L’archivio pubblico della ricerca

In Italia esiste un archivio della ricerca scientifica e tecnologica.

È l’Anagrafe nazionale delle ricerche.[1]

Fu istituita nel 1980.[2]

A essa devono iscriversi tutti coloro che desiderano ricevere finanziamenti pubblici per effettuare ricerca scientifica o tecnologica.

I soggetti pubblici che erogano finanziamenti per la ricerca sono tenuti a darne notizia alla medesima Anagrafe.

 

 

I profili critici

Pochissimi fra i soggetti finanziati danno pubblica notizia, attraverso l’Anagrafe in parola, degli usi che essi hanno fatto e dei risultati che essi hanno ottenuto con i finanziamenti ricevuti.

 

Più volte si è sottolineato che la ricerca scientifica e tecnologica in Italia è sotto tono rispetto alle sue potenzialità e che renderla più efficiente contribuirebbe a dare avvio alla tanto desiderata ripresa economica italiana.

Tra i molti contributi in tal senso, posso citare lo scritto di due funzionari della Banca d’Italia del cui lavoro riporto qui sotto in nota gli estremi e il sommario che si trova all’inizio del loro testo.[3]

Molteplici, inoltre, le inchieste giornalistiche dei cui risultati è stato dato conto in televisione.

A prescindere dagli sviluppi giudiziari che da esse sono scaturiti e dei quali si occupano le Autorità competenti, in questo articolo ne cito alcune qui sotto in nota.[4]

Posso citare, infine, due libri nei quali gli autori fanno luce sulle problematiche della ricerca scientifica e tecnologica in Italia e offrono delle possibili soluzioni.[5]

 

 

La possibile soluzione e i suoi benefici

Se fosse obbligatorio rendere noti al pubblico via internet i risultati di ogni ricerca scientifica e tecnologica finanziata in tutto o in parte con fondi pubblici, pena la impossibilità di ricevere altri finanziamenti pubblici, vi sarebbero molteplici benefici.

Infatti, per dare conto dei risultati della ricerca, è necessario pubblicare uno o più elaborati a carattere scientifico.

Per pubblicare questi elaborati, è necessario usare i finanziamenti ricevuti per fare della ricerca.

Per fare della ricerca, è necessario assumere e pagare bene dei ricercatori capaci.

Per avere dei ricercatori capaci da assumere, è necessario formarli con dei corsi di laurea ben strutturati, a meno che si desideri farli venire esclusivamente dall’estero già formati.

 

I benefici di questo modo di procedere non sono limitati ai settori della contabilità e finanza pubbliche, ma si estendono all’economia.

Infatti, le scoperte scientifiche e tecniche vanno messe a frutto tramite la creazione di nuove realtà sociali e imprenditoriali (spin off e start up).

Queste realtà applicano le scoperte scientifiche e tecniche alla produzione di nuovi beni e alla commercializzazione di nuovi servizi.

Per la produzione e commercializzazione in parola c’è bisogno di nuovi posti di lavoro.

 

Quale imprenditore non desidera accrescere il suo fatturato con la creazione di nuove linee di prodotti e servizi?

Quale sindacalista o quale addetto al collocamento non desidera che ai lavoratori vengano offerte nuove opportunità di lavoro?

Quale politico non desidera dire ai suoi elettori di avere ridotto la disoccupazione?

Quale addetto alla Cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria non desidera ridurre il numero dei soggetti percettori di integrazione salariale tramite il loro reinserimento nel mondo del lavoro?

Quale addetto a un ente previdenziale non desidera che i soggetti oggi percettori di contributi per disoccupazione temporanea possano tornare a lavorare e divenire nuovamente contribuenti della previdenza?

Quale membro dell’Esecutivo non desidera dire all’Unione Europea che il debito pubblico italiano è in via di riduzione grazie alle conseguenze dell’aumento del prodotto interno lordo?

Quale contribuente non desidera vedere ridotta la pressione fiscale a seguito dell’aumento del gettito provocato dalla creazione di nuove attività economiche?

 

Quale momento più propizio di questo – in cui il nostro Paese deve rialzarsi dalle conseguenze umane e materiali di una pandemia[6] – per risolvere i profili critici prima evidenziati e generare i risultati poc’anzi elencati?

 

Non può dubitarsi dunque dell’utilità e della necessità di rendere accessibili via internet al pubblico tutte le informazioni dell’Anagrafe nazionale delle ricerche e di rendere obbligatoria, nel medesimo modo, la rendicontazione pubblica dei risultati della ricerca scientifica e tecnologica ottenuti da tutti coloro che hanno percepito fondi pubblici.

 

La modifica di legge in parola si rende necessaria anche in considerazione del controllo parlamentare sulla finanza pubblica, come delineato dal legislatore italiano nel 2009, tra l’altro, con riferimento al:

“monitoraggio,  controllo  e  verifica  degli  andamenti  della

finanza pubblica e analisi delle misure finalizzate al  miglioramento

della   qualita’   della   spesa,   con    particolare    riferimento

all’individuazione di indicatori di risultato semplici, misurabili  e

riferiti ai programmi di bilancio”.[7]

 

 

La proposta di modifica di legge

Come ho detto all’inizio, l’Anagrafe nazionale delle ricerche è stata istituita nel 1980 (articoli 63 e 64 del D.P.R. 11 luglio 1980, numero 382).

