UNA PROPOSTA PER LA SOLUZIONE DELLA CRISI IN UCRAINA

Sono rimasto favorevolmente impressionato dall’articolo di Pierre de Charentenay, s.j., “Ucraina: possibili soluzioni del conflitto[1].

Le vicende storiche, la cultura, la lingua e la visione politica delle due parti – occidentale e orientale – dell’Ucraina, come descritte nell’articolo che ho appena citato, non appaiono conciliabili.

L’articolo in parola mette chiaramente in luce che non si tratta di diverse sfumature culturali all’interno di un medesimo popolo, ma di due popoli con caratteristiche diverse.

La dissoluzione della Cecoslovacchia e la successiva costituzione, dal 01 gennaio 1993, della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca mi insegnano che è meglio lasciarsi da buoni amici, piuttosto che addivenire a una guerra.

Di conseguenza, ritengo preferibile creare due Repubbliche indipendenti: una a est e l’altra a ovest del fiume Dniepr.

Ciascuna delle due nuove realtà potrebbe finalmente perseguire in pace la propria visione del futuro.

In particolare:

  • la realtà a ovest potrebbe iniziare il procedimento di graduale adeguamento della sua struttura economica per poter giungere al traguardo dell’ingresso nell’Unione Europea;
  • la realtà a est potrebbe riflettere sul ruolo economico che intende assumere in un contesto di libero scambio con i propri partner commerciali orientali (Russia e Repubbliche ex-sovietiche).

 

Posso ipotizzare un gesto di distensione da parte della Russia la quale, in considerazione di quanto ho ora descritto, formalizzi, con un atto di diritto internazionale pubblico, la cessione della penisola della Crimea alla neonata realtà a est del fiume Dniepr.

La Russia è il Paese più esteso del mondo e ha in abbondanza ogni tipo di risorsa del sottosuolo.

La cessione della Crimea non comporterebbe per un Paese ricco e potente come la Russia un tracollo finanziario.

Al contrario, con questo atto la Russia acquisterebbe prestigio in campo internazionale e nuove opportunità d’affari in campo commerciale.

Infatti, da un lato, porrebbe fine a tutte le polemiche sorte a proposito delle ultime vicende riguardanti la Crimea e darebbe una prova inoppugnabile di rifiutare ogni logica espansionistica.

Dall’altro lato, acquisterebbe la possibilità di stipulare tutti i contratti di fornitura di beni e di servizi necessari alla neonata realtà a est del fiume Dniepr e di acquistare da essa i prodotti agricoli e dell’industria meccanica che quest’ultima è in grado di offrire.

 

Non è necessario che io mi dilunghi a spiegare i benefici umanitari e sociali che deriverebbero dalla cessazione del conflitto in corso nelle province orientali dell’Ucraina, perché il valore incommensurabile del bene della pace è noto a chiunque.

 

Anche la realtà a ovest del fiume Dniepr avrebbe cospicui vantaggi da questa soluzione.

Tra essi, posso ipotizzare:

  • gli investimenti stranieri nel proprio tessuto economico;
  • la creazione delle infrastrutture necessarie e dei nuovi posti di lavoro che esse genereranno;
  • un maggiore gettito fiscale.

Tutto questo a patto di tenere sempre presente che la strada da percorrere è quella di assorbire il meglio che il mondo occidentale può offrire per la crescita della qualità della vita di un Paese e non certo quella di essere una colonia culturale e commerciale dell’Occidente.

Ci sarà senz’altro una fase iniziale nella quale le nuove realtà economiche, sorte nell’area a ovest del fiume Dniepr, saranno caratterizzate da un costo del lavoro più basso rispetto al resto dell’Europa, ma i proventi che esse genereranno andranno tassati nel luogo in cui essi vengono prodotti.

In altre parole, non si deve cedere alla tentazione di attirare gli investimenti stranieri con la promessa di non tassare direttamente sul posto gli utili che da essi deriveranno.

La critica di chi afferma che, in questo modo, investire nella neonata realtà a ovest del fiume Dniepr non sarà vantaggioso può essere superata deliberando un piano di investimenti pubblici in infrastrutture perennemente produttive[2].

Infatti, il gettito fiscale che deriverà dalle nuove realtà commerciali impiantate nella realtà a ovest del fiume Dniepr dovrà essere impiegato dallo Stato per edificare le infrastrutture pubbliche necessarie al raggiungimento del traguardo dell’ingresso in Europa.

Voglio essere molto chiaro su questo punto.

La tentazione di rimanere per sempre un’area di produzione a basso costo per l’Occidente o peggio ancora di diventare un paradiso fiscale per i capitali dell’Occidente non produrrà un benessere diffuso tra la popolazione, ma un benessere concentrato nelle mani di pochi.

