Ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs[1].

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Il bosone di Higgs funziona in modo simile a un regolatore di tensione elettrica.

 

ESPERIMENTI

Per la verifica sperimentale dell’ipotesi che ho ora formulato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti[3].

Tre misuratori di tensione elettrica vengono posizionati, rispettivamente, all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame, sulla sua struttura esterna e nella sua parte interna.

Tutti gli esperimenti descritti qui di seguito iniziano con la rilevazione della tensione elettrica da parte di tutti e tre i rilevatori di tensione che ho appena elencato.

 

Esperimento n. 1

Si indirizzi verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame una variazione della tensione elettrica di ingresso dell’ordine di ±5% rispetto alla tensione elettrica presente, all’inizio di questo esperimento, all’interno della particella subatomica nella quale esso si trova.

A seguito di ciò, il misuratore di tensione elettrica all’interno della particella sub-atomica misurerà una tensione elettrica in uscita dalla struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame che risulterà stabilizzata entro un valore minore di ±5%.

 

Esperimento n. 2

La regolazione di tensione elettrica all’interno del bosone di Higgs avviene tramite il seguente meccanismo automatico di tipo chimico.

La sua struttura esterna si comporta come un conduttore posto tra due corpi: la parte interna della particella sub-atomica nella quale esso si trova e la parte interna del medesimo bosone.

I composti chimici presenti nella parte interna del bosone di Higgs si destabilizzano a seguito della variazione in aumento o in diminuzione oltre una certa misura della tensione elettrica che entra in essa.

La destabilizzazione chimica ora descritta dà avvio alla regolazione della tensione elettrica.

Per verificare questa ipotesi si indirizzino verso la parte esterna del bosone di Higgs molteplici variazioni in diminuzione della tensione elettrica a partire da ±5% rispetto al valore di essa presente, all’inizio dell’esperimento, all’interno della particella subatomica.

Proseguendo in questo modo, si arriverà a trovare la variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica non avviene.

Questo poiché il meccanismo automatico di tipo chimico che ho descritto non si attiva.

 

Esperimento n. 3

La variazione di tensione elettrica – al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica non avviene – non ha un valore fisso.

Il suo valore, infatti, varia a seconda del grado di conducibilità elettrica presente nella parte interna del bosone di Higgs.

Per verificare questa ipotesi, si effettui il seguente esperimento articolato in due parti.

Prima parte.

Si immettano nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame delle molecole di un materiale isolante[4].

Si faccia in modo che esse si diffondano uniformemente all’interno del volume della parte interna.

A seguito di ciò, si ripetano le operazioni che ho descritto nell’esperimento numero 2 che precede.

Il valore della variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica da parte del bosone di Higgs non avviene risulterà essere più basso di quello misurato al termine dell’esperimento numero 2 che precede.

Seconda parte.

Dopo di che, si immetta nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame una sostanza chimica in grado di interagire con le molecole del materiale isolante precedentemente in essa inserite e di formare uno o più composti non isolanti[5].

La variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica da parte del bosone di Higgs non avviene tornerà nuovamente a un valore più basso rispetto a quello misurato al termine della prima parte di questo esperimento[6].

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nell’articolo “Ipotesi sulla funzione e sulla struttura del bosone di Higgs” – pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 28 agosto 2017 – ho formulato delle ipotesi sulla funzione (vale a dire, a che cosa serve) e sulla struttura (vale a dire, come è fatto) del bosone di Higgs. In questo articolo formulo delle ipotesi su come funziona il bosone di Higgs.

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

[3] Tutte le operazioni che sono descritte nel paragrafo “Esperimenti” devono essere effettuate senza indurre, al contempo, una variazione nella frequenza e nella intensità delle vibrazioni presenti nella particella subatomica all’interno della quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame.

[4] Ad esempio, delle molecole di un materiale plastico.

[5] L’aumento della conducibilità elettrica che si ottiene è direttamente proporzionale all’ottenimento di materiali semi-conduttori, conduttori o super-conduttori all’esito della descritta reazione chimica.

[6] La diminuzione di questo valore è inversamente proporzionale al grado di conducibilità elettrica presente nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

Questo articolo è stato pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 22 febbraio 2018 alle ore 06.04.

Il Bitcoin e la moneta avente corso legale

In questo articolo espongo alcune differenze tra il bitcoin e la moneta avente corso legale[1].

 

IL SOTTOSTANTE

Il sottostante è ciò che dà alla moneta il suo valore e può essere costituito da qualsiasi grandezza economica.

Ad esempio, il sottostante di una moneta metallica fatta d’oro è dato dal valore dell’oro con il quale la moneta è stata coniata.

Il sottostante può anche essere costituito da una grandezza economica che la moneta non incorpora materialmente in se stessa.
Ecco qui di seguito alcuni esempi.

In un contesto in cui il Governo nazionale stampa le banconote, il sottostante delle banconote emesse nel corso di un anno può essere dato dalla ricchezza prodotta in quella Nazione[2] nell’anno precedente a quello della creazione delle banconote.

Al contrario, in un contesto in cui un Governo nazionale stampa dei certificati del debito pubblico e li consegna alla Banca centrale in cambio delle banconote che quest’ultima stampa, il sottostante delle banconote è costituito dalla promessa del Governo di pagare il debito rappresentato dai certificati del debito pubblico che esso stesso ha emesso[3].

In conclusione, a seconda della scelta di politica monetaria compiuta da ciascuno Stato, il sottostante della moneta avente corso legale in quello Stato può essere costituito:

  • dal materiale con cui quella moneta è fatta;
  • dalla ricchezza prodotta in quello Stato nell’anno precedente alla creazione della moneta;
  • dalla promessa del Governo nazionale di pagare il debito che esso stesso ha emesso per ottenere in cambio della nuova moneta.

Il sottostante del bitcoin è deciso da ogni singolo partecipante alla rete telematica nella quale il bitcoin viene scambiato[4].

 

IL CORSO LEGALE
Una moneta ha corso legale quando vi è una norma di legge che sancisce l’obbligo di accettarla in pagamento[5].
Nel territorio della Repubblica italiana, l’obbligo di accettare in pagamento l’euro è sancito da un regolamento europeo[6].

Non sono a conoscenza di una norma di legge che – nel territorio della Repubblica italiana – preveda l’obbligo di accettare in pagamento il bitcoin.

È utile ricordare che, a norma di legge, il pagamento effettuato con una moneta non avente corso legale (come ad esempio il bitcoin) è valido solo se il creditore vi acconsente[7].

 

LA RESPONSABILITÀ PER OMESSA O CARENTE INFORMAZIONE

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affermato che il bitcoin è “un mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano” e ha aggiunto che “le operazioni relative a valute non tradizionali, vale a dire diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più paesi, costituiscono operazioni finanziarie”.[8]

Le parole usate dalla Suprema Corte europea hanno delle rilevanti implicazioni legali.

Per quanto riguarda la definizione del bitcoin come “mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano”, si pensi alla responsabilità civile pre-contrattuale derivante da omessa o carente informazione nel caso in cui il bitcoin sia usato come mezzo di pagamento di beni e/o servizi e il pagamento avvenga tra due soggetti che non sono investitori qualificati.

Per quanto riguarda l’affermazione per la quale “le operazioni relative a valute non tradizionali…costituiscono operazioni finanziarie”, pensiamo al caso in cui un soggetto investitore non qualificato decida di effettuare una transazione monetaria del seguente tipo.

Invece di scegliere una transazione tra due monete aventi corso legale – ad esempio, euro contro dollari U.S.A. – egli sceglie una transazione nella quale egli dà degli euro e in cambio riceve dei bitcoin.

In questo caso abbiamo un’operazione finanziaria nella quale il bitcoin è usato come mezzo di pagamento alternativo al mezzo di pagamento legale (i dollari U.S.A.).

Dato questo caso, si pensi alla responsabilità per omessa o carente informazione finanziaria dovuta al soggetto che acquista i bitcoin.

 

CONCLUSIONE

Da questo breve esame emerge che, sia il bitcoin, sia la moneta avente corso legale, presentano un punto di forza e un profilo critico.

La moneta avente corso legale ha per legge il potere di estinguere un’obbligazione pecuniaria, ma può avere un sottostante molto debole[9].

Dal canto suo, il bitcoin ha un sottostante più solido[10], ma, non avendo un corso legale, può essere rifiutato come mezzo per estinguere un’obbligazione pecuniaria.

Inoltre, prima di effettuare qualsiasi operazione in bitcoin, è necessario rispettare gli obblighi di corretta e completa informazione relativi ad esso.

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Quanto si legge in questo articolo non costituisce né intende costituire in alcun modo un consiglio per l’investimento e/o per il disinvestimento in monete e/o strumenti finanziari.

In questo articolo parlo di alcuni concetti fondamentali in un modo – mi auguro – comprensibile per tutti.

Per chi desidera leggere un più approfondito esame giuridico del bitcoin, rinvio al contributo di Andrea Cecchetto, Gli albori di una nuova rivoluzione (quasi) copernicana, pubblicato il 14 dicembre 2017 sul sito www.ilcaso.it e reperibile al seguente indirizzo:

http://blog.ilcaso.it/news_648/14-12-17/Gli_albori_di_una_nuova_rivoluzione_%28quasi%29_copernicana

Per chi preferisce approfondire i profili giuridici e informatici del bitcoin guardando un video, rinvio al convegno interdisciplinare “Blockchain, FinTech e professioni legali. Profili etici e professioni giuridiche” organizzato dalla Scuola di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova e dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) – Sezione di Treviso che si è svolto a Treviso il 01 dicembre 2017.

La registrazione audio – video del convegno è disponibile su YouTube al seguente indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=CK2pSSFXsAE

 

[2] Il prodotto interno lordo di quella Nazione.

