LA VALORIZZAZIONE DI UN’OPERA D’ARTE

 

Questo contributo mira a valorizzare una delle tante opere d’arte del patrimonio italiano[1] per trasformarla in una fonte di guadagno per tutti.

Preciso fin d’ora che la mia proposta non consiste nella semplice richiesta di fondi pubblici necessari al restauro dell’opera d’arte.

Ecco i dettagli.

 

1 – L’ASTA PUBBLICA

Il soggetto titolare del diritto di committenza relativo all’opera d’arte di volta in volta presa in esame organizza un’asta pubblica per l’aggiudicazione della sponsorizzazione del restauro dell’opera d’arte.

L’asta si svolge unicamente con modalità telematiche.

Questo, sia al fine di consentire la più ampia partecipazione possibile all’asta, sia per rendere quest’ultima più trasparente.

 

2 – L’INTERVENTO SULL’OPERA D’ARTE

L’intervento sull’opera d’arte è svolto unicamente dal personale della competente Soprintendenza per i beni artistici.

 

3 – I DIRITTI DELL’AGGIUDICATARIO

Il soggetto che si aggiudica l’asta ottiene il diritto di avere il proprio nome o ragione sociale scritto sulla struttura che verrà allestita attorno all’opera d’arte durante l’intervento sulla stessa.

Il nome dell’aggiudicatario verrà collocato sulla facciata della struttura rivolta verso i visitatori, affinché esso possa essere chiaramente leggibile da parte di tutti.

Nel caso in cui gli aggiudicatari siano più di uno, la grandezza del carattere con il quale il nome di ognuno è scritto è proporzionale alla somma di denaro da costui concretamente versata.

L’aggiudicatario, inoltre, ottiene il diritto allo sfruttamento economico dell’immagine dell’opera d’arte per i due anni successivi all’apertura al pubblico della stessa a conclusione del restauro.

Al termine dei due anni ora descritti, il diritto allo sfruttamento economico dell’immagine dell’opera d’arte restaurata torna al suo legittimo titolare.

 

I VANTAGGI DI QUESTA PROPOSTA

Questa proposta genera dei vantaggi utili per tutti:

  • il committente pubblico non ha bisogno di reperire i fondi necessari al restauro dell’opera d’arte, perché essi vengono versati da uno o più soggetti privati all’esito dell’aggiudicazione di un’asta pubblica;
  • la Soprintendenza per i beni artistici competente viene dotata delle risorse necessarie alla conservazione e al restauro delle opere d’arte da parte dei privati e, di conseguenza, può impiegare le risorse pubbliche delle quali dispone per le sue ulteriori attività istituzionali (tutela dei beni architettonici e paesaggistici; valorizzazione dei beni; vincoli; attività culturali: mostre, convegni, altri eventi; servizi educativi; pubblicazioni);
  • l’aggiudicatario ottiene una maggiore visibilità personale e una fonte di guadagno;
  • il restauro del patrimonio artistico italiano non deve più dipendere unicamente dallo stanziamento di fondi pubblici;
  • i visitatori italiani e stranieri possono godere di un patrimonio artistico unico al mondo conservato e valorizzato al meglio.

 

GLI ALTRI BENI CULTURALI ITALIANI

La proposta che ho descritto poc’anzi può essere applicata – con gli adattamenti necessari – anche a tutti gli altri beni storici, artistici e architettonici presenti in Italia[2].

 

L’INTERVENTO NECESSARIO SULLA “FLAGELLAZIONE DI GESÙ” DI SEBASTIANO DAL PIOMBO

Le fotografie che ho scattato con il mio cellulare all’inizio del mese di aprile 2016 e che trovate allegate in fondo a questo articolo, mostrano che la “Flagellazione di Gesù con i Santi Francesco e Pietro” di Sebastiano del Piombo[3] versa in cattivo stato di conservazione a causa della sporcizia e delle crepe.

L’illuminazione disponibile in chiesa non esalta l’opera al meglio: si tratta di una sola luce fissa proveniente dall’alto alla quale, con una piccola offerta data in sacrestia, vengono aggiunte due luci mobili messe sull’altare di marmo che si trova ai piedi dell’opera.

 

Non sono un restauratore di opere d’arte, e pertanto esprimo la mia opinione personale quando dico che l’opera qui in esame avrebbe bisogno di:

  • consolidamento,
  • pulitura,
  • restauro,
  • applicazione di una protezione anti-vandalismo di materiale trasparente,
  • studio e messa in opera di una nuova illuminazione che valorizzi l’opera senza danneggiarla.

 

Mi auguro che l’intervento sia realizzato seguendo la procedura che ho descritto in questo articolo.

 

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

 

image image[1] image[11] image[1] image[2] image[3] image[11] image[6]

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] La fotografia sotto il titolo di questo articolo raffigura la “Flagellazione di Gesù con i Santi Francesco e Pietro”, un olio su muro di Sebastiano del Piombo nella Chiesa di San Pietro in Montorio a Roma. Ecco il sito ufficiale della chiesa: http://www.sanpietroinmontorio.it/ .

[2]Per recuperare i luoghi culturali dimenticati il Governo mette a disposizione 150 milioni di euro. Fino al 31 maggio tutti i cittadini potranno segnalare all’indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare. 

Una commissione ad hoc stabilirà a quali progetti assegnare le risorse. Il relativo decreto di stanziamento sarà emanato il 10 agosto 2016.”. In: http://www.governo.it/articolo/bellezzagovernoit/4697

[3] Si veda la nota numero 1.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .

L’UNIONE EUROPEA E LA TESI DELLA “DELEGA DI SOVRANITÀ”

Più volte ho ascoltato la tesi secondo la quale l’Unione Europea beneficerebbe di una “delega di sovranità” da parte dei suoi Stati membri.

Questa affermazione non può essere condivisa !

 

I SOGGETTI DI DIRITTO INTERNAZIONALE PUBBLICO

I soggetti di diritto internazionale pubblico sono di due tipi: gli Stati e le organizzazioni internazionali alle quali le parti contraenti – munite della personalità giuridica di diritto internazionale pubblico – hanno attribuito quest’ultima all’organizzazione che hanno costituito[1].

Per l’esistenza di uno Stato sono necessari i seguenti requisiti: un territorio, un popolo, la sovranità territoriale.

Solo dopo il possesso di tutti e tre i citati requisiti sarà possibile il riconoscimento del nuovo Stato da parte di altri Stati già riconosciuti[2].

 

LA DIFFERENZA TRA GLI STATI E LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Va sottolineato che le organizzazioni internazionali hanno sì la personalità giuridica di diritto internazionale pubblico – al pari degli Stati – ma, a differenza di questi ultimi, hanno una capacità di agire più limitata[3].

Infatti, poiché non possiedono un territorio e un popolo, non possono avere neanche la sovranità territoriale e, dunque, non sono destinatarie di tutte le norme relative all’esercizio di quest’ultima.

In sintesi, le organizzazioni internazionali possono:

  • concludere trattati internazionali,
  • godere del diritto di legazione attivo e passivo,
  • avere l’immunità dalla giurisdizione dello Stato territoriale ospitante,
  • chiedere la riparazione agli Stati per i danni causati al patrimonio e/o al personale dell’organizzazione,

inoltre, i loro funzionari possono beneficiare delle immunità diplomatiche.

 

LA SOVRANITÀ TERRITORIALE

La sovranità territoriale è “il diritto di esercitare in maniera esclusiva il potere di governo sulla propria comunità territoriale, cioè sugli individui e sui beni ad essi appartenenti che si trovano sul suo territorio.[4] [5] [6].

La sovranità territoriale, quindi, non è un concetto frazionabile.

Uno Stato, per essere tale, deve avere la sovranità territoriale: tutta la sovranità territoriale, non una parte della sovranità territoriale !

Se uno Stato fosse parzialmente sovrano sul proprio territorio, questo significherebbe che la rimanente parte di sovranità territoriale sarebbe esercitata da uno o più soggetti ulteriori e diversi dallo Stato.

In altre parole, lo Stato non sarebbe pienamente sovrano sul suo territorio e dunque non potrebbe essere riconosciuto come Stato per la mancanza di uno dei requisiti a tal fine necessari: per l’appunto, la sovranità territoriale.

 

L’IPOTESI DELLA DELEGA DI SOVRANITÀ TERRITORIALE

Proprio perché la sovranità territoriale non è un concetto frazionabile, la delega della stessa a un altro soggetto comporta l’estinzione dello Stato delegante a beneficio, o dello Stato delegato, o dell’organizzazione internazionale delegata la quale, per tale via, acquisirebbe un territorio, un popolo e la sovranità territoriale e potrebbe quindi essere riconosciuta come Stato.

Anche nell’eventualità da ultimo descritta[7], tuttavia, la delega di sovranità territoriale non potrebbe essere parziale, ma solo totale.

Ribadisco ancora una volta che uno Stato, per essere tale, deve possedere integralmente la sovranità sul suo territorio.

 

LE DELEGHE DELLE QUALI AD OGGI BENEFICIA L’UNIONE EUROPEA

L’Unione Europea potrebbe beneficiare di una delega di sovranità territoriale solo e soltanto se gli organi competenti dello Stato delegante, o degli Stati deleganti, deliberassero la delega della loro sovranità territoriale – tutta intera – a beneficio dell’Unione Europea e la conseguente estinzione dello Stato o degli Stati in esame.

Un esempio in tal senso si è avuto il 23 agosto 1990 quando la Volkskammer[8] ha deliberato l’incorporazione della Repubblica Democratica Tedesca[9] nella Repubblica Federale Tedesca[10] a decorrere dal successivo 03 ottobre 1990 e l’estinzione della Repubblica Democratica Tedesca come soggetto di diritto internazionale pubblico.

Alla data in cui scrivo questo contributo[11], non mi risulta che gli organi competenti di uno o più degli Stati membri dell’Unione Europea abbiano effettuato questa deliberazione a favore dell’Unione Europea.

Di conseguenza, alla stessa data, l’Unione Europea non possiede alcuna “delega di sovranità” da parte dei suoi Stati membri, ma beneficia di alcune deleghe di esercizio di determinate competenze le quali sono e rimangono prerogative degli Stati sovrani suoi membri.

 

L’UNIONE EUROPEA NON È UNO STATO

Da quanto ho esposto fin ora deriva che, alla data in cui scrivo questo contributo[12], l’Unione Europea non è uno Stato.

Essa, infatti, non ha un territorio, un popolo e una sovranità territoriale propri, perché essi appartengono agli Stati sovrani suoi membri i quali, lo ripeto, non mi risulta che abbiano deliberato la loro estinzione come soggetti di diritto internazionale pubblico, al pari di quanto fece la ex Germania Est nel 1990.

 

LA SOGGEZIONE DELL’UNIONE EUROPEA AL DIRITTO INTERNAZIONALE PUBBLICO

Il fatto che l’Unione Europea benefici di alcune deleghe di esercizio di competenze che sono e rimangono prerogative degli Stati sovrani suoi membri fa sì che essa sia soggetta al diritto internazionale pubblico.

Se l’esercizio di una determinata competenza statale è soggetto al rispetto delle regole del diritto internazionale pubblico quando la competenza in esame viene esercitata in prima persona dallo Stato sovrano che ne è titolare, non si vede perché l’esercizio della stessa competenza dovrebbe essere svincolato dal rispetto delle regole del diritto internazionale pubblico quando l’esercizio della competenza è delegato all’Unione Europea da parte dello Stato sovrano che ne rimane titolare.

Se l’Unione Europea potesse esercitare delle competenze statali al di fuori del rispetto delle regole del diritto internazionale pubblico, questo diverrebbe uno stratagemma per violare il diritto in parola e, dunque, per mettere a rischio la pacifica convivenza internazionale.

In altre parole, l’Unione Europea – o un suo Stato membro attraverso di essa – potrebbe esercitare una competenza statale violando impunemente il diritto internazionale pubblico.

In questa evenienza,l’applicazione del diritto internazionale pubblico sarebbe assai problematica.

Infatti, a fronte dell’eccezione dello Stato delegante che potrebbe affermare che la competenza statale è stata esercitata dall’Unione Europea, farebbe eco l’obiezione di quest’ultima di non essere soggetta al diritto internazionale pubblico e, dunque, non punibile in base ad esso.

Nell’esercizio di competenze delle quali gli Stati deleganti sono e rimangono titolari, l’Unione Europea non può essere esentata dal rispetto del diritto internazionale pubblico, perché essa non può essere un soggetto legibus solutus – sciolto dalle leggi.

La tutela della pacifica convivenza internazionale, infatti, non può ammettere l’esistenza di un soggetto il quale, nell’esercizio di alcune competenze statali, sia abilitato a violare il diritto internazionale pubblico.

Alla medesima conclusione della soggezione dell’Unione Europea al diritto internazionale pubblico si deve giungere anche nell’ipotesi in cui uno o più Stati decidessero di delegare la loro sovranità territoriale – tutta intera – a beneficio dell’Unione Europea e di estinguersi come soggetti di diritto internazionale pubblico.

Anche in questo caso, l’Unione Europea, divenuta titolare in prima persona di competenze statali, dovrebbe esercitare le stesse nel rispetto del diritto internazionale pubblico al fine di garantire la pacifica convivenza internazionale.

 

Definire con precisione l’attuale capacità di agire dell’Unione Europea è indispensabile per comprendere il ruolo degli Stati membri al suo interno e, di conseguenza, per programmare qualsiasi intervento di riforma della stessa Unione Europea.

 

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Per la personalità di diritto internazionale pubblico delle organizzazioni internazionali si vedano:

  • Corte Internazionale di Giustizia, parere consultivo dell’11 aprile 1949, Reparation for Injuries Suffered in the Service of the United Nations, così detto “caso Bernadotte”, in:

http://www.icj-cij.org/docket/index.php?p1=3&p2=4&k=41&case=4&code=isun&p3=4 dove si legge che la Carta istitutiva dell’O.N.U. “non si è limitata a fare dell’ONU semplicemente un centro dove si indirizzano gli sforzi delle Nazioni per un fine comune che essa ha definito. La Carta infatti ha dato all’organizzazione degli organi ai quali ha assegnato dei fini propri. Ha definito la posizione degli Stati membri nei confronti dell’organizzazione stessa, vincolandoli a dare piena assistenza a tutte le azioni intraprese dall’organizzazione (…), concedendo alla stessa una capacità giuridica, privilegi e immunità sul territorio di ciascuno degli Stati membri, prevedendo la facoltà per l’organizzazione di concludere accordi con gli Stati stessi”. Cito il testo in italiano da: Diritto Internazionale Pubblico, VI edizione, 2004, pagina 66;

  • Corte Internazionale di Giustizia, parere consultivo del 20 dicembre 1980, Interpretation of the Agreement of 25 March 1951 between the WHO and Egypt, in:

http://www.icj-cij.org/docket/index.php?p1=3&p2=4&k=6c&case=65&code=whomes&p3=4 .

[2] Ritengo ammissibile il riconoscimento in parola anche da parte delle organizzazioni internazionali che siano munite della personalità giuridica di diritto internazionale pubblico e il cui statuto preveda la possibilità di effettuare questo tipo di riconoscimento.

[3] Per l’affermazione secondo la quale la personalità di diritto internazionale pubblico delle organizzazioni internazionali è più limitata rispetto a   quella di cui godono gli Stati, si veda:

  • Corte Internazionale di Giustizia, parere consultivo dell’11 aprile 1949, Reparation for Injuries Suffered in the Service of the United Nations, così detto caso Bernadotte, citato nella nota 1, la quale afferma che:

in un sistema giuridico i soggetti non sono necessariamente identici quanto alla loro natura e all’estensione dei loro diritti”. Cito il testo in italiano da Diritto Internazionale Pubblico, VI edizione, 2004, pagina 67;

  • Corte Internazionale di Giustizia, parere consultivo dell’08 luglio 1996, Legality of the Threat or Use of Nuclear Weapons, in:

http://www.icj-cij.org/docket/index.php?p1=3&p2=4&k=e1&case=95&code=unan&p3=4 dove si legge:

le organizzazioni internazionali sono dei soggetti di diritto internazionale che non godono di competenze generali alla maniera degli Stati. Le organizzazioni internazionali sono rette dal “principio di specialità”, sono cioè state dotate dagli Stati che le creano di competenze di attribuzione i cui limiti dipendono dagli interessi comuni la cui promozione rappresenta la missione affidata dagli Stati stessi alla singola organizzazione”. Cito il testo in italiano da: Diritto Internazionale Pubblico, VI edizione, 2004, pagina 67.

[4] Diritto Internazionale Pubblico, VI edizione, 2004, pagina 35; il sottolineato è mio.

[5] BENEDETTO CONFORTI, Diritto internazionale, Napoli, 2002, pagina 191, definisce la sovranità territoriale come il “diritto ad esercitare in modo esclusivo ed indisturbato il potere di governo”. Il sottolineato è mio.

[6] L’Enciclopedia Treccani, alla voce “sovranità”, in: http://www.treccani.it/enciclopedia/sovranita/ afferma che:

“… Inoltre, il termine s. viene in rilievo nell’espressione s. territoriale, con la quale si intende indicare la competenza esclusiva dello Stato in rapporto al proprio territorio e alle risorse naturali ivi contenute (cosiddetto principio della s. permanente dello Stato sulle proprie risorse naturali, uno dei cardini del nuovo ordine economico internazionale propugnato dai paesi in via di sviluppo a partire dagli anni 1970), nonché il potere di imperio dello Stato su tutte le persone fisiche e giuridiche che si trovino in tale ambito territoriale; si parla invece di s. personale per indicare il potere di imperio dello Stato sugli individui che gli appartengono per cittadinanza ovunque essi siano, anche all’estero o su spazi sottratti alla giurisdizione statale (un esempio di s. personale è quella esercitata dallo Stato sull’equipaggio di una nave in alto mare).

La s. dello Stato, entrando in contatto con ordinamenti più vasti (quale in primo luogo quello internazionale), incontra dei limiti al proprio esclusivo esercizio (si pensi, per es., alle norme consuetudinarie relative al trattamento degli stranieri e degli agenti diplomatici stranieri, o ai principi in materia di divieto di inquinamento transfrontaliero). Lo Stato può inoltre acconsentire a delle limitazioni della propria s. per effetto dell’adesione a organizzazioni internazionali dotate di poteri e funzioni tali da configurare una interferenza esterna, talora assai penetrante, nella potestà dello Stato stesso. A questo riguardo, occorre sottolineare che, nella Costituzione italiana, tale ipotesi è espressamente contemplata nella norma dell’art. 11: «L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di s. necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni». …”. Il sottolineato è mio.

[7] Vale a dire: la delega della sovranità territoriale di uno Stato a beneficio di un’organizzazione internazionale, con conseguente estinzione dello Stato delegante.

[8] La Camera del Popolo: il legislatore unicamerale della Repubblica Democratica Tedesca dal 1958 al 1990.

[9] La ex Germania Est.

[10] Chiamata Germania Ovest fino al 1990 per distinguerla dalla ex Germania Est.

[11] 22 maggio 2016.

[12] 22 maggio 2016.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .

UNA PROPOSTA PER LA SOLUZIONE DELLA CRISI IN UCRAINA

Sono rimasto favorevolmente impressionato dall’articolo di Pierre de Charentenay, s.j., “Ucraina: possibili soluzioni del conflitto[1].

Le vicende storiche, la cultura, la lingua e la visione politica delle due parti – occidentale ed orientale – dell’Ucraina, come descritte nell’articolo che ho appena citato, non appaiono conciliabili.

L’articolo in parola mette chiaramente in luce che non si tratta di diverse sfumature culturali all’interno di un medesimo popolo, ma di due popoli con caratteristiche diverse.

La dissoluzione della Cecoslovacchia e la successiva costituzione, dal 01 gennaio 1993, della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca mi insegnano che è meglio lasciarsi da buoni amici, piuttosto che addivenire ad una guerra.

Di conseguenza, ritengo preferibile creare due Repubbliche indipendenti: una ad est e l’altra ad ovest del fiume Dniepr.

Ciascuna delle due nuove realtà potrebbe finalmente perseguire in pace la propria visione del futuro.

In particolare:

  • la realtà ad ovest potrebbe iniziare il procedimento di graduale adeguamento della sua struttura economica per poter giungere al traguardo dell’ingresso nell’Unione Europea;
  • la realtà ad est potrebbe riflettere sul ruolo economico che intende assumere in un contesto di libero scambio con i propri partner commerciali orientali (Russia e repubbliche ex-sovietiche).

 

Posso ipotizzare un atto di distensione da parte della Russia la quale, preso atto della nuova situazione che ho descritto, formalizzi, con un atto di diritto internazionale pubblico, la cessione della penisola della Crimea alla neonata realtà ad est del fiume Dniepr.

La Russia è il Paese più esteso del mondo ed ha in abbondanza ogni tipo di risorsa del sottosuolo.

La cessione della Crimea non comporterebbe per un Paese ricco e potente come la Russia un tracollo finanziario.

Al contrario, con questo atto la Russia acquisterebbe prestigio in campo internazionale e nuove opportunità d’affari in campo commerciale.

Infatti, da un lato, porrebbe fine a tutte le polemiche sorte a proposito delle ultime vicende riguardanti la Crimea e darebbe una prova inoppugnabile di rifiutare ogni logica espansionistica.

