La rifondazione della scuola

Da molti anni, il Governo e il Parlamento in Italia hanno messo mano a diverse riforme della scuola.[1]

 

Il problema

 

Ciò non ostante, il dibattito su come dovrebbe essere la scuola in Italia prosegue e la posizione che gli studenti e le studentesse in Italia ottengono nei test PISA dell’OCSE non si attesta stabilmente tra le prime cinque Nazioni classificate.[2]

 

Tutto questo non consente di dire che uno studente che termina gli studi scolastici in Italia abbia concrete opportunità di gestire l’epoca storica che stiamo vivendo mettendo a frutto le sue attitudini e le sue capacità.

 

In un contesto storico nel quale i confini tra le Nazioni non sono più un limite all’ingresso nello Stato di persone provenienti da altre culture e i rischi così detti di sistema non appartengono più alla sfera di una sola Nazione ma a quella dell’intero pianeta, l’incapacità di gestire l’epoca storica che stiamo vivendo conduce alla dipendenza dalle scelte fatte da parte di chi, al contrario, è in grado di gestire il presente e costruire il futuro.

 

Tutto questo si traduce nella concreta prospettiva per i giovani italiani di subire l’epoca che stiamo vivendo, esattamente come è accaduto agli Stati pre-unitari italiani, soggetti alla dominazione straniera per circa tre secoli, prima dell’unità d’Italia avvenuta nel 1861.

 

Alcuni errori da non fare

 

È uno sbaglio affrontare la problematica che è stata qui sopra accennata pensando al tipo di individuo che la scuola dovrebbe costruire: un cittadino, un lavoratore, un intellettuale, un pragmatico, et cetera.

 

La complessità dei fattori che determinano l’epoca storica che stiamo vivendo e il fatto che ognuno si debba confrontare con individui provenienti da diverse culture non consente di indirizzare l’azione della scuola italiana verso la costruzione di un solo tipo di individuo (come dicevamo: un cittadino, un lavoratore, un intellettuale, un pragmatico, et cetera).

 

Parimenti, le attitudini e le capacità degli studenti e delle studentesse d’Italia non possono essere tutte orientate verso la costruzione di un solo tipo di individuo.

Chiarissima a questo proposito è la frase di Albert Einstein: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”.[3]

 

La proposta di una soluzione

 

Una riforma che cambi alcuni profili della normativa scolastica italiana non è sufficiente.

Per dare una soluzione alle problematiche tratteggiate nei paragrafi che precedono, la scuola in Italia va rifondata.

 

A tale scopo, qui di seguito vengono enunciati alcuni criteri.

Il primo gruppo riguarda la formazione dell’individuo.

Il secondo gruppo attiene alla didattica

Il terzo gruppo infine comprende criteri comuni a ogni ambito di attività della scuola.

 

 

1 – Criteri per la formazione dell’individuo

 

– educazione al bene

Gli studenti e le studentesse devono assimilare il criterio per comprendere ciò che è bene: fai agli altri ciò che vuoi che sia fatto a te.[4]

 

– colmare le proprie inconsistenze e trasformare le ferite in cicatrici

Gli studenti e le studentesse devono assimilare la capacità di riconoscere senza alcun timore o vergogna le inconsistenze e le ferite che la vita ha dato loro.

A chi lo desidera sia data la possibilità di fare uno o più cammini di accompagnamento psicologico per colmare le inconsistenze e trasformare le ferite in cicatrici.[5] 

Gli studenti e le studentesse devono assimilare la consapevolezza che chi si dedica al cammino ora detto è la persona che si dedica ad affrontare l’avversario più difficile che ci sia: se stesso o se stessa.

 

– educazione alla responsabilità 

Gli studenti e le studentesse devono assimilare la capacità di comprendere quali effetti hanno le loro scelte in qualsiasi ambito e la capacità di rispondere alla legge e agli altri del loro agire e/o del loro mancato agire.

 

– educazione alla reintegrazione dell’ordine violato

Gli studenti e le studentesse devono assimilare la capacità di rispondere delle loro azioni e/o omissioni attraverso uno, due o tutti e tre i profili della reintegrazione dell’ordine violato: l’assunzione delle proprie responsabilità davanti alla legge, la restituzione del mal tolto, il risarcimento del danno.

Se uno o più dei profili ora detti sono necessari ma non sono attuabili – ad esempio, perché il male compiuto non può essere risarcito -, gli studenti e le studentesse devono assimilare la capacità di fare il bene in misura maggiore rispetto al male commesso o al bene non realizzato.

Gli studenti e le studentesse devono assimilare che la richiesta di scuse o di perdono testimonia la consapevolezza del male commesso o del bene non realizzato e che essa è il primo passo per procedere alla reintegrazione dell’ordine violato.

 

– educazione al combattimento contro il male e alla edificazione del bene

Gli studenti e le studentesse devono assimilare la capacità di combattere il male ed edificare il bene attraverso la logica, l’etica, la morale, il diritto, la legittima difesa contro l’ingiusto aggressore[6].

A chi lo desidera sia data la possibilità di perfezionare questa educazione con una formazione adatta a ripercorrere le vicende e superare le prove che si leggono nella “Vita di Antonio” scritta da Atanasio di Alessandria. 

Quest’ultima opportunità sia offerta senza riferimenti religiosi al fine di renderla accessibile a tutti.

 

– educazione alla relazionalità 

Gli studenti e le studentesse devono assimilare che la relazione è la donazione gratuita di se stesso o se stessa a un altro individuo in qualsiasi ambito: svago, sport, studio, lavoro, amicizia, fidanzamento, convivenza, matrimonio. 

 

– educazione all’affettività 

Ogni istituto scolastico scelga cento classici della letteratura italiana e cento classici della letteratura straniera che affrontano il tema dell’affettività.

Ogni studente e ogni studentessa deve scegliere ogni anno almeno un libro tra quelli ora detti, leggerlo e, trenta giorni prima del termine di ogni anno scolastico, consegnare al docente di italiano un elaborato scritto nel quale espone quali riflessioni la lettura del libro gli ha suscitato. 

 

– educazione alla condivisione dei pesi

Gli studenti e le studentesse devono assimilare la consapevolezza che condividere il peso di una qualunque situazione con chi è solo parzialmente in grado di affrontarla è una opportunità per migliorare se stessi e divenire capaci di gestire in futuro la propria e la altrui vita con autonomia e coraggio.

Questo deve avvenire con l’accompagnamento di una figura scelta di comune accordo tra i due o più studenti e/o studentesse che procedono alla condivisione dei pesi. 

 

 

2 – Criteri per la didattica 

 

– educazione all’apprendimento 

All’inizio di ogni ciclo scolastico, ogni istituto insegni agli studenti e alle studentesse come studiare.

 

– educazione al risveglio interiore

Gli studenti e le studentesse devono assimilare la capacità di attivare l’attenzione e le energie tramite: 

  • una esperienza di rilassamento, di meditazione, di preghiera, a scelta di ogni studente, 
  • della durata di cinque minuti, 
  • la cui attuazione pratica avviene individualmente, in silenzio, in sicurezza, nel luogo dove ogni studente si accinge a seguire la prima ora di lezione.[7] 

 

– appassionare gli studenti e le studentesse 

Ogni argomento del programma didattico di ogni materia deve essere preceduto dalla divulgazione di quell’argomento.

La divulgazione consiste nella illustrazione di quell’argomento a chi non lo conosce ed è effettuata in modo da suscitare il desiderio degli studenti e delle studentesse di assimilare quell’argomento.

 

– educazione alla conoscenza del passato per capire il presente

Gli studenti e le studentesse devono conoscere le motivazioni degli eventi della storia, dall’antichità al presente. 

Questo percorso avviene prendendo in considerazione prima le motivazioni degli eventi della storia delle parti del mondo distanti dall’Italia, poi le motivazioni degli eventi della storia delle parti del mondo vicine all’Italia, infine le motivazioni degli eventi della storia d’Italia.

Trenta giorni prima del termine di ogni anno scolastico, ogni studente e ogni studentessa consegna al docente di storia un elaborato scritto nel quale espone quali riflessioni questo studio gli ha suscitato.

 

– educazione al saper scrivere 

Ogni istituto scolastico scelga cento classici della letteratura italiana e cento classici della letteratura straniera.

Ogni studente e ogni studentessa deve scegliere ogni anno almeno un libro tra quelli ora detti, leggerlo e, trenta giorni prima del termine di ogni anno scolastico, deve consegnare al docente di italiano un elaborato scritto nel quale espone quali riflessioni la lettura del libro gli ha suscitato.

 

– educazione alle lingue straniere

Oltre all’italiano, ogni studente e ogni studentessa deve assimilare la capacità di leggere, scrivere e parlare almeno due lingue straniere. 

 

– educazione alla chimica, alla fisica, alla matematica, alla programmazione informatica e agli scacchi

La chimica, la fisica, la matematica, la programmazione informatica, gli scacchi devono essere insegnati in modo che ogni studente e ogni studentessa impari a fare chimica, fisica, matematica, programmazione informatica e giocare a scacchi.

 

– educazione al pensiero critico

Ogni studente e ogni studentessa degli ultimi cinque anni del ciclo di studi scolastici deve scegliere ogni anno un evento della politica italiana locale o nazionale ed esaminarlo alla luce di un passo a propria scelta tratto da La repubblica di Platone o dalla Politica di Aristotele.

Trenta giorni prima del termine di ogni anno scolastico, ogni studente e ogni studentessa degli ultimi cinque anni del ciclo di studi scolastici consegna al docente di filosofia o, se quest’ultimo non c’è, al docente di storia un elaborato scritto nel quale espone la sua disamina dell’evento.

 

– educazione al saper vivere insieme con delle regole

Ogni anno scolastico, gli studenti e le studentesse devono trascorrere due settimane consecutive a bordo di una nave per vivere l’esperienza educativa[8] [9] [10] che vissero i ragazzi a bordo della nave scuola[11] [12] [13] Garaventa[14] a Genova, della nave scuola Eridano a Bari, della nave scuola Scilla a Venezia, della nave scuola Caracciolo[15] a Napoli. 

Le Regioni d’Italia che non hanno linea di costa possono inviare gli studenti e le studentesse in navi scuola collocate in altre Regioni d’Italia che hanno linea di costa, oppure in navi scuola nel territorio della loro Regione collocate in fiumi e laghi sia naturali sia artificiali.

 

– esperienza di servizio anno sabbatico

Per potersi iscrivere e frequentare l’ultimo anno di studi a scuola, gli studenti e le studentesse devono avere trascorso un periodo di almeno dieci mesi nel quale hanno svolto una o più delle seguenti attività in Italia e/o all’estero[16]:

– addestramento fisico nell’esercito, nella marina militare, nell’aeronautica militare,

– lavorare in campagna con la natura e/o con gli animali,

– visitare un Paese in via di sviluppo,

– prendere lezioni di una lingua e/o di un dialetto che si parla in un Paese in via di sviluppo,

– lavorare in progetti di utilità sociale,

– insegnare la lingua italiana,

– vivere con altri giovani volontari espletando le faccende domestiche comuni.

 

 

3 – Criteri comuni a ogni ambito di attività della scuola

 

– tutte le attività didattiche della scuola sono attuate dai docenti. I genitori sono estromessi da tutte le attività didattiche della scuola.

 

– ogni anno ha luogo la verifica delle capacità professionali e psico-attitudinali dei docenti per svolgere il proprio lavoro. I risultati della verifica orientano ogni anno l’assegnazione o la mancata assegnazione degli incarichi a scuola.

 

– ogni anno ha luogo la verifica delle competenze assimilate e delle capacità psico-attitudinali degli studenti e delle studentesse. I risultati della verifica delle competenze assimilate influiscono ogni anno sulle valutazioni di ogni studente e di ogni studentessa. I risultati della verifica delle capacità psico-attitudinali orientano ogni anno l’attività descritta nel paragrafo “colmare le proprie inconsistenze e trasformare le ferite in cicatrici”.

 

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Senza pretesa di esaustività, si citano qui appresso le riforme della scuola italiana a partire dalla fine della seconda guerra mondiale:

– i programmi Ermini di insegnamento per la scuola elementare Decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 14 giugno 1955,

– la riforma della scuola media legge n. 1859 del 31 dicembre 1962,

– l’istituzione della scuola materna statale legge n. 444 del 18 marzo 1968 poi modificata dal decreto del Ministro della Pubblica Istruzione del 3 giugno 1991,

– l’abolizione dell’esame di ammissione al I liceo classico decreto Sullo del 20 gennaio 1969,

– la liberalizzazione degli accessi all’università e le modifiche dell’esame di maturità legge Codignola n. 910 dell’11 dicembre 1969,

– l’istituzione della scuola a tempo pieno legge n. 820 del 24 settembre 1971,

– l’assegnazione di insegnanti di sostegno alle classi che accolgono alunni portatori di handicap e l’abolizione degli esami di riparazione per la scuola media legge Falcucci n. 517 del 4 agosto 1977,

– la riforma dei programmi della scuola media e la scomparsa del latino come disciplina autonoma decreto del Ministro della Pubblica Istruzione 9 febbraio 1979,

– i mutamenti della scuola elementare con i programmi del 1985 (Decreto del Presidente della Repubblica n. 104 del 12 febbraio 1985).