 

[3] Quest’ultima ipotesi viene descritta da un inquietante video sul fenomeno del così detto “signoraggio bancario”che potete visionare al seguente indirizzo internet:

https://www.youtube.com/watch?v=otwSQyaPy-Y

Espongo qui di seguito un commento a un’affermazione contenuta nel filmato allegato a questa nota numero 3.

Nel segmento da 20:00 a 20:37 si afferma:

  • “…esponendo la pratica del signoraggio alla Corte che, non potendo negare la veridicità dei fatti, ha potuto solo constatare che di reato non si trattasse semplicemente in quanto consuetudine.

In altre parole, la commissione di un fatto previsto e punito dalla legge come reato sarebbe penalmente irrilevante qualora quel fatto sia stato commesso un numero di volte tale da divenire una consuetudine.

L’affermazione ora citata non può essere condivisa per i seguenti motivi.

Innanzitutto perché “nelle materie regolate dalle leggi e dai regolamenti gli usi hanno efficacia solo in quanto sono da essi richiamati” (codice civile della Repubblica italiana, disposizioni sulla legge in generale, articolo 8 “Usi”, comma 1).

Da questo deriva che l’uso o consuetudine è sempre e solo conforme alla legge (secundum legem) e mai contrario alla legge (contra legem).

Inoltre, l’articolo 640 del codice penale della Repubblica italiana (“Truffa”) non richiama alcun uso.

In secondo luogo, perché l’uso o consuetudine non ha il potere di abrogare una norma di legge.

A tale riguardo si vedano:

  • – il codice civile della Repubblica italiana, disposizioni sulla legge in generale, articolo 15 “Abrogazione delle leggi”;
  • – la Costituzione della Repubblica italiana, articolo 75 sull’istituto del referendum;
  • – la Costituzione della Repubblica italiana, articolo 136 e l’articolo 30, comma 3, della legge 11 marzo 1953, n. 87, sulla disapplicazione di una o più norme di legge o di un atto avente forza di legge dello Stato o di una Regione dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale.

 

[4] “Users can decide for themselves what a unit of bitcoin represents”.

a Bitcoin can represent many kinds of property”.

Cito dal video: “The real value of bitcoin and crypto currency technology – The Blockchain explained” visionabile su https://www.weusecoins.com/ oppure su https://www.youtube.com/watch?v=YIVAluSL9SU (si veda in particolare il segmento da 2:45 a 3.30).

 

[5] Nell’ordinamento giuridico italiano, le norme di riferimento a tale riguardo sono gli articoli 1277 e 1278 del codice civile.

Eccone qui di seguito il testo (i sottolineati sono miei):

  • articolo 1277 “Debito di somma di denaro. I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima.”;
  • articolo 1278 “Debito di somma di monete non avente corso legale. Se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale, al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento.”.

 

[6] Il corso legale dell’euro è sancito dal Regolamento (CE) n. 974/98 del Consiglio del 3 maggio 1998 relativo all’introduzione dell’euro, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 139/1 dell’11 maggio 1998.

Ecco qui di seguito alcuni articoli del Regolamento in parola (i sottolineati sono miei):

  • articolo 2 “A decorrere dal 1° gennaio 1999, la moneta degli Stati membri partecipanti è l’euro. L’unità monetaria è un euro. Un euro è diviso in cento cent.”;
  • articolo 3 “L’euro sostituisce, al tasso di conversione, la moneta di ciascuno Stato membro partecipante.”;
  • articolo 4 “L’euro è l’unità di conto della Banca centrale europea (BCE) e delle Banche centrali degli Stati membri partecipanti.”;
  • articolo 9 “Le banconote e le monete metalliche denominate in un’unità monetaria nazionale continuano ad avere corso legale entro i loro limiti territoriali del giorno precedente l’entrata in vigore del presente regolamento.” (articolo 5 “Gli articoli 6, 7, 8 e 9 si applicano durante il periodo transitorio.”);
  • articolo 10 “A decorrere dal 1° gennaio 2002 la BCE e le Banche centrali degli Stati membri partecipanti immettono in circolazione banconote denominate in euro. Fatto salvo l’articolo 15, dette banconote denominate in euro sono le uniche banconote aventi corso legale in tutti gli Stati membri partecipanti.”;
  • articolo 11 “A decorrere dal 1° gennaio 2002 gli Stati membri partecipanti coniano monete metalliche denominate in euro o in cent, conformi alle denominazioni e alle specificazioni tecniche che il Consiglio può stabilire a norma dell’articolo 105 A, paragrafo 2, seconda frase del trattato. Fatto salvo l’articolo 15, dette monete metalliche sono le uniche monete metalliche aventi corso legale in tutti gli Stati membri partecipanti. Ad eccezione dell’autorità emittente e delle persone specificamente designate dalla normativa nazionale dello Stato membro emittente, nessuno è obbligato ad accettare più di cinquanta monete metalliche in un singolo pagamento.”;
  • articolo 15, comma 1 “Le banconote e le monete metalliche denominate in un’unità monetaria nazionale ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1 continuano ad avere corso legale entro i loro limiti territoriali per sei mesi al massimo dopo la fine del periodo transitorio; tale lasso di tempo può essere abbreviato da una norma nazionale.”;
  • articolo 17 “Il presente regolamento entra in vigore il 1° gennaio 1999.”.

Il Regolamento (CE) n. 974/98 è consultabile all’indirizzo internet:

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1510680266423&uri=CELEX:31998R0974 .

 

[7] In Italia, le norme di riferimento sono gli articoli 1197 e 1198 del codice civile.

Eccone qui di seguito il testo (i sottolineati sono miei):

  • articolo 1197 “Prestazione in luogo dell’adempimento. Il debitore non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dovuta, anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore consenta. In questo caso l’obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita. Se la prestazione consiste nel trasferimento della proprietà o di un altro diritto, il debitore è tenuto alla garanzia per l’evizione e per i vizi della cosa secondo le norme della vendita, salvo che il creditore preferisca esigere la prestazione originaria e il risarcimento del danno. In ogni caso non rivivono le garanzie prestate dai terzi.”;
  • articolo 1198 “Cessione di un credito in luogo dell’adempimento. Quando in luogo dell’adempimento è ceduto un credito, l’obbligazione si estingue con la riscossione del credito, se non risulta una diversa volontà delle parti. È salvo quanto è disposto dal secondo comma dell’art. 1267.”.

 

[8] Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza del 22 ottobre 2015 nella causa C-264-14, Skatteverket contro David Hedqvist.

Riporto qui di seguito alcuni passi della sentenza in parola (i sottolineati sono miei):

  • La valuta virtuale «bitcoin», essendo un mezzo di pagamento contrattuale, non può essere considerata, da una parte, né come un conto corrente né come un deposito di fondi, un pagamento o un versamento. D’altra parte, a differenza dai crediti, dagli assegni e dagli altri effetti commerciali, di cui all’articolo 135, paragrafo 1, lettera d), della direttiva IVA, essa costituisce un mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano.” (sentenza citata, paragrafo 42);
  • Orbene, le operazioni relative a valute non tradizionali, vale a dire diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più paesi, costituiscono operazioni finanziarie in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento.” (sentenza citata, paragrafo 49);
  • Orbene, è pacifico che la valuta virtuale «bitcoin» non costituisce né un titolo che conferisce un diritto di proprietà su persone giuridiche né un titolo di natura comparabile.” (sentenza citata, paragrafo 55).

La sentenza è reperibile in italiano ai seguenti indirizzi:

http://eur-lex.europa.eu/collection/eu-law/eu-case-law.html?locale=it

http://curia.europa.eu/juris/recherche.jsf?language=it

 

[9] Nel caso in cui il Governo nazionale abbia scelto una politica monetaria identificata con il nome di signoraggio bancario. Si veda quanto è stato detto nel paragrafo “Il sottostante” e nella nota numero 3.

 

[10] Perché il suo sottostante è costituito da beni e/o servizi scelti da coloro che partecipano alla rete telematica dove il bitcoin viene scambiato e accettati da altri utenti della stessa rete.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

Le cattedre vacanti a scuola e il principio di uguaglianza

 

In questo articolo offro una soluzione al problema delle cattedre vacanti nelle scuole, in particolare in quelle del nord Italia[1].

Per fare questo, mi servirò di una corretta applicazione del principio di uguaglianza[2].

 

La Corte costituzionale ha affermato che il principio di uguaglianza non consiste nel trattare tutti allo stesso modo, nel porre tutti sullo stesso piano o allo stesso livello, ma nel trattare in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse[3].

 

La corretta applicazione del principio di uguaglianza al problema delle cattedre vacanti nella scuola non può prescindere dalla considerazione del diverso costo della vita in una città del nord Italia confrontato con quello di un piccolo paese del sud Italia.

 

Corrispondere lo stesso salario, per la medesima mansione, svolta da due docenti della scuola, il primo in una prospera realtà finanziaria del nord Italia e il secondo in un contesto rurale del sud Italia, significa non avere compreso il sopra citato insegnamento della Corte costituzionale, e di conseguenza, violare il principio di uguaglianza.

 

Inoltre, si avrà una violazione del principio costituzionale per il quale il lavoratore ha diritto a un salario “sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”[4].

 

Infatti, il forte divario nel costo reale della vita farà in modo che il primo docente – quello nel nord Italia – si troverà a dover scegliere se impiegare il suo salario per pagare il canone di locazione e le utenze domestiche della sua abitazione oppure se spendere la somma per fare la spesa, il secondo docente – quello nel sud Italia – non solo non si troverà di fronte a questa alternativa, ma potrà anche scegliere tra risparmiare una parte del suo salario o spenderla per avere un tenore di vita più alto della media.

 

In una situazione come questa, la decisione di aumentare il salario si risolve in un aumento della disuguaglianza già esistente.