Dall’altro lato, acquisterebbe la possibilità di stipulare tutti i contratti di fornitura di beni e di servizi necessari alla neonata realtà ad est del fiume Dniepr e di acquistare da essa i prodotti agricoli e dell’industria meccanica che la realtà ora citata è in grado di offrire.

 

Non è necessario che io mi dilunghi a spiegare i benefici umanitari e sociali che deriverebbero dalla cessazione del conflitto in corso nelle province orientali dell’Ucraina, perché il valore incommensurabile del bene della pace è noto a chiunque.

 

Anche la realtà ad ovest del fiume Dniepr avrebbe cospicui vantaggi da questa soluzione.

Tra essi, posso ipotizzare:

  • gli investimenti stranieri nel proprio tessuto economico;
  • la creazione delle infrastrutture necessarie e dei nuovi posti di lavoro che esse genereranno;
  • un maggiore gettito fiscale.

Tutto questo a patto di tenere sempre presente che la strada da percorrere è quella di assorbire il meglio che il mondo occidentale può offrire per la crescita della qualità della vita di un Paese e non certo quella di essere una colonia culturale e commerciale dell’Occidente.

Ci sarà senz’altro una fase iniziale nella quale le nuove realtà economiche, sorte nell’area ad ovest del fiume Dniepr, saranno caratterizzate da un costo del lavoro più basso rispetto al resto dell’Europa, ma i proventi che esse genereranno andranno tassati nel luogo in cui essi vengono prodotti.

In altre parole, non si deve cedere alla tentazione di attirare gli investimenti stranieri con la promessa di non tassare direttamente sul posto gli utili che da essi deriveranno.

La critica di chi afferma che, in questo modo, investire nella neonata realtà ad ovest del fiume Dniepr non sarà vantaggioso può essere superata deliberando un piano di investimenti pubblici in infrastrutture perennemente produttive[2].

Infatti, il gettito fiscale che deriverà dalle nuove realtà commerciali impiantate nella realtà ad ovest del fiume Dniepr dovrà essere impiegato dallo Stato per edificare le infrastrutture pubbliche necessarie al raggiungimento del traguardo dell’ingresso in Europa.

Voglio essere molto chiaro su questo punto.

La tentazione di rimanere per sempre un’area di produzione a basso costo per l’Occidente o peggio ancora divenire un paradiso fiscale per i capitali dell’Occidente non produrrà un benessere diffuso tra la popolazione, ma un benessere concentrato nelle mani di pochi.

Le conseguenze di questa scelta saranno: squilibri economici, tensioni sociali e, da ultimo, la tentazione di tornare al passato.

 

Io non sono un diplomatico di carriera.

Per questa ragione, quanto ho scritto non è impegnativo per alcuna istituzione.

Questo contributo è una mia opinione personale che vi offro alla luce del principio della libera manifestazione del pensiero[3] [4] [5].

 

Auguro all’Ucraina di oggi e di domani un futuro ricco, sereno e felice.

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] La Civiltà Cattolica, quaderno numero 3938 del 19 luglio 2014, pagine 146-157.

[2] Con l’espressione “infrastrutture perennemente produttive” intendo le seguenti:

  • scuola efficiente;
  • collegamento scuola – università;
  • università efficiente;
  • collegamento università – mondo del lavoro;
  • mercato del lavoro efficiente;
  • ricerca scientifica;
  • innovazione tecnologica;
  • brevetti;
  • settori di punta;
  • pubblica amministrazione digitale;
  • infrastrutture (porti, aeroporti, strade, scuole, ospedali, reti telematiche, etc.).

[3]Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” articolo 21, comma 1, della Costituzione della Repubblica Italiana, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 27 dicembre 1947, numero 298, ed entrata in vigore il 01 gennaio 1948, in:

http://www.normattiva.it/ricerca/avanzata/aggiornamenti , nella riga “Denominazione Atto” cliccare sulla freccia in basso e poi su “COSTITUZIONE”.

[4]Freedom of expression 1. Everyone has the right to freedom of expression. This right shall include freedom to hold opinions and to receive and impart information and ideas without interference by public authority and regardless of frontiers. This Article shall not prevent States from requiring the licensing of broadcasting, television or cinema enterprises. 2. The exercise of these freedoms, since it carries with it duties and responsibilities, may be subject to such formalities, conditions, restrictions or penalties as are prescribed by law and are necessary in a democratic society, in the interests of national security, territorial integrity or public safety, for the prevention of disorder or crime, for the protection of health or morals, for the protection of the reputation or rights of others, for preventing the disclosure of information received in confidence, or for maintaining the authority and impartiality of the judiciary.” article 10, European Convention on Human Rights, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 04 agosto 1955, numero 848, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 24 settembre 1955, numero 221.

Il testo qui citato è disponibile in: http://www.echr.coe.int/Documents/Convention_ENG.pdf .

La legge italiana con l’autorizzazione alla ratifica e l’ordine di esecuzione è disponibile in:

http://www.normattiva.it/ricerca/semplice indicando il numero e l’anno dell’atto desiderato nelle apposite caselle.

[5]Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Il testo qui citato è disponibile sul sito internet dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in:

http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Pages/Language.aspx?LangID=itn .

Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.” articolo 29, comma 2, della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .

LA REDDITIVITÀ DI UNO STRUMENTO FINANZIARIO

 

 

La formula che trovate qui sotto serve a calcolare la redditività di uno strumento finanziario.

È una formula semplice che può essere agevolmente usata anche da parte di chi non è un esperto di finanza.

 

Per l’effettuazione di un investimento in strumenti finanziari, io mi attengo alla seguente regola:

R.L. – t.t.b. = R.N. + i

Ecco la spiegazione:

  • “R.L.” significa rendimento lordo e si riferisce allo strumento finanziario preso in esame;
  • “t.t.b.” significa tasse, tributi e balzelli; “tasse e tributi” indicano la tassazione applicabile allo strumento finanziario preso in esame, mentre nei “balzelli” sono comprese tutte le spese collegate alla detenzione a qualsiasi titolo dello strumento finanziario;
  • “=” in questo caso si legge: “deve essere uguale al”;
  • “R.N.” significa rendimento netto e si riferisce allo strumento finanziario preso in esame;
  • “i” si riferisce al tasso di inflazione reale annua riferito agli ultimi dodici mesi a decorrere dalla data in cui sto decidendo quale scelta compiere.

 

Prima di concludere, sono necessarie due aggiunte.

Innanzitutto, bisogna ricordare che i profili relativi al rischio legato al soggetto che emette lo strumento finanziario, al rischio legato allo strumento finanziario oggetto di esame e la compatibilità dell’investimento o disinvestimento ipotizzato con il proprio profilo finanziario e la propria propensione al rischio è opportuno che siano valutati con l’ausilio di un consulente finanziario.

In secondo luogo, preciso che io non sono un promotore o un consulente per gli investimenti in strumenti finanziari.

Per questa ragione, quanto ho scritto non costituisce né intende costituire un consiglio per l’investimento e/o per il disinvestimento in strumenti finanziari.

Questo contributo è una mia opinione personale che vi offro alla luce del principio della libera manifestazione del pensiero[1] [2] [3].

Spero di esservi stato utile.

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1]Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” articolo 21, comma 1, della Costituzione della Repubblica Italiana, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 27 dicembre 1947, numero 298, ed entrata in vigore il 01 gennaio 1948, in:

http://www.normattiva.it/ricerca/avanzata/aggiornamenti , nella riga “Denominazione Atto” cliccare sulla freccia in basso e poi su “COSTITUZIONE”.

[2]Freedom of expression 1. Everyone has the right to freedom of expression. This right shall include freedom to hold opinions and to receive and impart information and ideas without interference by public authority and regardless of frontiers. This Article shall not prevent States from requiring the licensing of broadcasting, television or cinema enterprises. 2. The exercise of these freedoms, since it carries with it duties and responsibilities, may be subject to such formalities, conditions, restrictions or penalties as are prescribed by law and are necessary in a democratic society, in the interests of national security, territorial integrity or public safety, for the prevention of disorder or crime, for the protection of health or morals, for the protection of the reputation or rights of others, for preventing the disclosure of information received in confidence, or for maintaining the authority and impartiality of the judiciary.” article 10, European Convention on Human Rights, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 04 agosto 1955, numero 848, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 24 settembre 1955, numero 221.

Il testo qui citato è disponibile in: http://www.echr.coe.int/Documents/Convention_ENG.pdf .

La legge italiana con l’autorizzazione alla ratifica e l’ordine di esecuzione è disponibile in:

http://www.normattiva.it/ricerca/semplice indicando il numero e l’anno dell’atto desiderato nelle apposite caselle.

[3]Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Il testo qui citato è disponibile sul sito internet dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in:

http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Pages/Language.aspx?LangID=itn .

Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.” articolo 29, comma 2, della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata e proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .

LA VALORIZZAZIONE DI UN SITO ARCHEOLOGICO

Questa proposta mira alla valorizzazione di un sito archeologico per trasformarlo, dall’ennesimo bene da custodire a spese pubbliche, in un polo d’attrazione che può rendere economicamente molto più di quello che costa per la sua manutenzione.

Ho visitato il Portus Urbis[1] nel maggio 2016 ed ho constatato che il sito ha bisogno di ulteriori interventi di restauro e di riqualificazione[2].

Ecco la mia proposta.

 

1 – IL BACINO ESAGONALE DEL PORTO DI TRAIANO.

Una parte del sito archeologico – il bacino esagonale che costituisce il porto di Traiano – è ancora di proprietà privata e da anni è in corso un contenzioso giudiziario tra il proprietario e la Pubblica Amministrazione.

Durante la mia visita, ho visto un servizio di trasporto per i turisti attorno al bacino esagonale in parola tramite un caro trainato da un cavallo.

In un’ottica conciliativa, propongo di formulare al proprietario la seguente offerta:

  • l’intera area del bacino esagonale del porto di Traiano e i terreni limitrofi viene ceduta gratuitamente dall’attuale proprietario al Demanio dello Stato, il quale la unisce alla parte del sito archeologico già in mano pubblica e ne assicura l’accesso da parte di tutti;
  • in cambio, l’attuale proprietario ha la concessione gratuita della gestione economica dell’intera area del sito archeologico per tre anni a partire dalla descritta cessione al Demanio secondo i criteri esposti nel successivo paragrafo 4;
  • alla scadenza di questi tre anni si procederà all’assegnazione della concessione onerosa della gestione economica dell’intera area secondo la procedura descritta nel successivo paragrafo 4.

Il tutto, ovviamente, nel rispetto dei vincoli storici, artistici ed architettonici del luogo.

 

2 – IL COMPLETAMENTO DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI.

Durante la mia visita al sito archeologico, mi è stato rappresentato che molte aree dello stesso sono ancora da esplorare e che i resti archeologici di interi edifici, scoperti durante gli scavi degli ultimi anni, sono stati re-interrati per la mancanza dei fondi necessari alla loro messa in sicurezza e musealizzazione.

