LA TEORIA DI CHARLES DARWIN SULL’EVOLUZIONE

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La teoria di Charles Darwin sull’evoluzione

 

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .

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6 thoughts on “LA TEORIA DI CHARLES DARWIN SULL’EVOLUZIONE

  1. Ciao Giorgio,
    ti faccio notare che il tuo ragionamento, e la successiva conclusione si basano su un fraintendimento grave, fatale.
    Il DNA non è una molecola e non corre nessun rischio di rompersi per ipotetiche “mutazioni dell’angolo di legame”.
    E’ un polimero con basi azotate parzialmente intercambiabili. E’ possibile ad esempio sostituire una Citosina con una Guanina perchè entrambe sono purine. Stesso discorso per le pirimidine.
    Non c’è nessun impedimento fisico o chimico alla variabilità del DNA, alle mutazioni e alla successiva azione della selezione naturale su queste mutazioni.
    Se mai qualcuno un giorno dovesse dimostrare che Darwin (e tutta la comunità scientifica) è in errore non lo farà certo su queste argomentazioni.
    In ogni caso l’evoluzione è un fatto, ampliamente dimostrato nei più svariati campi. Pensa soltanto al problema della resistenza batterica agli antibiotici…
    Saluti
    Daniele

    1. Caro Daniele,
      ti ringrazio per il tuo commento.
      Espongo qui di seguito i risultati della ricerca che ho effettuato su internet e la conclusione che ne ho tratto.
      Il grassetto che vedi nelle citazioni è mio.
      “Un polimero (dal greco “che ha molte parti”[1]) è una macromolecola, ovvero una molecola dall’elevato peso molecolare, costituita da un gran numero di gruppi molecolari (detti unità ripetitive) uguali o diversi (nei copolimeri), uniti “a catena” mediante la ripetizione dello stesso tipo di legame (covalente).” (cito da https://it.wikipedia.org/wiki/Polimero).
      “In chimica, un legame covalente è un legame chimico in cui due atomi mettono in comune delle coppie di elettroni.” (cito da https://it.wikipedia.org/wiki/Legame_covalente).
      “…quando si parla di “monomeri” s’intendono dunque i reagenti da cui si forma il polimero attraverso la reazione di polimerizzazione, mentre con il termine “unità ripetitive” si intendono i gruppi molecolari che assieme ai gruppi terminali costituiscono il polimero (che è il prodotto della reazione di polimerizzazione).[2]” (cito da https://it.wikipedia.org/wiki/Polimero).
      “Con il termine polimerizzazione si intende la reazione chimica che porta alla formazione di una catena polimerica, ovvero di una molecola costituita da molte parti uguali che si ripetono in sequenza (dette “unità ripetitive”), a partire da molecole più semplici (dette “monomeri”, o “unità monomeriche”).” (cito da https://it.wikipedia.org/wiki/Polimerizzazione).
      “Il termine “polimero” fu coniato da Jöns Jacob Berzelius, con un’accezione differente dall’attuale. Tale termine può indicare sia i polimeri naturali (tra i quali il caucciù, la cellulosa e il DNA) sia i polimeri sintetizzati in laboratorio (in genere utilizzati per la produzione di materie plastiche).” (cito da https://it.wikipedia.org/wiki/Polimero).
      Dal punto di vista chimico, il DNA è un polimero organico costituito da monomeri chiamati nucleotidi (deossiribonucleotidi).” (cito da https://it.wikipedia.org/wiki/DNA).
      “Classificazione in base alla struttura chimica
      Esclusi i gruppi funzionali direttamente coinvolti nella reazione di polimerizzazione, gli eventuali altri gruppi funzionali presenti nel monomero conservano la loro reattività chimica anche nel polimero. Nel caso dei polimeri biologici (le proteine) le proprietà chimiche dei gruppi disposti lungo la catena polimerica (con le loro affinità, attrazioni e repulsioni) diventano essenziali per modellare la struttura tridimensionale del polimero stesso, struttura da cui dipende l’attività biologica della proteina stessa.” (cito da https://it.wikipedia.org/wiki/Polimero).
      In considerazione di quanto sopra, non ho esitazione nel dire che la struttura del DNA è una struttura chimica e che il funzionamento del DNA è di tipo chimico.
      Che ne pensi?
      Un cordiale saluto.
      Giorgio

  2. E’ assolutamente una struttura chimica (chimica organica per la precisione), e il funzionamento è di tipo chimico, su questo siamo necessariamente d’accordo.
    Però le conclusioni che tiri nel post continuano ad essere errate.
    La variabilità genetica non trova alcun impedimento per questioni chimico fisiche.
    Documentati su cosa sia una mutazione genetica e scoprirai che l’angolo di legame e le leggi chimico fisiche che hai citato nell’articolo non hanno alcuna influenza né pertinenza con le mutazioni.
    Infine una considerazione di buon senso: credi sul serio che delle migliaia di ricercatori, chimici, biologi e genetisti che si dedicano alla materia nessuno sia mai accorto della “falla” che tu credi di aver individuato?
    Voglio dire, se è tanto lampante che persino un non specialista la può notare come mai nessuno se ne è mai servito per smentire la teoria di Darwin??
    Semplicemente perché la falla non esiste. 🙂
    Buona giornata
    Daniele

    1. Buona sera Daniele,
      grazie per la tua risposta.
      Credo che ci sia un malinteso.
      La conclusione del mio articolo non afferma che la variabilità genetica trova impedimento in questioni chimico fisiche.
      Nulla di tutto questo.
      La conclusione del mio articolo afferma che “le mutazioni genetiche casuali – uno dei due presupposti sui quali si fonda la teoria di Charles Darwin sull’evoluzione – non sono possibili.” (il grassetto è mio).
      Questo perché “Al pari delle altre molecole, anche la molecola del D.N.A. è stabile con gli angoli di legame che la caratterizzano.”.
      L’articolo prosegue affermando che “Un ipotetico mutamento casuale di un angolo di legame all’interno di una molecola del D.N.A. non avrebbe come risultato l’ottenimento di una nuova molecola del D.N.A. che contiene in sé le istruzioni per realizzare una mutazione genetica nel nuovo organismo che nascerà, al contrario, conduce alla disgregazione di questa molecola.” (il grassetto è del testo che cito).
      Come vedi, il mio articolo non disconosce nemmeno l’esistenza della mutazione genetica.
      Il mio articolo afferma che non può esistere la mutazione genetica casuale.
      Chiarito il malinteso, porgo a tutti gli addetti ai lavori la seguente domanda: “Considerato che la mutazione genetica casuale non è possibile nella realtà chimica nella quale viviamo, con quale diverso meccanismo è avvenuta e avviene tuttora la mutazione genetica?”.
      Un cordiale saluto.
      Giorgio

  3. Per mutazione genetica si intende ogni modifica stabile ed ereditabile nella SEQUENZA NUCLEOTIDICA di un genoma (questa stessa frase la trovi in un minuto su wikipedia).
    Senza entrare nel dettaglio quindi e senza approfondire, ti faccio notare che qui si parla di sequenze nucleotidiche, non di angoli di legame.
    Stai confondendo aspetti che non hanno nulla a che vedere tra loro e la confusione arriva al significato stesso di mutazione genetica.
    Saluti

    1. Buona sera Daniele,
      rispondo alla tua osservazione del 19 settembre 2018 per la quale ti ringrazio.
      Cito qui di seguito alcuni passi tratti da Modern Genetic Analysis di Anthony J. F. Griffiths, William M. Gelbart, Jeffrey H. Miller e Richard C. Lewontin (1999), pubblicato da W. H. Freeman and Company, New York, Stati Uniti d’America.
      Il testo è in inglese, il grassetto e il corsivo sono del testo che cito.
      Comprendo che diverse nozioni che citerò ora sono già a tua conoscenza, ma desidero rendere la mia risposta comprensibile anche ai non esperti.
      “DNA has three types of chemical component: phosphate, a sugar called deoxyribose, and four nitrogenous bases – adenine, guanine, cytosine, and thymine. Two of the bases, adenine and guanine, have a double-ring structure characteristic of a type of chemical called purine. The other two bases, cytosine and thymine, have a single-ring structure of a type called a pyrimidine. The chemical components of DNA are arranged into groups called nucleotides, each composed of a phosphate group, a deoxyribose sugar molecule, and any one of the four bases. It is convenient to refer to each nucleotide by the firs letter of the name of its base: A, G, C, and T.” (pagina 26, paragrafo “The Building Blocks of DNA”).
      Dopo questa introduzione, il testo si sofferma sui legami a idrogeno tra le quattro basi e afferma che “The association of A with T and G with C is through hydrogen bonds. …Hydrogen bonds are quite weak (only about 3 percent of the strength of a covalent bond), but this weakness (as we shall see) is important to the DNA molecule’s role in heredity. One further important chemical fact: the hydrogen bond is much stronger if the participating atoms are “pointing at each other” (that is, if their bonds are in alignment), as shown in the sketch.
      Note that because the C·G pair has three hydrogen bonds, whereas the A·T pair has only two, one would predict that DNA containing many C·G pairs would be more stable than DNA containing many A·T pairs. In fact, this prediction is confirmed. Heat causes the two strands of the DNA double helix to separate (a process called DNA melting or DNA denaturation); it can be shown that DNAs with higher G+C content require higher temperatures to melt them.
      Although hydrogen bonds are individually weak, the two strands of the DNA molecule are held together in a relatively stable manner because there are enormous numbers of these bonds. It is important that the strands be associated through such weak interactions, since they have to be separated during DNA replication and during transcription into RNA. …” (pagina 29, paragrafo “DNA Is a Double Helix”).
      Concludo citando un passo nel quale l’importanza dei legami chimici e degli angoli di legame nel DNA non potrebbe essere sottolineata meglio.
      “All of the bases in DNA can exist in one of several forms, called tautomers, which are isomers that differ in the position of their atoms and in the bonds between the atoms. The forms are in equilibrium.” (pagina 203, paragrafo “Mechanisms of Mutation Induction”).
      Come hai letto, il punto di partenza del mio articolo è a prova di critica: nella struttura del DNA vi sono diversi legami chimici (tre legami a idrogeno nella coppia di basi citosina · guanina, solo due legami a idrogeno nella coppia di basi adenina · timina) e diversi angoli di legame (“il legame a idrogeno è molto più forte se gli atomi che partecipano puntano uno verso l’altro, vale a dire se sono in allineamento”).
      Inequivocabile, poi, l’affermazione contenuta nel testo che ho citato per la quale “Tutte le basi del DNA possono esistere in una di diverse forme, chiamate tautomeri, che sono isomeri che differiscono nella posizione dei loro atomi e nei legami tra gli atomi. Le forme sono in equilibrio.”.
      Il mio articolo fa un passo in avanti e applica a tutto questo i principi generali della chimica sulla stabilità di una molecola, principi che ho studiato a scuola quando ero al liceo.
      In conclusione, per rispondere alla tua osservazione del 19 settembre scorso, all’interno del DNA non vi è alcun rapporto di estraneità tra le sequenze nucleotidiche e gli angoli di legame.
      Un cordiale saluto.
      Giorgio

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