Le conseguenze di questa scelta saranno: squilibri economici, tensioni sociali e, da ultimo, la tentazione di tornare al passato.

 

Io non sono un diplomatico di carriera.

Per questa ragione, quanto ho scritto non è impegnativo per alcuna istituzione.

Questo contributo è una mia opinione personale che vi offro alla luce del principio della libera manifestazione del pensiero[3] [4] [5].

 

Auguro all’Ucraina di oggi e di domani un futuro ricco, sereno e felice.

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

AGGIORNAMENTI

Il 24 febbraio 2022, il presidente russo Vladimir Putin ha dato avvio a una operazione militare speciale in Ucraina finalizzata a proteggere il Donbass e smilitarizzare il Paese senza occuparlo.[6]

 

Il 19 maggio 2022, è stata data la notizia di un piano di pace per l’Ucraina elaborato dal Ministero per gli affari esteri e la cooperazione internazionale della Repubblica italiana.[7]

 

In estrema sintesi, il piano in parola è articolato in quattro fasi:

  • il cessate il fuoco tra Russia e Ucraina,
  • una conferenza di pace sul futuro status internazionale dell’Ucraina,
  • un accordo bilaterale tra Russia e Ucraina sulle questioni territoriali oggetto di contesa,
  • un accordo multilaterale avente a oggetto un nuovo assetto tra Russia e Stati europei.

 

Nell’attesa che i vertici delle Nazioni interessate si pronuncino sul piano qui sopra tratteggiato, la prima impressione che ho avuto leggendo l’articolo citato in nota 7 è che il piano in esame descriva una procedura da seguire, ma non offra delle soluzioni concrete alle questioni controverse.

 

Il testo dell’articolo, infatti, non contiene alcun accenno di risposta alle seguenti domande:

  • a chi appartiene la Crimea, alla Russia o all’Ucraina?, e per quali ragioni?,
  • a chi appartiene il Donbass, alla Russia o all’Ucraina?, e per quali ragioni?,
  • a quale realtà deve aderire l’Ucraina, alla Comunità degli Stati Indipendenti[8] o all’Unione Europea[9]?, e per quali ragioni?,
  • l’Ucraina deve entrare a far parte della Nato[10] oppure no?, e per quali ragioni?

 

Nel momento in cui scrivo questo aggiornamento (23 maggio 2022) le ostilità sono ancora in corso.[11]

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] La Civiltà Cattolica, quaderno numero 3938 del 19 luglio 2014, pagine 146-157, anno 2014, volume III.

L’articolo è stato pubblicato anche su internet all’indirizzo

https://www.laciviltacattolica.it/articolo/ucraina-possibili-soluzioni-del-conflitto/

dove è disponibile altresì il file audio per poterlo ascoltare.

 

Chi vuole espandere la sua conoscenza della storia dell’Ucraina a partire all’incirca dall’anno 1000 dopo Cristo, può leggere l’articolo di Jérôme Gautheret, Des princes de Kiev à l’indépendence, mille ans d’identité ukrainienne, Le Monde, 26 febbraio 2014, pubblicato su internet all’indirizzo:

https://www.lemonde.fr/europe/article/2014/02/26/ukraine-la-memoire-eclatee_4373502_3214.html

 

[2] Con l’espressione “infrastrutture perennemente produttive” intendo le seguenti:

  • scuola efficiente;
  • collegamento scuola – università;
  • università efficiente;
  • collegamento università – mondo del lavoro;
  • mercato del lavoro efficiente;
  • ricerca scientifica;
  • innovazione tecnologica;
  • brevetti;
  • settori di punta;
  • pubblica amministrazione digitale;
  • infrastrutture (porti, aeroporti, strade, scuole, ospedali, reti telematiche, etc.).

 

[3]Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” articolo 21, comma 1, della Costituzione della Repubblica Italiana, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 27 dicembre 1947, numero 298, ed entrata in vigore il 01 gennaio 1948, in:

http://www.normattiva.it/ricerca/avanzata/aggiornamenti , nella riga “Denominazione Atto” cliccare sulla freccia in basso e poi su “COSTITUZIONE”.

 

[4]Freedom of expression 1. Everyone has the right to freedom of expression. This right shall include freedom to hold opinions and to receive and impart information and ideas without interference by public authority and regardless of frontiers. This Article shall not prevent States from requiring the licensing of broadcasting, television or cinema enterprises. 2. The exercise of these freedoms, since it carries with it duties and responsibilities, may be subject to such formalities, conditions, restrictions or penalties as are prescribed by law and are necessary in a democratic society, in the interests of national security, territorial integrity or public safety, for the prevention of disorder or crime, for the protection of health or morals, for the protection of the reputation or rights of others, for preventing the disclosure of information received in confidence, or for maintaining the authority and impartiality of the judiciary.” article 10, European Convention on Human Rights, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 04 agosto 1955, numero 848, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 24 settembre 1955, numero 221.

Il testo qui citato è disponibile in: http://www.echr.coe.int/Documents/Convention_ENG.pdf .

La legge italiana con l’autorizzazione alla ratifica e l’ordine di esecuzione è disponibile in:

http://www.normattiva.it/ricerca/semplice indicando il numero e l’anno dell’atto desiderato nelle apposite caselle.

 

[5]Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Il testo qui citato è disponibile sul sito internet dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in:

http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Pages/Language.aspx?LangID=itn .

Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.” articolo 29, comma 2, della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

 

[6] “Putin ha annunciato l’operazione militare in Ucraina, affermando di dover proteggere il Donbass.

Il presidente della Russia ha esortato le forze di Kiev a consegnare le armi e “andare a casa”, assicurando che i piani di Mosca non includono l’occupazione dell’Ucraina ma smilitalizzare il Paese con una operazione speciale.”

 

Cito da Cristoforo Spinella, Ucraina, Putin annuncia l’operazione militare e chiede la resa delle forze di Kiev nel Donbass, 24 febbraio 2022, in:

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2022/02/23/ucraina-putin-biden-sanzioni-donbass_48f3ad4a-18d1-45ba-899b-5a2389ef8e3b.html

 

[7] “Dunque, questi i dettagli della proposta diplomatica consegnata ieri dal ministro [Luigi Di Maio, Ministro per gli affari esteri e la cooperazione internazionale della Repubblica italiana] a Guterres [António Guterres, Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite] durante la missione al Palazzo di Vetro e anticipata a grandi linee ai diplomatici dei ministeri degli Esteri del G7 e del Quint (Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia) dai tecnici che seguono il dossier, in particolare il segretario generale della Farnesina, Ettore Sequi, e il direttore degli affari politici, Pasquale Ferrara.”

 

Cito da Tommaso Ciriaco, La pace in 4 tappe. Sul tavolo dell’Onu arriva il piano del governo italiano, 19 maggio 2022, in:

https://www.repubblica.it/politica/2022/05/19/news/piano_pace_governo_italiano_4_tappe-350167027/

 

[8] “La Comunità degli Stati Indipendenti (in russo Содружество Независимых Государств, СНГ?, traslitterato Sodružestvo Nezavisimych Gosudarstv) o CSI è un’organizzazione internazionale composta da nove delle quindici ex repubbliche sovietiche, cui si aggiunge il Turkmenistan come membro associato.[1][2]

 

La sede della CSI è a Minsk, capitale della Bielorussia.

La Comunità degli Stati Indipendenti nacque formalmente l’8 dicembre 1991 con la firma dell’Accordo di Belaveža, sottoscritto dai Capi di Stato di Bielorussia, Russia e Ucraina in una dacia nella foresta di Białowieża (circa 50 chilometri a nord di Brėst). L’accordo entrò formalmente in vigore il 12 dicembre successivo, in seguito alla ratifica dei tre Stati. L’annuncio dell’accordo, a cui furono invitati anche le altre repubbliche nate dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, sancì di fatto la fine stessa dell’URSS.

Nel 2014, in seguito alla crisi della Crimea ed al conflitto nell’Ucraina orientale, il Parlamento ucraino ha discusso vari disegni di legge per il ritiro dalla CSI, senza mai però formalizzare il ritiro completo. Nel 2015 è stato annunciato il ritiro del rappresentante permanente dell’Ucraina, ma è stato confermato che la partecipazione sarebbe stata decisa di volta in volta, «in base all’argomento»[5][6]. Il ritiro ufficiale dell’Ucraina è infine giunto il 19 maggio 2018[7][8][9].

 

Al contrario, in Asia centrale i cinque ex Stati sovietici (Kazakhstan, Kirghizistan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan) dove Mosca tradizionalmente gode di grande influenza politica ed economica, erano rimasti nell’orbita del Cremlino; eppure, «quando, il 2 e il 24 marzo, l’Assemblea generale dell’Onu ha messo ai voti le risoluzioni che condannavano l’“operazione militare speciale” russa, nessuno dei cinque si è schierato con Mosca: hanno votato per astenersi o non hanno votato affatto»[10].”

 

NOTE del testo ora citato

 

  1. “^ (RU) Государства – участники СНГ, su cis.minsk.by. URL consultato il 13 ottobre 2017 (archiviato dall’url originale l’8 maggio 2014).

  1. ^ (EN) Ukraine to analyze expediency of taking part in CIS projects, su unian.info, 19 agosto 2008. URL consultato il 13 ottobre 2017.

  1. ^ Unian info, Poroshenko signs decree on final termination of Ukraine’s participation in CIS statutory bodies
  2. ^ Kyiv Post, Ukraine withdraws all envoys from CIS bodies
  3. ^ Agenzia Nova, Ucraina: presidente Poroshenko firma decreto per cessazione partecipazione a organismi coordinamento Csi
  4. ^ Rosalba Castelletti, La rivolta degli “Stan”: i Paesi satellite di Mosca si schierano con Kiev, La Repubblica, 22 aprile 2022.”

 

Cito da Comunità degli Stati Indipendenti, in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_degli_Stati_Indipendenti

 

[9] “L’Unione europea,[13] abbreviata in UE o, erroneamente, Ue (pronuncia /ˈue/),[14] è un’unione politica ed economica[15] a carattere sovranazionale, che comprende 27 Stati membri.”

 

NOTE del testo ora citato

   “13. ^ Unione europea, su europa.eu, 2 settembre 2019.

  1. ^ Luciano Canepari, UE, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  2. ^ L’UE in sintesi, su europa.eu.”

 

Cito da Unione europea, in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_europea

 

[10] “L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (in inglese: North Atlantic Treaty Organization, in sigla NATO, in francese: Organisation du Traité de l’Atlantique Nord, in sigla OTAN) è un’organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa.

 

Il trattato istitutivo della NATO, il Patto Atlantico, fu firmato a Washington il 4 aprile 1949, ed entrò in vigore il 24 agosto dello stesso anno. Attualmente, fanno parte della NATO 30 Stati del mondo. Ha sede a Bruxelles: il nuovo quartier generale è stato inaugurato nel 2017, mentre il trasloco dalla vecchia sede è stato completato nel 2018.”

 

Cito da NATO, in:

https://it.wikipedia.org/wiki/NATO

 

[11] Cfr. Live guerra in Ucraina, la cronaca minuto per minuto: giorno 89, 23 maggio 2022, in:

https://www.rainews.it/maratona/2022/05/live-guerra-in-ucraina-la-cronaca-minuto-per-minuto-giorno-89-e00e6e2d-2bc3-4125-a728-9bc555c090f3.html

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

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7 thoughts on “UNA PROPOSTA PER LA SOLUZIONE DELLA CRISI IN UCRAINA

  1. La soluzione proposta, nella sua semplicità, sembra l’uovo di Colombo.
    In realtà, essa denota una profonda conoscenza della situazione, sia sotto l’aspetto diplomatico, sia sotto l’aspetto economico.
    Complimenti !
    L’articolo, inoltre, suscita una certezza forte: i conflitti fra popoli si possono risolvere guardando a un obiettivo più alto dove trovare quello che unisce e tralasciando quello che divide.
    Domanda: quale capo di stato è capace di iniziare?
    Parlo di capacità perché per fare questo bisogna essere “speciali”.
    Che ne pensa Putin?

    1. Ti ringrazio per il tuo commento.
      Per rispondere alla tua domanda, non credo che bisogna essere speciali per applicare quello che il mio articolo propone.
      E’ sufficiente fare un’analisi costi-benefici per verificare che la guerra è economicamente in perdita, mentre le “strutture perennemente produttive” sono economicamente in attivo.
      Le vicende del passato recente e remoto mi insegnano che il consenso sulla pace può anche non essere unanime, ma sicuramente lo è quello sulla opportunità di guadagnare tempo e denaro.
      Che ne pensi ?

  2. Grazie Giorgio per il tuo interessamento.
    Mi dispiace, ma separazione per noi è una sconfitta. Infatti questo che vogliono i nostri nemici.
    Dobbiamo essere uniti e lottare per la nostra indipendenza politica ed economica.
    Ucraina è un paese GRANDE .
    Grazie per buon augurio!

  3. I think it’s an interesting article, even though I don’t think it’s a good and realistic solution.
    But this type of solution can be feasible and good for Moldova, for the problem of Transnistria. Just recognize their independence and decouple from them. And then Moldova can unite with Romania or join European Union

    1. Hi Afanasie,
      thank you for your comment.
      I cannot foresee the future, but I think that the situation in Ukraine will arrive to the settlement I talk about in my article, but this will happen through the path of the war and suffering instead by the way of peace and right.
      I hope this last hypothesis of mine is wrong.
      For what concerns your consideration about Moldova and Transnistria, I would be happy to know that the content of my article is a source of a happier future also for them.
      Kind regards.
      Giorgio

      1. It may happen in a peaceful way if Russia’s government would reconsider their foreign policy, and that soft power, becoming an attractive country to it’s neighbors is far more powerful than politics with brute force. It’s the same for Moldova, if it’s were a prospering country, maybe it would become attractive to Transnitria and they would want to become an integral part of Moldova.

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