Io stesso ho visto che la zona del palazzo imperiale – di sicuro una delle più pregevoli di tutto il sito – è ancora chiusa perché gli scavi archeologici sono ancora in corso.

Di conseguenza, propongo di:

  • finanziare il completamento degli scavi archeologici, il consolidamento, la messa in sicurezza e la musealizzazione di tutto il sito, anche mediante la stipula di partenariati tra la Soprintendenza[3] ed altre istituzioni pubbliche o private, come ad esempio le Università italiane o straniere, le varie Accademie culturali e gli Istituti di cultura di vari Paesi stranieri che sono presenti a Roma.

Queste istituzioni aiuterebbero la Soprintendenza a terminare lo scavo in un tempo più breve ed avrebbero la possibilità di collaborare ad un’esplorazione archeologica importante e prestigiosa come quella del porto più importante dell’antica Roma.

Immaginate i convegni, le conferenze e gli articoli sulle riviste specializzate che ogni istituzione pubblicherebbe, i filmati dei loro scavi su internet e sulle loro pagine Facebook, con il conseguente il ritorno di immagine in ciascun Paese straniero coinvolto, sia per la singola istituzione, sia per il sito archeologico del Portus Urbis.

 

3 – L’ALLESTIMENTO DEL MUSEO DEL PORTO E DELLE NAVI.

Non sono un archeologo, ma non penso di sbagliare se dico che l’esplorazione dei fondali di tutto il sito potrebbe portare alla luce molti relitti di navi romane affondate e dei carichi (anfore ed oggetti) che esse trasportavano.

Immaginate la notorietà mondiale che avrebbe l’eventuale riscoperta di decine di navi romane e del loro carico in un luogo a due passi dall’attuale città di Roma.

Per questo propongo di:

  • costruire un museo multimediale del porto e delle navi all’interno del sito archeologico e trasferirvi i reperti oggi esposti al Museo delle navi a Fiumicino;
  • incrementare le strutture per le attività culturali all’interno del sito archeologico: ad esempio, aggiungendo una o più sale per la proiezione delle ricostruzioni audio-video in varie lingue del sito archeologico e del trasporto marino e fluviale come dovevano essere nell’antichità, una o più aule per conferenze e convegni dove possano avere luogo eventi per i ricercatori e per i visitatori, un teatro all’aperto per le rappresentazioni teatrali durante il periodo estivo, etc.;
  • stabilire un collegamento tra il museo e le attività culturali in modo da creare un percorso didattico e sensoriale che, a partire dagli oggetti esposti nel museo, conduca il visitatore ad esplorare e a conoscere la vita e l’impiego di ciascun oggetto nell’antichità tramite delle esperienze nelle quali possa essere personalmente coinvolto: ad esempio, l’effettuazione di uno scavo archeologico simulato con la riscoperta, pulitura e catalogazione dei reperti, le esperienze sensoriali di uso degli oggetti esposti nel museo, la simulazione in realtà virtuale della guida di una nave dall’interno dell’antico porto di Claudio e di Traiano fino all’antica città di Roma passando per il Tevere, etc.

 

4 – METTERE A REDDITO TUTTO IL SITO ARCHEOLOGICO

Per quanto a mia conoscenza, il dibattito sulla destinazione dei beni storici, artistici ed architettonici in Italia verterebbe attorno alla questione se essi debbano essere finalizzati alla vendita di cibi e souvenir, oppure all’aumento dell’orgoglio nazionale, o infine a creare un giro d’affari.

Ritengo che la terza alternativa sia quella da prediligere perché consentirebbe di conseguire anche le prime due.

Per la sua attuazione ritengo utile seguire un esempio che altrove si è già rivelato un successo: rendere l’ingresso al luogo d’arte del tutto gratuito.

La scelta a monte di questa decisione è che non si guadagna con l’arte e con la storia, ma con l’indotto economico che l’arte e la storia generano attorno a sé.

Il luogo d’arte, secondo questa concezione, non è fine a se stesso, ma rappresenta un polo d’attrazione che permette il sorgere e lo sviluppo di molteplici attività economiche ad esso collegate.

Il giro d’affari che questo tipo di gestione realizza è molto superiore rispetto a quello dato dalla semplice vendita dei biglietti per l’ingresso in un museo.

Si è visto, infatti, che i soldi che il visitatore spende per le varie attività economiche presenti attorno ad un luogo d’arte sono maggiori di quelli che spende per il biglietto d’ingresso nel luogo preso in esame.

Lasciare in tasca al visitatore i soldi che avrebbe speso per il biglietto d’ingresso lo induce a spendere con maggiore facilità per altre attrazioni.

Infine, la creazione di un complesso di percorsi sensoriali ed attività economiche che si indirizzano a persone di tutte le età conferisce al luogo d’arte un’immagine meno accademica e lo rende attraente, non solamente per gli appassionati di cultura, ma per un pubblico più vasto.

In base a queste considerazioni, propongo di:

  • stabilire che l’ingresso al porto di Claudio e di Traiano è del tutto gratuito;
  • conservare il restauro e la conservazione del sito archeologico in mano pubblica;
  • affidare ogni tre anni la gestione economica di tutto il sito archeologico ad un solo concessionario, all’esito di una procedura ad evidenza pubblica gestita dalla Consip s.p.a.[4] secondo le regole dell’e-procurement[5];
  • prevedere nella concessione l’attribuzione alla Pubblica Amministrazione concedente di un terzo degli utili netti realizzati ogni anno dal concessionario;
  • stabilire che l’intera area del porto di Claudio e di Traiano è e rimane di proprietà del Demanio dello Stato italiano chiunque sia il soggetto che si aggiudica di volta in volta la concessione per la gestione economica dell’intera area in questione.