Il decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 ha disposto, tra l’altro, che l’articolo 64 è abrogato a partire dalla data di entrata in vigore di un decreto ministeriale che ridefinisca finalità e organizzazione dell’Anagrafe in parola.[8]

Ho cercato questo decreto ministeriale su internet, ma non sono riuscito a trovarlo.

Sul sito internet dell’Anagrafe nazionale delle ricerche[9], la cartella “Normativa” contiene delle leggi pertinenti[10], ma non questo decreto ministeriale.

Infine, ho scritto un’e-mail[11] alla persona responsabile dell’Anagrafe nazionale delle ricerche chiedendole di segnalarmi gli estremi di questo decreto ministeriale.

Alla data di pubblicazione di questo articolo sul mio sito internet[12], non ho ottenuto risposta.

Chiedo pertanto a ogni lettore che ne sia a conoscenza di comunicarmi gli estremi del decreto ministeriale in parola.

 

Nell’attesa di questa comunicazione e per tutte le ragioni che ho fin ora esposto, vi offro la mia proposta di modifica dell’articolo 64 del Decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, numero 382, (le modifiche sono in neretto):

 

1 – All’Anagrafe nazionale delle ricerche affluiranno tutte le notizie relative alle ricerche comunque finanziate, in tutto o in parte, con fondi a carico del bilancio dello Stato e/o di bilanci di enti pubblici, anche economici, e/o di soggetti partecipati in tutto o in parte dallo Stato e/o da enti pubblici, anche economici.  Sono fatte salve le disposizioni relative alla protezione dei segreti.

2 – Le amministrazioni, gli istituti e gli enti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca scientifica e tecnologica per poter accedere ai finanziamenti pubblici devono essere iscritti in apposito schedario a cura dell’anagrafe nazionale delle ricerche.

3 – Le amministrazioni e gli enti erogatori sono tenuti a comunicare all’Anagrafe nazionale i finanziamenti concessi per l’attività di ricerca.

4 – L’accesso alla totalità delle informazioni pubblicate sull’Anagrafe nazionale delle ricerche è consentito a chiunque, gratuitamente, via internet.

4 bis – Tutti coloro le cui ricerche sono finanziate, in tutto o in parte, con fondi a carico del bilancio dello Stato e/o di bilanci di enti pubblici, anche economici, e/o di bilanci di soggetti partecipati in tutto o in parte dallo Stato e/o da enti pubblici, anche economici, sono tenuti a pubblicare sull’Anagrafe nazionale delle ricerche le seguenti informazioni:

  1. a) quanti soldi hanno ricevuto;
  2. b) che uso ne hanno fatto;
  3. c) perché ne hanno fatto quell’uso;
  4. d) quali risultati hanno ottenuto.

4 ter – L’onere di cui alla lettera d del comma 4 bis che precede è adempiuto con una o più pubblicazioni a carattere scientifico reperibili o ottenibili via internet oppure ottenibili in formato cartaceo nel tempo ordinariamente necessario a presentare una richiesta via internet e ricevere la pubblicazione per posta cartacea.

4 quater – Fino all’integrale adempimento dell’onere di pubblicazione di cui al comma 4 bis che precede, i soggetti di cui al medesimo comma non possono ricevere altri finanziamenti pubblici.

5 – All’Anagrafe sovrintende [testo abrogato]

    2) il Ministro per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica o un suo delegato;

    [testo abrogato]

6 – [comma abrogato]

7 – Il Ministro per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica o un suo delegato si avvarrà per i supporti tecnici e amministrativi dei mezzi a disposizione del Ministero della pubblica istruzione e del relativo personale.

 

Propongo di abrogare il comma 5 (comitato che sovrintende all’Anagrafe nazionale delle ricerche) e il comma 6 (segretario del comitato in parola).

Al loro posto propongo che all’Anagrafe nazionale delle ricerche sovrintenda il Ministro per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica.

Infatti, se c’è l’obbligo di rendere noti al pubblico via internet i risultati di ogni ricerca scientifica e tecnologica finanziata in tutto o in parte con fondi pubblici, pena la impossibilità di ricevere altri finanziamenti pubblici, non è più necessario un comitato di undici persone che sovrintende all’Anagrafe nazionale delle ricerche.

 

Dalle modifiche che ho proposto non derivano nuove o maggiori spese a carico del bilancio dello Stato.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Cito da: https://anagrafenazionalericerche.cineca.it/arianna/contentpages/default.aspx

 

“Tutte le amministrazioni, gli istituti e gli enti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca scientifica e tecnologica per poter accedere ai finanziamenti pubblici devono essere iscritti allo schedario dell’Anagrafe.

Le Amministrazioni e gli Enti erogatori sono tenuti a comunicare all’Anagrafe Nazionale le notizie riguardanti i finanziamenti concessi per le attività di ricerca.

Lo scopo istituzionale dell’Anagrafe è raccogliere tutte le notizie relative alle ricerche finanziate, in tutto o in parte, con fondi a carico del bilancio dello stato o di bilanci di enti pubblici.”

 

 

[2] Cfr. www.normattiva.it

 

Articoli 63 e 64 del Decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, numero 382, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 31 luglio 1980, numero 209.

 

Articolo 63 Ricerca scientifica nelle Università

  L’Università è sede primaria della ricerca scientifica.

