Una proposta per i Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo

Durante un viaggio di gruppo in Egitto che ho effettuato diversi anni fa[1], ci venne detto che il lago Nasser/Nubia[2] aveva il grande problema dei sedimenti che si accumulano sul suo fondale provenienti dalle zone degli altopiani etiopici attraversati dal Nilo Blu[3].

I documenti ufficiali della Iniziativa del Bacino del Nilo[4] affermano che questi sedimenti ammontano a ben 230 milioni di tonnellate all’anno.[5]

Le stesse fonti affermano che la costruzione delle dighe ha comportato l’accumularsi dei sedimenti negli invasi a monte di esse e la perdita di gran parte della capacità di stoccaggio degli invasi.

La situazione appare di difficile soluzione considerato che rimuovere il limo dagli invasi non è economicamente conveniente e aumentare l’altezza delle dighe è solo una soluzione a breve termine.[6]

A complicare ulteriormente il tutto contribuisce la grande importanza che la produzione di energia idro-elettrica assume in quasi tutti i Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo.

In Egitto e Sudan, ad esempio, essa fornisce, rispettivamente, 2.862 e 1.593 megawatts (MW)[7] pari al 12 e al 49 per cento della capacità totale installata[8] (dati del 2011).

 

Date queste premesse, non è difficile ipotizzare un futuro in cui i sedimenti colmeranno l’invaso a monte di una diga per un’altezza pari a quella della diga stessa.

In questa situazione:

  • sarà impossibile aprire le condotte dell’acqua della diga per produrre energia idro-elettrica, perché le aperture delle condotte saranno state raggiunte dal livello dei sedimenti;
  • la diga non sarà più un argine all’acqua del Nilo che traboccherà dalla sommità della diga riproponendo in tal modo il fenomeno delle inondazioni incontrollate che si verificavano prima della costruzione della diga stessa;
  • le aree più colpite dalle inondazioni saranno quelle più vicine alle rive del Nilo dove oggi si trovano le aree più densamente popolate[9];
  • l’acqua che trabocca dalla sommità della diga renderà molto difficile la sua manutenzione[10].

 

Non c’è bisogno di essere un ingegnere per comprendere che rimuovere i sedimenti dall’invaso a monte della diga è un’operazione indispensabile per l’efficienza di quest’ultima e per prolungarne l’operatività.

La rimozione dei sedimenti dall’invaso va considerata, quindi, come un costo da affrontare per la manutenzione della diga.

I sedimenti del Nilo sono un fertilizzante naturale (il limo) che per secoli ha reso florida l’agricoltura per un’ampia area lungo le sue rive[11].

I ricavi ottenuti dalla vendita del limo e i risparmi derivanti dalla minore importazione di fertilizzanti chimici dall’estero si contrapporrebbero ai costi necessari per l’asportazione dei sedimenti dall’invaso.

Inoltre, vi sarebbe ancora la possibilità di produrre energia idro-elettrica e nessuna piena incontrollata del Nilo.

Infine, si potrebbe continuare a manutenere una diga all’asciutto, piuttosto che una diga sommersa.

Comprendiamo bene dunque che i costi dell’asportazione dei sedimenti dall’invaso a monte di una diga sarebbero ampiamente superati dai ricavi e dai risparmi di spesa che ho ora elencato.

 

L’unica alternativa all’asportazione dei sedimenti dagli invasi, che consenta altresì di evitare il verificarsi dello scenario catastrofico al quale ho accennato poc’anzi, consiste nello smantellamento delle dighe.

Questa operazione, però, ha dei costi altissimi[12] e comporta la perdita di ogni vantaggio derivante dalle dighe[13].

 

In base a queste considerazioni, propongo alle Autorità dei Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo di procedere con convinzione alla rimozione dei sedimenti che si accumulano nei bacini idrici delle dighe sul fiume Nilo.

Mi auguro che questa mia proposta possa contribuire al cammino dei Paesi membri della Iniziativa del Bacino del Nilo sulla via della prosperità.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nel mese di gennaio del 1989.

 

[2] Il bacino idrico creato dalla Alta Diga o Grande Diga costruita ad Assuan in Egitto e terminata il 21 luglio 1970.

Per maggiori informazioni sulla diga di Assuan si veda:

https://it.wikipedia.org/wiki/Diga_di_Assuan .

Per maggiori informazioni sul lago Nasser/Nubia, si veda:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_Nasser .

 

[3] Tra le molte fonti che parlano di questo problema si veda:

https://it.wikipedia.org/wiki/Diga_di_Assuan#Problemi_ambientali .

 

[4] Traduco dal testo originale in inglese consultabile in internet all’indirizzo:

http://www.nilebasin.org/index.php/nbi/who-we-are .

 

“The Nile Basin Initiative (NBI) is an intergovernmental partnership of 10 Nile Basin countries, namely Burundi, DR Congo, Egypt, Ethiopia, Kenya, Rwanda, South Sudan, The Sudan, Tanzania and Uganda. Eritrea participates as an observer.

For the first time in the Basin’s history, an all-inclusive basin-wide institution was established, on 22nd February, 1999, to provide a forum for consultation and coordination among the Basin States for the sustainable management and development of the shared Nile Basin water and related resources for win-win benefits.”.

 

“L’Iniziativa del Bacino del Nilo (NBI) è una partnership intergovernativa di 10 paesi del bacino del Nilo, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Etiopia, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda. L’Eritrea partecipa come osservatore.

Per la prima volta nella storia del bacino [del Nilo, n.d.a.] è stata creata, il 22 febbraio 1999, un’autorità di bacino onnicomprensiva che offre un forum per la consultazione e il coordinamento tra gli Stati rivieraschi per la gestione e lo sviluppo sostenibili del bacino del Nilo tra essi condiviso e delle risorse a esso correlate al fine di ottenere vantaggi per tutti.”.

 

[5] Traduco dal testo originale in inglese della Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 2, pagina 48, consultabile in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter_2_Water%20resources.pdf .

 

“From analysis of sediment accumulation in Sudanese reservoirs, the total load of sediment in the Nile is estimated to be about 230 million t/yr.

Only about 2 per cent of this is bedload, while the rest is suspended load.

The contribution from the different parts of the basin to the total load is not even, but is strongly focused towards the Ethiopian Highlands.

The largest sediment contribution (61%) comes from the Blue Nile (Abay) catchment, followed by a considerable contribution (36%) from the Atbara (Tekezze), and an insignificant (3.5%) input from the rest of the Nile catchment – mainly the Equatorial Lakes plateau, the Sudd area and hyper-arid Red Sea Hills region.” (bold is mine).

 

“Dall’analisi dell’accumulo dei sedimenti negli invasi del Sudan, il peso totale dei sedimenti nel Nilo è stimato in circa 230 milioni di t / a.

Solo il 2 percento circa di esse è ubicata sul letto del fiume, mentre il resto è disciolto in acqua.

Il contributo delle diverse zone del bacino al totale dei sedimenti non è uniforme, ma è fortemente localizzato sugli altopiani etiopici.

La gran parte dei sedimenti (61%) proviene dal bacino idrico del Nilo Blu (Abay), seguito da un contributo considerevole (36%) dall’Atbara (Tekezze) e un contributo insignificante (3,5%) dal resto del bacino del Nilo – principalmente dall’altopiano dei laghi equatoriali, dall’area Sudd e dalla regione iper-arida delle colline del Mar Rosso.” (il grassetto è mio).

 

[6] Traduco dal testo originale in inglese della Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 2, pagina 49, consultabile in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter_2_Water%20resources.pdf .

 

“For thousands of years, and until the closure of the Aswan High Dam in 1964, the fertile volcanic muds carried by the summer floods of the Nile were a critical feature of the farming system in Egypt, and brought prosperity to ancient Egyptian dynasties.

Sands and mud of Nile provenance have been identified in the Nile cone and along the margins of Israel, while finer-grained clays have been traced asfar north as Turkey.

Over the last 100 years, dams have been built in Egypt and The Sudan for flood regulation, water supply, and hydropower generation.

These dams have virtually halted the transport of sediment to the sea, and caused a dramatic shift in sediment dynamics and geomorphological processes in the Egyptian Nile.

Fluvial erosion of the river channel and direct inputs of aeolian dust are today the main sources of suspended sediments downstream of Aswan.

Rather than accumulating within the Nile Delta and fan, huge volumes of sediment now accumulate in reservoirs, resulting in rapid loss of storage capacity on one side, and ravaging erosion of the deltaic cusps on the other.

The dams constructed in the basin to deal with the problem of seasonal and interannual flow variability in the Nile include the Aswan High Dam and Merowe Dam on the Main Nile, the Jebel Aulia on the White Nile, the Roseires Dam on the Blue Nile (Abay), and the Khasm el Girba on the Atbara (Tekezze).

These dams provided essential storage to serve the ever-growing and year round irrigation demands in Egypt and The Sudan.

However, the rapid sedimentation in the reservoirs has affected their effectiveness and shortened their lifespan.

The storage capacity of the Roseires and Khasm el Girba reservoirs, for example, are estimated to have fallen by 60 per cent and 40 per cent respectively over the first 30 years of operation.

Desilting of these dams is not economically viable, although raising their height may be a short-term option.” (bold is mine).

 

“Per migliaia di anni, e fino alla chiusura della diga alta di Assuan nel 1964, i fertili fanghi vulcanici trasportati dalle inondazioni estive del Nilo furono una caratteristica fondamentale del sistema agricolo in Egitto e portarono prosperità alle antiche dinastie egiziane.

Sabbie e fango provenienti dal Nilo sono state identificate nel cono del Nilo e lungo i margini di Israele, mentre le argille a grana fine sono state rintracciate verso nord fino alla Turchia.

Negli ultimi 100 anni sono state costruite dighe in Egitto e nel Sudan per la regolamentazione delle inondazioni, l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia idroelettrica.

Queste dighe hanno praticamente arrestato il trasporto di sedimenti verso il mare e provocato un drastico cambiamento nella dinamica dei sedimenti e nei processi geomorfologici nel Nilo egiziano. L’erosione operata dal fiume del suo stesso canale e l’ingresso diretto di polveri eoliche sono oggi le principali fonti di sedimenti sospesi a valle di Assuan.

