Riflessioni sul giubileo

Da quando sono nato nel 1975, si sono svolti quattro anni santi giubilari e nei prossimi anni fino al 2034 ne sono previsti altri due.[1]

 

In questo articolo condurremo un breve esame della Scrittura per comprendere se l’anno giubilare, come viene praticato oggi, è conforme a quanto si legge nella Bibbia.

Successivamente, esamineremo la Bolla di indizione del primo giubileo svoltosi a Roma nel 1300.

Scopriremo poi che la celebrazione del giubileo in modo conforme alla Scrittura genera benefici incalcolabili.

Concluderemo proponendo le norme che è opportuno inserire nel diritto canonico per far sì che, d’ora in poi, l’anno giubilare sia vissuto in modo conforme all’insegnamento della Scrittura.

Come è noto, infatti, il diritto canonico si fonda sulla Scrittura della quale costituisce attuazione dettando regole per disciplinare la vita dei fedeli.

 

 

IL GIUBILEO NELLA SCRITTURA

Iniziamo dall’Antico testamento.

Nel libro del levitico, il capitolo 25 tratta del giubileo.[2]

Il testo in esame afferma che gli israeliti sono individui liberi perché il Signore li ha liberati dalla condizione di schiavitù in Egitto (“Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto, per darvi il paese di Cànaan” Levitico 25, 38).

Nella terra che il Signore assegna loro (“Quando entrerete nel Paese che io vi do” Levitico 25, 2), gli israeliti sono servitori del Signore (“Poiché essi sono miei servi, che io ho fatto uscire dal paese d’Egitto” Levitico 25, 42; il concetto è ribadito in Levitico 25, 55).

Inoltre, essi si trovano in quella terra “come forestieri e inquilini” presso il Signore il quale rimane l’unico proprietario della terra che egli assegna a ciascuno di loro (“perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini” Levitico 25, 23).

Dunque, poiché la libertà, la terra e la casa sono doni che Dio fa al popolo ebraico e i doni di Dio sono irrevocabili[3], al fine di evitare che coloro ai quali li assegna perdano i suoi doni in eterno, Dio istituisce l’anno giubilare ogni cinquant’anni (“Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia” Levitico 25, 10; “In quest’anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo” Levitico 25, 13; Levitico 25, 54 “Se non è riscattato in alcuno di quei modi, se ne andrà libero l’anno del giubileo: lui con i suoi figli.”).

Riassumendo, il testo in esame istituisce un giubileo di natura materiale, economica, che riguarda la restituzione della libertà agli individui caduti in schiavitù e la restituzione della terra e della casa agli originari assegnatari.

 

Nel Nuovo testamento, Gesù riprende l’insegnamento vetero-testamentario sul giubileo.

Non possiamo dimenticare, infatti, che l’insegnamento di Gesù non si pone in contrapposizione con la Legge e con i profeti, ma ne costituisce il pieno compimento.[4]

Il vangelo espone che Gesù, tornato a Nazareth ed entrato di sabato in sinagoga, si alzò per leggere.

Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia e dopo avere letto il passo di Isaia capitolo 61, versetti 1-2a, disse: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”.[5]

Sebbene il vangelo riporti il passo di Isaia letto da Gesù in una forma non identica rispetto al medesimo passo presente nel libro del profeta Isaia[6], il contenuto salvifico dei due brani biblici è lo stesso.

Gesù è colui che è stato inviato “per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore”.

 

Per capire quale lieto messaggio Gesù ha portato ai poveri, proseguiamo nella lettura del vangelo secondo Luca: è Gesù stesso che dice: “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.”.[7]

 

Per comprendere chi siano i prigionieri che Gesù è venuto a liberare, leggiamo la lettera ai romani e ci accorgiamo che i fedeli erano prigionieri del peccato ma, con la vita nuova in Cristo risorto, sono morti al peccato “per servire nel regime nuovo dello Spirito”.[8]

 

Per sapere a quali ciechi Gesù fa riferimento, leggiamo il vangelo secondo Matteo.

Qui troviamo che, ai discepoli che gli comunicano che i farisei si sono scandalizzati nell’udire le sue parole, Gesù risponde: “Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!”.[9]

Per comprendere, poi, quale vista Gesù è venuto a proclamare ai questi ciechi, continuiamo a leggere lo stesso vangelo.

Dal versetto 13 al versetto 36 del capitolo 23, Gesù definisce ciechi per ben cinque volte gli scribi e i farisei che applicano in modo letterale la Legge ebraica, persino oltre quanto in essa è prescritto, ma senza l’adesione del loro cuore a Dio e senza compiere le opere di giustizia, di compassione e di fede.[10] 

Per quanto riguarda gli oppressi e la libertà che Gesù dona loro, leggiamo il libro del profeta Isaia.

Esso ci dice che “L’imbroglione – iniqui sono i suoi imbrogli – macchina scelleratezze per rovinare gli oppressi con parole menzognere, anche quando il povero può provare il suo diritto.”[11], al contrario il Messia “ prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese”.[12]

 

Per quanto riguarda infine l’espressione “e predicare un anno di grazia del Signore” (vangelo secondo Luca capitolo 4, versetto 19), i commentatori la riconducono alle parole “a promulgare l’anno di misericordia del Signore” (libro del profeta Isaia capitolo 61, versetto 2a) e affermano che in questo modo Gesù afferma chiaramente la sua natura messianica.[13]

 

Dunque, al giubileo materiale ed economico del quale parla il libro del levitico, Gesù aggiunge il giubileo della liberazione e della grazia.

Non può esservi dubbio alcuno, quindi, nell’affermare che, secondo la Scrittura, l’anno giubilare ha al contempo due valenze:

  • una valenza materiale ed economica che riguarda la restituzione della libertà agli individui caduti in schiavitù e la restituzione della terra e della casa agli originari assegnatari;
  • e una valenza di grazia e di liberazione consistente nell’annunziare ai poveri un lieto messaggio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore.

 

 

IL GIUBILEO COME VIENE VISSUTO OGGI

Al contrario, l’anno giubilare che viviamo oggi è un periodo di tempo durante il quale il papa concede l’indulgenza plenaria ai fedeli che si recano a Roma, o nelle chiese giubilari della loro diocesi di appartenenza, e compiono delle particolari pratiche religiose.

Questo trae origine dalla tesi secondo la quale il peccato avrebbe due conseguenze: la colpa per l’azione o per l’omissione compiuta e la pena da subire per espiare agli occhi di Dio la colpa per i peccati commessi.

Con la riconciliazione-confessione verrebbe perdonata la colpa per i peccati commessi, ma rimarrebbe la pena da espiare al cospetto di Dio, in questa vita terrena o nella vita dopo la morte.

Durante l’anno giubilare, il fedele che compie le pratiche religiose prescritte otterrebbe la cancellazione della pena in parola.

La chiesa potrebbe concedere questa cancellazione della pena – chiamata indulgenza – attingendo al patrimonio dei meriti di Cristo e dei santi.

L’indulgenza sarebbe plenaria o parziale a seconda che essa copra la pena da espiare davanti a Dio per tutti i peccati commessi fino al momento della concessione della medesima indulgenza, oppure solo una parte della pena in parola.

Dispiace dover constatare che queste affermazioni non sono conformi alla Scrittura.

 

Infatti, i passi biblici che abbiamo esaminato nel paragrafo precedente non recano traccia di un anno giubilare finalizzato a condonare la pena da espiare agli occhi di Dio per i peccati commessi dopo che, tramite la riconciliazione-confessione, il fedele ha ottenuto il perdono della colpa per quei medesimi peccati.

Come abbiamo letto poc’anzi, la parola di Dio ha istituito l’anno giubilare con delle connotazioni del tutto diverse da questa.

Inoltre, dire che Dio perdona la colpa ma il penitente deve comunque espiare agli occhi di Dio la pena per i peccati commessi significa affermare che, a seguito della riconciliazione-confessione, l’atteggiamento di Dio nei confronti del penitente sarebbe questo: <<Io ti perdono, ma tu me la devi pagare lo stesso.>>.

È la Scrittura a smentire questo assunto.

Nell’Antico testamento, infatti, leggiamo che il perdono che Dio concede per i peccati non distingue tra la colpa perdonata e la pena ancora da espiare innanzi alla sua giustizia: “come dista l’oriente dall’occidente, così allontana da noi le nostre colpe.”[14] (salmo 103, versetto 12).

Nel Nuovo testamento, Gesù porta a compimento l’insegnamento vetero testamentario[15] e insegna che riconciliarsi con la persona offesa dopo il male commesso nei suoi confronti è necessario per poter continuare a rendere culto a Dio: “Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.” (vangelo secondo Matteo, capitolo 5, versetti 23-24).

 

È necessario ora soffermarsi sulla differenza che c’è tra la presunta pena da espiare al cospetto di Dio, la quale rimarrebbe anche dopo il perdono da parte sua del peccato, e la reintegrazione dell’ordine violato.

Mentre la prima non esiste (salmo 103, versetto 12), la seconda è necessaria sia per restaurare il rapporto con gli altri, che è stato leso dal male commesso con il peccato, sia per proseguire nel culto da rendere a Dio (libro del levitico capitolo 5, versetti 20-26: sacrificio di riparazione per le colpe commesse contro il prossimo; libro dei numeri, capitolo 5, versetti 5-8: risarcimento del danno per le colpe commesse contro il prossimo; vangelo secondo Matteo capitolo 5, versetti 23-24: riconciliarsi con il fratello dopo la colpa commessa contro di lui).

Chi è veramente pentito del male commesso, infatti, non vede l’ora di restaurare il rapporto con gli altri per poter rientrare nella comunione di amore con questi ultimi e con Dio.

Poiché il peccato non ha unicamente conseguenze morali, ma anche materiali, la restaurazione della comunione con gli altri esige altresì l’assunzione della responsabilità legale per il male commesso, la restituzione del mal tolto e il risarcimento dei danni causati.

Al contrario, chi non desidera restaurare il rapporto con gli altri, leso dal male commesso, non è pentito e dunque il perdono non può operare in lui il reingresso nella comunione di amore con Dio e con gli altri rimanendo quindi senza alcun effetto, anche se fosse concesso.

 

Alla luce di questo inequivocabile insegnamento della Scrittura, viene da chiedersi su che cosa si fondi la configurazione dell’anno giubilare come un periodo utile per ottenere le indulgenze.

 

 

LA BOLLA DI INDIZIONE DEL PRIMO GIUBILEO A ROMA NEL 1300

Il primo anno giubilare svoltosi a Roma fu istituito da papa Bonifacio VIII con la Bolla Antiquorum habet del febbraio del 1300.[16]

Essa afferma che “C’è adesione degna di fede da parte di vecchi che a coloro, i quali accedono all’onoranda Basilica del principe degli Apostoli di Roma, sono concesse grandi missioni ed indulgenze dei peccati.”.

Per quanto riguarda la testimonianza di persone anziane della quale parla la Bolla in esame, una ricerca su internet dà conto del fatto che:

  • “memorie del cardinale Jacopo Caetani degli Stefaneschi nel documento De centesimo sive Jubileo anno liber parlano di un vecchio di 108 anni che, interrogato da Bonifacio, asserì che 100 anni prima, il 1º gennaio 1200, all’età di soli 7 anni, assieme al padre si sarebbe recato innanzi a Innocenzo III per ricevere l’“Indulgenza dei Cent’Anni”. Nonostante la testimonianza di questo centenario esista, non abbiamo fonti coeve a Innocenzo o più antiche che testimonino di quest’usanza (per la quale Innocenzo è l’unico papa menzionato), né di altre indulgenze simili.”.[17]

 

In breve, la Bolla in parola fonda la concessione delle indulgenze – e di conseguenza l’indizione del primo anno giubilare svoltosi a Roma nel 1300 – sul ricordo di una persona ultra-centenaria di avere beneficiato delle indulgenze durante la propria infanzia.

Se consideriamo che, al contrario, la Bibbia afferma che, quando Dio perdona, egli allontana da sé le nostre colpe “come dista l’oriente dall’occidente” (salmo 103, versetto 12) – e dunque, dopo la confessione-riconciliazione, non esiste alcuna pena da rimettere tramite le indulgenze – il contenuto della Bolla Antiquorum habet appare sorprendente.

Infatti, non solo essa ritiene preferibile la testimonianza di una persona anziana rispetto all’affermazione a essa contraria contenuta nella Bibbia (salmo 103, versetto 12), ma altresì usa questa testimonianza per fondare la pratica di vivere l’anno giubilare al fine di ottenere le indulgenze e dunque per un fine diverso da quelli esposti nei passi dell’Antico e del Nuovo testamento che abbiamo esaminato nel primo paragrafo di questo articolo.

 

Chi scrive non ignora la tesi secondo la quale l’indizione dell’anno del 1300 sarebbe stata dettata da motivazioni di tipo politico – affermare il potere temporale del papa – e di tipo economico consistenti nei guadagni ottenuti a seguito del massiccio afflusso di pellegrini che si recarono a Roma per l’evento in parola.[18]

Tuttavia, se questa affermazione fosse vera, essa renderebbe la vicenda ancora più grave.

Infatti, in quest’ultimo caso, la scelta di andare contro la parola di Dio non sarebbe stata colposa, ovvero frutto di un grave errore scritturistico, ma dolosa perché volutamente preordinata a ottenere potere e denaro.

 

Per completezza, va detto che le medesime considerazioni ora esposte sulle indulgenze durante l’anno giubilare che si svolge a Roma valgono per ogni altro evento nel quale si possono ottenere le indulgenze, a prescindere dalla sua durata e dal momento in cui è stato indetto.

A titolo di esempio, posso citare l’anno giacobeo istituito da papa Callisto II nel 1122 che viene celebrato a partire dal 1126 e i molteplici eventi di Perdonanza istituiti nel corso dei secoli.

Contrariamente a quanto accade oggi, durante tutti questi eventi ogni fedele dovrebbe credere fermamente di ottenere il perdono dei peccati da Dio tramite la confessione-riconciliazione all’esito della quale – lo si ripete ancora una volta – Dio allontana da sé le nostre colpe “come dista l’oriente dall’occidente” (salmo 103, versetto 12), senza che ai suoi occhi residui alcuna pena da condonare tramite le indulgenze.

 

 

IL GIUBILEO COME DOVREBBE ESSERE CELEBRATO OGGI

Ora che abbiamo capito che, agli occhi di Dio, non esiste la pena da espiare come conseguenza della colpa per il peccato commesso ma unicamente la necessità di riconciliarsi con la persona offesa (salmo 103, versetto 12 e vangelo secondo Matteo, capitolo 5, versetti 23-24), non facciamo fatica a comprendere che non ha motivo di esistere la remissione di questa pena, vale a dire le indulgenze.

Di conseguenza, l’anno giubilare come viene celebrato oggi va abbandonato per tornare all’anno giubilare da celebrare secondo quanto afferma la parola di Dio.

Infatti, i gravi errori scritturistici e le motivazioni di essi – che, come abbiamo compreso, sono stati alla base della scelta di indire gli anni santi giubilari e gli altri eventi simili poc’anzi citati – non permettono ai credenti di vivere l’evento del giubileo come insegna la Bibbia.

 

Vivere il giubileo per ottenere le indulgenze è del tutto diverso dal vivere il giubileo per attuare le sue due valenze delle quali parla la Scrittura – materiale ed economica, da una parte, di grazia e di liberazione, dall’altra parte – delle quali abbiamo scritto nel primo paragrafo di questo articolo.

L’attuazione della valenza materiale ed economica del giubileo consiste nel compiere le scelte sociali e legali che l’Antico testamento espone nel venticinquesimo capitolo del libro del levitico.

L’attuazione della valenza di grazia e di liberazione dell’anno giubilare richiede un deciso impegno della pastorale per produrre, sia nei pastori di anime sia nel popolo di Dio, i cambiamenti dei quali parla Gesù Cristo nella sinagoga di Nazareth e che la parola di Dio esplicita nei passi che abbiamo riportato nel primo paragrafo di questo articolo.[19]

 

Se quest’ultima valenza non incontra obiezioni di fondo, più contestata appare l’attuazione della valenza materiale ed economica dell’anno giubilare perché si ritiene che essa contrasti con il diritto di proprietà e con la certezza delle transazioni commerciali.

Inoltre, va tenuto presente che il capitolo 25 del libro del levitico fonda la restituzione della terra e della casa sul fatto che Dio stesso dona questi beni al popolo ebraico quando lo fa entrare nella terra promessa.

Altri popoli hanno delle vicende costitutive diverse da questa.

Di conseguenza, il tentativo di attuare anche per questi ultimi la restituzione della terra e della casa della quale parla il libro del levitico incontrerebbe, tra gli altri, l’ostacolo del momento storico da scegliere come situazione base a partire dalla quale reintegrare la proprietà della terra e della casa a ogni anno giubilare.

 

In considerazione di queste difficoltà, è necessario pensare a delle modalità nuove attraverso le quali vivere l’insegnamento sempre attuale che ci offre la Scrittura quando parla della valenza materiale ed economica del giubileo.

 

Per vivere l’insegnamento in parola nei Paesi in via di sviluppo, penso cha sia utile dare attuazione alle proposte contenute nell’articolo “Cooperazione internazionale e geo-politica” che ho pubblicato nel 2019.[20]

In esso ho descritto un percorso chiaro con obiettivi certi per fare in modo che le persone che vivono in questi Paesi possano far crescere il proprio patrimonio di conoscenze e innovazioni, senza regalare loro del know-how sensibile per gli equilibri geo-politici.

Attuare questo percorso conduce al risultato di restituire la casa e la terra a interi popoli i quali, ancora oggi, non ne sono pienamente titolari, nemmeno all’interno del loro Paese.

Esattamente quello che l’Antico testamento afferma che va fatto, ogni cinquant’anni, all’interno del popolo ebraico.

I benefici derivanti dall’attuazione di questo percorso sono incalcolabili.

Milioni di individui che divengono titolari della loro casa e della loro terra sono non soltanto nuovi consumatori di beni e servizi, ma altresì soggetti ideatori e produttori di innovazioni e benessere per se stessi e per gli altri.

 

Il fine di restituire la casa e la terra non può essere disgiunto dall’ulteriore fine di restituire la libertà agli individui.

Questo obiettivo va attuato sia nei Paesi in via di sviluppo, sia nei Paesi sviluppati.

L’agire finalizzato a tale scopo può attingere senza esitazioni dall’insegnamento contenuto nella lettera enciclica Caritas in veritate del 29 giugno 2009.

I paragrafi dal 21 al 32, dal 42 al 51, dal 55 al 67 e dal 71 al 76 del documento in parola contengono proposte concrete necessarie a realizzare lo sviluppo umano integrale e liberante.

Ogni individuo sceglierà una di queste proposte e procederà a concretizzarla durante l’anno giubilare, da solo e/o nelle formazioni sociali dove svolge la sua esistenza.

Anche in questo caso, i benefici che deriveranno da questa scelta sono incalcolabili.

Infatti, lo sviluppo umano integrale delineato dalla Caritas in veritate non è solo più giusto, ma anche fonte di maggiore ricchezza per tutti.

 

 

Le difformità che sono state qui esposte e dimostrate tra l’insegnamento contenuto nella Scrittura e il modo odierno di celebrare l’anno giubilare devono essere corrette.

Come è noto, per i cristiani la Bibbia è la parola di Dio.

Dio non è un teologo particolarmente versato al quale possono contrapporsi le affermazioni di altri teologi ugualmente capaci.

Qualsiasi tesi contraria all’insegnamento che la Bibbia offre sull’anno giubilare non può avere alcun valore per la vita dei fedeli.

Nessuna affermazione umana, infatti, può stare alla pari, superare o contraddire la parola di Dio.

Per queste ragioni, è necessario tornare all’insegnamento della Bibbia e vivere l’anno giubilare secondo le due valenze che essa gli conferisce.

 

 

LE MODIFICHE DA APPORTARE

I passi biblici citati e le motivazioni esposte in questo articolo rendono necessario apportare le seguenti aggiunte alla normativa vigente nella Chiesa.

 

Codice di diritto canonico

Nel libro IV “La funzione di santificare della Chiesa”, parte III “I luoghi e i tempi sacri”, dopo il titolo II “I tempi sacri”, è aggiunto il titolo III “L’anno giubilare” con i seguenti canoni.

 

Codice dei canoni delle chiese orientali

Nel titolo XVI “Il culto divino e specialmente i sacramenti”, capitolo VIII “I sacramentali, i luoghi e i tempi sacri, il culto dei santi, il voto e il giuramento”, dopo l’Art. III “I giorni di festa e di penitenza”, è aggiunto l’Art. III-bis “L’anno giubilare” con i seguenti canoni.

 

Canone 1253-bis del codice di diritto canonico

Canone 883-bis del codice dei canoni delle chiese orientali

§1. Assieme alla Bibbia, la Chiesa afferma che, quando Dio perdona, egli allontana da sé le nostre colpe “come dista l’oriente dall’occidente”[21] e di conseguenza, dopo la confessione-riconciliazione, non esiste alcuna pena agli occhi di Dio da rimettere tramite le indulgenze.

§2. Queste ultime, quindi, sono in contrasto con la Scrittura e dunque ogni provvedimento, da chiunque emanato e di qualsiasi tipo esso sia, che istituisca, accordi, disciplini in qualsiasi modo indulgenze di qualunque genere e durata va considerato come se non ci fosse (“tamquam non esset”).

 

Canone 1253-ter del codice di diritto canonico

Canone 883-ter del codice dei canoni delle chiese orientali

§1. Conformemente all’insegnamento biblico, la Chiesa ribadisce la differenza che c’è tra la presunta pena da espiare al cospetto di Dio, la quale rimarrebbe anche dopo il perdono da parte sua del peccato, e la reintegrazione dell’ordine violato.

§2. Mentre la prima non esiste[22], la seconda è necessaria sia per restaurare il rapporto con gli altri, che è stato leso dal male commesso con il peccato, sia per proseguire nel culto da rendere a Dio.[23]

§3. Chi è veramente pentito del male commesso, infatti, non vede l’ora di restaurare il rapporto con gli altri per poter rientrare nella comunione di amore con questi ultimi e con Dio.

§4. Poiché il peccato non ha unicamente conseguenze morali, ma anche materiali, la restaurazione della comunione con gli altri esige altresì l’assunzione della responsabilità legale per il male commesso, la restituzione del mal tolto e il risarcimento dei danni causati.

§5. Al contrario, chi non desidera restaurare il rapporto con gli altri, leso dal male commesso, non è pentito e dunque il perdono non può operare in lui il reingresso nella comunione di amore con Dio e con gli altri rimanendo quindi senza alcun effetto, anche se fosse concesso.

 

Canone 1253-quater del codice di diritto canonico

Canone 883-quater del codice dei canoni delle chiese orientali

§1. Ammaestrata dalla parola del Signore, la Chiesa afferma che l’anno giubilare ha al contempo due valenze:

una valenza materiale ed economica che riguarda la restituzione della libertà agli individui caduti in schiavitù e la restituzione della terra e della casa agli originari assegnatari;[24]

e una valenza di grazia e di liberazione consistente nell’annunziare ai poveri un lieto messaggio, proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore.[25]

§2. Consapevole di questo insegnamento, la Chiesa universale celebra un anno giubilare ogni cinquanta anni: all’inizio di ogni secolo e al cinquantesimo anno di ogni secolo.

§3. L’attuazione della valenza di grazia e di liberazione dell’anno giubilare si realizza con un deciso impegno della pastorale per produrre, sia nei pastori di anime sia nel popolo di Dio, i cambiamenti dei quali parla Gesù Cristo nella sinagoga di Nazareth[26] e che la parola di Dio non manca di esplicitare.[27]

§4. L’attuazione della restituzione della casa e della terra durante l’anno giubilare si compie dando ai Paesi in via di sviluppo la possibilità di compiere un percorso chiaro con obiettivi certi per fare in modo che le persone che vivono in questi Paesi possano far crescere il proprio patrimonio di conoscenze e innovazioni, senza regalare loro del know-how sensibile per gli equilibri geo-politici.

§5. L’attuazione della restituzione della libertà durante l’anno giubilare si compie attingendo all’insegnamento contenuto nella lettera enciclica Caritas in veritate del 29 giugno 2009.

§6. Poiché i paragrafi dal 21 al 32, dal 42 al 51, dal 55 al 67 e dal 71 al 76 del documento in parola contengono proposte concrete necessarie a realizzare lo sviluppo umano integrale e liberante, ogni individuo scelga una di queste proposte e proceda a concretizzarla durante l’anno giubilare, da solo e/o nelle formazioni sociali dove svolge la sua esistenza.

 

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Anni santi giubilari svoltisi dal 1975 al 2021.

Giubileo ordinario del 1975 indetto da papa Paolo VI.

Giubileo straordinario del 1983 – 1984 indetto da papa Giovanni Paolo II per il 1950º anniversario della Redenzione.

Giubileo ordinario del 2000 indetto da papa Giovanni Paolo II.

Giubileo straordinario del 2015 – 2016 indetto da papa Francesco per il 50º anniversario della conclusione del concilio Vaticano II.

 

Anni santi giubilari in programma dal 2021 al 2034

Giubileo ordinario del 2025.

Giubileo straordinario del 2033 – 2034 per il 2000º anniversario della Redenzione.

 

Si vedano:

https://it.wikipedia.org/wiki/Giubileo_universale_della_Chiesa_cattolica

e

https://www.giubileo-2025.it/

 

 

 

[2] Tutti i passi dei testi citati in questo articolo sono presi dalle pagine internet indicate.

 

Se non altrimenti specificato, il sottolineato è mio.

 

Tutte le citazioni della Bibbia in questo articolo sono prese da “La Sacra Bibbia” edizione Conferenza episcopale italiana, in: http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM

 

Tutte le citazioni del codice di diritto canonico in questo articolo sono prese da “Codex iuris canonici” in: http://www.vatican.va/archive/ITA0276/_INDEX.HTM

 

Tutte le citazioni del codice dei canoni delle chiese orientali presenti in questo articolo sono prese da “Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium” in latino in:

http://www.vatican.va/archive/cdc/index_it.htm

e in italiano in:

https://www.iuscangreg.it/cceo_multilingue.php

 

Tutte le citazioni del Catechismo della chiesa cattolica presenti in questo articolo sono prese da:

http://www.vatican.va/archive/ccc/index_it.htm

 

 

Libro del levitico, capitolo 25, versetti 1 – 55:

 

“[1] Il Signore disse ancora a Mosè sul monte Sinai:

[2] “Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando entrerete nel paese che io vi dò, la terra dovrà avere il suo sabato consacrato al Signore.

[3] Per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti;

[4] ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore; non seminerai il tuo campo e non poterai la tua vigna.

[5] Non mieterai quello che nascerà spontaneamente dal seme caduto nella tua mietitura precedente e non vendemmierai l’uva della vigna che non avrai potata; sarà un anno di completo riposo per la terra.

[6] Ciò che la terra produrrà durante il suo riposo servirà di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo bracciante e al forestiero che è presso di te;

[7] anche al tuo bestiame e agli animali che sono nel tuo paese servirà di nutrimento quanto essa produrrà.

[8] Conterai anche sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni.

[9] Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba dell’acclamazione; nel giorno dell’espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese.

[10] Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia.

[11] Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate.

[12] Poiché è il giubileo; esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi.

[13] In quest’anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo.

[14] Quando vendete qualche cosa al vostro prossimo o quando acquistate qualche cosa dal vostro prossimo, nessuno faccia torto al fratello.

[15] Regolerai l’acquisto che farai dal tuo prossimo in base al numero degli anni trascorsi dopo l’ultimo giubileo: egli venderà a te in base agli anni di rendita.

[16] Quanti più anni resteranno, tanto più aumenterai il prezzo; quanto minore sarà il tempo, tanto più ribasserai il prezzo; perché egli ti vende la somma dei raccolti.

[17] Nessuno di voi danneggi il fratello, ma temete il vostro Dio, poiché io sono il Signore vostro Dio.
[18] Metterete in pratica le mie leggi e osserverete le mie prescrizioni, le adempirete e abiterete il paese tranquilli.

[19] La terra produrrà frutti, voi ne mangerete a sazietà e vi abiterete tranquilli.

[20] Se dite: Che mangeremo il settimo anno, se non semineremo e non raccoglieremo i nostri prodotti?,

[21] io disporrò in vostro favore un raccolto abbondante per il sesto anno ed esso vi darà frutti per tre anni.

[22] L’ottavo anno seminerete e consumerete il vecchio raccolto fino al nono anno; mangerete il raccolto vecchio finché venga il nuovo.

[23] Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini.

[24] Perciò, in tutto il paese che avrete in possesso, concederete il diritto di riscatto per quanto riguarda il suolo.

[25] Se il tuo fratello, divenuto povero, vende una parte della sua proprietà, colui che ha il diritto di riscatto, cioè il suo parente più stretto, verrà e riscatterà ciò che il fratello ha venduto.

[26] Se uno non ha chi possa fare il riscatto, ma giunge a procurarsi da sé la somma necessaria al riscatto,

[27] conterà le annate passate dopo la vendita, restituirà al compratore il valore degli anni che ancora rimangono e rientrerà così in possesso del suo patrimonio.

[28] Ma se non trova da sé la somma sufficiente a rimborsarlo, ciò che ha venduto rimarrà in mano al compratore fino all’anno del giubileo; al giubileo il compratore uscirà e l’altro rientrerà in possesso del suo patrimonio.

[29] Se uno vende una casa abitabile in una città recinta di mura, ha diritto al riscatto fino allo scadere dell’anno dalla vendita; il suo diritto di riscatto durerà un anno intero.

[30] Ma se quella casa, posta in una città recinta di mura, non è riscattata prima dello scadere di un intero anno, rimarrà sempre proprietà del compratore e dei suoi discendenti; il compratore non sarà tenuto a uscire al giubileo.

[31] Però le case dei villaggi non attorniati da mura vanno considerate come parte dei fondi campestri; potranno essere riscattate e al giubileo il compratore dovrà uscire.

[32] Quanto alle città dei leviti e alle case che essi vi possederanno, i leviti avranno il diritto perenne di riscatto.

[33] Se chi riscatta è un levita, in occasione del giubileo il compratore uscirà dalla casa comprata nella città levitica, perché le case delle città levitiche sono loro proprietà, in mezzo agli Israeliti.

[34] Neppure campi situati nei dintorni delle città levitiche si potranno vendere, perché sono loro proprietà perenne.

[35] Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria ed è privo di mezzi, aiutalo, come un forestiero e inquilino, perché possa vivere presso di te.

[36] Non prendere da lui interessi, né utili; ma temi il tuo Dio e fà vivere il tuo fratello presso di te.

[37] Non gli presterai il denaro a interesse, né gli darai il vitto a usura.

[38] Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto, per darvi il paese di Cànaan, per essere il vostro Dio.

[39] Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria e si vende a te, non farlo lavorare come schiavo;

[40] sia presso di te come un bracciante, come un inquilino. Ti servirà fino all’anno del giubileo;

[41] allora se ne andrà da te insieme con i suoi figli, tornerà nella sua famiglia e rientrerà nella proprietà dei suoi padri.

[42] Poiché essi sono miei servi, che io ho fatto uscire dal paese d’Egitto; non debbono essere venduti come si vendono gli schiavi.

[43] Non lo tratterai con asprezza, ma temerai il tuo Dio.
[44] Quanto allo schiavo e alla schiava, che avrai in proprietà, potrete prenderli dalle nazioni che vi circondano; da queste potrete comprare lo schiavo e la schiava.

[45] Potrete anche comprarne tra i figli degli stranieri, stabiliti presso di voi e tra le loro famiglie che sono presso di voi, tra i loro figli nati nel vostro paese; saranno vostra proprietà.

[46] Li potrete lasciare in eredità ai vostri figli dopo di voi, come loro proprietà; vi potrete servire sempre di loro come di schiavi; ma quanto ai vostri fratelli, gli Israeliti, ognuno nei riguardi dell’altro, non lo tratterai con asprezza.

[47] Se un forestiero stabilito presso di te diventa ricco e il tuo fratello si grava di debiti con lui e si vende al forestiero stabilito presso di te o a qualcuno della sua famiglia,

[48] dopo che si è venduto, ha il diritto di riscatto; lo potrà riscattare uno dei suoi fratelli

[49] o suo zio o il figlio di suo zio; lo potrà riscattare uno dei parenti dello stesso suo sangue o, se ha i mezzi di farlo, potrà riscattarsi da sé.

[50] Farà il calcolo con il suo compratore, dall’anno che gli si è venduto all’anno del giubileo; il prezzo da pagare sarà in proporzione del numero degli anni, valutando le sue giornate come quelle di un bracciante.

[51] Se vi sono ancora molti anni per arrivare al giubileo, pagherà il riscatto in ragione di questi anni e in proporzione del prezzo per il quale fu comprato;

[52] se rimangono pochi anni per arrivare al giubileo, farà il calcolo con il suo compratore e pagherà il prezzo del suo riscatto in ragione di quegli anni.

[53] Resterà presso di lui come un bracciante preso a servizio anno per anno; il padrone non dovrà trattarlo con asprezza sotto i suoi occhi.

[54] Se non è riscattato in alcuno di quei modi, se ne andrà libero l’anno del giubileo: lui con i suoi figli.

[55] Poiché gli Israeliti sono miei servi; miei servi, che ho fatto uscire dal paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio”.”

 

 

 

[3] Lettera ai Romani, capitolo 11, versetti 25-32:

 

“[25] Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti.

[26] Allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto:
Da Sion uscirà il liberatore,
egli toglierà le empietà da Giacobbe.

[27] Sarà questa la mia alleanza con loro
quando distruggerò i loro peccati.

[28] Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri,

[29] perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!

[30] Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza,

[31] così anch’essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch’essi ottengano misericordia.

[32] Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!”

 

 

 

[4] Vangelo secondo Matteo, capitolo 5, versetto 17:

 

“[17] Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.”

 

 

 

Vangelo secondo Matteo, capitolo 3, versetti 13-15:

 

“[13] In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui.

[14] Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”.

[15] Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia“. Allora Giovanni acconsentì.”

 

 

 

Lettera ai romani, capitolo 3, versetti 27-31:

 

“[27] Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede.

[28] Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge.

[29] Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani!

[30] Poiché non c’è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi.

[31] Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient’affatto, anzi confermiamo la legge.”

 

 

 

[5] Vangelo secondo Luca, capitolo 4, versetti 14-21:

“[14] Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione.

[15] Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.

[16] Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere.

[17] Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:

[18] Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi
,

[19] e predicare un anno di grazia del Signore.

[20] Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui.

[21] Allora cominciò a dire: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi“.”

 

 

 

[6] Confronto libro del profeta Isaia – vangelo secondo Luca

 

Libro del profeta Isaia, capitolo 61, versetti 1-2a:

“[1] Lo spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,

[2] a promulgare l’anno di misericordia del Signore,”

 

 

Vangelo secondo Luca, capitolo 4, versetti 18-19:

 

“[18] Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,

[19] e predicare un anno di grazia del Signore.”

 

 

 

[7] Vangelo secondo Luca, capitolo 6, versetti 17-20:

 

“[17] Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone,

[18] che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti.

[19] Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.

[20] Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
Beati voi poveri,
perché vostro è il regno di Dio
.”

 

 

 

[8] Lettera ai romani, capitolo 7, versetti 1-6:

 

“[1] O forse ignorate, fratelli – parlo a gente esperta di legge – che la legge ha potere sull’uomo solo per il tempo in cui egli vive?

[2] La donna sposata, infatti, è legata dalla legge al marito finché egli vive; ma se il marito muore, è libera dalla legge che la lega al marito.

[3] Essa sarà dunque chiamata adultera se, mentre vive il marito, passa a un altro uomo, ma se il marito muore, essa è libera dalla legge e non è più adultera se passa a un altro uomo.

[4] Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla legge, per appartenere ad un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio.

[5] Quando infatti eravamo nella carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte.

[6] Ora però siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera.”

 

 

 

[9] Vangelo secondo Matteo, capitolo 15, versetti 1-14:

 

“[1] In quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni farisei e alcuni scribi e gli dissero:

[2] “Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!”.

[3] Ed egli rispose loro: “Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?

[4] Dio ha detto:
Onora il padre e la madre
e inoltre:
Chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.

[5] Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio,

[6] non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione.

[7] Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:

[8] Questo popolo mi onora con le labbra
ma il suo cuore è lontano da me.

[9] Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

[10] Poi riunita la folla disse: “Ascoltate e intendete!

[11] Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!”.

[12] Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: “Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?”.

[13] Ed egli rispose: “Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata.

[14] Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!“.”

 

 

 

[10] Vangelo secondo Matteo, capitolo 23, versetti 13-36:

 

“[13] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci

[14] ].

[15] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.

[16] Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio si è obbligati.

[17] Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro?

[18] E dite ancora: Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati.

[19] Ciechi! Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta?

[20] Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra;

[21] e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita.

[22] E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.

[23] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle.

[24] Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

[25] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza.

[26] Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto!

[27] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.

[28] Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.

[29] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti,

[30] e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti;

[31] e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti.

[32] Ebbene, colmate la misura dei vostri padri!

[33] Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?

[34] Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città;
[35] perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare.

[36] In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione.”

 

 

 

[11] Libro del profeta Isaia, capitolo 32, versetti 1-8:

 

“[1] Ecco, un re regnerà secondo giustizia
e i principi governeranno secondo il diritto.

[2] Ognuno sarà come un riparo contro il vento
e uno schermo dall’acquazzone,
come canali d’acqua in una steppa,
come l’ombra di una grande roccia su arida terra.

[3] Non si chiuderanno più gli occhi di chi vede
e gli orecchi di chi sente staranno attenti.

[4] Gli animi volubili si applicheranno a comprendere
e la lingua dei balbuzienti parlerà
spedita e con chiarezza.

[5] L’abietto non sarà chiamato più nobile
né l’imbroglione sarà detto gentiluomo,

[6] poiché l’abietto fa discorsi abietti
e il suo cuore trama iniquità,
per commettere empietà
e affermare errori intorno al Signore,
per lasciare vuoto lo stomaco dell’affamato
e far mancare la bevanda all’assetato.

[7] L’imbroglione – iniqui sono i suoi imbrogli –
macchina scelleratezze
per rovinare gli oppressi con parole menzognere,
anche quando il povero può provare il suo diritto
.

[8] Il nobile invece si propone cose nobili
e agisce sempre con nobiltà.”

 

 

 

[12] Libro del profeta Isaia, capitolo 11, versetti 1-5:

 

“[1] Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.

[2] Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.

[3] Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;

[4] ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.
La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento;
con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.

[5] Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia,
cintura dei suoi fianchi la fedeltà.”

 

 

 

[13] “Luca, invece, racconta che Gesù «si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me…!»(Lc 4,16-18; Is 61,1). In modo molto significativo, l’ultima espressione isaiana letta da Gesù recita: «predicare un anno di grazia del Signore»(Lc 4,19; Is 61,2), e subito dopo, il messaggio di Gesù consiste nel dichiarare che proprio “questa Scrittura” era adempiuta in quel giorno. L’espressione di Is 61,2 tradotta “anno di grazia” si rifà chiaramente alla legislazione del Libro del Levitico sull’anno giubilare (Lev 25,10-13). Era quindi un anno giubilare che Gesù proclamava a Nazaret.

È chiaro quindi che l’intenzione di Luca non è stata quella di dare precisazioni cronologiche. Qual’é stata allora? È stata – i commentatori sono concordi nel riconoscerlo – quella di conferire all’episodio un valore programmatico. Gesù a Nazaret definisce la propria missione messianica e la definisce come il compimento di una profezia che annunziava la predicazione di un anno giubilare. Tutto il ministero di Gesù va quindi capito in questa prospettiva.”

 

Albert Vanhoye, L’anno giubilare nel vangelo di Luca, in:

https://www.vatican.va/jubilee_2000/magazine/documents/ju_mag_01031997_p-22_it.html

 

 

[14] La traduzione che preferisco è quella di David Maria Turoldo tratta da:

Gianfranco Ravasi, David Maria Turoldo (a cura di), “I Salmi”, Milano, 1987.

Salmo 103, versetto 12:

“Quanto dista oriente da ovest, tanto getta lontano da sé tutti i nostri misfatti e rivolte”.

 

 

 

[15] Si veda la nota numero 4.

 

 

 

[16] Papa Bonifacio VIII, Bolla Antiquorum habet

Il documento è consultabile su internet in varie lingue:

 

 

– testo latino con data 23 febbraio 1300, da Bullarium Romanum, volume 4, pagine 156-157, in: https://www.icar.beniculturali.it/biblio/pdf/bolTau/tomo_04/03_T04_123_180.pdf

Papa Bonifacio VIII Bolla Antiquorum habet

 

– testo latino non integrale con data 22 febbraio 1300, da Denzinger, Heinrich Joseph Dominicus (et. al.) Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, in: http://patristica.net/denzinger/enchiridion-symbolorum.html paragrafo 868 467

 

868 467 Antiquorum habet fida relatio, quod accedentibus ad honorabilem basilicam principis Apostolorum de Urbe concessae sunt magnae remissiones et indulgentiae peccatorum. Nos igitur … huiusmodi remissiones et indulgentias omnes et singulas ratas et gratas habentes, ipsas auctoritate Apostolica confirmamus et approbamus … Nos de omnipotentis Dei misericordia et eorundem Apostolorum eius meritis et auctoritate confisi, de fratrum Nostrorum consilio et Apostolicae plenitudine potestatis omnibus … ad basilicas ipsas accedentibus reverenter, vere paenitentibus et confessis . . . in huiusmodi praesenti et quolibet centesimo secuturo annis non solum plenam et largiorem, immo plenissimam omnium suorum concedemus et concedimus veniam peccatorum …”

 

 

– testo in inglese non integrale con data 22 febbraio 1300, da Denzinger, Heinrich Joseph Dominicus (et. al.) Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, in: http://patristica.net/denzinger/ paragrafo 467

 

“BONIFACE VIII 1294-1303

Indulgences *

[From the jubilee Bull “Antiquorum habet” Feb. 22, 1300]

467 A faithful report of the ancients holds that to those approaching the honorable Basilica of the Prince of the Apostles are granted great remissions of sins and indulgences. We….. confirm and by apostolic authority approve all such remissions and indulgences, holding them all and individually valid and pleasing . . . .”

