La federazione dei gruppi etnici africani

Questo articolo parla della necessità di ridisegnare i confini interni del continente africano in modo che esso divenga una federazione dei gruppi etnici in esso presenti.

 

La questione da affrontare

 

Da diversi anni si assiste a un costante fenomeno di migrazione di persone dall’Africa all’Europa.[1]

 

In maggioranza, si tratta di persone giovani[2], in salute[3], in età lavorativa[4] e in cerca di un futuro migliore di quello che può offrirgli la loro realtà di provenienza[5].

 

L’intensità del fenomeno migratorio in parola è tale da causare vari problemi nei Paesi di transito e di destinazione finale, tra i quali: ordine pubblico[6], salute[7], decoro urbano[8], occupazione[9], convivenza[10].

 

 

Le azioni fin ora poste in essere mirano a facilitare l’integrazione dei nuovi arrivati nel Paese di destinazione[11], oppure a migliorare le condizioni di vita nei Paesi di loro provenienza[12].

 

Queste iniziative sono lodevoli, ma hanno il difetto di non affrontare la causa che si trova al fondamento del fenomeno migratorio in esame.

 

 

La causa del fenomeno migratorio

 

Per comprendere quale sia questa causa, è necessario ripassare la storia recente dell’Africa.

I fattori che hanno determinato il regolamento dei confini in Africa sono stati: l’interesse nazionale, l’intraprendenza individuale, l’arbitrio e le circostanze del momento.[13]

Nessun peso in questo processo è stato dato alla futura pacifica convivenza sociale delle popolazioni locali.[14]

Il risultato finale di tutto questo è che, ancora oggi, diversi gruppi etnici sono inclusi all’interno di un medesimo Stato africano e che il confine di due o più Stati africani divide il territorio di un medesimo gruppo etnico.[15]

 

 

Bisogna avere ben presente che la storia e la cultura del continente africano non possono essere giudicate in base alla storia e alla cultura di altri continenti.

Le peculiarità delle culture sociale e politica africane possono apparire non al passo con i tempi agli occhi di chi abitualmente risiede in un altro continente.

Questo, tuttavia, non autorizza a condurre la società e la politica africane in base a dei concetti provenienti da storie e culture estranee al contesto africano.

 

 

Tenendo a mente questo, bisogna dire che, salvo poche eccezioni, l’appartenenza sociale in Africa si basa sul gruppo etnico, NON sul concetto di Stato.[16]

Di conseguenza, la scelta di tracciare i confini degli Stati africani includendo diversi gruppi etnici all’interno del medesimo Stato o frazionando un medesimo gruppo etnico nel territorio di più Stati comporta inevitabilmente l’instabilità permanente degli Stati interessati.

 

Per arginare questa instabilità, si è fatto e si fa tuttora molto spesso ricorso all’uso della forza da parte del gruppo etnico dominante sugli altri gruppi etnici presenti all’interno dei confini dello Stato.

Questa è la causa all’origine del fenomeno migratorio dall’Africa verso altri Paesi, prevalentemente europei.[17]

Le conseguenze sono molteplici.

Tra esse vi sono la debolezza dei fattori costitutivi della democrazia negli Stati africani e la povertà.

 

Le soluzioni poste in campo oggi

 

Chiarita la causa del fenomeno migratorio in esame, riusciamo a comprendere bene perché esso non possa essere posto sotto controllo facilitando l’integrazione dei nuovi arrivati nel Paese di destinazione, oppure migliorando le condizioni di vita nei Paesi di loro provenienza.

Queste azioni, infatti, mirano a promuovere l’integrazione in Europa, oppure ad accrescere i fattori costitutivi della democrazia e contrastare la povertà in Africa.

Queste ora elencate, tuttavia, non sono la causa al fondamento del fenomeno migratorio in atto.

In altre parole, le azioni fino a oggi poste in essere per porre sotto controllo il fenomeno migratorio dall’Africa all’Europa sono eticamente lodevoli, ma idonee al loro scopo perché non si indirizzano verso la causa di esso.

 

 

Altre possibili soluzioni

 

1 – Accoglienza generalizzata

 

Alcuni propongono di affrontare il fenomeno migratorio in atto dall’Africa all’Europa con una accoglienza generalizzata: aprire i porti e le frontiere, stabilire corridoi di accesso sicuri in Europa.

A prescindere dalle scelte di ciascuno in materia di religione, per valutare questa proposta, bisogna tenere presente che un essere umano non ha solo una parte immateriale, ma ha anche un corpo.

Il corpo umano ha bisogno di cibo, bevande, vestiti, un lavoro, una dimora e, in caso di malattia, dei medicinali.

Per quanto a mia conoscenza, nessuno a oggi ha dato la prova di poter fornire tutto questo in Europa a tutte le persone del continente africano che la proposta in esame vorrebbe accogliere.

Del pari, non conosco alcuna motivazione la quale, in caso di attuazione della proposta in esame, sia in grado di evitare la così detta “guerra tra poveri”.

Mi riferisco a una motivazione che sia in grado di giustificare l’assegnazione di tutto quanto ho detto poc’anzi (cibo, bevande, vestiti, lavoro, dimora, medicinali) a delle persone in stato di bisogno provenienti dall’estero e non in primo luogo ai cittadini che si trovano in stato di bisogno.

 

2 – Chiusura delle frontiere

 

Altri propongono l’esatto contrario: la chiusura delle frontiere terrestri, marittime e aeree.

 

La pressione migratoria in atto, i costi organizzativi ed economici per attuare questa proposta e infine le necessità dell’economia e della demografia dei Paesi europei rendono poco praticabile questa strada sul lungo periodo.

 

3 – Accoglienza programmata

 

La via di mezzo tra queste due proposte è la più promettente: dare ingresso a un numero di persone corrispondenti alle necessità del sistema produttivo di ogni Paese europeo, oltre a una quota di persone con un permesso di soggiorno di un anno – non rinnovabile – durante il quale essi possono darsi da fare per avviare una nuova esistenza secondo le loro capacità e competenze.

 

 

Qualunque sia la vostra opinione, nessuna di queste prime tre proposte affronta la causa che abbiamo visto essere al fondamento del fenomeno migratorio dall’Africa in Europa.

 

4 – La federazione dei gruppi etnici africani

 

Per affrontare la causa in parola propongo una soluzione nuova: ridisegnare i confini interni del continente africano in modo che esso divenga una federazione dei gruppi etnici in esso presenti.

Propongo che la federazione abbia competenze esclusive in materia di politica estera, difesa, moneta e commercio con l’esterno del continente e che le rimanenti competenze siano esercitate dai singoli gruppi etnici nel loro territorio.

 

L’attuazione di questa proposta produrrebbe molteplici benefici.

Sparirebbe l’instabilità data dalla presenza di vari gruppi etnici all’interno del medesimo Stato o causata dal frazionamento di un gruppo etnico all’interno di più Stati, perché non ci sarebbero più gli attuali Stati africani, ma una federazione dei gruppi etnici dotata delle competenze che ho poc’anzi elencato.

I gruppi etnici nomadi eserciterebbero le loro competenze nel territorio nel quale essi si trovano durante il loro migrare.

Le dispute di confine tra gruppi etnici verrebbero mediate e composte dalla federazione.

Le pressioni sui governi dei Paesi africani perché aggiudichino le loro risorse a un acquirente piuttosto che a un altro scomparirebbero – e con esse scomparirebbe anche il neo colonialismo – perché la federazione dei gruppi etnici aggiudicherebbe le risorse tramite un’asta pubblica che ha luogo via internet in inglese.

I proventi dell’asta andrebbero per due terzi al gruppo etnico nel cui territorio le risorse si trovano, mentre il restante un terzo sarebbe assegnato alla federazione.

 

 

Il risultato complessivo sarebbe la liberazione del continente africano dalla causa delle sue piaghe e la possibilità per esso di camminare autonomamente assieme al resto del mondo.

 

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Fabio Colombo, Quanti sono gli immigrati in Italia e in Europa, 10 ottobre 2020, in:

https://www.lenius.it/quanti-sono-gli-immigrati-in-italia-e-in-europa/

 

Rotte di migranti nel Mediterraneo, in: https://it.wikipedia.org/wiki/Rotte_di_migranti_nel_Mediterraneo

 

Diaspora africana, in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Diaspora_africana#Europa

 

Si veda anche Rotte africane dei migranti, in: https://it.wikipedia.org/wiki/Rotte_africane_dei_migranti

 

Si veda anche Le grandi migrazioni? Sono all’interno dell’Africa, in:

https://www.truenumbers.it/migrazioni-in-africa/

 