Anziché accumularsi all’interno del delta del Nilo e sparpagliarsi, enormi volumi di sedimenti si accumulano ora negli invasi, con la conseguente rapida perdita della loro capacità di stoccaggio, da un lato, e la devastante erosione delle cuspidi del delta, dall’altro lato.

Le dighe costruite nel bacino per affrontare il problema della variabilità del flusso stagionale e inter-annuale del Nilo comprendono la diga di Assuan e la diga Merowe sul Nilo principale, la diga di Jebel Aulia sul Nilo Bianco, la diga di Roseires sul Nilo Blu (Abay), e la diga di Khasm el Girba sull’Atbara (Tekezze).

Queste dighe fornivano lo stoccaggio essenziale per soddisfare le sempre crescenti esigenze di irrigazione in Egitto e nel Sudan durante tutto l’anno.

Tuttavia, la rapida sedimentazione negli invasi ha influito sulla loro efficacia e ne ha accorciato la durata operativa.

Per esempio, la capacità di stoccaggio degli invasi di Roseires e di Khasm el Girba è diminuita rispettivamente del 60% e del 40% nei primi 30 anni di attività.

L’asportazione del limo da queste dighe è una soluzione economicamente non percorribile, d’altra parte aumentare la loro altezza può essere un’opzione a breve termine.” (il grassetto è mio).

 

[7] Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 6, si vedano i grafici a torta alle pagine 168 e 169, visionabili in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter%206%20Hydropower.pdf .

 

[8] Nile Basin Initiative, State of the river Nile basin 2012, capitolo 6, si veda il grafico a rettangoli a pagina 169, visionabile in internet all’indirizzo:

http://sob.nilebasin.org/pdf/Chapter%206%20Hydropower.pdf .

 

[9] A titolo di esempio, si pensi alle aree urbane delle capitali dell’Egitto e del Sudan – Il Cairo e Khartum – collocate proprio lungo le rive del Nilo.

 

[10] Non sono un ingegnere. Per questo mi chiedo quanto a lungo può rimanere integra una diga colmata dai sedimenti, la cui manutenzione è molto difficile a causa dell’acqua che trabocca dalla sua sommità.

 

[11] Si veda la nota numero 6.

 

[12] Svuotare l’invaso di tutta l’acqua che vi si trova, asportare tutti i sedimenti dall’invaso, demolire la diga. Il tutto dopo avere deviato il corso del Nilo per poter effettuare i lavori.

 

[13] La perdita dell’investimento effettuato per costruire la diga, il ritorno al fenomeno delle piene incontrollate del Nilo con i danni che esse provocheranno ai centri abitati che si trovano lungo le rive del fiume (a tale riguardo si veda la nota numero 9), la perdita della quota di energia idro-elettrica prodotta con le dighe sul totale della capacità installata nel Paese (a tale riguardo si veda la nota numero 8).

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

LE ARMI NUCLEARI, UN DANNO E UN RISCHIO

Internet riporta la notizia che diverse Nazioni hanno dichiarato di voler rinnovare e potenziare il loro arsenale nucleare[1].

Penso che le armi nucleari siano tatticamente inutili per i seguenti motivi.

Non possono essere usate contro un Paese che non possiede armi nucleari, perché la Nazione che le usasse sarebbe accusata di vigliaccheria e distruggerebbe la propria reputazione internazionale.

Non possono essere usate per conquistare un territorio o una risorsa specifica[2], perché renderebbero il territorio o la risorsa inutilizzabile per moti anni a causa del livello di radioattività causato dall’esplosione nucleare.

Non possono essere usate contro un Paese che possiede armi nucleari, perché la rappresaglia atomica che seguirebbe ucciderebbe un numero incalcolabile di individui, renderebbe vaste zone del pianeta Terra inabitabili per molti anni a causa della radioattività provocata dalle esplosioni nucleari e deprimerebbe l’economia mondiale trasformandola in un’economia di pura sussistenza per i sopravvissuti all’olocausto nucleare.

 

Non va dimenticato, inoltre, che le armi atomiche richiedono enormi investimenti economici non solo per la loro progettazione e costruzione, ma anche per la loro continua manutenzione e custodia.

 

Le armi atomiche, infine, costituiscono un pericolo per la sicurezza nazionale.

Infatti, se per la Nazione che le detiene esse sono tatticamente inutili ed economicamente dispendiosissime, vi è senza dubbio una categoria di soggetti per la quale le armi atomiche sono oltremodo utili: i terroristi.

Questi ultimi sono attirati dalle armi atomiche come le api sono attirate dal miele.

I terroristi non devono affrontare la spesa per la progettazione e la costruzione delle armi atomiche, perché desiderano impadronirsi di armi già fabbricate e funzionanti.

I terroristi non affrontano nemmeno la spesa per la manutenzione e la custodia delle armi atomiche, perché vogliono usarle entro un breve lasso di tempo da quando se ne sono impadroniti.

I terroristi, infine, non temono ritorsioni, perché quasi sempre desiderano porre fine alla loro vita con l’attentato che compiono.

 

Propongo dunque la seguente soluzione.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica[3] adotta una risoluzione contenente sia l’elenco con il costo di fabbricazione di ogni arma nucleare, sia il suo impegno a pagare i tre quarti di questo costo per ogni cessione alla stessa Agenzia di una o più armi nucleari.

Ogni Nazione che detiene armi nucleari stipula un accordo con l’Agenzia in parola nel quale viene definito un calendario per la consegna di tutte le armi nucleari in suo possesso perché vengano smantellate.

 

Ipotizziamo gli scenari peggiori che sono già stati oggetto di numerosi film: le armi nucleari che esplodono su delle grandi città[4], o che distruggono intere Nazioni[5], o il pianeta Terra quasi del tutto inabitabile per la radioattività causata dalle esplosioni nucleari[6].

Non desidereremmo tutti quanti tornare indietro nel tempo per attuare la soluzione che ho descritto poc’anzi?

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Paolo Valentino, “Armi nucleari di nuova generazione. L’atomica che verrà”, Il Corriere della Sera, 13 giugno 2017, in:

https://www.corriere.it/esteri/17_giugno_14/03-esteri-documentoccorriere-web-sezioni-2e7fcbcc-506c-11e7-a437-ba458a65274a.shtml?refresh_ce-cp

Stati Uniti d’America, Nuclear Posture Review February 2018, in:

https://www.defense.gov/News/SpecialReports/2018NuclearPostureReview.aspx

Nuclear Posture Review February 2018, rapporto finale in formato .pdf in:

https://media.defense.gov/2018/Feb/02/2001872886/-1/-1/1/2018-NUCLEAR-POSTURE-REVIEW-FINAL-REPORT.PDF

Franco Iacch, “Russia, dopo 13 anni di test entra in servizio il missile balistico Bulava”, Il Giornale, 29 giugno 2018, in:

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/russia-13-anni-test-missile-balistico-bulava-entra-servizio-1546700.html

[2] miniere, zone industriali, zone commerciali, centri di ricerca, snodi di vie di comunicazione, etc.

[3] International Atomic Energy Agency (I.A.E.A.) https://www.iaea.org/

“L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (detta anche AIEA o in inglese International Atomic Energy Agency – IAEA) è un’agenzia autonoma fondata il 29 luglio 1957, con lo scopo di promuovere l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare e di impedirne l’utilizzo per scopi militari. Per il suo impegno l’agenzia ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2005, insieme al suo direttore Mohamed ElBaradei.”

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Agenzia_internazionale_per_l%27energia_atomica

[4] A prova di errore (Fail-Safe), 1964, diretto da Sidney Lumet.

https://it.wikipedia.org/wiki/A_prova_di_errore_(film_1964)

[5] Il giorno dopo (The Day After), 1983, diretto da Nicholas Meyer.

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Day_After_-_Il_giorno_dopo

[6] L’ultima spiaggia (On the Beach), 1959, diretto da Stanley Kramer.

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27ultima_spiaggia_(film_1959)

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sul funzionamento del bosone di Higgs[1].

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[2].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Il bosone di Higgs funziona in modo simile a un regolatore di tensione elettrica.

 

ESPERIMENTI

Per la verifica sperimentale dell’ipotesi che ho ora formulato, propongo di effettuare i seguenti esperimenti[3].

Tre misuratori di tensione elettrica vengono posizionati, rispettivamente, all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame, sulla sua struttura esterna e nella sua parte interna.

Tutti gli esperimenti descritti qui di seguito iniziano con la rilevazione della tensione elettrica da parte di tutti e tre i rilevatori di tensione che ho appena elencato.

 

Esperimento n. 1

Si indirizzi verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame una variazione della tensione elettrica di ingresso dell’ordine di ±5% rispetto alla tensione elettrica presente, all’inizio di questo esperimento, all’interno della particella subatomica nella quale esso si trova.

A seguito di ciò, il misuratore di tensione elettrica all’interno della particella sub-atomica misurerà una tensione elettrica in uscita dalla struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame che risulterà stabilizzata entro un valore minore di ±5%.

 

Esperimento n. 2

La regolazione di tensione elettrica all’interno del bosone di Higgs avviene tramite il seguente meccanismo automatico di tipo chimico.

La sua struttura esterna si comporta come un conduttore posto tra due corpi: la parte interna della particella sub-atomica nella quale esso si trova e la parte interna del medesimo bosone.

I composti chimici presenti nella parte interna del bosone di Higgs si destabilizzano a seguito della variazione in aumento o in diminuzione oltre una certa misura della tensione elettrica che entra in essa.

La destabilizzazione chimica ora descritta dà avvio alla regolazione della tensione elettrica.

Per verificare questa ipotesi si indirizzino verso la parte esterna del bosone di Higgs molteplici variazioni in diminuzione della tensione elettrica a partire da ±5% rispetto al valore di essa presente, all’inizio dell’esperimento, all’interno della particella subatomica.

