Un nuovo rito ordinario di cognizione

Ecco la mia proposta di legge per riformare il rito ordinario di cognizione di primo e di secondo grado del codice di procedura civile italiano[1].

 

Gli avvocati delle parti comunicano tra loro per iscritto per rappresentare le ragioni dei loro clienti, scambiarsi documenti e richieste, tentare di giungere a una transazione.

Il dialogo per iscritto termina quando uno degli avvocati delle parti decide di incardinare il giudizio depositando il proprio atto introduttivo.

Entro il termine perentorio di 5 giorni dal deposito dell’atto introduttivo, esso va notificato alle altre parti assieme alla prova del suo avvenuto deposito.

Entro il termine perentorio di 30 giorni dalla scadenza del termine per notificare l’atto introduttivo, le contro-parti depositano la propria comparsa di costituzione e risposta.

Entro il termine perentorio di 5 giorni dalla scadenza del termine per depositare la comparsa di costituzione e risposta, ognuna di esse è notificata alle altre parti.

Entro il termine perentorio di 10 giorni dalla scadenza del termine per depositare la comparsa di costituzione e risposta, il giudice concede un termine perentorio per lo svolgimento dell’attività istruttoria chiesta dalle parti negli atti che hanno già depositato.

All’infuori del caso in cui il giudice decida di avvalersi della consulenza tecnica d’ufficio, l’attività istruttoria è svolta dalle parti nel modo seguente.

Durante il termine assegnato per lo svolgimento dell’attività istruttoria, ogni parte deposita le proprie prove e replica a quelle depositate dalle altre parti.

Le eventuali prove orali sono assunte secondo l’articolo 257-bis c.p.c. “Testimonianza scritta”[2], sia per la deposizione, sia per le domande delle controparti.

Allo scadere del termine concesso per lo svolgimento dell’attività istruttoria, ogni parte ha un termine perentorio di 30 giorni per depositare la propria comparsa conclusionale e un ulteriore termine perentorio di 30 giorni dalla scadenza del termine per il deposito della comparsa conclusionale per depositare la propria memoria di replica.

Allo scadere del termine per il deposito delle memorie di replica, il giudice ha un termine perentorio di 30 giorni per depositare la sentenza.

Ai fini di efficienza e speditezza dell’azione amministrativa e di svolgimento del processo secondo il termine di durata ragionevole, un atto di parte o un provvedimento del giudice compiuto e/o depositato oltre il termine perentorio è inesistente.

Il compimento e/o il deposito di un atto oltre il termine perentorio è fonte di responsabilità civile per gli eventuali danni a chiunque causati, è fonte di responsabilità disciplinare per l’avvocato, è inserito nella scheda di valutazione della professionalità dei magistrati.

Al fine di garantire lo svolgimento del processo, il deposito e/o il compimento di un atto da parte del giudice oltre il termine perentorio comporta la sostituzione del giudice secondo l’articolo 79 delle Disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile “Sostituzione del giudice istruttore”[3].

Per il giudice nominato nei modi di cui al comma precedente, il termine perentorio per depositare l’atto non adottato dal precedente giudice entro il termine previsto decorre dal giorno di comunicazione del provvedimento di nomina. 

Lo stesso rito ora descritto si applica anche in grado di appello.

Le norme di legge e di regolamento configgenti con le disposizioni di questa legge sono abrogate.

Le disposizioni di questa legge si applicano ai procedimenti incardinati a partire dalla data di entrata in vigore di questa legge.

Questa legge entra in vigore il quindicesimo giorno dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Regio Decreto 28 ottobre 1940, numero 1443, “Codice di procedura civile” e successive modificazioni.

Da qui in poi, c.p.c.

 

[2] L’articolo 257-bis c.p.c. afferma:

“Il giudice, su accordo delle parti, tenuto conto della natura della causa e di ogni altra circostanza, può disporre di assumere la deposizione chiedendo al testimone, anche nelle ipotesi di cui all’articolo 203, di fornire, per iscritto e nel termine fissato, le risposte ai quesiti sui quali deve essere interrogato.