  Il Ministro della pubblica istruzione d’intesa con il Ministro incaricato del coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica promuoverà le necessarie forme di raccordo tra Università ed enti

pubblici di ricerca, compreso il Consiglio nazionale delle ricerche.

  Al fine di evitare ogni superflua duplicazione e sovrapposizione di strutture e di finanziamenti è istituita l’Anagrafe nazionale delle ricerche.

 

Articolo 64 Comitato per l’Anagrafe nazionale delle ricerche

  All’Anagrafe nazionale delle ricerche affluiranno tutte le notizie relative alle ricerche comunque finanziate, in tutto o in parte, con fondi a carico del bilancio dello Stato o di bilanci di enti pubblici.  Sono fatte salve le disposizioni relative alla protezione dei segreti.

  Le amministrazioni, gli istituti e gli enti pubblici e privati che svolgono attività di ricerca scientifica e tecnologica per poter accedere ai finanziamenti pubblici devono essere iscritti in apposito schedario a cura dell’anagrafe nazionale delle ricerche.

  Le amministrazioni e gli enti erogatori sono tenuti a comunicare all’Anagrafe nazionale i finanziamenti concessi per l’attività di ricerca.

  Le Università, le facoltà, i dipartimenti, gli istituti, il Consiglio nazionale delle ricerche e le altre amministrazioni ed enti interessati potranno accedere ai dati dell’Anagrafe nazionale delle

ricerche.

  All’Anagrafe sovrintende un comitato così composto:

    1) il Ministro della pubblica istruzione o un suo delegato;

    2) il Ministro per il coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica o un suo delegato;

    3) un rappresentante del Ministro della sanità;

    4) un rappresentante del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato;

    5) un rappresentante del Ministro dell’agricoltura;

    6) un rappresentante del Ministro per i beni culturali e ambientali;

    7) un rappresentante del Consiglio nazionale delle ricerche;

    8) due rappresentanti degli enti ed istituti pubblici di ricerca designati dal Ministro incaricato del coordinamento della ricerca scientifica e tecnologica;

    9) due rappresentanti eletti dai rettori delle Università;

    10) due rappresentanti eletti dal Consiglio universitario nazionale;

    11) il dirigente generale dell’istruzione universitaria o un suo delegato.

  Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario del Ministero della pubblica istruzione con qualifica non inferiore a primo dirigente.

  Il comitato si avvarrà per i supporti tecnici e amministrativi dei mezzi a disposizione del Ministero della pubblica istruzione e del relativo personale. (25)

——————-

AGGIORNAMENTO (25)

  Il D. Lgs. 5 giugno 1998, n. 204 ha disposto (con l’art. 7 comma 7) che è abrogato l’articolo 64 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto di cui alla lettera g) del comma 1 dell’articolo 2 della legge 9 maggio 1989, n. 168, come modificata dalla lettera e) del comma 4 del D. Lgs. 204/1980.

[Si veda la norma citata qui appresso]

 

Articolo 2, comma 1, lettera g, della legge 9 maggio 1989, numero 168, pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 11 maggio 1989, numero 108.

Art. 2. (Funzioni)

  1. Il Ministro [dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica]:

  1. g) coordina le funzioni relative all’Anagrafe nazionale delle ricerche, istituita ai sensi dell’articolo 63 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, ridefinendone con apposito decreto ministeriale finalità ed organizzazione, ed esercita altresì, nell’ambito di attività di ricerca scientifica e tecnologica, funzioni di supporto al monitoraggio e alla valutazione della ricerca, nonché di previsione tecnologica e di analisi di impatto delle tecnologie;

 

Articolo 6, comma 5, del decreto legislativo 27 luglio 199, numero 297, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 27 agosto 1999, numero 201.

Articolo 6 Modalità di attuazione,

comma 5:

  1. Il MURST [Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica] iscrive i progetti approvati e i soggetti fruitori degli interventi di cui al presente titolo nell’Anagrafe nazionale della ricerca.

 

 

[3] Pasqualino Montanaro, Roberto Torrini, Il sistema della ricerca pubblica in Italia, in:

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/altri-atti-convegni/2014-innovazione-italia/Montanaro-Torrini.pdf

 

“Nel settore della ricerca pubblica l’Italia investe meno della media europea. Se rapportato alle risorse impegnate e ai ricercatori, l’output risulta però elevato e la qualità media della ricerca, in larga parte condotta nelle università, non è molto lontana rispetto a paesi prossimi come la Francia, anche se con difficoltà di affermazione nelle punte più avanzate. Il sistema italiano, assai articolato e frammentato nei soggetti che vi operano e nelle fonti di finanziamento, risente di una scarsa attitudine all’applicazione dei risultati e alla collaborazione con le imprese, che a loro volta investono poco e incontrano difficoltà a collegare la propria attività di ricerca con gli input provenienti dai centri di ricerca pubblica. Il sistema sconta inoltre la mancanza di una chiara strategia che stabilisca gli obiettivi da raggiungere, disegni missioni e modelli organizzativi delle strutture di ricerca coerenti con gli obiettivi individuati e definisca le risorse necessarie al loro raggiungimento. La pressante necessità di un rilancio della capacità innovativa del Paese, infatti, non può prescindere da un sistema della ricerca pubblica adeguatamente finanziato ed efficientemente governato.”

 

 

[4] Canale TV: Rai 3

Trasmissione televisiva: Report

Puntata del 27 marzo 2017 “Ricercatori e ricercati” e successivi aggiornamenti

Disponibile su internet alla pagina:

https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Ricercatori-e-ricercati-eadf33e5-4ef3-441d-9e5e-4ddcae1861d1.html

“Il Consiglio Nazionale delle Ricerche gestisce un budget di circa un miliardo e duecento milioni di euro. Ma come lo fa? Una parte dei soldi della ricerca sono stati spesi in gonfiabili, ortaggi, vino, tappeti orientali. Dalle carte di un audit interno del Cnr di cui Report è venuto in possesso, emergono convegni contabilizzati più volte, richiesta di finanziamenti con firme false e progetti di ricerca inesistenti.”

 

Canale TV: Rai 3

Trasmissione televisiva: PresaDiretta

Stagione: 2016/2017, puntata “La ricerca tradita”

Disponibile su internet alla pagina:

https://www.raiplay.it/video/2016/09/Presa-diretta—La-ricerca-tradita-95583ee2-c810-46df-bc65-081f8c79eefe.html

“La puntata è dedicata al mondo della scienza italiana “La ricerca tradita”, un viaggio affascinante e doloroso nello stesso tempo. Quando capiremo che non si può uscire dalla crisi se non si sostiene la scienza con investimenti pubblici? E poi “Liste d’attesa”, si torna a parlare di Sanità, a cominciare dalle lunghissime liste d’attesa che costringono i cittadini a rivolgersi al privato, a rinunciare alle cure o addirittura a subire fenomeni di corruzione.”

 

In particolare la parte della puntata da ultimo citata nella quale si parla di finanziamenti pubblici alla ricerca scientifica in Italia:

https://www.raiplay.it/video/2016/09/La-ricerca-tradita-5dafab78-f580-45d4-bceb-9f4c3543f134.html

“Perché di anno in anno, di governo in governo, i finanziamenti pubblici per la Ricerca non fanno che ridursi? A PresaDiretta un affascinante e doloroso viaggio di Riccardo Iacona, Sabrina Carreras e Massimiliano Torchia in compagnia dei giovani ricercatori italiani e dei più importanti scienziati del nostro paese.”

 

 

[5] Tommaso Maccacaro (a cura di), La ricerca tradita Analisi di una crisi e prospettive di rilancio, Milano, 2007.

 

Andrea Piccaluga, La valorizzazione della ricerca scientifica Come cambia la ricerca pubblica e quella industriale, Milano, 2001.

 

 

[6] World Health Organization, Rolling updates on coronavirus disease (COVID-19), disponibile alla pagina :

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/events-as-they-happen

 

Public Health Emergency of International Concern declared

30 January 2020

WHO Director-General Dr Tedros Adhanom Ghebreyesus declared the 2019-nCoV outbreak a Public Health Emergency of International Concern, following a second meeting of the Emergency Committee convened under the International Health Regulations.

Acknowledging that cases have been reported in five WHO regions in one month, the Committee noted that early detection, isolating and treating cases, contact tracing and social distancing measures – in line with the level of risk – can all work to interrupt virus spread.”

 

Novel coronavirus disease named COVID-19

11 February 2020

Guidelines mandated that the name of the disease could not refer to a geographical location, an animal, an individual or group of people. It also needed to relate to the disease and be pronounceable. This choice will help guard against the use of other names that might be inaccurate or stigmatizing.”

 

[7] Articolo 4, comma 2, lettera a, della legge 31 dicembre 2009, numero 196 “Legge di contabilità e finanza pubblica”, pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 31 dicembre 2009, numero 303, supplemento ordinario numero 245, ed entrata in vigore il 1° gennaio 2010

 

[8] Si veda la nota 2.

 

[9] https://anagrafenazionalericerche.cineca.it/arianna/contentpages/default.aspx

 

[10] D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382

Decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204

Decreto legislativo 27 luglio 1999, n.297

 

[11] In data 18 aprile 2021.

 

[12] In data 24 aprile 2021.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

La media-conciliazione efficace

Gli organi di stampa danno notizia della proposta di ampliare il novero delle materie nelle quali l’esperimento della media-conciliazione è un requisito per la procedibilità della domanda in sede giudiziale civile.[1]

A oggi, la mancata partecipazione senza giustificato motivo al primo incontro della media-conciliazione è sanzionata con il fatto che il Giudice potrà trarne argomenti di prova nel successivo giudizio e con il pagamento di un importo di denaro pari a quello previsto per il contributo unificato.[2] [3]

Immaginate quale può essere l’efficacia deterrente di questa sanzione, ad esempio, nei confronti di una banca.

 

Un inasprimento della sanzione per la mancata partecipazione alla media-conciliazione obbligatoria non sarebbe utile per accrescerne il successo nella deflazione del numero delle cause civili pendenti.

Infatti, per vanificare il tutto sarebbe sufficiente che la parte meno diligente entrasse in mediazione per fare una proposta talmente abnorme da essere inaccettabile per la contro parte.

L’obbligo di riservatezza che la legge prevede per le dichiarazioni rese e per le informazioni acquisite in mediazione impedirebbe di dare qualsiasi rilievo giuridico a questo tipo di condotta.[4]

 

Dunque, come far sì che la media-conciliazione obbligatoria abbia un reale effetto deflattivo sul numero delle cause civili pendenti?