Proseguendo in questo modo, si arriverà a trovare la variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica non avviene.

Questo poiché il meccanismo automatico di tipo chimico che ho descritto non si attiva.

 

Esperimento n. 3

La variazione di tensione elettrica – al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica non avviene – non ha un valore fisso.

Il suo valore, infatti, varia a seconda del grado di conducibilità elettrica presente nella parte interna del bosone di Higgs.

Per verificare questa ipotesi, si effettui il seguente esperimento articolato in due parti.

Prima parte.

Si immettano nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame delle molecole di un materiale isolante[4].

Si faccia in modo che esse si diffondano uniformemente all’interno del volume della parte interna.

A seguito di ciò, si ripetano le operazioni che ho descritto nell’esperimento numero 2 che precede.

Il valore della variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica da parte del bosone di Higgs non avviene risulterà essere più basso di quello misurato al termine dell’esperimento numero 2 che precede.

Seconda parte.

Dopo di che, si immetta nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame una sostanza chimica in grado di interagire con le molecole del materiale isolante precedentemente in essa inserite e di formare uno o più composti non isolanti[5].

La variazione di tensione elettrica al di sotto della quale la regolazione della tensione elettrica da parte del bosone di Higgs non avviene tornerà nuovamente a un valore più basso rispetto a quello misurato al termine della prima parte di questo esperimento[6].

 

TESI

Se uno o più degli esperimenti che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Nell’articolo “Ipotesi sulla funzione e sulla struttura del bosone di Higgs” – pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 28 agosto 2017 – ho formulato delle ipotesi sulla funzione (vale a dire, a che cosa serve) e sulla struttura (vale a dire, come è fatto) del bosone di Higgs. In questo articolo formulo delle ipotesi su come funziona il bosone di Higgs.

[2] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo articolo è puramente personale.

[3] Tutte le operazioni che sono descritte nel paragrafo “Esperimenti” devono essere effettuate senza indurre, al contempo, una variazione nella frequenza e nella intensità delle vibrazioni presenti nella particella subatomica all’interno della quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame.

[4] Ad esempio, delle molecole di un materiale plastico.

[5] L’aumento della conducibilità elettrica che si ottiene è direttamente proporzionale all’ottenimento di materiali semi-conduttori, conduttori o super-conduttori all’esito della descritta reazione chimica.

[6] La diminuzione di questo valore è inversamente proporzionale al grado di conducibilità elettrica presente nella parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

Questo articolo è stato pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 22 febbraio 2018 alle ore 06.04.

Il Bitcoin e la moneta avente corso legale

In questo articolo espongo alcune differenze tra il bitcoin e la moneta avente corso legale[1].

 

IL SOTTOSTANTE

Il sottostante è ciò che dà alla moneta il suo valore e può essere costituito da qualsiasi grandezza economica.

Ad esempio, il sottostante di una moneta metallica fatta d’oro è dato dal valore dell’oro con il quale la moneta è stata coniata.

Il sottostante può anche essere costituito da una grandezza economica che la moneta non incorpora materialmente in se stessa.
Ecco qui di seguito alcuni esempi.

In un contesto in cui il Governo nazionale stampa le banconote, il sottostante delle banconote emesse nel corso di un anno può essere dato dalla ricchezza prodotta in quella Nazione[2] nell’anno precedente a quello della creazione delle banconote.

Al contrario, in un contesto in cui un Governo nazionale stampa dei certificati del debito pubblico e li consegna alla Banca centrale in cambio delle banconote che quest’ultima stampa, il sottostante delle banconote è costituito dalla promessa del Governo di pagare il debito rappresentato dai certificati del debito pubblico che esso stesso ha emesso[3].

In conclusione, a seconda della scelta di politica monetaria compiuta da ciascuno Stato, il sottostante della moneta avente corso legale in quello Stato può essere costituito:

  • dal materiale con cui quella moneta è fatta;
  • dalla ricchezza prodotta in quello Stato nell’anno precedente alla creazione della moneta;
  • dalla promessa del Governo nazionale di pagare il debito che esso stesso ha emesso per ottenere in cambio della nuova moneta.

 

Il sottostante del bitcoin è deciso da ogni singolo partecipante alla rete telematica nella quale il bitcoin viene scambiato[4].

 

IL CORSO LEGALE
Una moneta ha corso legale quando vi è una norma di legge che sancisce l’obbligo di accettarla in pagamento[5].
Nel territorio della Repubblica italiana, l’obbligo di accettare in pagamento l’euro è sancito da un regolamento europeo[6].

Non sono a conoscenza di una norma di legge che – nel territorio della Repubblica italiana – preveda l’obbligo di accettare in pagamento il bitcoin.

È utile ricordare che, a norma di legge, il pagamento effettuato con una moneta non avente corso legale (come ad esempio il bitcoin) è valido solo se il creditore vi acconsente[7].

 

LA RESPONSABILITÀ PER OMESSA O CARENTE INFORMAZIONE

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha affermato che il bitcoin è “un mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano” e ha aggiunto che “le operazioni relative a valute non tradizionali, vale a dire diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più paesi, costituiscono operazioni finanziarie”.[8]

Le parole usate dalla Suprema Corte europea hanno delle rilevanti implicazioni legali.

Per quanto riguarda la definizione del bitcoin come “mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano”, si pensi alla responsabilità civile pre-contrattuale derivante da omessa o carente informazione nel caso in cui il bitcoin sia usato come mezzo di pagamento di beni e/o servizi e il pagamento avvenga tra due soggetti che non sono investitori qualificati.

Per quanto riguarda l’affermazione per la quale “le operazioni relative a valute non tradizionali…costituiscono operazioni finanziarie”, pensiamo al caso in cui un soggetto investitore non qualificato decida di effettuare una transazione monetaria del seguente tipo.

Invece di scegliere una transazione tra due monete aventi corso legale – ad esempio, euro contro dollari U.S.A. – egli sceglie una transazione nella quale egli dà degli euro e in cambio riceve dei bitcoin.

In questo caso abbiamo un’operazione finanziaria nella quale il bitcoin è usato come mezzo di pagamento alternativo al mezzo di pagamento legale (i dollari U.S.A.).

Dato questo caso, si pensi alla responsabilità per omessa o carente informazione finanziaria dovuta al soggetto che acquista i bitcoin.

 

CONCLUSIONE

Da questo breve esame emerge che, sia il bitcoin, sia la moneta avente corso legale, presentano un punto di forza e un profilo critico.

La moneta avente corso legale ha per legge il potere di estinguere un’obbligazione pecuniaria, ma può avere un sottostante molto debole[9].

Dal canto suo, il bitcoin ha un sottostante più solido[10], ma, non avendo un corso legale, può essere rifiutato come mezzo per estinguere un’obbligazione pecuniaria.

Inoltre, prima di effettuare qualsiasi operazione in bitcoin, è necessario rispettare gli obblighi di corretta e completa informazione relativi a esso.

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Quanto si legge in questo articolo non costituisce né intende costituire in alcun modo un consiglio per l’investimento e/o per il disinvestimento in monete e/o strumenti finanziari.

In questo articolo parlo di alcuni concetti fondamentali in un modo – mi auguro – comprensibile per tutti.

Per chi desidera leggere un più approfondito esame giuridico del bitcoin, rinvio al contributo di Andrea Cecchetto, Gli albori di una nuova rivoluzione (quasi) copernicana, pubblicato il 14 dicembre 2017 sul sito www.ilcaso.it e reperibile al seguente indirizzo:

http://blog.ilcaso.it/news_648/14-12-17/Gli_albori_di_una_nuova_rivoluzione_%28quasi%29_copernicana

Per chi preferisce approfondire i profili giuridici e informatici del bitcoin guardando un video, rinvio al convegno interdisciplinare “Blockchain, FinTech e professioni legali. Profili etici e professioni giuridiche” organizzato dalla Scuola di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova e dall’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) – Sezione di Treviso che si è svolto a Treviso il 01 dicembre 2017.

La registrazione audio – video del convegno è disponibile su YouTube al seguente indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=CK2pSSFXsAE

 

[2] Il prodotto interno lordo di quella Nazione.

 

[3] Quest’ultima ipotesi viene descritta da un inquietante video sul fenomeno del così detto “signoraggio bancario”che potete visionare al seguente indirizzo internet:

https://www.youtube.com/watch?v=otwSQyaPy-Y

Espongo qui di seguito un commento a un’affermazione contenuta nel filmato allegato a questa nota numero 3.

Nel segmento da 20:00 a 20:37 si afferma:

  • “…esponendo la pratica del signoraggio alla Corte che, non potendo negare la veridicità dei fatti, ha potuto solo constatare che di reato non si trattasse semplicemente in quanto consuetudine.

In altre parole, la commissione di un fatto previsto e punito dalla legge come reato sarebbe penalmente irrilevante qualora quel fatto sia stato commesso un numero di volte tale da divenire una consuetudine.

L’affermazione ora citata non può essere condivisa per i seguenti motivi.

Innanzitutto perché “nelle materie regolate dalle leggi e dai regolamenti gli usi hanno efficacia solo in quanto sono da essi richiamati” (codice civile della Repubblica italiana, disposizioni sulla legge in generale, articolo 8 “Usi”, comma 1).

Da questo deriva che l’uso o consuetudine è sempre e solo conforme alla legge (secundum legem) e mai contrario alla legge (contra legem).

Inoltre, l’articolo 640 del codice penale della Repubblica italiana (“Truffa”) non richiama alcun uso.

In secondo luogo, perché l’uso o consuetudine non ha il potere di abrogare una norma di legge.

A tale riguardo si vedano:

  • il codice civile della Repubblica italiana, disposizioni sulla legge in generale, articolo 15 “Abrogazione delle leggi”;
  • la Costituzione della Repubblica italiana, articolo 75 sull’istituto del referendum;
  • la Costituzione della Repubblica italiana, articolo 136 e l’articolo 30, comma 3, della legge 11 marzo 1953, n. 87, sulla disapplicazione di una o più norme di legge o di un atto avente forza di legge dello Stato o di una Regione dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale.

