Una proposta per i Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo

Durante un viaggio di gruppo in Egitto che ho effettuato diversi anni fa[1], ci venne detto che il lago Nasser/Nubia[2] aveva il grande problema dei sedimenti che si accumulano sul suo fondale provenienti dalle zone degli altopiani etiopici attraversati dal Nilo Blu[3].

I documenti ufficiali della Iniziativa del Bacino del Nilo[4] affermano che questi sedimenti ammontano a ben 230 milioni di tonnellate all’anno.[5]

Le stesse fonti affermano che la costruzione delle dighe ha comportato l’accumularsi dei sedimenti negli invasi a monte di esse e la perdita di gran parte della capacità di stoccaggio degli invasi.

La situazione appare di difficile soluzione considerato che rimuovere il limo dagli invasi non è economicamente conveniente e aumentare l’altezza delle dighe è solo una soluzione a breve termine.[6]

A complicare ulteriormente il tutto contribuisce la grande importanza che la produzione di energia idro-elettrica assume in quasi tutti i Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo.

In Egitto e Sudan, ad esempio, essa fornisce, rispettivamente, 2.862 e 1.593 megawatts (MW)[7] pari al 12 e al 49 per cento della capacità totale installata[8] (dati del 2011).

 

Date queste premesse, non è difficile ipotizzare un futuro in cui i sedimenti colmeranno l’invaso a monte di una diga per un’altezza pari a quella della diga stessa.

In questa situazione:

  • sarà impossibile aprire le condotte dell’acqua della diga per produrre energia idro-elettrica, perché le aperture delle condotte saranno state raggiunte dal livello dei sedimenti;
  • la diga non sarà più un argine all’acqua del Nilo che traboccherà dalla sommità della diga riproponendo in tal modo il fenomeno delle inondazioni incontrollate che si verificavano prima della costruzione della diga stessa;
  • le aree più colpite dalle inondazioni saranno quelle più vicine alle rive del Nilo dove oggi si trovano le aree più densamente popolate[9];
  • l’acqua che trabocca dalla sommità della diga renderà molto difficile la sua manutenzione[10].

 

Non c’è bisogno di essere un ingegnere per comprendere che rimuovere i sedimenti dall’invaso a monte della diga è un’operazione indispensabile per l’efficienza di quest’ultima e per prolungarne l’operatività.

La rimozione dei sedimenti dall’invaso va considerata, quindi, come un costo da affrontare per la manutenzione della diga.

I sedimenti del Nilo sono un fertilizzante naturale (il limo) che per secoli ha reso florida l’agricoltura per un’ampia area lungo le sue rive[11].

I ricavi ottenuti dalla vendita del limo e i risparmi derivanti dalla minore importazione di fertilizzanti chimici dall’estero si contrapporrebbero ai costi necessari per l’asportazione dei sedimenti dall’invaso.

Inoltre, vi sarebbe ancora la possibilità di produrre energia idro-elettrica e nessuna piena incontrollata del Nilo.

Infine, si potrebbe continuare a manutenere una diga all’asciutto, piuttosto che una diga sommersa.

Comprendiamo bene dunque che i costi dell’asportazione dei sedimenti dall’invaso a monte di una diga sarebbero ampiamente superati dai ricavi e dai risparmi di spesa che ho ora elencato.

 

L’unica alternativa all’asportazione dei sedimenti dagli invasi, che consenta altresì di evitare il verificarsi dello scenario catastrofico al quale ho accennato poc’anzi, consiste nello smantellamento delle dighe.

Questa operazione, però, ha dei costi altissimi[12] e comporta la perdita di ogni vantaggio derivante dalle dighe[13].

 

In base a queste considerazioni, propongo alle Autorità dei Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo di procedere con convinzione alla rimozione dei sedimenti che si accumulano nei bacini idrici delle dighe sul fiume Nilo.

Mi auguro che questa mia proposta possa contribuire al cammino dei Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo sulla via della prosperità.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nel mese di gennaio del 1989.

 

[2] Il bacino idrico creato dalla Alta Diga o Grande Diga costruita ad Assuan in Egitto e terminata il 21 luglio 1970.

Per maggiori informazioni sulla diga di Assuan si veda:

https://it.wikipedia.org/wiki/Diga_di_Assuan .

Per maggiori informazioni sul lago Nasser/Nubia, si veda:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_Nasser .

 

[3] Tra le molte fonti che parlano di questo problema si veda:

https://it.wikipedia.org/wiki/Diga_di_Assuan#Problemi_ambientali .

 

[4] Traduco dal testo originale in inglese consultabile in internet all’indirizzo:

http://www.nilebasin.org/index.php/nbi/who-we-are .

 

“The Nile Basin Initiative (NBI) is an intergovernmental partnership of 10 Nile Basin countries, namely Burundi, DR Congo, Egypt, Ethiopia, Kenya, Rwanda, South Sudan, The Sudan, Tanzania and Uganda. Eritrea participates as an observer.

For the first time in the Basin’s history, an all-inclusive basin-wide institution was established, on 22nd February, 1999, to provide a forum for consultation and coordination among the Basin States for the sustainable management and development of the shared Nile Basin water and related resources for win-win benefits.”.

 

“L’Iniziativa del Bacino del Nilo (NBI) è una partnership intergovernativa di 10 paesi del bacino del Nilo, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Etiopia, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda. L’Eritrea partecipa come osservatore.

Per la prima volta nella storia del bacino [del Nilo, n.d.a.] è stata creata, il 22 febbraio 1999, un’autorità di bacino onnicomprensiva che offre un forum per la consultazione e il coordinamento tra gli Stati rivieraschi per la gestione e lo sviluppo sostenibili del bacino del Nilo tra essi condiviso e delle risorse a esso correlate al fine di ottenere vantaggi per tutti.”.

 

[5] Traduco dal testo originale in inglese della Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 2, pagina 48, consultabile in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter_2_Water%20resources.pdf .

 

“From analysis of sediment accumulation in Sudanese reservoirs, the total load of sediment in the Nile is estimated to be about 230 million t/yr.

Only about 2 per cent of this is bedload, while the rest is suspended load.

The contribution from the different parts of the basin to the total load is not even, but is strongly focused towards the Ethiopian Highlands.

The largest sediment contribution (61%) comes from the Blue Nile (Abay) catchment, followed by a considerable contribution (36%) from the Atbara (Tekezze), and an insignificant (3.5%) input from the rest of the Nile catchment – mainly the Equatorial Lakes plateau, the Sudd area and hyper-arid Red Sea Hills region.” (bold is mine).

 

“Dall’analisi dell’accumulo dei sedimenti negli invasi del Sudan, il peso totale dei sedimenti nel Nilo è stimato in circa 230 milioni di t / a.

Solo il 2 percento circa di esse è ubicata sul letto del fiume, mentre il resto è disciolto in acqua.

Il contributo delle diverse zone del bacino al totale dei sedimenti non è uniforme, ma è fortemente localizzato sugli altopiani etiopici.

La gran parte dei sedimenti (61%) proviene dal bacino idrico del Nilo Blu (Abay), seguito da un contributo considerevole (36%) dall’Atbara (Tekezze) e un contributo insignificante (3,5%) dal resto del bacino del Nilo – principalmente dall’altopiano dei laghi equatoriali, dall’area Sudd e dalla regione iper-arida delle colline del Mar Rosso.” (il grassetto è mio).

 

[6] Traduco dal testo originale in inglese della Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 2, pagina 49, consultabile in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter_2_Water%20resources.pdf .

 

“For thousands of years, and until the closure of the Aswan High Dam in 1964, the fertile volcanic muds carried by the summer floods of the Nile were a critical feature of the farming system in Egypt, and brought prosperity to ancient Egyptian dynasties.

Sands and mud of Nile provenance have been identified in the Nile cone and along the margins of Israel, while finer-grained clays have been traced asfar north as Turkey.

Over the last 100 years, dams have been built in Egypt and The Sudan for flood regulation, water supply, and hydropower generation.

These dams have virtually halted the transport of sediment to the sea, and caused a dramatic shift in sediment dynamics and geomorphological processes in the Egyptian Nile.

Fluvial erosion of the river channel and direct inputs of aeolian dust are today the main sources of suspended sediments downstream of Aswan.

Rather than accumulating within the Nile Delta and fan, huge volumes of sediment now accumulate in reservoirs, resulting in rapid loss of storage capacity on one side, and ravaging erosion of the deltaic cusps on the other.

The dams constructed in the basin to deal with the problem of seasonal and interannual flow variability in the Nile include the Aswan High Dam and Merowe Dam on the Main Nile, the Jebel Aulia on the White Nile, the Roseires Dam on the Blue Nile (Abay), and the Khasm el Girba on the Atbara (Tekezze).

These dams provided essential storage to serve the ever-growing and year round irrigation demands in Egypt and The Sudan.

However, the rapid sedimentation in the reservoirs has affected their effectiveness and shortened their lifespan.

The storage capacity of the Roseires and Khasm el Girba reservoirs, for example, are estimated to have fallen by 60 per cent and 40 per cent respectively over the first 30 years of operation.

Desilting of these dams is not economically viable, although raising their height may be a short-term option.” (bold is mine).

 

“Per migliaia di anni, e fino alla chiusura della diga alta di Assuan nel 1964, i fertili fanghi vulcanici trasportati dalle inondazioni estive del Nilo furono una caratteristica fondamentale del sistema agricolo in Egitto e portarono prosperità alle antiche dinastie egiziane.

Sabbie e fango provenienti dal Nilo sono state identificate nel cono del Nilo e lungo i margini di Israele, mentre le argille a grana fine sono state rintracciate verso nord fino alla Turchia.

Negli ultimi 100 anni sono state costruite dighe in Egitto e nel Sudan per la regolamentazione delle inondazioni, l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica.

Queste dighe hanno praticamente arrestato il trasporto di sedimenti verso il mare e provocato un drastico cambiamento nella dinamica dei sedimenti e nei processi geomorfologici nel Nilo egiziano. L’erosione operata dal fiume del suo stesso canale e l’ingresso diretto di polveri eoliche sono oggi le principali fonti di sedimenti sospesi a valle di Assuan.

Anziché accumularsi all’interno del delta del Nilo e sparpagliarsi, enormi volumi di sedimenti si accumulano ora negli invasi, con la conseguente rapida perdita della loro capacità di stoccaggio, da un lato, e la devastante erosione delle cuspidi del delta, dall’altro lato.

Le dighe costruite nel bacino per affrontare il problema della variabilità del flusso stagionale e inter-annuale del Nilo comprendono la diga di Assuan e la diga Merowe sul Nilo principale, la diga di Jebel Aulia sul Nilo Bianco, la diga di Roseires sul Nilo Blu (Abay), e la diga di Khasm el Girba sull’Atbara (Tekezze).

Queste dighe fornivano lo stoccaggio essenziale per soddisfare le sempre crescenti esigenze di irrigazione in Egitto e nel Sudan durante tutto l’anno.

Tuttavia, la rapida sedimentazione negli invasi ha influito sulla loro efficacia e ne ha accorciato la durata operativa.

Per esempio, la capacità di stoccaggio degli invasi di Roseires e di Khasm el Girba è diminuita rispettivamente del 60% e del 40% nei primi 30 anni di attività.

L’asportazione del limo da queste dighe è una soluzione economicamente non percorribile, d’altra parte aumentare la loro altezza può essere un’opzione a breve termine.” (il grassetto è mio).

 

[7] Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 6, si vedano i grafici a torta alle pagine 168 e 169, visionabili in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter%206%20Hydropower.pdf .

 

[8] Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 6, si veda il grafico a rettangoli a pagina 169, visionabile in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter%206%20Hydropower.pdf .

 

[9] A titolo di esempio, si pensi alle aree urbane delle capitali dell’Egitto e del Sudan – Il Cairo e Khartum – collocate proprio lungo le rive del Nilo.

 

[10] Non sono un ingegnere. Per questo mi chiedo quanto a lungo può rimanere integra una diga colmata dai sedimenti, la cui manutenzione è molto difficile a causa dell’acqua che trabocca dalla sua sommità.

 

[11] Si veda la nota numero 6.

 

[12] Svuotare l’invaso di tutta l’acqua che vi si trova, asportare tutti i sedimenti dall’invaso, demolire la diga. Il tutto dopo avere deviato il corso del Nilo per poter effettuare i lavori.

 

[13] La perdita dell’investimento effettuato per costruire la diga, il ritorno al fenomeno delle piene incontrollate del Nilo con i danni che esse provocheranno ai centri abitati che si trovano lungo le rive del fiume (a tale riguardo si veda la nota numero 9), la perdita della quota di energia idro-elettrica prodotta con le dighe sul totale della capacità installata nel Paese (a tale riguardo si veda la nota numero 8).

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

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6 thoughts on “Una proposta per i Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo

  1. Caro Giorgio, mi complimento con Te per l’accuratezza, da tutti i punti di vista, con cui tratti un argomento di così grande rilevanza. Possano la tua analisi dettagliata e la tua consueta pragmaticità essere spunto di riflessione per gli addetti ai lavori, al fine di porre rimedio, nel modo più corretto e responsabile, alla problematica trattata.

  2. Questo articolo rende comprensibile ed interessante una realtà sconosciuta a molti. Dovrebbe invece riguardare molti governi “occidentali” perché le terre di “migrazione”come l’Egitto, patiscono queste situazioni che frenano il loro sviluppo. Sarebbe interessante scoprire se altre terre dalle quali fuggono i “migranti economici” vivono realtà simil

    1. Grazie per il tuo commento. Quella che proponi è una riflessione interessante che andrebbe inquadrata all’interno della cooperazione internazionale per lo sviluppo. Ne potrebbero scaturire molti progetti utili. Un saluto.

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