 

[2] Quanti anni hanno gli immigrati extracomunitari in Italia, in: https://www.truenumbers.it/immigrati-extracomunitari-eta/

 

 

[3] Istituto Superiore di Sanità, Dall’Oms Europa un rapporto sulla salute delle popolazioni rifugiate e migranti, 7 febbraio 2019, in:

https://www.epicentro.iss.it/migranti/salute-rifugiati-migranti-oms-2019

 

“Migranti e rifugiati godono di buona salute ma possono essere esposti a vari rischi durante il viaggio o il soggiorno nei Paesi di destinazione a causa delle condizioni di vita, dei cambiamenti nel loro stile di vita e nell’alimentazione, e dello stress.”

 

 

World Health Organization, Regional Office for Europe, Collection and integration of data on refugee and migrant health in the WHO European Region: policy brief (2021), 2021, in:

https://www.euro.who.int/en/health-topics/health-determinants/migration-and-health/publications/2021/collection-and-integration-of-data-on-refugee-and-migrant-health-in-the-who-european-region-policy-brief-2021

 

World Health Organization, Regional Office for Europe, Collection and integration of data on refugee and migrant health in the WHO European Region. Technical Guidance, 2020, in:

https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/337694/9789289055369-eng.pdf

 

World Health Organization, Regional Office for Europe, Migrant health data collection – leaving no one behind, 18 dicembre 2020, video, in:

https://www.youtube.com/watch?v=druQZUxoVwA

 

 

[4] Gli immigrati lavorano lo 0,8% in più degli italiani, in:

https://www.truenumbers.it/lavoro-stranieri/

 

“tra i grandi Paesi europei l’Italia è l’unico nel quale gli stranieri mostrano un tasso di occupazione superiore rispetto ai nativi”

 

 

[5] Angelo Ferrari, I veri motivi che spingono la gente a fuggire dall’Africa verso l’Europa, 15 maggio 2019, in:

https://www.agi.it/estero/migranti_sbarchi_poverta-5485413/news/2019-05-15/

“Non si scappa solo dalla povertà, ma dalle attese deluse. Aiutare a casa loro vuol dire costruire opportunità, non dare palliativi

Spesso non sono i più poveri, anzi. Di solito sono giovani che non riescono a soddisfare le aspirazioni che animano ogni giovane del mondo: studiare, trovare un lavoro, avere condizioni economiche e servizi adeguati alle esigenze normali di un essere umano.”

 

 

Roxanna Azimy, Migrazione Dall’Africa All’Europa: Fatti E Finzione, 12 gennaio 2020, in:

https://euro-babble.eu/it/2020/01/12/migracion-africana-a-europa-hechos-y-ficcion/

 

“Un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe, getta luce sulle principali ragioni per cui i migranti lasciano l’Africa per l’Europa.

Il rapporto ha intervistato 1970 migranti provenienti da 39 paesi africani in 13 nazioni europee, che hanno tutti segnalato di essere arrivati in Europa con mezzi irregolari e non per motivi legati all’asilo o alla protezione.”

 

 

United Nations Development Programme, Scaling Fences, October 21st, 2019, in: https://www.undp.org/content/undp/en/home/librarypage/democratic-governance/ScalingFences.html

 

“The Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe report presents the results of an extensive study exploring the perspectives and experiences of 1970 individuals who migrated through irregular routes from Africa to Europe, originating from 39 African countries.

 

Its aim is to contribute to a better understanding of the relationship between migration and development. The Scaling Fences report is the second major review of contemporary development issues affecting Africa to be published by UNDP’s Regional Bureau for Africa.

 

Highlights

  • 58% of respondents were either earning (49%) or in school (9%) at the time of their departure. For a majority of those earning, income appears to have been competitive in the national context.
  • For 66% of respondents earning, or the prospect of earning, was not a factor that constrained the decision to migrate.
  • 62% of respondents felt they had been treated unfairly by their governments, with many pointing to ethnicity and political views as reasons for perception of unfair treatment.
  • 77% felt that their voice was unheard or that their country’s political system provided no opportunity through which to exert influence on government.
  • 41% of respondents said ‘nothing’ would have changed their decision to migrate to Europe Average earnings in Europe far outstrip average earnings in Africa, even in real terms.
  • 67% of those who did not want to stay permanently in Europe said their communities would be happy if they returned, compared to 41% of those who did want to live permanently in Europe.”

 

 

United Nations Development Programme, Regional Bureau for Africa, The Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe, 2019.

Full document download in .pdf format from:

https://www.undp.org/content/dam/rba/docs/Reports/UNDP-Scaling-Fences-EN-2019.pdf

 

 

[6] Franco Pesaresi, Gli stranieri delinquono di più?, 10 ottobre 2019, in:

https://welforum.it/il-tasso-di-criminalita-degli-stranieri/

 

Riccardo Saporiti, Immigrati e reati, la correlazione che c’è. E che non c’è, 8 novembre 2018, in:

https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/11/08/immigrati-e-reati-la-correlazione-che-ce-e-che-non-ce/

 

Quanto delinquono gli stranieri: i dati delle denunce, in:

https://www.truenumbers.it/reati-degli-immigrati/

 

In Europa ci sono 2,1 milioni di persone espulse, in:

https://www.truenumbers.it/espulsioni-di-immigrati-clandestini/ 

 

 

[7] Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale – Regione Lazio, Salute degli immigrati e delle popolazioni vulnerabili, in:

https://www.deplazio.net/it/immigrati

 

 

[8] Redazione Voce di Strada, Capaccio, decoro urbano e integrazione: migranti volontari in città, 27 maggio 2020, in:

http://vocedistrada.it/articoli-2/attualita/capaccio-decoro-urbano-ed-integrazione-migranti-volontari-in-citta/

 

Redazione Gazzetta di Napoli, Manifesto della comunità di immigrati per il decoro urbano al Vasto, 31 maggio 2018, in:

https://www.gazzettadinapoli.it/notizie/manifesto-della-comunita-di-immigrati-per-il-decoro-urbano-al-vasto/

 

A.N.C.I. – Associazione Nazionale Comuni Italiani, Immigrazione – Progetto ‘Perugia In’, Cicchi: “Impegno collettivo per inclusione e decoro urbano, 16 maggio 2017, in:

http://www.anci.it/immigrazione-progetto-perugia-in-cicchi-impegno-collettivo-per-inclusione-e-decoro-urbano/

 

PRESSENZA – Agenzia Stampa Internazionale, Parma – Redazione Italia, Parma: i migranti protagonisti del decoro urbano, 28 febbraio 2017, in:

https://www.pressenza.com/it/2017/02/parma-migranti-protagonisti-del-decoro-urbano/

 

 

[9] Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali della Repubblica italiana, Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, X rapporto annuale. Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia, luglio 2020, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Decimo%20Rapporto%20Annuale%20-%20Gli%20stranieri%20nel%20mercato%20del%20lavoro%20in%20Italia%202020/X-Rapporto-Annuale-stranieri-nel-mercato-del-lavoro-in-Italia.pdf

 

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali della Repubblica italiana, Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, IX rapporto annuale. Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia. Sintesi delle principali evidenze e Prospettiva internazionale, 2019, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Nono%20Rapporto%20Annuale%20-%20Gli%20stranieri%20nel%20mercato%20del%20lavoro%20in%20Italia%202019/Sintesi-IX-Rapporto-ita-e-ing.pdf

 

 

[10] Alfredo Agustoni, Alfredo Alietti, Migrazioni, politiche urbane e abitative: dalla dimensione europea alla dimensione locale Rapporto 2010, Milano, 2011, in:

http://www.integrazionemigranti.gov.it/archiviodocumenti/Documents/Politiche%20urbane%20e%20abitative.pdf

 

Umberto Melotti, Immigrazione e conflitti urbani in Europa Migration and urban conflicts in Europe, Quaderni di sociologia, 43/2007, pagg. 115-139, in:

https://journals.openedition.org/qds/957

 

 

[11] A.S.G.I. – Associazione sugli Studi Giuridici sull’Immigrazione, L’esternalizzazione delle frontiere e della gestione dei migranti: politiche migratorie dell’Unione Europea ed effetti giuridici, dicembre 2019, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2020/01/2020_1_Documento-Asgi-esternalizzazione.pdf

 

Ministero dell’Interno della Repubblica italiana, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, Piano nazionale d’integrazione dei titolari di protezione internazionale, 26 settembre 2017, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.interno.gov.it/sites/default/files/piano-nazionale-integrazione.pdf

 

Ministero dell’Interno della Repubblica italiana, Le iniziative di buona accoglienza e integrazione dei migranti in Italia. Modelli, strumenti e azioni, 31 maggio 2017, documento completo in formato .pdf, in:

http://www.prefettura.it/FILES/AllegatiPag/1142/Rapporto_annuale_Buone_Pratiche_di_Accoglienza_Italia_31_maggio_2017.pdf

 

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca della Repubblica italiana, Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, febbraio 2014, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.miur.gov.it/documents/20182/2223566/linee_guida_integrazione_alunni_stranieri.pdf/5e41fc48-3c68-2a17-ae75-1b5da6a55667?t=1564667201890

 

 

[12] Cooperazione internazionale per lo sviluppo. Documento triennale di programmazione e di indirizzo 2019-2021, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2020/09/documento_triennale_2019-2021_-_rev.pdf

 

Cooperazione internazionale per lo sviluppo. Documento triennale di programmazione e di indirizzo 2016-2018, documento completo in formato .pdf, in:

https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2017/03/doc_triennale_2016-2018_-_finale_approvato.pdf

 

 

[13] Massimo Iacopi, Come sono nate le frontiere africane, 2 giugno 2015, in:

http://www.storiain.net/storia/come-sono-nate-le-frontiere-africane/

 

La nozione di “frontiera” è di per sé stessa estranea all’Africa. Gli Stati che gli esploratori ed i colonizzatori europei hanno incontrato erano, in effetti, organismi politici elementari, formati attorno a un nucleo etnico più potente che manteneva sotto la sua autorità e forza i gruppi vicini. Per tale motivo la loro estensione territoriale variava in funzione dei rapporti di forza del momento. Capaci di estendersi molto rapidamente sotto la spinta di un profeta conquistatore o di un abile capo guerriero, essi molto spesso avevano una esistenza effimera. Tra l’altro, non esistevano nell’Africa tradizionale limiti fissati da trattati, stabiliti da cippi di frontiera e riportati sulle carte. La “frontiera” africana risulta, in questo caso, un elemento in eterno movimento.

Le suddivisioni territoriali avvenute in questo periodo sono, in primo luogo, il risultato di decisioni assunte dalle cancellerie europee che, solo raramente, hanno tenuto conto delle realtà locali e che altrettanto in poco conto hanno tenuto il parere di militari, amministratori o missionari impegnati sul campo. I governi interessati sono stati spesso guidati da esigenze di politica interna o di prestigio nazionale, dalla preoccupazione di non lasciare la via aperta a concorrenti giudicati troppo pericolosi o anche dalla necessità di attribuire a un concorrente “compensazioni” stimate legittime.

In certi casi si arriva persino allo scambio di territori o “diritti”, in funzione di interessi del momento.

In altre circostanze, è la preoccupazione di un accesso al mare che guida i delimitatori di frontiere

I trattati “indigeni”, conclusi con i capi o con i “capetti” locali da parte di esploratori intraprendenti, hanno anche loro determinato, a volte, i limiti delle future colonie.

Il dinamismo e lo spirito di iniziativa di qualche europeo bastavano spesso a garantire alla potenza che rappresentavano il controllo di immensi territori.

Le frontiere coloniali non avevano in tal modo nulla di definitivo: erano soggette a variazioni e revisioni, a concessioni reciproche fra le potenze interessate. I popoli non costituivano oggetto dell’interesse dei diplomatici, che decidevano della loro sorte, dividendosi sulle carte la “torta” africana.
Sono sempre state le potenze europee a fissare le regole del gioco, ognuna pensando a promuovere i propri interessi nazionali.

È in queste condizioni che nel novembre 1884 viene convocata la Conferenza di Berlino, al fine di regolare ufficialmente di «le condizioni più favorevoli per lo sviluppo del commercio e della civilizzazione in determinate regioni dell’Africa». L’atto finale del 26 febbraio 1885, che conclude i lavori della Conferenza, stabilisce un codice internazionale che sovraintende alla spartizione del continente nero. 

Era ritenuto lecito anche che uno Stato civilizzato, che occupasse un punto della costa, avesse diritto al suo interno.

Questi diversi episodi evidenziano chiaramente il carattere, arbitrario o dettato dalle circostanze, della spartizione territoriale avvenuta in Africa durante la formazione dei diversi imperi coloniali. Tali frontiere, nate per effetto del caso o dei rapporti di forze del momento, saranno poi moltiplicate da suddivisioni amministrative o militari altrettanto arbitrarie, che verranno poi ereditate dai giovani Stati africani nati dalla decolonizzazione.”

 

 

[14] Massimo Iacopi, Come sono nate le frontiere africane, 2 giugno 2015, in:

http://www.storiain.net/storia/come-sono-nate-le-frontiere-africane/

 

“Questa concezione di “nazione” – i cui limiti e le cui contraddizioni si sono viste nell’Europa centrale e balcanica all’indomani della Prima guerra mondiale – sta manifestando i suoi effetti ancora oggi in tutto il continente africano.”

 

 

[15] Massimo Iacopi, Come sono nate le frontiere africane, 2 giugno 2015, in:

http://www.storiain.net/storia/come-sono-nate-le-frontiere-africane/

 

“Partendo da una concezione territoriale di nazione ispirata ai modelli europei e, più in particolare, al modello giacobino francese, verranno così riunite in uno stesso contesto politico etnie o popoli differenti, spesso separati dalla loro lunga storia precoloniale.”

 

 

[16] Categoria:Gruppi etnici in Africa per stato, in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Gruppi_etnici_in_Africa_per_stato

 

 

[17] Valentina Furlanetto, Perché i migranti scappano da casa loro, Il Sole 24 Ore, 8 settembre 2019, in:

https://www.ilsole24ore.com/art/perche-migranti-scappano-casa-loro-ACPcrai

 

“Se ci facessimo queste domande scopriremmo che dai paesi in cui convivono pacificamente gruppi etnici e religiosi diversi (come in Sierra Leone) dove c’è un’economia vivace e governi stabili e poco corrotti (come in Bostwana) e nessuna crisi idrica o ambientale (come in Rwanda) nessuno vuole andarsene.”

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

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14 thoughts on “La federazione dei gruppi etnici africani

  1. Carissimo Giorgio, la tua proposta è sicuramente interessante. Potrebbe essere un passo per cercare di mettere insieme le diverse etnie le cui differenze hanno creato molte guerre e problemi in Africa. Andrebbe di certo diffusa, pur consapevole delle difficoltà’ che incontrerebbe anche in virtù della volontà dei grandi Stati e gruppi di destabilizzare il continente per sfruttare le risorse economiche.

    1. Ciao Andrea.
      Grazie per il tuo commento.
      Come tu giustamente dici, gli interessi economici e strategici che oggi si appuntano sull’Africa potrebbero opporsi all’attuazione della proposta contenuta nel mio articolo.
      Tuttavia, la possibilità di aggiudicarsi le risorse dell’Africa tramite un’asta pubblica in inglese su internet è un’opportunità che rassicura anche gli esponenti degli interessi in parola.
      Inoltre, essi valuterebbero con molto favore l’ulteriore beneficio dato dalla possibilità di risparmiare il tempo, le risorse e il denaro oggi necessari per mantenere gli Stati africani in condizione di debolezza e permanente destabilizzazione.
      In altre parole, la possibilità di aggiudicarsi le risorse dell’Africa risparmiando denaro è il movente che spinge le lobby delle quali tu parli ad adoperarsi perché la proposta contenuta nel mio articolo divenga realtà.

  2. Complimenti!! Ottime idee, io sono d’accordo con la migrazione programmata, punto tre, e la rivisitazione dei confini , anche aiutarli lasciandoli nella loro terra di origine, ma hai mandato questi tuoi trattati a qualche organo competente? Vengono pubblicati? “Ad majora” sempre.

  3. buongiorno Giorgio ho letto con molta attenzione la tua relazione e le proposte che ritieni fondamentali dal mio punto di vista hai una vita molto lucida e definita riguardo quello che è davvero un atavico problema tutto molto giusto ciò che esponi e magari potessero darti voce in capitolo!!!!! purtroppo mi pongo una domanda Chi si porrebbe il problema di ridisegnare i confini dell’Africa? noi occidentali come abbiamo fatto nel secolo scorso?? purtroppo appunto non tenendo conto delle etnie il risultato non è stato soddisfacente l’Africa è un serbatoio di interessi politici economici finanziari e religiosi pure bisognerebbe cambiare l’umanità per poter finalmente valorizzare un continente così ricco di storia, cultura.. così prezioso per la nostra storia comunque complimenti!!!! Sei molto chiaro nei tuoi scritti

    1. Ciao Alessia.
      Grazie per il tuo commento.
      Nell’articolo propongo che le dispute sui confini siano risolte dalla federazione dei gruppi etnici africani.
      Senza dubbio ci saranno delle tensioni su questo punto.
      Credo però che sia utile da parte mia offrire uno strumento perché gli africani possano risolvere questo tipo di dispute da se stessi e senza ingerenze di Paesi o gruppi di pressione esterni all’Africa.

  4. Questo articolo si legge tutto d’un fiato come le storie che finiscono bene.
    Dopo una precisa analisi del flusso migratorio e un elenco esaustivo delle”non soluzioni” adottate finora, l’autore presenta una proposta rivoluzionaria che affronta la vera causa
    del “Probema Africa”.Purtroppo questa terra che appare così povera per i suoi abitanti è invece piena di ricchezze sotterranee come hanno scoperto da tempo i suoi conquistatori stranieri.
    Se a questa realtà di interessi uniamo l’indifferenza dei grandi organismi internazionali ci chiedamo se L’ Africa riuscirà mai a diventare un Paese dal quale NON FUGGIRE

  5. Buonasera Giorgio, ho letto con interesse il tuo articolo e ho apprezzato lo spirito di fondo del tuo intervento; ma ritengo che un progetto come quello che proponi, ridisegnare i confini dei Paesi africani secondo le etnie per eliminare le differenze sociali e frenare la necessità di migrare in cerca di un futuro che in quelle terre non c’è, non sarà mai una strada percorribile, ma solo un nobile progetto. E per questo, degno di attenzione e riflessione.

    1. Ciao Cecilia,
      grazie per il tuo commento.
      È vero che la mia proposta è talmente bella da sembrare irrealizzabile.
      Tuttavia, la storia umana è piena di proposte – anche più avveniristiche della mia – sulla cui realizzazione nessuno avrebbe scommesso un soldo e che poi sono divenute realtà.
      Un caro saluto.

  6. Finalmente, Giorgio, un’ anasili completa del “problema Africa” che mette insieme gli interessi fondamentali ed atavici di un Continente così martoriato con le problematiche senza risposta che derivano dall’ emigrazione verso un’ Europa impotente ed incapace di risposte concrete. La tua intuizione, nell’ affrontare le cause, di ridefinire i confini dando priorità all’ appartenenza etnica penso che possa costituire una svolta epocale per una pacifica convivenza e quindi una conseguente risposta alle aspettative di tanti africani.
    L’ accoglienza degli emigranti in Europa la vedo reciprocamente utile solo se regolamentata e subordinata al nostro reale bisogno di forza lavoro. Naturalmente con tutte le tutele ( lavoro in chiaro e casa ) che diano dignità e rispetto. Rispetto parimente da chiedere nei confronti del Paese ospitante.

  7. Salve Giorgio.
    Ho letto il tuo articolo e penso che, per quanto corretto non è facilmente attuabile, e magari nelle spartizione delle terre sarebbe guerra feroce.
    L’ Africa, è stata sempre martoriata.
    Tratta degli schiavi, colonialismo e ora sfruttamento. Pensando che il nostro Paese si sta svuotando il flusso di emigranti è utile.
    Ma dovrebbe essere regolato con eccellenti controlli. Solo gente che lavora, produce e che serve.
    Così articolato mi fa pensare che sia una questione d’interessi.
    E ciò provoca solo malcontento verso di loro e verso chi ci governa.
    Alla fine sono convinto che i problemi dell’Africa finiranno quanto in quella terra sarà estratto l’ultima goccia di petrolio, l’ultima pepita d’oro, l’ultimo diamante, ecc….
    Poi non a nessuno interesserebbe quel Continente. Un saluto.

    1. Buona sera Michele,
      grazie per la tua riflessione che offre tanti argomenti sui quali riflettere.
      Qui mi limito a scrivere che le etnie africane convivevano, più o meno bene, ben prima dell’arrivo dei colonizzatori in Africa.
      Inoltre, non potendo tornare indietro nel tempo, né lasciare che la situazione attuale dell’Africa prosegua tale e quale, l’unica strada è quella di costruire un futuro migliore.
      Un caro saluto.

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