 

[4] “Users can decide for themselves what a unit of bitcoin represents”.

a Bitcoin can represent many kinds of property”.

Cito dal video: “The real value of bitcoin and crypto currency technology – The Blockchain explained” visionabile su https://www.weusecoins.com/ oppure su https://www.youtube.com/watch?v=YIVAluSL9SU (si veda in particolare il segmento da 2:45 a 3.30).

 

[5] Nell’ordinamento giuridico italiano, le norme di riferimento a tale riguardo sono gli articoli 1277 e 1278 del codice civile.

Eccone qui di seguito il testo (i sottolineati sono miei):

  • articolo 1277 “Debito di somma di denaro. I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima.”;
  • articolo 1278 “Debito di somma di monete non avente corso legale. Se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale, al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento.”.

 

[6] Il corso legale dell’euro è sancito dal Regolamento (CE) n. 974/98 del Consiglio del 3 maggio 1998 relativo all’introduzione dell’euro, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 139/1 dell’11 maggio 1998.

Ecco qui di seguito alcuni articoli del Regolamento in parola (i sottolineati sono miei):

  • articolo 2 “A decorrere dal 1° gennaio 1999, la moneta degli Stati membri partecipanti è l’euro. L’unità monetaria è un euro. Un euro è diviso in cento cent.”;
  • articolo 3 “L’euro sostituisce, al tasso di conversione, la moneta di ciascuno Stato membro partecipante.”;
  • articolo 4 “L’euro è l’unità di conto della Banca centrale europea (BCE) e delle Banche centrali degli Stati membri partecipanti.”;
  • articolo 9 “Le banconote e le monete metalliche denominate in un’unità monetaria nazionale continuano ad avere corso legale entro i loro limiti territoriali del giorno precedente l’entrata in vigore del presente regolamento.” (articolo 5 “Gli articoli 6, 7, 8 e 9 si applicano durante il periodo transitorio.”);
  • articolo 10 “A decorrere dal 1° gennaio 2002 la BCE e le Banche centrali degli Stati membri partecipanti immettono in circolazione banconote denominate in euro. Fatto salvo l’articolo 15, dette banconote denominate in euro sono le uniche banconote aventi corso legale in tutti gli Stati membri partecipanti.”;
  • articolo 11 “A decorrere dal 1° gennaio 2002 gli Stati membri partecipanti coniano monete metalliche denominate in euro o in cent, conformi alle denominazioni e alle specificazioni tecniche che il Consiglio può stabilire a norma dell’articolo 105 A, paragrafo 2, seconda frase del trattato. Fatto salvo l’articolo 15, dette monete metalliche sono le uniche monete metalliche aventi corso legale in tutti gli Stati membri partecipanti. Ad eccezione dell’autorità emittente e delle persone specificamente designate dalla normativa nazionale dello Stato membro emittente, nessuno è obbligato ad accettare più di cinquanta monete metalliche in un singolo pagamento.”;
  • articolo 15, comma 1 “Le banconote e le monete metalliche denominate in un’unità monetaria nazionale ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1 continuano ad avere corso legale entro i loro limiti territoriali per sei mesi al massimo dopo la fine del periodo transitorio; tale lasso di tempo può essere abbreviato da una norma nazionale.”;
  • articolo 17 “Il presente regolamento entra in vigore il 1° gennaio 1999.”.

 

Il Regolamento (CE) n. 974/98 è consultabile all’indirizzo internet:

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?qid=1510680266423&uri=CELEX:31998R0974 .

 

[7] In Italia, le norme di riferimento sono gli articoli 1197 e 1198 del codice civile.

Eccone qui di seguito il testo (i sottolineati sono miei):

  • articolo 1197 “Prestazione in luogo dell’adempimento. Il debitore non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da quella dovuta, anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore consenta. In questo caso l’obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita. Se la prestazione consiste nel trasferimento della proprietà o di un altro diritto, il debitore è tenuto alla garanzia per l’evizione e per i vizi della cosa secondo le norme della vendita, salvo che il creditore preferisca esigere la prestazione originaria e il risarcimento del danno. In ogni caso non rivivono le garanzie prestate dai terzi.”;
  • articolo 1198 “Cessione di un credito in luogo dell’adempimento. Quando in luogo dell’adempimento è ceduto un credito, l’obbligazione si estingue con la riscossione del credito, se non risulta una diversa volontà delle parti. È salvo quanto è disposto dal secondo comma dell’art. 1267.”.

 

[8] Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza del 22 ottobre 2015 nella causa C-264-14, Skatteverket contro David Hedqvist.

Riporto qui di seguito alcuni passi della sentenza in parola (i sottolineati sono miei):

  • La valuta virtuale «bitcoin», essendo un mezzo di pagamento contrattuale, non può essere considerata, da una parte, né come un conto corrente né come un deposito di fondi, un pagamento o un versamento. D’altra parte, a differenza dai crediti, dagli assegni e dagli altri effetti commerciali, di cui all’articolo 135, paragrafo 1, lettera d), della direttiva IVA, essa costituisce un mezzo di pagamento diretto tra gli operatori che l’accettano.” (sentenza citata, paragrafo 42);
  • Orbene, le operazioni relative a valute non tradizionali, vale a dire diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più paesi, costituiscono operazioni finanziarie in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento.” (sentenza citata, paragrafo 49);
  • Orbene, è pacifico che la valuta virtuale «bitcoin» non costituisce né un titolo che conferisce un diritto di proprietà su persone giuridiche né un titolo di natura comparabile.” (sentenza citata, paragrafo 55).

 

La sentenza è reperibile in italiano ai seguenti indirizzi:

http://eur-lex.europa.eu/collection/eu-law/eu-case-law.html?locale=it

http://curia.europa.eu/juris/recherche.jsf?language=it

 

[9] Nel caso in cui il Governo nazionale abbia scelto una politica monetaria identificata con il nome di signoraggio bancario. Si veda quanto è stato detto nel paragrafo “Il sottostante” e nella nota numero 3.

 

[10] Perché il suo sottostante è costituito da beni e/o servizi scelti da coloro che partecipano alla rete telematica dove il bitcoin viene scambiato e accettati da altri utenti della stessa rete.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com 

Le cattedre vacanti a scuola e il principio di uguaglianza

 

In questo articolo offro una soluzione al problema delle cattedre vacanti nelle scuole, in particolare in quelle del nord Italia[1].

Per fare questo, mi servirò di una corretta applicazione del principio di uguaglianza[2].

 

La Corte costituzionale ha affermato che il principio di uguaglianza non consiste nel trattare tutti allo stesso modo, nel porre tutti sullo stesso piano o allo stesso livello, ma nel trattare in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse[3].

 

La corretta applicazione del principio di uguaglianza al problema delle cattedre vacanti nella scuola non può prescindere dalla considerazione del diverso costo della vita in una città del nord Italia confrontato con quello di un piccolo paese del sud Italia.

 

Corrispondere lo stesso salario, per la medesima mansione, svolta da due docenti della scuola, il primo in una prospera realtà finanziaria del nord Italia e il secondo in un contesto rurale del sud Italia, significa non avere compreso il sopra citato insegnamento della Corte costituzionale, e di conseguenza, violare il principio di uguaglianza.

 

Inoltre, si avrà una violazione del principio costituzionale per il quale il lavoratore ha diritto a un salario “sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”[4].

 

Infatti, il forte divario nel costo reale della vita farà in modo che il primo docente – quello nel nord Italia – si troverà a dover scegliere se impiegare il suo salario per pagare il canone di locazione e le utenze domestiche della sua abitazione oppure se spendere la somma per fare la spesa, il secondo docente – quello nel sud Italia – non solo non si troverà di fronte a questa alternativa, ma potrà anche scegliere tra risparmiare una parte del suo salario o spenderla per avere un tenore di vita più alto della media.

 

In una situazione come questa, la decisione di aumentare il salario si risolve in un aumento della disuguaglianza già esistente.

 

Infatti, poiché l’importo dello stipendio è uguale per tutti e due i docenti, aumentare la retribuzione in modo da permettere al docente della scuola nel nord Italia di poter affrontare con serenità gli esborsi prima descritti (locazione, utenze domestiche e spesa) significa dare al docente nel sud Italia un tenore di vita ancora più alto, inimmaginabile per il primo docente.

 

Per applicare correttamente il principio di uguaglianza alla vicenda che stiamo esaminando è necessario smettere di pensare all’importo del salario e focalizzare l’attenzione sul potere d’acquisto del salario.

 

Il potere d’acquisto è la quantità di beni e/o servizi che è possibile acquistare in un dato momento con una determinata somma di denaro[5].

 

I due docenti non dovranno più ricevere un salario identico, ma un diverso potere d’acquisto parametrato al costo reale della vita che si registra nella sede di effettivo espletamento del loro incarico.

Un potere d’acquisto tale da permettere a entrambi di “assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”[6].

 

Tutto questo va attuato tenendo conto delle seguenti precisazioni.

 

In primo luogo, il costo della vita da prendere in considerazione non è quello calcolato su base nazionale, ma quello calcolato nella macro area[7] nella quale si trova la sede di effettivo espletamento dell’incarico da parte di ciascuno dei due docenti.

Se infatti venisse preso come riferimento il costo della vita su base nazionale, si continuerebbe ad avere la disuguaglianza della quale abbiamo parlato fin’ora.

Quest’ultima, infatti, è causata dall’attribuzione di un identico salario a entrambi i docenti a fronte del fatto che il costo della vita non è lo stesso su tutto il territorio nazionale.

 

La dimensione delle macro aree deve essere tale da comprendere più Regioni.

Se venissero prese in esame delle aree troppo piccole – come singoli paesi, quartieri o città – si avrebbe una miriade di diversi indici del costo della vita: uno per ciascuna di esse.

In questo modo, oltre alla rilevante complessità amministrativa necessaria per calcolare tutti questi indici diversi, non verrebbe risolto il problema delle cattedre vacanti nelle scuole.

Facciamo un esempio.

Se nei piccoli paesi A e B il costo reale della vita fosse pari a 100, mentre nel vicino e altrettanto piccolo paese C esso fosse pari a 97, tutti avrebbero la convenienza economica a recarsi a insegnare nelle scuole dei paesi A e B per avere un salario maggiore e poter poi fare la spesa nel vicino paese C dove i prezzi sono più bassi.

In questa situazione, nessuno vorrebbe recarsi a insegnare nelle scuole del paese C dove le cattedre nelle scuole rimarrebbero vacanti.

Dopo un po’ di tempo, i prezzi nel paese C aumenterebbero a causa della forte domanda di beni e servizi originata da tutti coloro che si recano lì per fare acquisti, mentre i prezzi diminuirebbero nei paesi A e B dove pochi farebbero la spesa.

L’aumento del costo della vita nel paese C invertirebbe la situazione di partenza.

Vi sarebbe un gran numero di domande di trasferimento di docenti che dai paesi A e B vogliono recarsi a insegnare nel paese C.

Questo per continuare ad avere un salario alto e fare la spesa nei paesi A e B che ora hanno dei prezzi più bassi.

Di conseguenza, nessuno vorrebbe più insegnare nei paesi A e B dove le cattedre nelle scuole rimarrebbero vacanti.

Se pensiamo che in Italia ci sono circa otto mila Comuni[8], capiamo bene che, ai fini che qui interessano, istituire delle aree economiche troppo piccole comporterebbe un’immensa complessità amministrativa per calcolare ogni anno il costo della vita in ciascuna di loro e non verrebbe risolto il problema delle cattedre vacanti nelle scuole.

 

Al contrario, l’istituzione di aree economiche di grandi dimensioni ridurrebbe, sia la complessità amministrativa – poiché gli indici del costo della vita da calcolare non sarebbero più migliaia –, sia il trasferimento dei docenti per motivi economici della quale abbiamo detto poc’anzi.

Per esempio, se pensiamo a una macro area grande come l’Italia nord-occidentale, è difficile che un docente che insegna a Torino possa recarsi ogni giorno a fare la spesa ad Ancona !

Con la corresponsione di un potere d’acquisto parametrato al costo reale della vita in ogni macro area, gli spostamenti dei docenti della scuola per motivi economici sarebbero limitati alla linea di demarcazione tra una macro area e quella vicina.

Una situazione analoga a quella che oggi si può verificare, ad esempio, se si pensa di fare il pieno di benzina alla propria automobile oltre il confine nazionale, dove le imposte sul carburante per i veicoli possono essere più basse.

Inoltre, questi spostamenti sarebbero ulteriormente limitati dal fatto che, di solito, due macro aree confinanti non hanno un costo della vita fortemente diverso come quello che, al contrario, si registra tra due luoghi che si trovano molto distanti fra loro sul territorio nazionale.

Un piccolo divario tra i costi della vita – e quindi tra i prezzi dei beni – che si registrano da una parte e dall’altra della linea di demarcazione tra due macro aree, ridurrebbe la convenienza economica a spostarsi da una parte all’altra.

 

In secondo luogo, il salario di ciascuno dei due docenti va adeguato ogni anno ai tre quarti dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati[9].

 

L’adeguamento nella misura di tre quarti piuttosto che al cento per cento dell’indice citato ha il fine di contenere l’aumento dei prezzi e quindi l’inflazione.

 

In conclusione, una corretta applicazione del principio di uguaglianza previsto nella nostra Costituzione porta ad attribuire a ogni docente non più un identico salario, ma un diverso potere d’acquisto parametrato al costo della vita realmente presente nella macro area in cui insegna in via ordinaria e continuativa.

La conseguenza sarebbe la forte riduzione del numero di cattedre vacanti nella scuola, perché non ci sarebbe più la convenienza economica a insegnare solo nelle zone d’Italia dove il costo della vita è più basso.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Articolo: “Cattedre scuola 2017/2018: 4 mila posti vacanti, ecco a chi andranno”

“La mancanza di cattedre è stata registrata soprattutto nella scuola secondaria di primo grado, cioè alle medie.

In particolare sono più di 3.800 i posti rimasti liberi dopo i trasferimenti, soprattutto nelle regioni del Nord.

Più di un terzo di queste cattedre vuote sono nella Lombardia, che ha 1.072 posti per docenti.

Tra l’altro nemmeno le prossime immissioni in ruolo serviranno ad arginare questa situazione.

Difatti è stato accertato che i vincitori del Concorso docenti 2016 non sono sufficienti per colmare questo vuoto.

Inoltre le graduatorie ad esaurimento (Gae) per la classe di matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado sono esaurite già da da tempo.

Dunque si prevede che questi posti saranno assegnati tramite supplenze annuali, da reperire tramite le graduatorie di istituto della provincia interessata o tramite messa a disposizione.”.

Pubblicato il 23 luglio 2017 in:

http://it.blastingnews.com/lavoro/2017/07/cattedre-scuola-20172018-4mila-posti-vacanti-ecco-a-chi-andranno-001871195.html

 

Articolo: “Mobilità scuola 2017/2018: docenti, i posti liberi dopo i trasferimenti della scuola secondaria di II grado”

“Complessivamente, per la scuola secondaria di secondo grado i posti liberi sono 16.543 di cui 15.254 posti comuni e 1.289 posti di sostegno: la tabella analitica per classe di concorso/tipo di posto, provincia e regione.”.

Pubblicato il 21 luglio 2017 in:

http://www.flcgil.it/scuola/precari/mobilita-scuola-2017-2018-docenti-i-posti-liberi-dopo-i-trasferimenti-della-scuola-secondaria-di-ii-grado.flc

 

Articolo: “Mobilità scuola 2017: migliaia di trasferimenti al Sud, cattedre vacanti al Nord”

“L’ondata di trasferimenti verso il Sud comporterà, nella scuola primaria, una conseguente carenza di insegnanti al Nord. I sindacati stimano che, nel prossimo anno, serviranno circa 100 mila supplenti.

Le regioni maggiormente coinvolte da carenza di personale docente, e quindi con una maggiore percentuale di cattedre vacanti, sono Lombardia, Piemonte e Veneto.”.

Pubblicato il 22 giugno 2017 in:

http://it.blastingnews.com/lavoro/2017/06/mobilita-scuola-2017-migliaia-di-trasferimenti-al-sud-cattedre-vacanti-al-nord-001793565.html

 

[2] Costituzione della Repubblica italiana, articolo 3, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, n. 298 del 27 dicembre 1947:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”.

Cito da: http://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf

 

[3] “Né detto divieto è in contrasto con l’altro principio della “eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”, enunciato nello stesso art. 3 della Costituzione.

Questo principio non va inteso nel senso, che il legislatore non possa dettare norme diverse per regolare situazioni che esso ritiene diverse, adeguando così la disciplina giuridica agli svariati aspetti della vita sociale. Ma lo stesso principio deve assicurare ad ognuno eguaglianza di trattamento, quando eguali siano le condizioni soggettive ed oggettive alle quali le norme giuridiche si riferiscono per la loro applicazione. La valutazione della rilevanza delle diversità di situazioni in cui si trovano i soggetti dei rapporti da regolare non può non essere riservata alla discrezionalità del legislatore, salva l’osservanza dei limiti stabiliti nel primo comma del citato art. 3.”

Corte costituzionale della Repubblica italiana, sentenza 16 gennaio 1957, n. 3, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 27 del 30 gennaio 1957.

Cito da: www.cortecostituzionale.it (Giurisprudenza → Decisioni → Ricerca sulle pronunce → inserire anno e numero → cliccare su 3/1957).

 

[4] Costituzione della Repubblica italiana, articolo 36:

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.”

Per i riferimenti della citazione, si veda la nota n. 2.

 

[5] “Quantità di merci che, dati certi prezzi vigenti sul mercato (v.), è possibile acquistare in un dato momento con una determinata quantità di moneta (v.) a disposizione. 
La definizione può essere sintetizzata nella formula Pa = 1/P dove Pa è il potere d’acquisto della moneta e P il prezzo della merce. In questa equazione Pa e P sono espressioni reciproche in quanto aumentando i prezzi diminuisce il valore della moneta e viceversa.”.

Cito da: https://www.simone.it/newdiz/newdiz.php?dizionario=6&id=2436

 

[6] Si veda la nota n. 4.

 

[7] Ai fini che qui interessano, una macro area è una porzione del territorio nazionale caratterizzata da caratteristiche economiche simili come la situazione economica, il potenziale di sviluppo, le condizioni di vita medie della popolazione.

 

[8] Al 5 maggio 2017, i Comuni in Italia sono 7.978.

Si veda: http://www.istat.it/it/files/2011/01/Novita-per-il-2017.pdf?title=Codici+delle+unit%C3%A0+amministrative+-+14%2Fset%2F2017+-+Novit%C3%A0+per+il+2017.pdf

 

[9] “Per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio il canone di affitto o l’assegno dovuti al coniuge separato, si utilizza l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi. Tale indice si pubblica sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392.”.

Cito da: http://www.istat.it/it/archivio/30440m

 

“L’indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati (sigla FOI) è un indice dei prezzi al consumo, calcolato dall’Istat a partire dal 1961, basato su un paniere di beni e servizi che rappresenta i consumi di una famiglia la cui persona di riferimento è un lavoratore dipendente (ad esclusione di quelli facenti parte del settore agricolo). È quindi più specifico dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), il cui paniere rappresenta i consumi di una famiglia italiana media (comprendendo, quindi, anche quelle la cui persona di riferimento sia ad esempio un libero professionista od un pensionato).”

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Indice_nazionale_dei_prezzi_al_consumo_per_le_famiglie_di_operai_e_impiegati

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo articolo sul sito www.giorgiocannella.com

Ipotesi sulla funzione e sulla struttura del bosone di Higgs

INTRODUZIONE

Questo articolo contiene delle ipotesi sulla struttura del bosone di Higgs e sulla funzione che esso svolge all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova.

Le ipotesi possono essere formulate da chiunque[1].

Come è noto, il metodo sperimentale si articola in tre fasi diverse: ipotesi, esperimento, tesi.

Per questa ragione, tutte le ipotesi – comprese quelle esposte in questo articolo – sono destinate a rimanere tali fino a quando la ricerca scientifica non giunge a confermarle o a smentirle.

 

IPOTESI

Il bosone di Higgs è uno smorzatore delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica nella quale si esso si trova.

Esso è costituito da una struttura esterna che circonda una parte interna.

Quest’ultima è costituita da energia priva di carica elettrica e nella quale non ci sono vibrazioni.

La struttura esterna del bosone di Higgs vibra con la stessa frequenza che è presente nella parte interna della particella sub-atomica all’interno della quale esso è contenuto.

La parte interna del bosone di Higgs ha la funzione di sostenere la sua struttura esterna affinché le vibrazioni che quest’ultima riceve e assorbe non la disgreghino.

Il bosone di Higgs, dunque, ha la funzione di rendere più stabile la particella sub-atomica nella quale esso si trova.

 

ESPERIMENTO

Per la verifica sperimentale delle ipotesi che ho ora formulato, propongo di effettuare le seguenti operazioni.

Tre misuratori di vibrazioni vengono posizionati rispettivamente, all’interno della particella sub-atomica nella quale si trova il bosone di Higgs oggetto di esame, sulla sua struttura esterna e nella sua parte interna.

Si comincia con la rilevazione delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica.

Quindi, si indirizzano verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame delle vibrazioni con una frequenza diversa e una intensità minore rispetto a quelle che hanno le vibrazioni che sono state poco prima rilevate all’interno della particella sub-atomica.

In seguito a ciò, il misuratore di vibrazioni posizionato sulla struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame rileva un mutamento di frequenza e una diminuzione di intensità.

Allo stesso tempo il misuratore di vibrazioni posizionato all’interno del medesimo bosone continua a non rilevare alcuna vibrazione.

Se verso la struttura esterna del bosone di Higgs oggetto di esame vengono indirizzate delle vibrazioni con una frequenza diversa da quella delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica nella quale esso si trova, ma con una intensità pari a queste ultime, il bosone oggetto di esame si disgrega.

Quest’ultimo risultato si ottiene anche nel caso in cui, verso la parte interna del bosone di Higgs oggetto di esame, si indirizzano delle vibrazioni con una frequenza diversa da quella delle vibrazioni presenti all’interno della particella sub-atomica nella quale esso si trova, ma con una intensità pari a queste ultime.

 

TESI

Se l’esperimento che ho poc’anzi proposto – e/o altri esperimenti che verranno effettuati – confermeranno la validità delle ipotesi che ho formulato in questo articolo, sarò felice di avere dato un contributo al progresso della conoscenza.

In caso contrario, sono comunque felice di avere dato il mio contributo alla riflessione e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle sub-atomiche.

 

Vi ringrazio per il vostro tempo e per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Io svolgo la professione di avvocato e il mio interesse per gli argomenti trattati in questo contributo è puramente personale.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul sito www.giorgiocannella.com il 28 agosto 2017 alle ore 00.33.

LA NUOVA FISICA

 

Ho assistito alla lezione pubblica “LHC – Dal bosone di Higgs alla Nuova Fisica: cosa ci sta svelando lo strumento scientifico più potente al mondo”[1], uno dei tanti eventi della “Notte europea dei ricercatori 2016”.

Durante la lezione, il docente ha affermato che le misurazioni effettuate all’LHC di Ginevra[2] hanno determinato che il campo del bosone di Higgs, nel vuoto, ha un valore di 250 GeV[3].

A quel punto si è soffermato sulla domanda:

  • come è possibile che il campo del bosone di Higgs nel vuoto – cioè in stato di non eccitazione – abbia un valore di 250 GeV ?

 

La lezione è proseguita affermando che questo valore del campo del bosone di Higgs è un ostacolo alla elaborazione di un modello fisico-matematico che possa descrivere la gravità in maniera compatibile con la meccanica quantistica[4].

Il problema che emerge da questi dati può essere spiegato nei termini seguenti: è come comparare un elefante (la gravità) con una cellula umana (la fisica quantistica).

Per tenerli in equilibrio ci vorrebbe una leva nella quale il fulcro disti dall’elefante quanto una cellula umana e la cellula umana disti dal fulcro quanto la distanza che c’è tra il Sole e Plutone[5].

 

Da quanto ho ascoltato a lezione, ho dedotto che i presupposti dai quali i fisici partono in questo campo di ricerca sono i seguenti: il bosone di Higgs determinerebbe la massa[6] e la forza di gravità sarebbe causata dalla massa[7].

Di conseguenza, mi pongo le seguenti domande:

  1. oggi siamo in grado di spiegare tecnicamente come funziona la gravità ?
  2. quali evidenze scientifiche abbiamo, oggi, dell’affermazione che la forza di gravità sia causata dalla massa ?

 

La prima domanda mi è venuta in mente considerando che, fin dall’esperimento di Joseph John Thomson nel XIX secolo, siamo in grado di visualizzare il flusso di elettroni della corrente elettrica.

 

Ecco il video con la spiegazione dell’esperimento di J. J. Thomson in inglese:

 

Ecco i video con la spiegazione dell’esperimento di J. J. Thomson in italiano:

 

 

Guardando questi filmati mi sono chiesto se oggi siamo in grado di fare lo stesso con la forza di gravità.

In altre parole, se al posto dei due poli elettrici catodo e anodo degli esperimenti condotti nel XIX secolo sulla corrente elettrica avessimo due masse come un libro e un quaderno – le quali, per la legge di gravità, si attraggono – potremmo vedere il funzionamento della forza di gravità come, fin dal XIX secolo, abbiamo visto il flusso di elettroni della corrente elettrica ?

Ad oggi, non sono a conoscenza della dimostrazione di come funziona tecnicamente la forza di gravità.

 

A questo punto mi chiedo come sia possibile ipotizzare un modello di universo basato sulla legge di gravità, se non conosciamo ancora come quest’ultima funziona tecnicamente[8].

Inoltre, mi domando come è possibile affermare che la forza di gravità sarebbe causata dalla massa[9] se, ad oggi, non conosciamo come funziona tecnicamente la forza di gravità.

 

Nella mia esperienza di lavoro come avvocato ho imparato che i grandi risultati si ottengono a partire da eventi che, agli occhi di molti, possono apparire banali come, ad esempio, stabilire un buon rapporto professionale con il cliente o verificare che la notifica dell’atto di citazione sia avvenuta correttamente.

Per questo, per affrontare le sfide poste da tutte le domande di questo articolo, mi sono chiesto se, anche nella fisica delle particelle sub-atomiche, non fosse il caso di partire da eventi che, agli occhi di molti, possono apparire banali come, ad esempio, il decadimento particellare[10].

 

Una semplice ricerca che ho effettuato su internet mi ha rivelato che la vita media di un elettrone è > 4,6 x 1026 anni, mentre la vita media di un protone è > 1025 anni[11].

Al contrario, la vita media delle altre particelle sub-atomiche[12] è pari a una frazione di secondo[13].

Per iniziare il cammino che porterà a dare delle risposte alle domande che ho formulato in questo articolo, propongo di partire dalla seguente domanda: perché un elettrone e un protone decadono dopo moltissimi anni, mentre le altre particelle sub-atomiche – tranne il neutrone – decadono dopo una frazione di secondo ?

Ad oggi, non sono a conoscenza della risposta a questa domanda.

 

Auguro alla fisica delle particelle sub-atomiche un futuro ricco di scoperte entusiasmanti.

Spero che questo mio contributo faccia sorgere in voi il desiderio di spingere più oltre la frontiera della conoscenza umana.

Vi ringrazio per il vostro tempo.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Tenuta dal ricercatore dottor Biagio Di Micco del Dipartimento di matematica e fisica dell’Università degli studi Roma Tre nei locali dell’Università in Roma, Largo San Leonardo Murialdo, n. 1, dalle 22.00 alle 23.00 del 30 settembre 2016.

Preciso fin d’ora che io sono un avvocato e non un fisico.

Il mio interesse per questo tipo di argomenti è puramente personale.

[2]The Large Hadron Collider (LHC) is the world’s largest and most powerful particle accelerator. It first started up on 10 September 2008, and remains the latest addition to CERN’s accelerator complex.

The LHC consists of a 27-kilometre ring of superconducting magnets with a number of accelerating structures to boost the energy of the particles along the way.”.

Cito da: http://home.cern/topics/large-hadron-collider .

“Il Large Hadron Collider (LHC) è l’acceleratore di particelle più grande e potente del mondo. Ha iniziato a funzionare il 10 settembre 2008 e rimane l’aggiunta più grande al complesso acceleratore del CERN.

L’LHC consiste in un anello di 27 chilometri di magneti superconduttori con un numero di strutture di accelerazione per aumentare l’energia delle particelle lungo il percorso.” (la traduzione è mia)

[3]In fisica l’elettronvolt (simbolo eV) è un’unità di misura dell’energia, molto usata in ambito atomico e subatomico. Viene definito come l’energia guadagnata (o persa) dalla carica elettrica di un singolo elettrone, quando viene mosso nel vuoto tra due punti di una regione in cui ha sede un potenziale elettrostatico, tra i quali vi è una differenza di 1 volt.”.

Il gigaelettronvolt (simbolo GeV) è un multiplo dell’elettronvolt (1 GeV = 109 eV).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Elettronvolt .

[4] La massa del bosone di Higgs è pari a 126 GeV: grande rispetto alla massa del protone che è pari a 1 GeV, ma molto piccola rispetto alla massa di Plank che è pari a 1019 GeV.

Si veda: Luigi Rolandi, Il bosone di Higgs un anno dopo la sua scoperta, su: https://www.youtube.com/watch?v=BqJMFyO0Z2o , slide a 44’ e 42’’.

La massa di Plank si definisce come “l’unità naturale di massa, la massima massa permessa dalla natura per masse puntiformi, una massa capace di possedere una singola carica elementare”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Massa_di_Planck .

[5] L’esempio che riporto è stato esposto dal dottor Di Micco durante la lezione che ho citato.

[6]Il bosone di Higgs è un bosone elementare, massivo e scalare che gioca un ruolo fondamentale all’interno del Modello standard.

Venne teorizzato nel 1964 e rilevato per la prima volta nel 2012 negli esperimenti ATLAS e CMS, condotti con l’acceleratore LHC del CERN.

La sua importanza è quella di essere la particella associata al campo di Higgs, che secondo la teoria permea l’universo conferendo la massa alle particelle elementari.” (il sottolineato è mio).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Bosone_di_Higgs .

[7]Il campo gravitazionale terrestre è un fenomeno naturale presente sulla Terra, per il quale il pianeta esercita un’attrazione sui corpi che si manifesta attraverso il peso. La forza attrattiva del nostro pianeta, rispetto ad un altro corpo, deriva dalla sua massa e dalla distanza, secondo la legge universale di Newton.” (il sottolineato è mio).

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_gravitazionale_terrestre .

[8]La teoria più moderna dell’Universo oscillante, basata sulla cosmologia quantistica, sostiene che questo processo si ripeterà, attraverso il meccanismo del Grande Rimbalzo (Big Bounce), ma solo se la forza di gravità supererà l’energia oscura (o se l’energia oscura non esistesse). Molti esperti di gravità quantistica concordano col Big Bounce.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Universo_oscillante .

Big Bounce (in inglese “Grande Rimbalzo”), è una teoria cosmologica elaborata dal fisico tedesco Martin Bojowald, esperto di gravità e cosmologia quantistiche, e dal suo team della Pennsylvania State University, e pubblicata nel luglio 2007 su Nature Phisics online.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bounce .

[9] Si veda la nota numero 7.

Salvo errori e omissioni da parte mia, la lettura dell’affermazione che ho citato tra virgolette nella nota 7 di questo articolo mi porta a dedurre che essa riguarda l’osservazione dell’attrazione gravitazionale come fenomeno.

Come avete letto, le domande che mi pongo in questo articolo non riguardano l’attrazione gravitazionale come fenomeno che si manifesta, ma riguardano ciò che ne è la causa.

Non intendo negare la validità delle affermazioni fatte fin ora dalla scienza sulla forza di gravità come fenomeno che si manifesta; le mie competenze non me lo permettono.

Tuttavia, sono rimasto sorpreso dal fatto che sia stato usato il modo indicativo – il modo della certezza – per parlare della forza di gravità senza averne compreso il funzionamento tecnico.

In altre parole, nel testo che ho citato nella nota 7, al posto del verbo “deriva”, mi sarei aspettato l’uso del verbo al condizionale “deriverebbe”.

Questo per indicare che le osservazioni fin ora compiute sulla forza di gravità come fenomeno che si manifesta conducono ad affermare che essa “deriverebbe” dalla massa e che per poter usare il verbo all’indicativo – “deriva” – è necessario prima comprendere come funziona tecnicamente la forza di gravità.

[10]Il decadimento particellare è il decadimento di una particella sub-atomica.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare .

[11] Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare che riporta i dati forniti dal Particle Data Group.

Il Particle Data Group è una collaborazione internazionale di fisici delle particelle che analizzano e compilano i risultati pubblicati riguardanti le proprietà delle particelle elementari e delle interazioni fondamentali. …

Il Particle Data Group attualmente pubblica il Review of Particle Physics e la sua versione tascabile Particle Data Booklet, che è stampata ogni due anni, e aggiornata in Internet annualmente.

Il Particle Data Group pubblica anche il Pocket Diary for Physicists, un calendario con le date delle maggiori conferenze internazionali e i contatti con i maggiori istituti di fisica delle alte energie.”.

Cito da: https://it.wikipedia.org/wiki/Particle_Data_Group .

[12] Muone, tauone, pione neutro, pione carico, bosone W, bosone Z.

Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare .

[13] Tranne il neutrone che decade dopo 885,7 secondi.

Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_particellare che riporta i dati forniti dal Particle Data Group.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .

IL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE 2016 – PARTE SECONDA

Qui di seguito rispondo alle richieste di chiarimenti che mi sono pervenute dopo la pubblicazione del mio primo articolo sul referendum costituzionale italiano del 4 dicembre 2016[1].

 

1 – Sulla nuova legge elettorale numero 52 del 2015, il così detto Italicum.

 

È stato sottolineato che, sebbene la nuova legge elettorale numero 52 del 2015 non sia oggetto del prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, essa è parte di un progetto unitario di riforme concepito dal Governo.

Per questa ragione, gli elettori italiani, quando si recheranno a votare il 4 dicembre 2016, dovrebbero esprimere il loro giudizio volgendo la mente anche alla nuova legge elettorale.

 

Non mi meraviglia che un Governo nel quale vi è un Ministero per le riforme costituzionali pensi di proporre al Parlamento un vasto programma di riforme che comprenda, sia la legge elettorale, sia la modifica di alcune parti della Costituzione.

Tuttavia, gli elettori italiani valuteranno la nuova legge elettorale se e quando si svolgerà la consultazione referendaria per la sua abrogazione.

Infatti, il 4 dicembre 2016 gli elettori italiani non saranno chiamati a valutare l’Italicum, né l’intero programma di riforme che il Governo ha concepito, ma solo il disegno di legge di riforma costituzionale approvato dalla Camera dei deputati il 12 aprile 2016.

In parole semplici, andare a votare il 4 dicembre 2016 con la mente rivolta all’Italicum sarebbe come se ci venisse chiesto:

«Vi piace la pasta ?»,

e noi rispondessimo:

«La carne è dura !».

 

2 – Sull’articolo 78 della Costituzione.

 

Si è obiettato che il nuovo testo dell’articolo 78 della Costituzione mostrerebbe il legame tra la nuova legge elettorale numero 52 del 2015 e il disegno di legge di riforma costituzionale approvato dalla Camera dei deputati il 12 aprile 2016.

Questo perché, in base al nuovo testo dell’articolo in parola, lo stato di guerra verrebbe deliberato dalla sola Camera dei deputati nella quale – in base alla nuova legge elettorale – vi sarà una maggioranza di 340 seggi su 630[2], pari a circa il 54% dei seggi[3].

 

Le modifiche apportate all’articolo 78 rendono più difficile la deliberazione dello stato di guerra, e non più facile.

Infatti, mentre il vecchio testo di questa norma affermava:

  • – “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.”,

il nuovo testo afferma:

  • – “La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari.”.

 

Nel vecchio testo, bastava una deliberazione a maggioranza dei presenti in aula al momento della votazione – tanti o pochi che fossero – purché pari almeno al numero legale per poter votare.

Nel nuovo testo, al contrario, è necessaria una deliberazione a maggioranza assoluta dei componenti della Camera dei deputati.

Inoltre, la preoccupazione dovuta al fatto che – in base alla nuova legge elettorale – alla Camera sarà presente una maggioranza pari a 340 deputati su 630, è un problema solo apparente.

Dal 1 gennaio 1948 – data di entrata in vigore della Costituzione repubblicana – i Governi della Repubblica italiana sono entrati in carica e hanno potuto lavorare grazie alla maggioranza assoluta dei parlamentari che li sosteneva[4].

 

3 – Sull’articolo 64 della Costituzione.

 

Un’altra norma che mostrerebbe il legame tra la nuova legge elettorale numero 52 del 2015 e il disegno di legge di riforma costituzionale approvato dalla Camera dei deputati il 12 aprile 2016 sarebbe l’articolo 64 della Costituzione.

Questo perché il nuovo articolo 64, comma 2, della Costituzione prevede che, nel regolamento della Camera dei deputati, dovranno essere inseriti i diritti delle minoranze parlamentari e lo statuto delle opposizioni e questa modifica avverrà quando alla Camera – in base alla nuova legge elettorale – ci sarà una maggioranza di 340 seggi su 630.

 

Anche per l’articolo 64 in esame vale quanto ho scritto poc’anzi a proposito dell’articolo 74 della Costituzione: la preoccupazione dovuta al fatto che, in base alla nuova legge elettorale, alla Camera sarà presente una maggioranza pari a 340 deputati su 630, è un problema solo apparente.

Gli attuali regolamenti della Camera e del Senato contengono la disciplina di istituti che riguardano tanto la maggioranza quanto l’opposizione, come ad esempio: i gruppi parlamentari, l’organizzazione dei lavori, le sedute dell’assemblea, la discussione, etc.

Questi regolamenti sono stati votati e approvati quando in entrambe le istituzioni in parola vi era una maggioranza di Governo e un’opposizione.

Anche la modifica del regolamento della Camera secondo il nuovo testo dell’articolo 64, comma 2, della Costituzione avverrà quando in essa vi sarà una maggioranza di Governo e un’opposizione.

 

4 – Sulla mancanza del vincolo di mandato in capo ai futuri senatori.

 

Ci si è meravigliati del fatto che i futuri senatori potranno operare senza vincolo di mandato ed è stato citato il Senato tedesco come realtà nella quale questo vincolo esiste.

 

L’assenza del vincolo di mandato in capo ai deputati e ai senatori è prevista dall’articolo 67 della Costituzione fin dall’entrata in vigore di quest’ultima il 01 gennaio 1948.

La prevedeva, per i soli deputati, anche lo Statuto Albertino del 4 marzo 1848 nel suo articolo 41 che affermava:

  • – “I Deputati rappresentano la Nazione in generale, e non le sole province in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori.”.

 

Il motivo per il quale lo Statuto Albertino non prevedeva l’assenza del vincolo di mandato anche per i senatori è dato dal fatto che essi erano nominati dal Re e non dagli elettori:

  • – “Il Senato è composto di membri nominati a vita dal Re, in numero non limitato, aventi l’età, di quarant’anni compiuti, e scelti nelle categorie seguenti: … .” (articolo 33, comma 1, dello Statuto Albertino).

