzata come segue:

c = (sopra la linea di frazione) m . -s + 2 l/g (sotto la linea di frazione) 1/4 . (sopra la linea di frazione) 2 . 1/2 c/ [2/3 l – g/(alfa/2) . d + 2 s/t] (sotto la linea di frazione) t – 1/3 . (2/3 l . s)   [6]

 

La forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia del buco nero infrangono il legame 

g/(alfa/2)

perché la tensione esercitata dalla carica elettrica negativa dell’elettrone non è in grado di contrastarle.

 

Di conseguenza, l’elettrone si dissolve in:

e = s – (sopra la linea di frazione) m . (sopra la linea di frazione) 2 s/[3 . (2 g – s/t al quadrato)] (sotto la linea di frazione) 2 . (-1/3 g al quadrato) (sotto la linea di frazione primaria) – 3/2 l – 1/(t al quadrato – 2 s)   [7]

 

Per comodità, chiamo questa energia e-elettrone.

 

PARTE II – L’energia

 

Ipotizzo che e-neutrone sia la base sulla quale si innestano e-protone ed e-elettrone.

 

Nel dettaglio, i potenziali di e-neutrone costituiti da

2 . (-1/3 g al quadrato + 3 l . s)

e da

3/2 l + (- 4g + 2l) – (t al quadrato – 2 s)

fanno da base per la combinazione con esso del potenziale di e-protone costituito da

3/2 l – (t al quadrato – 2 s)

e di quello di e-elettrone costituito da

2 . (-1/3 g al quadrato)

 

Questa energia così composta – che per comodità chiamo e-composta – interagisce con la materia che le sta attorno all’interno del buco nero.

 

Nel dettaglio, il potenziale costituito da – 3/2 l – 1/(t al quadrato – 2 s) dissolve la coesione interna di neutroni, protoni ed elettroni e li trasforma nelle forme di energia descritte poc’anzi[8].

 

Esse si combinano tra loro e accrescono la quantità di e-composta all’interno del buco nero.

 

La dissoluzione della materia in parola procede seguendo le linee dei campi magnetici interni al buco nero.

 

Raggiunta la superficie esterna del buco nero, e-composta viene espulsa con violenza all’esterno del buco nero.

 

Infatti, come ho specificato al termine delle formule di e-neutrone, e-protone ed e-elettrone, “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

E-composta dissolve la materia che incontra lungo il suo percorso all’esterno del buco nero.

Tuttavia, non essendo più soggetta alle linee dei campi magnetici interni al buco nero, il suo moto si arresta quando il potenziale costituito da – 3/2 l – 1/(t al quadrato – 2 s) si esaurisce.

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica cosmologica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Chiamo “m” la distanza media tra il nucleo di un atomo e le orbite dei suoi elettroni in condizioni di 1G.

 

[3] L’ultimo valore di “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

[4] Qui “alfa” indica la tensione esercitata dalla carica elettrica positiva del protone.

 

[5] Anche qui l’ultimo valore di “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

[6] Qui “alfa” indica la tensione esercitata dalla carica elettrica negativa dell’elettrone.

 

[7] Anche qui l’ultimo valore di “s” è stabile a causa della gravità e della pressione esercitata dalla materia del buco nero.

 

[8] e-neutrone, e-protone ed e-elettrone.

La cessazione della prescrizione

 

Nel diritto penale, il decorso del tempo della prescrizione inibisce l’esercizio del diritto dello Stato a punire i colpevoli dei reati[1].

In un mio articolo precedente[2], ho parlato dell’art. 158 c.p.[3] che disciplina l’inizio del decorso del tempo della prescrizione.

 

PROBLEMA

Se l’avvenuto decorso del tempo della prescrizione inibisce l’esercizio un diritto, non vi è dubbio che la prescrizione non ha più motivo di esistere quando il diritto al quale essa si riferisce è stato esercitato.

Di questo però il codice penale non fa parola.

Infatti:

  • l’articolo 157 c.p. tratta del tempo necessario per il compimento della prescrizione[4];
  • l’articolo 158 c.p., come abbiamo detto poc’anzi, disciplina il momento in cui inizia il decorso del tempo della prescrizione[5];
  • l’articolo 159 c.p. disciplina la sospensione del decorso del tempo della prescrizione[6];
  • l’articolo 160 c.p. disciplina l’interruzione del corso del tempo della prescrizione[7];
  • l’articolo 161 c.p., infine, disciplina gli effetti della sospensione e della interruzione del decorso del tempo della prescrizione[8].

Prevedere espressamente che il decorso del tempo della prescrizione cessa definitivamente quando il diritto al quale essa si riferisce è stato esercitato è necessario per ribadire qual’è l’unico e solo scopo della prescrizione: inibire l’esercizio di un diritto dopo che esso non è stato esercitato per un lasso di tempo previsto dalla legge.

Troppo spesso infatti si sente dire che la prescrizione nel diritto penale servirebbe al raggiungimento di scopi senza dubbio nobili e importanti, ma che nulla hanno a che vedere con essa[9].

 

SOLUZIONE

Se la prescrizione non ha più motivo di esistere quando il diritto al quale essa si riferisce è stato esercitato e se – nel diritto penale – il diritto al quale essa si riferisce è il diritto dello Stato a punire i colpevoli dei reati, dobbiamo chiederci: qual’è il momento nel quale questo diritto viene esercitato nel procedimento penale?

La risposta è: quando il pubblico ministero deposita la richiesta di rinvio a giudizio nella cancelleria del giudice (articolo 416 codice di procedura penale[10]).

In quel momento lo Stato, tramite il pubblico ministero, esercita il diritto al quale la prescrizione si riferisce.

Di conseguenza, da quel momento il decorso del tempo della prescrizione deve cessare definitivamente perché – lo ripetiamo – il diritto al quale essa si riferisce è stato esercitato.

 

È opportuno prevedere altresì che una richiesta di rinvio a giudizio nulla (articolo 416 codice di procedura penale[11]) possa essere sanata una sola volta, entro tre giorni dal suo deposito durante i quali il decorso del tempo della prescrizione sia sospeso.

Questo al fine di consentire di sanare la nullità, evitare l’impossibilità di esercitare l’azione penale[12] e impedire eventuali abusi[13].

 

PROPOSTA

Per questi motivi, propongo di inserire nel codice penale l’art. 158-bis c.p. “Cessazione della prescrizione” con il seguente testo:

“Il decorso del tempo della prescrizione cessa definitivamente quando la richiesta di rinvio a giudizio è depositata dal pubblico ministero nella cancelleria del giudice.

La nullità della richiesta di rinvio a giudizio può essere sanata entro tre giorni dal suo deposito durante i quali il decorso del tempo della prescrizione è sospeso.

La mancata sanatoria della richiesta di rinvio a giudizio entro tre giorni dal suo deposito e il successivo deposito di una richiesta di rinvio a giudizio nulla sono entrambe cause di nullità insanabile.”.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1]Negli ordinamenti di common law

Nel Regno Unito e negli Stati Uniti la prescrizione dei reati penali non esiste: se ci sono sufficienti evidenze di prova, il reato può essere sempre perseguito. I tempi della giustizia civile e penale sono resi ragionevoli e cogenti da altre norme, senza la prescrizione dei reati.

Negli ordinamenti di civil law

In Francia, Spagna e Germania la prescrizione si interrompe con qualsiasi atto giudiziario, tipo l’avviso di fine indagini. In Germania per i reati commessi dai parlamentari la prescrizione viene conteggiata non dal momento in cui è avvenuto il reato ma da quando inizia il processo.”

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Prescrizione

 

[2] https://giorgiocannella.com/index.php/2019/03/23/modifica-art-158-cp/

L’articolo è pubblicato anche sul portale www.maurovaglio.it al seguente indirizzo:

http://www.maurovaglio.it/UltimeNotizie.asp?IDarticolo=170812#

 

[3] Codice penale della Repubblica italiana Regio Decreto 19 ottobre 1930, numero 1398.

 

[4] Articolo 157 c.p. Prescrizione. Tempo necessario a prescrivere

 

  1. La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria.
  2. Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell’aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto speciale, nel qual caso si tiene conto dell’aumento massimo di pena previsto per l’aggravante.
  3. Non si applicano le disposizioni dell’articolo 69 e il tempo necessario a prescrivere è determinato a norma del secondo comma.
  4. Quando per il reato la legge stabilisce congiuntamente o alternativamente la pena detentiva e la pena pecuniaria, per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo soltanto alla pena detentiva.
  5. Quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, si applica il termine di tre anni.
  6. I termini di cui ai commi che precedono sono raddoppiati per i reati di cui agli articoli 375, terzo comma, 449, 589, secondo e terzo comma, e 589-bis, nonché per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale. I termini di cui ai commi che precedono sono altresì raddoppiati per i delitti di cui al titolo VI-bis del libro secondo, per il reato di cui all’articolo 572 e per i reati di cui alla sezione I del capo III del titolo XII del libro II e di cui agli articoli 609-bis, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies, salvo che risulti la sussistenza delle circostanze attenuanti contemplate dal terzo comma dell’articolo 609-bis ovvero dal quarto comma dell’articolo 609-quater.
  7. La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato.
  8. La prescrizione non estingue i reati per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo, anche come effetto dell’applicazione di circostanze aggravanti.

 

[5] Articolo 158 c.p. Decorrenza del termine della prescrizione

 

  1. Il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole; per il reato permanente o continuato, dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione.
  2. Quando la legge fa dipendere la punibilità del reato dal verificarsi di una condizione, il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui la condizione si è verificata. Nondimeno, nei reati punibili a querela, istanza o richiesta, il termine della prescrizione decorre dal giorno del commesso reato.
  3. Per i reati previsti dall’articolo 392, comma 1-bis, del codice di procedura penale, se commessi nei confronti di minore, il termine della prescrizione decorre dal compimento del diciottesimo anno di età della persona offesa, salvo che l’azione penale sia stata esercitata precedentemente. In quest’ultimo caso il termine di prescrizione decorre dall’acquisizione della notizia di reato.

 

[6] Articolo 159 c.p. Sospensione del corso della prescrizione

 

  1. Il corso della prescrizione rimane sospeso in ogni caso in cui la sospensione del procedimento o del processo penale o dei termini di custodia cautelare è imposta da una particolare disposizione di legge, oltre che nei casi di:

            1) autorizzazione a procedere, dalla data del provvedimento con cui il pubblico ministero presenta la richiesta sino al giorno in cui l’autorità competente la accoglie;

            2) deferimento della questione ad altro giudizio, sino al giorno in cui viene decisa la questione;

            3) sospensione del procedimento o del processo penale per ragioni di impedimento delle parti e dei difensori ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore. In caso di sospensione del processo per impedimento delle parti o dei difensori, l’udienza non può essere differita oltre il sessantesimo giorno successivo alla prevedibile cessazione dell’impedimento, dovendosi avere riguardo in caso contrario al tempo dell’impedimento aumentato di sessanta giorni. Sono fatte salve le facoltà previste dall’articolo 71, commi 1 e 5, del codice di procedura penale.

            3-bis) sospensione del procedimento penale ai sensi dell’articolo 420-quater del codice di procedura penale;

            3-ter) rogatorie all’estero, dalla data del provvedimento che dispone una rogatoria sino al giorno in cui l’autorità richiedente riceve la documentazione richiesta, o comunque decorsi sei mesi dal provvedimento che dispone la rogatoria.

  1. Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna.
  2. COMMA ABROGATO DALLA L. 9 GENNAIO 2019, N. 3.
  3. COMMA ABROGATO DALLA L. 9 GENNAIO 2019, N. 3.
  4. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 GIUGNO 2017, N. 103.
  5. La prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la causa della sospensione.
  6. Nel caso di sospensione del procedimento ai sensi dell’articolo 420-quater del codice di procedura penale, la durata della sospensione della prescrizione del reato non può superare i termini previsti dal secondo comma dell’articolo 161 del presente codice.

 

[7] Articolo 160 c.p. Interruzione del corso della prescrizione

 

  1. COMMA ABROGATO DALLA L. 9 GENNAIO 2019, N. 3.
  2. Interrompono la prescrizione l’ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella di convalida del fermo o dell’arresto, l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria, su delega del pubblico ministero, o al giudice, l’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio, il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione, la richiesta di rinvio a giudizio, il decreto di fissazione della udienza preliminare, l’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, il decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena, la presentazione o la citazione per il giudizio direttissimo, il decreto che dispone il giudizio immediato, il decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio.
  3. La prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno della interruzione. Se più sono gli atti interruttivi, la prescrizione decorre dall’ultimo di essi; ma in nessun caso i termini stabiliti nell’articolo 157 possono essere prolungati oltre i termini di cui all’articolo 161, secondo comma, fatta eccezione per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale.

 

[8] Articolo 161 c.p. Effetti della sospensione e della interruzione

 

  1. L’interruzione della prescrizione ha effetto per tutti coloro che hanno commesso il reato. La sospensione della prescrizione ha effetto limitatamente agli imputati nei cui confronti si sta procedendo.
  2. Salvo che si proceda per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale, in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere, della metà per i reati di cui agli articoli 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322-bis, limitatamente ai delitti richiamati dal presente comma, e 640-bis, nonché nei casi di cui all’articolo 99, secondo comma, di due terzi nel caso di cui all’articolo 99, quarto comma, e del doppio nei casi di cui agli articoli 102, 103 e 105.

 

[9] Ad esempio, la ragionevole durata del procedimento penale.

 

[10] Articolo 416 codice di procedura penale Presentazione della richiesta del pubblico ministero

 

  1. La richiesta di rinvio a giudizio è depositata dal pubblico ministero nella cancelleria del giudice. La richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall’avviso, previsto dall’articolo 415-bis, nonché dall’invito a presentarsi per rendere l’interrogatorio ai sensi dell’articolo 375. comma 3, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere sottoposta ad interrogatorio entro il termine di cui all’articolo 415-bis, comma 3.
  2. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari. Il corpo del reato e le cose pertinenti al reato sono allegati al fascicolo, qualora non debbano essere custoditi altrove.

  2-bis. Qualora si proceda per i reati di cui agli articoli 589, secondo comma, e 589-bis del

            codice penale, la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero deve essere depositata

            entro trenta giorni dalla chiusura delle indagini preliminari.

 

[11] Si veda la nota 10.

 

[12] Evento che si verificherebbe se la prescrizione fosse decaduta e al contempo la richiesta di rinvio a giudizio fosse affetta da nullità insanabile.

 

[13] Costituiti dall’eventuale decisione del pubblico ministero di depositare più volte una richiesta di rinvio a giudizio nulla per ottenere ogni volta la sospensione del tempo della prescrizione e avere più giorni per completare le indagini.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sull’energia oscura

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sull’energia oscura.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PARTE I – Descrizioni

Ipotizzo che un atomo di deuterio sia colpito da un quanto di energia.

 

Il quanto di energia è stato originato durante l’esplosione di una stella di neutroni.

La formula del quanto di energia che qui prendo in esame è:

f = 4/5 g . a/2

 

Se il quanto di energia colpisce il neutrone dell’atomo di deuterio, il neutrone si disgrega e i due protoni si allontanano.

 

Se il quanto di energia colpisce uno dei protoni dell’atomo di deuterio, il protone vede aumentare la sua energia, si stacca dal nucleo dell’atomo di deuterio e si allontana.

Nell’allontanarsi, il protone diventa un neutrino instabile la cui formula è la seguente:

f = (sopra la linea di frazione) 3/4 m – 2 t quadro (sotto la linea di frazione) 1/t

 

Dopo pochi secondi, il neutrino instabile si dissolve e si tramuta in energia oscura.

 

Ipotizzo che, nello spazio, l’energia oscura esista in porzioni racchiuse da un campo di energia e che essa sia di due tipi:

– energia oscura con carica elettrica nulla;

– energia in potenza.

 

L’energia oscura con carica elettrica nulla è descritta da questa formula:

f = – (sopra la linea di frazione) 2 -m . g (sotto la linea di frazione) 1/ m . 2 g/2

 

L’energia oscura in potenza è descritta da questa formula:

f = 4 t quadro . 3/2 g – d/3g

 

oppure, in modo più semplice:

f = 3 – 4/2 t . 2 f quadro / g/2

 

oppure in modo più semplice:

f = 2 f – 4 g + (sopra la linea di frazione) 2 d quadro + 5 g/2 (sotto la linea di frazione) 3 . 5f/2 . 2 f quadro + 3 . g quadro / 2 t . f . g/2

 

Il campo di energia che racchiude la porzione di energia oscura nello spazio è descritto da questa formula:

f = 3 k . 2 g/2 

 

Il campo di energia che separa i due tipi di energia oscura è descritto dalla formula seguente:

f = d – f/2 + (sopra la linea di frazione) 3 . (sopra la linea di frazione) 4 t – g quadro . f (sotto la linea di frazione) 2 – 4 g/2.d + 3f (sotto la linea di frazione originaria) 2 . 4/g-t/2 + 2 d . f

 

 

PARTE II – Eventi

Ipotizzo che la deflagrazione prodotta da una stella di neutroni o da un buco nero massiccio sia tale da lacerare il tessuto dello spazio e il tessuto del tempo.

 

Questo provoca una modificazione nel fluire dello spazio e del tempo attorno alle lacerazioni.

 

La tensione che si genera attorno alle lacerazioni può essere formalizzata nel modo seguente:

f = (sopra la linea di frazione) 3/2 2k . 1/3 g . (m al quadrato / t/2) (sotto la linea di frazione) d . 3t/2 – 1/4 lk

 

Questa tensione infrange il campo di energia che racchiude la porzione di energia oscura con carica elettrica nulla.

Di conseguenza, l’energia oscura con carica elettrica nulla fluisce nella lacerazione del tempo e ne ripristina il tessuto.

 

Il tempo lacerato può essere formalizzato nel modo seguente:

2 . 6 g al quadrato – 1/4 t inverso è diverso da 4 . 6 g al quadrato + 1/2 t/ 1/2k

 

L’interazione tra energia oscura con carica elettrica nulla e tempo lacerato è la seguente:

5 . 2/3 f al quadrato – (4 g . k/2) riequilibra 4 . 6 g al quadrato + 1/2 t/ 1/2k e lo porta a 2k – 3 t . 1/2 g (se k è positivo).

Se k è ancora negativo, è necessario l’apporto di altra energia oscura con carica elettrica nulla.

 

Per giungere alla lacerazione del tempo, l’energia oscura con carica elettrica nulla viaggia a una velocità attorno al settanta per cento della velocità della luce.

 

La tensione descritta poc’anzi infrange anche il campo di energia che racchiude la porzione di energia oscura in potenza.

Di conseguenza, l’energia oscura in potenza fluisce nella lacerazione dello spazio e ne ripristina il tessuto.

 

Lo spazio lacerato può essere formalizzato nel modo seguente:

3 . 4 . (2 t/2 – 1/6 g) è uguale a 3 – (d . (-k/2 . 6g / 1/ 2/3k)

Attenzione: quest’ultima equazione è corretta all’interno della lacerazione dello spazio!

 

L’interazione tra energia oscura in potenza e spazio lacerato è la seguente:

2 . 2/3 t quadro – 1/ 2g/2 . (1/t – 2/ 1/kt) corregge 3 – (d . (-k/2 . 6g / 1/ 2/3k) e lo rende 2 . [1/t – 2/3 k . (1/ t al quadrato/k/2) – 1]

Attenzione: “-1” qui serve a fare sì che il tempo riprenda a scorrere nello spazio ricomposto e non a convalidare l’equazione di risulta!

 

Per giungere alla lacerazione dello spazio, l’energia oscura in potenza viaggia con una velocità che è circa due volte e mezza la velocità della luce.

 

Una volta che l’energia oscura ha riparato la lacerazione del tempo e la lacerazione dello spazio, il tempo e lo spazio riprendono a fluire regolarmente.

Il tempo fluisce secondo la seguente relazione con lo spazio:

f = (sopra la linea di frazione) – 1/2 f . d quadro . t (sotto la linea di frazione) 2/3 m . n . s quadro / 2 . s/2 

Lo spazio fluisce secondo la seguente relazione con il tempo:

-f = 2/3 . t – 1 / s quadro . [2 t quadro . g . (s/2 – 1/2 t)]

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica cosmologica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

Individui e soggettività di diritto internazionale pubblico: facciamo chiarezza.

[1]  Il fatto che la Dichiarazione universale dei diritti umani riconosce diritti e obblighi in capo a individui, popoli e organizzazioni della società civile (organizzazioni non governative, associazioni, sindacati, etc.) può forse comportare che essi abbiano la soggettività di diritto internazionale pubblico?

 

Questa affermazione riguarda il tema se l’individuo e i gruppi di cui esso faccia parte possano essere considerati titolari della soggettività di diritto internazionale pubblico.

Assieme alla dottrina quasi unanime, anche io rispondo no.

Ecco qui appresso i motivi.

 

In estrema sintesi, la soggettività di diritto internazionale pubblico discende dal possesso di quattro requisiti:

  • un territorio,
  • un popolo,
  • la sovranità,
  • il riconoscimento.

Gli individui – da soli o nelle associazioni alle quali partecipano – non possono avere la soggettività di diritto internazionale pubblico perché, proprio in quanto individui, non hanno i primi tre requisiti ora esposti, e dunque non possono ottenere il quarto requisito: il riconoscimento.

 

A oggi, gli individui, da soli o nelle associazioni alle quali partecipano:

  • sono oggetto di tutela da parte di alcune norme di diritto internazionale pubblico (i diritti umani individuali e quelli collettivi);
  • sono legittimati da alcuni atti di diritto internazionale pubblico ad avere la legittimazione processuale attiva e passiva in alcuni Tribunali internazionali;
  • hanno uno spazio a essi dedicato in alcuni consessi internazionali per poter esercitare il diritto alla libera manifestazione del pensiero, quasi sempre a nome di un gruppo di individui.

 

Riguardo quest’ultimo punto, si pensi al famoso intervento tenuto da Greta Thunberg alla Conferenza internazionale sul clima svoltasi a Katowice in Polonia nel dicembre del 2018.

 

Il fatto che la signorina Thunberg abbia avuto la possibilità di esercitare il diritto alla libera manifestazione del pensiero in un consesso internazionale non le attribuisce la soggettività di diritto internazionale pubblico come sopra specificata.

Questo perché il territorio, il popolo e la sovranità su Katowice appartengono alla Repubblica polacca e non a Greta Thunberg.

 

Faccio un ultimo esempio in materia di diritti umani.

 

Io e la Repubblica italiana abbiamo entrambi la facoltà di presentare un ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo (articoli 46 e 47 dello Statuto della Corte citata).

Questo però non significa che io abbia la soggettività di diritto internazionale pubblico.

Infatti, a differenza della Repubblica italiana, io non ho un territorio, un popolo e una sovranità.

 

In conclusione, nel diritto internazionale pubblico, l’essere titolari di diritti e obblighi non coincide necessariamente con il possesso della soggettività di diritto internazionale pubblico.

 

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista on-line Vaglio Magazine n. 2 del 27 novembre 2019. L’articolo è visionabile al seguente collegamento:

https://www.vagliomagazine.it/individui-e-soggettivita-di-diritto-internazionale-pubblico-facciamo-chiarezza/

 

Le note sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

Ipotesi sulla divisione di un buco nero

Questo articolo contiene delle ipotesi su un fenomeno raro: la divisione di un buco nero per alcuni secondi in due semisfere.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

 

Ipotizzo che, nella parte interna di un buco nero, la forza di gravità e la pressione esercitata dalla materia soprastante siano di intensità tale da ridurre la distanza tra il nucleo degli atomi e le orbite degli elettroni che gli girano attorno oltre il valore m = 1 – 0,96.[2]

 

La materia interessata da questo fenomeno si destabilizza ed esercita una forza repulsiva con verso opposto rispetto alla gravità e alla pressione che operano all’interno del buco nero.

 

Se la forza repulsiva in parola è più forte della gravità e della pressione citate, il buco nero deflagra.

Se la forza repulsiva in parola è prossima alla somma della gravità e della pressione citate con uno scarto dello 0,02%, il buco nero si divide per alcuni secondi in due semi sfere.

 

Tra queste due semi sfere continua ad agire la forza di gravità, mentre le loro parti interne si riespandono.

Quando, a causa della riespansione in parola, il valore di m torna a essere più basso di 1 – 0,96 [3], le due semi sfere si ricongiungono e il buco nero si riassesta contraendosi.

 

Se il superamento del valore m = 1 – 0,96 avviene in modo repentino, il buco nero deflagra.

Se questo superamento avviene in modo graduale, il buco nero si divide in due semi sfere.

 

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica dell’universo.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Chiamo “m” la distanza media tra il nucleo di un atomo e le orbite dei suoi elettroni in condizioni di 1G.

 

[3] A titolo meramente esemplificativo: 1 – 0,92.

Ipotesi sulla relazione tra due buchi neri

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla relazione tra due buchi neri di piccole dimensioni distanti tra loro.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

SVOLGIMENTO

Ipotizzo che esistano due buchi neri di piccole dimensioni.

Il primo che chiamo A ha una massa di 4,5 volte quella del Sole.

Il secondo che chiamo B ha una massa 4 volte quella di A.

A e B distano 127.000 anni luce.

Tra A e B c’è un collegamento attraverso il quale passano dei quanti di energia.

 

PARTE I

Da A transitano continuamente verso B alcuni dei quanti di energia che A genera attraverso la sua rotazione.

Da B transitano a intervalli di tempo verso A alcuni dei quanti di energia che B genera con la sua carica elettrica.

Il passaggio dei quanti di energia ora descritto contribuisce alla stabilità di entrambi i buchi neri.

Nel dettaglio, per A vale quanto segue.

La stabilità energetica di A è:

meno (sopra la linea di frazione) alfa/2 + 3/4 gamma al quadrato (sotto la linea di frazione) delta/2 + 3/4 gamma al quadrato

Poiché la rotazione di A fa crescere il valore di alfa/2 oltre la capacità di delta/2 di compensarlo, A invia alcuni quanti di energia a B.

Per B vale quanto segue.

La stabilità energetica di B è:

+ (sopra la linea di frazione) 1/2 alfa al quadrato – 3/2 gamma (sotto la linea di frazione) 1/2 alfa al quadrato + 3/2 delta + (3 gamma/delta)

Poiché la carica energetica di B è opposta a un valore positivo di 3 gamma/delta, B assorbe i quanti di energia che provengono da A per ottenere il valore positivo in parola.

Questo provoca una neutralizzazione in B dell’eccesso di energia e una speculare produzione di quanti di energia di carica negativa che B invia ad A.

 

PARTE II

Ipotizzo che A e B abbiano un funzionamento interno di tipo ciclico.

La fine di un ciclo e l’inizio di un nuovo ciclo avvengono nel modo seguente.

B invia ad A energia di questo tipo:

k – (sopra la linea di frazione) 3 gamma al quadrato – 2 alfa . gamma + (delta – zeta/2) (sotto la linea di frazione) 7 zeta – beta al quadrato

A riceve l’energia ora descritta, la sua massa ha una vibrazione ed emette dalla superficie degli “sbuffi” di radiazioni gamma polarizzate.

Successivamente A invia a B energia di questo tipo:

9 kappa . alfa/2

B riceve da A l’energia ora descritta, la sua massa ha una vibrazione ed emette dalla superficie degli “sbuffi” di radiazioni alfa neutriniche.

Il ciclo di B ricomincia.

Successivamente B invia ad A energia di questo tipo:

9 alfa – 7 gamma al quadrato

Il ciclo di A ricomincia.

La prossima fine ciclo e inizio di un nuovo ciclo avverranno a partire da A.

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica dell’universo.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

Ipotesi su un buco nero

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su un buco nero.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

Dato un buco nero massiccio – tale per cui nel suo centro m = 1 – 0,82 e sulla sua superficie m = 1 – 0,78 – ipotizzo quanto segue[2].

1 – ESAME STRUTTURALE
Esamino un protone del nucleo di uno degli atomi che compongono la materia del buco nero.
Nel protone in esame vi sono due quark up e un gluone.
Un quark up mantiene una relazione elettro-magnetica con un quark up di un altro protone.
L’insieme di tutte queste relazioni elettro-magnetiche viene chiamato attrazione gravitazionale.

L’altro quark up non mantiene la relazione elettro-magnetica del primo, ma l’integrità strutturale del protone.
Infatti, nelle condizioni specificate all’inizio, il campo elettrico generato da ogni elettrone esercita una pressione su ogni protone che si trova nella parte esterna del nucleo dell’atomo.
La pressione in parola genera un avvallamento sulla superficie del protone come quello che si osserva esercitando una pressione su una palla in parte sgonfia.
Il fatto che gli elettroni ruotino attorno al nucleo fa sì che gli avvallamenti sulla superficie del protone si spostino secondo il moto seguito dall’elettrone lungo la sua orbita.
Dunque, il secondo quark up mantiene l’integrità del protone nonostante le descritte pressioni esercitate sulla superficie di quest’ultimo.

Il gluone tiene assieme i due quark up e contiene i parametri il cui superamento comporta, o un diverso comportamento fisico di uno o entrambi i quark up, o la deflagrazione del protone.

Poiché ogni neutrone presente nel nucleo in esame è contraddistinto dalla formula:
l . s quadro . r = – sopra la linea di frazione (4t . a – b) sotto la linea di frazione (2r quadro)
esso non partecipa alla relazione elettro-magnetica tra i quark up e non subisce la pressione generata dal campo elettrico degli elettroni che orbitano attorno al nucleo.

2 – DEFLAGRAZIONE
Se la distanza tra il nucleo dell’atomo e le orbite dei suoi elettroni diminuisce ancora divenendo m = 1 – 0,96, il protone sulla superficie esterna del nucleo dell’atomo deflagra.
Se la perdita di uno o più protoni per questa causa è sufficiente a destabilizzare l’atomo, l’atomo deflagra.
Se l’energia prodotta dalla deflagrazione di uno o più atomi è maggiore dell’attrazione gravitazionale che li tiene uniti, la parte della materia del buco nero interessata da questo fenomeno deflagra.

3 – CONSEGUENZE: ONDE
La deflagrazione del buco nero in esame produce, tra l’altro, due onde:
⁃ una generata dalla deflagrazione del campo gluonico che teneva assieme i quark up nei protoni che sono esplosi;
⁃ una composta di energia oscura.

La prima onda disgrega la materia che incontra sul suo percorso fino a quando la sua quantità di moto e di energia è maggiore della coesione tra gli atomi della materia che incontra.

La seconda onda trasforma la materia che incontra sul suo percorso da materia a tre dimensioni a materia con più di tre dimensioni.
L’aumento delle dimensioni da tre a più di tre dipende dalla quantità di energia e di moto che l’onda di energia oscura ha al momento di ogni impatto con la materia che incontra.

L’equazione della prima onda è:
sopra la linea di frazione (1 + r quadro + t) 
sotto la linea di frazione [- sopra la linea di frazione (r quadro . s) sotto la linea di frazione (1/3 – sopra la linea di frazione (2 . s quadro) sotto la linea di frazione (radice quadrata di 2 . t – r quadro))]

L’equazione della seconda onda è:
alfa = sotto la linea di frazione (3g . (9r . a)) sopra la linea di frazione, vi è una frazione con al denominatore (f . g quadro – 2 . t) e al numeratore un’altra frazione. Quest’ultima frazione ha al denominatore (4 . f – 2/3 g quadro) e al numeratore [ – 2/5 g . s (7 t – 6 f . g) + (4 . 2/5 g)]
(alfa qui indica il coefficiente di aumento delle dimensioni della materia).

Fin tanto che l’onda di materia oscura ha energia sufficiente a far sì che (4 . 2/5 g) abbia un valore positivo, essa lascia dietro di sé una quantità di materia con più di tre dimensioni.
Quando (4 . 2/5 g) non ha più un valore positivo, l’onda di materia oscura diventa energia con la seguente formula:
9 g quadro – 2/3 f . a/s
Quando a/s non ha più un valore positivo, l’energia in parola diventa un’onda radio con un’oscillazione degradante dal valore iniziale 2/3 f . a/s

4 – CONSEGUENZE: DIMENSIONI
Ipotizzo che la descritta parziale deflagrazione di un buco nero massiccio con m = 1 – 0,96 generi un’onda di materia oscura tale da far aumentare le dimensioni della materia che incontra da tre a sette.
A mano a mano che l’energia e la quantità di moto dell’onda di energia oscura diminuiscono, diminuisce anche l’aumento delle dimensioni che l’onda in esame induce nella materia che incontra.

Ipotizzo che la materia le cui dimensioni sono state aumentate da tre a più di tre – all’esito del procedimento che ho ora tratteggiato – non possa rimanere nel nostro universo a tre dimensioni.
Per questo motivo, ipotizzo che ciascuna porzione di materia con lo stesso numero di dimensioni superiore a tre venga attratta da un universo diverso dal nostro che ha lo stesso numero di dimensioni della porzione di materia in esame e che eserciti l’attrazione elettro-magnetica più intensa nel punto in cui la porzione di materia in esame si trova nel nostro universo.

Comprendo che le ultime due ipotesi che ho formulato sono talmente avanzate da poter apparire fantasiose.
Per questo, vi offro il seguente spunto di riflessione.
Nel mio precedente articolo[3] ipotizzavo, tra l’altro, le formule del gluone in ambienti diversi (in un buco nero, nel nucleo esterno della Terra, nel nucleo interno della Terra, nel mantello del Sole, nel nucleo esterno del Sole, nel nucleo interno del Sole).
Ebbene, cosa fa sì che il gluone mantenga la sua coerenza funzionale in questi ambiti così diversi?

5 – CONSEGUENZE: PARTICELLE
La descritta parziale deflagrazione del buco nero massiccio con m = 1 – 0,96 proietta nello spazio anche delle particelle subatomiche.
A causa della deflagrazione in parola, dalla superficie della parte di materia del buco nero che non è esplosa fuoriescono dei pennacchi di materia ed energia.
In questi pennacchi vi sono anche dei neutrini.
I neutrini, tuttavia, sono assenti nella materia ed energia proiettate dal lato del buco nero dove c’era la materia che è esplosa.
Questo perché, nel fenomeno qui in esame, opera la seguente equazione:
alfa = sopra la linea di frazione (-r quadro . 1 / s quadro) sotto la linea di frazione (2t . s – s/r)
(alfa qui indica la massa dei neutrini al quadrato)

6 – RITORNO ALLA SFERICITÀ 
A causa della rotazione del buco nero, la parte di materia che non è esplosa assume nuovamente una forma sferica.
Ottenutala, la descritta attrazione elettro-magnetica tra quark up all’interno dei protoni congrega la materia verso il centro del buco nero riducendone il volume.
L’equazione che descrive il vettore di questa attrazione (si badi bene, il vettore e non l’attrazione) è:
sopra la linea di frazione (d quadro – f / t quadro) sotto la linea di frazione (g quadro – 2 . r . t)

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle subatomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Per le nozioni di “campo gluonico”, “t”, ed “m” rinvio al mio articolo: https://giorgiocannella.com/index.php/2019/06/14/ipotesi-fusione-due-buchi-neri/ 

 

[3] https://giorgiocannella.com/index.php/2019/06/14/ipotesi-fusione-due-buchi-neri/

ECOSOC High Level Segment 2019

I attended a course on advocacy and human rights.

Here under I publish my final work: a statement to be submitted to the High-Level Segment of the Economic and Social Council of the United Nations on July 19th, 2019.

 

ECOSOC High-Level Segment 2019

 

Ho frequentato un corso sull’advocacy e i diritti umani.

Qui sotto pubblico il mio elaborato finale: una dichiarazione da sottoporre al Segmento di alto livello del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite il 19 Luglio 2019.

 

ECOSOC Segmento di alto livello 2019

 

Le citazioni contenute negli elaborati sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Cooperazione internazionale e geo-politica

In questo articolo vi offro una possibile conciliazione tra gli obiettivi della cooperazione internazionale e gli scopi della geo-politica.

A tal fine, riporto qui di seguito una conversazione che ho avuto anni fa con una persona a proposito della cooperazione internazionale, dei suoi interventi e dei risultati che ottiene.

Alla conversazione in parola farà seguito la mia proposta di conciliazione.

 

IL PROBLEMA

TIZIO – La cooperazione internazionale per noi [1] è un danno!

GIORGIO CANNELLA – Perché?

TIZIO – Noi abbiamo il know-how.

Loro [2] hanno le materie prime.

Se con la cooperazione internazionale tu gli dai il know-how [3], loro avranno le materie prime e il know-how.

A quel punto noi che facciamo?, prendiamo il barcone e andiamo a lavorare in Tunisia [4] ?

GIORGIO CANNELLA – La cooperazione internazionale consentirà di trasformare i Paesi in via di sviluppo in nuovi mercati nei quali potremo vendere dei prodotti.

TIZIO – Ma cosa gli vuoi vendere?

Le materie prime no, perché loro ce le hanno già e in quantità maggiore di noi.

Il know-how no, perché glielo avrai già trasferito con la cooperazione internazionale.

I prodotti no, perché con le materie prime e il know-how riusciranno a fabbricarli da soli.

I servizi no, perché con le materie prime, il know-how e la capacità di fabbricare i prodotti riusciranno a fornirseli per conto loro.

 

 

UNA POSSIBILE CONCILIAZIONE

 

L’obiezione di Tizio è utile perché fa riflettere sui limiti che ha ogni agire umano.

Anche la cooperazione internazionale ha dei limiti che non si possono oltrepassare.

 

L’obiezione in esame è molto difficile da contrastare perché mette in luce il limite che la cooperazione internazionale ha verso l’alto.

Quest’ultima, infatti, non può andare contro gli equilibri geo-politici e gli interessi di politica estera dei grandi attori statali e internazionali.

È per questa ragione che Tizio giustamente ci ricorda che la legge italiana inscrive la cooperazione internazionale all’interno del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, piuttosto che all’interno di altri Ministeri.

 

Seguo il ragionamento di Tizio e aggiungo che la cooperazione internazionale ha anche un limite verso il basso.

Chi la pratica, infatti, non può compiere azioni che la legge proibisce e che contrastano con gli scopi della cooperazione.

Sto pensando all’appropriazione indebita dei fondi o degli aiuti umanitari.

 

La cooperazione internazionale ha anche dei limiti ai suoi lati.

Essa infatti si esplica tenendo conto della cultura e delle condizioni di vita delle persone che assiste, nonché degli obiettivi che lo Stato beneficiario si prefigge per il suo sviluppo.

 

Se questi sono i confini entro i quali la cooperazione internazionale deve agire, l’unico modo per accrescere il patrimonio di conoscenze scientifiche e tecniche dei Paesi in via di sviluppo – senza violare il limite che la cooperazione ha verso l’alto e che Tizio ha messo in luce – è fare in modo che i Paesi in parola siano messi in condizione di sviluppare questo patrimonio con le loro forze.

 

I cinque pilastri della dichiarazione di Parigi del 2005[5] sono a tale scopo assai utili.

Alla scelta di un Paese in via di sviluppo di accrescere il suo patrimonio di conoscenze scientifiche e tecniche farà seguito l’allineamento della cooperazione internazionale a questo obiettivo e l’elaborazione di programmi che insegnino alle persone del posto a riconoscere e superare gli ostacoli che non permettono di avviare il processo di sviluppo di nuove conoscenze.

Inoltre, l’armonizzazione delle procedure adottate dalle realtà della cooperazione internazionale che operano sul territorio consentirà di diversificare il loro intervento evitando sprechi e duplicazioni.

 

È un processo molto lungo e difficile, perché si tratta di offrire contenuti teorici e pratici in modo compatibile con la mentalità e la cultura del posto.

 

Il processo inizia con la cultura della legalità, della democrazia e dei diritti umani, la pari dignità della donna e dell’uomo, l’alfabetizzazione, l’igiene e la profilassi sanitaria.

 

In seguito, si passa allo sviluppo di piccoli consorzi: di bonifica, agrari, industriali.

All’interno di essi, gli utili che deriveranno dall’esercizio della stessa attività da parte di più persone potranno essere impiegati affinché una o più persone possano dedicarsi alle così dette “migliorie”.

In questo modo, le persone del posto svilupperanno le prime piccole innovazioni per fare meglio quello che esse stesse stanno già facendo.

 

Il tempo e le continue migliorie porteranno alla progressiva automazione delle attività che prima erano svolte solo manualmente.

Questo farà in modo che meno persone saranno necessarie per fare quello che prima facevano in molti.

 

A questo punto, alcuni potranno dedicarsi a studi non più finalizzati unicamente a delle migliorie di applicazione immediata, ma anche a delle conoscenze di applicazione futura (botanica, chimica, fisica, matematica, etc.).

Da qui, col tempo, sorgeranno istituzioni apposite (università e centri di ricerca) nelle quali si farà ricerca teorica e applicata con lo sviluppo di brevetti e di know-how.

 

Ognuna delle fasi ora descritte, sarà orientata al conseguimento di risultati concreti con la condivisione delle responsabilità da parte dei Paesi donatori e dei Paesi beneficiari.

 

Il tutto, lo ripeto, senza regalare know-how sensibile per gli equilibri geo-politici, ma mettendo le persone del posto in condizione di sviluppare il proprio patrimonio di conoscenze e innovazioni.

 

 

 

Voi quale risposta avreste dato a Tizio?

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] I Paesi sviluppati.

 

[2] I Paesi in via di sviluppo.

 

[3] Risoluzione O.N.U. del 25 settembre 2015 “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”,

Si vedano:

  • l’obiettivo 4 punto 4.b;
  • l’obiettivo 7 punto 7.a;
  • l’obiettivo 8 punto 8.a;
  • l’obiettivo 9 punti 9.a, 9.b e 9.c;
  • l’obiettivo 11 punto 11.c;
  • l’obiettivo 12 punto 12.a;
  • l’obiettivo 13 punto 13.b;
  • l’obiettivo 14 punto 14.a;
  • l’obiettivo 17 punti 17.6, 17.7, 17.8 e 17.16.

 

Testo in italiano: https://www.unric.org/it/images/Agenda_2030_ITA.pdf

Text in Arabic, English, French, Russian, Spanish, Chinese: https://www.unfpa.org/resources/transforming-our-world-2030-agenda-sustainable-development

 

[4] Tizio intendeva dire che il trasferimento di know-how avrebbe avuto come conseguenza la necessità per le persone che vivono in Europa di andare in Africa in cerca di lavoro.

L’opposto di quello che accade oggi con l’arrivo in Europa di barche cariche di persone provenienti da vari Paesi africani.

[5]

“La dichiarazione di Parigi si articola intorno a cinque principi:
Ownership: i Paesi destinatari devono appropriarsi dei processi di sviluppo. 
Alignment: i Paesi donatori devono basare la loro attività di cooperazione su strategie, istituzioni e procedure locali, cioè riferite ai Paesi di destinazione degli aiuti, con l’utilizzo crescente di sistemi finanziari e di risorse istituzionali locali e così via. 
Il terzo principio è quello del coordinamento tra i Paesi donatori, le cui attività dovrebbero divenire sempre più trasparenti e complementari, in base al principio della divisione del lavoro, che mira tra l’altro a risolvere il problema di duplicazione e dispersione di risorse.
Managing for results: una gestione basata sui risultati raggiunti, piuttosto che sugli input dedicati a questi programmi; e che privilegi, quindi, metodologie adeguate per un monitoraggio dei risultati raggiunti. 
Mutual accountability: donatori e Paesi partner sono reciprocamente responsabili per i risultati conseguiti.”

Cito da: https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/approfondimenti/20090309_dalparlamento_commissioneesteri.html

 

Ownership: Developing countries set their own strategies for poverty reduction, improve their institutions and tackle corruption.

Alignment: Donor countries align behind these objectives and use local systems.

Harmonisation: Donor countries coordinate, simplify procedures and share information to avoid duplication.

Results: Developing countries and donors shift focus to development results and results get measured.

Mutual accountability: Donors and partners are accountable for development results.”

I quote from: https://www.oecd.org/dac/effectiveness/parisdeclarationandaccraagendaforaction.htm

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com