 

 

– testo in francese non integrale con data 22 febbraio 1300, in: http://catho.org/9.php?d=bwk#c4g numero 868

 

868
Une relation digne de foi des anciens rapporte qu’à ceux qui se rendaient à la vénérable basilique des princes des apôtres de la Ville, étaient accordées de grandes rémissions et indulgences des péchés.
Nous donc… qui considérons toutes et chacune de ces rémissions et de ces indulgences comme légitimes et bienvenues, nous les confirmons et les approuvons en vertu de l’autorité apostolique…
Confiants en la miséricorde de Dieu tout-puissant et dans les mérites et l’autorité de ces mêmes apôtres, sur le conseil de nos frères et en vertu de la plénitude du pouvoir apostolique, à tous ceux qui… se rendent avec respect dans ces basiliques, qui ont vraiment fait pénitence et se sont confessés,… dans la présente année et dans chaque centième année qui suivra, nous concéderons et nous concédons un pardon non seulement large et plénier, mais le plus plénier, de tous leurs péchés.”

 

 

– testo in italiano con data 22 febbraio 1300, in: http://www.totustuustools.net/denzinger/b8antiqu.htm

 

22 febbraio 1300

 

Bonifacio Vescovo, servo dei servi di Dio, per la certezza dei presenti e la memoria dei futuri.

 

C’è adesione degna di fede da parte di vecchi che a coloro, i quali accedono all’onoranda Basilica del principe degli Apostoli di Roma, sono concesse grandi missioni ed indulgenze dei peccati.

 

Noi dunque, che secondo i doveri del nostro ufficio, ricerchiamo e procuriamo con viva soddisfazione il vantaggio dei singoli, ritenendo certe e da rispettarsi tutte queste indulgenze, queste stesse con 1’autorita apostolica confermiamo, approviamo, ed anche rinnoviamo con il patrocinio di questa scrittura. E pertanto, poiché‚ i Beatissimi apostoli Pietro e Paolo più sono onorati tanto devotamente le loro Basiliche saranno affollate dai fedeli e affinché‚ gli stessi si sentano sempre più rinfrancati con un’elargizione di doni spirituali, per questo, noi accordiamo, affidandoci alla misericordia di Dio Onnipotente ed ai meriti ed alla autorità dei medesimi Apostoli, col consiglio dei nostri fratelli e nella pienezza del potere apostolico, a tutti quelli che nel presente anno mille e trecento, cominciato da poco con la festa della Natività di nostro Signore Gesù Cristo, ed in qualunque altro centesimo anno seguente accederanno alle suddette Basiliche con riverenza e veramente pentiti e confessati, ed a quelli che veramente si pentiranno in questo presente centesimo anno ed in qualunque anno centesimo avvenire, non solo pieno ed assai largo, ma anzi assai pienissimo perdono dei loro peccati.

 

Stabiliamo che coloro i quali vogliano essere fatti partecipi di simile indulgenza da Noi concessa accedano alle suddette Basiliche, se saranno romani almeno per trenta giorni continui od intercalati ed almeno una volta al giorno; se poi saranno pellegrini o forestieri facciano allo stesso modo per quindici giorni. Ciascuno tanto più meriti e tanto più efficacemente consegna 1’indulgenza se le stesse Basiliche più ampiamente e devotamente frequenterà. A nessun uomo giammai sia lecito in firmare questo pubblico atto della conferma, approvazione, innovazione, concessione e costituzione nostra, né‚ gli sia lecito con temerario ordine contraddirvi. Se poi alcun avrà avuto la presunzione di ciò, sappia che incorrerà nello sdegno di Dio Onnipotente e dei Beati Pietro e Paolo Apostoli.

 

Dato in Roma, presso san Pietro il 22 febbraio, anno sesto del Nostro Pontificato.

 

 

 

[17] Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Giubileo_universale_della_Chiesa_cattolica

 

 

 

[18] Paolo Farinella, Storia del Giubileo pubblicata a puntate sulla rivista Missioni Consolata da ottobre 2015 a dicembre 2016, capitolo 8 Il Giubileo snaturato, paragrafo L’invenzione del giubileo, pagine 46-47, in:

https://www.rivistamissioniconsolata.it/wp/wp-content/uploads/2017/01/Paolo-Farinella-Storia-del-Giubileo.pdf

 

“Il vero inventore del Giubileo nella storia della Chiesa fu Bonifacio VIII, anche se in un primo momento fu riluttante fino al punto di tentare di abolire le concessioni date dai predecessori Onorio a Francesco e Celestino V alla cattedrale di Collemaggio (L’Aquila), ma senza riuscirci. Egli si dovette rassegnare all’uso ormai invalso e, da fine politico, lo trasformò in strumento prezioso per affermare il suo potere sia sul piano interno della Chiesa, sia su quello prettamente politico internazionale.

 

Eletto il 24 dicembre 1294 e insediatosi il 23 gennaio del 1295 emanò subito una bolla pontificia con cui concesse l’indulgenza plenaria ai crociati che partivano, ai francescani che andavano in missione presso i Tartari, e a chiunque si fosse armato per combattere i Siciliani di Carlo d’Angiò e la famiglia dei Colonna che osavano mettere in discussione la legittimità della sua elezione. In cambio, si poteva commutare l’indulgenza con 300 libbre di tornesi (moneta d’argento, ufficiale nella Francia di Filippo IV il Bello e nella Sicilia dei d’Angiò).

 

Con la pubblicazione della bolla «Unam Sanctam», il papa affermò in modo solenne la superiorità del suo potere su quello di qualsiasi principe e imperatore in base al principio che lo spirituale è superiore al materiale. Uno degli strumenti usati a questo scopo, fu appunto il giubileo del 1300.

 

Avendo visto che il popolo romano, al compimento del secolo, spontaneamente si ammassava in san Pietro e nelle altre basiliche perché convinto che nell’anno «centesimo» (il 1300) vi fosse automaticamente la remissione dei peccati, Bonifacio VIII il 16 febbraio 1300 (quasi due mesi dopo l’inizio del nuovo secolo) indisse un giubileo con valore retroattivo, a partire dal 25 dicembre del 1299 ed esteso fino alla Pasqua successiva. La remissione fu concessa a tutti coloro che, pur avendone avuta l’intenzione, non erano potuti arrivare a Roma o erano morti lungo il viaggio. Per dare più importanza al documento, fece modificare la data d’indizione, portandola al 22 febbraio, ricorrenza della memoria della «Cattedra di san Pietro», sottolineando così l’autorità papale assoluta e indiscussa.

 

Per l’occasione il papa fece organizzare una processione che attraversò Roma con una fila interminabile di preti, vescovi e cardinali che lo precedevano. Il papa, assiso su un cavallo bianco, le cui briglie erano tenute da due chierici. Davanti a loro, due palafrenieri portavano su cuscino rosso, una spada e una tiara bipartita, simboli dell’unione del potere temporale e di quello spirituale. In questo modo il papa intendeva dire al mondo e specialmente a Filippo IV di Francia chi era il capo indiscusso. Il successo del Giubileo fu così grande che lo stesso Bonifacio VIII stabilì che ogni cento anni se ne celebrasse uno.

 

La questione delle indulgenze fu affrontata dal punto di vista teologico, attraverso una ricerca storica, arrivando alla conclusione che esse sono fondate sui meriti di Gesù Cristo, morto e risorto; questo tesoro prezioso, affidato all’amministrazione della Chiesa, è concesso dal papa, la massima autorità in terra. Vedremo nell’ultima puntata come papa Francesco ribalta questa concezione, non solo non parlando mai d’indulgenze nel senso tradizionale del termine, ma sempre di «indulgenza di Dio», mai di «Giubileo», ma di «Anno della Misericordia», concetti apparentemente simili, ma profondamente differenti dal punto di vista teologico.

 

Se Bonifacio VIII, quando, spinto dalla pietà popolare, si rese conto della forza del Giubileo, se ne servi come strumento politico nella geografia mondiale del potere del suo tempo, papa Francesco oggi afferma solo il primato di Dio e la sua natura di «Padre a perdere» che non si dà pace finché anche uno solo dei suoi figli resta fuori dal suo affetto e dal suo amore. Non si tratta di riscuotere «buoni» per la salvezza a buon mercato, ma favorire l’incontro con Dio attraverso l’unica via possibile che è la persona fisica di Gesù, venuto non solo a «fare l’esegeta del Padre» (Gv 1,18), ma anche a «cercare ciò che era perduto» (Lc 19,10) perché «questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno» (Gv 6,39).”

 

 

Federica D’Alfonso, Cinque curiosità storiche sul Giubileo, in:

https://www.fanpage.it/cultura/cinque-curiosita-storiche-sul-giubileo/

 

“Il primo Anno Santo fu indetto nel 1300 da Bonifacio VIII, il papa che viene inserito da Dante nel girone infernale dei simoniaci: in effetti, la tradizione storica vuole che motivazioni non del tutto spirituali, ma economiche, siano state la motivazione del primo Giubileo della storia. Nello spirito popolare del tempo l’anno 1300 venne vissuto come un’epoca di passaggio, e numerosi frati predicavano una rivoluzione spirituale che sarebbe avvenuta proprio il primo giorno dell’anno: numerosi pellegrini si riversarono così nella Basilica di San Pietro nella speranza di ottenere un’indulgenza straordinaria, e Bonifacio VIII, sfruttando lo spontaneo moto popolare, decise di stabilire l’Anno Santo, per confermare il proprio potere temporale e riaffermare l’autorità spirituale della Chiesa.”

 

 

Papa Bonifacio VIII, paragrafo 2.6 L’istituzione del Giubileo, in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Bonifacio_VIII

 

“Il Giubileo ebbe un grande successo e l’afflusso di pellegrini a Roma fu enorme (il Villani parla di 300.000 pellegrini[37]). A parte la diffusa e sentita necessità di “indulgenza” in quel periodo (anche la partecipazione alle crociate offriva questo stesso beneficio), l’arrivo dei pellegrini a Roma da tutto il mondo, oltre a significare un notevole apporto di denaro, esaltava la magnificenza della Città Eterna e consolidava il primato e il prestigio del pontefice[39].

 

Secondo molti storici, il Giubileo rappresentò per il papa «una breve ma felice parentesi di pace»[40], che gli permise, tra l’altro, di rimpinguare le finanze pontificie. Il papa però non ricevette l’omaggio dei sovrani d’Europa e questo fu per lui motivo di grande delusione. Le assenze dei regnanti volevano in qualche modo significare che la sua aspirazione di riunire nelle sue mani sia il potere spirituale che quello temporale era probabilmente soltanto un’illusione.”

 

Note del testo ora citato

 

“37 C. Rendina, I papi, p. 510.

38 Claudio Rendina, La vita segreta dei Papi, Mondadori, Cap 17: “L’invenzione dell’Anno

     Santo”, p. 87.

39 Del grande afflusso di pellegrini parla anche Dante Alighieri:

     «Deh peregrini, che pensosi andate, / forse di cosa che non v’è presente, / venite voi da

     sì lontana gente, / com’a la vista voi ne dimostrate»

 

     (Dante Alighieri, Vita Nuova, XL, 24)

    

     «…/come i Roman per l’essercito molto, / l’anno del giubileo, su per lo ponte / hanno

     a passar la gente modo colto, / che dall’un lato tutti hanno la fronte / verso ‘l castello e

     vanno a Santo Pietro; / dall’altra sponda vanno verso il monte.»

 

     (DanteAlighieri, Divina commedia, Inferno, Canto XVIII, 28-33)

 

40 Vedi E. Duprè Thesèider, Bonifacio VIII, op. cit.”

 

 

[19] Si vedano i passi citati nella nota 5 e nelle note dalla 7 alla 12.

 

 

 

[20] https://giorgiocannella.com/index.php/2019/07/10/cooperazione-internazionale-geo-politica/

 

 

[21] Salmo 103, versetto 12.

 

 

[22] Salmo 103, versetto 12.

 

 

[23] Libro del levitico capitolo 5, versetti 20-26.

Libro dei numeri, capitolo 5, versetti 5-8.

Vangelo secondo Matteo capitolo 5, versetti 23-24.

 

 

[24] Libro del levitico, capitolo 25, versetti 1-55.

 

 

[25] Libro del profeta Isaia, capitolo 61, versetti 1-2a.

Vangelo secondo Luca, capitolo 4, versetti 14-21.

 

 

[26] Vangelo secondo Luca, capitolo 4, versetti 14-21.

 

 

[27] Vangelo secondo Luca, capitolo 6, versetto 20.

Lettera ai romani, capitolo 7, versetti 4-6.

Vangelo secondo Matteo, capitolo 15, versetti 1-14.

Vangelo secondo Matteo, capitolo 23, versetti 13-36.

Libro del profeta Isaia, capitolo 32, versetto 7.

Libro del profeta Isaia, capitolo 11, versetto 4.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Energia nucleare e Green Deal europeo

L’11 dicembre 2019 la Commissione dell’Unione Europea ha presentato il Green Deal europeo.[1]

Esso consiste in una “tabella di marcia con azioni[2] per stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita, arrestare i cambiamenti climatici, mettere fine alla perdita di biodiversità e ridurre l’inquinamento. Esso illustra gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento disponibili e spiega come garantire una transizione giusta e inclusiva.”.[3]

Il Green Deal europeo riguarda anche il settore dell’energia perché “La produzione e l’utilizzo di energia rappresentano oltre il 75% delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE.”.[4]

Il terzo principio fondamentale del Green Deal europeo per la transizione verso un’energia pulita si prefigge, tra l’altro, di “sviluppare un settore energetico basato in larga misura sulle fonti rinnovabili”.[5]

Il 1° gennaio 2022, il Financial Times[6] e l’agenzia di stampa Bloomberg[7] hanno dato notizia del fatto che il giorno precedente la Commissione dell’Unione Europea avrebbe inviato ai Governi dei Paesi membri una proposta mirata a far includere:

  • la generazione di energia elettrica tramite gas fossile come fonte di transizione per giungere all’obiettivo della creazione di un settore energetico europeo basato sulle fonti rinnovabili

e

  • la generazione di energia elettrica tramite fissione nucleare come fonte di energia verde, dunque, già idonea a costituire attuazione dell’obiettivo ora citato.

 

Qui di seguito dimostro che l’inclusione dell’energia nucleare nella tassonomia verde dell’U.E. danneggia gravemente l’Unione Europea.

 

BREVE PREMESSA STORICA 

Iniziamo ricordando la storia recente.

Nella seconda metà del ventesimo secolo, i Paesi europei erano pienamente coinvolti nella guerra fredda.[8]

L’arma nucleare era parte di quel contesto geo-politico.

Ciascun Paese dell’Europa occidentale dovette decidere se dotarsene o no.

A tale riguardo, prendo brevemente in considerazione le vicende di due di essi: la Gran Bretagna e la Francia.

 

La Gran Bretagna decise di acquistare le armi atomiche dagli Stati Uniti d’America.[9]

Per il pragmatismo inglese, le armi nucleari erano uno strumento geo-politico e dunque non aveva alcuna importanza il fatto che esse fossero prodotte in patria o acquistate dall’estero.

 

Non così avvenne in Francia dove il forte sentimento di orgoglio per la propria Nazione non poteva conciliarsi con l’acquisto di armi nucleari da un altro Paese.

Per proporre questo ragionamento geo-politico all’opinione pubblica francese senza andare incontro alle forti obiezioni dei costi molto più alti che questa scelta comportava rispetto all’acquisto da un altro Paese delle armi nucleari già fabbricate, si scelse di accostare la geo-politica alla politica energetica.[10]

Non si decise di costruire solo un ristretto numero di centrali necessarie a produrre il materiale per fabbricare le armi nucleari, ma tutte quelle necessarie a impostare la politica energetica francese sull’energia atomica.

La scelta di vendere all’estero sia una parte dell’energia elettrica così prodotta[11], sia la tecnologia per la costruzione delle centrali nucleari[12], era utile per ammortizzare una parte dei costi della nuova politica energetica nazionale.

 

IL PROBLEMA

Veniamo al presente.

Le centrali nucleari francesi hanno bisogno di una decisa opera di ammodernamento il cui costo ammonta a decine di miliardi di euro.[13]

Affrontare questa spesa con i soldi del bilancio nazionale francese irriterebbe i contribuenti.

La forte spesa da affrontare e le gravissime criticità del settore nucleare civile in Francia, già pubblicamente denunciate nel 2016[14], causerebbero vibranti proteste sociali.

Una facile ricerca su internet dà conto del fatto che “Dall’inizio dei negoziati sulla tassonomia dell’UE, la Francia ha spinto per reintrodurre l’energia nucleare, con grande sgomento della Germania.”.[15]

Il medesimo strumento riporta che “Lanciato nel 2018, il piano d’azione per la finanza sostenibile della Commissione ha lo scopo di incanalare i flussi di capitale verso attività economiche sostenibili. Nell’ambito di questo processo, la Commissione ha presentato nel maggio 2018 una proposta per un quadro normativo per gli investimenti sostenibili, chiamato anche regolamento sulla tassonomia.”.[16]

Ebbene, con tutta la possibile buona fede, è difficile non vedere lo stretto collegamento tra le gravissime criticità del settore nucleare civile in Francia, pubblicamente denunciate nel 2016, e l’azione di lobby della Francia per l’inserimento dell’energia nucleare nella tassonomia verde dell’Unione Europea fin dall’inizio dei relativi negoziati nel 2018.

 

Per abbassare i costi dell’ammodernamento delle centrali nucleari e l’impatto finanziario delle criticità del settore alle quali ho accennato qui sopra, sarebbe oltremodo utile che l’Unione Europea finanziasse l’energia elettrica prodotta con la fissione nucleare.

In questo modo, infatti, verrebbe allargata la platea dei contribuenti che dovrebbero affrontare la spesa: da quelli di una sola Nazione a quelli di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.

 

Il problema di questa soluzione è la completa perdita di credibilità dell’Unione Europea.

L’energia elettrica da fissione nucleare non è verde a causa dei problemi in caso di incidente[17] e delle scorie radioattive[18] che la generazione dell’elettricità dal sole e dal vento non presentano.

La fissione nucleare per produrre energia elettrica, inoltre, non è rinnovabile a causa del fatto che la generazione dell’uranio e del plutonio – al pari del petrolio e del gas – occupa il tempo di intere ere geologiche[19], mentre la fonte solare e la fonte eolica sono generate ogni giorno.

 

Se l’Unione Europea finanziasse il gas e la fissione nucleare come fonti di transizione, rinnovabili e/o verdi, comunicherebbe a tutti che le linee di politica da essa stessa annunciate (“sviluppare un settore energetico basato in larga misura sulle fonti rinnovabili”[20]) possono essere abbandonate in considerazione degli interessi economico e geo-politico a esse contrarie espresse da qualcuno dei suoi Stati membri (ripartire fra tutti i cittadini europei il costo dell’ammodernamento delle sue centrali nucleari e le criticità del proprio settore nucleare civile).

 

Di fronte a questo stato di cose, ogni Stato membro dell’Unione Europea prenderebbe atto del fatto che non sono questi i motivi per i quali ha scelto di entrare nell’Unione Europea.

Nulla di meglio per alimentare le tesi degli euro-scettici di abbandonare l’Unione Europea e l’euro e per dividere gli Stati europei.

 

LE SOLUZIONI 

Sono convinto che nessuno, nelle istituzioni dell’Unione Europea, desidera il verificarsi di queste conseguenze.

Per queste ragioni, propongo che l’Unione Europea:

  • rigetti la proposta di inserire il gas e/o la fissione nucleare come fonti di transizione per la produzione di energia;
  • rigetti la proposta di inserire il gas e/o la fissione nucleare come fonti verdi e/o rinnovabili per la produzione di energia;
  • finanzi la ricerca e la produzione di energia solo dall’idrogeno generato senza l’impiego di combustibili fossili, dalla fusione nucleare dell’idrogeno, dal sole, dal vento, da impianti idroelettrici, dalle biomasse, dalla geotermia, dal movimento ondoso, dall’efficientamento della rete elettrica, dal risparmio energetico.

 

Propongo altresì che gli Stati membri dell’Unione Europea:

  • dimezzino il prelievo fiscale sulla produzione di energia elettrica da fissione nucleare solo per il caso di impiego di combustibile nucleare già usato con il risultato concreto di diminuire la sua radioattività a partire dalla soglia del novanta per cento[21] della radioattività che il combustibile in parola aveva al momento del suo primo impiego per la produzione di energia.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

AGGIORNAMENTO

“Dall’altra il gigante energetico Edf, appesantito dai debiti, si prepara a una colossale ristrutturazione che dovrebbe prevedere la cessione di tutte le attività nel campo delle rinnovabili per potersi concentrare solo sul nucleare e finanziare sei nuovi reattori EPR.

 

Ma poiché le sofferenze economiche e finanziarie vengono proprio dal nucleare, questa mossa sarà probabilmente realizzata solo dopo la completa nazionalizzazione di EDF. Al momento proprietà dello Stato per l’80% delle quote. Al momento gli interessati smentiscono, ma le Borse sono già in fibrillazione.”

 

Cito da Gianluca Ruggieri, “Rinnovabili, perché la Francia è l’unico Paese ad aver mancato gli obiettivi europei”, 22 aprile 2022, in:

https://valori.it/rinnovabili-francia-nucleare-carbone/

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] La cronologia degli eventi del Green Deal europeo è pubblicata su

“Un Green Deal europeo

Puntare a essere il primo continente a impatto climatico zero”, in:

https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it

 

“Il Green Deal europeo: domande e risposte”, in italiano:

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/QANDA_19_6690

 

“The European Green Deal: Questions & Answers”, in inglese:

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/QANDA_19_6690

 

 

[2] La tabella di marcia del Green Deal europeo è pubblicata su

“Allegato della comunicazione sul Green Deal europeo

Tabella di marcia – Azioni chiave”, in:

EUR-Lex – 52019DC0640 – IT – EUR-Lex (europa.eu)

 

La tabella di marcia è disponibile anche in inglese su

“Annex to the Communication on the European Green Deal

Roadmap – Key actions”, in:

EUR-Lex – 52019DC0640 – EN – EUR-Lex (europa.eu)

 

 

[3] Cito da “Il Green Deal europeo illustra le strategie per fare dell’Europa il primo continente al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, dando impulso all’economia, migliorando la salute e la qualità della vita delle persone e tutelando la natura e senza che nessuno sia escluso da questo processo”

Comunicato stampa, 11 dicembre 2019, Bruxelles, in:

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_19_6691

 

 

[4] Cito da “L’energia e il Green Deal”, in:

https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/energy-and-green-deal_it

 

La citazione è disponibile anche in inglese su

“Energy and the Green Deal”, in:

https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/energy-and-green-deal_en

 

 

[5] “Il Green Deal europeo si concentra su 3 principi fondamentali per la transizione verso l’energia pulita, che contribuiranno a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e a migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini:

 

  1. garantire un approvvigionamento energetico dell’UE sicuro e a prezzi accessibili
  2. sviluppare un mercato dell’energia pienamente integrato, interconnesso e digitalizzato
  3. dare la priorità all’efficienza energetica, migliorare il rendimento energetico dei nostri edifici e sviluppare un settore energetico basato in larga misura sulle fonti rinnovabili.”

(il sottolineato è mio)

 

Cito da “L’energia e il Green Deal”, in:

https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/energy-and-green-deal_it

 

 

“The European Green Deal focuses on 3 key principles for the clean energy transition, which will help reduce greenhouse gas emissions and enhance the quality of life of our citizens:

 

  1. ensuring a secure and affordable EU energy supply
  2. developing a fully integrated, interconnected and digitalised EU energy market
  3. prioritising energy efficiency, improving the energy performance of our buildings and developing a power sector based largely on renewable sources

(the underline is mine)

 

Cito da “Energy and the Green Deal”, in:

https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/energy-and-green-deal_en

 

 

[6] “Brussels proposes green label for nuclear and natural gas

European Commission paves way for investments despite concerns over toxic waste and methane emissions”, in:

https://www.ft.com/content/7872a05f-9e38-4740-9b1b-4efc69ca316c

 

 

[7] “Europe Seeks Green Label for Certain Gas and Nuclear Projects

European Commission is designing sustainable investment rules

 Draft EU taxonomy proposal sparks criticism from the Greens”, in:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-01-01/europe-seeks-green-label-for-certain-gas-and-nuclear-projects?srnd=premium-europe

 

 

[8] “È anche, però, il periodo della guerra fredda, destinata a dividere il continente per oltre 40 anni.” Cito da “Storia dell’Unione europea 1945-1959”, in:

https://european-union.europa.eu/principles-countries-history/history-eu/1945-59_it

 

 

“This period, however, also sees the emergence of a Cold War that divides the continent for more than 40 years.”

Cito da “History of the European Union 1945-59”, in:

https://european-union.europa.eu/principles-countries-history/history-eu/1945-59_en

 

 

[9]The US also supplied the Royal Air Force and British Army of the Rhine with nuclear weapons under Project E in the form of aerial bombs, missiles, depth charges and artillery shells until 1992. Nuclear-capable American aircraft have been based in the UK since 1949, but the last US nuclear weapons were withdrawn in 2006.

 

In 1982, the Polaris Sales Agreement was amended to allow the UK to purchase Trident II missiles. Since 1998, when the UK decommissioned its tactical WE.177 bombs, the Trident has been the only operational nuclear weapons system in British service. The delivery system consists of four Vanguard-class submarines based at HMNB Clyde in Scotland. Each submarine is armed with up to sixteen Trident II missiles, each carrying warheads in up to eight multiple independently targetable re-entry vehicles (MIRVs). With at least one submarine always on patrol, the Vanguards perform a strategic deterrence role and also have a sub-strategic capability.”

(il sottolineato è mio)

 

Cito da “Nuclear weapons of the United Kingdom”, in:

https://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_weapons_of_the_United_Kingdom

 

 

[10] DATE ed EVENTI del programma nucleare MILITARE francese

 

“However, in the 1950s a civilian nuclear research program was started, a byproduct of which would be plutonium. In 1956 a secret Committee for the Military Applications of Atomic Energy was formed and a development program for delivery vehicles was started. The intervention of the United States in the Suez Crisis that year is credited with convincing France that it needed to accelerate its own nuclear weapons program to remain a global power.[16] As part their military alliance during the Suez Crisis in 1956 the French agreed to secretly build the Dimona nuclear reactor in Israel and soon after agreed to construct a reprocessing plant for the extraction of plutonium at the site. In 1957, soon after Suez and the resulting diplomatic tension with both the Soviet Union and the United States, French president René Coty decided on the creation of the C.S.E.M. in the then French Sahara, a new nuclear testing facility replacing the CIEES.[17]

 

In 1957 Euratom was created, and under cover of the peaceful use of nuclear power the French signed deals with Germany and Italy to work together on nuclear weapons development.[18] The Chancellor of Germany Konrad Adenauer told his cabinet that he “wanted to achieve, through EURATOM, as quickly as possible, the chance of producing our own nuclear weapons”.[19] The idea was short-lived. In 1958 de Gaulle became President and Germany and Italy were excluded.[citation needed]

 

With the return of Charles de Gaulle to the presidency of France in the midst of the May 1958 crisis, the final decisions to build an atomic bomb were taken, and a successful test took place in 1960 with Israeli scientists as observers at the tests and unlimited access to the scientific data.[20] Following tests de Gaulle moved quickly to distance the French program from involvement with that of Israel.[21] Since then France has developed and maintained its own nuclear deterrent, one intended to defend France even if the United States refused to risk its own cities by assisting Western Europe in a nuclear war.[22]

 

The United States began providing technical assistance to the French program in the early 1970s through the 1980s. The aid was secret, unlike the relationship with the British nuclear program. The Nixon administration, unlike previous presidencies, did not oppose its allies’ possession of atomic weapons and believed that the Soviets would find having multiple nuclear-armed Western opponents more difficult. Because the Atomic Energy Act of 1946 prohibited sharing information on nuclear weapon design, a method known as “negative guidance” or “Twenty Questions” was used; French scientists described to their U.S. counterparts their research, and were told whether they were correct. Areas in which the French received help included MIRV, radiation hardening, missile design, intelligence on Soviet anti-missile defences, and advanced computer technology. Because the French program attracted “the best brains” of the nation, the U.S. benefited from French research as well. The relationship also improved the two nations’ military ties; despite its departure from NATO’s command structure in 1966, France developed two separate nuclear targeting plans, one “national” for the Force de Frappe’s role as a solely French deterrent, and one coordinated with NATO.[22]”

(il sottolineato è mio)

 

Cito da “France and weapons of mass destruction”, in:

https://en.wikipedia.org/wiki/France_and_weapons_of_mass_destruction   

 

 

 

DATE ed EVENTI del programma nucleare CIVILE francese

 

France’s decision to launch a large nuclear program dates back to 1973 and the events in the Middle East that they refer to as the “oil shock.” The quadrupling of the price of oil by OPEC nations was indeed a shock for France because at that time most of its electricity came from oil burning plants. France had and still has very few natural energy resources. It has no oil, no gas and her coal resources are very poor and virtually exhausted.

Ironically, the French nuclear program is based on American technology. After experimenting with their own gas-cooled reactors in the 1960s, the French gave up and purchased American Pressurized Water Reactors designed by Westinghouse. Sticking to just one design meant the 56 plants were much cheaper to build than in the US. Moreover, management of safety issues was much easier: the lessons from any incident at one plant could be quickly learned by managers of the other 55 plants. The “return of experience” says Mandil is much greater in a standardized system than in a free for all, with many different designs managed by many different utilities as we have in America.” (il sottolineato è mio)

 

Cito da Jon Palfreman, “Why the French Like Nuclear Energy”, in:

https://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/reaction/readings/french.html

 

 

[11] “Over the last decade France has exported up to 70 TWh net each year. In 2018 exports were principally to Italy, Spain, the UK, Germany, Switzerland and Luxembourg.”

 

Cito da World Nuclear Association, “Nuclear Power in France”, articolo aggiornato a gennaio 2021, in:

https://www.world-nuclear.org/information-library/country-profiles/countries-a-f/france.aspx

 

 

[12] “Reactors and especially fuel products and services have been a significant export.”

 

Cito da World Nuclear Association, “Nuclear Power in France”, articolo aggiornato a gennaio 2021, in:

https://www.world-nuclear.org/information-library/country-profiles/countries-a-f/france.aspx

 

 

[13]In February 2014 EDF gave parliament a breakdown of its €55 billion grand carénage reactor life extension program, mostly to be completed by 2025. This includes spending €15 billion replacing heavy components within its fleet of 58 nuclear units, €10 billion on post-Fukushima modifications and €10 billion to boost safety against external events. It pointed out that there are only two parts of a nuclear reactor that cannot be replaced, the reactor pressure vessel and the reactor containment building. The rest of the components have a normal lifespan of 25-35 years and require renovation or replacement. ASN said it would evaluate life extensions on the basis of Generation III criteria regardless of when particular reactors were built. In 2017 EdF’s grand carénage cost estimate to 2025 was reduced to €48 billion, including both maintenance and upgrading, but in October 2020 it was increased to €49.4 billion.

 

In March 2015 the ASN said that there were no generic elements to prevent the twenty 1300 MWe units operating safely to 40 years. It considers the actions planned or already taken by EDF to assess the condition of the reactors and control ageing issues up to their fourth inspection are adequate. However, it said these assessments do not take into account any evaluations of the fitness of the units’ reactor pressure vessels for operation beyond 30 years, nor the results of tests carried out during the reactors’ third ten-yearly inspections, from April 2015 to 2024.

 

In February 2016 the Court of Audit estimated that EdF’s Grand carenage reactor life extension program to 2030, and including €25 billion operating costs, would come to about €100 billion. It said: “Despite uncertainties identified to date, estimated at approximately €13.3 billion, the effects of this program on the production cost of nuclear electricity are limited.” It also noted that the effect of France’s 2015 energy transition law requiring a reduction of nuclear output would likely be much greater, though “no economic evaluation of the potential consequences have been conducted before the publication of the law,” and this was needed.”

(il sottolineato è mio)

 

Cito da World Nuclear Association, “Nuclear Power in France”, articolo aggiornato a gennaio 2021, in:

https://www.world-nuclear.org/information-library/country-profiles/countries-a-f/france.aspx

 

 

[14] “3. The market missing from the French model

 

The sequence of events and public statements following the resignation of EDF’s Chief Financial Officer demonstrated the French government’s strong commitment to the Hinkley Point project.  To facilitate the project’s financing, French taxpayers are required to support EDF twice: the government will inject equity capital into EDF, and not take dividends for a few years.

 

This decision is aligned with the industrial policy followed by the successive French governments for nearly 400 years, which involves creating “national champions”.[12]  A fascinating example is the company “Manufacture royale de glaces de miroirs”, a precursor of Saint Gobain created by Colbert in 1655, under conditions which would now shock competition authorities: creation of a Royal monopoly accompanied by subsidies, allocation of this monopoly to a financier, the Orléans tax collector, and protection of the monopoly against competition and innovation for several decades.[13]

 

The “national champions” which have featured prominently in the politicians’ speeches since the liberation in 1945 are the more recent examples of this industrial policy.  This consistency is remarkable and deserves to be recognised.  Contrary to popular belief, French governments are very consistent.  Revolutions, wars and regime changes have not altered their determination in this matter.  Unfortunately this economic policy is counter-productive.  Since the start of the 18th century, economists have disputed its “intellectual” foundations, and history has since demonstrated its futility.[14]

 

The Areva fiasco is perhaps the most shocking failure of a “national champion”.  The merger of prosperous companies in the early 2000s to create Areva produced a nuclear giant, which political leaders were proud of for a decade.  Now they are trying to protect Areva from bankruptcy, costing the taxpayer around €10 billion.

 

What caused this fiasco?  The immediate cause was the contract to supply an EPR in Finland, which is comparable to Hinkley Point in England: the company agreed to provide megawatthours at a fixed price.  However the Hinkley Point contract is considerably more generous.

 

There is another, deeper cause: the government exercised political and not economic oversight over the company, which lead to a lack of effective control by the shareholders.

 

The French government controlled (and still controls) Areva as a political project, to portray a certain image of France, while it was an industrial company competing with foreign firms in a globalized industry.  For example, the government allowed Areva to take full responsibility for the design, development, and delivery of the EPR in Finland, when nothing in its previous experience suggested it was even remotely qualified for this challenging task.

 

This confusion between the economic and political aspects is very worrying for the taxpayer.  Our objective here is not to question the legitimacy of political decisions.  Since the first cities emerged in the Fertile Crescent, and perhaps before, humans were organised politically.  Our objective is to clearly distinguish political decisions, for example the fight against climate change, from the economic tools and methods used to reach these objectives.  In the case of Areva the tools to be used are a sound capital allocation rules, and a rigorous investment approval process.  These extremely ordinary management techniques are taught in every business school and used by thousands of industrial companies.  Non applying them Areva is costing the French taxpayer around €10 billion, and the French economy thousands of qualified jobs.  Despite the efforts of the “French Nuclear Platform“, whose mission is to develop consistent positions against major issues in the French nuclear sector, and to prepare appropriate decisions, this fiasco is a serious blow to the entire sector.[15]

 

The French government has favoured politics over economics when running its nuclear industryBy doing so, as with the British government, it has compromised the viability of the sector.”

(il sottolineato è mio)

 

Cito da FSR – Florence School of Regulation, “Financing French nuclear power in France and overseas”, 29 luglio 2016, in:

https://fsr.eui.eu/nuclear-power-france-overseas/

 

 

[15] “Since the beginning of the negotiations on the EU’s taxonomy, France has been pushing to reintroduce nuclear power, much to Germany’s dismay.”

 

Cito da Cécile Barbière, “Paris, Berlin divided over nuclear’s recognition as green energy”, traduzione di Daniel Eck, in:

https://www.euractiv.com/section/energy-environment/news/france-and-germany-divided-over-nuclears-inclusion-in-eus-green-investment-label/

 

 

[16] “Launched in 2018, the Commission’s sustainable finance action plan is meant to channel capital flows towards sustainable economic activities. As part of this process, the Commission issued in May 2018 a proposal for a regulatory framework for sustainable investment, also called the Taxonomy Regulation.”

(il sottolineato è mio)

 

Cito da “Green investments: EU progresses towards an EU-wide taxonomy”, 05 luglio 2019, in:

https://www.ferma.eu/green-investments-eu-progresses-towards-an-eu-wide-taxonomy/

 

 

[17] “17 October 1969   Saint-Laurent, France 50 kg of uranium in one of the reactors at the Saint-Laurent Nuclear Power Plant began to melt, an event classified at ‘level 4’ on the International Nuclear Event Scale (INES).[82] As of March 2011, this remains the most serious civil nuclear power accident in France.

12 September 2011    Marcoule, France       One person was killed and four injured, one seriously, in a blast at the Marcoule Nuclear Site. The explosion took place in a furnace used to melt metallic waste and did not represent a nuclear accident.” (il sottolineato è mio)

 

Cito da “Nuclear power in France”, in:

https://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_power_in_France

 

 

“Worldwide, many nuclear accidents and serious incidents have occurred before and since the Chernobyl disaster in 1986. Two thirds of these mishaps occurred in the US.[1] The French Atomic Energy Commission (CEA) has concluded that technical innovation cannot eliminate the risk of human errors in nuclear plant operation.

At least 57 accidents and severe incidents have occurred since the Chernobyl disaster, and over 56 severe incidents have occurred in the USA. Relatively few accidents have involved fatalities.[6]

 

Note that not all ratings are final as Cancer and Uncounted/Hidden results may have/will occur.”

(il sottolineato è mio)

 

Cito da “List of nuclear power accidents by country”, in:

https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_nuclear_power_accidents_by_country

 

 

Si veda anche “Lists of nuclear disasters and radioactive incidents”, in:

https://en.wikipedia.org/wiki/Lists_of_nuclear_disasters_and_radioactive_incidents

 

 

[18]Nuclear waste is an enormously difficult political problem which to date no country has solved. It is, in a sense, the Achilles heel of the nuclear industry. Could this issue strike down France’s uniquely successful nuclear program? France’s politicians and technocrats are in no doubt. If France is unable to solve this issue, says Mandil, then “I do not see how we can continue our nuclear program.””

(il sottolineato è mio)

 

Cito da Jon Palfreman, “Why the French Like Nuclear Energy”, in:

https://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/reaction/readings/french.html

 

 

[19] “So, we know that the Earth’s uranium was produced through one or more of these processes, and that this material was inherited by the solar system of which the Earth is a part.

We can estimate how long ago this synthesis of uranium occurred, given:

The present day abundances of U-235 and U-238 in the various ‘shells’ forming our planet.

A knowledge of the half-lives of these isotopes.

The age of the Earth (ca. 4.55 billion years) – known from various radiometric ‘clocks’, including those of the uranium-to-lead decay chains.

We can calculate the abundances of U-235 and U-238 at the time the Earth was formed. Knowing further that the production ratio of U-235 to U-238 in a supernova is about 1.65, we can calculate that if all of the uranium now in the solar system were made in a single supernova, this event must have occurred some 6.5 billion years ago.

This ‘single stage’ is, however, an oversimplification. In fact, multiple supernovae from over 6 billion to about 200 million years ago were involved.

It is likely that the process or processes which transferred uranium from the mantle to the continental crust are complex and multi-step. However, for at least the past 2 billion years they have involved:

  • Formation of oceanic crust and lithosphere through melting of the mantle at mid-ocean ridges.
  • Migration of this oceanic lithosphere laterally to a site of plate consumption (this is marked at the surface by a deep-sea trench).
  • Production of fluids and magmas from the downgoing (subducted) lithospheric plate and overriding mantle ‘wedge’ in these subduction zones.
  • Transfer of these fluids/melts to the surface in zones of ‘island arcs’ (such as the Pacific’s Ring of Fire).
  • Production of continental crust from these island arc protoliths, through remelting, granite formation and intra-crustal recycling.

Since 2.5 billion years ago, ore deposits of uranium have been formed primarily where reduction of uranium-bearing fluids was achieved, for example by bacteria or through contact with graphitic shales.”

(il sottolineato è mio)

 

Cito da World Nuclear Association, “The Cosmic Origins of Uranium”, articolo aggiornato ad aprile 2021, in:

https://world-nuclear.org/information-library/nuclear-fuel-cycle/uranium-resources/the-cosmic-origins-of-uranium.aspx

 

 

[20] Si veda il terzo principio fondamentale del Green Deal europeo citato nella nota 5.

 

 

[21] “More than 90% of its potential energy still remains in the fuel, even after five years of operation in a reactor.”

 

Cito da United States of America, Department of Energy, Office of Nuclear Energy, “5 Fast Facts about Spent Nuclear Fuel”, 30 marzo 2020, in:

https://www.energy.gov/ne/articles/5-fast-facts-about-spent-nuclear-fuel

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com