Democrazia sì, populismo no

 

Alcuni si chiedono se sia giusto ammettere dei non addetti ai lavori a esprimere il loro voto su questioni la cui soluzione richiede il possesso di specifiche competenze teoriche e/o tecniche.

Alcuni rispondono affermativamente affermando che in democrazia a ogni individuo corrisponde un voto.

Altri rispondono negativamente affermando che la democrazia non ha l’incompetenza tra le regole del suo funzionamento.

Chi ha ragione?

 

Iniziamo il cammino che ci porterà alla risposta tornando con il pensiero a una recente vicenda della storia politica italiana: il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

In quella occasione, gli elettori furono chiamati a esprimere il loro voto su una proposta di modifica della Costituzione italiana.

Il dibattito precedente al voto divenne vivace quando il Capo del Governo italiano all’epoca in carica dichiarò che si sarebbe dimesso se il referendum avesse avuto esito negativo.

 

Riporto qui di seguito le scelte di voto manifestate in quella occasione da tre persone diverse.

Lo scopo che mi prefiggo non è quello di criticare chi espresse quelle opinioni, ma comprendere quale fu l’errore alla base del loro ragionamento.

Comprendere questi errori ci consentirà di avvicinarci alla risposta da dare alla domanda che è stata posta all’inizio di questo articolo.

 

Una persona disse che aveva votato negativamente al referendum perché era stata convinta da quanto aveva ascoltato da un uomo politico in televisione.

Questa persona non aveva fatto del diritto l’oggetto del suo studio e del suo lavoro.

Per tutta la sua vita, infatti, aveva con impegno e con fatica coltivato la terra e aveva a poco a poco edificato la sua casa.

L’errore che commise questa persona fu quello di esprimere un voto senza avere letto la proposta di modifica della Costituzione oggetto del referendum e senza avere verificato personalmente se quello che aveva ascoltato in televisione fosse vero o no.

 

Lo sbaglio commesso da questa persona è già stato messo in luce dal filosofo greco Aristotele.

Egli distinse le forme di governo buone da quelle cattive e affermò che il governo del popolo buono è la politìa, dalla parola greca politèia che significa Costituzione.

La politìa è il governo di molti a vantaggio di tutti.

Al contrario, il governo del popolo cattivo è la democrazia: il governo della plebe o dei poveri inteso come il dominio dei demagoghi.[1]

Non avere le competenze teoriche e/o tecniche necessarie per orientare il proprio voto e dare fiducia a quello che si ascolta senza averlo personalmente verificato, significa consegnare il proprio voto nelle mani dell’oratore più abile.

In questo modo, la democrazia diviene il governo dei demagoghi.

 

Un’altra persona disse che avrebbe votato negativamente al referendum perché desiderava le dimissioni del Capo del Governo italiano all’epoca in carica.

Questa seconda persona era un avvocato abilitato al patrocinio nelle giurisdizioni superiori.

Una terza persona disse che avrebbe votato negativamente al referendum a causa di errori presenti nel testo della proposta di modifica della Costituzione.

Questa persona svolgeva la docenza universitaria nella materia di diritto costituzionale italiano ed era interessata alla nomina a giudice della Corte costituzionale italiana.

Sebbene fossero due addetti ai lavori, queste due persone commisero l’errore di non tenere separati il dato personale e il dato oggettivo.

Il quesito referendario, infatti, non chiedeva agli elettori di esprimersi sulla simpatia o sulla capacità politica del Capo del Governo italiano allora in carica.

Parimenti, orientare la propria scelta di voto in base a un auspicato futuro professionale non aveva alcuna attinenza con il quesito posto dal referendum.

 

L’errore commesso da queste due persone ci porta al cuore della domanda che abbiamo posto all’inizio di questo articolo.

Se persino gli addetti ai lavori permettono al loro dato personale di sovrapporsi al dato oggettivo e di orientare in modo errato il ragionamento che li conduce al voto, allora chi può votare?

Per rispondere a questa domanda è necessario trovare una conciliazione tra le due affermazioni esposte all’inizio: in democrazia a ogni individuo corrisponde un voto, la democrazia non ha l’incompetenza tra le regole del suo funzionamento.

La conciliazione in parola viene ottenuta facendo un uso ragionato della tecnologia disponibile.

 

Un algoritmo è “un procedimento o programma che risolve una classe di problemi attraverso un numero finito di istruzioni elementari, chiare e non ambigue.”.[2]

Un algoritmo al quale sono state impartite istruzioni sui limiti ai quali si deve attenere e sulla realtà di fatto e di diritto da prendere in considerazione, è in grado di offrire una soluzione anche al quesito oggetto del referendum costituzionale italiano del 4 dicembre 2016.

La chiarezza e la non ambiguità delle istruzioni impartite all’algoritmo faranno in modo che esso non cada negli errori fatti dalle tre persone delle quali abbiamo parlato poc’anzi.

 

L’obiezione per la quale in questo modo non è più necessario chiedere il voto agli elettori viene superata con la previsione che gli elettori non devono svolgere il compito che può svolgere un algoritmo, ma andare oltre e battere l’algoritmo.

L’algoritmo ha un compito: elaborare una gran quantità di dati e offrire una soluzione.

Gli elettori hanno due compiti:

  • esaminare il procedimento seguito dall’algoritmo per escludere la presenza di errori,
  • migliorare la soluzione offerta dall’algoritmo con il contributo di intuizione e di adattamento alla realtà che la mente umana può offrire.

Mi spiego con un esempio.

Nel servizio di posta cartacea, l’essere umano si occupa sia di scrivere la lettera, sia di recapitarla.

Nel servizio di posta elettronica, il compito dell’essere umano non è recapitare la posta elettronica, di quello si occupa l’algoritmo; il compito dell’essere umano è scrivere la lettera con il contenuto che un individuo senziente può esprimere.

 

In questo modo, la democrazia non sarà più populismo né ricerca del bene individuale a danno del bene comune, ma solo politìa: il governo di molti a vantaggio di tutti.

 

Vi ringrazio del vostro tempo e della vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Tra le molte fonti su questo argomento, qui mi limito a ricordare:

– Enrico Berti, Storia della filosofia. Antichità e Medioevo, Laterza, 1991,

    paragrafo Costituzioni e rivoluzioni, pagine 124-125;

– Enciclopedia Treccani, voce Democrazia, di Anna Lisa Schino – Enciclopedia dei ragazzi (2005),

    in: http://www.treccani.it/enciclopedia/democrazia_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

 

[2] Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Algoritmo

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

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