Penso che questo effetto possa ottenersi modificando l’articolo 5 del testo che disciplina la media-conciliazione obbligatoria[5] – il decreto legislativo 4 marzo 2010, numero 28 – secondo i seguenti punti:

  • 1° qualora la media-conciliazione obbligatoria abbia esito negativo, la controversia può essere devoluta unicamente a un arbitrato amministrato che si svolge in base a un regolamento nel quale siano previsti fin dall’inizio, tra l’altro, la sua durata massima, il suo costo complessivo e la mancata percezione del compenso da parte degli arbitri se non pronunceranno il lodo entro la durata massima prestabilita;
  • 2° possono essere arbitri nell’arbitrato di cui al 1° punti solamente dei professionisti del diritto che non siano dipendenti pubblici, a pena di nullità del lodo arbitrale e dei danni;
  • 3° il lodo pronunciato ai sensi del 1° punto ha l’efficacia della sentenza di primo grado esecutiva;
  • 4° l’appello contro il lodo pronunciato ai sensi del 1° punto è regolato dalle norme di cui al Libro IV, Titolo VIII, Capo V del codice di procedura civile (gli articoli 827-831) ed è devoluto al Tribunale ordinario in composizione monocratica;
  • 5° il provvedimento che definisce il giudizio di appello di cui al 4° punto può essere impugnato unicamente in Cassazione secondo le norme di cui al Libro II, Titolo III, Capo III del codice di procedura civile (gli articoli 360-394).

 

La modifica di legge corrispondente al 1° punto è necessaria per ottemperare all’articolo 25, comma 1, della Costituzione che afferma: “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”.

La modifica di legge corrispondente al 2° punto è necessaria per ottemperare all’articolo 98, comma 1, della Costituzione che recita: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”.

 

Le modifiche di legge contenute nei punti sopra elencati avranno un rilevante effetto deflattivo sul numero delle cause civili pendenti, perché incideranno sull’atteggiamento psicologico che la parte meno diligente ha nei confronti della media-conciliazione.

Oggi la parte meno diligente non ha un forte incentivo a trovare una soluzione alla lite in fase di media-conciliazione perché sa che l’esito negativo di quest’ultima port alla instaurazione di un giudizio civile che giunge a una sentenza definitiva dopo molti anni.

Al contrario, con le modifiche di legge sopra elencate, la parte meno diligente avrà interesse a trovare una composizione della lite in sede di media-conciliazione perché saprà che l’esito negativo di quest’ultima porterà a un giudizio arbitrale che si concluderà in tempi brevi e con un lodo con il valore di una sentenza di primo grado esecutiva.

 

In conclusione, l’art. 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010, numero 28, va modificato nel modo seguente (le modifiche sono in grassetto):

 

“1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero i procedimenti previsti dal decreto legislativo  8 ottobre 2007, n. 179, e dai rispettivi regolamenti di attuazione ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 187-ter del Codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, per le materie ivi regolate. Qualora la media-conciliazione obbligatoria abbia esito negativo, la controversia può essere devoluta unicamente a un arbitrato amministrato che si svolge in base a un regolamento nel quale siano previsti fin dall’inizio, tra l’altro, la sua durata massima, il suo costo complessivo e la mancata percezione del compenso da parte degli arbitri se non pronunceranno il lodo entro la durata massima prestabilita. Nell’arbitrato di cui al periodo precedente, possono essere arbitri solamente dei professionisti del diritto che non siano dipendenti pubblici, a pena di nullità del lodo arbitrale e dei danni. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda in sede arbitrale. A decorrere dall’anno 2018, il Ministro della giustizia riferisce annualmente alle Camere sugli effetti prodotti e sui risultati conseguiti dall’applicazione delle disposizioni del presente comma.  L’improcedibilità deve essere eccepita da una o più parti o rilevata d’ufficio da uno o più componenti del collegio arbitrale, a pena di decadenza, non oltre il giorno di inizio del procedimento arbitrale. Qualora venga rilevato che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, il collegio arbitrale fissa il prosieguo dell’arbitrato dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo il collegio arbitrale provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il periodo di tempo dal giorno in cui è stata rilevata l’improcedibilità per mancato esperimento della mediazione, o è stata rilevata la pendenza di quest’ultima, fino alla data fissata per il prosieguo dell’arbitrato non si conta nella durata massima del procedimento arbitrale. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.

 

  2. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il collegio arbitrale, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione; in tal caso, l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda in sede arbitrale. Il provvedimento di cui al periodo precedente è adottato prima della chiusura della istruzione probatoria nel procedimento arbitrale. Il collegio arbitrale fissa la data del prosieguo dell’arbitrato dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non è già stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il periodo di tempo dal giorno in cui è stato disposto l’esperimento del procedimento di mediazione fino alla data fissata per il prosieguo dell’arbitrato viene contato nella durata massima del procedimento arbitrale.

 

  2-bis. Quando l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda in sede arbitrale, la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo o senza un rinvio per il prosieguo della mediazione.

 

  3. Lo svolgimento della mediazione non preclude in ogni caso la concessione dei provvedimenti urgenti e cautelari, né la trascrizione della domanda in sede arbitrale. Il lodo pronunciato ai sensi del comma 1-bis ha l’efficacia della sentenza di primo grado esecutiva. L’appello contro il lodo pronunciato ai sensi del comma 1-bis è regolato dalle norme di cui al Libro IV, Titolo VIII, Capo V del codice di procedura civile ed è devoluto al Tribunale ordinario in composizione monocratica. Il provvedimento che definisce il giudizio di appello di cui al periodo precedente può essere impugnato unicamente in Cassazione secondo le norme di cui al Libro II, Titolo III, Capo III del codice di procedura civile.

 

  4. I commi 1-bis e 2 non si applicano:

a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione;

b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura civile;

c) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice di procedura civile;

d) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’articolo 703, terzo comma, del codice di procedura civile;

e) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata;

f) nei procedimenti in camera di consiglio;

g) nell’azione civile esercitata nel processo penale;

 

  5. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis, dal comma 2 e dal comma 3 e salvo quanto disposto dal comma 4, se il contratto, lo statuto ovvero l’atto costitutivo dell’ente prevedono una clausola di mediazione o conciliazione e il tentativo non risulta esperito, il collegio arbitrale, su eccezione di una o più parti o d’ufficio, a pena di decadenza, non oltre il giorno di inizio del procedimento arbitrale assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e fissa, la data per il prosieguo dell’arbitrato dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo il collegio arbitrale fissa la data per il prosieguo dell’arbitrato quando la mediazione o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma non conclusi. Il periodo di tempo dal giorno in cui è stato rilevato il mancato esperimento della mediazione, o è stata rilevata la pendenza di quest’ultima, fino alla data fissata per il prosieguo dell’arbitrato non si conta nella durata massima del procedimento arbitrale. La domanda è presentata davanti all’organismo indicato dalla clausola, se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti ad un altro organismo iscritto, fermo il rispetto del criterio di cui all’articolo 4, comma 1. In ogni caso, le parti possono concordare, successivamente al contratto o allo statuto o all’atto costitutivo, l’individuazione di un diverso organismo iscritto.

 

  6. Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’articolo 11 presso la segreteria dell’organismo.”

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Ermes Antonucci, Salvare la giustizia con le mediazioni. Appunti per Cartabia, Il Foglio, 17 marzo 2021, in:

https://www.ilfoglio.it/giustizia/2021/03/17/news/salvare-la-giustizia-con-le-mediazioni-appunti-per-cartabia-2038771/

“Occorre evitare il disastro, dunque, soprattutto se si considera che già da anni ormai l’Italia è fanalino di coda delle classifiche internazionali sull’efficienza della giustizia civile. I fondi previsti dal Recovery Plan rappresentano un’opportunità unica per rilanciare il settore e per Cartabia una delle priorità sarà costituita dal rafforzamento delle misure alternative di risoluzione delle controversie, come mediazione, negoziazione e conciliazione: “E’ un dato di esperienza consolidata che le forme alternative di risoluzione producano effetti virtuosi sull’amministrazione della giustizia. Tutt’altro che alternative, queste forme rivestono un ruolo di complementarietà e di coesistenza”, ha dichiarato Cartabia.”.

 

 

Liana Milella, Il piano della ministra Cartabia: “Accelerare i tempi della giustizia senza dividersi in Parlamento”, la Repubblica, 15 marzo 2021, in:

https://www.repubblica.it/politica/2021/03/15/news/cartabia_accelerare_i_tempi_della_giustizia_senza_dividersi_in_parlamento_-292388497/

“Per la giustizia civile Cartabia propone un ricorso più massiccio agli strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie, la mediazione, la negoziazione, la conciliazione che, come dimostra l’esempio di altri Paesi, “producono effetti virtuosi di alleggerimento dell’amministrazione della giustizia”. 

 

 

Giuseppe Pipitone, Cartabia: “Non vanificare il lavoro svolto dal precedente governo. Ci sono lacune sulle attività di lobbying e sul conflitto d’interessi”, il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2021, in:

 https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/15/cartabia-non-vanificare-il-lavoro-svolto-dal-precedente-governo-ci-sono-lacune-sulle-attivita-di-lobbying-e-il-conflitto-dinteressi/6127462/

“Il tema della durata dei procedimenti è fondamentale non solo sul fronte penale ma soprattutto su quello civile: in questo senso Cartabia ha lanciato una sorta di allarme. “Le soluzioni negoziali si renderanno tanto più necessarie nel contesto attuale in cui gli effetti economici della pandemia stanno determinando grandi squilibri: la giustizia preventiva e consensuale rappresenterà una strada necessaria per la possibile esplosione del contezioso, quando cesseranno gli effetti dei provvedimenti che bloccano sfratti e licenzimenti. Occorre prepararsi per tempo”, ha avvertito la ministra che si è detta favorevole a misure alternative di risoluzione delle controversie, come mediazione, negoziazione e conciliazione: “Strumenti dotati di un grande potezianale, in particolare nel nostro ordinamento. E’ un dato di esperienza consolidata che le forme alternative di risoluzione producano effetti virtuosi sull’ammstrazione della giustizia. Tutt’altro che alternative, queste forme rivestono un ruolo di complementarietà e di coesistenza”. Secondo Cartabia “è tempo di ripensare il rapporto tra processo davanti al giudice e strumenti di mediazione, offrendo anche la giudice la possibilità di incoraggiare misure alternative, attraverso musure premiali”.”

 

 

[2] “Il contributo unificato è un tributo che deve pagare colui che intraprende una causa civile, amministrativa o di lavoro, se non è in possesso dei requisiti che gli consentono di accedere al gratuito patrocinio.”. Cito da:

https://www.laleggepertutti.it/284936_contributo-unificato-cose#:~:text=Il%20contributo%20unificato%20%C3%A8%20un,di%20accedere%20al%20gratuito%20patrocinio.

