Ipotesi sul funzionamento di una stella media e di una stella massiccia

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene alcune ipotesi sul funzionamento interno di una stella media[1] e di una stella massiccia.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PRIMA PARTE: STELLA DI MEDIE DIMENSIONI

DESCRIZIONE GENERALE

All’interno del nostro Sole si individuano quattro zone; dal suo centro vi sono:

– una zona di plasma;

– una zona di atomi e particelle sub atomiche;

– una zona di correnti di plasma;

– una ulteriore zona di correnti di plasma meno calda della precedente.

La prima zona ha forma sferica, le altre tre hanno la forma di calotte sferiche complete e sono concentriche tra loro e con la prima zona[3].

 

DESCRIZIONE ZONA PER ZONA

Nella seconda zona, dei protoni si scontrano con dei nuclei atomici di vari elementi chimici.

Tra essi, vi sono nuclei di Na14 con la forma di una sfera cava al suo interno.

Quando un protone colpisce uno di questi nuclei di Na14, esso emette radiazione luminosa in forma sferica.

Le collisioni protoni – nucleo di Na14 si susseguono fino a quando il nucleo di Na14 si disgrega.

Questa disgregazione comporta l’emissione di radiazione luminosa e di calore.

I neutroni del nucleo ormai disgregato si dirigono verso la zona più interna del Sole (quella dove c’è il plasma), mentre i protoni rimangono nella seconda zona.

Alcuni protoni rimasti nella seconda zona si disgregano in due quark up e un gluone; altri protoni si scontrano con gli altri nuclei degli elementi chimici lì presenti.

 

Nella zona più interna del Sole, i neutroni si disgregano in due quark down e un quark up.

Questa disgregazione comporta l’emissione di radiazione luminosa.

In questa zona del Sole si trova del plasma fluido.

 

La terza zona è contraddistinta da correnti di plasma che vanno dalla superficie di questa zona a contatto con la seconda zona verso la sua superficie a contatto con la quarta zona e da lì tornano indietro facendo un percorso ellittico.

 

La quarta zona presenta anch’essa delle correnti di plasma come la terza zona con un moto identico.

La superficie esterna della quarta zona è composta da uno strato di protoni.

Le correnti di plasma della quarta zona accumulano elettroni sulla superficie interna dello strato di protoni in parola.

Quando la carica elettrica degli elettroni è sufficiente a neutralizzare i protoni di una determinata zona dello strato in esame, si verificano le espulsioni di massa coronale[4].

 

ESPERIMENTO

Per studiare la realtà che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare il seguente esperimento.

Si posiziona in prossimità del Sole[5] un satellite artificiale munito di quattro rilevatori.

Ciascun rilevatore è costruito sulla falsa riga dell’esperimento per rilevare le particelle subatomiche in casa[6], con le seguenti differenze:

– l’impiego di materiale adatto al viaggio spaziale dalla Terra al Sole e al rilevamento di particelle emesse da un’espulsione di massa coronale;

– l’uso di un reagente diverso per ciascun rilevatore[7];

– la strumentazione necessaria ad analizzare le particelle messe in evidenza da ciascun rilevatore e inviare i dati sulla Terra.

 

SECONDA PARTE: STELLA MASSICCIA

DESCRIZIONE GENERALE

Raggio: 10.000 (diecimila) micro parsec[8].

Alla distanza di 3 micro parsec dal centro della stella, due atomi di He14 si fondono in un atomo di N18.

La fusione genera energia che cade verso il nucleo della stella.

L’atomo di N18 si destabilizza in breve tempo e si disgrega nelle sue particelle sub atomiche che vengono poi espulse dalla stella come vento solare.

Parametri nel descritto punto di fusione della materia: si vedano i dati in nota[9].

ESPERIMENTO

Per studiare la realtà che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare lo stesso esperimento che ho descritto nel paragrafo sulla stella di medie dimensioni con l’aggiunta di un magnetometro scalare per la misurazione del campo magnetico delle particelle catturate dai rilevatori posti nel satellite.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Come esempio di stella media ho preso in considerazione la stella del nostro sistema solare: il Sole.

 

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[3] Le temperature sono le seguenti:

– circa 25.000 gradi centigradi all’interno della prima zona;

– circa 22.000 gradi centigradi all’interno della seconda zona;

– circa 15.000 gradi centigradi al confine tra la seconda e la terza zona;

– circa 5.000 gradi centigradi al confine tra la terza e la quarta zona;

– circa 20.000 gradi centigradi sulla superficie esterna della quarta zona.

 

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Espulsione_di_massa_coronale

https://en.wikipedia.org/wiki/Coronal_mass_ejection

 

[5] La distanza dal Sole è pari a due volte l’altezza massima che aveva l’arco formato dall’ultima espulsione di massa coronale avvenuta.

La posizione è quella sulla perpendicolare della zona dove si registra una progressiva neutralizzazione della carica positiva dei protoni della superficie esterna della quarta zona.

 

L’espulsione di massa coronale potrà imprimere al satellite un moto.

Per evitare che esso divenga spazzatura spaziale, si può posizionare il satellite in modo che venga spinto verso uno dei pianeti del sistema solare.

In questo modo, una volta trasmessi a Terra i dati delle analisi effettuate, il satellite si disintegrerebbe all’impatto con l’atmosfera e con la superficie del pianeta.

Equipaggiare il satellite con un dispositivo di auto-distruzione significherebbe produrre molti frammenti che vagherebbero nello spazio come spazzatura.

 

[6] “How to Reveal Subatomic Particles at Home” https://www.youtube.com/watch?v=wN_DMMQEhfQ

 

[7] Ipotesi di reagente per il quark up: le sue antiparticelle (ū) che hanno carica elettrica e numero barionico eguali ed opposti: rispettivamente –23e e –13 (https://it.wikipedia.org/wiki/Quark_up) racchiuse da un diaframma che ne impedisca il contatto e la conseguente annichilazione con i quark up che proverranno dalla espulsione di massa coronale.

 

Ipotesi di reagente per il gluone: poiché l’antiparticella del gluone è se stesso (https://it.wikipedia.org/wiki/Particella_(fisica)#Particelle_elementari) e il gluone è soggetto al fenomeno del confinamento (https://it.wikipedia.org/wiki/Gluone#Composizione_dei_gluoni), si possono confinare i singoli tipi di gluone base oggi conosciuti e circondare ognuno di essi con un diaframma che ne impedisca il contatto e la conseguente annichilazione con i gluoni dello stesso tipo che proverranno dalla espulsione di massa coronale.

 

Ipotesi di reagente per il protone: le sue antiparticelle gli antiprotoni con massa e spin uguali e carica elettrica opposta (https://it.wikipedia.org/wiki/Antiprotone) racchiuse da un diaframma che ne impedisca il contatto e la conseguente annichilazione con i protoni che proverranno dalla espulsione di massa coronale.

 

Per il plasma penso a diversi strumenti di analisi. A questo proposito ci sono diversi progetti già attivi: Solar Wind Plasma Analyser http://sci.esa.int/solar-orbiter/51217-instruments/ , Solar Plasma Detector https://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?feature=6060 .

 

Nota bene.

Poiché nella ricerca scientifica si cerca quello che ancora non si conosce, è possibile che i reagenti ora descritti non funzionino non perché siano stati concepiti, progettati e costruiti male, ma perché le particelle espulse durante l’espulsione di massa coronale potrebbero avere caratteristiche e/o proprietà in tutto o in parte diverse da quelle che oggi conosciamo.

In questo caso, la missione spaziale di osservazione della espulsione di massa coronale può essere ripetuta con dei reagenti diversi e più performanti.

 

[8] Un parsec = 3,261563777 anni luce (https://it.wikipedia.org/wiki/Parsec).

Un anno luce = 9.460.730.472.581 km. (https://it.wikipedia.org/wiki/Anno_luce)

Un parsec quindi è pari a 3.0856776e+13 km.

Un micro parsec è un milionesimo di parsec, quindi pari a 30.856.775,8133 km.

10.000 micro parsec sono pari a 308.567.758.133 km.

 

Cito come paragone la stella supergigante rossa Mu Cephei (https://it.wikipedia.org/wiki/Mu_Cephei).

Il suo raggio medio è 1420 R .

R è il simbolo del raggio del nostro Sole pari a 6,960 x 108 metri (https://it.wikipedia.org/wiki/Raggio_solare), vale a dire 6.960.000.000 metri, ovvero 6.960.000 km.

Il raggio medio di Mu Cephei è pari quindi a 6.960.000 km x 1420 = 9.883.200.000 km.

 

[9] Temperatura: circa due milioni di gradi centigradi.

Pressione: circa un milione di tonnellate per centimetro quadrato.

Fluidità: 10.000 MA (dove 1 MA è la fluidità presente nel punto di fusione della materia nel Sole).

Densità: 0,00015 Q (dove 1 Q è la densità necessaria perché la materia collassi in un buco nero).

DRW: 0,0001 DTW (dove DRW è la velocità di rotazione della stella misurata nel punto di fusione della materia del quale stiamo parlando, mentre 1 DTW è la velocità di rotazione di un buco nero di massa equivalente a quella della stella massiccia della quale stiamo parlando).

Nel nucleo: plasma.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Modifica dell’art. 158 c.p.

Nel diritto penale, il decorso del tempo della prescrizione inibisce l’esercizio del diritto dello Stato a punire i colpevoli dei reati[1].

L’art. 158 c.p.[2] disciplina l’inizio del decorso del tempo della prescrizione[3].

 

PROBLEMA

Non vi è alcuna certezza che lo Stato venga sempre a conoscenza di un reato nel momento stesso in cui esso viene compiuto.

Prevedere che la prescrizione inizi a decorrere dal momento in cui il reato è stato commesso significa impedire allo Stato di esercitare il suo diritto a punire i colpevoli tutte le volte in cui è venuto a conoscenza di un reato in prossimità o dopo il compiersi della prescrizione.

 

SOLUZIONE

Un aiuto per la soluzione di questo problema può essere trovato nell’art. 2935 c.c.[4] che recita: “La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere.”.

Lo Stato, infatti, è in grado di punire i colpevoli dei reati dal momento in cui la notizia del fatto costituente reato (da qui in poi per brevità, notitia criminis) è comunicata al pubblico ministero o ad altra autorità che a quest’ultimo abbia l’obbligo legale di riferire.

Prevedere che la prescrizione in diritto penale inizi a decorrere dalla notitia criminis avrebbe numerosi vantaggi:

  • darebbe allo Stato la possibilità di punire i colpevoli dei reati entro un lasso di tempo che non risentirebbe più del processo di elaborazione interiore necessario alla vittima di un reato prima di rivolgersi alle forze dell’ordine[5];
  • darebbe ai pubblici ministeri e alla polizia giudiziaria la possibilità di lavorare con una maggiore serenità, senza più bisogno di affrettare il loro lavoro a causa del fatto che gran parte della prescrizione è stata consumata da una querela sporta molto tempo dopo la commissione del reato;
  • concorrerebbe all’attuazione del principio costituzionale del giusto processo, perché consentirebbe a ogni procedimento penale di svolgersi entro una durata legalmente prefissata che decorre dalla notitia criminis. In altre parole, non vi sarebbero più dei procedimenti penali nei quali è possibile svolgere le varie fasi processuali con serenità perché la notitia criminis è giunta immediatamente dopo il fatto costituente reato e altri procedimenti penali nei quali bisogna con rammarico “gettare la spugna” in partenza perché la prescrizione è stata in gran parte consumata da una notitia criminis tardiva;
  • infine, accrescerebbe la sicurezza percepita dai cittadini, perché consentirebbe di giungere più frequentemente alla conclusione del procedimento penale e dunque all’assoluzione degli innocenti e alla punizione dei colpevoli dei reati.

 

PROPOSTA

Per questi motivi, propongo di modificare l’art. 158 c.p. nel modo seguente:

“La prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui la notizia del reato è giunta al pubblico ministero o ad altra autorità che a quest’ultimo abbia l’obbligo legale di riferire.”.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1]Negli ordinamenti di common law

Nel Regno Unito e negli Stati Uniti la prescrizione dei reati penali non esiste: se ci sono sufficienti evidenze di prova, il reato può essere sempre perseguito. I tempi della giustizia civile e penale sono resi ragionevoli e cogenti da altre norme, senza la prescrizione dei reati.

Negli ordinamenti di civil law

In Francia, Spagna e Germania la prescrizione si interrompe con qualsiasi atto giudiziario, tipo l’avviso di fine indagini. In Germania per i reati commessi dai parlamentari la prescrizione viene conteggiata non dal momento in cui è avvenuto il reato ma da quando inizia il processo.”

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Prescrizione

 

[2] Codice penale della Repubblica italiana Regio Decreto 19 ottobre 1930, numero 1398.

 

[3] A decorrere dal 1 gennaio 2020, il testo dell’art. 158 c.p. sarà il seguente:

  1. Il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole; per il reato permanente o continuato, dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione.
  2. Quando la legge fa dipendere la punibilità del reato dal verificarsi di una condizione, il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui la condizione si è verificata. Nondimeno, nei reati punibili a querela, istanza o richiesta, il termine della prescrizione decorre dal giorno del commesso reato.
  3. Per i reati previsti dall’articolo 392, comma 1-bis, del codice di procedura penale, se commessi nei confronti di minore, il termine della prescrizione decorre dal compimento del diciottesimo anno di età della persona offesa, salvo che l’azione penale sia stata esercitata precedentemente. In quest’ultimo caso il termine di prescrizione decorre dall’acquisizione della notizia di reato.

 

[4] Codice civile della Repubblica italiana Regio Decreto 16 marzo 1942, numero 262.

 

[5] Si pensi ai minori vittime di pedofilia e al tempo a essi necessario per elaborare il grave trauma subito e trovare la forza per sporgere querela.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Modifica dell’articolo 3 del Decreto Legislativo 1 settembre 2011, n. 150

Un’ordinanza del Tribunale di Torino del 21 gennaio 2015 afferma che il ricorso ex art. 702-bis c.p.c. va dichiarato inammissibile tutte le volte in cui il cliente-resistente contesti l’an della pretesa creditoria vantata dall’avvocato-ricorrente.

 

L’art. 34, c. 16, del D. Lgs. 150/2011 ha abrogato gli articoli 29 e 30 della legge 794/1942 e ha sostituito l’art. 28 della stessa legge come segue:

  • Per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti del proprio cliente l’avvocato, dopo la decisione della causa o l’estinzione della procura, se non intende seguire il procedimento di cui agli articoli 633 e seguenti del codice di procedura civile, procede ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150.”.

 

L’art. 14 del D. Lgs. 150/2011 recita:

  • Le controversie previste dall’articolo 28 della legge 13 giugno 1942, n. 794, e l’opposizione proposta a norma dell’articolo 645 del codice di procedura civile contro il decreto ingiuntivo riguardante onorari, diritti o spese spettanti ad avvocati per prestazioni giudiziali sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo.
  • È competente l’ufficio giudiziario di merito adito per il processo nel quale l’avvocato ha prestato la propria opera. Il tribunale decide in composizione collegiale.
  • Nel giudizio di merito le parti possono stare in giudizio personalmente.
  • L’ordinanza che definisce il giudizio non e’ appellabile.”.

 

In base alla normativa vigente, questo conduce a un caso di denegata giustizia.

Spiego questa affermazione con due esempi.

 

PRIMA SITUAZIONE: DECRETO INGIUNTIVO

Un avvocato chiede e ottiene un decreto ingiuntivo per il pagamento della propria prestazione professionale nei confronti del suo cliente.

Il cliente vuole contestare l’an della pretesa creditoria dell’avvocato sostenendo, ad esempio, che quest’ultimo ha già percepito alcuni compensi dal cliente dei quali non ha tenuto conto, oppure che l’avvocato ha agito in giudizio senza produrre adeguata documentazione a sostegno della domanda e per questo motivo il cliente è stato condannato alle spese processuali.

In quale rito giudiziale il cliente potrà svolgere la propria contestazione ora descritta ?

 

Non nell’opposizione al decreto ingiuntivo ex art. 645 c.p.c., perché, in questo caso, essa è regolata dal rito sommario di cognizione ex art. 14, c. 1, del D. Lgs. 150/2011 e l’ordinanza del Tribunale di Torino del 21 gennaio 2015 giustamente afferma che il rito sommario di cognizione non è compatibile con l’indagine di merito sull’an della pretesa creditoria.

 

Non a seguito della conversione del rito sommario – in cui viene trattata questa opposizione al decreto ingiuntivo in base all’art. 14 citato – in rito ordinario, perché la conversione in parola è proibita dall’art. 3, c. 1, del D. Lgs.150/2011 che recita:

  • Nelle controversie disciplinate dal Capo III, non si applicano i commi secondo e terzo dell’articolo 702-ter del codice di procedura civile.

 

Non nell’ambito di un’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., perché essa verrebbe necessariamente incardinata dopo che il decreto ingiuntivo è divenuto non impugnabile ed esecutivo e, dunque, non potrebbe intaccare la pretesa creditoria in esso contenuta.

 

Infine, l’ipotesi di un autonomo giudizio di accertamento della non debenza della somma non è praticabile perché, come è noto, la mancata opposizione al decreto ingiuntivo nelle forme e nei modi previsti dalla legge lo rende non più impugnabile e apre la strada all’apposizione sullo stesso della formula esecutiva.

 

CONCLUSIONE: DENEGATA GIUSTIZIA

Il cliente, quindi, si troverebbe di fronte all’impossibilità di far valere la sua contestazione dell’an della pretesa creditoria azionata dall’avvocato con un decreto ingiuntivo.

Questo rappresenterebbe un caso di denegata giustizia rilevante, sia per l’art. 111 della Costituzione della Repubblica italiana, sia per l’articolo 6 “Diritto a un equo processo” della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali.

 

SECONDA SITUAZIONE: ART. 702-BIS C.P.C.

Un identico problema di denegata giustizia si verificherebbe nel caso in cui l’avvocato proponga un ricorso ex art. 702-bis c.p.c. per la liquidazione della propria prestazione professionale.

Infatti, in base all’ordinanza del Tribunale di Torino già citata, la costituzione in giudizio del cliente che contesti l’an della pretesa creditoria dell’avvocato conduce alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Di conseguenza, visto l’art. 28 della legge 794/1942, all’avvocato non resterebbe che chiedere e ottenere un decreto ingiuntivo contro il suo cliente.

Le conseguenze e l’esito finale sarebbero quelle che abbiamo illustrato nella prima situazione.

 

FORZATURA DEL DATO NORMATIVO

La proposta di modifica che trovate in fondo al testo si rivela ancor più urgente se consideriamo le recenti pronunce della Suprema Corte di Cassazione nelle quali, con una evidente forzatura del procedimento sommario di cognizione come delineato dal legislatore, si afferma che:

  • Le controversie per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti dell’avvocato nei confronti del proprio cliente previste dall’articolo 28 della l. n. 794 del 1942 – come risultante all’esito delle modifiche apportategli dall’art. 34 del d.lgs. n. 150 del 2011 e dell’abrogazione degli artt. 29 e 30 della medesima legge – devono essere trattate con la procedura prevista dall’art. 14 del menzionato d.lgs. n. 150, anche ove la domanda riguardi l’”an” della pretesa, senza possibilità, per il giudice adito, di trasformare il rito sommario in ordinario, ovvero di dichiarare l’inammissibilità della domanda.” (Cass., sez. VI civile, sent. 08.03.2017, n. 5843, che cita al suo interno il precedente costituito da Cass., sez. VI civile, 29.02.2016, n. 4002; conforme Cass., sez. II civile, 17.05.2017, n. 12411; il sottolineato è mio).

L’ordinanza del Tribunale di Torino del 21 gennaio 2015 menzionata all’inizio e che allego in fondo al testo cita le sentenze della stessa Cassazione e della Corte Costituzionale che ostano a questa forzatura del dato normativo.

 

PROPOSTA

Per questi motivi, propongo di modificare il comma 1 dell’articolo 3 del Decreto Legislativo 1 settembre 2011, n. 150, aggiungendo le seguenti parole:

“Questa norma non si applica alle controversie previste dall’articolo 14 di questo decreto.”.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

Trib. Torino – ord. 21.01.2015

Cass. sent. n. 5843 del 2017

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Modifica dell’articolo 545 c.p.c.

Nella procedura di espropriazione presso terzi, l’articolo 545 c.p.c.[1] “Crediti impignorabili”, nei suoi commi 7, 8 e 9, prevede il limite del quinto per la pignorabilità degli stipendi e delle pensioni.

I commi in parola sono stati aggiunti nel 2015[2].

La norma prevede anche la parziale inefficacia del pignoramento eventualmente eseguito oltre i limiti previsti.

 

I commi 7, 8 e 9 dell’articolo 545 c.p.c. bilanciano due interessi contrapposti:

  • l’interesse del creditore a essere pagato
  • e l’interesse dello stipendiato o del pensionato ad avere una somma di denaro sufficiente al sostentamento proprio e delle persone eventualmente a suo carico.

 

In un periodo di crisi economica come quello attuale, questo discorso si arricchisce di ulteriori considerazioni in tema di tutela delle fasce sociali più deboli.

 

Tuttavia, un identico bilanciamento di interessi non è ancora previsto per le imprese e i liberi professionisti.

Questo vuoto normativo comporta due problemi.

 

1° PROBLEMA

Innanzitutto, l’assenza del limite del quinto – nel pignoramento dei crediti che le imprese e liberi professionisti vantano verso i terzi – implica che l’agente delegato alla riscossione dei tributi possa pignorare anche il 100% dei crediti in parola.

La conseguenza è che l’impresa o il libero professionista si trovano a non avere più la liquidità necessaria per pagare le loro utenze (luce, gas, telefono) e gli stipendi dei lavoratori che con essi collaborano.

L’esito finale è la cessazione dell’attività commerciale e professionale con la conseguente creazione di nuovi disoccupati.

Sono certo che questo non è nell’interesse del nostro Paese, ancor più in un momento di crisi economica come questo !

 

Inoltre, sono frequenti i casi nei quali il denaro e i beni dell’impresa fallita non sono sufficienti a soddisfare l’intero credito vantato dall’agente delegato alla riscossione dei tributi, men che meno i crediti vantati dai creditori chirografari.

Al contrario, il limite del quinto nella pignorabilità dei crediti verso i terzi consentirebbe alle imprese e ai liberi professionisti di evitare il fallimento per “asfissia creditizia” e di proseguire la loro attività.

 

In questo modo, la Pubblica Amministrazione:

  • eviterebbe i costi economici e sociali conseguenza della creazione di nuovi disoccupati,
  • potrebbe anche contare su un ulteriore gettito fiscale
  • e su una maggiore probabilità di vedere soddisfatti i suoi crediti fiscali.

 

Il prosieguo dell’attività economica, infatti, consentirebbe alle imprese e ai liberi professionisti di generare altro fatturato.

Da esso deriverebbero un nuovo gettito fiscale e dei nuovi crediti verso i terzi che l’agente delegato alla riscossione dei tributi potrebbe pignorare.

 

2° PROBLEMA

In secondo luogo, l’assenza del limite del quinto – nella pignorabilità dei crediti che le imprese e i liberi professionisti vantano verso i terzi – comporta la diffusione di una cultura di autentica avversione nei confronti della legge e delle istituzioni.

 

Agli occhi di imprenditori, lavoratori e liberi professionisti, infatti, la legge, l’Agenzia delle Entrate e l’agente delegato alla riscossione dei tributi sono dei nemici che cercano di condurre l’impresa o lo studio professionale alla chiusura.

Nulla di meglio per accrescere la cultura dell’evasione fiscale intesa come rimedio legittimo contro una Pubblica Amministrazione vista come una nemica !

Le ristrettezze che contraddistinguono l’attuale crisi economica, poi, fanno il resto.

 

Sono convinto che le tasse non siano facoltative e che la legge non sia un consiglio amichevole.

Tuttavia, non penso che la cultura della legalità e della giustizia fiscale nel nostro Paese possano essere incrementate – mi si passi il termine un po’ forte – “strangolando” il contribuente.

 

PROPOSTA

In conclusione, sulla scia della modifica intervenuta nel 2015, è necessario aggiungere all’art. 545 c.p.c. altri tre commi con il seguente contenuto:

 

“I crediti verso i terzi a qualsiasi titolo vantati dalle imprese e dai liberi professionisti iscritti nei rispettivi albi professionali o comunque muniti di partita i.v.a. non possono essere pignorati per una misura eccedente il quinto per il pagamento di qualsiasi tipo di tributi, imposte e tasse.

Il pignoramento eseguito sulle somme di cui al comma precedente in violazione del limite previsto dallo stesso è inefficace per l’importo eccedente il quinto. L’inefficacia è rilevata dal giudice anche d’ufficio.

Restano in ogni caso ferme le altre limitazioni contenute in speciali disposizioni di legge.”.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Codice di procedura civile della Repubblica italiana Regio Decreto 28 ottobre 1940, numero 1443.

[2] Dall’articolo 13 del decreto legge 27 giugno 2015, numero 83, convertito in legge con modificazioni dalla legge 6 agosto 2015, numero 132.

 

Le citazioni sono state verificate alla data della pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sulla collisione di una molecola di ozono con un protone

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla collisione di una molecola di ozono con un protone.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

CONDIZIONI DI PARTENZA

Si danno le seguenti condizioni: 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione, 1 barn di area.

Una sequenza di molecole di ozono (O3) gira in un verso in un anello di un acceleratore.
Una sequenza di protoni nello stesso acceleratore gira nel verso opposto dentro un altro anello concentrico al primo e con un raggio maggiore di esso.
Le molecole e i protoni vengono fatti scontrare in modo che ogni scontro coinvolga una molecola di ozono[2] e un protone.

 

OSSERVAZIONE
La collisione disgrega il nucleo dell’atomo colpito e produce un coacervo di quattro energie.
L’equazione che riassume tutte e quattro le energie è: 
E = q . sopra la linea di frazione (l – 1/2 radice di m – t) sotto la linea di frazione (radice di 1/l) dopo la linea di frazione = 1 

L’equazione che esprime la prima forma di energia (luce) è: 
1 – 1/2 sopra la linea di frazione (radice di m quadro – t quadro) sotto la linea di frazione (1/l al quadrato) dopo la linea di fazione = 2 

L’equazione che esprime la seconda forma di energia (interazione nucleare debole) è:
2 = 3/4 . sopra la linea di frazione (t quadro – m quadro fratto r quadro) . (l . t fratto r) : (1/2 l fratto 1/t) sotto la linea di frazione (r quadro fratto t quadro – m quadro) //

L’equazione che esprime la terza forma di energia (interazione nucleare forte) è:
// . sopra la linea di frazione (1/t . 1/r quadro . 1/m) sotto la linea di frazione 1/r quadro

L’equazione che esprime la quarta forma di energia (massa/gravità) è:
1/2 – sopra la linea di frazione (radice quadrata di m quadro + l tutto fratto t quadro) sotto la linea di frazione (1 – t fratto l) dopo la linea di fazione = 3

Questa quarta forma di energia esiste in un ambiente quantico che è 3/4 del normale.
L’ambiente quantico normale è quello che si ha nelle condizioni esplicitate all’inizio di questo articolo[3].
L’equazione dell’ambiente quantico in cui si manifesta la quarta forma di energia ora descritta è:
alfa . gamma l = 6t . m
Mentre le tre equazioni che descrivono questo ambiente quantico sono:

  • 1 – sopra la linea di frazione (3/4 . lambda al quadrato) sotto la linea di frazione (1/2 . radice quadrata di t al quadrato – l) dopo la linea di frazione = 4
  • 2/3 – sopra la linea di frazione (t . lambda al quadrato) sotto la linea di frazione (1/m) dopo la linea di frazione = 2
  • 1/2 . m t – 2 l . t/2

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica atomica e della fisica quantistica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

[2] Per la precisione, il bersaglio del protone è il nucleo dell’atomo centrale della molecola di ozono.

[3] 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione, 1 barn di area.

Proposte di modifiche del Codice della nautica da diporto

La disciplina attualmente in vigore per la nautica da diporto[1] è stata – a mio avviso a ragione – accusata di essere difficile, intricata e costosa[2].

Come dimostrerò qui appresso, essa è ricca di distinguo normativi irrilevanti ai fini della sicurezza della navigazione, adempimenti amministrativi inutili e costi occulti.

Tutto ciò provoca il diffuso fenomeno di dismissione della bandiera italiana e conseguente scelta di issare la bandiera belga da parte dei proprietari di unità da diporto che stazionano in Italia[3].

Il Belgio è un Paese membro dell’Unione Europea con 66 chilometri di coste.

L’Italia ne ha circa 2.700 chilometri.

Ciò non ostante, il Belgio ha una normativa per la navigazione da diporto molto più semplice e meno costosa di quella italiana[4].

Ecco qui di seguito i principali vantaggi offerti dalla disciplina belga[5].

 

            1 – La navigazione dei natanti.

Per la legge belga, anche un natante può navigare in acque internazionali e senza alcun limite dalla costa.

In Belgio, infatti, tutte le barche con lo scafo compreso tra 2,5 e 24 metri sono considerate imbarcazioni e sono soggette alla medesima normativa.

La legge italiana, al contrario, non solo distingue tra natanti[6] e imbarcazioni[7], ma pone vari limiti dalla linea di costa per la navigazione dei natanti[8].

Ai fini della sicurezza della navigazione da diporto, quale può essere la differenza tra un’unità con lo scafo lungo 9 metri (natante) e una con lo scafo lungo 11 metri (imbarcazione)?

 

            2 – Le dotazioni di sicurezza.

Per la legge belga, le dotazioni di sicurezza da tenere a bordo sono minime.

Questo perché si lascia piena autonomia decisionale allo skipper che, di volta in volta, deciderà quali siano le dotazioni necessarie per la navigazione da intraprendere

La normativa italiana, invece, impone rigide norme comportamentali[9].

Per giunta, esse sono differenziate a seconda della lunghezza dello scafo dell’unità da diporto e della sua distanza dalla costa.

Questa rigidità normativa rende spesso le dotazioni di sicurezza superflue e costose.

Inoltre, a che serve la rigida previsione legale di dotazioni di sicurezza a bordo[10], se poi la legge italiana prevede ben tre così detti bonus ubriacatura[11]?

Continuare a prevedere complesse e costose dotazioni di sicurezza obbligatorie è uno dei maggiori incentivi per i diportisti a dismettere la bandiera italiana e issare la bandiera belga[12].

Le conseguenze di questa scelta – già in atto[13] – sono: perdite di denaro per l’erario italiano e minori possibilità per le autorità italiane di effettuare controlli a bordo delle unità da diporto.

Come è noto, infatti, una barca battente bandiera belga è territorio belga.

Di conseguenza, essa pagherà le tasse belghe e sarà soggetta ai controlli delle autorità belghe.

 

            3 – Gli obblighi amministrativi.

Il codice italiano della navigazione da diporto prevede che un’unità con uno scafo lungo 11 metri (imbarcazione) abbia vari obblighi amministrativi.

Tra questi ricordiamo l’obbligo di iscrizione nell’Archivio telematico centrale delle unità da diporto, l’obbligo di avere la licenza di navigazione e l’obbligo di avere il certificato di sicurezza. [14].

La stessa normativa non prevede questi obblighi per un’unità da diporto con uno scafo lungo 9 metri (natante)[15].

Quale logica di sicurezza della navigazione giustifica in Italia questa disparità di trattamento sconosciuta alla legge belga?

 

            4 – Le revisioni e i controlli periodici.

La legge belga non prevede che le dotazioni di bordo siano soggette a ripetitive e talvolta inutili revisioni.

Essa, inoltre, non prevede i costosi controlli periodici a bordo dell’unità da diporto.

La legge italiana, al contrario, prevede tutto questo[16] e impone dei costi per ogni revisione e controllo periodico[17].

Le previsioni normative alla base di queste revisioni e controlli periodici:

  • comportano dei costi continui che spingono i proprietari di unità da diporto a dismettere la bandiera italiana e a scegliere la bandiera belga. Le conseguenze per l’erario e per i controlli a bordo da parte delle autorità italiane sono quelle che abbiamo poc’anzi enunciato;
  • sono inutili. Infatti, i controlli necessari per garantire la sicurezza della navigazione da diporto sono già previsti con cadenza occasionale – e dunque a sorpresa – dall’articolo 26-bis del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

            5 – La tassa annuale sulle unità da diporto.

In Belgio, tutte le unità da diporto con lunghezza superiore a 7,5 metri pagano una tassa di circolazione calcolata in base all’età della barca.

La tassa belga in parola va dai 2.478,00 euro per un’unità nuova ai 61,50 euro per un’unità con più di 10 anni.

In seguito, ogni proprietario paga 98,00 euro ogni cinque anni per il rinnovo della tassa di circolazione.

In Italia, la tassa sulle unità da diporto viene chiesta[18] annualmente in misura fissa, a prescindere dall’età dell’unità da diporto e l’importo è incomprensibilmente maggiore quanto più lungo è lo scafo.

Probabilmente, quando è stata varata la norma di legge sulla tassa annuale per le unità da diporto, il legislatore aveva in mente la tassa di circolazione degli autoveicoli.

Quest’ultima viene calcolata in base ai chilowatt di potenza del motore e alla loro classe ambientale.

Questa scelta normativa è giustificata dal fatto che un motore più potente sposta un veicolo più pesante il quale, di conseguenza, usura maggiormente il manto stradale.

Tuttavia, applicare questo ragionamento anche alle unità da diporto è manifestamente irragionevole.

Questo, sia perché uno scafo più lungo non usura maggiormente l’acqua, sia perché quest’ultima non deve essere riparata come al contrario avviene per il manto stradale.

Recentemente, la norma di legge che imponeva la tassa di circolazione delle unità da diporto è stata totalmente abrogata[19].

Contro l’ipotesi di una nuova previsione di questa tassa, faccio notare che il proprietario di un’unità da diporto paga già l’i.v.a. più e più volte, sia quando acquista la barca, sia quando acquista un qualsiasi bene o servizio a essa collegato (dotazioni di bordo, carburante, manutenzione, servizio di rimorchio, riparazioni).

Non vi è dunque alcun bisogno di una norma di legge che imponga nuovamente la tassa di circolazione delle unità da diporto.

 

            Conclusione.

La mia proposta vuole rendere il Codice della nautica da diporto “user friendly” – amico dell’utente.

A tal fine, essa opera una decisa semplificazione normativa e una conseguente riduzione di tutti gli adempimenti amministrativi e dei costi inutili che frenano le potenzialità di sviluppo del settore.

Gli effetti saranno molteplici:

  • rilanciare gli acquisti di unità da diporto maggiori;
  • attrarre gli investimenti nel settore della nautica da diporto;
  • aumentare l’occupazione in tutti i settori della nautica da diporto (costruzione, manutenzione e servizi);
  • convincere i proprietari di unità da diporto che issano bandiera non italiana a tornare a issare quella italiana. Questo porterebbe a un aumento della domanda di servizi legali, amministrativi e fiscali legati al fatto che un’unità da diporto che issa bandiera italiana è territorio italiano. Inoltre, aumenterebbero le opportunità per le autorità italiane di effettuare controlli a sorpresa a bordo in base all’articolo 26-bis del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171;
  • l’aumento dei posti di lavoro e del fatturato legati al settore della nautica da diporto avrebbe come conseguenza anche l’aumento del gettito fiscale da essi derivante.

 

Allego qui sotto il file .pdf contenente il testo vigente del Decreto Legislativo 18 luglio 2005, n. 171 con le modifiche che propongo.

Vi ringrazio molto per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

D. Lgs. n. 171 del 2005 – modifiche

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, “Codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE, a norma dell’articolo 6 della legge 8 luglio 2003, n. 172”

 

[2] Fabrizio Coccia, Sventola bandiera belga, in: Bolina, n. 280, novembre 2010, pagina 45.

Roberto Caldara, Considerazioni in merito alla registrazione all’estero di unità da diporto che stazionano in porti italiani: la bandiera belga, in: Temi Romana, n. 3, luglio – settembre 2018, pagine 6-8.

 

[3] Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza di unità da diporto battenti bandiera straniera che navigano nelle acque territoriali italiane, 12 maggio 2014, in: http://www.guardiacostiera.gov.it/normativa-e-documentazione/Documents/Circolare%20n.%2042645%20in%20data%2012.05.2014%20%20Mezzi%20di%20salvataggio%20e%20dotazioni%20di%20sicurezza%20di%20unit%C3%A0.pdf

 

[4] Service public fédéral Mobilité et Transports, Vade- mecum de la navigation de plaisance en Belgique, 32esima edizione 01 febbraio 2016, in: https://mobilit.belgium.be/sites/default/files/resources/files/vademecum_fr_editie32.pdf .

 

[5] Le affermazioni sulla legge belga contenute da qui in poi all’inizio di ogni paragrafo sono estrapolate da: Roberto Caldara, Considerazioni in merito alla registrazione all’estero di unità da diporto che stazionano in porti italiani: la bandiera belga, in: Temi Romana, n. 3, luglio – settembre 2018, pagine 6-8.

 

[6] Unità da diporto con lo scafo lungo fino a 10 metri (articolo 3, comma 1, lettera g, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171).

 

[7] Unità da diporto con lo scafo lungo da 10 a 24 metri (articolo 3, comma 1, lettera f, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171).

 

[8] Articolo 27, commi 3 e 4, del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[9] Articolo 29, comma 11-ter, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

Si vedano anche:

articolo 22 “Apparato ricetrasmittente di bordo per la navigazione temporanea”;

Norme di sicurezza per imbarcazioni e natanti da diporto: 48 “Finalità e campo di applicazione”, 53 “Requisiti e caratteristiche tecniche dei mezzi di salvataggio e delle dotazioni di sicurezza”, 54 “Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza”, 58 “Motore ausiliario”;

Norme di sicurezza per le navi da diporto: 72 “Apparato motore, impianti e allestimento”, 73 “Protezione contro gli incendi”, 74 “Mezzi di salvataggio”, 75 “Dotazioni di sicurezza”, 76 “Requisiti e caratteristiche dei mezzi di salvataggio, dei segnali di soccorso e delle bussole”;

Norme di sicurezza per unità da diporto impiegate per attività di noleggio: 88 “Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza”;

Norme di sicurezza per unità da diporto impiegate come unità di appoggio per immersioni subacquee a scopo sportivo o ricreativo: 90 “Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza”;

Disposizioni complementari e finali: 92 “Motori a doppia alimentazione”;

e gli allegati V, VIII e IX del Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 29 luglio 2008, n. 146.

 

[10] Si veda il testo della nota numero 9.

 

[11] 1° bonus ubriacatura: articolo 53-ter, comma 1, lettera a, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171. Bonus ubriacatura pari addirittura a sette anni in base al combinato disposto con l’articolo 39, comma 3, lettera c, del medesimo decreto legislativo.

2° bonus ubriacatura: articolo 53-ter, comma 1, lettera b, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171. Bonus ubriacatura perpetuo per chi utilizza l’unità da diporto a fini non commerciali.

3° bonus ubriacatura: articolo 53-ter, comma 4, seconda parte, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171. Per evitare la revoca della patente nautica, è sufficiente che Tizio, dagli anni 14 agli anni 21, sia colto con un tasso alcolemico nel sangue superiore a 1,5 grammi per litro solo una volta ogni due anni.

 

[12] Secondo il disposto del già vigente articolo 21 del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[13] Si veda il contenuto del comunicato del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto citato nella nota numero 3.

 

[14] Articolo 15, comma 1, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

Articolo 23, comma 1, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

Articolo 26, comma 1, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[15] Articolo 27, comma 1, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[16] Norme di sicurezza per imbarcazioni e natanti da diporto: articolo 57 “Modalità di esecuzione degli accertamenti tecnici per il rilascio, il rinnovo e la convalida del certificato di sicurezza”; Norme di sicurezza per le navi da diporto: articolo 62 “Tipi di visite”, 63 “Visita iniziale”, 64 “Visite periodiche”, 65 “Visite occasionali”, 66 “Visite dopo un periodo di disarmo”, 67 “Organi di esecuzione delle visite”, 68 “Deficienze e inconvenienti temporaneamente tollerabili”, 69 “Mantenimento delle condizioni dopo le visite”; Norme di sicurezza per unità da diporto impiegate per attività di noleggio: articolo 80 “Tipi di visite”, 85 “Visita iniziale”, 86 “Visite periodiche”, 87 “Visite occasionali” del Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 29 luglio 2008, n. 146.

 

[17] Allegato XVI, tabella A, allegata al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[18] Si veda il sito internet dell’Agenzia delle Entrate alla pagina: https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Archivio/ArchivioSchedeAdempimento/Schede+adempimento+2015/Versare+2015/Tassa+annuale+sulle+unita+da+diporto/InfoGen+Tassa+Diporto/

 

[19] Articolo 1, comma 366, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) che ha abrogato l’articolo 16, comma 2, del decreto legge 06 dicembre 2011, n. 201, convertito in legge con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

 

Le citazioni sono state verificate alla data della pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi su due isotopi

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene alcune ipotesi su due isotopi[1]: uno dell’idrogeno e uno dell’elio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PRIMA IPOTESI

Nelle condizioni di 20 gradi centigradi[3] di temperatura, 1 atmosfera[4] di pressione e 1 barn[5] di area, si dà un atomo composto da 1 protone, 2 neutroni e 2 elettroni.[6]

ESPERIMENTI

Per studiare l’atomo che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Se un quark up viene sparato e colpisce uno dei neutroni, il neutrone colpito esplode e uno degli elettroni si dirige verso lo spazio circostante.

Se un quark up viene sparato e colpisce il protone, il protone colpito emette radiazione luminosa costante di forma sferica.

Se un quark up viene sparato e colpisce uno degli elettroni, l’elettrone colpito diventa un fotone e si dirige verso lo spazio circostante.

 

SECONDA IPOTESI

Nelle condizioni di 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione e 1 barn di area, si dà un atomo composto da 3 neutroni, 2 protoni, 6 elettroni.[7]

ESPERIMENTI

Per studiare l’atomo che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno dei neutroni, il neutrone colpito esplode. Il nucleo dell’atomo si divide in due parti. Ciascuna parte è composta da un protone, un neutrone e due dei sei elettroni che l’atomo aveva originariamente. I rimanenti due elettroni si allontanano verso lo spazio circostante.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno dei protoni, il nucleo dell’atomo collassa su se stesso, subito dopo esplode e gli elettroni che l’atomo aveva si dirigono verso lo spazio circostante.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno degli elettroni, l’elettrone colpito scompare e l’atomo inizia a cercare di formare un legame chimico per ottenere l’elettrone che gli è venuto a mancare.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopo

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Isotope

 

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[3] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Grado_Celsius

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Celsius

 

[4] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Atmosfera_(unità_di_misura)

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Atmosphere_(unit)

 

[5] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Barn

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Barn_(unit)

 

[6] Immaginate il trizio (https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopi_dell%27idrogeno) con due elettroni invece di uno.

 

[7] Immaginate l’elio-5 (https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopi_dell%27elio) con sei elettroni invece di due.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi su una massa di neutroni e una di fotoni interagenti fra loro

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su una massa di neutroni e una di fotoni interagenti fra loro.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI
Si danno due masse[2]
⁃ una fatta di neutroni che genera un campo gravitazionale;
⁃ una fatta di fotoni che genera radiazioni luminose e un campo gravitazionale.

La massa di neutroni è formata da molti neutroni non fusi tra loro ma coesi dalla loro gravità; la superficie esterna di questa massa è una sfera liscia.
La massa di fotoni è fatta da fotoni fusi tra loro; la superficie esterna di questa massa è composta da tante calotte sferiche.

Nulla ruota attorno alla massa di neutroni.
Attorno alla massa di fotoni ruotano altri fotoni.

I neutroni della massa di neutroni non emettono luce.
I fotoni della massa di fotoni emettono luce in forma sferica di intensità diversa a seconda dell’interazione gravitazionale che essi subiscono da parte degli altri fotoni in movimento attorno all massa di fotoni.

Ciascun fotone si muove attorno alla massa di fotoni alla velocità di circa duecentomila chilometri al secondo e non sullo stesso piano, ma su piani diversi.

La superficie della massa di neutroni è composta da aree circolari con caratteristiche di attrazione elettrica diverse:
⁃ alcune aree attraggono una carica elettrica negativa che viene avvicinata a loro proveniente dallo spazio esterno alla massa di neutroni e la immettono all’interno della massa di neutroni;
⁃ altre aree sferiche attigue alle prime respingono una carica elettrica negativa che viene avvicinata a loro proveniente dallo spazio esterno alla massa di neutroni formando uno schermo elettrico con carica negativa e con forma cilindrica che si eleva dalla superficie dell’area sferica verso lo spazio esterno alla massa di neutroni;
⁃ i due tipi di aree sferiche ora descritti si comportano in modo opposto a quanto descritto nei due trattini precedenti quando viene avvicinata a loro una carica elettrica positiva proveniente dallo spazio esterno alla massa di neutroni;
⁃ tutto questo si verifica anche quando alle medesime aree sferiche viene avvicinata una carica elettrica proveniente dallo spazio interno alla massa di neutroni. Il comportamento in questo caso è opposto a quello descritto nei tre trattini precedenti.

 

ESPERIMENTI

Per studiare la struttura che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Ciascun neutrone della massa di neutroni è composto da tre particelle che identifico con tre colori diversi: una gialla e una rossa tangenti e una blu sotto di loro tangente a entrambe.

 

1° gruppo di esperimenti

Se viene proiettato un raggio di luce costante sulla particella gialla, essa esplode.
Se viene proiettato un raggio di luce costante sulla particella rossa, essa emette bagliori di luce rossa che si ripetono a intervalli di alcuni secondi.
Se viene proiettato un raggio di luce costante sulla particella blu, il raggio di luce viene polarizzato nel modo seguente:
⁃ se i fotoni in entrata ruotano verticalmente in senso orario, quelli in uscita ruotano verticalmente in senso anti orario; 
⁃ se i fotoni in entrata ruotano verticalmente in senso anti orario, quelli in uscita ruotano verticalmente in senso orario; 
⁃ se i fotoni in entrata ruotano orizzontalmente in senso orario quelli in uscita ruotano orizzontalmente, sia in senso orario, sia in senso anti orario;
⁃ se i fotoni in entrata ruotano orizzontalmente in senso anti orario quelli in uscita ruotano orizzontalmente, sia in senso orario, sia in senso anti orario.

 

2° gruppo di esperimenti
Se viene inserita una micro carica elettrica positiva da 2 micro Ampere nella particella gialla, essa emette bagliori di luce bianca di forma sferica a circa un minuto-secondo l’uno dal successivo fino a quando perdura la carica elettrica positiva al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica negativa da 2 micro Ampere nella particella gialla, essa assorbe la carica negativa fino alla sua saturazione elettrica, dopo di che emette bagliori di luce bianca di forma sferica a intervalli di tempo maggiori l’uno dal successivo quanto meno intensa è la carica elettrica negativa inserita al suo interno. Questa emissione di bagliori di luce perdura fino a quando perdura la carica elettrica negativa al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica positiva da 2 micro Ampere nella particella rossa, essa entra in vibrazione ed emette radiazioni elettro-magnetiche costanti composte da ioni positivi. Questa emissione perdura fino a quando perdura la carica elettrica positiva al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica negativa da 2 micro Ampere nella particella rossa, essa assorbe la carica negativa fino alla saturazione del suo potenziale elettrico, dopo di che il processo di assorbimento si interrompe e si forma uno schermo sferico attorno alla carica elettrica negativa immessa all’interno della particella.

Se viene inserita una micro carica elettrica positiva da 2 micro Ampere nella particella blu, essa emette un bagliore costante di forma sferica di luce blu. Questa emissione perdura fino a quando perdura la carica elettrica positiva al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica negativa da 2 micro Ampere nella particella blu, essa entra in vibrazione ed emette, sia un bagliore costante di forma sferica di luce blu, sia radiazioni elettro-magnetiche costanti composte da ioni negativi. La vibrazione, l’emissione di luce blu e l’emissione di radiazioni elettro-magnetiche perdurano fino a quando perdura la carica elettrica negativa all’interno della particella.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Dati:
⁃ 0,3 gradi di oscillazione dell’asse di rotazione della massa di neutroni;
⁃ 13,5 gradi di oscillazione dell’asse di rotazione della massa di fotoni;
⁃ 0,15 micron di spessore del diaframma tra i due campi di forza gravitazionale;
⁃ il raggio di luce costante proiettato lungo la direttrice sud – nord dell’asse di rotazione che oscilla di 0,3 gradi effettua un movimento a spirale attorno all’asse di rotazione;
⁃ il raggio di luce costante proiettato lungo la direttrice sud – nord dell’asse di rotazione che oscilla di 13,5 gradi viene diffratto con un angolo di 92-93 gradi;
⁃ il raggio di luce costante proiettato da sud a nord all’interno del diaframma tra i due campi gravitazionali diviene una membrana luminosa che oscilla secondo le stesse variazioni della superficie esterna dei due campi gravitazionali a contatto con il diaframma.

Ipotesi sul nucleo di un atomo di berillio

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sul nucleo di un atomo di berillio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI
Si dà un nucleo di un atomo di berillio 113 in condizione statica. Al suo interno si rinviene una struttura a forma di cono di colore verde con il vertice rivolto verso il basso.
Osservando dall’alto la base del cono, si nota che il cono gira in senso antiorario.
Osservando dal basso il vertice del cono, ci si rende conto che la struttura è composta da due coni uno dentro l’altro.
Il cono esterno è un tronco di cono con la circonferenza minore molto vicina al cono interno.
Il cono interno è intero e ha la parte sommitale che emerge dalla circonferenza minore del cono esterno.
Il cono interno gira in senso orario all’interno del cono esterno.

 

ESPERIMENTI

Per studiare il nucleo dell’atomo di berillio ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

 

1° gruppo di esperimenti
Se viene arrestata la rotazione antioraria del cono esterno, la rotazione in senso orario del cono interno non subisce variazioni, mentre le particelle subatomiche che compongono il nucleo dell’atomo di berillio 113 si disperdono nello spazio circostante.

Se si consente al cono esterno di riprendere a ruotare in senso antiorario, le particelle subatomiche che componevano il nucleo dell’atomo di berillio 113 tornano ad aggregarsi fra loro.

Se viene arrestata la rotazione oraria del cono interno, aumenta la velocità della rotazione antioraria del cono esterno e aumenta altresì la velocità del moto degli elettroni che girano attorno al nucleo dell’atomo di berillio 113 da circa 200 mila chilometri al secondo a circa 280 mila chilometri al secondo.

Se si consente al cono interno di riprendere a ruotare in senso orario, la rotazioni citate del cono esterno e degli elettroni tornano alle loro velocità originarie.

 

2° gruppo di esperimenti
Il neutrone del nucleo dell’atomo di berillio 113 è composto da tre particelle: una gialla e una blu tangenti e una rossa sotto di loro tangente a entrambe.

Se viene tolta la particella gialla, la particella rossa di allontana e si disperde nello spazio circostante.

Se viene tolta la particella blu, la particella rossa esplode.

Se viene tolta la particella rossa, le particelle gialla e blu si fondono tra loro e si trasformano in un quark down che si disperde nello spazio circostante.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTA A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

Ipotesi su un neutrone di un atomo di cesio

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su un neutrone di un atomo di cesio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI
Si dà un generatore di plasma a forma di ciambella cilindrica con un diametro misurato dai suoi punti esterni pari a 4,5 metri.

All’interno della ciambella del generatore, paralleli alle sue linee sommitale e infima, vi sono degli specchi rotondi di circa 10 centimetri di diametro.

L’impulso elettrico viene fatto circolare lungo la parte esterna della ciambella del generatore: in un senso lungo la parte alta, nel senso opposto lungo la parte bassa.

Dopo che gli specchi dei quali ho appena detto sono stati inclinati in modo da formare angoli alterni interni di 45 gradi, l’impulso elettrico viene convogliato dall’esterno all’interno della ciambella del generatore. La conseguenza è che la temperatura del gas interno alla ciambella del generatore inizia ad aumentare.

Quando il gas interno alla ciambella del generatore raggiunge la temperatura di 2495 gradi centigradi, l’inclinazione degli specchi interni viene cambiata in modo che ciascuno specchio sulla linea sommitale punti in direzione dello specchio successivo a quello che si trova in basso lungo la linea perpendicolare al terreno.

In questo modo, il gas interno alla ciambella del generatore inizia ad avere un moto rotatorio.

Il moto rotatorio in parola è conforme alla nuova angolazione assunta dagli specchi[2].

Viene introdotto un atomo di cesio 120 nel gas che ruota all’interno della ciambella del generatore.

L’atomo aggrega a sé altre particelle sub-atomiche fino a diventare un atomo di cesio 128.

 

ESPERIMENTI

Per studiare il neutrone dell’atomo di cesio in parola, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Il neutrone preso in esame è composto da tre particelle che identifico con tre colori diversi: una gialla, una rossa e una blu.

 

1° gruppo di esperimenti

Se dal neutrone viene tolta la particella gialla, il neutrone si disgrega.

Se dal neutrone viene tolta la particella rossa, il neutrone trema per qualche istante e poi esplode emettendo radiazione luminosa e campo elettromagnetico entrambi in forma sferica.

Se dal neutrone viene tolta la particella blu, il neutrone deflagra proiettando parti della sua massa.

 

2° gruppo di esperimenti

Se al neutrone viene aggiunta una particella gialla, il neutrone emette un campo elettromagnetico stabile di forma sferica attorno a sé come fa una stella quando diventa una gigante rossa.

Se al neutrone viene aggiunta una particella rossa, il neutrone diventa un elettrone e si dirige verso il gas che lo circonda.

Se al neutrone viene aggiunta una particella blu, la particella blu si posiziona all’opposto della particella blu già presente nel neutrone. Il neutrone genera un’esplosione di campo di forma sferica, che subito dopo riassorbe in una sorta di rimbalzo. Quindi, il neutrone assume proprietà di attrazione e repulsione elettrica: ora infatti, se si avvicina al neutrone una carica elettrica positiva questa viene attratta, se si avvicina al neutrone una carica elettrica negativa questa viene respinta.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Lungo un ipotetico vettore parallelo al terreno, il verso della rotazione del gas è quello in direzione dell’angolo ottuso creato da uno specchio in alto e da quello in basso successivo a quello lungo la sua perpendicolare