Ipotesi su un elettrone – terza parte

INTRODUZIONE 

Questo articolo contiene delle ipotesi sull’accelerazione di un elettrone e sul modo di studiare le varie parti di esso.

 

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque.[1]

 

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

 

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

1^ PARTE

Si prenda un elettrone e lo si avvii in un tunnel magnetico configurato come segue:

 

m . l . (g/2 + delta v)

 

Quando l’accelerazione impressa all’elettrone raggiunge i 2/3 della velocità della luce, si muti il campo magnetico come segue:

 

m . 2l . (g/2 + delta v)

 

Agendo in questo modo, ipotizzo che la massa dell’elettrone assuma una forma allungata e, se il campo magnetico viene ristretto nel modo seguente

 

xm . 2l . (g/2 + delta v)

 

con x che assume i valori dal 2 fino al 3, ipotizzo che l’elettrone si scomponga in parti che possano essere studiate singolarmente tramite la rilevazione magnetica delle loro proprietà.

 

2^ PARTE

Per evitare di turbare la stabilità del tunnel magnetico che instrada l’elettrone, ipotizzo che la rilevazione magnetica delle proprietà delle parti dell’elettrone possa essere fatta come segue.

 

Si attivino campi magnetici del seguente tipo:

 

r + (s/2 + d)

 

r . xs

con x che assume i valori dall’1 fino al 4

 

r . sopra la linea di frazione (d . r/s) sotto la linea di frazione (d . f)

 

Si attivino due esemplari con polarità inverse di ciascuno dei tre campi ora formalizzati.

 

Si posizioni ciascuna coppia di campi con polarità inverse in modo che il verso del vettore della forza esercitata da ciascun campo di una coppia sia:

  • opposto al verso dell’altro campo della medesima coppia;
  • entrambi i versi giacciano sulla medesima retta;
  • ciascun campo disti dal campo magnetico che instrada l’elettrone la distanza sufficiente a far sì che r dei tre campi magnetici formalizzati poc’anzi non interferisca con 2l del campo magnetico che instrada l’elettrone.

 

Mantenendo i tre criteri di posizionamento ora precisati, si può far ruotare ciascuna coppia di campi in senso orario, oppure in senso antiorario, e vedere lo spostamento di una o più delle parti dell’elettrone che interagiscono con i vettori della forza esercitata da ogni coppia di campi.

 

CONCLUSIONE

Se uno o più degli esperimenti che verranno effettuati confermeranno la validità di una o più delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io lavoro in uno studio legale e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

 

https://orcid.org/ 0000-0002-9912-6273

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