 

 

[3] Decreto Legislativo 4 marzo 2010, numero 28, articolo 8 “Procedimento”, comma 4-bis:

“4-bis. Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.”

 

 

[4] Decreto Legislativo 4 marzo 2010, numero 28, articolo 9 “Dovere di riservatezza”:

“1.  Chiunque presta la propria opera o il proprio servizio nell’organismo o comunque nell’ambito del procedimento di mediazione è tenuto all’obbligo di riservatezza rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite durante il procedimento medesimo.

  1. Rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite nel corso delle sessioni separate e salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni, il mediatore è altresì tenuto alla riservatezza nei confronti delle altre parti.”

 

 

[5] Il testo attualmente in vigore dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010, numero 28, è il seguente (cito dal sito www.normattiva.it):

 

“Art. 5

       Condizione di procedibilita’ e rapporti con il processo

 

  1. Chi intende esercitare in giudizio un’azione  relativa  ad  una

controversia in materia  di  condominio,  diritti  reali,  divisione,

successioni  ereditarie,  patti  di  famiglia,  locazione,  comodato,

affitto  di  aziende,  risarcimento   del   danno   derivante   dalla

circolazione di veicoli e natanti, da  responsabilita’  medica  e  da

diffamazione  con  il  mezzo  della  stampa  o  con  altro  mezzo  di

pubblicita’, contratti assicurativi, bancari e finanziari, e’  tenuto

preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del

presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal

decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179,  ovvero  il  procedimento

istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo  unico  delle

leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto  legislativo

1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie

ivi  regolate.  L’esperimento  del  procedimento  di  mediazione   e’

condizione    di    procedibilita’    della    domanda    giudiziale.

L’improcedibilita’ deve essere eccepita  dal  convenuto,  a  pena  di

decadenza, o rilevata d’ufficio  dal  giudice,  non  oltre  la  prima

udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione e’ gia’ iniziata, ma

non si e’ conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza  del

termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo  provvede  quando  la

mediazione non e’ stata  esperita,  assegnando  contestualmente  alle

parti il termine  di  quindici  giorni  per  la  presentazione  della

domanda di mediazione. Il presente comma non si applica  alle  azioni

previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del  consumo  di

cui al decreto legislativo 6 settembre 2005,  n.  206,  e  successive

modificazioni. (3)

  1-bis. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a  una

controversia in materia  di  condominio,  diritti  reali,  divisione,

successioni  ereditarie,  patti  di  famiglia,  locazione,  comodato,

affitto   di   aziende,   risarcimento   del   danno   derivante   da

responsabilita’ medica e sanitaria e da  diffamazione  con  il  mezzo

della  stampa  o  con   altro   mezzo   di   pubblicita’,   contratti

assicurativi,   bancari   e   finanziari,   e’   tenuto,    assistito

dall’avvocato,  preliminarmente  a  esperire   il   procedimento   di

mediazione ai  sensi  del  presente  decreto  ovvero  i  procedimenti

previsti dal decreto legislativo  8  ottobre  2007,  n.  179,  e  dai

rispettivi regolamenti di attuazione ovvero il procedimento istituito

in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico  delle  leggi  in

materia bancaria e  creditizia  di  cui  al  decreto  legislativo  1°

settembre  1993,  n.  385,  e  successive  modificazioni,((ovvero  il

procedimento istituito in attuazione dell’articolo 187-ter del Codice

delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo 7 settembre

2005, n. 209,))  per  le  materie  ivi  regolate.  L’esperimento  del

procedimento di mediazione  e’  condizione  di  procedibilita’  della

domanda giudiziale. A decorrere dall’anno  2018,  il  Ministro  della

giustizia riferisce annualmente alle Camere sugli effetti prodotti  e

sui risultati conseguiti  dall’applicazione  delle  disposizioni  del

presente  comma.  L’improcedibilita’   deve   essere   eccepita   dal

convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non

oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che  la  mediazione  e’

gia’ iniziata, ma non si e’ conclusa,  fissa  la  successiva  udienza

dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso  modo

provvede quando la  mediazione  non  e’  stata  esperita,  assegnando

contestualmente alle parti il  termine  di  quindici  giorni  per  la

presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma  non  si

applica alle azioni previste dagli articoli 37,  140  e  140-bis  del

codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.

206, e successive modificazioni.(4) (6) ((8))

  1. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo  quanto  disposto

dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di  giudizio  di  appello,

valutata la  natura  della  causa,  lo  stato  dell’istruzione  e  il

comportamento  delle   parti,   puo’   disporre   l’esperimento   del

procedimento  di  mediazione;  in   tal   caso,   l’esperimento   del

procedimento di mediazione  e’  condizione  di  procedibilita’  della

domanda giudiziale anche in sede di appello. Il provvedimento di  cui

al periodo precedente e’ adottato prima dell’udienza di  precisazione

delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non e’ prevista,  prima

della discussione della causa. Il giudice fissa la successiva udienza

dopo la scadenza del termine di  cui  all’articolo  6  e,  quando  la

mediazione non e’ gia’ stata avviata,  assegna  contestualmente  alle

parti il termine  di  quindici  giorni  per  la  presentazione  della

domanda di mediazione.(4)

  2-bis. Quando  l’esperimento  del  procedimento  di  mediazione  e’

condizione di procedibilita’ della domanda giudiziale  la  condizione

si considera avverata se il primo incontro dinanzi  al  mediatore  si

conclude senza l’accordo.(4)

  1. Lo svolgimento della mediazione non preclude in  ogni  caso  la

concessione  dei  provvedimenti   urgenti   e   cautelari,   ne’   la

trascrizione della domanda giudiziale.

  1. I commi 1-bis e 2 non si applicano:
  2. a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino

alla pronuncia sulle  istanze  di  concessione  e  sospensione  della

provvisoria esecuzione;

  1. b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino  al

mutamento del rito di cui all’articolo 667 del  codice  di  procedura

civile;

  1. c) nei procedimenti di consulenza  tecnica  preventiva  ai  fini

della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice

di procedura civile;

  1. d) nei  procedimenti  possessori,  fino   alla   pronuncia   dei

provvedimenti di cui all’articolo 703, terzo  comma,  del  codice  di

procedura civile;

  1. e) nei procedimenti di opposizione o incidentali  di  cognizione

relativi all’esecuzione forzata;

  1. f) nei procedimenti in camera di consiglio;
  2. g) nell’azione civile esercitata nel processo penale; (4)
  3. Fermo quanto previsto dal comma 1-bis e salvo  quanto  disposto

dai  commi  3  e  4,  se  il  contratto,  lo  statuto  ovvero  l’atto

costitutivo  dell’ente  prevedono  una  clausola  di   mediazione   o

conciliazione e il tentativo  non  risulta  esperito,  il  giudice  o

l’arbitro, su  eccezione  di  parte,  proposta  nella  prima  difesa,

assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione

della domanda di mediazione e fissa la  successiva  udienza  dopo  la

scadenza del termine di cui  all’articolo  6.  Allo  stesso  modo  il

giudice o l’arbitro fissa la successiva udienza quando la  mediazione

o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma  non  conclusi.  La

domanda e’ presentata davanti all’organismo indicato dalla  clausola,

se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti  ad  un  altro

organismo  iscritto,  fermo  il  rispetto   del   criterio   di   cui

all’articolo 4, comma 1. In ogni caso, le parti  possono  concordare,

successivamente al contratto o allo statuto o  all’atto  costitutivo,

l’individuazione di un diverso organismo iscritto.(4)

  1. Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di

mediazione produce  sulla  prescrizione  gli  effetti  della  domanda

giudiziale. Dalla stessa data, la  domanda  di  mediazione  impedisce

altresi’ la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce

la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo  termine

di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’articolo

11 presso la segreteria dell’organismo.

 

————-

AGGIORNAMENTO (3)

  La Corte Costituzionale, con sentenza 24 ottobre 2012 – 6  dicembre

2012, n. 272 (in G.U. 1a  s.s.  12/12/2012,  n.  49),  ha  dichiarato

“l’illegittimita’  costituzionale  dell’articolo  5,  comma  1,   del

decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Attuazione dell’articolo  60

della  legge  18  giugno  2009,  n.  69,  in  materia  di  mediazione

finalizzata  alla   conciliazione   delle   controversie   civili   e

commerciali)”.

  Ha inoltre dichiarato “in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27

della legge 11 marzo 1953, n. 87  (Norme  sulla  costituzione  e  sul

funzionamento   della   Corte    costituzionale),    l’illegittimita’

costituzionale: […] b) dell’art. 5, comma  2,  primo  periodo,  del

detto decreto legislativo, limitatamente alle  parole  «Fermo  quanto

previsto dal comma 1 e», c) dell’art. 5, comma 4, del  detto  decreto

legislativo, limitatamente alle parole «I commi 1 e»; d) dell’art. 5,

comma 5 del detto  decreto  legislativo,  limitatamente  alle  parole

«Fermo quanto previsto dal comma 1 e»”.

————-

AGGIORNAMENTO (4)

  Il D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito con  modificazioni  dalla

  1. 9 agosto 2013, n. 98 ha disposto (con l’art. 84, comma 2) che ” Le

disposizioni di cui al comma 1 si  applicano  decorsi  trenta  giorni

dall’entrata in  vigore  della  legge  di  conversione  del  presente

decreto.”

————-

AGGIORNAMENTO (6)

  Il D.Lgs. 6 agosto 2015, n. 130 ha disposto (con l’art. 2, comma 1)

che “Le disposizioni del presente decreto,  concernenti  l’attuazione

del regolamento  (UE)  n.  524/2013  del  Parlamento  europeo  e  del

Consiglio, del  21  maggio  2013,  relativo  alla  risoluzione  delle

controversie online dei consumatori, si applicano a decorrere  dal  9

gennaio 2016″.

————-

AGGIORNAMENTO (8)

  Il D.Lgs. 21 maggio 2018, n. 68 ha disposto (con l’art. 4, comma 7)

che “Le disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 del presente  decreto

legislativo trovano applicazione dal 1° ottobre 2018, conformemente a

quanto previsto dalla direttiva (UE) 2018/411 del Parlamento  europeo

e del Consiglio, che modifica la direttiva (UE)  2016/97  per  quanto

riguarda la data di applicazione delle misure  di  recepimento  degli

Stati membri”.”

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com