 

In questo modo, il Re – oltre ad essere l’unico titolare del potere esecutivo, Capo dello Stato e delle Forze armate, dichiarare la guerra, fare i trattati, fare i decreti e i regolamenti necessari per l’esecuzione delle leggi, nominare tutte le cariche dello Stato, nominare e revocare i suoi Ministri e i magistrati (articoli 5, 6, 65 e 68 dello Statuto in parola) – poteva controllare anche il potere legislativo:

  • – “Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re e da due Camere: il Senato, e quella dei Deputati.” (articolo 3 dello Statuto in parola).

 

Capiamo bene, ora, perché la Costituzione repubblicana ha esteso il divieto del vincolo di mandato anche ai senatori.

Per quanto riguarda il Senato tedesco – il Bundesrat – esso è l’unica eccezione ad un divieto – quello del vincolo di mandato – che rappresenta una caratteristica uniforme nel diritto costituzionale comparato[5].

 

5 – Sulle immunità parlamentari.

 

Un altro tema di discussione, preso atto che i futuri senatori continueranno ad avere le immunità parlamentari, afferma che questo privilegio dovrebbe spettare a chi è eletto e rappresenta la nazione.

 

A questo proposito è bene sottolineare due profili.

Innanzitutto, l’istituto delle immunità parlamentari – come afferma la stessa espressione – riguarda i parlamentari, a prescindere dal modo in cui acquisiscano la carica – per nomina o per elezione – e a prescindere dal fatto che sia previsto dalla legge fondamentale dello Stato che essi rappresentino o no la nazione.

Faccio due esempi, uno di ieri e uno di oggi.

Come ho detto poc’anzi, lo Statuto Albertino prevedeva che i senatori fossero nominati dal Re e non eletti dal popolo.

Inoltre, al contrario dei deputati, lo Statuto Albertino non diceva che essi rappresentavano la nazione, eppure anche per loro erano previste le immunità parlamentari:

  • – “Fuori del caso di flagrante delitto, niun Senatore può essere arrestato se non in forza di un ordine del Senato. Esso è solo competente per giudicare dei reati imputati ai suoi membri.” (articolo 37);
  • – “I Senatori ed i Deputati non sono sindacabili per ragione delle opinioni da loro emesse e dei voti dati nelle Camere.” (articolo 51).

 

Per quanto riguarda l’esempio di oggi, posso citare il caso dei senatori a vita.

Essi non sono eletti dal popolo, ma nominati dal Presidente della Repubblica in base all’articolo 59, comma 2, della Costituzione, eppure anche per loro valgono le immunità parlamentari di cui all’articolo 68 della Costituzione.

In secondo luogo, non va dimenticato che l’originario disegno di legge del Governo (A.S. 1429) prevedeva una pesante riduzione delle immunità parlamentari dei futuri senatori riducendole alla sola insindacabilità per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni prevista dall’articolo 68, comma 1, della Costituzione ed eliminando tutte le garanzie processuali previste dai commi 2 e 3 del medesimo articolo.

È stato proprio il Senato ad eliminare questa proposta di modifica e a lasciare le cose così come sono[6].

 

6 – Sui giudici della Corte costituzionale.

 

Alcuni fanno notare che vi sarebbe una sproporzione evidente perché 100 senatori eleggeranno due giudici della Corte costituzionale mentre 630 deputati ne eleggeranno solo tre.

 

Onestamente, non vedo come una soluzione diversa avrebbe potuto essere preferibile.

Fare eleggere dal Senato un solo giudice costituzionale, sui cinque che nomina il Parlamento[7], sarebbe stata una proposta che lo avrebbe mortificato, mentre fargli eleggere tre giudici su cinque sarebbe stato poco comprensibile in considerazione della consistenza numerica delle due future Camere.

Infine, dobbiamo ricordare che, mentre la Camera dei deputati aveva disposto di proseguire nella nomina dei giudici costituzionali da parte del Parlamento in seduta congiunta, sono state proprio le modifiche apportate dal Senato in prima e in terza lettura a stabilire che la nomina dei giudici costituzionali da parte del Parlamento spetti nella misura di tre alla Camera e due al Senato[8].

 

Mi auguro che questo contributo vi sia stato utile e vi ringrazio per il vostro tempo.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Il primo articolo è pubblicato su: http://giorgiocannella.com/index.php/2016/06/03/referendum-costituzionale-italiano-ottobre-2016/ .

[2] Articolo 1, comma 1, lettera f, della legge 6 maggio 2015, numero 52, pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana 08 maggio 2015, numero 105.

Decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, numero 361, articolo 83, comma 1, numeri 6 e 7, comma 2 e comma 5, come modificati dall’articolo 2, comma 25, della legge 52 del 2015 ora citata.

[3] Il 54% di 630 è 340,2.

[4] L’ipotesi del Governo di maggioranza relativa (cd. Governo di minoranza) è stata di difficile realizzazione in Italia perché il Governo, per entrare in carica, deve avere la fiducia delle due Camere (articolo 94, commi 1 e 3, della Costituzione); di conseguenza i sì devono prevalere sui no.

Inoltre, secondo il regolamento del Senato, coloro che si astengono dal voto vengono conteggiati assieme ai no (articolo 107, comma 1).

In pratica, la maggioranza relativa avrebbe dovuto trovare un accordo con le forze politiche che non sostenevano il Governo perché queste ultime, al Senato, non entrassero in aula al momento del voto.

[5] Servizio Studi della Camera dei Deputati, XVII Legislatura, La riforma costituzionale. Testo di legge costituzionale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016. Schede di lettura, n.216/12, parte prima, maggio 2016, pagina 59, in: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500p.pdf .

[6] Idem, pagina 60.

[7] In base all’articolo 135, comma 1, della Costituzione.

[8] Servizio Studi della Camera dei Deputati, XVII Legislatura, La riforma costituzionale. Testo di legge costituzionale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016. Schede di lettura, n.216/12, parte prima, maggio 2016, pagina 250, in: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500p.pdf .

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .

BUONI UFFICI PER LE AUTORITÀ CINESI E IL FALUN GONG

Pochi giorni fa[1], ho visto un gruppo di persone che praticavano il Falun Gong per la strada.

Alcuni di loro distribuivano un pieghevole con alcune informazioni su questa pratica[2].

Vi era anche un cartello che auspicava la fine dei problemi giudiziari e sociali che coloro che praticano il Falun Gong hanno in Cina.

 

Con questo articolo intendo fare un regalo a decine di milioni di persone: la mia proposta per risolvere le incomprensioni esistenti tra le Autorità cinesi e i praticati del Falun Gong.

L’unico scopo di questo articolo è contribuire alla pace sociale; non vi sono altri fini al di fuori di questo.

 

Nel diritto internazionale pubblico, questo tipo di intervento viene definito “buoni uffici”[3].

Essi consistono nell’intervento di un terzo – ad esempio: uno Stato, un individuo, un’organizzazione internazionale – per ottenere l’avvio o la ripresa dei negoziati tra le parti.

I buoni uffici non sono sottoposti ad alcuna formalità, all’infuori dell’accettazione delle parti.

 

Il pieghevole del quale ho parlato all’inizio di questo articolo afferma che, fino al 1999, la pratica del Falun Gong sarebbe stata sostenuta dal Governo cinese, ma, nel luglio di quell’anno, alcuni alti esponenti del Partito comunista cinese avrebbero iniziato a osteggiarla.

La motivazione sarebbe dovuta al fatto che il Falun Gong avrebbe raggiunto i cento milioni di praticanti in Cina e questo numero così elevato verrebbe visto come un possibile problema di ordine pubblico.

In altre parole, le tensioni esistenti non sarebbero dovute ai contenuti della pratica del Falun Gong, ma alla necessità di gestire i fenomeni di massa in un paese come la Cina che ha superato il miliardo e duecento milioni di abitanti.

 

Ritengo che il problema che ho descritto si possa risolvere nel modo seguente[4].

I praticanti del Falun Gong potrebbero continuare a praticare la loro disciplina all’interno della “Sezione sport” istituita nei Municipi di ogni Comune dove essi si radunano, ad esempio: Comune di Pechino, Municipio 3, Sezione sport; Comune di Shanghai, Municipio 5, Sezione sport, et cetera.

L’attuazione pratica di questa soluzione consisterebbe in una iscrizione gratuita nell’elenco della “Sezione sport”, a richiesta della persona interessata, in qualità di “praticante il Falun Gong”.

Per l’iscrizione sarebbe necessario fornire solo le generalità: nome, cognome, luogo e data di nascita.

La cancellazione dall’elenco avverrebbe con le stesse modalità.

Le autorità cinesi potrebbero partecipare – senza impedimenti, ma con discrezione – alle sessioni di Falun Gong per verificare con i loro occhi che gli esercizi di questa pratica non rappresentano un pericolo per la pacifica convivenza sociale.

I praticanti del Falun Gong, dal canto loro, non verrebbero costretti a prendere la tessera del Partito comunista cinese.

I vantaggi di questa proposta sono evidenti.

Le autorità cinesi otterrebbero la serenità di sapere che un fenomeno di massa come il Falun Gong si svolge all’interno delle strutture amministrative comunali e non rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico, mentre i praticanti del Falun Gong potrebbero effettuare i loro esercizi senza timori e senza l’obbligo di prendere la tessera di un partito politico.

Questa ritrovata concordia porterebbe alla messa in libertà di tutti i praticanti del Falun Gong affinché possano nuovamente contribuire al progresso materiale e spirituale della Cina.

 

Auguro alla Cina e al popolo cinese un futuro ricco di ogni bene.

Vi ringrazio per il vostro tempo.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Venerdì 14 ottobre 2016.

[2] Il pieghevole afferma che Falun Gong è un modo con cui viene chiamata la pratica del Falun Dafa.

[3] Si vedano, ad esempio:

[4] Non voglio appropriarmi delle buone idee degli altri e, pertanto, dichiaro che l’intuizione, dalla quale in seguito ho sviluppato questa mia proposta, mi è stata offerta dal mio istruttore di tai chi chuan.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .