Proposte di modifiche del codice della nautica da diporto

La disciplina attualmente in vigore per la nautica da diporto[1] è stata – a mio avviso a ragione – accusata di essere difficile, intricata e costosa[2].

Come dimostrerò qui appresso, essa è ricca di distinguo normativi irrilevanti ai fini della sicurezza della navigazione, adempimenti amministrativi inutili e costi occulti.

Tutto ciò provoca il diffuso fenomeno di dismissione della bandiera italiana e conseguente scelta di issare la bandiera belga da parte dei proprietari di unità da diporto che stazionano in Italia[3].

Il Belgio è un Paese membro dell’Unione Europea con 66 chilometri di coste.

L’Italia ne ha circa 2.700 chilometri.

Ciò non ostante, il Belgio ha una normativa per la navigazione da diporto molto più semplice e meno costosa di quella italiana[4].

Ecco qui di seguito i principali vantaggi offerti dalla disciplina belga[5].

 

            1 – La navigazione dei natanti.

Per la legge belga, anche un natante può navigare in acque internazionali e senza alcun limite dalla costa.

In Belgio, infatti, tutte le barche con lo scafo compreso tra 2,5 e 24 metri sono considerate imbarcazioni e sono soggette alla medesima normativa.

La legge italiana, al contrario, non solo distingue tra natanti[6] e imbarcazioni[7], ma pone vari limiti dalla linea di costa per la navigazione dei natanti[8].

Ai fini della sicurezza della navigazione da diporto, quale può essere la differenza tra un’unità con lo scafo lungo 9 metri (natante) e una con lo scafo lungo 11 metri (imbarcazione)?

 

            2 – Le dotazioni di sicurezza.

Per la legge belga, le dotazioni di sicurezza da tenere a bordo sono minime.

Questo perché si lascia piena autonomia decisionale allo skipper che, di volta in volta, deciderà quali siano le dotazioni necessarie per la navigazione da intraprendere

La normativa italiana, invece, impone rigide norme comportamentali[9].

Per giunta, esse sono differenziate a seconda della lunghezza dello scafo dell’unità da diporto e della sua distanza dalla costa.

Questa rigidità normativa rende spesso le dotazioni di sicurezza superflue e costose.

Inoltre, a che serve la rigida previsione legale di dotazioni di sicurezza a bordo[10], se poi la legge italiana prevede ben tre così detti bonus ubriacatura[11]?

Continuare a prevedere complesse e costose dotazioni di sicurezza obbligatorie è uno dei maggiori incentivi per i diportisti a dismettere la bandiera italiana e issare la bandiera belga[12].

Le conseguenze di questa scelta – già in atto[13] – sono: perdite di denaro per l’erario italiano e minori possibilità per le autorità italiane di effettuare controlli a bordo delle unità da diporto.

Come è noto, infatti, una barca battente bandiera belga è territorio belga.

Di conseguenza, essa pagherà le tasse belghe e sarà soggetta ai controlli delle autorità belghe.

 

            3 – Gli obblighi amministrativi.

Il codice italiano della navigazione da diporto prevede che un’unità con uno scafo lungo 11 metri (imbarcazione) abbia vari obblighi amministrativi.

Tra questi ricordiamo l’obbligo di iscrizione nell’Archivio telematico centrale delle unità da diporto, l’obbligo di avere la licenza di navigazione e l’obbligo di avere il certificato di sicurezza. [14].

La stessa normativa non prevede questi obblighi per un’unità da diporto con uno scafo lungo 9 metri (natante)[15].

Quale logica di sicurezza della navigazione giustifica in Italia questa disparità di trattamento sconosciuta alla legge belga?

 

            4 – Le revisioni e i controlli periodici.

La legge belga non prevede che le dotazioni di bordo siano soggette a ripetitive e talvolta inutili revisioni.

Essa, inoltre, non prevede i costosi controlli periodici a bordo dell’unità da diporto.

La legge italiana, al contrario, prevede tutto questo[16] e impone dei costi per ogni revisione e controllo periodico[17].

Le previsioni normative alla base di queste revisioni e controlli periodici:

  • comportano dei costi continui che spingono i proprietari di unità da diporto a dismettere la bandiera italiana e a scegliere la bandiera belga. Le conseguenze per l’erario e per i controlli a bordo da parte delle autorità italiane sono quelle che abbiamo poc’anzi enunciato;
  • sono inutili. Infatti, i controlli necessari per garantire la sicurezza della navigazione da diporto sono già previsti con cadenza occasionale – e dunque a sorpresa – dall’articolo 26-bis del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

            5 – La tassa annuale sulle unità da diporto.

In Belgio, tutte le unità da diporto con lunghezza superiore a 7,5 metri pagano una tassa di circolazione calcolata in base all’età della barca.

La tassa belga in parola va dai 2.478,00 euro per un’unità nuova ai 61,50 euro per un’unità con più di 10 anni.

In seguito, ogni proprietario paga 98,00 euro ogni cinque anni per il rinnovo della tassa di circolazione.

In Italia, la tassa sulle unità da diporto viene chiesta[18] annualmente in misura fissa, a prescindere dall’età dell’unità da diporto e l’importo è incomprensibilmente maggiore quanto più lungo è lo scafo.

Probabilmente, quando è stata varata la norma di legge sulla tassa annuale per le unità da diporto, il legislatore aveva in mente la tassa di circolazione degli autoveicoli.

Quest’ultima viene calcolata in base ai chilowatt di potenza del motore e alla loro classe ambientale.

Questa scelta normativa è giustificata dal fatto che un motore più potente sposta un veicolo più pesante il quale, di conseguenza, usura maggiormente il manto stradale.

Tuttavia, applicare questo ragionamento anche alle unità da diporto è manifestamente irragionevole.

Questo, sia perché uno scafo più lungo non usura maggiormente l’acqua, sia perché quest’ultima non deve essere riparata come al contrario avviene per il manto stradale.

Recentemente, la norma di legge che imponeva la tassa di circolazione delle unità da diporto è stata totalmente abrogata[19].

Contro l’ipotesi di una nuova previsione di questa tassa, faccio notare che il proprietario di un’unità da diporto paga già l’i.v.a. più e più volte, sia quando acquista la barca, sia quando acquista un qualsiasi bene o servizio a essa collegato (dotazioni di bordo, carburante, manutenzione, servizio di rimorchio, riparazioni).

Non vi è dunque alcun bisogno di una norma di legge che imponga nuovamente la tassa di circolazione delle unità da diporto.

 

            Conclusione.

La mia proposta vuole rendere il codice della navigazione da diporto “user friendly” – amico dell’utente.

A tal fine, essa opera una decisa semplificazione normativa e una conseguente riduzione di tutti gli adempimenti amministrativi e dei costi inutili che frenano le potenzialità di sviluppo del settore.

Gli effetti saranno molteplici:

  • rilanciare gli acquisti di unità da diporto maggiori;
  • attrarre gli investimenti nel settore della nautica da diporto;
  • aumentare l’occupazione in tutti i settori della nautica da diporto (costruzione, manutenzione e servizi);
  • convincere i proprietari di unità da diporto che issano bandiera non italiana a tornare a issare quella italiana. Questo porterebbe a un aumento della domanda di servizi legali, amministrativi e fiscali legati al fatto che un’unità da diporto che issa bandiera italiana è territorio italiano. Inoltre, aumenterebbero le opportunità per le autorità italiane di effettuare controlli a sorpresa a bordo in base all’articolo 26-bis del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171;
  • l’aumento dei posti di lavoro e del fatturato legati al settore della nautica da diporto avrebbe come conseguenza anche l’aumento del gettito fiscale da essi derivante.

Allego qui sotto il file .pdf contenente il testo vigente del Decreto Legislativo 18 luglio 2005, n. 171 con le modifiche che propongo.

Vi ringrazio molto per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

D. Lgs. n. 171 del 2005 – modifiche

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, “Codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE, a norma dell’articolo 6 della legge 8 luglio 2003, n. 172”

 

[2] Fabrizio Coccia, Sventola bandiera belga, in: Bolina, n. 280, novembre 2010, pagina 45.

Roberto Caldara, Considerazioni in merito alla registrazione all’estero di unità da diporto che stazionano in porti italiani: la bandiera belga, in: Temi Romana, n. 3, luglio – settembre 2018, pagine 6-8.

 

[3] Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza di unità da diporto battenti bandiera straniera che navigano nelle acque territoriali italiane, 12 maggio 2014, in: http://www.guardiacostiera.gov.it/normativa-e-documentazione/Documents/Circolare%20n.%2042645%20in%20data%2012.05.2014%20%20Mezzi%20di%20salvataggio%20e%20dotazioni%20di%20sicurezza%20di%20unit%C3%A0.pdf

 

[4] Service public fédéral Mobilité et Transports, Vade- mecum de la navigation de plaisance en Belgique, 32esima edizione 01 febbraio 2016, in: https://mobilit.belgium.be/sites/default/files/resources/files/vademecum_fr_editie32.pdf .