 

Infatti, poiché l’importo dello stipendio è uguale per tutti e due i docenti, aumentare la retribuzione in modo da permettere al docente della scuola nel nord Italia di poter affrontare con serenità gli esborsi prima descritti (locazione, utenze domestiche e spesa) significa dare al docente nel sud Italia un tenore di vita ancora più alto, inimmaginabile per il primo docente.

 

Per applicare correttamente il principio di uguaglianza alla vicenda che stiamo esaminando è necessario smettere di pensare all’importo del salario e focalizzare l’attenzione sul potere d’acquisto del salario.

 

Il potere d’acquisto è la quantità di beni e/o servizi che è possibile acquistare in un dato momento con una determinata somma di denaro[5].

 

I due docenti non dovranno più ricevere un salario identico, ma un diverso potere d’acquisto parametrato al costo reale della vita che si registra nella sede di effettivo espletamento del loro incarico.

Un potere d’acquisto tale da permettere a entrambi di “assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”[6].

 

Tutto questo va attuato tenendo conto delle seguenti precisazioni.

 

In primo luogo, il costo della vita da prendere in considerazione non è quello calcolato su base nazionale, ma quello calcolato nella macro area[7] nella quale si trova la sede di effettivo espletamento dell’incarico da parte di ciascuno dei due docenti.

Se infatti venisse preso come riferimento il costo della vita su base nazionale, si continuerebbe ad avere la disuguaglianza della quale abbiamo parlato fin’ora.

Quest’ultima, infatti, è causata dall’attribuzione di un identico salario a entrambi i docenti a fronte del fatto che il costo della vita non è lo stesso su tutto il territorio nazionale.

 

La dimensione delle macro aree deve essere tale da comprendere più Regioni.

Se venissero prese in esame delle aree troppo piccole – come singoli paesi, quartieri o città – si avrebbe una miriade di diversi indici del costo della vita: uno per ciascuna di esse.

In questo modo, oltre alla rilevante complessità amministrativa necessaria per calcolare tutti questi indici diversi, non verrebbe risolto il problema delle cattedre vacanti nelle scuole.

Facciamo un esempio.

Se nei piccoli paesi A e B il costo reale della vita fosse pari a 100, mentre nel vicino e altrettanto piccolo paese C esso fosse pari a 97, tutti avrebbero la convenienza economica a recarsi a insegnare nelle scuole dei paesi A e B per avere un salario maggiore e poter poi fare la spesa nel vicino paese C dove i prezzi sono più bassi.

In questa situazione, nessuno vorrebbe recarsi a insegnare nelle scuole del paese C dove le cattedre nelle scuole rimarrebbero vacanti.

Dopo un po’ di tempo, i prezzi nel paese C aumenterebbero a causa della forte domanda di beni e servizi originata da tutti coloro che si recano lì per fare acquisti, mentre i prezzi diminuirebbero nei paesi A e B dove pochi farebbero la spesa.

L’aumento del costo della vita nel paese C invertirebbe la situazione di partenza.

Vi sarebbe un gran numero di domande di trasferimento di docenti che dai paesi A e B vogliono recarsi a insegnare nel paese C.

Questo per continuare ad avere un salario alto e fare la spesa nei paesi A e B che ora hanno dei prezzi più bassi.

Di conseguenza, nessuno vorrebbe più insegnare nei paesi A e B dove le cattedre nelle scuole rimarrebbero vacanti.

Se pensiamo che in Italia ci sono circa otto mila Comuni[8], capiamo bene che, ai fini che qui interessano, istituire delle aree economiche troppo piccole comporterebbe un’immensa complessità amministrativa per calcolare ogni anno il costo della vita in ciascuna di loro e non verrebbe risolto il problema delle cattedre vacanti nelle scuole.

 

Al contrario, l’istituzione di aree economiche di grandi dimensioni ridurrebbe, sia la complessità amministrativa – poiché gli indici del costo della vita da calcolare non sarebbero più migliaia –, sia il trasferimento dei docenti per motivi economici della quale abbiamo detto poc’anzi.

Per esempio, se pensiamo a una macro area grande come l’Italia nord-occidentale, è difficile che un docente che insegna a Torino possa recarsi ogni giorno a fare la spesa ad Ancona !

Con la corresponsione di un potere d’acquisto parametrato al costo reale della vita in ogni macro area, gli spostamenti dei docenti della scuola per motivi economici sarebbero limitati alla linea di demarcazione tra una macro area e quella vicina.

Una situazione analoga a quella che oggi si può verificare, ad esempio, se si pensa di fare il pieno di benzina alla propria automobile oltre il confine nazionale, dove le imposte sul carburante per i veicoli possono essere più basse.

Inoltre, questi spostamenti sarebbero ulteriormente limitati dal fatto che, di solito, due macro aree confinanti non hanno un costo della vita fortemente diverso come quello che, al contrario, si registra tra due luoghi che si trovano molto distanti fra loro sul territorio nazionale.

Un piccolo divario tra i costi della vita – e quindi tra i prezzi dei beni – che si registrano da una parte e dall’altra della linea di demarcazione tra due macro aree, ridurrebbe la convenienza economica a spostarsi da una parte all’altra.

 

In secondo luogo, il salario di ciascuno dei due docenti va adeguato ogni anno ai tre quarti dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati[9].

 

L’adeguamento nella misura di tre quarti piuttosto che al cento per cento dell’indice citato ha il fine di contenere l’aumento dei prezzi e quindi l’inflazione.

 

In conclusione, una corretta applicazione del principio di uguaglianza previsto nella nostra Costituzione porta ad attribuire a ogni docente non più un identico salario, ma un diverso potere d’acquisto parametrato al costo della vita realmente presente nella macro area in cui insegna in via ordinaria e continuativa.

La conseguenza sarebbe la forte riduzione del numero di cattedre vacanti nella scuola, perché non ci sarebbe più la convenienza economica a insegnare solo nelle zone d’Italia dove il costo della vita è più basso.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Articolo: “Cattedre scuola 2017/2018: 4 mila posti vacanti, ecco a chi andranno”

“La mancanza di cattedre è stata registrata soprattutto nella scuola secondaria di primo grado, cioè alle medie.

In particolare sono più di 3.800 i posti rimasti liberi dopo i trasferimenti, soprattutto nelle regioni del Nord.

Più di un terzo di queste cattedre vuote sono nella Lombardia, che ha 1.072 posti per docenti.

Tra l’altro nemmeno le prossime immissioni in ruolo serviranno ad arginare questa situazione.

Difatti è stato accertato che i vincitori del Concorso docenti 2016 non sono sufficienti per colmare questo vuoto.

Inoltre le graduatorie ad esaurimento (Gae) per la classe di matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado sono esaurite già da da tempo.

Dunque si prevede che questi posti saranno assegnati tramite supplenze annuali, da reperire tramite le graduatorie di istituto della provincia interessata o tramite messa a disposizione.”.

Pubblicato il 23 luglio 2017 in:

http://it.blastingnews.com/lavoro/2017/07/cattedre-scuola-20172018-4mila-posti-vacanti-ecco-a-chi-andranno-001871195.html

 

Articolo: “Mobilità scuola 2017/2018: docenti, i posti liberi dopo i trasferimenti della scuola secondaria di II grado”

“Complessivamente, per la scuola secondaria di secondo grado i posti liberi sono 16.543 di cui 15.254 posti comuni e 1.289 posti di sostegno: la tabella analitica per classe di concorso/tipo di posto, provincia e regione.”.

Pubblicato il 21 luglio 2017 in:

http://www.flcgil.it/scuola/precari/mobilita-scuola-2017-2018-docenti-i-posti-liberi-dopo-i-trasferimenti-della-scuola-secondaria-di-ii-grado.flc

 

Articolo: “Mobilità scuola 2017: migliaia di trasferimenti al Sud, cattedre vacanti al Nord”

“L’ondata di trasferimenti verso il Sud comporterà, nella scuola primaria, una conseguente carenza di insegnanti al Nord. I sindacati stimano che, nel prossimo anno, serviranno circa 100 mila supplenti.

Le regioni maggiormente coinvolte da carenza di personale docente, e quindi con una maggiore percentuale di cattedre vacanti, sono Lombardia, Piemonte e Veneto.”.

Pubblicato il 22 giugno 2017 in:

http://it.blastingnews.com/lavoro/2017/06/mobilita-scuola-2017-migliaia-di-trasferimenti-al-sud-cattedre-vacanti-al-nord-001793565.html

 

[2] Costituzione della Repubblica italiana, articolo 3, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, n. 298 del 27 dicembre 1947:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”.

Cito da: http://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf

 

[3] “Né detto divieto è in contrasto con l’altro principio della “eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”, enunciato nello stesso art. 3 della Costituzione.

Questo principio non va inteso nel senso, che il legislatore non possa dettare norme diverse per regolare situazioni che esso ritiene diverse, adeguando così la disciplina giuridica agli svariati aspetti della vita sociale. Ma lo stesso principio deve assicurare ad ognuno eguaglianza di trattamento, quando eguali siano le condizioni soggettive ed oggettive alle quali le norme giuridiche si riferiscono per la loro applicazione. La valutazione della rilevanza delle diversità di situazioni in cui si trovano i soggetti dei rapporti da regolare non può non essere riservata alla discrezionalità del legislatore, salva l’osservanza dei limiti stabiliti nel primo comma del citato art. 3.”

Corte costituzionale della Repubblica italiana, sentenza 16 gennaio 1957, n. 3, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 27 del 30 gennaio 1957.

Cito da: www.cortecostituzionale.it (Giurisprudenza → Decisioni → Ricerca sulle pronunce → inserire anno e numero → cliccare su 3/1957).

 

[4] Costituzione della Repubblica italiana, articolo 36:

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.”

Per i riferimenti della citazione, si veda la nota n. 2.

 

[5] “Quantità di merci che, dati certi prezzi vigenti sul mercato (v.), è possibile acquistare in un dato momento con una determinata quantità di moneta (v.) a disposizione. 
La definizione può essere sintetizzata nella formula Pa = 1/P dove Pa è il potere d’acquisto della moneta e P il prezzo della merce. In questa equazione Pa e P sono espressioni reciproche in quanto aumentando i prezzi diminuisce il valore della moneta e viceversa.”.

Cito da: https://www.simone.it/newdiz/newdiz.php?dizionario=6&id=2436

 

[6] Si veda la nota n. 4.

 

[7] Ai fini che qui interessano, una macro area è una porzione del territorio nazionale caratterizzata da caratteristiche economiche simili come la situazione economica, il potenziale di sviluppo, le condizioni di vita medie della popolazione.

 

[8] Al 5 maggio 2017, i Comuni in Italia sono 7.978.

Si veda: http://www.istat.it/it/files/2011/01/Novita-per-il-2017.pdf?title=Codici+delle+unit%C3%A0+amministrative+-+14%2Fset%2F2017+-+Novit%C3%A0+per+il+2017.pdf

 

[9] “Per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio il canone di affitto o l’assegno dovuti al coniuge separato, si utilizza l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi. Tale indice si pubblica sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392.”.

Cito da: http://www.istat.it/it/archivio/30440m

 

“L’indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati (sigla FOI) è un indice dei prezzi al consumo, calcolato dall’Istat a partire dal 1961, basato su un paniere di beni e servizi che rappresenta i consumi di una famiglia la cui persona di riferimento è un lavoratore dipendente (ad esclusione di quelli facenti parte del settore agricolo). È quindi più specifico dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), il cui paniere rappresenta i consumi di una famiglia italiana media (comprendendo, quindi, anche quelle la cui persona di riferimento sia ad esempio un libero professionista od un pensionato).”

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Indice_nazionale_dei_prezzi_al_consumo_per_le_famiglie_di_operai_e_impiegati

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sulla funzione e sulla struttura del bosone di Higgs

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla struttura del bosone di Higgs e sulla funzione che esso svolge all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Il bosone di Higgs è uno smorzatore delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica nella quale si esso si trova.

Esso è costituito da una struttura esterna che circonda una parte interna.

Quest’ultima è costituita da energia priva di carica elettrica e nella quale non ci sono vibrazioni.

La struttura esterna del bosone di Higgs vibra con la stessa frequenza che è presente nella parte interna della particella sub-atomica all’interno della quale esso è contenuto.

La parte interna del bosone di Higgs ha la funzione di sostenere la sua struttura esterna affinché le vibrazioni che quest’ultima riceve e assorbe non la disgreghino.

Il bosone di Higgs, dunque, ha la funzione di rendere più stabile la particella sub-atomica nella quale esso si trova.

 

ESPERIMENTO

Per la verifica sperimentale delle ipotesi che ho ora formulato, propongo di effettuare le seguenti operazioni.

Tre misuratori di vibrazioni vengono posizionati rispettivamente, all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame, sulla sua struttura esterna e nella sua parte interna.

Si comincia con la rilevazione delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica.

Quindi, si indirizzano verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame delle vibrazioni con una frequenza diversa e una intensità minore rispetto a quelle che hanno le vibrazioni che sono state poco prima rilevate all’interno della particella sub-atomica.

In seguito a ciò, il misuratore di vibrazioni posizionato sulla struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame rileva un mutamento di frequenza e una diminuzione di intensità.

Allo stesso tempo il misuratore di vibrazioni posizionato all’interno del medesimo bosone continua a non rilevare alcuna vibrazione.

Se verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame vengono indirizzate delle vibrazioni con una frequenza diversa da quella delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica nella quale esso si trova, ma con una intensità pari a queste ultime, il bosone oggetto di esame si disgrega.

Quest’ultimo risultato si ottiene anche nel caso in cui, verso la parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame, si indirizzano delle vibrazioni con una frequenza diversa da quella delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica nella quale esso si trova, ma con una intensità pari a queste ultime.

 

TESI

Se l’esperimento che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo contributo è puramente personale.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 28 agosto 2017 alle ore 00.33.

LA NUOVA FISICA

 

Ho assistito alla lezione pubblica “LHC – Dal bosone di Higgs alla Nuova Fisica: cosa ci sta svelando lo strumento scientifico più potente al mondo”[1], uno dei tanti eventi della “Notte europea dei ricercatori 2016”.

Durante la lezione, il docente ha affermato che le misurazioni effettuate all’LHC di Ginevra[2] hanno determinato che il campo del bosone di Higgs, nel vuoto, ha un valore di 250 GeV[3].

A quel punto si è soffermato sulla domanda:

  • come è possibile che il campo del bosone di Higgs nel vuoto – cioè in stato di non eccitazione – abbia un valore di 250 GeV ?

 

La lezione è proseguita affermando che questo valore del campo del bosone di Higgs è un ostacolo alla elaborazione di un modello fisico-matematico che possa descrivere la gravità in maniera compatibile con la meccanica quantistica[4].

Il problema che emerge da questi dati può essere spiegato nei termini seguenti: è come comparare un elefante (la gravità) con una cellula umana (la fisica quantistica).

Per tenerli in equilibrio ci vorrebbe una leva nella quale il fulcro disti dall’elefante quanto una cellula umana e la cellula umana disti dal fulcro quanto la distanza che c’è tra il Sole e Plutone[5].

 

Da quanto ho ascoltato a lezione, ho dedotto che i presupposti dai quali i fisici partono in questo campo di ricerca sono i seguenti: il bosone di Higgs determinerebbe la massa[6] e la forza di gravità sarebbe causata dalla massa[7].

Di conseguenza, mi pongo le seguenti domande:

  1. oggi siamo in grado di spiegare tecnicamente come funziona la gravità ?
  2. quali evidenze scientifiche abbiamo, oggi, dell’affermazione che la forza di gravità sia causata dalla massa ?

 

La prima domanda mi è venuta in mente considerando che, fin dall’esperimento di Joseph John Thomson nel XIX secolo, siamo in grado di visualizzare il flusso di elettroni della corrente elettrica.

 

Ecco il video con la spiegazione dell’esperimento di J. J. Thomson in inglese:

 

Ecco i video con la spiegazione dell’esperimento di J. J. Thomson in italiano:

 

 

Guardando questi filmati mi sono chiesto se oggi siamo in grado di fare lo stesso con la forza di gravità.

In altre parole, se al posto dei due poli elettrici catodo e anodo degli esperimenti condotti nel XIX secolo sulla corrente elettrica avessimo due masse come un libro e un quaderno – le quali, per la legge di gravità, si attraggono – potremmo vedere il funzionamento della forza di gravità come, fin dal XIX secolo, abbiamo visto il flusso di elettroni della corrente elettrica ?

Ad oggi, non sono a conoscenza della dimostrazione di come funziona tecnicamente la forza di gravità.

 

A questo punto mi chiedo come sia possibile ipotizzare un modello di universo basato sulla legge di gravità, se non conosciamo ancora come quest’ultima funziona tecnicamente[8].

Inoltre, mi domando come è possibile affermare che la forza di gravità sarebbe causata dalla massa[9] se, ad oggi, non conosciamo come funziona tecnicamente la forza di gravità.

 

Nella mia esperienza di lavoro come avvocato ho imparato che i grandi risultati si ottengono a partire da eventi che, agli occhi di molti, possono apparire banali come, ad esempio, stabilire un buon rapporto professionale con il cliente o verificare che la notifica dell’atto di citazione sia avvenuta correttamente.

Per questo, per affrontare le sfide poste da tutte le domande di questo articolo, mi sono chiesto se, anche nella fisica delle particelle sub-atomiche, non fosse il caso di partire da eventi che, agli occhi di molti, possono apparire banali come, ad esempio, il decadimento particellare[10].

 

Una semplice ricerca che ho effettuato su internet mi ha rivelato che la vita media di un elettrone è > 4,6 x 1026 anni, mentre la vita media di un protone è > 1025 anni[11].

Al contrario, la vita media delle altre particelle sub-atomiche[12] è pari a una frazione di secondo[13].

Per iniziare il cammino che porterà a dare delle risposte alle domande che ho formulato in questo articolo, propongo di partire dalla seguente domanda: perché un elettrone e un protone decadono dopo moltissimi anni, mentre le altre particelle sub-atomiche – tranne il neutrone – decadono dopo una frazione di secondo ?

Ad oggi, non sono a conoscenza della risposta a questa domanda.

 

Auguro alla fisica delle particelle sub-atomiche un futuro ricco di scoperte entusiasmanti.

Spero che questo mio contributo faccia sorgere in voi il desiderio di spingere più oltre la frontiera della conoscenza umana.

Vi ringrazio per il vostro tempo.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Tenuta dal ricercatore dottor Biagio Di Micco del Dipartimento di matematica e fisica dell’Università degli studi Roma Tre nei locali dell’Università in Roma, Largo San Leonardo Murialdo, n. 1, dalle 22.00 alle 23.00 del 30 settembre 2016.

Preciso fin d’ora che io sono un avvocato e non un fisico.

Il mio interesse per questo tipo di argomenti è puramente personale.

[2]The Large Hadron Collider (LHC) is the world’s largest and most powerful particle accelerator. It first started up on 10 September 2008, and remains the latest addition to CERN’s accelerator complex.

The LHC consists of a 27-kilometre ring of superconducting magnets with a number of accelerating structures to boost the energy of the particles along the way.”.

Cito da: http://home.cern/topics/large-hadron-collider .

“Il Large Hadron Collider (LHC) è l’acceleratore di particelle più grande e potente del mondo. Ha iniziato a funzionare il 10 settembre 2008 e rimane l’aggiunta più grande al complesso acceleratore del CERN.

L’LHC consiste in un anello di 27 chilometri di magneti superconduttori con un numero di strutture di accelerazione per aumentare l’energia delle particelle lungo il percorso.” (la traduzione è mia)

[3]In fisica l’elettronvolt (simbolo eV) è un’unità di misura dell’energia, molto usata in ambito atomico e subatomico. Viene definito come l’energia guadagnata (o persa) dalla carica elettrica di un singolo elettrone, quando viene mosso nel vuoto tra due punti di una regione in cui ha sede un potenziale elettrostatico, tra i quali vi è una differenza di 1 volt.”.

Il gigaelettronvolt (simbolo GeV) è un multiplo dell’elettronvolt (1 GeV = 109 eV).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Elettronvolt .

[4] La massa del bosone di Higgs è pari a 126 GeV: grande rispetto alla massa del protone che è pari a 1 GeV, ma molto piccola rispetto alla massa di Plank che è pari a 1019 GeV.

Si veda: Luigi Rolandi, Il bosone di Higgs un anno dopo la sua scoperta, su: https://www.youtube.com/watch?v=BqJMFyO0Z2o , slide a 44’ e 42’’.

La massa di Plank si definisce come “l’unità naturale di massa, la massima massa permessa dalla natura per masse puntiformi, una massa capace di possedere una singola carica elementare”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Massa_di_Planck .

[5] L’esempio che riporto è stato esposto dal dottor Di Micco durante la lezione che ho citato.

[6]Il bosone di Higgs è un bosone elementare, massivo e scalare che gioca un ruolo fondamentale all’interno del Modello standard.

Venne teorizzato nel 1964 e rilevato per la prima volta nel 2012 negli esperimenti ATLAS e CMS, condotti con l’acceleratore LHC del CERN.

La sua importanza è quella di essere la particella associata al campo di Higgs, che secondo la teoria permea l’universo conferendo la massa alle particelle elementari.” (il sottolineato è mio).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Bosone_di_Higgs .

[7]Il campo gravitazionale terrestre è un fenomeno naturale presente sulla Terra, per il quale il pianeta esercita un’attrazione sui corpi che si manifesta attraverso il peso. La forza attrattiva del nostro pianeta, rispetto ad un altro corpo, deriva dalla sua massa e dalla distanza, secondo la legge universale di Newton.” (il sottolineato è mio).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_gravitazionale_terrestre .

[8]La teoria più moderna dell’Universo oscillante, basata sulla cosmologia quantistica, sostiene che questo processo si ripeterà, attraverso il meccanismo del Grande Rimbalzo (Big Bounce), ma solo se la forza di gravità supererà l’energia oscura (o se l’energia oscura non esistesse). Molti esperti di gravità quantistica concordano col Big Bounce.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Universo_oscillante .

Big Bounce (in inglese “Grande Rimbalzo”), è una teoria cosmologica elaborata dal fisico tedesco Martin Bojowald, esperto di gravità e cosmologia quantistiche, e dal suo team della Pennsylvania State University, e pubblicata nel luglio 2007 su Nature Phisics online.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bounce .

[9] Si veda la nota numero 7.

Salvo errori e omissioni da parte mia, la lettura dell’affermazione che ho citato tra virgolette nella nota 7 di questo articolo mi porta a dedurre che essa riguarda l’osservazione dell’attrazione gravitazionale come fenomeno.

Come avete letto, le domande che mi pongo in questo articolo non riguardano l’attrazione gravitazionale come fenomeno che si manifesta, ma riguardano ciò che ne è la causa.

Non intendo negare la validità delle affermazioni fatte fin ora dalla scienza sulla forza di gravità come fenomeno che si manifesta; le mie competenze non me lo permettono.

Tuttavia, sono rimasto sorpreso dal fatto che sia stato usato il modo indicativo – il modo della certezza – per parlare della forza di gravità senza averne compreso il funzionamento tecnico.

In altre parole, nel testo che ho citato nella nota 7, al posto del verbo “deriva”, mi sarei aspettato l’uso del verbo al condizionale “deriverebbe”.

Questo per indicare che le osservazioni fin ora compiute sulla forza di gravità come fenomeno che si manifesta conducono ad affermare che essa “deriverebbe” dalla massa e che per poter usare il verbo all’indicativo – “deriva” – è necessario prima comprendere come funziona tecnicamente la forza di gravità.

[10]Il decadimento particellare è il decadimento di una particella sub-atomica.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare .

[11] Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare che riporta i dati forniti dal Particle Data Group.

Il Particle Data Group è una collaborazione internazionale di fisici delle particelle che analizzano e compilano i risultati pubblicati riguardanti le proprietà delle particelle elementari e delle interazioni fondamentali. …

Il Particle Data Group attualmente pubblica il Review of Particle Physics e la sua versione tascabile Particle Data Booklet, che è stampata ogni due anni, e aggiornata in Internet annualmente.

Il Particle Data Group pubblica anche il Pocket Diary for Physicists, un calendario con le date delle maggiori conferenze internazionali e i contatti con i maggiori istituti di fisica delle alte energie.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Particle_Data_Group .

[12] Muone, tauone, pione neutro, pione carico, bosone W, bosone Z.

Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare .

[13] Tranne il neutrone che decade dopo 885,7 secondi.

Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare che riporta i dati forniti dal Particle Data Group.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .

IL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE 2016 – PARTE SECONDA

Qui di seguito rispondo alle richieste di chiarimenti che mi sono pervenute dopo la pubblicazione del mio primo articolo sul referendum costituzionale italiano del 4 dicembre 2016[1].

 

1 – Sulla nuova legge elettorale numero 52 del 2015, il così detto Italicum.

 

È stato sottolineato che, sebbene la nuova legge elettorale numero 52 del 2015 non sia oggetto del prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, essa è parte di un progetto unitario di riforme concepito dal Governo.

Per questa ragione, gli elettori italiani, quando si recheranno a votare il 4 dicembre 2016, dovrebbero esprimere il loro giudizio volgendo la mente anche alla nuova legge elettorale.

 

Non mi meraviglia che un Governo nel quale vi è un Ministero per le riforme costituzionali pensi di proporre al Parlamento un vasto programma di riforme che comprenda, sia la legge elettorale, sia la modifica di alcune parti della Costituzione.

Tuttavia, gli elettori italiani valuteranno la nuova legge elettorale se e quando si svolgerà la consultazione referendaria per la sua abrogazione.

Infatti, il 4 dicembre 2016 gli elettori italiani non saranno chiamati a valutare l’Italicum, né l’intero programma di riforme che il Governo ha concepito, ma solo il disegno di legge di riforma costituzionale approvato dalla Camera dei deputati il 12 aprile 2016.

In parole semplici, andare a votare il 4 dicembre 2016 con la mente rivolta all’Italicum sarebbe come se ci venisse chiesto:

«Vi piace la pasta ?»,

e noi rispondessimo:

«La carne è dura !».

 

2 – Sull’articolo 78 della Costituzione.

 

Si è obiettato che il nuovo testo dell’articolo 78 della Costituzione mostrerebbe il legame tra la nuova legge elettorale numero 52 del 2015 e il disegno di legge di riforma costituzionale approvato dalla Camera dei deputati il 12 aprile 2016.

Questo perché, in base al nuovo testo dell’articolo in parola, lo stato di guerra verrebbe deliberato dalla sola Camera dei deputati nella quale – in base alla nuova legge elettorale – vi sarà una maggioranza di 340 seggi su 630[2], pari a circa il 54% dei seggi[3].

 

Le modifiche apportate all’articolo 78 rendono più difficile la deliberazione dello stato di guerra, e non più facile.

Infatti, mentre il vecchio testo di questa norma affermava:

  • – “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.”,

il nuovo testo afferma:

  • – “La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari.”.

 

Nel vecchio testo, bastava una deliberazione a maggioranza dei presenti in aula al momento della votazione – tanti o pochi che fossero – purché pari almeno al numero legale per poter votare.

Nel nuovo testo, al contrario, è necessaria una deliberazione a maggioranza assoluta dei componenti della Camera dei deputati.

Inoltre, la preoccupazione dovuta al fatto che – in base alla nuova legge elettorale – alla Camera sarà presente una maggioranza pari a 340 deputati su 630, è un problema solo apparente.

Dal 1 gennaio 1948 – data di entrata in vigore della Costituzione repubblicana – i Governi della Repubblica italiana sono entrati in carica e hanno potuto lavorare grazie alla maggioranza assoluta dei parlamentari che li sosteneva[4].

 

3 – Sull’articolo 64 della Costituzione.

 

Un’altra norma che mostrerebbe il legame tra la nuova legge elettorale numero 52 del 2015 e il disegno di legge di riforma costituzionale approvato dalla Camera dei deputati il 12 aprile 2016 sarebbe l’articolo 64 della Costituzione.

Questo perché il nuovo articolo 64, comma 2, della Costituzione prevede che, nel regolamento della Camera dei deputati, dovranno essere inseriti i diritti delle minoranze parlamentari e lo statuto delle opposizioni e questa modifica avverrà quando alla Camera – in base alla nuova legge elettorale – ci sarà una maggioranza di 340 seggi su 630.

 

Anche per l’articolo 64 in esame vale quanto ho scritto poc’anzi a proposito dell’articolo 74 della Costituzione: la preoccupazione dovuta al fatto che, in base alla nuova legge elettorale, alla Camera sarà presente una maggioranza pari a 340 deputati su 630, è un problema solo apparente.

Gli attuali regolamenti della Camera e del Senato contengono la disciplina di istituti che riguardano tanto la maggioranza quanto l’opposizione, come ad esempio: i gruppi parlamentari, l’organizzazione dei lavori, le sedute dell’assemblea, la discussione, etc.

Questi regolamenti sono stati votati e approvati quando in entrambe le istituzioni in parola vi era una maggioranza di Governo e un’opposizione.

Anche la modifica del regolamento della Camera secondo il nuovo testo dell’articolo 64, comma 2, della Costituzione avverrà quando in essa vi sarà una maggioranza di Governo e un’opposizione.

 

4 – Sulla mancanza del vincolo di mandato in capo ai futuri senatori.

 

Ci si è meravigliati del fatto che i futuri senatori potranno operare senza vincolo di mandato ed è stato citato il Senato tedesco come realtà nella quale questo vincolo esiste.

 

L’assenza del vincolo di mandato in capo ai deputati e ai senatori è prevista dall’articolo 67 della Costituzione fin dall’entrata in vigore di quest’ultima il 01 gennaio 1948.

La prevedeva, per i soli deputati, anche lo Statuto Albertino del 4 marzo 1848 nel suo articolo 41 che affermava:

  • – “I Deputati rappresentano la Nazione in generale, e non le sole province in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori.”.

 

Il motivo per il quale lo Statuto Albertino non prevedeva l’assenza del vincolo di mandato anche per i senatori è dato dal fatto che essi erano nominati dal Re e non dagli elettori:

  • – “Il Senato è composto di membri nominati a vita dal Re, in numero non limitato, aventi l’età, di quarant’anni compiuti, e scelti nelle categorie seguenti: … .” (articolo 33, comma 1, dello Statuto Albertino).

 

In questo modo, il Re – oltre ad essere l’unico titolare del potere esecutivo, Capo dello Stato e delle Forze armate, dichiarare la guerra, fare i trattati, fare i decreti e i regolamenti necessari per l’esecuzione delle leggi, nominare tutte le cariche dello Stato, nominare e revocare i suoi Ministri e i magistrati (articoli 5, 6, 65 e 68 dello Statuto in parola) – poteva controllare anche il potere legislativo:

  • – “Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re e da due Camere: il Senato, e quella dei Deputati.” (articolo 3 dello Statuto in parola).

 

Capiamo bene, ora, perché la Costituzione repubblicana ha esteso il divieto del vincolo di mandato anche ai senatori.

Per quanto riguarda il Senato tedesco – il Bundesrat – esso è l’unica eccezione ad un divieto – quello del vincolo di mandato – che rappresenta una caratteristica uniforme nel diritto costituzionale comparato[5].

 

5 – Sulle immunità parlamentari.

 

Un altro tema di discussione, preso atto che i futuri senatori continueranno ad avere le immunità parlamentari, afferma che questo privilegio dovrebbe spettare a chi è eletto e rappresenta la nazione.

 

A questo proposito è bene sottolineare due profili.

Innanzitutto, l’istituto delle immunità parlamentari – come afferma la stessa espressione – riguarda i parlamentari, a prescindere dal modo in cui acquisiscano la carica – per nomina o per elezione – e a prescindere dal fatto che sia previsto dalla legge fondamentale dello Stato che essi rappresentino o no la nazione.

Faccio due esempi, uno di ieri e uno di oggi.

Come ho detto poc’anzi, lo Statuto Albertino prevedeva che i senatori fossero nominati dal Re e non eletti dal popolo.

Inoltre, al contrario dei deputati, lo Statuto Albertino non diceva che essi rappresentavano la nazione, eppure anche per loro erano previste le immunità parlamentari:

  • – “Fuori del caso di flagrante delitto, niun Senatore può essere arrestato se non in forza di un ordine del Senato. Esso è solo competente per giudicare dei reati imputati ai suoi membri.” (articolo 37);
  • – “I Senatori ed i Deputati non sono sindacabili per ragione delle opinioni da loro emesse e dei voti dati nelle Camere.” (articolo 51).

 

Per quanto riguarda l’esempio di oggi, posso citare il caso dei senatori a vita.

Essi non sono eletti dal popolo, ma nominati dal Presidente della Repubblica in base all’articolo 59, comma 2, della Costituzione, eppure anche per loro valgono le immunità parlamentari di cui all’articolo 68 della Costituzione.

In secondo luogo, non va dimenticato che l’originario disegno di legge del Governo (A.S. 1429) prevedeva una pesante riduzione delle immunità parlamentari dei futuri senatori riducendole alla sola insindacabilità per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni prevista dall’articolo 68, comma 1, della Costituzione ed eliminando tutte le garanzie processuali previste dai commi 2 e 3 del medesimo articolo.

È stato proprio il Senato ad eliminare questa proposta di modifica e a lasciare le cose così come sono[6].

 

6 – Sui giudici della Corte costituzionale.

 

Alcuni fanno notare che vi sarebbe una sproporzione evidente perché 100 senatori eleggeranno due giudici della Corte costituzionale mentre 630 deputati ne eleggeranno solo tre.

 

Onestamente, non vedo come una soluzione diversa avrebbe potuto essere preferibile.

Fare eleggere dal Senato un solo giudice costituzionale, sui cinque che nomina il Parlamento[7], sarebbe stata una proposta che lo avrebbe mortificato, mentre fargli eleggere tre giudici su cinque sarebbe stato poco comprensibile in considerazione della consistenza numerica delle due future Camere.

Infine, dobbiamo ricordare che, mentre la Camera dei deputati aveva disposto di proseguire nella nomina dei giudici costituzionali da parte del Parlamento in seduta congiunta, sono state proprio le modifiche apportate dal Senato in prima e in terza lettura a stabilire che la nomina dei giudici costituzionali da parte del Parlamento spetti nella misura di tre alla Camera e due al Senato[8].

 

Mi auguro che questo contributo vi sia stato utile e vi ringrazio per il vostro tempo.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Il primo articolo è pubblicato su: http://giorgiocannella.com/index.php/2016/06/03/referendum-costituzionale-italiano-ottobre-2016/ .

[2] Articolo 1, comma 1, lettera f, della legge 6 maggio 2015, numero 52, pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 08 maggio 2015, numero 105.

Decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, numero 361, articolo 83, comma 1, numeri 6 e 7, comma 2 e comma 5, come modificati dall’articolo 2, comma 25, della legge 52 del 2015 ora citata.

[3] Il 54% di 630 è 340,2.

[4] L’ipotesi del Governo di maggioranza relativa (cd. Governo di minoranza) è stata di difficile realizzazione in Italia perché il Governo, per entrare in carica, deve avere la fiducia delle due Camere (articolo 94, commi 1 e 3, della Costituzione); di conseguenza i sì devono prevalere sui no.

Inoltre, secondo il regolamento del Senato, coloro che si astengono dal voto vengono conteggiati assieme ai no (articolo 107, comma 1).

In pratica, la maggioranza relativa avrebbe dovuto trovare un accordo con le forze politiche che non sostenevano il Governo perché queste ultime, al Senato, non entrassero in aula al momento del voto.

[5] Servizio Studi della Camera dei Deputati, XVII Legislatura, La riforma costituzionale. Testo di legge costituzionale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016. Schede di lettura, n.216/12, parte prima, maggio 2016, pagina 59, in: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500p.pdf .

[6] Idem, pagina 60.

[7] In base all’articolo 135, comma 1, della Costituzione.

[8] Servizio Studi della Camera dei Deputati, XVII Legislatura, La riforma costituzionale. Testo di legge costituzionale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016. Schede di lettura, n.216/12, parte prima, maggio 2016, pagina 250, in: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500p.pdf .

 

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BUONI UFFICI PER LE AUTORITÀ CINESI E IL FALUN GONG

Pochi giorni fa[1], ho visto un gruppo di persone che praticavano il Falun Gong per la strada.

Alcuni di loro distribuivano un pieghevole con alcune informazioni su questa pratica[2].

Vi era anche un cartello che auspicava la fine dei problemi giudiziari e sociali che coloro che praticano il Falun Gong hanno in Cina.

 

Con questo articolo intendo fare un regalo a decine di milioni di persone: la mia proposta per risolvere le incomprensioni esistenti tra le Autorità cinesi e i praticati del Falun Gong.

L’unico scopo di questo articolo è contribuire alla pace sociale; non vi sono altri fini al di fuori di questo.

 

Nel diritto internazionale pubblico, questo tipo di intervento viene definito “buoni uffici”[3].

Essi consistono nell’intervento di un terzo – ad esempio: uno Stato, un individuo, un’organizzazione internazionale – per ottenere l’avvio o la ripresa dei negoziati tra le parti.

I buoni uffici non sono sottoposti ad alcuna formalità, all’infuori dell’accettazione delle parti.

 

Il pieghevole del quale ho parlato all’inizio di questo articolo afferma che, fino al 1999, la pratica del Falun Gong sarebbe stata sostenuta dal Governo cinese, ma, nel luglio di quell’anno, alcuni alti esponenti del Partito comunista cinese avrebbero iniziato a osteggiarla.

La motivazione sarebbe dovuta al fatto che il Falun Gong avrebbe raggiunto i cento milioni di praticanti in Cina e questo numero così elevato verrebbe visto come un possibile problema di ordine pubblico.

In altre parole, le tensioni esistenti non sarebbero dovute ai contenuti della pratica del Falun Gong, ma alla necessità di gestire i fenomeni di massa in un paese come la Cina che ha superato il miliardo e duecento milioni di abitanti.

 

Ritengo che il problema che ho descritto si possa risolvere nel modo seguente[4].

I praticanti del Falun Gong potrebbero continuare a praticare la loro disciplina all’interno della “Sezione sport” istituita nei Municipi di ogni Comune dove essi si radunano, ad esempio: Comune di Pechino, Municipio 3, Sezione sport; Comune di Shanghai, Municipio 5, Sezione sport, et cetera.

L’attuazione pratica di questa soluzione consisterebbe in una iscrizione gratuita nell’elenco della “Sezione sport”, a richiesta della persona interessata, in qualità di “praticante il Falun Gong”.

Per l’iscrizione sarebbe necessario fornire solo le generalità: nome, cognome, luogo e data di nascita.

La cancellazione dall’elenco avverrebbe con le stesse modalità.

Le autorità cinesi potrebbero partecipare – senza impedimenti, ma con discrezione – alle sessioni di Falun Gong per verificare con i loro occhi che gli esercizi di questa pratica non rappresentano un pericolo per la pacifica convivenza sociale.

I praticanti del Falun Gong, dal canto loro, non verrebbero costretti a prendere la tessera del Partito comunista cinese.

I vantaggi di questa proposta sono evidenti.

Le autorità cinesi otterrebbero la serenità di sapere che un fenomeno di massa come il Falun Gong si svolge all’interno delle strutture amministrative comunali e non rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico, mentre i praticanti del Falun Gong potrebbero effettuare i loro esercizi senza timori e senza l’obbligo di prendere la tessera di un partito politico.

Questa ritrovata concordia porterebbe alla messa in libertà di tutti i praticanti del Falun Gong affinché possano nuovamente contribuire al progresso materiale e spirituale della Cina.

 

Auguro alla Cina e al popolo cinese un futuro ricco di ogni bene.

Vi ringrazio per il vostro tempo.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Venerdì 14 ottobre 2016.

[2] Il pieghevole afferma che Falun Gong è un modo con cui viene chiamata la pratica del Falun Dafa.

[3] Si vedano, ad esempio:

[4] Non voglio appropriarmi delle buone idee degli altri e, pertanto, dichiaro che l’intuizione, dalla quale in seguito ho sviluppato questa mia proposta, mi è stata offerta dal mio istruttore di tai chi chuan.

 

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LA FORNITURA DI BENI E/O SERVIZI ALLE RAPPRESENTANZE DIPLOMATICHE E CONSOLARI STRANIERE IN ITALIA

Per quanto riguarda la fornitura di beni e/o servizi alle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere in Italia[1], consiglio al fornitore di chiedere il pagamento anticipato in un’unica soluzione oppure in più rate da esigere di pari passo con la fornitura parziale del bene o del servizio pattuiti.

Questo mio consiglio si fonda sul fatto che la legge italiana dichiara che i conti correnti delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere in Italia non possono essere pignorati[2].

Di conseguenza, in caso di mancato pagamento del bene e/o del servizio pattuiti, il fornitore potrà ricorrere solo alla procedura diplomatica[3].

Spero di esservi stato utile.

Vi ringrazio per il vostro tempo.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] L’articolo 21, comma 1, lettera a), della legge 14 gennaio 2013, numero 5, “Adesione della Repubblica italiana alla Convenzione delle Nazioni Unite sulle immunità giurisdizionali degli Stati e dei loro beni, fatta a New York il 2 dicembre 2004, nonché norme di adeguamento all’ordinamento interno.”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 29 gennaio 2013, numero 24, recita:

Art. 21 Categorie specifiche di beni

  1. I beni statali delle seguenti categorie non sono considerati beni specificamente utilizzati o destinati a essere utilizzati dallo Stato a scopi diversi da scopi di servizio pubblico non commerciali ai sensi delle disposizioni dell’articolo 19 lettera c):
  2. a) i beni, compresi i conti bancari, utilizzati o destinati a essere utilizzati nell’esercizio delle funzioni della missione diplomatica dello Stato o dei suoi posti consolari, delle sue missioni speciali, delle sue missioni presso le organizzazioni internazionali o delle sue delegazioni negli organi delle organizzazioni internazionali o alle conferenze internazionali;
  3. b) ”.

[2] L’articolo 19-bis “Crediti delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere” del decreto legge 12 settembre 2014, numero 132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile, convertito in legge con modificazioni dalla legge 10 novembre 2014, numero 162, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 10 novembre 2014, numero 261, supplemento ordinario numero 84, recita:

Art. 19-bis. – (Crediti delle rappresentanze diplomatiche e consolari straniere).

  1. Non sono soggette ad esecuzione forzata, a pena di nullità rilevabile anche d’ufficio, le somme a disposizione dei soggetti di cui all’articolo 21, comma 1, lettera a), della Convenzione delle Nazioni Unite sulle immunità giurisdizionali degli Stati e dei loro beni, fatta a New York il 2 dicembre 2004, di cui alla legge 14 gennaio 2013, n. 5, depositate su conti correnti bancari o postali, in relazione ai quali il capo della rappresentanza, del posto consolare o il direttore, comunque denominato, dell’organizzazione internazionale in Italia, con atto preventivamente comunicato al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e all’impresa autorizzata all’esercizio dell’attività bancaria presso cui le medesime somme sono depositate, ha dichiarato che il conto contiene esclusivamente somme destinate all’espletamento delle funzioni dei soggetti di cui al presente comma.
  2. Effettuate le comunicazioni di cui al comma 1 non possono eseguirsi pagamenti per titoli diversi da quelli per cui le somme sono vincolate.
  3. Il pignoramento non determina a carico dell’impresa depositaria l’obbligo di accantonamento delle somme di cui al comma 1, ivi comprese quelle successivamente accreditate, e i soggetti di cui al comma 1 mantengono la piena disponibilità delle stesse.”.

[3] Essa si articola nelle seguenti fasi:

– Tizio porta il suo problema all’attenzione del Ministro degli affari esteri della Repubblica italiana;

il Ministro in parola si interessa al problema di Tizio e porta la questione all’attenzione del Ministro degli affari esteri del Paese X;

– quest’ultimo si interessa al problema di Tizio e chiede all’ambasciatore Caio di pagare il prezzo per il bene e/o il servizio pattuiti;

– se l’ambasciatore Caio paga il prezzo, il problema è risolto;

– ma se Caio risponde, ad esempio, di non avere i soldi per pagare, è necessario che il Ministro degli affari esteri del Paese X trovi i fondi necessari, li trasferisca a Caio e quest’ultimo paghi il prezzo.

Le probabilità di successo di questa alternativa dipendono da vari fattori.

Dalla capacità di Tizio di convincere il Ministro degli affari esteri della Repubblica italiana ad interessarsi al suo caso, alla disponibilità di risorse da parte del Ministro degli affari esteri del Paese X.

È possibile che il Paese X sia una nazione in via di sviluppo con gravi problemi economici, oppure che si inceppi qualcosa nella procedura diplomatica che abbiamo ora descritto.

In breve, se Tizio sceglie la via diplomatica ora descritta, ci sono molte probabilità che non riceva il pagamento del prezzo pattuito.

 

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L’USO DEL NOME “MADONNA”

 

Presento qui di seguito un parere che ho scritto per soddisfare la richiesta di un amico.

Il quesito che mi ha posto era se fosse giuridicamente possibile interdire l’uso del nome “Madonna” da parte di una nota cantante americana e se fosse ipotizzabile un risarcimento a favore della Chiesa cattolica.

Come sempre, sarei felice di avere le vostre opinioni al riguardo per un confronto costruttivo.

 

Nel quesito in esame sono rinvenibili due profili.

Il primo è dato dall’uso del nome Madonna da parte della nota cantante americana e attiene alla tutela giuridica del nome o dello pseudonimo secondo la legge civile.

Il secondo è il fastidio che ad alcuni può dare il sentir pronunciare il nome Madonna nell’ambito degli spettacoli tenuti dalla citata cantante.

Questo secondo profilo attiene al diritto penale.

 

DIRITTO CIVILE

 

1) La tutela del nome.

Per la tutela del nome, vengono in rilievo l’articolo 7 del codice civile[1] e l’articolo 8, comma 2, del codice della proprietà industriale[2].

Gli ostacoli all’attivazione di questa forma di tutela sono due.

Il primo è dato dal fatto che la madre di Gesù si chiama Maria e non Madonna[3].

Madonna è un appellativo con il quale viene designata Maria madre di Gesù.

Il secondo ostacolo è dato dal fatto che la tutela in esame può essere azionata soltanto dal titolare del nome – in questo caso: Maria madre di Gesù – o da chi ne abbia la rappresentanza legale.

Non mi risultano soggetti che abbiano la rappresentanza legale di Maria madre di Gesù.

 

2) La tutela dello pseudonimo.

Per quanto attiene alla tutela dello pseudonimo prevista dall’articolo 9 del codice civile[4], valgono le stesse obiezioni formulate poc’anzi per la tutela del nome.

Innanzitutto, non mi risulta che Maria madre di Gesù abbia scelto di usare uno pseudonimo.

In secondo luogo, la tutela dello pseudonimo può essere azionata nelle stesse forme previste per la tutela del nome, quindi, da parte del titolare dello pseudonimo o dal suo rappresentante legale[5].

 

3) Il risarcimento del danno.

Nessun soggetto – persona fisica e/o giuridica – è legittimato a chiedere il risarcimento dei danni arrecati a una persona diversa da se medesimo e della quale non abbia la rappresentanza legale.

 

DIRITTO PENALE

 

1) Il vilipendio.

La prima norma che viene in rilievo è l’articolo 403 del codice penale[6].

Esso sanziona il “vilipendio” di chi professa una confessione religiosa.

Secondo la comune accezione del termine, il vilipendio consiste nel tenere a vile, nel ricusare qualsiasi valore etico o sociale o politico all’entità contro cui la manifestazione é diretta sì da negarle ogni prestigio, rispetto, fiducia[7].

Il vilipendio si estrinseca nella mancanza di riverenza, nell’oltraggio, nella ingiuria particolarmente qualificata, in comportamenti offensivi sino al punto di esprimere disprezzo.

Con l’espressione “coloro che professano una confessione religiosa” si intendono i fedeli di quella confessione religiosa.

In pratica, per integrare questa condotta di reato, la cantante Madonna, con parole o atteggiamenti, dovrebbe vilipendere i cristiani, direttamente o tramite offese a Maria madre di Gesù.

 

2) L’ingiuria e la diffamazione.

Altre due norme sono rilevanti per la soluzione del quesito esposto all’inizio di questo articolo.

Esse sono l’ingiuria e la diffamazione.

L’ingiuria è un illecito sottoposto a sanzione pecuniaria civile[8].

La diffamazione è un reato previsto e punito dall’articolo 595[9] del codice penale.

In pratica, per integrare queste condotte di reato, la cantante Madonna, con parole o atteggiamenti, dovrebbe, ingiuriare o diffamare i cristiani, direttamente o tramite offese a Maria madre di Gesù.

La sanzione pecuniaria civile prevista per la condotta di ingiuria è applicata dal giudice competente a conoscere dell’azione di risarcimento del danno[10].

La diffamazione è procedibile a querela della persona offesa[11].

 

3) La bestemmia e le manifestazioni oltraggiose verso i defunti.

L’ultima norma offertaci, nella circostanza, dal codice penale è l’articolo 724[12].

Esso sanziona la bestemmia (comma 1) e le manifestazioni oltraggiose verso i defunti (comma 2).

Il primo comma non può essere azionato per la soluzione del quesito che stiamo affrontando.

Questo comma, infatti, sanziona le offese nei confronti di Dio.

Maria madre di Gesù non è Dio.

Il secondo comma dell’articolo 724, al contrario, potrebbe essere azionato.

Infatti, il bene giuridico tutelato da questa norma è il rispetto verso i defunti.

“Defunto” è colui che ha cessato di vivere la vita terrena[13].

“Oltraggiare” significa offendere l’onore o il prestigio di una data persona.

In pratica, per integrare questa condotta di reato, la cantante Madonna dovrebbe pubblicamente oltraggiare Maria madre di Gesù con parole o atteggiamenti.

 

4) Il risarcimento del danno.

Il soggetto leso da un reato può ottenere le restituzioni e i risarcimenti a norma delle leggi civili[14] attraverso due vie:

  • – la costituzione di parte civile nel procedimento penale,
  • – oppure, attraverso un’autonoma azione civile.

 

Vi ringrazio per la vostra attenzione[15].

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] L’art. 7 del codice civile della Repubblica italiana recita:

  • “1. La persona, alla quale si contesti il diritto all’uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall’uso che altri indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni.
  • 2. L’autorità giudiziaria può ordinare che la sentenza sia pubblicata in uno o più giornali.”.

[2] L’art. 8 “Ritratti di persone, nomi e segni notori” del codice della proprietà industriale, a norma dell’articolo 15 della legge 12 dicembre 2002, numero 273, in Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 04 marzo 2005, numero 52, Supplemento ordinario numero 28, recita:

  • 1. I ritratti di persone non possono essere registrati come marchi senza il consenso delle medesime e, dopo la loro morte, senza il consenso del coniuge e dei figli; in loro mancanza o dopo la loro morte, dei genitori e degli altri ascendenti, e, in mancanza o dopo la morte anche di questi ultimi, dei parenti fino al quarto grado incluso.
  • 2. I nomi di persona diversi da quelli di chi chiede la registrazione possono essere registrati come marchi, purché il loro uso non sia tale da ledere la fama, il credito o il decoro di chi ha diritto di portare tali nomi. L’Ufficio italiano brevetti e marchi ha tuttavia la facoltà di subordinare la registrazione al consenso stabilito al comma 1. In ogni caso, la registrazione non impedirà a chi abbia diritto al nome di farne uso nella ditta da lui prescelta, sussistendo i presupposti di cui all’art. 21, comma 1.
  • 3. Se notori, possono essere registrati o usati come marchio solo dall’avente diritto, o con il consenso di questi, o dei soggetti di cui al comma 1: i nomi di persona, i segni usati in campo artistico, letterario, scientifico, politico o sportivo, le denominazioni e sigle di manifestazioni e quelli di enti ed associazioni non aventi finalità economiche, nonché gli emblemi caratteristici di questi.”.

L’articolo 21, comma 1, del codice della proprietà industriale, richiamato dal comma 2 della norma ora citata, recita:

  • 1. I diritti di marchio d’impresa registrato non permettono al titolare di vietare ai terzi l’uso nell’attività economica, purché l’uso sia conforme ai principi della correttezza professionale: a) del loro nome e indirizzo; b) di indicazioni relative alla specie, alla qualità, alla quantità, alla destinazione, al valore, alla provenienza geografica, all’epoca di fabbricazione del prodotto o di prestazione del servizio o ad altre caratteristiche del prodotto o del servizio; c) del marchio d’impresa se esso e’ necessario per indicare la destinazione di un prodotto o servizio, in particolare come accessori o pezzi di ricambio.”.

Le norme citate del codice civile e del codice della proprietà industriale non sono identiche.

L’articolo 8 del Codice della proprietà industriale è una particolare applicazione della norma generale contenuta nell’articolo 7 del codice civile, con la differenza, tra le altre, inerente al pregiudizio che può essere solo potenziale per la norma del codice civile e che deve, invece, essere concreto per la norma del codice della proprietà industriale.

[3] Le tre citazioni in questa nota sono prese da: La Bibbia via verità e vita, Edizioni San Paolo s.r.l., Cinisello Balsamo (Milano), 2009.

  • Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.” Vangelo secondo Matteo, capitolo 1, versetto 16;
  • Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.” Vangelo secondo Marco, capitolo 6, versetto 3;
  • a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.” Vangelo secondo Luca, capitolo 1, versetto 27.

[4] L’art. 9 del Codice civile della Repubblica italiana recita:

  • Lo pseudonimo, usato da una persona in modo che abbia acquistato l’importanza del nome, può essere tutelato ai sensi dell’articolo 7.”.

[5] Per la tutela dello pseudonimo nel diritto d’autore si vedano gli articoli 8 comma 2, 21 comma 1, 27 e 28 della legge 22 aprile 1941, numero 633, “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio” in Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia 16 luglio 1941, numero 166, e successive modificazioni e integrazioni.

[6] L’art. 403 del Codice penale della Repubblica italiana recita:

  • “1. Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
  • 2. Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto.”.

[7] Si veda Corte costituzionale italiana, sentenza 30 gennaio 1974, numero 20, Considerato in diritto, paragrafo 5.

[8] L’articolo 594 del Codice penale della Repubblica italiana, “Ingiuria”, è stato abrogato dall’articolo 1, comma 1, lettera c), del Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, numero 7, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 22 gennaio 2016, numero 17.

Il Decreto Legislativo ora citato sanziona la condotta dell’ingiuria nei termini seguenti.

L’articolo 3 “Responsabilità civile per gli illeciti sottoposti a sanzioni pecuniarie” del Decreto Legislativo in parola recita:

  • 1. I fatti previsti dall’articolo seguente, se dolosi, obbligano, oltre che alle restituzioni e al risarcimento del danno secondo le leggi civili, anche al pagamento della sanzione pecuniaria civile ivi stabilita.
  • 2. Si osserva la disposizione di cui all’articolo 2947, primo comma, del codice civile.”.

L’articolo 2947 “Prescrizione del diritto al risarcimento del danno”, primo comma, del codice civile della Repubblica italiana, richiamato dal comma 2 della norma precedente, recita:

  • 1. Il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato.

L’articolo 4 “Illeciti civili sottoposti a sanzioni pecuniarie” del Decreto Legislativo in parola recita (riporto solo le parti che si riferiscono alla condotta di ingiuria):

  • 1. Soggiace alla sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila: a) chi offende l’onore o il decoro di una persona presente, ovvero mediante comunicazione telegrafica, telefonica, informatica o telematica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa; … .
  • 2. Nel caso di cui alla lettera a) del primo comma, se le offese sono reciproche, il giudice può non applicare la sanzione pecuniaria civile ad uno o ad entrambi gli offensori.
  • 3. Non è sanzionabile chi ha commesso il fatto previsto dal primo comma, lettera a), del presente articolo, nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.
  • 4. Soggiace alla sanzione pecuniaria civile da euro duecento a euro dodicimila: … f) chi commette il fatto di cui al comma 1, lettera a), del presente articolo, nel caso in cui l’offesa consista nell’attribuzione di un fatto determinato o sia commessa in presenza di più persone;
  • 5. … .
  • 6. … .
  • 7. … .
  • 8. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo si applicano anche nel caso di cui al comma 4, lettera f), del medesimo articolo.”.

[9] L’art. 595 del Codice penale della Repubblica italiana recita:

  • “1. Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.
  • 2. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.
  • 3. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 51.
  • 4. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.”.

[10] Confronta l’articolo 8, comma 1, del Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, numero 7, citato nella nota 8 che precede.

[11] Confronta l’articolo 597, comma 1, del codice penale della Repubblica italiana.

[12] L’art. 724 del Codice penale della Repubblica italiana recita:

  • “1. Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.
  • 2. La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti.”.

[13] L’articolo 724, comma 2, del codice penale italiano qui in commento viene in rilievo per la soluzione del quesito esposto all’inizio di questo articolo in quanto Maria madre di Gesù è una persona che ha cessato di vivere la sua esistenza terrena. Il fatto che la cessazione della esistenza terrena di Maria madre di Gesù sia avvenuta con l’Assunzione, con la Dormizione, o in altra forma, non cambia il fatto che l’articolo 724, comma 2, citato sia una norma rilevante ai fini di questo articolo.

[14] L’articolo 185 del Codice penale della Repubblica italiana recita:

  • “1. Ogni reato obbliga alle restituzioni, a norma delle leggi civili.
  • 2. Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fato di lui.”.

[15] Ringrazio il dottor Andrea Bianchi per la revisione di questo articolo.

 

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