– l’introduzione di una pluralità di docenti per la stessa classe legge n. 148 del 5 giugno 1990,

– il testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994,

– l’eliminazione degli esami di riparazione nel 1995 (decreto D’Onofrio),

– la riforma Berlinguer con la modifica dell’esame di maturità legge n. 425 del 10 dicembre 1997 e la legge n. 30 del 10 febbraio 2000,

– la riforma Moratti con la parificazione delle scuole non statali legge n. 62 del 10 marzo 2000 e la legge n. 53 del 28 marzo 2003,

– l’innalzamento dell’obbligo scolastico da nove a dieci anni legge n. 296 del 27 dicembre 2006 (legge finanziaria per l’anno 2007), articolo 1, comma 622 e decreto ministeriale n. 139 del 22 agosto 2007, articolo 1,

– la riforma Gelmini con le leggi n. 133 del 6 agosto 2008, n. 169 del 30 ottobre 2008, n. 1 del 9 gennaio 2009, n. 240 del 30 dicembre 2010 e il decreto ministeriale n. 17 del 22 settembre 2010.

 

Tra i molti articoli e saggi disponibili su internet si vedano:

 

La scuola nell’Italia repubblicana, in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27istruzione_in_Italia#La_scuola_nell’Italia_repubblicana

 

Obbligo scolastico, in:

https://www.miur.gov.it/obbligo-scolastico#:~:text=296%E2%80%9C.,diciottesimo%20anno%20d’et%C3%A0%20%E2%80%9C.

 

 

[2] I risultati PISA 2022 sono stati pubblicati il 5 dicembre 2023.

 

PISA_2022_PerformanceTables, in:

https://www.oecd.org/pisa/OECD_2022_PISA_Results_Comparing%20countries%E2%80%99%20and%20economies%E2%80%99%20performance%20in%20mathematics.pdf

 

Andreas Schleicher, PISA 2022 Insights and Interpretations, in:

https://www.oecd.org/pisa/PISA%202022%20Insights%20and%20Interpretations.pdf

 

Una panoramica dei risultati delle scorse edizioni dei test PISA

 

PISA 2018 Results Combined Executive Summaries Volume I, II, III, in:

https://www.oecd.org/pisa/Combined_Executive_Summaries_PISA_2018.pdf

 

PISA 2015 Results in Focus, in:

https://www.oecd.org/pisa/pisa-2015-results-in-focus.pdf

 

PISA 2012 Results in Focus, in:

https://www.oecd.org/pisa/keyfindings/pisa-2012-results-overview.pdf

 

 

[3] Cito da:

https://www.frasicelebri.it/frase/albert-einstein-ognuno-e-un-genio-ma-se-si-giudica/

 

 

[4] Fai agli altri ciò che vuoi che sia fatto a te è un principio etico, non morale.

La differenza fra l’etica e la morale è che l’etica è filosofica, mentre la morale è teologica.

La laicità della scuola italiana si oppone all’affermazione di un principio morale valido per tutti gli studenti e le studentesse.

Un principio etico non ha questo problema.

 

 

[5] A tale proposito mi torna alla mente una frase pronunciata durante un’intervista da Joachim Löw, commissario tecnico della nazionale di calcio della Germania campione del mondo nel 2014: 

“Giovane e forte non significa necessariamente equilibrato.”

Ho cercato su internet quella frase, ma non sono riuscito a trovarla.

Chi vuole, può trascrivere nei commenti l’indirizzo internet che contiene la dichiarazione ora citata.

 

 

[6] Ferma restando la laicità della scuola italiana, per prevenire le obiezioni sulla inconciliabilità tra la legittima difesa contro l’ingiusto aggressore e la morale cattolica, si vedano:

 

Catechismo della chiesa cattolica, numeri 2264-2267, Legittima difesa, in:

https://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm

 

San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, c

citato nei numeri 2264-2267 del Catechismo della chiesa cattolica.

 

 

[7] Tra i molti testi che spiegano come fare la meditazione, cito:

Olivier Clément, Jacques Serr, La preghiera del cuore, editrice Ancora,

traduzione in italiano dell’originale La prière du coeur, Éditions Abbaye de Bellefontaine, Begrolles-en-Mauges (Maine et Loire) – France.

 

 

[8] Il progetto educativo di Giulia Civita Franceschini, educatrice italiana

 

“Alla centralità della persona nel processo formativo che, nell’esperienza della Nave-Asilo Caracciolo è contemporaneamente un processo di riscatto sociale, si connette logicamente:

  • la concezione olistica dell’individuo come unità psicofisica con la conseguente valorizzazione formativa del gioco ai fini della crescita del corpo e dello spirito;
  • il principio della disciplina come autodisciplina, cioè come “responsabilità” e “interiorizzazione della norma” che non richiede, pertanto, il ricorso ad un sistema “estrinseco” di premi e castighi: nel “sistema Civita” l’adulto educatore più che dare ordini e comandi, consiglia, aiuta, stimola, svolge una funzione di sostegno e di aiuto nei confronti degli allievi impegnati in un processo che è sostanzialmente di autoeducazione;
  • la valorizzazione della dimensione comunitaria: la Nave Asilo costituisce una comunità familiare e formativa nella quale crescere e vivere una vita risanata, nell’affermazione dell’interdipendenza tra educazione morale ed intellettuale.

 

Questi principi, in linea con le più avanzate elaborazioni pedagogiche del tempo, si intrecciano con intuizioni geniali che la più avanzata ricerca psicopedagogica del Novecento ha successivamente evidenziato e teorizzato:

  • la valorizzazione in termini educativi dell’amicizia tra pari e del rapporto intergenerazionale tra ragazzi di età diverse rinvia ai principi della cosiddetta “peer education”;
  • l’importanza del rapporto con gli animali (i cagnolini Totò e Frufru della [nave scuola, nota personale] “Caracciolo”) per il superamento delle “lacerazioni” affettive subite dai bambini abbandonati e dell’educazione dei sentimenti è stata valorizzata nelle recenti esperienze di “pet therapy”;
  • l’invito rivolto ai “caracciolini” a raccontare la propria esistenza prima dell’inserimento nella Nave Asilo “Caracciolo”, che si traduce nell’elaborazione di testi di tipo autobiografico intitolati “Racconto della mia vita” costituisce una chiara anticipazione dell’utilizzazione della “narrazione autobiografica” come percorso di ricostruzione consapevole della propria identità.”

 

Cito da Giulia Civita Franceschini educatrice italiana, in:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Giulia_Civita_Franceschi

 

 

[9] Un altro contributo sul progetto educativo di Giulia Civita Franceschini, educatrice italiana

 

“Con questa espressione [“sistema Civita”, nota personale] s’intende un metodo educativo originale, adatto al recupero e all’integrazione di minori a rischio di delinquenza ed esposti a ogni tipo di malattia, che poneva al centro i valori della dignità legata al lavoro, della solidarietà e degli affetti. La Caracciolo, infatti, non si limitò ad essere una scuola di addestramento ai mestieri marittimi, ma fu piuttosto una “comunità”, in cui – secondo l’impostazione di Giulia Civita – ogni fanciullo, conosciuto e rispettato nei propri bisogni nonché incoraggiato e valorizzato nell[e] proprie tendenze, veniva “aiutato individualmente a migliorarsi e a svilupparsi in modo armonico”. Per questi tratti caratteristici la Civita la definisce un’educazione naturale.

“La Direttrice, Giulia Civita Franceschi, salì a bordo della Nave [Caracciolo, nota personale] nell’agosto del 1913 e vi rimase fino al 1928, quando questo istituto educativo fu inserito nell’Opera Nazionale Balilla impedendo un progetto maturato da tempo nella mente della Civita: l’estensione alle bambine e alle ragazze abbandonate, le “scugnizze”, dell’opera di accoglienza e recupero rivolta fino ad allora esclusivamente ai loro coetanei maschi.”

(il sottolineato è mio)

 

Cito da prof. Antonio Mussari, Museo del mare La mostra foto-documentaria Presentazione e nota storica, in:

https://www.marinaiditalia.com/public/uploads/2009_11_20.pdf

 

 

[10] Oggi: la nave scuola Arcturus a Napoli e il suo contributo al futuro di molti ragazzi

 

“Le uscite in barca a vela nel golfo di Napoli, con supporto psicologico e guide di esperti marinai, sono il cuore di un’iniziativa indirizzata a bambini con disagi, ragazzi provenienti da case famiglia o dalla comunità di Nisida, per coinvolgerli in una missione educativa che insegnerà loro il gioco di squadra, attraverso l’esperienza in mare, e li renderà protagonisti del restauro delle imbarcazioni impiegate per la navigazione.

Un progetto dalla valenza culturale, formativa ma anche emozionale, perché i piccoli protagonisti di questa iniziativa intraprenderanno viaggi in mare ma anche viaggi interiori in grado di restituire loro il sorriso, l’allegria, la voglia di divertirsi insieme.

Un progetto aperto a tutti e che prevede una parte più specificatamente formativa con la partecipazione ai cantieri nella darsena militare napoletana di Molosiglio, per recuperare Castore, la leggendaria barca della flotta Straulino che vinse più volte la regata “Tre Golfi”.”

 

Cito da Marina Chiapparino, Scugnizzi a vela Piccoli skipper crescono con la Velaterapia, in:

https://www.marinaiditalia.com/public/uploads/2009_11_20.pdf

 

 

[11] Le training ships – navi scuola in Gran Bretagna

 

“Le navi-asilo (successivamente denominate navi scuola marinaretti) traggono origine ed ispirazione d[a]ll[e] cosiddette training ships inglesi, una realtà nata in Inghilterra sin dal 1786 sul Tamigi e che ispirerà esperimenti analoghi in Italia ed in altri paesi europei; queste provvederanno al ricovero ed all’educazione, su navi radiate ed adatte allo scopo, di ragazzi, orfani di marinai e pescatori ed in genere a fanciulli moralmente e materialmente abbandonati.

 

Cito da Francesco Megna, Training ships Navi asilo, in:

https://www.marinaiditalia.com/public/uploads/2009_11_20.pdf

 

 

[12] Le navi scuola in Italia

 

“Nate sulla scia delle training ship britanniche della Royal Navy queste scuole galleggianti divennero luoghi di accoglienza, di educazione e di reinserimento sociale e civile per tanti bambini e ragazzi abbandonati che, specialmente tra le due guerre mondiali, si trovarono alle periferie geografiche ed esistenziali nei quartieri bombardati di città di mare come Genova, Napoli, Bari e Venezia in balia della miseria, della fame, della povertà e della criminalità. 

Generazioni di bambini furono tolte dalla strada e avviate a una vita onesta e dignitosa, spesso ricca di soddisfazioni».”

 

Cito da Vincenzo Grienti, Navi asilo, e i bimbi studiavano in Marina, 2 settembre 2015, in:

https://www.avvenire.it/amp/agora/pagine/navi-asilo-bimbi-marina

 

 

[13] La legge sulle navi scuola in Italia

 

“Nel 1911 sarà emanata la prima legge che disciplinerà in modo organico la materia ed istituirà “l’Opera Nazionale di Patronato per le Navi Asilo” e con l’avvento del fascismo nei primi anni ’20 le navi scuola entrarono a far parte dell’”Opera Nazionale Balilla”. Le scuole crebbero in maniera esponenziale fino ad arrivare ad un numero di 33 e saranno le “antenate” degli attuali Istituti Nautici.

Il metodo educativo, mirato al recupero dei ragazzi, generalmente di età compresa fra gli otto e i quindici anni, poneva l’accento sul valore della dignità legata al lavoro.

Il personale direttivo era scelto tra gli ufficiali in congedo della Regia Marina ed il personale subalterno veniva scelto fra ex militari di truppa o invalidi di guerra.

Dal sito www.grupsom.com/Superfice/NaviAsilo

 

Cito da Francesco Megna, Training ships Navi asilo, in:

https://www.marinaiditalia.com/public/uploads/2009_11_20.pdf

 

 

[14] La nave scuola Garaventa a Genova

 

“Nacque così il 1º dicembre 1883 la Scuola-officina per discoli, basata sui principi della vita di mare e all’insegna della moralità e religiosità. Da quel momento, Garaventa iniziò la ricerca di tutti i giovani sbandati inferiori ai 16 anni, pregiudicati o in procinto di divenirlo. Il suo motto era: “Prevenire e redimere”.

Si calcola che i giovani educati a bordo della nave-scuola istituita da Garaventa siano stati oltre dodicimila. Molti di loro aderiscono ad un’associazione di ex allievi patrocinata dall’amministrazione provinciale di Genova e della quale fanno parte anche Carlo Peirano, erede di Domingo Garaventa (figlio di Nicolò, morto nel 1943), comandante e padre spirituale della nave, ed Emilia Garaventa, pronipote del filantropo.

La nave-scuola Garaventa – su cui è stato pubblicato un libro che ne descrive minuziosamente le fasi storiche, i principi informatori e gli scopi didattici – è stata esempio, in [I]talia e all’estero, per molte iniziative analoghe. In Italia, particolarmente ad Anzio, Napoli, Cagliari e Venezia; all’estero, in Cile, Brasile, Inghilterra, Paesi Bassi e Ucraina.”

 

Cito da Nicolò Garaventa insegnante italiano, in: 

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nicolò_Garaventa  

 

 

[15] La nave scuola Caracciolo a Napoli

 

“La vetusta unità, destinata alla demolizione, venne donata alla città di Napoli dietro proposta della signora Giulia Civita Franceschi, intenzionata a farne una nave scuola (o «nave asilo») per il recupero di bambini (dai tre anni in su) e ragazzi abbandonati, per sottrarli alla miseria ed alla delinquenza ed educarli alla vita marinara, come già fatto a Genova dal professor Garaventa…

Giulia Civita diresse la scuola dall’agosto 1913 (quando in pochi mesi l’istituzione raccolse già 51 allievi) sino al 1928 (quando venne allontanata dal fascismo per far assorbire la scuola dall’Opera Nazionale Balilla) …, periodo durante il quale 750 tra orfani di marittimi e ragazzi abbandonati vennero accolti e rieducati…

Diversi studiosi italiani – tra cui Maria Montessori – e stranieri – compresa, ad inizio anni venti, una delegazione giapponese, intenzionati a ricavarne spunti per la riforma scolastica del Giappone – visitarono la [nave scuola, nota personale] Caracciolo, restando favorevolmente impressionati dai risultati raggiunti, e nel 1922 la signora Civita ricevette una medaglia d’oro conferita dal Ministro della pubblica istruzione Antonino Anile.”

 

Cito da Caracciolo (pirocorvetta) pirocorvetta ad elica della Regia Marina, in:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Caracciolo_(pirocorvetta)

 

 

[16] L’anno sabbatico svolto da William, principe di Galles

 

“After completing his studies at Eton, William took a gap year, during which he took part in British Army training exercises in Belize, worked on English dairy farms, and visited Africa.

As part of the Raleigh International programme in the town of Tortel in southern Chile, William worked for ten weeks on local construction projects and taught English.

He lived with other young volunteers, sharing in the common household chores.

His interest in African culture prompted him to teach himself Swahili.”

 

Cito da William, Prince of Wales, in:

https://en.m.wikipedia.org/wiki/William,_Prince_of_Wales

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

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8 thoughts on “La rifondazione della scuola

      1. Questo articolo va letto e riletto.
        Pone tanti problemi e propone altrettante soluzioni tendenti a una formazione completa della persona per affrontare il momento storico attuale.
        Questo ideale dà senso alla difficoltà di attuazione di molte proposte.
        Nulla può essere scontato e facile quando la storia propone questi conti da pagare.
        La domanda é: ma noi lo abbiamo capito?
        Noi adulti forse ce la faremo, e i nostri ragazzi.

  1. Ho letto con attenzione questo bel programma che per metterli in atto occorrono persone competenti che purtroppo oggi molto spesso latitano. È per questo che prima bisogna formare i formatori. Hai messo in nota le molte riforme che quasi ogni Ministro dell’istruzione ha tentato di fare con risultati spesso nulli. Il problema credo sia proprio questo: quando si deve passare dalla teoria alla pratica. Con ciò apprezzo tutti i suggerimenti e di conseguenza tutti gli sforzi che si fanno per rendere la “nostra” scuola più credibile e seria. Ti saluto con un abbraccio. Luigi

    1. Buon giorno Luigi,
      grazie per il tuo commento.
      Condivido la tua preoccupazione di formare i formatori.
      Il desiderio di gestire l’epoca che stiamo vivendo, piuttosto che subirla, spingerà molti a chiedere alle Autorità competenti di avere dei docenti in grado di accompagnare gli studenti e le studentesse ai traguardi che l’articolo espone.
      Un caro saluto.
      Giorgio

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