 

[5] Le affermazioni sulla legge belga contenute da qui in poi all’inizio di ogni paragrafo sono estrapolate da: Roberto Caldara, Considerazioni in merito alla registrazione all’estero di unità da diporto che stazionano in porti italiani: la bandiera belga, in: Temi Romana, n. 3, luglio – settembre 2018, pagine 6-8.

 

[6] Unità da diporto con lo scafo lungo fino a 10 metri (articolo 3, comma 1, lettera g, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171).

 

[7] Unità da diporto con lo scafo lungo da 10 a 24 metri (articolo 3, comma 1, lettera f, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171).

 

[8] Articolo 27, commi 3 e 4, del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[9] Articolo 29, comma 11-ter, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

Si vedano anche:

articolo 22 “Apparato ricetrasmittente di bordo per la navigazione temporanea”;

Norme di sicurezza per imbarcazioni e natanti da diporto: 48 “Finalità e campo di applicazione”, 53 “Requisiti e caratteristiche tecniche dei mezzi di salvataggio e delle dotazioni di sicurezza”, 54 “Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza”, 58 “Motore ausiliario”;

Norme di sicurezza per le navi da diporto: 72 “Apparato motore, impianti e allestimento”, 73 “Protezione contro gli incendi”, 74 “Mezzi di salvataggio”, 75 “Dotazioni di sicurezza”, 76 “Requisiti e caratteristiche dei mezzi di salvataggio, dei segnali di soccorso e delle bussole”;

Norme di sicurezza per unità da diporto impiegate per attività di noleggio: 88 “Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza”;

Norme di sicurezza per unità da diporto impiegate come unità di appoggio per immersioni subacquee a scopo sportivo o ricreativo: 90 “Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza”;

Disposizioni complementari e finali: 92 “Motori a doppia alimentazione”;

e gli allegati V, VIII e IX del Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 29 luglio 2008, n. 146.

 

[10] Si veda il testo della nota numero 9.

 

[11] 1° bonus ubriacatura: articolo 53-ter, comma 1, lettera a, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171. Bonus ubriacatura pari addirittura a sette anni in base al combinato disposto con l’articolo 39, comma 3, lettera c, del medesimo decreto legislativo.

2° bonus ubriacatura: articolo 53-ter, comma 1, lettera b, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171. Bonus ubriacatura perpetuo per chi utilizza l’unità da diporto a fini non commerciali.

3° bonus ubriacatura: articolo 53-ter, comma 4, seconda parte, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171. Per evitare la revoca della patente nautica, è sufficiente che Tizio, dagli anni 14 agli anni 21, sia colto con un tasso alcolemico nel sangue superiore a 1,5 grammi per litro solo una volta ogni due anni.

 

[12] Secondo il disposto del già vigente articolo 21 del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[13] Si veda il contenuto del comunicato del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto citato nella nota numero 3.

 

[14] Articolo 15, comma 1, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

Articolo 23, comma 1, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

Articolo 26, comma 1, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[15] Articolo 27, comma 1, decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[16] Norme di sicurezza per imbarcazioni e natanti da diporto: articolo 57 “Modalità di esecuzione degli accertamenti tecnici per il rilascio, il rinnovo e la convalida del certificato di sicurezza”; Norme di sicurezza per le navi da diporto: articolo 62 “Tipi di visite”, 63 “Visita iniziale”, 64 “Visite periodiche”, 65 “Visite occasionali”, 66 “Visite dopo un periodo di disarmo”, 67 “Organi di esecuzione delle visite”, 68 “Deficienze e inconvenienti temporaneamente tollerabili”, 69 “Mantenimento delle condizioni dopo le visite”; Norme di sicurezza per unità da diporto impiegate per attività di noleggio: articolo 80 “Tipi di visite”, 85 “Visita iniziale”, 86 “Visite periodiche”, 87 “Visite occasionali” del Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 29 luglio 2008, n. 146.

 

[17] Allegato XVI, tabella A, allegata al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

 

[18] Si veda il sito internet dell’Agenzia delle Entrate alla pagina: https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Archivio/ArchivioSchedeAdempimento/Schede+adempimento+2015/Versare+2015/Tassa+annuale+sulle+unita+da+diporto/InfoGen+Tassa+Diporto/

 

[19] Articolo 1, comma 366, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) che ha abrogato l’articolo 16, comma 2, del decreto legge 06 dicembre 2011, n. 201, convertito in legge con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

 

Le citazioni sono state verificate alla data della pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi su due isotopi

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene alcune ipotesi su due isotopi[1]: uno dell’idrogeno e uno dell’elio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

PRIMA IPOTESI

Nelle condizioni di 20 gradi centigradi[3] di temperatura, 1 atmosfera[4] di pressione e 1 barn[5] di area, si dà un atomo composto da 1 protone, 2 neutroni e 2 elettroni.[6]

ESPERIMENTI

Per studiare l’atomo che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Se un quark up viene sparato e colpisce uno dei neutroni, il neutrone colpito esplode e uno degli elettroni si dirige verso lo spazio circostante.

Se un quark up viene sparato e colpisce il protone, il protone colpito emette radiazione luminosa costante di forma sferica.

Se un quark up viene sparato e colpisce uno degli elettroni, l’elettrone colpito diventa un fotone e si dirige verso lo spazio circostante.

 

SECONDA IPOTESI

Nelle condizioni di 20 gradi centigradi di temperatura, 1 atmosfera di pressione e 1 barn di area, si dà un atomo composto da 3 neutroni, 2 protoni, 6 elettroni.[7]

ESPERIMENTI

Per studiare l’atomo che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno dei neutroni, il neutrone colpito esplode. Il nucleo dell’atomo si divide in due parti. Ciascuna parte è composta da un protone, un neutrone e due dei sei elettroni che l’atomo aveva originariamente. I rimanenti due elettroni si allontanano verso lo spazio circostante.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno dei protoni, il nucleo dell’atomo collassa su se stesso, subito dopo esplode e gli elettroni che l’atomo aveva si dirigono verso lo spazio circostante.

Se un quark down viene sparato e colpisce uno degli elettroni, l’elettrone colpito scompare e l’atomo inizia a cercare di formare un legame chimico per ottenere l’elettrone che gli è venuto a mancare.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopo

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Isotope

 

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[3] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Grado_Celsius

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Celsius

 

[4] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Atmosfera_(unità_di_misura)

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Atmosphere_(unit)

 

[5] Italiano: https://it.wikipedia.org/wiki/Barn

English: https://en.wikipedia.org/wiki/Barn_(unit)

 

[6] Immaginate il trizio (https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopi_dell%27idrogeno) con due elettroni invece di uno.

 

[7] Immaginate l’elio-5 (https://it.wikipedia.org/wiki/Isotopi_dell%27elio) con sei elettroni invece di due.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi su una massa di neutroni e una di fotoni interagenti fra loro

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su una massa di neutroni e una di fotoni interagenti fra loro.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI
Si danno due masse[2]
⁃ una fatta di neutroni che genera un campo gravitazionale;
⁃ una fatta di fotoni che genera radiazioni luminose e un campo gravitazionale.

La massa di neutroni è formata da molti neutroni non fusi tra loro ma coesi dalla loro gravità; la superficie esterna di questa massa è una sfera liscia.
La massa di fotoni è fatta da fotoni fusi tra loro; la superficie esterna di questa massa è composta da tante calotte sferiche.

Nulla ruota attorno alla massa di neutroni.
Attorno alla massa di fotoni ruotano altri fotoni.

I neutroni della massa di neutroni non emettono luce.
I fotoni della massa di fotoni emettono luce in forma sferica di intensità diversa a seconda dell’interazione gravitazionale che essi subiscono da parte degli altri fotoni in movimento attorno all massa di fotoni.

Ciascun fotone si muove attorno alla massa di fotoni alla velocità di circa duecentomila chilometri al secondo e non sullo stesso piano, ma su piani diversi.