Il giudice, con il provvedimento di cui al primo comma, dispone che la parte che ha richiesto l’assunzione predisponga il modello di testimonianza in conformità agli articoli ammessi e lo faccia notificare al testimone.

Il testimone rende la deposizione compilando il modello di testimonianza in ogni sua parte, con risposta separata a ciascuno dei quesiti, e precisa quali sono quelli cui non è in grado di rispondere, indicandone la ragione.

Il testimone sottoscrive la deposizione apponendo la propria firma autenticata su ciascuna delle facciate del foglio di testimonianza, che spedisce in busta chiusa con plico raccomandato o consegna alla cancelleria del giudice.

Quando il testimone si avvale della facoltà d’astensione di cui all’articolo 249, ha l’obbligo di compilare il modello di testimonianza, indicando le complete generalità e i motivi di astensione.

Quando il testimone non spedisce o non consegna le risposte scritte nel termine stabilito, il giudice può condannarlo alla pena pecuniaria di cui all’articolo 255, primo comma.

Quando la testimonianza ha ad oggetto documenti di spesa già depositati dalle parti, essa può essere resa mediante dichiarazione sottoscritta dal testimone e trasmessa al difensore della parte nel cui interesse la prova è stata ammessa, senza il ricorso al modello di cui al secondo comma.

Il giudice, esaminate le risposte o le dichiarazioni, può sempre disporre che il testimone sia chiamato a deporre davanti a lui o davanti al giudice delegato.”.

 

[3] Regio Decreto 18 dicembre 1941, numero 1368, “Disposizioni per l’attuazione del Codice di procedura civile e disposizioni transitorie” e successive modificazioni.

Da qui in poi, disp. att. c.p.c.

L’art. 79 disp. att. c.p.c. afferma:

“La sostituzione del giudice istruttore nei casi previsti nell’articolo 174 del codice è disposta d’ufficio o su istanza di parte.

L’istanza è proposta con ricorso al presidente del tribunale, il quale provvede con decreto designando altro giudice della stessa sezione.

L’istanza e il decreto sono inseriti nel fascicolo d’ufficio.”.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

L’anti sistema e gli ultrasessantacinquenni

 

A proposito del prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, mi ha colpito una riflessione che vede nel Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi l’autentico anti sistema e incita gli ultra sessantacinquenni a non astenersi dal voto.

 

L’ANTI SISTEMA

“E se fosse Renzi il nostro anti sistema?”.

Così cominciava la riflessione che ho ascoltato.

In tutto il mondo occidentale vengono considerati come nuovi eroi i personaggi così detti anti sistema.

Anche le ultime vicende internazionali ci fanno capire che i personaggi sono diversi, ma hanno tutti un comune denominatore: avere contro di sé tutto il così detto sistema (politica, finanza, mezzi di comunicazione, le elite nazionali, etc.).

La riflessione che qui riporto affermava che, in questo panorama, l’attuale situazione italiana ha un’anomalia.

In essa, infatti, il sistema sarebbe incarnato dall’attuale Presidente del Consiglio dei ministri e dai suoi collaboratori.

Al contrario, il blocco anti sistema sarebbe composto da forze politiche tra loro antitetiche: i partiti politici Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord, Movimento 5 stelle e l’opposizione all’interno del Partito democratico che è l’attuale partito di governo, ad essi vanno aggiunti i quotidiani, gran parte delle opinioni espresse sui social network, gran parte della magistratura, i sindacati e l’Associazione nazionale partigiani d’Italia per espressa affermazione dell’onorevole del Partito democratico Pier Luigi Bersani e infine l’ex Presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti.

Tutti i soggetti delle realtà ora citate affermano che, nella loro diversità, sono uniti dal desiderio di proteggere il bene dell’Italia da una riforma costituzionale[1] da essi ritenuta dannosa.

La riflessione che ho ascoltato non si soffermava su chi avesse ragione e chi avesse torto.

Tuttavia, faceva notare che due eminenti costituzionalisti come gli ex Presidenti della Corte costituzionale italiana Gustavo Zagrebelsky e Valerio Onida hanno avuto – come argomenti forti contro il disegno di legge di riforma costituzionale – rispettivamente, il profilo critico della modifica del sistema di elezione del futuro Presidente della Repubblica italiana e l’eterogeneità del quesito referendario del prossimo 4 dicembre 2016.

L’esponente rimarcava che, se vi fossero stati dei difetti macroscopici nel disegno di legge in parola, due costituzionalisti di fama come quelli ora citati li avrebbero sicuramente rilevati.

A questo punto, la riflessione proseguiva chiedendosi se non fosse l’attuale Presidente del Consiglio dei ministri l’anti sistema in Italia perché è intenzionato a infrangere un muro compatto che, o non vuole cambiare alcunché (citava ad esempio, il rifiuto di attuare in un modo nuovo i medesimi diritti acquisiti e valori che abbiamo oggi in Italia), oppure formula delle proposte inattuabili (citava come esempi la proposta di rimandare gli immigrati in massa nei loro Paesi d’origine appena giunti in Italia, la proposta di usare la Marina militare come deterrente contro le partenze dei migranti o, infine, la proposta di alcune forme di Stato sociale le cui coperture finanziarie richiederebbero la riformulazione dei diritti acquisiti).

 

GLI ULTRA SESSANTACINQUENNI

Giunta a questo punto, la riflessione della quale do conto in questo articolo si soffermava sugli ultra sessantacinquenni dicendo “e se fossimo proprio noi quelli che possono fare la differenza?”.

L’esponente in questo caso partiva dalla riflessione di un noto politico italiano che ha parlato degli ultra sessantacinquenni come di persone molto anziane e non in grado di informarsi adeguatamente.

Preciso che l’autore della riflessione aveva più di sessantacinque anni e ricordava che le persone della sua età sono nate poco prima o immediatamente dopo l’entrata in vigore della Costituzione italiana il 1 gennaio 1948.

Si soffermava in particolare sul fatto che tutti loro erano presenti quando è iniziata la storia dell’Italia repubblicana: gli ideali e i valori degli inizi e i compromessi che si sono verificati in seguito, le contestazioni del 1968, il terrorismo politico, la scuola e il lavoro come erano e come sono ora, l’evoluzione dei concetti di famiglia e di religione.

A proposito di tutti gli eventi che ho ora ricordato, l’esponente diceva “noi c’eravamo” e di seguito rimarcava che gli ultra sessantacinquenni sanno bene che nei percorsi politici è necessario compiere la scelta giusta al momento giusto.

Affermava anche che la storia finora ha insegnato loro che non bisogna soffermarsi sull’empatia di una persona o sui sogni che i politici dovrebbero realizzare per i cittadini.

I sogni sono materia dei singoli uomini, ai politici va chiesto il possibile.

L’esponente concludeva la sua riflessione, invitando gli ultra sessantacinquenni a mostrare che l’età porta saggezza e a tenere a mente che i governanti si possono cambiare con le regole democratiche.

Di conseguenza, invitava i suoi pari età a non scegliere l’astensionismo al prossimo referendum del 4 dicembre 2016.

A tale riguardo, citava due esempi nei quali l’astensionismo si è rivelato controproducente per chi l’ha attuato.

I giovani della Gran Bretagna e degli Stati Uniti d’America hanno scelto di non recarsi a votare, rispettivamente, in occasione del referendum sulla Brexit e delle recenti elezioni del Presidente U.S.A.

Il risultato che hanno ottenuto, però, è stato quello di trovare il proprio Paese nella situazione che non volevano.

Anche alla luce di questa ragione l’esponente proponeva agli altri ultra sessantacinquenni di andare compatti a votare sì al prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 perché lo ritiene l’unico modo per dare una scossa a un’Italia immobile da molto tempo e perché il disegno di legge di riforma costituzionale, in sé, “non è il migliore che si può avere, ma è la scelta giusta al momento giusto”.

 

Non ho trovato una riflessione come questa sui quotidiani italiani.

Sarei felice di leggere le vostre considerazioni in fondo al testo del mio articolo.

 

Spero di esservi stato utile e vi ringrazio per il vostro tempo.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Da qui in poi, l’espressione in esame fa riferimento al disegno di legge di riforma costituzionale approvato dalla Camera dei deputati il 12 aprile 2016 e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana numero 88 del 15 aprile 2016.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .