Ipotesi su un elettrone

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su un elettrone.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

 

Parto da questa domanda: perché un elettrone orbita attorno al nucleo di un atomo a circa duecentomila chilometri al secondo?

 

PARTE I – descrizione dell’elettrone 

 

Ipotizzo che un elettrone in orbita attorno al nucleo di un atomo sia composto nel modo seguente: 

  • due particelle ciascuna con carica elettrica negativa oscillante, 
  • una particella che opera come uno stabilizzatore, 
  • energia 
  • una contrapposizione tra energie.

 

Le due particelle con carica elettrica negativa oscillante possono essere formalizzate nel modo seguente:

h – s . [1/m . (2d + c) + b]

la carica elettrica negativa di ciascuna particella oscilla secondo lo schema: 1/3 – 2/3, 1/2 – 1/2, 2/3 – 1/3.

 

Se l’elettrone viene portato fuori dall’atomo, le due particelle ora descritte non hanno più la carica elettrica negativa oscillante, ma ciascuna ha la carica elettrica negativa stabile di 1/3.

 

 

La particella che opera come uno stabilizzatore può essere formalizzata nel modo seguente:

s + h . sopra la linea di frazione b – c sotto la linea di frazione m . 1/2 d dopo la linea di frazione e / 1/md

 

Se l’elettrone viene portato fuori dall’atomo, la particella ora descritta non opera più come uno stabilizzatore, ma come una carica elettrica positiva stabile di 1/3.

 

 

L’energia che si trova nell’elettrone può essere formalizzata nel modo seguente:

e = d . (sopra la linea di frazione) b + (f al quadrato / g) (sotto la linea di frazione) j . 2n + (1 / g . m)

 

Ipotizzo che l’energia che ho ora descritto sia energia che era già presente al momento del così detto Big Bang e che non si sia concretizzata nella quarta dimensione della realtà che vediamo perché la quantità di materia non era sufficiente.

 

 

Ipotizzo che la contrapposizione tra energie sia in realtà una contrapposizione fra lo spazio a tre dimensioni circostante l’elettrone e l’energia che si trova dentro l’elettrone con la sua potenzialità dimensionale della quale ho detto ora e che non si è concretizzata.

 

Questa contrapposizione tra energie può essere formalizzata nel modo seguente: 

tensione = //

+ s . f [2 t quadro . g . (s/2 – 1/2 t)] (tensione energetica dello spazio a tre dimensioni)

+  j . 2n + (1 / g . m) (tensione energetica dell’energia nell’elettrone)

 

 

PARTE II – l’elettrone nell’atomo

 

Ipotizzo che i protoni e i neutroni che si trovano nel nucleo dell’atomo non siano immobili, ma cambino posizione pur rimanendo coesi tra loro.

 

In questo movimento accade che due o più protoni si vengano a trovare vicini tra loro e con una parte della loro superficie esterna che forma la parte esterna del nucleo dell’atomo.

Quando questo accade, ipotizzo che si generi un’attrazione energetica tra la carica positiva dei protoni e la carica negativa delle due particelle con carica elettrica negativa oscillante che sono nell’elettrone che orbita attorno al nucleo.

 

La conseguenza è la caduta dell’elettrone sul nucleo dell’atomo e la sua quasi immediata espulsione.

 

Nel nucleo dell’atomo, infatti, l’energia che si trova dentro l’elettrone si contrappone alle energie del protone e del neutrone nel modo seguente:

tensione = //

+ m . d + [2 . (u . s / 1/2m)] (tensione energetica del protone)

+ m . d + [2 m . (s . h/2)] (tensione energetica del neutrone)

+  j . 2n + (1 /  g . m) (tensione energetica dell’energia nell’elettrone)

 

La contrapposizione tra energie della quale ho detto ora espelle l’elettrone dal nucleo dell’atomo imprimendogli la velocità di circa duecentomila chilometri al secondo.

 

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

La proposta di Regolamento U.E. sulle cripto-attività

Il Parlamento dell’Unione Europea sta esaminando la proposta di Regolamento relativo ai mercati delle cripto-attività.[1]

Il testo della proposta di Regolamento in parola è disponibile su internet.[2]

 

La norma

L’articolo 3, comma 1, numero 4, dà la seguente definizione di token (in italiano, gettone) di moneta elettronica:

  • “token di moneta elettronica”: un tipo di cripto-attività il cui scopo principale è quello di essere utilizzato come mezzo di scambio e che mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento al valore di una moneta fiduciaria avente corso legale;

 

Il profilo critico

Così come è disciplinato, il token di moneta elettronica è uno strumento finanziario derivato su una valuta.[3]

Infatti, il testo non afferma quale deve essere il sottostante[4] del token di moneta elettronica, ma afferma che esso “mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento al valore di una moneta fiduciaria avente corso legale”.

Inoltre, se si considera che lo scopo principale del token di moneta elettronica “è quello di essere utilizzato come mezzo di scambio”, si comprende bene l’alto profilo critico che la norma in esame contiene.

 

Si pensi al caso di un lavoratore il quale, a fine mese, deve ricevere il suo stipendio.

Poiché la funzione economico sociale del contratto di lavoro è lo scambio prestazione lavorativa contro stipendio, in base alla norma qui in commento il datore di lavoro potrebbe pagare lo stipendio del lavoratore con dei token di moneta elettronica (ad esempio, il Bitcoin), invece che con della moneta avente corso legale (ad esempio, l’euro).

Il problema è che mentre il potere di acquisto della moneta avente corso legale è mantenuto stabile da parte della sua istituzione di riferimento (per l’euro, la Banca centrale europea), il valore del Bitcoin e degli altri token di moneta elettronica non è affatto stabile, ma decisamente volatile.[5]

Nell’esempio che stiamo facendo, pagare lo stipendio di un lavoratore con dei token di moneta elettronica significa dargli un salario che ha un potere di acquisto che può variare molto in poche ore.

In parole povere, il lavoratore non avrà alcuna certezza di riuscire a pagare l’affitto, le bollette e fare la spesa se il salario gli viene pagato in token di moneta elettronica.

 

Si potrebbero fare molti altri esempi come quello del commerciante che vede la sua merce pagata dai clienti tramite token di moneta elettronica o quello di uno Stato membro dell’Unione europea nel quale i servizi pubblici che esso eroga sono pagati dai contribuenti con dei token di moneta elettronica.

Sono certo che il profilo critico sia stato ben compreso e per questo passo alla proposta di emendamento.

 

La soluzione proposta

Propongo di modificare l’articolo 3, comma 1, numero 4, della proposta di Regolamento relativo ai mercati delle cripto-attività nel modo seguente:

  • “token di moneta elettronica”: un tipo di cripto-attività il cui scopo principale è quello di essere utilizzato come mezzo di scambio e che ha un sottostante in oro depositato alla Banca centrale europea;

 

Vi ringrazio molto per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA 

[1] L’iter normativo in corso: https://oeil.secure.europarl.europa.eu/oeil/popups/ficheprocedure.do?reference=2020/0265(COD)&l=en

 

Committee on Economic and Monetary Affairs

DRAFT REPORT on the proposal for a regulation of the European Parliament and of the Council on markets in crypto-assets and amending Directive (EU) 2019/1937 (COM(2020)0593 – C9-0306/2020 – 2020/0265(COD))

https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/ECON-PR-663215_EN.pdf

 

 

[2] La proposta di Regolamento relativo ai mercati delle cripto-attività 24 settembre 2020, COM(2020) 593 final, 2020/0265(COD):

https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:f69f89bb-fe54-11ea-b44f-01aa75ed71a1.0008.02/DOC_1&format=PDF

 

 

[3] “Gli strumenti finanziari derivati sono contratti il cui valore dipende dall’andamento di un’attività sottostante nota anche come “underlying asset”.”

Cito dal Glossario finanziario di Borsa italiana s.p.a. in:

https://www.borsaitaliana.it/borsa/glossario/strumenti-finanziari-derivati.html

 

 

[4] Il sottostante

A seconda della scelta di politica monetaria compiuta da ciascuno Stato, il sottostante della moneta avente corso legale in quello Stato può essere costituito:

  • dal materiale con cui quella moneta è fatta;
  • dalla ricchezza prodotta in quello Stato nell’anno precedente alla creazione della moneta;
  • dalla promessa del Governo nazionale di pagare il debito che esso stesso ha emesso per ottenere in cambio della nuova moneta.

 

Uno dei token di moneta elettronica più conosciuti è il Bitcoin

Al contrario di quanto accade per le monete aventi corso legale, il sottostante del Bitcoin è deciso da ogni singolo partecipante alla rete telematica nella quale il Bitcoin viene scambiato.

 

“Users can decide for themselves what a unit of bitcoin represents”.

(gli utilizzatori possono decidere da se stessi che cosa una unità di Bitcoin rappresenta)

“a Bitcoin can represent many kinds of property”.

(un Bitcoin può rappresentare molti tipi di proprietà)

Cito dal video: “The real value of bitcoin and crypto currency technology – The Blockchain explained” visionabile in

https://www.youtube.com/watch?v=YIVAluSL9SU (si veda in particolare il segmento da 2:45 a 3.30).

 

Il materiale con cui la moneta è fatta è stato il sottostante delle monete fin dall’antichità.

 

La ricchezza prodotta nello Stato nell’anno precedente la creazione della moneta è divenuta il sottostante di gran lunga prevalente in epoca recente dopo che alcune monete importanti hanno deciso di sganciarsi dall’oro.

 

La promessa del Governo di pagare il debito che esso stesso ha emesso per ottenere in cambio della nuova moneta è un fenomeno recente e preoccupante per la stabilità della moneta.

 

Su questo aspetto in Italia, anni or sono, si tenne un processo per truffa nei confronti di due realtà di alto profilo.

Il processo si concluse con l’assoluzione delle due imputate perché il reato loro ascritto sarebbe stato una “consuetudine”.

Su quest’ultimo punto rinvio al mio articolo “Il Bitcoin e la moneta avente corso legale”, in particolare si veda la nota a pie’ di pagina numero 3.

https://giorgiocannella.com/index.php/2017/11/15/il-bitcoin-e-la-moneta-avente-corso-legale/

 

 

[5] “Cosa c’è dietro all’ultimo crollo del bitcoin

Ha perso quasi metà del suo valore in poche settimane, per via di Elon Musk e di alcune preoccupazioni che riguardano la Cina” 24 maggio 2021 in:

https://www.ilpost.it/2021/05/24/crollo-bitcoin-criptovalute-cina-musk/

 

“Volatilità relega bitcoin sull”Isola che non c’è’: Mike Dolan” 21 maggio 2021 in:

https://www.reuters.com/article/global-crypto-currency-idITKCN2D21P0

 

“Valuta volatile Il valore oscillante del Bitcoin e la sua (im)possibile regolamentazione” 29 gennaio 2021 in:

https://www.linkiesta.it/2021/01/bitcoin-criptovalute-quotazione-stock-minare-azioni/

 

“Bitcoin 10 anni dopo: un mondo ad alta volatilità tra speculazione, promesse e rivoluzione” 30 ottobre 2018 in:

https://www.ilsole24ore.com/art/bitcoin-10-anni-dopo-mondo-ad-alta-volatilita-speculazione-promesse-e-rivoluzione-AE3uS7XG

 

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

 

Ipotesi sull’origine della forza di gravità

In questo articolo formulo delle ipotesi sull’origine della forza di gravità.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

 

La realtà dalla quale parto è quella del plasma altamente concentrato in un ordine di grandezza di 10 alla 23.

Questa realtà di partenza può essere formalizzata nel modo seguente[2]:

funzione di e 10 alla 23 = 2 . 

(s – 3 s/t) 

+ (t . 2/3m) . (s – 1/t) 

+ e . {m . 1/3 s – [d . 4/3 (1/g . 2 (m al quadrato))] . (s . r/2) . (m . 1/t)}

 

Nel contesto ora descritto la gravità non opera a causa di una mancanza di interazione fra energia del plasma e spazio.

Pertanto, e . (s . r/2) imprime al plasma un verso vettoriale esterno rispetto a (s – 1/t).

Quando questo accade, (s – 3 s/t) inizia ad avere una estensione tale da attivare la relazione tra energia del plasma e spazio e, di conseguenza, la gravità inizia ad operare.

 

La gravità non porta la materia a collassare su se stessa perché l’intensità di (1/g . 2 (m al quadrato)) non glielo consente.

Questo accadrà solo a partire dal momento in cui l’estensione di (s – 3 s/t) consentirà a 1/g di avere una intensità pari a quella di 2 (m al quadrato).

A quel punto, però, l’estensione raggiunta da (s – 3 s/t) sarà tale da consentire alla gravità di far collassare su se stessa solo delle porzioni di materia e non tutta la materia.

 

Si badi bene che, durante la mancanza di operatività della gravità, il tempo continua a scorrere.

Infatti, (t . 2/3m) non viene inficiato da (1/g . 2 (m al quadrato)).

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle alte energie.

 

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Attenzione: le equazioni che seguono sono pensate per descrivere la materia fluida allo stato di energia. Non devono quindi essere lette secondo i parametri della fisica meccanica classica, né con quelli della fisica meccanica quantistica, ma solo con i parametri della fisica delle alte energie.

L’archivio pubblico della ricerca

In Italia esiste un archivio della ricerca scientifica e tecnologica.

È l’Anagrafe nazionale delle ricerche.[1]

Fu istituita nel 1980.[2]

A essa devono iscriversi tutti coloro che desiderano ricevere finanziamenti pubblici per effettuare ricerca scientifica o tecnologica.

I soggetti pubblici che erogano finanziamenti per la ricerca sono tenuti a darne notizia alla medesima Anagrafe.

 

 

I profili critici

Pochissimi fra i soggetti finanziati danno pubblica notizia, attraverso l’Anagrafe in parola, degli usi che essi hanno fatto e dei risultati che essi hanno ottenuto con i finanziamenti ricevuti.

 

Più volte si è sottolineato che la ricerca scientifica e tecnologica in Italia è sotto tono rispetto alle sue potenzialità e che renderla più efficiente contribuirebbe a dare avvio alla tanto desiderata ripresa economica italiana.

Tra i molti contributi in tal senso, posso citare lo scritto di due funzionari della Banca d’Italia del cui lavoro riporto qui sotto in nota gli estremi e il sommario che si trova all’inizio del loro testo.[3]

Molteplici, inoltre, le inchieste giornalistiche dei cui risultati è stato dato conto in televisione.

A prescindere dagli sviluppi giudiziari che da esse sono scaturiti e dei quali si occupano le Autorità competenti, in questo articolo ne cito alcune qui sotto in nota.[4]

Posso citare, infine, due libri nei quali gli autori fanno luce sulle problematiche della ricerca scientifica e tecnologica in Italia e offrono delle possibili soluzioni.[5]

 

 

La possibile soluzione e i suoi benefici

Se fosse obbligatorio rendere noti al pubblico via internet i risultati di ogni ricerca scientifica e tecnologica finanziata in tutto o in parte con fondi pubblici, pena la impossibilità di ricevere altri finanziamenti pubblici, vi sarebbero molteplici benefici.

Infatti, per dare conto dei risultati della ricerca, è necessario pubblicare uno o più elaborati a carattere scientifico.

Per pubblicare questi elaborati, è necessario usare i finanziamenti ricevuti per fare della ricerca.

Per fare della ricerca, è necessario assumere e pagare bene dei ricercatori capaci.

Per avere dei ricercatori capaci da assumere, è necessario formarli con dei corsi di laurea ben strutturati, a meno che si desideri farli venire esclusivamente dall’estero già formati.

 

I benefici di questo modo di procedere non sono limitati ai settori della contabilità e finanza pubbliche, ma si estendono all’economia.

Infatti, le scoperte scientifiche e tecniche vanno messe a frutto tramite la creazione di nuove realtà sociali e imprenditoriali (spin off e start up).

Queste realtà applicano le scoperte scientifiche e tecniche alla produzione di nuovi beni e alla commercializzazione di nuovi servizi.

Per la produzione e commercializzazione in parola c’è bisogno di nuovi posti di lavoro.

 

Quale imprenditore non desidera accrescere il suo fatturato con la creazione di nuove linee di prodotti e servizi?

Quale sindacalista o quale addetto al collocamento non desidera che ai lavoratori vengano offerte nuove opportunità di lavoro?

Quale politico non desidera dire ai suoi elettori di avere ridotto la disoccupazione?

Quale addetto alla Cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria non desidera ridurre il numero dei soggetti percettori di integrazione salariale tramite il loro reinserimento nel mondo del lavoro?

Quale addetto a un ente previdenziale non desidera che i soggetti oggi percettori di contributi per disoccupazione temporanea possano tornare a lavorare e divenire nuovamente contribuenti della previdenza?

Quale membro dell’Esecutivo non desidera dire all’Unione Europea che il debito pubblico italiano è in via di riduzione grazie alle conseguenze dell’aumento del prodotto interno lordo?

Quale contribuente non desidera vedere ridotta la pressione fiscale a seguito dell’aumento del gettito provocato dalla creazione di nuove attività economiche?

 

Quale momento più propizio di questo – in cui il nostro Paese deve rialzarsi dalle conseguenze umane e materiali di una pandemia[6] – per risolvere i profili critici prima evidenziati e generare i risultati poc’anzi elencati?

 

Non può dubitarsi dunque dell’utilità e della necessità di rendere accessibili via internet al pubblico tutte le informazioni dell’Anagrafe nazionale delle ricerche e di rendere obbligatoria, nel medesimo modo, la rendicontazione pubblica dei risultati della ricerca scientifica e tecnologica ottenuti da tutti coloro che hanno percepito fondi pubblici.

 

La modifica di legge in parola si rende necessaria anche in considerazione del controllo parlamentare sulla finanza pubblica, come delineato dal legislatore italiano nel 2009, tra l’altro, con riferimento al:

“monitoraggio,  controllo  e  verifica  degli  andamenti  della

finanza pubblica e analisi delle misure finalizzate al  miglioramento

della   qualita’   della   spesa,   con    particolare    riferimento

all’individuazione di indicatori di risultato semplici, misurabili  e

riferiti ai programmi di bilancio”.[7]

 

 

La proposta di modifica di legge

Come ho detto all’inizio, l’Anagrafe nazionale delle ricerche è stata istituita nel 1980 (articoli 63 e 64 del D.P.R. 11 luglio 1980, numero 382).

Il decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 ha disposto, tra l’altro, che l’articolo 64 è abrogato a partire dalla data di entrata in vigore di un decreto ministeriale che ridefinisca finalità e organizzazione dell’Anagrafe in parola.[8]

Ho cercato questo decreto ministeriale su internet, ma non sono riuscito a trovarlo.

Sul sito internet dell’Anagrafe nazionale delle ricerche[9], la cartella “Normativa” contiene delle leggi pertinenti[10], ma non questo decreto ministeriale.

Infine, ho scritto un’e-mail[11] alla persona responsabile dell’Anagrafe nazionale delle ricerche chiedendole di segnalarmi gli estremi di questo decreto ministeriale.

Alla data di pubblicazione di questo articolo sul mio sito internet[12], non ho ottenuto risposta.

Chiedo pertanto a ogni lettore che ne sia a conoscenza di comunicarmi gli estremi del decreto ministeriale in parola.

 

Nell’attesa di questa comunicazione e per tutte le ragioni che ho fin ora esposto, vi offro la mia proposta di modifica dell’articolo 64 del Decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, numero 382, (le modifiche sono in neretto):

 

1 – All’Anagrafe nazionale delle ricerche affluiranno tutte le notizie relative alle ricerche comunque finanziate, in tutto o in parte, con fondi a carico del bilancio dello Stato e/o di bilanci di enti pubblici, anche economici, e/o di soggetti partecipati in tutto o in parte dallo Stato e/o da enti pubblici, anche economici.  Sono fatte salve le disposizioni relative alla protezione dei segreti.

2 – Le amministrazioni, gli istituti e gli enti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca scientifica e tecnologica per poter accedere ai finanziamenti pubblici devono essere iscritti in apposito schedario a cura dell’anagrafe nazionale delle ricerche.

3 – Le amministrazioni e gli enti erogatori sono tenuti a comunicare all’Anagrafe nazionale i finanziamenti concessi per l’attività di ricerca.

4 – L’accesso alla totalità delle informazioni pubblicate sull’Anagrafe nazionale delle ricerche è consentito a chiunque, gratuitamente, via internet.

4 bis – Tutti coloro le cui ricerche sono finanziate, in tutto o in parte, con fondi a carico del bilancio dello Stato e/o di bilanci di enti pubblici, anche economici, e/o di bilanci di soggetti partecipati in tutto o in parte dallo Stato e/o da enti pubblici, anche economici, sono tenuti a pubblicare sull’Anagrafe nazionale delle ricerche le seguenti informazioni:

  1. a) quanti soldi hanno ricevuto;
  2. b) che uso ne hanno fatto;
  3. c) perché ne hanno fatto quell’uso;
  4. d) quali risultati hanno ottenuto.

4 ter – L’onere di cui alla lettera d del comma 4 bis che precede è adempiuto con una o più pubblicazioni a carattere scientifico reperibili o ottenibili via internet oppure ottenibili in formato cartaceo nel tempo ordinariamente necessario a presentare una richiesta via internet e ricevere la pubblicazione per posta cartacea.

4 quater – Fino all’integrale adempimento dell’onere di pubblicazione di cui al comma 4 bis che precede, i soggetti di cui al medesimo comma non possono ricevere altri finanziamenti pubblici.

5 – All’Anagrafe sovrintende [testo abrogato]

    2) il Ministro per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica o un suo delegato;

    [testo abrogato]

6 – [comma abrogato]

7 – Il Ministro per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica o un suo delegato si avvarrà per i supporti tecnici e amministrativi dei mezzi a disposizione del Ministero della pubblica istruzione e del relativo personale.

 

Propongo di abrogare il comma 5 (comitato che sovrintende all’Anagrafe nazionale delle ricerche) e il comma 6 (segretario del comitato in parola).

Al loro posto propongo che all’Anagrafe nazionale delle ricerche sovrintenda il Ministro per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica.

Infatti, se c’è l’obbligo di rendere noti al pubblico via internet i risultati di ogni ricerca scientifica e tecnologica finanziata in tutto o in parte con fondi pubblici, pena la impossibilità di ricevere altri finanziamenti pubblici, non è più necessario un comitato di undici persone che sovrintende all’Anagrafe nazionale delle ricerche.

 

Dalle modifiche che ho proposto non derivano nuove o maggiori spese a carico del bilancio dello Stato.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Cito da: https://anagrafenazionalericerche.cineca.it/arianna/contentpages/default.aspx

 

“Tutte le amministrazioni, gli istituti e gli enti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca scientifica e tecnologica per poter accedere ai finanziamenti pubblici devono essere iscritti allo schedario dell’Anagrafe.

Le Amministrazioni e gli Enti erogatori sono tenuti a comunicare all’Anagrafe Nazionale le notizie riguardanti i finanziamenti concessi per le attività di ricerca.

Lo scopo istituzionale dell’Anagrafe è raccogliere tutte le notizie relative alle ricerche finanziate, in tutto o in parte, con fondi a carico del bilancio dello stato o di bilanci di enti pubblici.”

 

 

[2] Cfr. www.normattiva.it

 

Articoli 63 e 64 del Decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, numero 382, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 31 luglio 1980, numero 209.

 

Articolo 63 Ricerca scientifica nelle Università

  L’Università è sede primaria della ricerca scientifica.

  Il Ministro della pubblica istruzione d’intesa con il Ministro incaricato del coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica promuoverà le necessarie forme di raccordo tra Università ed enti

pubblici di ricerca, compreso il Consiglio nazionale delle ricerche.

  Al fine di evitare ogni superflua duplicazione e sovrapposizione di strutture e di finanziamenti è istituita l’Anagrafe nazionale delle ricerche.

 

Articolo 64 Comitato per l’Anagrafe nazionale delle ricerche

  All’Anagrafe nazionale delle ricerche affluiranno tutte le notizie relative alle ricerche comunque finanziate, in tutto o in parte, con fondi a carico del bilancio dello Stato o di bilanci di enti pubblici.  Sono fatte salve le disposizioni relative alla protezione dei segreti.

  Le amministrazioni, gli istituti e gli enti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca scientifica e tecnologica per poter accedere ai finanziamenti pubblici devono essere iscritti in apposito schedario a cura dell’anagrafe nazionale delle ricerche.

  Le amministrazioni e gli enti erogatori sono tenuti a comunicare all’Anagrafe nazionale i finanziamenti concessi per l’attività di ricerca.

  Le Università, le facoltà, i dipartimenti, gli istituti, il Consiglio nazionale delle ricerche e le altre amministrazioni ed enti interessati potranno accedere ai dati dell’Anagrafe nazionale delle

ricerche.

  All’Anagrafe sovrintende un comitato così composto:

    1) il Ministro della pubblica istruzione o un suo delegato;

    2) il Ministro per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica o un suo delegato;

    3) un rappresentante del Ministro della sanità;

    4) un rappresentante del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato;

    5) un rappresentante del Ministro dell’agricoltura;

    6) un rappresentante del Ministro per i beni culturali e ambientali;

    7) un rappresentante del Consiglio nazionale delle ricerche;

    8) due rappresentanti degli enti ed istituti pubblici di ricerca designati dal Ministro incaricato del coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica;

    9) due rappresentanti eletti dai rettori delle Università;

    10) due rappresentanti eletti dal Consiglio universitario nazionale;

    11) il dirigente generale dell’istruzione universitaria o un suo delegato.

  Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario del Ministero della pubblica istruzione con qualifica non inferiore a primo dirigente.

  Il comitato si avvarrà per i supporti tecnici e amministrativi dei mezzi a disposizione del Ministero della pubblica istruzione e del relativo personale. (25)

——————-

AGGIORNAMENTO (25)

  Il D. Lgs. 5 giugno 1998, n. 204 ha disposto (con l’art. 7 comma 7) che è abrogato l’articolo 64 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto di cui alla lettera g) del comma 1 dell’articolo 2 della legge 9 maggio 1989, n. 168, come modificata dalla lettera e) del comma 4 del D. Lgs. 204/1980.

[Si veda la norma citata qui appresso]

 

Articolo 2, comma 1, lettera g, della legge 9 maggio 1989, numero 168, pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 11 maggio 1989, numero 108.

Art. 2. (Funzioni)

  1. Il Ministro [dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica]:

  1. g) coordina le funzioni relative all’Anagrafe nazionale delle ricerche, istituita ai sensi dell’articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, ridefinendone con apposito decreto ministeriale finalità ed organizzazione, ed esercita altresì, nell’ambito di attività di ricerca scientifica e tecnologica, funzioni di supporto al monitoraggio e alla valutazione della ricerca, nonché di previsione tecnologica e di analisi di impatto delle tecnologie;

 

Articolo 6, comma 5, del decreto legislativo 27 luglio 199, numero 297, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 27 agosto 1999, numero 201.

Articolo 6 Modalità di attuazione,

comma 5:

  1. Il MURST [Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica] iscrive i progetti approvati e i soggetti fruitori degli interventi di cui al presente titolo nell’Anagrafe nazionale della ricerca.

 

 

[3] Pasqualino Montanaro, Roberto Torrini, Il sistema della ricerca pubblica in Italia, in:

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/altri-atti-convegni/2014-innovazione-italia/Montanaro-Torrini.pdf

 

“Nel settore della ricerca pubblica l’Italia investe meno della media europea. Se rapportato alle risorse impegnate e ai ricercatori, l’output risulta però elevato e la qualità media della ricerca, in larga parte condotta nelle università, non è molto lontana rispetto a paesi prossimi come la Francia, anche se con difficoltà di affermazione nelle punte più avanzate. Il sistema italiano, assai articolato e frammentato nei soggetti che vi operano e nelle fonti di finanziamento, risente di una scarsa attitudine all’applicazione dei risultati e alla collaborazione con le imprese, che a loro volta investono poco e incontrano difficoltà a collegare la propria attività di ricerca con gli input provenienti dai centri di ricerca pubblica. Il sistema sconta inoltre la mancanza di una chiara strategia che stabilisca gli obiettivi da raggiungere, disegni missioni e modelli organizzativi delle strutture di ricerca coerenti con gli obiettivi individuati e definisca le risorse necessarie al loro raggiungimento. La pressante necessità di un rilancio della capacità innovativa del Paese, infatti, non può prescindere da un sistema della ricerca pubblica adeguatamente finanziato ed efficientemente governato.”

 

 

[4] Canale TV: Rai 3

Trasmissione televisiva: Report

Puntata del 27 marzo 2017 “Ricercatori e ricercati” e successivi aggiornamenti

Disponibile su internet alla pagina:

https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Ricercatori-e-ricercati-eadf33e5-4ef3-441d-9e5e-4ddcae1861d1.html

“Il Consiglio Nazionale delle Ricerche gestisce un budget di circa un miliardo e duecento milioni di euro. Ma come lo fa? Una parte dei soldi della ricerca sono stati spesi in gonfiabili, ortaggi, vino, tappeti orientali. Dalle carte di un audit interno del Cnr di cui Report è venuto in possesso, emergono convegni contabilizzati più volte, richiesta di finanziamenti con firme false e progetti di ricerca inesistenti.”

 

Canale TV: Rai 3

Trasmissione televisiva: PresaDiretta

Stagione: 2016/2017, puntata “La ricerca tradita”

Disponibile su internet alla pagina:

https://www.raiplay.it/video/2016/09/Presa-diretta—La-ricerca-tradita-95583ee2-c810-46df-bc65-081f8c79eefe.html

“La puntata è dedicata al mondo della scienza italiana “La ricerca tradita”, un viaggio affascinante e doloroso nello stesso tempo. Quando capiremo che non si può uscire dalla crisi se non si sostiene la scienza con investimenti pubblici? E poi “Liste d’attesa”, si torna a parlare di Sanità, a cominciare dalle lunghissime liste d’attesa che costringono i cittadini a rivolgersi al privato, a rinunciare alle cure o addirittura a subire fenomeni di corruzione.”

 

In particolare la parte della puntata da ultimo citata nella quale si parla di finanziamenti pubblici alla ricerca scientifica in Italia:

https://www.raiplay.it/video/2016/09/La-ricerca-tradita-5dafab78-f580-45d4-bceb-9f4c3543f134.html

“Perché di anno in anno, di governo in governo, i finanziamenti pubblici per la Ricerca non fanno che ridursi? A PresaDiretta un affascinante e doloroso viaggio di Riccardo Iacona, Sabrina Carreras e Massimiliano Torchia in compagnia dei giovani ricercatori italiani e dei più importanti scienziati del nostro paese.”

 

 

[5] Tommaso Maccacaro (a cura di), La ricerca tradita Analisi di una crisi e prospettive di rilancio, Milano, 2007.

 

Andrea Piccaluga, La valorizzazione della ricerca scientifica Come cambia la ricerca pubblica e quella industriale, Milano, 2001.

 

 

[6] World Health Organization, Rolling updates on coronavirus disease (COVID-19), disponibile alla pagina :

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/events-as-they-happen

 

Public Health Emergency of International Concern declared

30 January 2020

WHO Director-General Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus declared the 2019-nCoV outbreak a Public Health Emergency of International Concern, following a second meeting of the Emergency Committee convened under the International Health Regulations.

Acknowledging that cases have been reported in five WHO regions in one month, the Committee noted that early detection, isolating and treating cases, contact tracing and social distancing measures – in line with the level of risk – can all work to interrupt virus spread.”

 

Novel coronavirus disease named COVID-19

11 February 2020

Guidelines mandated that the name of the disease could not refer to a geographical location, an animal, an individual or group of people. It also needed to relate to the disease and be pronounceable. This choice will help guard against the use of other names that might be inaccurate or stigmatizing.”

 

[7] Articolo 4, comma 2, lettera a, della legge 31 dicembre 2009, numero 196 “Legge di contabilità e finanza pubblica”, pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 31 dicembre 2009, numero 303, supplemento ordinario numero 245, ed entrata in vigore il 1° gennaio 2010

 

[8] Si veda la nota 2.

 

[9] https://anagrafenazionalericerche.cineca.it/arianna/contentpages/default.aspx

 

[10] D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382

Decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204

Decreto legislativo 27 luglio 1999, n.297

 

[11] In data 18 aprile 2021.

 

[12] In data 24 aprile 2021.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

La media-conciliazione efficace

Gli organi di stampa danno notizia della proposta di ampliare il novero delle materie nelle quali l’esperimento della media-conciliazione è un requisito per la procedibilità della domanda in sede giudiziale civile.[1]

A oggi, la mancata partecipazione senza giustificato motivo al primo incontro della media-conciliazione è sanzionata con il fatto che il Giudice potrà trarne argomenti di prova nel successivo giudizio e con il pagamento di un importo di denaro pari a quello previsto per il contributo unificato.[2] [3]

Immaginate quale può essere l’efficacia deterrente di questa sanzione, ad esempio, nei confronti di una banca.

 

Un inasprimento della sanzione per la mancata partecipazione alla media-conciliazione obbligatoria non sarebbe utile per accrescerne il successo nella deflazione del numero delle cause civili pendenti.

Infatti, per vanificare il tutto sarebbe sufficiente che la parte meno diligente entrasse in mediazione per fare una proposta talmente abnorme da essere inaccettabile per la contro parte.

L’obbligo di riservatezza che la legge prevede per le dichiarazioni rese e per le informazioni acquisite in mediazione impedirebbe di dare qualsiasi rilievo giuridico a questo tipo di condotta.[4]

 

Dunque, come far sì che la media-conciliazione obbligatoria abbia un reale effetto deflattivo sul numero delle cause civili pendenti?

Penso che questo effetto possa ottenersi modificando l’articolo 5 del testo che disciplina la media-conciliazione obbligatoria[5] – il decreto legislativo 4 marzo 2010, numero 28 – secondo i seguenti punti:

  • 1° qualora la media-conciliazione obbligatoria abbia esito negativo, la controversia può essere devoluta unicamente a un arbitrato amministrato che si svolge in base a un regolamento nel quale siano previsti fin dall’inizio, tra l’altro, la sua durata massima, il suo costo complessivo e la mancata percezione del compenso da parte degli arbitri se non pronunceranno il lodo entro la durata massima prestabilita;
  • 2° possono essere arbitri nell’arbitrato di cui al 1° punti solamente dei professionisti del diritto che non siano dipendenti pubblici, a pena di nullità del lodo arbitrale e dei danni;
  • 3° il lodo pronunciato ai sensi del 1° punto ha l’efficacia della sentenza di primo grado esecutiva;
  • 4° l’appello contro il lodo pronunciato ai sensi del 1° punto è regolato dalle norme di cui al Libro IV, Titolo VIII, Capo V del codice di procedura civile (gli articoli 827-831) ed è devoluto al Tribunale ordinario in composizione monocratica;
  • 5° il provvedimento che definisce il giudizio di appello di cui al 4° punto può essere impugnato unicamente in Cassazione secondo le norme di cui al Libro II, Titolo III, Capo III del codice di procedura civile (gli articoli 360-394).

 

La modifica di legge corrispondente al 1° punto è necessaria per ottemperare all’articolo 25, comma 1, della Costituzione che afferma: “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”.

La modifica di legge corrispondente al 2° punto è necessaria per ottemperare all’articolo 98, comma 1, della Costituzione che recita: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”.

 

Le modifiche di legge contenute nei punti sopra elencati avranno un rilevante effetto deflattivo sul numero delle cause civili pendenti, perché incideranno sull’atteggiamento psicologico che la parte meno diligente ha nei confronti della media-conciliazione.

Oggi la parte meno diligente non ha un forte incentivo a trovare una soluzione alla lite in fase di media-conciliazione perché sa che l’esito negativo di quest’ultima port alla instaurazione di un giudizio civile che giunge a una sentenza definitiva dopo molti anni.

Al contrario, con le modifiche di legge sopra elencate, la parte meno diligente avrà interesse a trovare una composizione della lite in sede di media-conciliazione perché saprà che l’esito negativo di quest’ultima porterà a un giudizio arbitrale che si concluderà in tempi brevi e con un lodo con il valore di una sentenza di primo grado esecutiva.

 

In conclusione, l’art. 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010, numero 28, va modificato nel modo seguente (le modifiche sono in grassetto):

 

“1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero i procedimenti previsti dal decreto legislativo  8 ottobre 2007, n. 179, e dai rispettivi regolamenti di attuazione ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 187-ter del Codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, per le materie ivi regolate. Qualora la media-conciliazione obbligatoria abbia esito negativo, la controversia può essere devoluta unicamente a un arbitrato amministrato che si svolge in base a un regolamento nel quale siano previsti fin dall’inizio, tra l’altro, la sua durata massima, il suo costo complessivo e la mancata percezione del compenso da parte degli arbitri se non pronunceranno il lodo entro la durata massima prestabilita. Nell’arbitrato di cui al periodo precedente, possono essere arbitri solamente dei professionisti del diritto che non siano dipendenti pubblici, a pena di nullità del lodo arbitrale e dei danni. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda in sede arbitrale. A decorrere dall’anno 2018, il Ministro della giustizia riferisce annualmente alle Camere sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall’applicazione delle disposizioni del presente comma.  L’improcedibilità deve essere eccepita da una o più parti o rilevata d’ufficio da uno o più componenti del collegio arbitrale, a pena di decadenza, non oltre il giorno di inizio del procedimento arbitrale. Qualora venga rilevato che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, il collegio arbitrale fissa il prosieguo dell’arbitrato dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo il collegio arbitrale provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il periodo di tempo dal giorno in cui è stata rilevata l’improcedibilità per mancato esperimento della mediazione, o è stata rilevata la pendenza di quest’ultima, fino alla data fissata per il prosieguo dell’arbitrato non si conta nella durata massima del procedimento arbitrale. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.

 

  2. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il collegio arbitrale, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione; in tal caso, l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda in sede arbitrale. Il provvedimento di cui al periodo precedente è adottato prima della chiusura della istruzione probatoria nel procedimento arbitrale. Il collegio arbitrale fissa la data del prosieguo dell’arbitrato dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non è già stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il periodo di tempo dal giorno in cui è stato disposto l’esperimento del procedimento di mediazione fino alla data fissata per il prosieguo dell’arbitrato viene contato nella durata massima del procedimento arbitrale.

 

  2-bis. Quando l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda in sede arbitrale, la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo o senza un rinvio per il prosieguo della mediazione.

 

  3. Lo svolgimento della mediazione non preclude in ogni caso la concessione dei provvedimenti urgenti e cautelari, né la trascrizione della domanda in sede arbitrale. Il lodo pronunciato ai sensi del comma 1-bis ha l’efficacia della sentenza di primo grado esecutiva. L’appello contro il lodo pronunciato ai sensi del comma 1-bis è regolato dalle norme di cui al Libro IV, Titolo VIII, Capo V del codice di procedura civile ed è devoluto al Tribunale ordinario in composizione monocratica. Il provvedimento che definisce il giudizio di appello di cui al periodo precedente può essere impugnato unicamente in Cassazione secondo le norme di cui al Libro II, Titolo III, Capo III del codice di procedura civile.

 

  4. I commi 1-bis e 2 non si applicano:

a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione;

b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura civile;

c) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice di procedura civile;

d) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’articolo 703, terzo comma, del codice di procedura civile;

e) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata;

f) nei procedimenti in camera di consiglio;

g) nell’azione civile esercitata nel processo penale;

 

  5. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis, dal comma 2 e dal comma 3 e salvo quanto disposto dal comma 4, se il contratto, lo statuto ovvero l’atto costitutivo dell’ente prevedono una clausola di mediazione o conciliazione e il tentativo non risulta esperito, il collegio arbitrale, su eccezione di una o più parti o d’ufficio, a pena di decadenza, non oltre il giorno di inizio del procedimento arbitrale assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e fissa, la data per il prosieguo dell’arbitrato dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo il collegio arbitrale fissa la data per il prosieguo dell’arbitrato quando la mediazione o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma non conclusi. Il periodo di tempo dal giorno in cui è stato rilevato il mancato esperimento della mediazione, o è stata rilevata la pendenza di quest’ultima, fino alla data fissata per il prosieguo dell’arbitrato non si conta nella durata massima del procedimento arbitrale. La domanda è presentata davanti all’organismo indicato dalla clausola, se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti ad un altro organismo iscritto, fermo il rispetto del criterio di cui all’articolo 4, comma 1. In ogni caso, le parti possono concordare, successivamente al contratto o allo statuto o all’atto costitutivo, l’individuazione di un diverso organismo iscritto.

 

  6. Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’articolo 11 presso la segreteria dell’organismo.”

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Ermes Antonucci, Salvare la giustizia con le mediazioni. Appunti per Cartabia, Il Foglio, 17 marzo 2021, in:

https://www.ilfoglio.it/giustizia/2021/03/17/news/salvare-la-giustizia-con-le-mediazioni-appunti-per-cartabia-2038771/

“Occorre evitare il disastro, dunque, soprattutto se si considera che già da anni ormai l’Italia è fanalino di coda delle classifiche internazionali sull’efficienza della giustizia civile. I fondi previsti dal Recovery Plan rappresentano un’opportunità unica per rilanciare il settore e per Cartabia una delle priorità sarà costituita dal rafforzamento delle misure alternative di risoluzione delle controversie, come mediazione, negoziazione e conciliazione: “E’ un dato di esperienza consolidata che le forme alternative di risoluzione producano effetti virtuosi sull’amministrazione della giustizia. Tutt’altro che alternative, queste forme rivestono un ruolo di complementarietà e di coesistenza”, ha dichiarato Cartabia.”.

 

 

Liana Milella, Il piano della ministra Cartabia: “Accelerare i tempi della giustizia senza dividersi in Parlamento”, la Repubblica, 15 marzo 2021, in:

https://www.repubblica.it/politica/2021/03/15/news/cartabia_accelerare_i_tempi_della_giustizia_senza_dividersi_in_parlamento_-292388497/

“Per la giustizia civile Cartabia propone un ricorso più massiccio agli strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie, la mediazione, la negoziazione, la conciliazione che, come dimostra l’esempio di altri Paesi, “producono effetti virtuosi di alleggerimento dell’amministrazione della giustizia”. 

 

 

Giuseppe Pipitone, Cartabia: “Non vanificare il lavoro svolto dal precedente governo. Ci sono lacune sulle attività di lobbying e sul conflitto d’interessi”, il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2021, in:

 https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/15/cartabia-non-vanificare-il-lavoro-svolto-dal-precedente-governo-ci-sono-lacune-sulle-attivita-di-lobbying-e-il-conflitto-dinteressi/6127462/

“Il tema della durata dei procedimenti è fondamentale non solo sul fronte penale ma soprattutto su quello civile: in questo senso Cartabia ha lanciato una sorta di allarme. “Le soluzioni negoziali si renderanno tanto più necessarie nel contesto attuale in cui gli effetti economici della pandemia stanno determinando grandi squilibri: la giustizia preventiva e consensuale rappresenterà una strada necessaria per la possibile esplosione del contezioso, quando cesseranno gli effetti dei provvedimenti che bloccano sfratti e licenzimenti. Occorre prepararsi per tempo”, ha avvertito la ministra che si è detta favorevole a misure alternative di risoluzione delle controversie, come mediazione, negoziazione e conciliazione: “Strumenti dotati di un grande potezianale, in particolare nel nostro ordinamento. E’ un dato di esperienza consolidata che le forme alternative di risoluzione producano effetti virtuosi sull’ammstrazione della giustizia. Tutt’altro che alternative, queste forme rivestono un ruolo di complementarietà e di coesistenza”. Secondo Cartabia “è tempo di ripensare il rapporto tra processo davanti al giudice e strumenti di mediazione, offrendo anche la giudice la possibilità di incoraggiare misure alternative, attraverso musure premiali”.”

 

 

[2] “Il contributo unificato è un tributo che deve pagare colui che intraprende una causa civile, amministrativa o di lavoro, se non è in possesso dei requisiti che gli consentono di accedere al gratuito patrocinio.”. Cito da:

https://www.laleggepertutti.it/284936_contributo-unificato-cose#:~:text=Il%20contributo%20unificato%20%C3%A8%20un,di%20accedere%20al%20gratuito%20patrocinio.

 

 

[3] Decreto Legislativo 4 marzo 2010, numero 28, articolo 8 “Procedimento”, comma 4-bis:

“4-bis. Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.”

 

 

[4] Decreto Legislativo 4 marzo 2010, numero 28, articolo 9 “Dovere di riservatezza”:

“1.  Chiunque presta la propria opera o il proprio servizio nell’organismo o comunque nell’ambito del procedimento di mediazione è tenuto all’obbligo di riservatezza rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite durante il procedimento medesimo.

  1. Rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite nel corso delle sessioni separate e salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni, il mediatore è altresì tenuto alla riservatezza nei confronti delle altre parti.”

 

 

[5] Il testo attualmente in vigore dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010, numero 28, è il seguente (cito dal sito www.normattiva.it):

 

“Art. 5

       Condizione di procedibilita’ e rapporti con il processo

 

  1. Chi intende esercitare in giudizio un’azione  relativa  ad  una

controversia in materia  di  condominio,  diritti  reali,  divisione,

successioni  ereditarie,  patti  di  famiglia,  locazione,  comodato,

affitto  di  aziende,  risarcimento   del   danno   derivante   dalla

circolazione di veicoli e natanti, da  responsabilita’  medica  e  da

diffamazione  con  il  mezzo  della  stampa  o  con  altro  mezzo  di

pubblicita’, contratti assicurativi, bancari e finanziari, e’  tenuto

preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del

presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal

decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179,  ovvero  il  procedimento

istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo  unico  delle

leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto  legislativo

1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie

ivi  regolate.  L’esperimento  del  procedimento  di  mediazione   e’

condizione    di    procedibilita’    della    domanda    giudiziale.

L’improcedibilita’ deve essere eccepita  dal  convenuto,  a  pena  di

decadenza, o rilevata d’ufficio  dal  giudice,  non  oltre  la  prima

udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione e’ gia’ iniziata, ma

non si e’ conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza  del

termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo  provvede  quando  la

mediazione non e’ stata  esperita,  assegnando  contestualmente  alle

parti il termine  di  quindici  giorni  per  la  presentazione  della

domanda di mediazione. Il presente comma non si applica  alle  azioni

previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del  consumo  di

cui al decreto legislativo 6 settembre 2005,  n.  206,  e  successive

modificazioni. (3)

  1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a  una

controversia in materia  di  condominio,  diritti  reali,  divisione,

successioni  ereditarie,  patti  di  famiglia,  locazione,  comodato,

affitto   di   aziende,   risarcimento   del   danno   derivante   da

responsabilita’ medica e sanitaria e da  diffamazione  con  il  mezzo

della  stampa  o  con   altro   mezzo   di   pubblicita’,   contratti

assicurativi,   bancari   e   finanziari,   e’   tenuto,    assistito

dall’avvocato,  preliminarmente  a  esperire   il   procedimento   di

mediazione ai  sensi  del  presente  decreto  ovvero  i  procedimenti

previsti dal decreto legislativo  8  ottobre  2007,  n.  179,  e  dai

rispettivi regolamenti di attuazione ovvero il procedimento istituito

in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico  delle  leggi  in

materia bancaria e  creditizia  di  cui  al  decreto  legislativo  1°

settembre  1993,  n.  385,  e  successive  modificazioni,((ovvero  il

procedimento istituito in attuazione dell’articolo 187-ter del Codice

delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre

2005, n. 209,))  per  le  materie  ivi  regolate.  L’esperimento  del

procedimento di mediazione  e’  condizione  di  procedibilita’  della

domanda giudiziale. A decorrere dall’anno  2018,  il  Ministro  della

giustizia riferisce annualmente alle Camere sugli effetti prodotti  e

sui risultati conseguiti  dall’applicazione  delle  disposizioni  del

presente  comma.  L’improcedibilita’   deve   essere   eccepita   dal

convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non

oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che  la  mediazione  e’

gia’ iniziata, ma non si e’ conclusa,  fissa  la  successiva  udienza

dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso  modo

provvede quando la  mediazione  non  e’  stata  esperita,  assegnando

contestualmente alle parti il  termine  di  quindici  giorni  per  la

presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma  non  si

applica alle azioni previste dagli articoli 37,  140  e  140-bis  del

codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.

206, e successive modificazioni.(4) (6) ((8))

  1. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo  quanto  disposto

dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di  giudizio  di  appello,

valutata la  natura  della  causa,  lo  stato  dell’istruzione  e  il

comportamento  delle   parti,   puo’   disporre   l’esperimento   del

procedimento  di  mediazione;  in   tal   caso,   l’esperimento   del

procedimento di mediazione  e’  condizione  di  procedibilita’  della

domanda giudiziale anche in sede di appello. Il provvedimento di  cui

al periodo precedente e’ adottato prima dell’udienza di  precisazione

delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non e’ prevista,  prima

della discussione della causa. Il giudice fissa la successiva udienza

dopo la scadenza del termine di  cui  all’articolo  6  e,  quando  la

mediazione non e’ gia’ stata avviata,  assegna  contestualmente  alle

parti il termine  di  quindici  giorni  per  la  presentazione  della

domanda di mediazione.(4)

  2-bis. Quando  l’esperimento  del  procedimento  di  mediazione  e’

condizione di procedibilita’ della domanda giudiziale  la  condizione

si considera avverata se il primo incontro dinanzi  al  mediatore  si

conclude senza l’accordo.(4)

  1. Lo svolgimento della mediazione non preclude in  ogni  caso  la

concessione  dei  provvedimenti   urgenti   e   cautelari,   ne’   la

trascrizione della domanda giudiziale.

  1. I commi 1-bis e 2 non si applicano:
  2. a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino

alla pronuncia sulle  istanze  di  concessione  e  sospensione  della

provvisoria esecuzione;

  1. b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino  al

mutamento del rito di cui all’articolo 667 del  codice  di  procedura

civile;

  1. c) nei procedimenti di consulenza  tecnica  preventiva  ai  fini

della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice

di procedura civile;

  1. d) nei  procedimenti  possessori,  fino   alla   pronuncia   dei

provvedimenti di cui all’articolo 703, terzo  comma,  del  codice  di

procedura civile;

  1. e) nei procedimenti di opposizione o incidentali  di  cognizione

relativi all’esecuzione forzata;

  1. f) nei procedimenti in camera di consiglio;
  2. g) nell’azione civile esercitata nel processo penale; (4)
  3. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo  quanto  disposto

dai  commi  3  e  4,  se  il  contratto,  lo  statuto  ovvero  l’atto

costitutivo  dell’ente  prevedono  una  clausola  di   mediazione   o

conciliazione e il tentativo  non  risulta  esperito,  il  giudice  o

l’arbitro, su  eccezione  di  parte,  proposta  nella  prima  difesa,

assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione

della domanda di mediazione e fissa la  successiva  udienza  dopo  la

scadenza del termine di cui  all’articolo  6.  Allo  stesso  modo  il

giudice o l’arbitro fissa la successiva udienza quando la  mediazione

o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma  non  conclusi.  La

domanda e’ presentata davanti all’organismo indicato dalla  clausola,

se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti  ad  un  altro

organismo  iscritto,  fermo  il  rispetto   del   criterio   di   cui

all’articolo 4, comma 1. In ogni caso, le parti  possono  concordare,

successivamente al contratto o allo statuto o  all’atto  costitutivo,

l’individuazione di un diverso organismo iscritto.(4)

  1. Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di

mediazione produce  sulla  prescrizione  gli  effetti  della  domanda

giudiziale. Dalla stessa data, la  domanda  di  mediazione  impedisce

altresi’ la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce

la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo  termine

di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’articolo

11 presso la segreteria dell’organismo.

 

————-

AGGIORNAMENTO (3)

  La Corte Costituzionale, con sentenza 24 ottobre 2012 – 6  dicembre

2012, n. 272 (in G.U. 1a  s.s.  12/12/2012,  n.  49),  ha  dichiarato

“l’illegittimita’  costituzionale  dell’articolo  5,  comma  1,   del

decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Attuazione dell’articolo  60

della  legge  18  giugno  2009,  n.  69,  in  materia  di  mediazione

finalizzata  alla   conciliazione   delle   controversie   civili   e

commerciali)”.

  Ha inoltre dichiarato “in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27

della legge 11 marzo 1953, n. 87  (Norme  sulla  costituzione  e  sul

funzionamento   della   Corte    costituzionale),    l’illegittimita’

costituzionale: […] b) dell’art. 5, comma  2,  primo  periodo,  del

detto decreto legislativo, limitatamente alle  parole  «Fermo  quanto

previsto dal comma 1 e», c) dell’art. 5, comma 4, del  detto  decreto

legislativo, limitatamente alle parole «I commi 1 e»; d) dell’art. 5,

comma 5 del detto  decreto  legislativo,  limitatamente  alle  parole

«Fermo quanto previsto dal comma 1 e»”.

————-

AGGIORNAMENTO (4)

  Il D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito con  modificazioni  dalla

  1. 9 agosto 2013, n. 98 ha disposto (con l’art. 84, comma 2) che ” Le

disposizioni di cui al comma 1 si  applicano  decorsi  trenta  giorni

dall’entrata in  vigore  della  legge  di  conversione  del  presente

decreto.”

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AGGIORNAMENTO (6)

  Il D.Lgs. 6 agosto 2015, n. 130 ha disposto (con l’art. 2, comma 1)

che “Le disposizioni del presente decreto,  concernenti  l’attuazione

del regolamento  (UE)  n.  524/2013  del  Parlamento  europeo  e  del

Consiglio, del  21  maggio  2013,  relativo  alla  risoluzione  delle

controversie online dei consumatori, si applicano a decorrere  dal  9

gennaio 2016″.

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AGGIORNAMENTO (8)

  Il D.Lgs. 21 maggio 2018, n. 68 ha disposto (con l’art. 4, comma 7)

che “Le disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 del presente  decreto

legislativo trovano applicazione dal 1° ottobre 2018, conformemente a

quanto previsto dalla direttiva (UE) 2018/411 del Parlamento  europeo

e del Consiglio, che modifica la direttiva (UE)  2016/97  per  quanto

riguarda la data di applicazione delle misure  di  recepimento  degli

Stati membri”.”

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

Autorità – Autorevolezza – Autoritarismo

Questo articolo affronta la distinzione tra autorità, autorevolezza e autoritarismo al fine di migliorare la convivenza sociale.

Questo è ancor più utile nei momenti nei quali problematiche non consuete esigono la piena consapevolezza da parte di tutti dei concetti ora citati per poter far fronte comune contro le difficoltà.[1]

 

L’autorità è il fondamento del potere.[2]

L’autorevolezza è il tratto personale frutto dell’esercizio corretto del potere.[3]

L’autoritarismo è la degenerazione dell’esercizio del potere.[4]

 

Se non si hanno ben chiari questi tre concetti, si commettono degli errori come, ad esempio, quello di pensare che l’esercizio del potere da parte di chi detiene l’autorità sia autoritarismo.

Questo errore implica che, per divincolarsi da un autoritarismo in realtà inesistente, gli individui si convincano che la legge sia un consiglio e che la libertà consista nel poter fare ciò che si desidera.

In un contesto siffatto, ciascuno massimizza unicamente la propria utilità personale e la convivenza sociale degrada a coesistenza di individui nella quale ciascuno fa agli altri ciò che non vuole sia fatto a se stesso.

Un contesto sociale così costruito fa perdere a tutti opportunità, tempo e denaro e ostacola le scelte di chi vuole edificare e accrescere il bene comune.

 

Come abbiamo detto poc’anzi, l’esercizio del potere da parte di chi detiene l’autorità non è per ciò solo autoritarismo.

L’autoritarismo non si ha quando il potere pone in essere azioni o omissioni diverse da quelle ritenute opportune e convenienti, né quando il potere applica delle sanzioni e nemmeno quando il potere fa uso della forza.

 

L’esercizio del potere, infatti, richiede di compiere delle scelte che siano finalizzate al bene comune anche quando i destinatari di quelle scelte non le condividano.

Facciamo due esempi.

Pensiamo al caso di un bambino che non voglia bere lo sciroppo amaro necessario per guarire dalla tosse.

Se i suoi genitori tenessero in considerazione il rifiuto del bambino e scegliessero di non dargli lo sciroppo, il bambino non guarirebbe.

Pensiamo a un consenso popolare maggioritario a favore della guerra di annessione e di conquista, oppure favorevole alla discriminazione di persone in base alla loro etnia o al loro popolo di appartenenza.

Se chi detiene l’autorità realizzasse queste azioni, commetterebbe degli illeciti previsti e puniti dal diritto internazionale pubblico e a nulla varrebbe la giustificazione che quelle azioni sono state poste in essere sul fondamento del consenso della maggioranza dei cittadini.

 

L’esercizio del potere, poi, richiede l’applicazione di sanzioni certe e con efficacia deterrente perché le norme in vigore siano osservate.

Come è noto, il rispetto delle norme è necessario per la tutela degli individui, singoli o associati, e dei beni.

 

L’esercizio del potere, infine, esige di esercitare anche la forza, se ciò è necessario per vincere le azioni o le omissioni contrarie alla legge.

Vi sono casi nei quali l’esercizio di questa forza non può evitare di sopprimere delle vite umane.

Si pensi alla legittima difesa contro l’ingiusto aggressore della quale ha scritto San Tommaso d’Aquino.[5]

 

Ciò detto, possiamo domandarci cosa distingue il corretto esercizio del potere da parte dell’autorità dalla degenerazione dell’esercizio del potere che integra l’autoritarismo.[6]

L’esercizio del potere da parte di qualsiasi autorità ha come fine il miglioramento della qualità della vita della generalità delle persone oppure, nei casi nei quali vanno affrontate delle problematiche non consuete, la realizzazione di una nuova qualità della vita comune.[7]

Un esempio di questa seconda evenienza possiamo trovarlo nella situazione dell’Italia al termine della seconda guerra mondiale con il Paese da ricostruire e la società da rifondare su delle nuove basi repubblicane e democratiche.

L’esercizio del potere è degenerato quando l’unico fine dell’agire dell’autorità è il potere.

 

Fin dai tempi di Aristotele sappiamo che la politica è quella forma dell’agire umano che ha come fine il bene comune.[8]

Quest’ultimo è il complesso delle situazioni di fatto e di diritto che consentono a ciascuno di realizzarsi secondo le proprie capacità e attitudini.[9]

L’esercizio del potere è degenerato quando ha come fine la realizzazione di un individuo o di un gruppo di individui, ma non della generalità degli individui.

 

Avere l’intenzione di realizzare il bene comune non significa essere in grado di realizzarlo.

Per questo, l’esercizio del potere da parte dell’autorità deve competere a chi ha la competenza scientifica, la capacità tecnica e l’esperienza professionale per attuare il bene comune nel settore di volta in volta preso in esame.[10]

L’esercizio del potere è degenerato quando l’autorità compete a persone che non hanno la competenza, la capacità e l’esperienza ora citate.

 

Per attuare il bene comune, l’esercizio del potere da parte dell’autorità deve orientare il fine dell’economia e della finanza alla persona umana nella sua crescita integrale e attenta alle necessità di tutti.[11]

L’esercizio del potere è degenerato quando l’autorità lascia che l’economia e la finanza pongano in secondo piano il fine della persona umana ora specificato.

 

Queste coordinate ci permettono di comprendere come deve essere esercitato il potere e dunque ci fanno capire che i provvedimenti dati dall’autorità – in particolare nei momenti di difficoltà fuori dall’ordinario – possono essere criticati e impugnati nei modi di legge, ma non devono essere disattesi perché il loro contenuto non ci è gradito.

La consapevolezza del corretto esercizio del potere è il dato che deve orientare il nostro agire in comune per fare fronte alle difficoltà, non il fatto che un atto emanato dall’autorità abbia un contenuto a noi gradito.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nel momento in cui scrivo questo articolo è in corso la pandemia globale di Covid-19 Coronavirus dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità l’11 marzo 2020.

https://www.who.int/director-general/speeches/detail/who-director-general-s-opening-remarks-at-the-media-briefing-on-covid-19—11-march-2020

 

Il 30 gennaio 2020, dopo la seconda riunione del Comitato di sicurezza, il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già dichiarato il focolaio internazionale da Covid-19 Coronavirus un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern – PHEIC).

https://www.who.int/news/item/30-01-2020-statement-on-the-second-meeting-of-the-international-health-regulations-(2005)-emergency-committee-regarding-the-outbreak-of-novel-coronavirus-(2019-ncov)

 

 

[2] Confronta Vocabolario on line Treccani, autorità

in: https://www.treccani.it/vocabolario/autorita

autorità s. f. [dal lat. auctorĭtas –atis, der. di auctor –oris «autore»; propr. «legittimità»]. – 1. a. Nell’ambito giuridico e politico, la posizione di chi è investito di poteri e funzioni di comando, e la cui forza è basata da un lato sulla sintesi del volere con la legge, dall’altro sul riconoscimento ufficiale della forza stessa: l’adello statodel governodei ministridel tribunaledi un funzionarioprincipio di a., l’affermazione della necessità di un potere sovrano (per un’altra accezione di questa locuz., v. il n. 3 b); fig., l’adelle leggi.” 

 

Confronta Dizionario on line Hoepli, autorità

in: https://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/autorita.aspx?query=autorit%c3%a0

autorità
[au-to-ri-tà]
s.f. inv.

1 Potere legittimo di emanare disposizioni vincolanti per i destinatari; diritto di decidere, di agire, di dettare norme e leggi: l’a. dello Stato, della leggel’a. di un magistrato
‖ Agire d’autorità, in virtù dell’autorità di cui si dispone”

 

 

[3] Confronta Vocabolario on line Treccani, autorevolezza

In: https://www.treccani.it/vocabolario/autorevolezza

autorevolézza s. f. [der. di autorevole]. – L’essere autorevole, qualità di persona o cosa autorevole: l’a. dei suoi insegnamenti.”

 

Confronta Vocabolario on line Treccani, autorevole

in: https://www.treccani.it/vocabolario/autorevole

autorévole agg. [der. di autore]. – Che ha autorità, per la carica che riveste, per la funzione che esercita, per il prestigio, il credito, la stima di cui gode: un personaggio assai a.; seguire l’uso degli scrittori più autorevoli. Di cosa, che rivela o ha in sé autorità, che proviene da persona tenuta in gran conto: aspetto a.; consigliotestimonianza a.; parlare con tono autorevole. ◆ Avv. autorevolménte, con autorevolezza e prestigio: avanzareproporresostenere autorevolmente una teoria.”

 

Confronta Dizionario on line Hoepli, autorevolezza

in: https://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/autorevolezza.aspx?query=autorevolezza

autorevolezza
[au-to-re-vo-léz-za]
s.f.
Carattere di chi, di ciò che è autorevole: persona di molta a.l’a. di una testimonianza
‖ SIN. prestigio, autorità, credibilità

 

Confronta Dizionario on line Hoepli, autorevole

in: https://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/autorevole.aspx?query=autorevole

autorevole
[au-to-ré-vo-le]
agg. (pl. -li)

1 Che ha autorità, per la stima o il favore di cui gode

2 Che mostra autorità: aspetto a.
‖ Che merita fiducia perché proveniente da una persona autorevole: consiglio, giudizio a.

 

 

[4] Confronta Vocabolario on line Treccani, autoritarismo

in: https://www.treccani.it/vocabolario/autoritarismo

autoritarismo s. m. [der. di autoritario, sull’esempio del fr. autoritarisme]. – Forma esasperata di abuso dell’autorità, che in quanto tale può essere riferita a persone, istituzioni e ideologie. Più correntemente, atteggiamento o comportamento autoritario, soprattutto se associato all’esercizio di fatto o di diritto di un potere all’interno di una istituzione (famiglia, scuola, stato).”

 

Confronta Dizionario on line Hoepli, autoritarismo

in: https://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/autoritarismo.aspx?query=autoritarismo

autoritarismo
[au-to-ri-ta-rì-ʃmo]
s.m.
Carattere, sistema autoritario; dispotismo
‖ estens., fig. autoritarismo paterno”

 

Confronta Dizionario di psicologia, Clitt, 2012, autoritarismo

in: http://www.clitt.it/contents/scienze_umane-files/Dizionario_Psicologia.pdf

“autoritarismo: atteggiamento che si manifesta con la tendenza ad imporre agli altri le proprie idee, esigendo un’obbedienza assoluta e non accettando l’espressione di punti di vista differenti, né deviazioni dalle norme sociali condivise”

 

 

[5] Confronta Catechismo della Chiesa cattolica, numeri 2263, 2264, 2265, in:

https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm

 

2263 La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario. « Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l’altro è l’uccisione dell’attentatore ». 174 « Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e l’altro preterintenzionale ». 175

 

2264 L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:

« Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita […]. E non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ». 176

 

2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.”

 

Note a pie’ di pagina:

 

“(174) San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, c: Ed. Leon. 9, 74.

(175) San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, c: Ed. Leon. 9, 74.

(176) San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, c: Ed. Leon. 9, 74.”

 

 

[6] La bibliografia su questo tema è vasta.

Qui appresso cito dei contributi che mi sono stati utili nella stesura del testo.

[7] Confronta Etica e politica, intervista a Giovanni Bachelet apparsa su La scuola e l’uomo, rivista dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti, http://www.uciim.it/rivistauciim/11122013/#/2/

in: http://www.giovannibachelet.it/pag1vekkia/UCIIM_Bachelet_definitiva_080114.pdf

 

 

[8] Confronta Aristotele, Etica Nicomachea 1094 a, 25 – 1094 b, 11

in: https://www.filosofico.net/eticaanicomaco1.htm

 

“Tale è, manifestamente, la politica. Infatti, è questa che stabilisce quali scienze è necessario coltivare nelle città, [1094b] e quali ciascuna classe di cittadini deve apprendere, e fino a che punto; e vediamo che anche le più apprezzate capacità, come, per esempio, la strategia, l’economia, la retorica, sono subordinate ad essa. E poiché è essa che si serve di tutte le altre scienze e che stabilisce, [5] inoltre, per legge che cosa si deve fare, e da quali azioni ci si deve astenere, il suo fine abbraccerà i fini delle altre, cosicché sarà questo il bene per l’uomo. Infatti, se anche il bene è il medesimo per il singolo e per la città, è manifestamente qualcosa di più grande e di più perfetto perseguire e salvaguardare quello della città: infatti, ci si può, sì, contentare anche del bene di un solo individuo, [10] ma è più bello e più divino il bene di un popolo, cioè di intere città. La nostra ricerca mira appunto a questo, dal momento che è una ricerca “politica”.”

 

 

[9] Confronta Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, terza edizione, 2004

in:

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html

 

“PARTE PRIMA

CAPITOLO QUARTO

I PRINCIPI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

  1. IL PRINCIPIO DEL BENE COMUNE
  2. a) Significato e principali implicazioni

 

164 Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s’intende « l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente ».346

Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo socialeEssendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l’agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l’agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.”

 

Nota a pie’ di pagina:

 

346Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 26: AAS 58 (1966) 1046; cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1905- 1912; Giovanni XXIII, Lett. enc. Mater et magistra: AAS 53 (1961) 417-421; Id., Lett. enc. Pacem in terris: AAS 55 (1963) 272-273; Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 46: AAS 63 (1971) 433-435.”

 

 

[10] Confronta Papa Giovanni XXIII, lettera enciclica Pacem in terris, 11 aprile 1963

in: http://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem.html

 

V

RICHIAMI PASTORALI

Dovere di partecipare alla vita pubblica

  1. Ancora una volta ci permettiamo di richiamare i nostri figli al dovere che hanno di partecipare attivamente alla vita pubblica e di contribuire all’attuazione del bene comune della famiglia umana e della propria comunità politica; e di adoprarsi quindi, nella luce della fede e con la forza dell’amore, perché le istituzioni a finalità economiche, sociali, culturali e politiche, siano tali da non creare ostacoli, ma piuttosto facilitare o rendere meno arduo alle persone il loro perfezionamento: tanto nell’ordine naturale che in quello soprannaturale.

 

Competenza scientifica, capacità tecnica, esperienza professionale

  1. Non basta essere illuminati dalla fede ed accesi dal desiderio del bene per penetrare di sani principi una civiltà e vivificarla nello spirito del Vangelo. A tale scopo è necessario inserirsi nelle sue istituzioni e operare validamente dal di dentro delle medesime. Però la nostra civiltà si contraddistingue soprattutto per i suoi contenuti scientifico-tecnici.

Per cui non ci si inserisce nelle sue istituzioni e non si opera con efficacia dal di dentro delle medesime se non si è scientificamente competenti, tecnicamente capaci, professionalmente esperti.

 

L’azione come sintesi di elementi scientifico-tecnico professionali e di valori spirituali

  1. Amiamo pure richiamare all’attenzione che la competenza scientifica, la capacità tecnica, l’esperienza professionale, se sono necessarie, non sono però sufficienti per ricomporre i rapporti della convivenza in un ordine genuinamente umano; e cioè in un ordine, il cui fondamento è la verità, misura e obiettivo la giustizia, forza propulsiva l’amore, metodo di attuazione la libertà.

A tale scopo si richiede certamente che gli esseri umani svolgano le proprie attività a contenuto temporale, obbedendo alle leggi che sono ad esse immanenti, e seguendo metodi rispondenti alla loro natura; ma si richiede pure, nello stesso tempo, che svolgano quelle attività nell’ambito dell’ordine morale; e quindi come esercizio o rivendicazione di un diritto, come adempimento di un dovere e prestazione di un servizio; come risposta positiva al disegno provvidenziale di Dio mirante alla nostra salvezza; si richiede cioè che gli esseri umani, nell’interiorità di se stessi, vivano il loro operare a contenuto temporale come una sintesi di elementi scientifico-tecnico-professionali e di valori spirituali.”

 

 

[11] Confronta Un nuovo ethos, in: Carlo Maria Martini, Sulla giustizia, Milano, 1999, pagine 68-69.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

La federazione dei gruppi etnici africani

Questo articolo parla della necessità di ridisegnare i confini interni del continente africano in modo che esso divenga una federazione dei gruppi etnici in esso presenti.

 

La questione da affrontare

 

Da diversi anni si assiste a un costante fenomeno di migrazione di persone dall’Africa all’Europa.[1]

 

In maggioranza, si tratta di persone giovani[2], in salute[3], in età lavorativa[4] e in cerca di un futuro migliore di quello che può offrirgli la loro realtà di provenienza[5].

 

L’intensità del fenomeno migratorio in parola è tale da causare vari problemi nei Paesi di transito e di destinazione finale, tra i quali: ordine pubblico[6], salute[7], decoro urbano[8], occupazione[9], convivenza[10].

 

 

Le azioni fin ora poste in essere mirano a facilitare l’integrazione dei nuovi arrivati nel Paese di destinazione[11], oppure a migliorare le condizioni di vita nei Paesi di loro provenienza[12].

 

Queste iniziative sono lodevoli, ma hanno il difetto di non affrontare la causa che si trova al fondamento del fenomeno migratorio in esame.

 

 

La causa del fenomeno migratorio

 

Per comprendere quale sia questa causa, è necessario ripassare la storia recente dell’Africa.

I fattori che hanno determinato il regolamento dei confini in Africa sono stati: l’interesse nazionale, l’intraprendenza individuale, l’arbitrio e le circostanze del momento.[13]

Nessun peso in questo processo è stato dato alla futura pacifica convivenza sociale delle popolazioni locali.[14]

Il risultato finale di tutto questo è che, ancora oggi, diversi gruppi etnici sono inclusi all’interno di un medesimo Stato africano e che il confine di due o più Stati africani divide il territorio di un medesimo gruppo etnico.[15]

 

 

Bisogna avere ben presente che la storia e la cultura del continente africano non possono essere giudicate in base alla storia e alla cultura di altri continenti.

Le peculiarità delle culture sociale e politica africane possono apparire non al passo con i tempi agli occhi di chi abitualmente risiede in un altro continente.

Questo, tuttavia, non autorizza a condurre la società e la politica africane in base a dei concetti provenienti da storie e culture estranee al contesto africano.

 

 

Tenendo a mente questo, bisogna dire che, salvo poche eccezioni, l’appartenenza sociale in Africa si basa sul gruppo etnico, NON sul concetto di Stato.[16]

Di conseguenza, la scelta di tracciare i confini degli Stati africani includendo diversi gruppi etnici all’interno del medesimo Stato o frazionando un medesimo gruppo etnico nel territorio di più Stati comporta inevitabilmente l’instabilità permanente degli Stati interessati.

 

Per arginare questa instabilità, si è fatto e si fa tuttora molto spesso ricorso all’uso della forza da parte del gruppo etnico dominante sugli altri gruppi etnici presenti all’interno dei confini dello Stato.

Questa è la causa all’origine del fenomeno migratorio dall’Africa verso altri Paesi, prevalentemente europei.[17]

Le conseguenze sono molteplici.

Tra esse vi sono la debolezza dei fattori costitutivi della democrazia negli Stati africani e la povertà.

 

Le soluzioni poste in campo oggi

 

Chiarita la causa del fenomeno migratorio in esame, riusciamo a comprendere bene perché esso non possa essere posto sotto controllo facilitando l’integrazione dei nuovi arrivati nel Paese di destinazione, oppure migliorando le condizioni di vita nei Paesi di loro provenienza.

Queste azioni, infatti, mirano a promuovere l’integrazione in Europa, oppure ad accrescere i fattori costitutivi della democrazia e contrastare la povertà in Africa.

Queste ora elencate, tuttavia, non sono la causa al fondamento del fenomeno migratorio in atto.

In altre parole, le azioni fino a oggi poste in essere per porre sotto controllo il fenomeno migratorio dall’Africa all’Europa sono eticamente lodevoli, ma idonee al loro scopo perché non si indirizzano verso la causa di esso.

 

 

Altre possibili soluzioni

 

1 – Accoglienza generalizzata

 

Alcuni propongono di affrontare il fenomeno migratorio in atto dall’Africa all’Europa con una accoglienza generalizzata: aprire i porti e le frontiere, stabilire corridoi di accesso sicuri in Europa.

A prescindere dalle scelte di ciascuno in materia di religione, per valutare questa proposta, bisogna tenere presente che un essere umano non ha solo una parte immateriale, ma ha anche un corpo.

Il corpo umano ha bisogno di cibo, bevande, vestiti, un lavoro, una dimora e, in caso di malattia, dei medicinali.

Per quanto a mia conoscenza, nessuno a oggi ha dato la prova di poter fornire tutto questo in Europa a tutte le persone del continente africano che la proposta in esame vorrebbe accogliere.

Del pari, non conosco alcuna motivazione la quale, in caso di attuazione della proposta in esame, sia in grado di evitare la così detta “guerra tra poveri”.

Mi riferisco a una motivazione che sia in grado di giustificare l’assegnazione di tutto quanto ho detto poc’anzi (cibo, bevande, vestiti, lavoro, dimora, medicinali) a delle persone in stato di bisogno provenienti dall’estero e non in primo luogo ai cittadini che si trovano in stato di bisogno.

 

2 – Chiusura delle frontiere

 

Altri propongono l’esatto contrario: la chiusura delle frontiere terrestri, marittime e aeree.

 

La pressione migratoria in atto, i costi organizzativi ed economici per attuare questa proposta e infine le necessità dell’economia e della demografia dei Paesi europei rendono poco praticabile questa strada sul lungo periodo.

 

3 – Accoglienza programmata

 

La via di mezzo tra queste due proposte è la più promettente: dare ingresso a un numero di persone corrispondenti alle necessità del sistema produttivo di ogni Paese europeo, oltre a una quota di persone con un permesso di soggiorno di un anno – non rinnovabile – durante il quale essi possono darsi da fare per avviare una nuova esistenza secondo le loro capacità e competenze.

 

 

Qualunque sia la vostra opinione, nessuna di queste prime tre proposte affronta la causa che abbiamo visto essere al fondamento del fenomeno migratorio dall’Africa in Europa.

 

4 – La federazione dei gruppi etnici africani

 

Per affrontare la causa in parola propongo una soluzione nuova: ridisegnare i confini interni del continente africano in modo che esso divenga una federazione dei gruppi etnici in esso presenti.

Propongo che la federazione abbia competenze esclusive in materia di politica estera, difesa, moneta e commercio con l’esterno del continente e che le rimanenti competenze siano esercitate dai singoli gruppi etnici nel loro territorio.

 

L’attuazione di questa proposta produrrebbe molteplici benefici.

Sparirebbe l’instabilità data dalla presenza di vari gruppi etnici all’interno del medesimo Stato o causata dal frazionamento di un gruppo etnico all’interno di più Stati, perché non ci sarebbero più gli attuali Stati africani, ma una federazione dei gruppi etnici dotata delle competenze che ho poc’anzi elencato.

I gruppi etnici nomadi eserciterebbero le loro competenze nel territorio nel quale essi si trovano durante il loro migrare.

Le dispute di confine tra gruppi etnici verrebbero mediate e composte dalla federazione.

Le pressioni sui governi dei Paesi africani perché aggiudichino le loro risorse a un acquirente piuttosto che a un altro scomparirebbero – e con esse scomparirebbe anche il neo colonialismo – perché la federazione dei gruppi etnici aggiudicherebbe le risorse tramite un’asta pubblica che ha luogo via internet in inglese.

I proventi dell’asta andrebbero per due terzi al gruppo etnico nel cui territorio le risorse si trovano, mentre il restante un terzo sarebbe assegnato alla federazione.

 

 

Il risultato complessivo sarebbe la liberazione del continente africano dalla causa delle sue piaghe e la possibilità per esso di camminare autonomamente assieme al resto del mondo.

 

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Fabio Colombo, Quanti sono gli immigrati in Italia e in Europa, 10 ottobre 2020, in:

https://www.lenius.it/quanti-sono-gli-immigrati-in-italia-e-in-europa/

 

Rotte di migranti nel Mediterraneo, in: https://it.wikipedia.org/wiki/Rotte_di_migranti_nel_Mediterraneo

 

Diaspora africana, in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Diaspora_africana#Europa

 

Si veda anche Rotte africane dei migranti, in: https://it.wikipedia.org/wiki/Rotte_africane_dei_migranti

 

Si veda anche Le grandi migrazioni? Sono all’interno dell’Africa, in:

https://www.truenumbers.it/migrazioni-in-africa/

 

 

[2] Quanti anni hanno gli immigrati extracomunitari in Italia, in: https://www.truenumbers.it/immigrati-extracomunitari-eta/

 

 

[3] Istituto Superiore di Sanità, Dall’Oms Europa un rapporto sulla salute delle popolazioni rifugiate e migranti, 7 febbraio 2019, in:

https://www.epicentro.iss.it/migranti/salute-rifugiati-migranti-oms-2019

 

“Migranti e rifugiati godono di buona salute ma possono essere esposti a vari rischi durante il viaggio o il soggiorno nei Paesi di destinazione a causa delle condizioni di vita, dei cambiamenti nel loro stile di vita e nell’alimentazione, e dello stress.”

 

 

World Health Organization, Regional Office for Europe, Collection and integration of data on refugee and migrant health in the WHO European Region: policy brief (2021), 2021, in:

https://www.euro.who.int/en/health-topics/health-determinants/migration-and-health/publications/2021/collection-and-integration-of-data-on-refugee-and-migrant-health-in-the-who-european-region-policy-brief-2021

 

World Health Organization, Regional Office for Europe, Collection and integration of data on refugee and migrant health in the WHO European Region. Technical Guidance, 2020, in:

https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/337694/9789289055369-eng.pdf

 

World Health Organization, Regional Office for Europe, Migrant health data collection – leaving no one behind, 18 dicembre 2020, video, in:

https://www.youtube.com/watch?v=druQZUxoVwA

 

 

[4] Gli immigrati lavorano lo 0,8% in più degli italiani, in:

https://www.truenumbers.it/lavoro-stranieri/

 

“tra i grandi Paesi europei l’Italia è l’unico nel quale gli stranieri mostrano un tasso di occupazione superiore rispetto ai nativi”

 

 

[5] Angelo Ferrari, I veri motivi che spingono la gente a fuggire dall’Africa verso l’Europa, 15 maggio 2019, in:

https://www.agi.it/estero/migranti_sbarchi_poverta-5485413/news/2019-05-15/

“Non si scappa solo dalla povertà, ma dalle attese deluse. Aiutare a casa loro vuol dire costruire opportunità, non dare palliativi

Spesso non sono i più poveri, anzi. Di solito sono giovani che non riescono a soddisfare le aspirazioni che animano ogni giovane del mondo: studiare, trovare un lavoro, avere condizioni economiche e servizi adeguati alle esigenze normali di un essere umano.”

 

 

Roxanna Azimy, Migrazione Dall’Africa All’Europa: Fatti E Finzione, 12 gennaio 2020, in:

https://euro-babble.eu/it/2020/01/12/migracion-africana-a-europa-hechos-y-ficcion/

 

“Un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe, getta luce sulle principali ragioni per cui i migranti lasciano l’Africa per l’Europa.

Il rapporto ha intervistato 1970 migranti provenienti da 39 paesi africani in 13 nazioni europee, che hanno tutti segnalato di essere arrivati in Europa con mezzi irregolari e non per motivi legati all’asilo o alla protezione.”

 

 

United Nations Development Programme, Scaling Fences, October 21st, 2019, in: https://www.undp.org/content/undp/en/home/librarypage/democratic-governance/ScalingFences.html

 

“The Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe report presents the results of an extensive study exploring the perspectives and experiences of 1970 individuals who migrated through irregular routes from Africa to Europe, originating from 39 African countries.

 

Its aim is to contribute to a better understanding of the relationship between migration and development. The Scaling Fences report is the second major review of contemporary development issues affecting Africa to be published by UNDP’s Regional Bureau for Africa.

 

Highlights

  • 58% of respondents were either earning (49%) or in school (9%) at the time of their departure. For a majority of those earning, income appears to have been competitive in the national context.
  • For 66% of respondents earning, or the prospect of earning, was not a factor that constrained the decision to migrate.
  • 62% of respondents felt they had been treated unfairly by their governments, with many pointing to ethnicity and political views as reasons for perception of unfair treatment.
  • 77% felt that their voice was unheard or that their country’s political system provided no opportunity through which to exert influence on government.
  • 41% of respondents said ‘nothing’ would have changed their decision to migrate to Europe Average earnings in Europe far outstrip average earnings in Africa, even in real terms.
  • 67% of those who did not want to stay permanently in Europe said their communities would be happy if they returned, compared to 41% of those who did want to live permanently in Europe.”

 

 

United Nations Development Programme, Regional Bureau for Africa, The Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe, 2019.

Full document download in .pdf format from:

https://www.undp.org/content/dam/rba/docs/Reports/UNDP-Scaling-Fences-EN-2019.pdf

 

 

[6] Franco Pesaresi, Gli stranieri delinquono di più?, 10 ottobre 2019, in:

https://welforum.it/il-tasso-di-criminalita-degli-stranieri/

 

Riccardo Saporiti, Immigrati e reati, la correlazione che c’è. E che non c’è, 8 novembre 2018, in:

https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/11/08/immigrati-e-reati-la-correlazione-che-ce-e-che-non-ce/

 

Quanto delinquono gli stranieri: i dati delle denunce, in:

https://www.truenumbers.it/reati-degli-immigrati/

 

In Europa ci sono 2,1 milioni di persone espulse, in:

https://www.truenumbers.it/espulsioni-di-immigrati-clandestini/ 

 

 

[7] Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale – Regione Lazio, Salute degli immigrati e delle popolazioni vulnerabili, in:

https://www.deplazio.net/it/immigrati

 

 

[8] Redazione Voce di Strada, Capaccio, decoro urbano e integrazione: migranti volontari in città, 27 maggio 2020, in:

http://vocedistrada.it/articoli-2/attualita/capaccio-decoro-urbano-ed-integrazione-migranti-volontari-in-citta/

 

Redazione Gazzetta di Napoli, Manifesto della comunità di immigrati per il decoro urbano al Vasto, 31 maggio 2018, in:

https://www.gazzettadinapoli.it/notizie/manifesto-della-comunita-di-immigrati-per-il-decoro-urbano-al-vasto/

 

A.N.C.I. – Associazione Nazionale Comuni Italiani, Immigrazione – Progetto ‘Perugia In’, Cicchi: “Impegno collettivo per inclusione e decoro urbano, 16 maggio 2017, in:

http://www.anci.it/immigrazione-progetto-perugia-in-cicchi-impegno-collettivo-per-inclusione-e-decoro-urbano/

 

PRESSENZA – Agenzia Stampa Internazionale, Parma – Redazione Italia, Parma: i migranti protagonisti del decoro urbano, 28 febbraio 2017, in:

https://www.pressenza.com/it/2017/02/parma-migranti-protagonisti-del-decoro-urbano/

 

 

[9] Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali della Repubblica italiana, Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, X rapporto annuale. Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia, luglio 2020, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Decimo%20Rapporto%20Annuale%20-%20Gli%20stranieri%20nel%20mercato%20del%20lavoro%20in%20Italia%202020/X-Rapporto-Annuale-stranieri-nel-mercato-del-lavoro-in-Italia.pdf

 

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali della Repubblica italiana, Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, IX rapporto annuale. Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia. Sintesi delle principali evidenze e Prospettiva internazionale, 2019, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Nono%20Rapporto%20Annuale%20-%20Gli%20stranieri%20nel%20mercato%20del%20lavoro%20in%20Italia%202019/Sintesi-IX-Rapporto-ita-e-ing.pdf

 

 

[10] Alfredo Agustoni, Alfredo Alietti, Migrazioni, politiche urbane e abitative: dalla dimensione europea alla dimensione locale Rapporto 2010, Milano, 2011, in:

http://www.integrazionemigranti.gov.it/archiviodocumenti/Documents/Politiche%20urbane%20e%20abitative.pdf

 

Umberto Melotti, Immigrazione e conflitti urbani in Europa Migration and urban conflicts in Europe, Quaderni di sociologia, 43/2007, pagg. 115-139, in:

https://journals.openedition.org/qds/957

 

 

[11] A.S.G.I. – Associazione sugli Studi Giuridici sull’Immigrazione, L’esternalizzazione delle frontiere e della gestione dei migranti: politiche migratorie dell’Unione Europea ed effetti giuridici, dicembre 2019, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/01/2020_1_Documento-Asgi-esternalizzazione.pdf

 

Ministero dell’Interno della Repubblica italiana, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, Piano nazionale d’integrazione dei titolari di protezione internazionale, 26 settembre 2017, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.interno.gov.it/sites/default/files/piano-nazionale-integrazione.pdf

 

Ministero dell’Interno della Repubblica italiana, Le iniziative di buona accoglienza e integrazione dei migranti in Italia. Modelli, strumenti e azioni, 31 maggio 2017, documento completo in formato .pdf, in:

http://www.prefettura.it/FILES/AllegatiPag/1142/Rapporto_annuale_Buone_Pratiche_di_Accoglienza_Italia_31_maggio_2017.pdf

 

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca della Repubblica italiana, Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, febbraio 2014, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.miur.gov.it/documents/20182/2223566/linee_guida_integrazione_alunni_stranieri.pdf/5e41fc48-3c68-2a17-ae75-1b5da6a55667?t=1564667201890

 

 

[12] Cooperazione internazionale per lo sviluppo. Documento triennale di programmazione e di indirizzo 2019-2021, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2020/09/documento_triennale_2019-2021_-_rev.pdf

 

Cooperazione internazionale per lo sviluppo. Documento triennale di programmazione e di indirizzo 2016-2018, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2017/03/doc_triennale_2016-2018_-_finale_approvato.pdf

 

 

[13] Massimo Iacopi, Come sono nate le frontiere africane, 2 giugno 2015, in:

http://www.storiain.net/storia/come-sono-nate-le-frontiere-africane/

 

La nozione di “frontiera” è di per sé stessa estranea all’Africa. Gli Stati che gli esploratori ed i colonizzatori europei hanno incontrato erano, in effetti, organismi politici elementari, formati attorno a un nucleo etnico più potente che manteneva sotto la sua autorità e forza i gruppi vicini. Per tale motivo la loro estensione territoriale variava in funzione dei rapporti di forza del momento. Capaci di estendersi molto rapidamente sotto la spinta di un profeta conquistatore o di un abile capo guerriero, essi molto spesso avevano una esistenza effimera. Tra l’altro, non esistevano nell’Africa tradizionale limiti fissati da trattati, stabiliti da cippi di frontiera e riportati sulle carte. La “frontiera” africana risulta, in questo caso, un elemento in eterno movimento.

Le suddivisioni territoriali avvenute in questo periodo sono, in primo luogo, il risultato di decisioni assunte dalle cancellerie europee che, solo raramente, hanno tenuto conto delle realtà locali e che altrettanto in poco conto hanno tenuto il parere di militari, amministratori o missionari impegnati sul campo. I governi interessati sono stati spesso guidati da esigenze di politica interna o di prestigio nazionale, dalla preoccupazione di non lasciare la via aperta a concorrenti giudicati troppo pericolosi o anche dalla necessità di attribuire a un concorrente “compensazioni” stimate legittime.

In certi casi si arriva persino allo scambio di territori o “diritti”, in funzione di interessi del momento.

In altre circostanze, è la preoccupazione di un accesso al mare che guida i delimitatori di frontiere

I trattati “indigeni”, conclusi con i capi o con i “capetti” locali da parte di esploratori intraprendenti, hanno anche loro determinato, a volte, i limiti delle future colonie.

Il dinamismo e lo spirito di iniziativa di qualche europeo bastavano spesso a garantire alla potenza che rappresentavano il controllo di immensi territori.

Le frontiere coloniali non avevano in tal modo nulla di definitivo: erano soggette a variazioni e revisioni, a concessioni reciproche fra le potenze interessate. I popoli non costituivano oggetto dell’interesse dei diplomatici, che decidevano della loro sorte, dividendosi sulle carte la “torta” africana.
Sono sempre state le potenze europee a fissare le regole del gioco, ognuna pensando a promuovere i propri interessi nazionali.

È in queste condizioni che nel novembre 1884 viene convocata la Conferenza di Berlino, al fine di regolare ufficialmente di «le condizioni più favorevoli per lo sviluppo del commercio e della civilizzazione in determinate regioni dell’Africa». L’atto finale del 26 febbraio 1885, che conclude i lavori della Conferenza, stabilisce un codice internazionale che sovraintende alla spartizione del continente nero. 

Era ritenuto lecito anche che uno Stato civilizzato, che occupasse un punto della costa, avesse diritto al suo interno.

Questi diversi episodi evidenziano chiaramente il carattere, arbitrario o dettato dalle circostanze, della spartizione territoriale avvenuta in Africa durante la formazione dei diversi imperi coloniali. Tali frontiere, nate per effetto del caso o dei rapporti di forze del momento, saranno poi moltiplicate da suddivisioni amministrative o militari altrettanto arbitrarie, che verranno poi ereditate dai giovani Stati africani nati dalla decolonizzazione.”

 

 

[14] Massimo Iacopi, Come sono nate le frontiere africane, 2 giugno 2015, in:

http://www.storiain.net/storia/come-sono-nate-le-frontiere-africane/

 

“Questa concezione di “nazione” – i cui limiti e le cui contraddizioni si sono viste nell’Europa centrale e balcanica all’indomani della Prima guerra mondiale – sta manifestando i suoi effetti ancora oggi in tutto il continente africano.”

 

 

[15] Massimo Iacopi, Come sono nate le frontiere africane, 2 giugno 2015, in:

http://www.storiain.net/storia/come-sono-nate-le-frontiere-africane/

 

“Partendo da una concezione territoriale di nazione ispirata ai modelli europei e, più in particolare, al modello giacobino francese, verranno così riunite in uno stesso contesto politico etnie o popoli differenti, spesso separati dalla loro lunga storia precoloniale.”

 

 

[16] Categoria:Gruppi etnici in Africa per stato, in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Gruppi_etnici_in_Africa_per_stato

 

 

[17] Valentina Furlanetto, Perché i migranti scappano da casa loro, Il Sole 24 Ore, 8 settembre 2019, in:

https://www.ilsole24ore.com/art/perche-migranti-scappano-casa-loro-ACPcrai

 

“Se ci facessimo queste domande scopriremmo che dai paesi in cui convivono pacificamente gruppi etnici e religiosi diversi (come in Sierra Leone) dove c’è un’economia vivace e governi stabili e poco corrotti (come in Bostwana) e nessuna crisi idrica o ambientale (come in Rwanda) nessuno vuole andarsene.”

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sui viaggi nei tunnel spazio – temporali

Questo articolo contiene delle ipotesi sui viaggi nei tunnel spazio – temporali.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque.[1]

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

INTRODUZIONE

L’11 febbraio 2021, ho visto la puntata “Alla ricerca dei buchi bianchi” della serie televisiva “Universo ai raggi X”.[2]

Nella puntata in parola, tra l’altro, si parla della teoria secondo la quale un buco nero e un buco bianco potrebbero essere collegati tramite un tunnel spazio – temporale.[3] [4]

Si afferma, inoltre, che esso potrebbe essere attraversato per giungere in un altro luogo dell’universo e forse anche in un tempo diverso rispetto a quello di partenza.

Riflettendo sul contenuto ora esposto, pensavo che, per poter attraversare un tunnel spazio – temporale, è necessario prima entrarci.

Per entrare dalla parte di un buco nero, è necessario affrontare la disgregazione della materia da esso operata, mentre, per entrare dalla parte di un buco bianco, sarebbe necessario affrontare l’imponente espulsione di materia ed energia che da esso promana.

Quale oggetto – con o senza pilota senziente – potrebbe affrontare con successo queste forze?

 

IPOTESI

Continuando a riflettere su tutto questo mi sono domandato: perché, per viaggiare nell’universo, si dovrebbe andare alla ricerca di un ipotetico tunnel spazio – temporale dentro un buco nero o dentro un buco bianco?, non sarebbe meglio viaggiare nell’universo creando un tunnel spazio – temporale artificiale e stabile?

Per rispondere a questa seconda domanda, ipotizzo di piegare lo spazio – tempo attorno a un vettore in modo che quest’ultimo venga attratto all’interno della piega spazio – temporale così generata come avviene quando si mette in funzione un’aspirapolvere.

Per generare la piega nel tessuto dello spazio – tempo, ipotizzo di usare l’elettro-magnetismo generato da un plasma freddo e confinato.

Mi spiego meglio.

 

Il plasma è gas ionizzato[5], cioè carico elettricamente.

Uno dei progetti più noti, oggi in fase di studio, si prefigge di usare il plasma per generare energia elettrica tramite la fusione nucleare.[6]

In questo caso, l’ostacolo da superare è la gestione delle radiazioni prodotte e delle temperature assai elevate che il plasma deve raggiungere e mantenere perché si abbia una reazione di fusione nucleare stabile e prolungata nel tempo.[7]

 

Per generare la piega nel tessuto dello spazio – tempo evitando questi problemi, ipotizzo di usare un campo magnetico per sottrarre un elettrone dal livello più esterno di uno dei gas nobili[8]: l’argon.[9]

Se nel campo magnetico vengono fatti rimanere gli elettroni sottratti, ipotizzo che il campo magnetico sia il seguente:

½ d al quadrato . [2a . (3 b/k)] = 2m . a + [(a / b al quadrato) . (3/2 m k)]

Se gli elettroni sottratti non vengono fatti rimanere nel campo magnetico, ipotizzo che quest’ultimo sia il seguente:

2 d al quadrato . (sopra la linea di frazione 2a . 3b sotto la linea di frazione k) = 2 (m . a) al quadrato + (a/b . 3 m k) al quadrato

Il primo dei due è più stabile e richiede una minore quantità di energia.

Per riportare il gas al suo stato inerte, è sufficiente immettere nuovamente in esso gli elettroni in precedenza sottratti.

 

Ipotizzo che l’argon così ionizzato generi un campo magnetico confinato di questo tipo:

a . k al quadrato – [(sopra la linea di frazione 2 n/b sotto la linea di frazione a al quadrato) + (2 b/2 . k al quadrato)] . (a/2) . b al quadrato

Tramite la conduzione magnetica del campo verso l’esterno del vettore, ipotizzo che lo spazio – tempo intorno a quest’ultimo possa essere curvato.

Ipotizzo che la diffusione del campo vada limitata a pochi centimetri dalla superficie esterna del vettore tramite la magnetizzazione capillare di quest’ultima con un elemento a polarizzazione opposta rispetto a quella del campo.[10]

 

Ipotizzo che la piega dello spazio – tempo attorno al vettore sia direttamente proporzionale alla intensità nel campo generato e che il vettore, attratto nella piega in parola, sia in grado di viaggiare nello spazio.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Titolo originale “Strip the Cosmos” stagione 4, episodio 2: “Hunting White Holes”.

In inglese: https://trakt.tv/shows/strip-the-cosmos/seasons/4/episodes/2

In italiano: https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/universoairaggix4/alla-ricerca-dei-buchi-bianchi_F310519401000204

 

[3] “Un ponte di Einstein-Rosen o cunicolo spazio-temporale, detto anche wormhole (in italiano letteralmente “buco di verme”), è un’ipotetica caratteristica topologica dello spaziotempo.”

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_di_Einstein-Rosen

 

[4] Nota 2, filmato in italiano, da 34’ 35’’ a 38’ 12’’.

 

[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Plasma_(fisica)

 

[6] “A differenza del progetto ITER, che ha lo scopo di dimostrare la possibilità di ottenere plasma in grado di sostenere la reazione di fusione nucleare per un tempo abbastanza lungo (1000 s), lo scopo principale del progetto DEMO è quello di dimostrare esplicitamente la possibilità di generare energia elettrica tramite reazioni di fusione nucleare.

Lo scopo di DEMO è di dimostrare la possibilità di produrre energia elettrica dalla reazione di fusione nucleare, mentre dimostrare l’economicità di questa forma di produzione di energia è lasciato a successive filiere di reattori.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/DEMO

 

[7] “The materials nuclear design requirements and the effects of radiation damage are briefly analysed with emphasis on a pulsed ‘low extrapolation’ system, which is being used for the initial design integration studies, based as far as possible on mature technologies and reliable regimes of operation (to be extrapolated from the ITER experience), and on the use of materials suitable for the expected level of neutron fluence. The main technical issues arising from the plasma and nuclear loads and the effects of radiation damage particularly on the structural and heat sink materials of the vessel and in-vessel components are critically discussed. The need to establish realistic target performance and a development schedule for near-term electricity production tends to favour more conservative technology choices. The readiness of the technical (physics and technology) assumptions that are being made is expected to be an important factor for the selection of the technical features of the device.”

Cito da: European DEMO design strategy and consequences for materials, G. Federici et al 2017 Nucl. Fusion 57 092002.

 

View the article online for updates and enhancements on:

Visualizzate l’articolo online per aggiornamenti e miglioramenti su:

https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1741-4326/57/9/092002#back-to-top-target

 

[8] https://it.wikipedia.org/wiki/Gas_nobili

 

[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Argon

 

[10] Per impedire che la partenza del vettore porti alla disgregazione dei suoi occupanti, è necessario che all’interno del vettore venga diffuso un campo magnetico biologicamente inerte, con una polarizzazione uguale a quella del campo magnetico esterno al vettore.

Sulla preconizzazione dello smorzatore inerziale nella serie televisiva di fanta-scienza Star Trek si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Smorzatore_inerziale 

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Gestione e aggiudicazione di un asteroide

Supponiamo che un asteroide sia in rotta di collisione con la Terra.

Supponiamo inoltre che si intervenga sull’asteroide in modo da evitare un impatto catastrofico e farlo atterrare in un luogo desiderato.

Penso che si dovranno applicare le seguenti regole.

 

1

L’obiettivo primario è cercare di salvare vite umane quanto più è possibile.

 

2

Sull’asteroide e nel luogo di impatto vengono effettuate prima le rilevazioni di potenziali pericoli e la messa in sicurezza, poi si procede con gli esami e con il prelievo di campioni a fini scientifici, successivamente ha luogo la visita del luogo aperta al pubblico organizzata e guidata, infine l’impiego dell’asteroide a qualsiasi scopo.

 

3

L’esame e il prelievo di campioni non devono essere svolti in modo tale da evitare per se stesso e/o per altri[1] o comunque in modo da vanificare[2] l’applicazione di quanto previsto per l’aggiudicazione dell’impiego dell’asteroide.

 

4

Affinché l’aggiudicazione dell’impiego dell’asteroide avvenga in modo legittimo e ordinato, in deroga a qualsiasi previsione contraria, si procede nel modo seguente.

L’asteroide viene diviso in parti che sono:

  • non più grandi di un millesimo dell’asteroide;
  • ciascuna parte deve essere composta per non meno dell’80% da una delle seguenti categorie: un solo elemento chimico, solfuri, alogenuri, ossidi, carbonati, solfati, fosfati, silicati.

Ciascuna parte così ottenuta viene aggiudicata in una pubblica asta, in inglese, via internet, alla quale possono partecipare solo gli Stati membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. 

I proventi dell’asta sono interamente attribuiti allo Stato sul cui territorio l’asteroide ha terminato la sua corsa.

 

5

La divisione dell’asteroide in parti avviene a cura dello Stato sul cui territorio l’asteroide ha terminato la sua corsa e/o a cura di persone fisiche e/o giuridiche incaricate dal medesimo Stato.

Se l’asteroide ha terminato la sua corsa nel territorio di più di uno Stato, si divide l’asteroide tra essi secondo la linea di confine riconosciuta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e si procede come è stato detto fin qui.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Ad esempio, Tizio preleva dieci chilogrammi di quanto interessa a se stesso e/o ad altri.

 

[2] Ad esempio, data la presenza del materiale “x” in quantità pari a undici chilogrammi, Tizio preleva dieci chilogrammi del materiale “x”.

Ipotesi sulla crescita dell’universo

Questo articolo ipotizza perché l’universo e i funghi mucillaginosi sulla Terra crescono secondo percorsi analoghi.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque.[1]

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Il 21 gennaio 2021, ho visto la puntata “Dentro la grande muraglia dello spazio” della serie televisiva “Universo ai raggi X”.[2]

Nella puntata in parola viene descritto un super ammasso di galassie[3] osservato a sei miliardi di anni luce di distanza dalla Terra.

Tra l’altro, viene fatto un parallelo tra la struttura delle galassie che lo compongono e la struttura di un fungo mucillaginoso unicellulare presente sulla Terra e ci si chiede perché l’universo e i funghi mucillaginosi sulla Terra crescono secondo percorsi analoghi.[4]

Ipotizzo che la risposta possa essere formalizzata come segue:

½ . 2 k . (linea di frazione base) (sopra c’è un’altra linea di frazione) (sopra quest’ultima) 1 / k . a (sotto quest’ultima) 2 b al quadrato / ½ k (sotto la linea di frazione base c’è (3 / 2 b) . (sopra la linea di frazione) 9 a . 2 b al quadrato (sotto la linea di frazione) (k – a) . 3/2 b al quadrato

 

ESPERIMENTO

Per la verifica sperimentale dell’ipotesi che ho ora formulato, propongo di effettuare il seguente esperimento.

Dopo avere trovato e verificato l’algoritmo con il quale cresce il fungo mucillaginoso sulla Terra e l’algoritmo con il quale cresce l’universo, si metta un fungo mucillaginoso in coltura sia sulla Terra sia in un ambiente quanto più possibile simile allo spazio interstellare.

Si usi la formalizzazione matematica espressa poc’anzi nel paragrafo “IPOTESI” per fare il raffronto tra l’algoritmo di crescita dell’universo e quello di crescita del fungo mucillaginoso in ciascuno dei due ambienti.

Ipotizzo che le discrepanze rilevate possano essere utili per la misurazione delle variabili di sistema (gravità, temperatura, pressione, etc.).

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo dell’astrofisica.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Titolo originale “Strip the Cosmos” stagione 4, episodio 6: “Inside Space’s Great Wall”.

In inglese: https://trakt.tv/shows/strip-the-cosmos/seasons/4/episodes/6

In italiano: https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/universoairaggix4/dentro-la-grande-muraglia-dello-spazio_F310519401000604

 

[3] Denominato “Grande Muraglia BOSS” https://it.wikipedia.org/wiki/BOSS_Great_Wall

 

[4] Nota 2, filmato in italiano, da 29’ 10’’ a 34’ 20’’.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com