La superficie della massa di neutroni è composta da aree circolari con caratteristiche di attrazione elettrica diverse:
⁃ alcune aree attraggono una carica elettrica negativa che viene avvicinata a loro proveniente dallo spazio esterno alla massa di neutroni e la immettono all’interno della massa di neutroni;
⁃ altre aree sferiche attigue alle prime respingono una carica elettrica negativa che viene avvicinata a loro proveniente dallo spazio esterno alla massa di neutroni formando uno schermo elettrico con carica negativa e con forma cilindrica che si eleva dalla superficie dell’area sferica verso lo spazio esterno alla massa di neutroni;
⁃ i due tipi di aree sferiche ora descritti si comportano in modo opposto a quanto descritto nei due trattini precedenti quando viene avvicinata a loro una carica elettrica positiva proveniente dallo spazio esterno alla massa di neutroni;
⁃ tutto questo si verifica anche quando alle medesime aree sferiche viene avvicinata una carica elettrica proveniente dallo spazio interno alla massa di neutroni. Il comportamento in questo caso è opposto a quello descritto nei tre trattini precedenti.

 

ESPERIMENTI

Per studiare la struttura che ho ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Ciascun neutrone della massa di neutroni è composto da tre particelle che identifico con tre colori diversi: una gialla e una rossa tangenti e una blu sotto di loro tangente a entrambe.

 

1° gruppo di esperimenti

Se viene proiettato un raggio di luce costante sulla particella gialla, essa esplode.
Se viene proiettato un raggio di luce costante sulla particella rossa, essa emette bagliori di luce rossa che si ripetono a intervalli di alcuni secondi.
Se viene proiettato un raggio di luce costante sulla particella blu, il raggio di luce viene polarizzato nel modo seguente:
⁃ se i fotoni in entrata ruotano verticalmente in senso orario, quelli in uscita ruotano verticalmente in senso anti orario; 
⁃ se i fotoni in entrata ruotano verticalmente in senso anti orario, quelli in uscita ruotano verticalmente in senso orario; 
⁃ se i fotoni in entrata ruotano orizzontalmente in senso orario quelli in uscita ruotano orizzontalmente, sia in senso orario, sia in senso anti orario;
⁃ se i fotoni in entrata ruotano orizzontalmente in senso anti orario quelli in uscita ruotano orizzontalmente, sia in senso orario, sia in senso anti orario.

 

2° gruppo di esperimenti
Se viene inserita una micro carica elettrica positiva da 2 micro Ampere nella particella gialla, essa emette bagliori di luce bianca di forma sferica a circa un minuto-secondo l’uno dal successivo fino a quando perdura la carica elettrica positiva al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica negativa da 2 micro Ampere nella particella gialla, essa assorbe la carica negativa fino alla sua saturazione elettrica, dopo di che emette bagliori di luce bianca di forma sferica a intervalli di tempo maggiori l’uno dal successivo quanto meno intensa è la carica elettrica negativa inserita al suo interno. Questa emissione di bagliori di luce perdura fino a quando perdura la carica elettrica negativa al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica positiva da 2 micro Ampere nella particella rossa, essa entra in vibrazione ed emette radiazioni elettro-magnetiche costanti composte da ioni positivi. Questa emissione perdura fino a quando perdura la carica elettrica positiva al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica negativa da 2 micro Ampere nella particella rossa, essa assorbe la carica negativa fino alla saturazione del suo potenziale elettrico, dopo di che il processo di assorbimento si interrompe e si forma uno schermo sferico attorno alla carica elettrica negativa immessa all’interno della particella.

Se viene inserita una micro carica elettrica positiva da 2 micro Ampere nella particella blu, essa emette un bagliore costante di forma sferica di luce blu. Questa emissione perdura fino a quando perdura la carica elettrica positiva al suo interno.

Se viene inserita una micro carica elettrica negativa da 2 micro Ampere nella particella blu, essa entra in vibrazione ed emette, sia un bagliore costante di forma sferica di luce blu, sia radiazioni elettro-magnetiche costanti composte da ioni negativi. La vibrazione, l’emissione di luce blu e l’emissione di radiazioni elettro-magnetiche perdurano fino a quando perdura la carica elettrica negativa all’interno della particella.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Dati:
⁃ 0,3 gradi di oscillazione dell’asse di rotazione della massa di neutroni;
⁃ 13,5 gradi di oscillazione dell’asse di rotazione della massa di fotoni;
⁃ 0,15 micron di spessore del diaframma tra i due campi di forza gravitazionale;
⁃ il raggio di luce costante proiettato lungo la direttrice sud – nord dell’asse di rotazione che oscilla di 0,3 gradi effettua un movimento a spirale attorno all’asse di rotazione;
⁃ il raggio di luce costante proiettato lungo la direttrice sud – nord dell’asse di rotazione che oscilla di 13,5 gradi viene diffratto con un angolo di 92-93 gradi;
⁃ il raggio di luce costante proiettato da sud a nord all’interno del diaframma tra i due campi gravitazionali diviene una membrana luminosa che oscilla secondo le stesse variazioni della superficie esterna dei due campi gravitazionali a contatto con il diaframma.

Ipotesi sul nucleo di un atomo di berillio

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sul nucleo di un atomo di berillio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI
Si dà un nucleo di un atomo di berillio 113 in condizione statica. Al suo interno si rinviene una struttura a forma di cono di colore verde con il vertice rivolto verso il basso.
Osservando dall’alto la base del cono, si nota che il cono gira in senso antiorario.
Osservando dal basso il vertice del cono, ci si rende conto che la struttura è composta da due coni uno dentro l’altro.
Il cono esterno è un tronco di cono con la circonferenza minore molto vicina al cono interno.
Il cono interno è intero e ha la parte sommitale che emerge dalla circonferenza minore del cono esterno.
Il cono interno gira in senso orario all’interno del cono esterno.

 

ESPERIMENTI

Per studiare il nucleo dell’atomo di berillio ora ipotizzato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

 

1° gruppo di esperimenti
Se viene arrestata la rotazione antioraria del cono esterno, la rotazione in senso orario del cono interno non subisce variazioni, mentre le particelle subatomiche che compongono il nucleo dell’atomo di berillio 113 si disperdono nello spazio circostante.

Se si consente al cono esterno di riprendere a ruotare in senso antiorario, le particelle subatomiche che componevano il nucleo dell’atomo di berillio 113 tornano ad aggregarsi fra loro.

Se viene arrestata la rotazione oraria del cono interno, aumenta la velocità della rotazione antioraria del cono esterno e aumenta altresì la velocità del moto degli elettroni che girano attorno al nucleo dell’atomo di berillio 113 da circa 200 mila chilometri al secondo a circa 280 mila chilometri al secondo.

Se si consente al cono interno di riprendere a ruotare in senso orario, la rotazioni citate del cono esterno e degli elettroni tornano alle loro velocità originarie.

 

2° gruppo di esperimenti
Il neutrone del nucleo dell’atomo di berillio 113 è composto da tre particelle: una gialla e una blu tangenti e una rossa sotto di loro tangente a entrambe.

Se viene tolta la particella gialla, la particella rossa di allontana e si disperde nello spazio circostante.

Se viene tolta la particella blu, la particella rossa esplode.

Se viene tolta la particella rossa, le particelle gialla e blu si fondono tra loro e si trasformano in un quark down che si disperde nello spazio circostante.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTA A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

Ipotesi su un neutrone di un atomo di cesio

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi su un neutrone di un atomo di cesio.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI
Si dà un generatore di plasma a forma di ciambella cilindrica con un diametro misurato dai suoi punti esterni pari a 4,5 metri.

All’interno della ciambella del generatore, paralleli alle sue linee sommitale e infima, vi sono degli specchi rotondi di circa 10 centimetri di diametro.

L’impulso elettrico viene fatto circolare lungo la parte esterna della ciambella del generatore: in un senso lungo la parte alta, nel senso opposto lungo la parte bassa.

Dopo che gli specchi dei quali ho appena detto sono stati inclinati in modo da formare angoli alterni interni di 45 gradi, l’impulso elettrico viene convogliato dall’esterno all’interno della ciambella del generatore. La conseguenza è che la temperatura del gas interno alla ciambella del generatore inizia ad aumentare.

Quando il gas interno alla ciambella del generatore raggiunge la temperatura di 2495 gradi centigradi, l’inclinazione degli specchi interni viene cambiata in modo che ciascuno specchio sulla linea sommitale punti in direzione dello specchio successivo a quello che si trova in basso lungo la linea perpendicolare al terreno.

In questo modo, il gas interno alla ciambella del generatore inizia ad avere un moto rotatorio.

Il moto rotatorio in parola è conforme alla nuova angolazione assunta dagli specchi[2].

Viene introdotto un atomo di cesio 120 nel gas che ruota all’interno della ciambella del generatore.

L’atomo aggrega a sé altre particelle sub-atomiche fino a diventare un atomo di cesio 128.

 

ESPERIMENTI

Per studiare il neutrone dell’atomo di cesio in parola, propongo di effettuare i seguenti esperimenti.

Il neutrone preso in esame è composto da tre particelle che identifico con tre colori diversi: una gialla, una rossa e una blu.

 

1° gruppo di esperimenti

Se dal neutrone viene tolta la particella gialla, il neutrone si disgrega.

Se dal neutrone viene tolta la particella rossa, il neutrone trema per qualche istante e poi esplode emettendo radiazione luminosa e campo elettromagnetico entrambi in forma sferica.

Se dal neutrone viene tolta la particella blu, il neutrone deflagra proiettando parti della sua massa.

 

2° gruppo di esperimenti

Se al neutrone viene aggiunta una particella gialla, il neutrone emette un campo elettromagnetico stabile di forma sferica attorno a sé come fa una stella quando diventa una gigante rossa.

Se al neutrone viene aggiunta una particella rossa, il neutrone diventa un elettrone e si dirige verso il gas che lo circonda.

Se al neutrone viene aggiunta una particella blu, la particella blu si posiziona all’opposto della particella blu già presente nel neutrone. Il neutrone genera un’esplosione di campo di forma sferica, che subito dopo riassorbe in una sorta di rimbalzo. Quindi, il neutrone assume proprietà di attrazione e repulsione elettrica: ora infatti, se si avvicina al neutrone una carica elettrica positiva questa viene attratta, se si avvicina al neutrone una carica elettrica negativa questa viene respinta.

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

[2] Lungo un ipotetico vettore parallelo al terreno, il verso della rotazione del gas è quello in direzione dell’angolo ottuso creato da uno specchio in alto e da quello in basso successivo a quello lungo la sua perpendicolare

Un nuovo rito ordinario di cognizione

Ecco la mia proposta di legge per riformare il rito ordinario di cognizione di primo e di secondo grado del codice di procedura civile italiano[1].

 

Gli avvocati delle parti comunicano tra loro per iscritto per rappresentare le ragioni dei loro clienti, scambiarsi documenti e richieste, tentare di giungere a una transazione.

Il dialogo per iscritto termina quando uno degli avvocati delle parti decide di incardinare il giudizio depositando il proprio atto introduttivo.

Entro il termine perentorio di 5 giorni dal deposito dell’atto introduttivo, esso va notificato alle altre parti assieme alla prova del suo avvenuto deposito.

Entro il termine perentorio di 30 giorni dalla scadenza del termine per notificare l’atto introduttivo, le contro-parti depositano la propria comparsa di costituzione e risposta.

Entro il termine perentorio di 5 giorni dalla scadenza del termine per depositare la comparsa di costituzione e risposta, ognuna di esse è notificata alle altre parti.

Entro il termine perentorio di 10 giorni dalla scadenza del termine per depositare la comparsa di costituzione e risposta, il giudice concede un termine perentorio per lo svolgimento dell’attività istruttoria chiesta dalle parti negli atti che hanno già depositato.

All’infuori del caso in cui il giudice decida di avvalersi della consulenza tecnica d’ufficio, l’attività istruttoria è svolta dalle parti nel modo seguente.

Durante il termine assegnato per lo svolgimento dell’attività istruttoria, ogni parte deposita le proprie prove e replica a quelle depositate dalle altre parti.

Le eventuali prove orali sono assunte secondo l’articolo 257-bis c.p.c. “Testimonianza scritta”[2], sia per la deposizione, sia per le domande delle controparti.

Allo scadere del termine concesso per lo svolgimento dell’attività istruttoria, ogni parte ha un termine perentorio di 30 giorni per depositare la propria comparsa conclusionale e un ulteriore termine perentorio di 30 giorni dalla scadenza del termine per il deposito della comparsa conclusionale per depositare la propria memoria di replica.

Allo scadere del termine per il deposito delle memorie di replica, il giudice ha un termine perentorio di 30 giorni per depositare la sentenza.

Ai fini di efficienza e speditezza dell’azione amministrativa e di svolgimento del processo secondo il termine di durata ragionevole, un atto di parte o un provvedimento del giudice compiuto e/o depositato oltre il termine perentorio è inesistente.

Il compimento e/o il deposito di un atto oltre il termine perentorio è fonte di responsabilità civile per gli eventuali danni a chiunque causati, è fonte di responsabilità disciplinare per l’avvocato, è inserito nella scheda di valutazione della professionalità dei magistrati.

Al fine di garantire lo svolgimento del processo, il deposito e/o il compimento di un atto da parte del giudice oltre il termine perentorio comporta la sostituzione del giudice secondo l’articolo 79 delle Disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile “Sostituzione del giudice istruttore”[3].

Per il giudice nominato nei modi di cui al comma precedente, il termine perentorio per depositare l’atto non adottato dal precedente giudice entro il termine previsto decorre dal giorno di comunicazione del provvedimento di nomina. 

Lo stesso rito ora descritto si applica anche in grado di appello.

Le norme di legge e di regolamento configgenti con le disposizioni di questa legge sono abrogate.

Le disposizioni di questa legge si applicano ai procedimenti incardinati a partire dalla data di entrata in vigore di questa legge.

Questa legge entra in vigore il quindicesimo giorno dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Regio Decreto 28 ottobre 1940, numero 1443, “Codice di procedura civile” e successive modificazioni.

Da qui in poi, c.p.c.

 

[2] L’articolo 257-bis c.p.c. afferma:

“Il giudice, su accordo delle parti, tenuto conto della natura della causa e di ogni altra circostanza, può disporre di assumere la deposizione chiedendo al testimone, anche nelle ipotesi di cui all’articolo 203, di fornire, per iscritto e nel termine fissato, le risposte ai quesiti sui quali deve essere interrogato.

Il giudice, con il provvedimento di cui al primo comma, dispone che la parte che ha richiesto l’assunzione predisponga il modello di testimonianza in conformità agli articoli ammessi e lo faccia notificare al testimone.

Il testimone rende la deposizione compilando il modello di testimonianza in ogni sua parte, con risposta separata a ciascuno dei quesiti, e precisa quali sono quelli cui non è in grado di rispondere, indicandone la ragione.

Il testimone sottoscrive la deposizione apponendo la propria firma autenticata su ciascuna delle facciate del foglio di testimonianza, che spedisce in busta chiusa con plico raccomandato o consegna alla cancelleria del giudice.

Quando il testimone si avvale della facoltà d’astensione di cui all’articolo 249, ha l’obbligo di compilare il modello di testimonianza, indicando le complete generalità e i motivi di astensione.

Quando il testimone non spedisce o non consegna le risposte scritte nel termine stabilito, il giudice può condannarlo alla pena pecuniaria di cui all’articolo 255, primo comma.

Quando la testimonianza ha ad oggetto documenti di spesa già depositati dalle parti, essa può essere resa mediante dichiarazione sottoscritta dal testimone e trasmessa al difensore della parte nel cui interesse la prova è stata ammessa, senza il ricorso al modello di cui al secondo comma.

Il giudice, esaminate le risposte o le dichiarazioni, può sempre disporre che il testimone sia chiamato a deporre davanti a lui o davanti al giudice delegato.”.

 

[3] Regio Decreto 18 dicembre 1941, numero 1368, “Disposizioni per l’attuazione del Codice di procedura civile e disposizioni transitorie” e successive modificazioni.

Da qui in poi, disp. att. c.p.c.

L’art. 79 disp. att. c.p.c. afferma:

“La sostituzione del giudice istruttore nei casi previsti nell’articolo 174 del codice è disposta d’ufficio o su istanza di parte.

L’istanza è proposta con ricorso al presidente del tribunale, il quale provvede con decreto designando altro giudice della stessa sezione.

L’istanza e il decreto sono inseriti nel fascicolo d’ufficio.”.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Una proposta per i Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo

Durante un viaggio di gruppo in Egitto che ho effettuato diversi anni fa[1], ci venne detto che il lago Nasser/Nubia[2] aveva il grande problema dei sedimenti che si accumulano sul suo fondale provenienti dalle zone degli altopiani etiopici attraversati dal Nilo Blu[3].

I documenti ufficiali della Iniziativa del Bacino del Nilo[4] affermano che questi sedimenti ammontano a ben 230 milioni di tonnellate all’anno.[5]

Le stesse fonti affermano che la costruzione delle dighe ha comportato l’accumularsi dei sedimenti negli invasi a monte di esse e la perdita di gran parte della capacità di stoccaggio degli invasi.

La situazione appare di difficile soluzione considerato che rimuovere il limo dagli invasi non è economicamente conveniente e aumentare l’altezza delle dighe è solo una soluzione a breve termine.[6]

A complicare ulteriormente il tutto contribuisce la grande importanza che la produzione di energia idro-elettrica assume in quasi tutti i Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo.

In Egitto e Sudan, ad esempio, essa fornisce, rispettivamente, 2.862 e 1.593 megawatts (MW)[7] pari al 12 e al 49 per cento della capacità totale installata[8] (dati del 2011).

 

Date queste premesse, non è difficile ipotizzare un futuro in cui i sedimenti colmeranno l’invaso a monte di una diga per un’altezza pari a quella della diga stessa.

In questa situazione:

  • sarà impossibile aprire le condotte dell’acqua della diga per produrre energia idro-elettrica, perché le aperture delle condotte saranno state raggiunte dal livello dei sedimenti;
  • la diga non sarà più un argine all’acqua del Nilo che traboccherà dalla sommità della diga riproponendo in tal modo il fenomeno delle inondazioni incontrollate che si verificavano prima della costruzione della diga stessa;
  • le aree più colpite dalle inondazioni saranno quelle più vicine alle rive del Nilo dove oggi si trovano le aree più densamente popolate[9];
  • l’acqua che trabocca dalla sommità della diga renderà molto difficile la sua manutenzione[10].

 

Non c’è bisogno di essere un ingegnere per comprendere che rimuovere i sedimenti dall’invaso a monte della diga è un’operazione indispensabile per l’efficienza di quest’ultima e per prolungarne l’operatività.

La rimozione dei sedimenti dall’invaso va considerata, quindi, come un costo da affrontare per la manutenzione della diga.

I sedimenti del Nilo sono un fertilizzante naturale (il limo) che per secoli ha reso florida l’agricoltura per un’ampia area lungo le sue rive[11].

I ricavi ottenuti dalla vendita del limo e i risparmi derivanti dalla minore importazione di fertilizzanti chimici dall’estero si contrapporrebbero ai costi necessari per l’asportazione dei sedimenti dall’invaso.

Inoltre, vi sarebbe ancora la possibilità di produrre energia idro-elettrica e nessuna piena incontrollata del Nilo.

Infine, si potrebbe continuare a manutenere una diga all’asciutto, piuttosto che una diga sommersa.

Comprendiamo bene dunque che i costi dell’asportazione dei sedimenti dall’invaso a monte di una diga sarebbero ampiamente superati dai ricavi e dai risparmi di spesa che ho ora elencato.

 

L’unica alternativa all’asportazione dei sedimenti dagli invasi, che consenta altresì di evitare il verificarsi dello scenario catastrofico al quale ho accennato poc’anzi, consiste nello smantellamento delle dighe.

Questa operazione, però, ha dei costi altissimi[12] e comporta la perdita di ogni vantaggio derivante dalle dighe[13].

 

In base a queste considerazioni, propongo alle Autorità dei Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo di procedere con convinzione alla rimozione dei sedimenti che si accumulano nei bacini idrici delle dighe sul fiume Nilo.

Mi auguro che questa mia proposta possa contribuire al cammino dei Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo sulla via della prosperità.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nel mese di gennaio del 1989.

 

[2] Il bacino idrico creato dalla Alta Diga o Grande Diga costruita ad Assuan in Egitto e terminata il 21 luglio 1970.

Per maggiori informazioni sulla diga di Assuan si veda:

https://it.wikipedia.org/wiki/Diga_di_Assuan .

Per maggiori informazioni sul lago Nasser/Nubia, si veda:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_Nasser .

 

[3] Tra le molte fonti che parlano di questo problema si veda:

https://it.wikipedia.org/wiki/Diga_di_Assuan#Problemi_ambientali .

 

[4] Traduco dal testo originale in inglese consultabile in internet all’indirizzo:

http://www.nilebasin.org/index.php/nbi/who-we-are .

 

“The Nile Basin Initiative (NBI) is an intergovernmental partnership of 10 Nile Basin countries, namely Burundi, DR Congo, Egypt, Ethiopia, Kenya, Rwanda, South Sudan, The Sudan, Tanzania and Uganda. Eritrea participates as an observer.

For the first time in the Basin’s history, an all-inclusive basin-wide institution was established, on 22nd February, 1999, to provide a forum for consultation and coordination among the Basin States for the sustainable management and development of the shared Nile Basin water and related resources for win-win benefits.”.

 

“L’Iniziativa del Bacino del Nilo (NBI) è una partnership intergovernativa di 10 paesi del bacino del Nilo, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Etiopia, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda. L’Eritrea partecipa come osservatore.

Per la prima volta nella storia del bacino [del Nilo, n.d.a.] è stata creata, il 22 febbraio 1999, un’autorità di bacino onnicomprensiva che offre un forum per la consultazione e il coordinamento tra gli Stati rivieraschi per la gestione e lo sviluppo sostenibili del bacino del Nilo tra essi condiviso e delle risorse a esso correlate al fine di ottenere vantaggi per tutti.”.

 

[5] Traduco dal testo originale in inglese della Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 2, pagina 48, consultabile in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter_2_Water%20resources.pdf .

 

“From analysis of sediment accumulation in Sudanese reservoirs, the total load of sediment in the Nile is estimated to be about 230 million t/yr.

Only about 2 per cent of this is bedload, while the rest is suspended load.

The contribution from the different parts of the basin to the total load is not even, but is strongly focused towards the Ethiopian Highlands.

The largest sediment contribution (61%) comes from the Blue Nile (Abay) catchment, followed by a considerable contribution (36%) from the Atbara (Tekezze), and an insignificant (3.5%) input from the rest of the Nile catchment – mainly the Equatorial Lakes plateau, the Sudd area and hyper-arid Red Sea Hills region.” (bold is mine).

 

“Dall’analisi dell’accumulo dei sedimenti negli invasi del Sudan, il peso totale dei sedimenti nel Nilo è stimato in circa 230 milioni di t / a.

Solo il 2 percento circa di esse è ubicata sul letto del fiume, mentre il resto è disciolto in acqua.

Il contributo delle diverse zone del bacino al totale dei sedimenti non è uniforme, ma è fortemente localizzato sugli altopiani etiopici.

La gran parte dei sedimenti (61%) proviene dal bacino idrico del Nilo Blu (Abay), seguito da un contributo considerevole (36%) dall’Atbara (Tekezze) e un contributo insignificante (3,5%) dal resto del bacino del Nilo – principalmente dall’altopiano dei laghi equatoriali, dall’area Sudd e dalla regione iper-arida delle colline del Mar Rosso.” (il grassetto è mio).

 

[6] Traduco dal testo originale in inglese della Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 2, pagina 49, consultabile in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter_2_Water%20resources.pdf .

 

“For thousands of years, and until the closure of the Aswan High Dam in 1964, the fertile volcanic muds carried by the summer floods of the Nile were a critical feature of the farming system in Egypt, and brought prosperity to ancient Egyptian dynasties.

Sands and mud of Nile provenance have been identified in the Nile cone and along the margins of Israel, while finer-grained clays have been traced asfar north as Turkey.

Over the last 100 years, dams have been built in Egypt and The Sudan for flood regulation, water supply, and hydropower generation.

These dams have virtually halted the transport of sediment to the sea, and caused a dramatic shift in sediment dynamics and geomorphological processes in the Egyptian Nile.

Fluvial erosion of the river channel and direct inputs of aeolian dust are today the main sources of suspended sediments downstream of Aswan.

Rather than accumulating within the Nile Delta and fan, huge volumes of sediment now accumulate in reservoirs, resulting in rapid loss of storage capacity on one side, and ravaging erosion of the deltaic cusps on the other.

The dams constructed in the basin to deal with the problem of seasonal and interannual flow variability in the Nile include the Aswan High Dam and Merowe Dam on the Main Nile, the Jebel Aulia on the White Nile, the Roseires Dam on the Blue Nile (Abay), and the Khasm el Girba on the Atbara (Tekezze).

These dams provided essential storage to serve the ever-growing and year round irrigation demands in Egypt and The Sudan.

However, the rapid sedimentation in the reservoirs has affected their effectiveness and shortened their lifespan.

The storage capacity of the Roseires and Khasm el Girba reservoirs, for example, are estimated to have fallen by 60 per cent and 40 per cent respectively over the first 30 years of operation.

Desilting of these dams is not economically viable, although raising their height may be a short-term option.” (bold is mine).

 

“Per migliaia di anni, e fino alla chiusura della diga alta di Assuan nel 1964, i fertili fanghi vulcanici trasportati dalle inondazioni estive del Nilo furono una caratteristica fondamentale del sistema agricolo in Egitto e portarono prosperità alle antiche dinastie egiziane.

Sabbie e fango provenienti dal Nilo sono state identificate nel cono del Nilo e lungo i margini di Israele, mentre le argille a grana fine sono state rintracciate verso nord fino alla Turchia.

Negli ultimi 100 anni sono state costruite dighe in Egitto e nel Sudan per la regolamentazione delle inondazioni, l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica.

Queste dighe hanno praticamente arrestato il trasporto di sedimenti verso il mare e provocato un drastico cambiamento nella dinamica dei sedimenti e nei processi geomorfologici nel Nilo egiziano. L’erosione operata dal fiume del suo stesso canale e l’ingresso diretto di polveri eoliche sono oggi le principali fonti di sedimenti sospesi a valle di Assuan.

Anziché accumularsi all’interno del delta del Nilo e sparpagliarsi, enormi volumi di sedimenti si accumulano ora negli invasi, con la conseguente rapida perdita della loro capacità di stoccaggio, da un lato, e la devastante erosione delle cuspidi del delta, dall’altro lato.

Le dighe costruite nel bacino per affrontare il problema della variabilità del flusso stagionale e inter-annuale del Nilo comprendono la diga di Assuan e la diga Merowe sul Nilo principale, la diga di Jebel Aulia sul Nilo Bianco, la diga di Roseires sul Nilo Blu (Abay), e la diga di Khasm el Girba sull’Atbara (Tekezze).

Queste dighe fornivano lo stoccaggio essenziale per soddisfare le sempre crescenti esigenze di irrigazione in Egitto e nel Sudan durante tutto l’anno.

Tuttavia, la rapida sedimentazione negli invasi ha influito sulla loro efficacia e ne ha accorciato la durata operativa.

Per esempio, la capacità di stoccaggio degli invasi di Roseires e di Khasm el Girba è diminuita rispettivamente del 60% e del 40% nei primi 30 anni di attività.

L’asportazione del limo da queste dighe è una soluzione economicamente non percorribile, d’altra parte aumentare la loro altezza può essere un’opzione a breve termine.” (il grassetto è mio).

 

[7] Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 6, si vedano i grafici a torta alle pagine 168 e 169, visionabili in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter%206%20Hydropower.pdf .

 

[8] Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 6, si veda il grafico a rettangoli a pagina 169, visionabile in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter%206%20Hydropower.pdf .

 

[9] A titolo di esempio, si pensi alle aree urbane delle capitali dell’Egitto e del Sudan – Il Cairo e Khartum – collocate proprio lungo le rive del Nilo.

 

[10] Non sono un ingegnere. Per questo mi chiedo quanto a lungo può rimanere integra una diga colmata dai sedimenti, la cui manutenzione è molto difficile a causa dell’acqua che trabocca dalla sua sommità.

 

[11] Si veda la nota numero 6.

 

[12] Svuotare l’invaso di tutta l’acqua che vi si trova, asportare tutti i sedimenti dall’invaso, demolire la diga. Il tutto dopo avere deviato il corso del Nilo per poter effettuare i lavori.

 

[13] La perdita dell’investimento effettuato per costruire la diga, il ritorno al fenomeno delle piene incontrollate del Nilo con i danni che esse provocheranno ai centri abitati che si trovano lungo le rive del fiume (a tale riguardo si veda la nota numero 9), la perdita della quota di energia idro-elettrica prodotta con le dighe sul totale della capacità installata nel Paese (a tale riguardo si veda la nota numero 8).

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

LE ARMI NUCLEARI, UN DANNO E UN RISCHIO

Internet riporta la notizia che diverse Nazioni hanno dichiarato di voler rinnovare e potenziare il loro arsenale nucleare[1].

Penso che le armi nucleari siano tatticamente inutili per i seguenti motivi.

Non possono essere usate contro un Paese che non possiede armi nucleari, perché la Nazione che le usasse sarebbe accusata di vigliaccheria e distruggerebbe la propria reputazione internazionale.

Non possono essere usate per conquistare un territorio o una risorsa specifica[2], perché renderebbero il territorio o la risorsa inutilizzabile per moti anni a causa del livello di radioattività causato dall’esplosione nucleare.

Non possono essere usate contro un Paese che possiede armi nucleari, perché la rappresaglia atomica che seguirebbe ucciderebbe un numero incalcolabile di individui, renderebbe vaste zone del pianeta Terra inabitabili per molti anni a causa della radioattività provocata dalle esplosioni nucleari e deprimerebbe l’economia mondiale trasformandola in un’economia di pura sussistenza per i sopravvissuti all’olocausto nucleare.

 

Non va dimenticato, inoltre, che le armi atomiche richiedono enormi investimenti economici non solo per la loro progettazione e costruzione, ma anche per la loro continua manutenzione e custodia.

 

Le armi atomiche, infine, costituiscono un pericolo per la sicurezza nazionale.

Infatti, se per la Nazione che le detiene esse sono tatticamente inutili ed economicamente dispendiosissime, vi è senza dubbio una categoria di soggetti per la quale le armi atomiche sono oltremodo utili: i terroristi.

Questi ultimi sono attirati dalle armi atomiche come le api sono attirate dal miele.

I terroristi non devono affrontare la spesa per la progettazione e la costruzione delle armi atomiche, perché desiderano impadronirsi di armi già fabbricate e funzionanti.

I terroristi non affrontano nemmeno la spesa per la manutenzione e la custodia delle armi atomiche, perché vogliono usarle entro un breve lasso di tempo da quando se ne sono impadroniti.

I terroristi, infine, non temono ritorsioni, perché quasi sempre desiderano porre fine alla loro vita con l’attentato che compiono.

 

Propongo dunque la seguente soluzione.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica[3] adotta una risoluzione contenente sia l’elenco con il costo di fabbricazione di ogni arma nucleare, sia il suo impegno a pagare i tre quarti di questo costo per ogni cessione alla stessa Agenzia di una o più armi nucleari.

Ogni Nazione che detiene armi nucleari stipula un accordo con l’Agenzia in parola nel quale viene definito un calendario per la consegna di tutte le armi nucleari in suo possesso perché vengano smantellate.

 

Ipotizziamo gli scenari peggiori che sono già stati oggetto di numerosi film: le armi nucleari che esplodono su delle grandi città[4], o che distruggono intere Nazioni[5], o il pianeta Terra quasi del tutto inabitabile per la radioattività causata dalle esplosioni nucleari[6].

Non desidereremmo tutti quanti tornare indietro nel tempo per attuare la soluzione che ho descritto poc’anzi?

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Paolo Valentino, “Armi nucleari di nuova generazione. L’atomica che verrà”, Il Corriere della Sera, 13 giugno 2017, in:

https://www.corriere.it/esteri/17_giugno_14/03-esteri-documentoccorriere-web-sezioni-2e7fcbcc-506c-11e7-a437-ba458a65274a.shtml?refresh_ce-cp

Stati Uniti d’America, Nuclear Posture Review February 2018, in:

https://www.defense.gov/News/SpecialReports/2018NuclearPostureReview.aspx

Nuclear Posture Review February 2018, rapporto finale in formato .pdf in:

https://media.defense.gov/2018/Feb/02/2001872886/-1/-1/1/2018-NUCLEAR-POSTURE-REVIEW-FINAL-REPORT.PDF

Franco Iacch, “Russia, dopo 13 anni di test entra in servizio il missile balistico Bulava”, Il Giornale, 29 giugno 2018, in:

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/russia-13-anni-test-missile-balistico-bulava-entra-servizio-1546700.html

[2] miniere, zone industriali, zone commerciali, centri di ricerca, snodi di vie di comunicazione, etc.

[3] International Atomic Energy Agency (I.A.E.A.) https://www.iaea.org/

“L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (detta anche AIEA o in inglese International Atomic Energy Agency – IAEA) è un’agenzia autonoma fondata il 29 luglio 1957, con lo scopo di promuovere l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare e di impedirne l’utilizzo per scopi militari. Per il suo impegno l’agenzia ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2005, insieme al suo direttore Mohamed ElBaradei.”

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Agenzia_internazionale_per_l%27energia_atomica

[4] A prova di errore (Fail-Safe), 1964, diretto da Sidney Lumet.

https://it.wikipedia.org/wiki/A_prova_di_errore_(film_1964)

[5] Il giorno dopo (The Day After), 1983, diretto da Nicholas Meyer.

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Day_After_-_Il_giorno_dopo

[6] L’ultima spiaggia (On the Beach), 1959, diretto da Stanley Kramer.

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27ultima_spiaggia_(film_1959)

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs[1].

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Il bosone di Higgs funziona in modo simile a un regolatore di tensione elettrica.

 

ESPERIMENTI

Per la verifica sperimentale dell’ipotesi che ho ora formulato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti[3].

Tre misuratori di tensione elettrica vengono posizionati, rispettivamente, all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame, sulla sua struttura esterna e nella sua parte interna.

Tutti gli esperimenti descritti qui di seguito iniziano con la rilevazione della tensione elettrica da parte di tutti e tre i rilevatori di tensione che ho appena elencato.

 

Esperimento n. 1

Si indirizzi verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame una variazione della tensione elettrica di ingresso dell’ordine di ±5% rispetto alla tensione elettrica presente, all’inizio di questo esperimento, all’interno della particella subatomica nella quale esso si trova.

A seguito di ciò, il misuratore di tensione elettrica all’interno della particella sub-atomica misurerà una tensione elettrica in uscita dalla struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame che risulterà stabilizzata entro un valore minore di ±5%.

 

Esperimento n. 2

La regolazione di tensione elettrica all’interno del bosone di Higgs avviene tramite il seguente meccanismo automatico di tipo chimico.

La sua struttura esterna si comporta come un conduttore posto tra due corpi: la parte interna della particella sub-atomica nella quale esso si trova e la parte interna del medesimo bosone.

I composti chimici presenti nella parte interna del bosone di Higgs si destabilizzano a seguito della variazione in aumento o in diminuzione oltre una certa misura della tensione elettrica che entra in essa.

La destabilizzazione chimica ora descritta dà avvio alla regolazione della tensione elettrica.

Per verificare questa ipotesi si indirizzino verso la parte esterna del bosone di Higgs molteplici variazioni in diminuzione della tensione elettrica a partire da ±5% rispetto al valore di essa presente, all’inizio dell’esperimento, all’interno della particella subatomica.

Proseguendo in questo modo, si arriverà a trovare la variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica non avviene.

Questo poiché il meccanismo automatico di tipo chimico che ho descritto non si attiva.

 

Esperimento n. 3

La variazione di tensione elettrica – al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica non avviene – non ha un valore fisso.

Il suo valore, infatti, varia a seconda del grado di conducibilità elettrica presente nella parte interna del bosone di Higgs.

Per verificare questa ipotesi, si effettui il seguente esperimento articolato in due parti.

Prima parte.

Si immettano nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame delle molecole di un materiale isolante[4].

Si faccia in modo che esse si diffondano uniformemente all’interno del volume della parte interna.

A seguito di ciò, si ripetano le operazioni che ho descritto nell’esperimento numero 2 che precede.

Il valore della variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica da parte del bosone di Higgs non avviene risulterà essere più basso di quello misurato al termine dell’esperimento numero 2 che precede.

Seconda parte.

Dopo di che, si immetta nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame una sostanza chimica in grado di interagire con le molecole del materiale isolante precedentemente in essa inserite e di formare uno o più composti non isolanti[5].

La variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica da parte del bosone di Higgs non avviene tornerà nuovamente a un valore più basso rispetto a quello misurato al termine della prima parte di questo esperimento[6].

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nell’articolo “Ipotesi sulla funzione e sulla struttura del bosone di Higgs” – pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 28 agosto 2017 – ho formulato delle ipotesi sulla funzione (vale a dire, a che cosa serve) e sulla struttura (vale a dire, come è fatto) del bosone di Higgs. In questo articolo formulo delle ipotesi su come funziona il bosone di Higgs.

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

[3] Tutte le operazioni che sono descritte nel paragrafo “Esperimenti” devono essere effettuate senza indurre, al contempo, una variazione nella frequenza e nella intensità delle vibrazioni presenti nella particella subatomica all’interno della quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame.

[4] Ad esempio, delle molecole di un materiale plastico.

[5] L’aumento della conducibilità elettrica che si ottiene è direttamente proporzionale all’ottenimento di materiali semi-conduttori, conduttori o super-conduttori all’esito della descritta reazione chimica.

[6] La diminuzione di questo valore è inversamente proporzionale al grado di conducibilità elettrica presente nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

Questo articolo è stato pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 22 febbraio 2018 alle ore 06.04.

Il Bitcoin e la moneta avente corso legale

In questo articolo espongo alcune differenze tra il bitcoin e la moneta avente corso legale[1].

 

IL SOTTOSTANTE

Il sottostante è ciò che dà alla moneta il suo valore e può essere costituito da qualsiasi grandezza economica.

Ad esempio, il sottostante di una moneta metallica fatta d’oro è dato dal valore dell’oro con il quale la moneta è stata coniata.

Il sottostante può anche essere costituito da una grandezza economica che la moneta non incorpora materialmente in se stessa.
Ecco qui di seguito alcuni esempi.

In un contesto in cui il Governo nazionale stampa le banconote, il sottostante delle banconote emesse nel corso di un anno può essere dato dalla ricchezza prodotta in quella Nazione[2] nell’anno precedente a quello della creazione delle banconote.

Al contrario, in un contesto in cui un Governo nazionale stampa dei certificati del debito pubblico e li consegna alla Banca centrale in cambio delle banconote che quest’ultima stampa, il sottostante delle banconote è costituito dalla promessa del Governo di pagare il debito rappresentato dai certificati del debito pubblico che esso stesso ha emesso[3].

In conclusione, a seconda della scelta di politica monetaria compiuta da ciascuno Stato, il sottostante della moneta avente corso legale in quello Stato può essere costituito:

  • dal materiale con cui quella moneta è fatta;
  • dalla ricchezza prodotta in quello Stato nell’anno precedente alla creazione della moneta;
  • dalla promessa del Governo nazionale di pagare il debito che esso stesso ha emesso per ottenere in cambio della nuova moneta.

 

Il sottostante del bitcoin è deciso da ogni singolo partecipante alla rete telematica nella quale il bitcoin viene scambiato[4].

 

IL CORSO LEGALE
Una moneta ha corso legale quando vi è una norma di legge che sancisce l’obbligo di accettarla in pagamento[5].
Nel territorio della Repubblica italiana, l’obbligo di accettare in pagamento l’euro è sancito da un regolamento europeo[6].

Non sono a conoscenza di una norma di legge che – nel territorio della Repubblica italiana – preveda l’obbligo di accettare in pagamento il bitcoin.

È utile ricordare che, a norma di legge, il pagamento effettuato con una moneta non avente corso legale (come ad esempio il bitcoin) è valido solo se il creditore vi acconsente[7].

 

LA RESPONSABILITÀ PER OMESSA O CARENTE INFORMAZIONE

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affermato che il bitcoin è “un mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano” e ha aggiunto che “le operazioni relative a valute non tradizionali, vale a dire diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più paesi, costituiscono operazioni finanziarie”.[8]

Le parole usate dalla Suprema Corte europea hanno delle rilevanti implicazioni legali.

Per quanto riguarda la definizione del bitcoin come “mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano”, si pensi alla responsabilità civile pre-contrattuale derivante da omessa o carente informazione nel caso in cui il bitcoin sia usato come mezzo di pagamento di beni e/o servizi e il pagamento avvenga tra due soggetti che non sono investitori qualificati.

Per quanto riguarda l’affermazione per la quale “le operazioni relative a valute non tradizionali…costituiscono operazioni finanziarie”, pensiamo al caso in cui un soggetto investitore non qualificato decida di effettuare una transazione monetaria del seguente tipo.

Invece di scegliere una transazione tra due monete aventi corso legale – ad esempio, euro contro dollari U.S.A. – egli sceglie una transazione nella quale egli dà degli euro e in cambio riceve dei bitcoin.

In questo caso abbiamo un’operazione finanziaria nella quale il bitcoin è usato come mezzo di pagamento alternativo al mezzo di pagamento legale (i dollari U.S.A.).

Dato questo caso, si pensi alla responsabilità per omessa o carente informazione finanziaria dovuta al soggetto che acquista i bitcoin.

 

CONCLUSIONE

Da questo breve esame emerge che, sia il bitcoin, sia la moneta avente corso legale, presentano un punto di forza e un profilo critico.

La moneta avente corso legale ha per legge il potere di estinguere un’obbligazione pecuniaria, ma può avere un sottostante molto debole[9].

Dal canto suo, il bitcoin ha un sottostante più solido[10], ma, non avendo un corso legale, può essere rifiutato come mezzo per estinguere un’obbligazione pecuniaria.

Inoltre, prima di effettuare qualsiasi operazione in bitcoin, è necessario rispettare gli obblighi di corretta e completa informazione relativi a esso.

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Quanto si legge in questo articolo non costituisce né intende costituire in alcun modo un consiglio per l’investimento e/o per il disinvestimento in monete e/o strumenti finanziari.

In questo articolo parlo di alcuni concetti fondamentali in un modo – mi auguro – comprensibile per tutti.

Per chi desidera leggere un più approfondito esame giuridico del bitcoin, rinvio al contributo di Andrea Cecchetto, Gli albori di una nuova rivoluzione (quasi) copernicana, pubblicato il 14 dicembre 2017 sul sito www.ilcaso.it e reperibile al seguente indirizzo:

http://blog.ilcaso.it/news_648/14-12-17/Gli_albori_di_una_nuova_rivoluzione_%28quasi%29_copernicana

Per chi preferisce approfondire i profili giuridici e informatici del bitcoin guardando un video, rinvio al convegno interdisciplinare “Blockchain, FinTech e professioni legali. Profili etici e professioni giuridiche” organizzato dalla Scuola di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova e dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) – Sezione di Treviso che si è svolto a Treviso il 01 dicembre 2017.

La registrazione audio – video del convegno è disponibile su YouTube al seguente indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=CK2pSSFXsAE

 

[2] Il prodotto interno lordo di quella Nazione.

 

[3] Quest’ultima ipotesi viene descritta da un inquietante video sul fenomeno del così detto “signoraggio bancario”che potete visionare al seguente indirizzo internet:

https://www.youtube.com/watch?v=otwSQyaPy-Y

Espongo qui di seguito un commento a un’affermazione contenuta nel filmato allegato a questa nota numero 3.

Nel segmento da 20:00 a 20:37 si afferma:

  • “…esponendo la pratica del signoraggio alla Corte che, non potendo negare la veridicità dei fatti, ha potuto solo constatare che di reato non si trattasse semplicemente in quanto consuetudine.

In altre parole, la commissione di un fatto previsto e punito dalla legge come reato sarebbe penalmente irrilevante qualora quel fatto sia stato commesso un numero di volte tale da divenire una consuetudine.

L’affermazione ora citata non può essere condivisa per i seguenti motivi.

Innanzitutto perché “nelle materie regolate dalle leggi e dai regolamenti gli usi hanno efficacia solo in quanto sono da essi richiamati” (codice civile della Repubblica italiana, disposizioni sulla legge in generale, articolo 8 “Usi”, comma 1).

Da questo deriva che l’uso o consuetudine è sempre e solo conforme alla legge (secundum legem) e mai contrario alla legge (contra legem).

Inoltre, l’articolo 640 del codice penale della Repubblica italiana (“Truffa”) non richiama alcun uso.

In secondo luogo, perché l’uso o consuetudine non ha il potere di abrogare una norma di legge.

A tale riguardo si vedano:

  • il codice civile della Repubblica italiana, disposizioni sulla legge in generale, articolo 15 “Abrogazione delle leggi”;
  • la Costituzione della Repubblica italiana, articolo 75 sull’istituto del referendum;
  • la Costituzione della Repubblica italiana, articolo 136 e l’articolo 30, comma 3, della legge 11 marzo 1953, n. 87, sulla disapplicazione di una o più norme di legge o di un atto avente forza di legge dello Stato o di una Regione dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale.

 

[4] “Users can decide for themselves what a unit of bitcoin represents”.

a Bitcoin can represent many kinds of property”.

Cito dal video: “The real value of bitcoin and crypto currency technology – The Blockchain explained” visionabile su https://www.weusecoins.com/ oppure su https://www.youtube.com/watch?v=YIVAluSL9SU (si veda in particolare il segmento da 2:45 a 3.30).

 

[5] Nell’ordinamento giuridico italiano, le norme di riferimento a tale riguardo sono gli articoli 1277 e 1278 del codice civile.

Eccone qui di seguito il testo (i sottolineati sono miei):

  • articolo 1277 “Debito di somma di denaro. I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima.”;
  • articolo 1278 “Debito di somma di monete non avente corso legale. Se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale, al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento.”.

 

[6] Il corso legale dell’euro è sancito dal Regolamento (CE) n. 974/98 del Consiglio del 3 maggio 1998 relativo all’introduzione dell’euro, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 139/1 dell’11 maggio 1998.

Ecco qui di seguito alcuni articoli del Regolamento in parola (i sottolineati sono miei):

  • articolo 2 “A decorrere dal 1° gennaio 1999, la moneta degli Stati membri partecipanti è l’euro. L’unità monetaria è un euro. Un euro è diviso in cento cent.”;
  • articolo 3 “L’euro sostituisce, al tasso di conversione, la moneta di ciascuno Stato membro partecipante.”;
  • articolo 4 “L’euro è l’unità di conto della Banca centrale europea (BCE) e delle Banche centrali degli Stati membri partecipanti.”;
  • articolo 9 “Le banconote e le monete metalliche denominate in un’unità monetaria nazionale continuano ad avere corso legale entro i loro limiti territoriali del giorno precedente l’entrata in vigore del presente regolamento.” (articolo 5 “Gli articoli 6, 7, 8 e 9 si applicano durante il periodo transitorio.”);
  • articolo 10 “A decorrere dal 1° gennaio 2002 la BCE e le Banche centrali degli Stati membri partecipanti immettono in circolazione banconote denominate in euro. Fatto salvo l’articolo 15, dette banconote denominate in euro sono le uniche banconote aventi corso legale in tutti gli Stati membri partecipanti.”;
  • articolo 11 “A decorrere dal 1° gennaio 2002 gli Stati membri partecipanti coniano monete metalliche denominate in euro o in cent, conformi alle denominazioni e alle specificazioni tecniche che il Consiglio può stabilire a norma dell’articolo 105 A, paragrafo 2, seconda frase del trattato. Fatto salvo l’articolo 15, dette monete metalliche sono le uniche monete metalliche aventi corso legale in tutti gli Stati membri partecipanti. Ad eccezione dell’autorità emittente e delle persone specificamente designate dalla normativa nazionale dello Stato membro emittente, nessuno è obbligato ad accettare più di cinquanta monete metalliche in un singolo pagamento.”;
  • articolo 15, comma 1 “Le banconote e le monete metalliche denominate in un’unità monetaria nazionale ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1 continuano ad avere corso legale entro i loro limiti territoriali per sei mesi al massimo dopo la fine del periodo transitorio; tale lasso di tempo può essere abbreviato da una norma nazionale.”;
  • articolo 17 “Il presente regolamento entra in vigore il 1° gennaio 1999.”.

 

Il Regolamento (CE) n. 974/98 è consultabile all’indirizzo internet:

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1510680266423&uri=CELEX:31998R0974 .

 

[7] In Italia, le norme di riferimento sono gli articoli 1197 e 1198 del codice civile.

Eccone qui di seguito il testo (i sottolineati sono miei):

  • articolo 1197 “Prestazione in luogo dell’adempimento. Il debitore non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dovuta, anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore consenta. In questo caso l’obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita. Se la prestazione consiste nel trasferimento della proprietà o di un altro diritto, il debitore è tenuto alla garanzia per l’evizione e per i vizi della cosa secondo le norme della vendita, salvo che il creditore preferisca esigere la prestazione originaria e il risarcimento del danno. In ogni caso non rivivono le garanzie prestate dai terzi.”;
  • articolo 1198 “Cessione di un credito in luogo dell’adempimento. Quando in luogo dell’adempimento è ceduto un credito, l’obbligazione si estingue con la riscossione del credito, se non risulta una diversa volontà delle parti. È salvo quanto è disposto dal secondo comma dell’art. 1267.”.

 

[8] Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza del 22 ottobre 2015 nella causa C-264-14, Skatteverket contro David Hedqvist.

Riporto qui di seguito alcuni passi della sentenza in parola (i sottolineati sono miei):

  • La valuta virtuale «bitcoin», essendo un mezzo di pagamento contrattuale, non può essere considerata, da una parte, né come un conto corrente né come un deposito di fondi, un pagamento o un versamento. D’altra parte, a differenza dai crediti, dagli assegni e dagli altri effetti commerciali, di cui all’articolo 135, paragrafo 1, lettera d), della direttiva IVA, essa costituisce un mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano.” (sentenza citata, paragrafo 42);
  • Orbene, le operazioni relative a valute non tradizionali, vale a dire diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più paesi, costituiscono operazioni finanziarie in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento.” (sentenza citata, paragrafo 49);
  • Orbene, è pacifico che la valuta virtuale «bitcoin» non costituisce né un titolo che conferisce un diritto di proprietà su persone giuridiche né un titolo di natura comparabile.” (sentenza citata, paragrafo 55).

 

La sentenza è reperibile in italiano ai seguenti indirizzi:

http://eur-lex.europa.eu/collection/eu-law/eu-case-law.html?locale=it

http://curia.europa.eu/juris/recherche.jsf?language=it

 

[9] Nel caso in cui il Governo nazionale abbia scelto una politica monetaria identificata con il nome di signoraggio bancario. Si veda quanto è stato detto nel paragrafo “Il sottostante” e nella nota numero 3.

 

[10] Perché il suo sottostante è costituito da beni e/o servizi scelti da coloro che partecipano alla rete telematica dove il bitcoin viene scambiato e accettati da altri utenti della stessa rete.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com