La durata breve della concessione – pari a non più di tre anni – ha l’obiettivo di spingere il futuro concessionario ad elaborare un piano d’affari (business plan) prima di aggiudicarsi la gara.

 

GLI ALTRI BENI CULTURALI ITALIANI

La proposta che ho descritto poc’anzi può essere applicata – con gli adattamenti necessari – anche a tutti gli altri beni storici, artistici ed architettonici presenti in Italia[6].

 

AGGIORNAMENTI

14 maggio 2016.

Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella inaugura la mostra “Mitoraj a Pompei”.

Ecco alcune parole del Suo discorso.

“… La cultura non ha tempo e non ha confini. …

Questo induce a due riflessioni che vorrei rassegnarvi.

La prima è che, come tutti sappiamo, il nostro Paese ha il patrimonio artistico – culturale più grande del mondo e quindi vi è una esigenza, non soltanto di tutelarlo, di conservarlo, ma di valorizzarlo, che è un dovere nei confronti della nostra storia, del nostro futuro e del mondo intero.

E quindi ogni investimento che viene fatto tiene conto di questo dovere e di questa straordinaria convenienza per il nostro Paese.

L’altra considerazione è che questo sito [Pompei] – come tutto ciò che attiene e viene prodotto dalla cultura nel nostro Paese – ha una grande ricaduta di beneficio per l’intero tessuto sociale, anche di carattere economico.

Quindi gli investimenti che si fanno nella cultura non sono soltanto per un dovere di qualità della vita sociale, ma anche perché provocano una ricaduta di crescita economica del Paese. …

Vi sono cioè effetti dei luoghi di cultura e dell’attività culturale che hanno una ricaduta positiva profonda sul piano economico.

E questo naturalmente in questa splendida Regione [la Campania], come in tutte quelle del Mezzogiorno, ma nell’intero nostro Paese ha un peso che va sottolineato costantemente.

Ogni investimento nella cultura è un investimento ben speso anche ai fini della crescita del nostro Paese. …”. Il sottolineato è mio. [7]

 

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

NOTE A PIE’ DI PAGINA

[1] Il Portus Urbis è il porto della antica città di Roma.

La sua costruzione è frutto dell’opera di tre imperatori.

Fu iniziato da Claudio nel 42 d.C., inaugurato da Nerone nel 64 d.C. e rinnovato da Traiano tra il 110 ed il 117 d.C.

È situato in Via Portuense n. 2360, in prossimità dell’aeroporto di Roma Fiumicino ed è il porto più importante di epoca romana giunto intatto fino a noi.

Dopo secoli di oblio, è stato riaperto ai visitatori nel 2015.

Per maggiori informazioni si vedano: – in italiano: http://www.navigareilterritorio.it , – in inglese: http://www.navigareilterritorio.it/en/ . Per la visita virtuale del sito archeologico si vedano: – in italiano: https://www.portusproject.org/it/visita-il-sito/ , in inglese: https://www.futurelearn.com/courses/portus .

Per l’opuscolo in italiano si veda:

http://archeoroma.beniculturali.it/sites/default/files/PORTO%20DI%20TRAIANO%20ITALIANO4.pdf

[2] Per fare degli esempi, il giorno della mia visita in tutto il sito archeologico non ho trovato bar, ristoranti, librerie e negozi di souvenir.

[3] Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’area archeologica di Roma.

[4]Consip è una società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che ne è l’azionista unico,… . La Società svolge attività di consulenza, assistenza e supporto nell’ambito degli acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche. In qualità di centrale di committenza nazionale” in: http://www.consip.it/chi_siamo/ .

[5]L’e-procurement (electronic procurement) è un neologismo di lingua inglese con cui si intende il processo di “approvvigionamento elettronico”, cioè di procacciamento e acquisizione di beni e servizi attraverso Internet; a questo processo corrisponde un complesso di regole, modalità organizzative e procedure che comprendono in genere l’impiego di software e tecnologie informatiche.” in: https://it.wikipedia.org/wiki/E-procurement#L.27e-procurement_pubblico che a sua volta cita: “Saïd Assar, Imed Boughzala, E-procurement platforms in the French public sector”.

[6]Per recuperare i luoghi culturali dimenticati il Governo mette a disposizione 150 milioni di euro. Fino al 31 maggio tutti i cittadini potranno segnalare all’indirizzo di posta elettronica bellezza@governo.it un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare. 

Una commissione ad hoc stabilirà a quali progetti assegnare le risorse. Il relativo decreto di stanziamento sarà emanato il 10 agosto 2016.” in: http://www.governo.it/articolo/bellezzagovernoit/4697 .

[7] Il filmato audio video del discorso è disponibile su: https://www.youtube.com/watch?v=oYdQYs5JgBo .

Here you are the text in English. The translation is mine.

May 14th, 2016.

The Italian President Sergio Mattarella opens the exhibition “Mitoraj in Pompeii”.

Here are some words of His address.

“… The culture is timeless and has no boundaries. …

This prompts two reflections that I would offer to you.

The first is that, as we all know, our Country has the world’s largest artistic and cultural heritage and therefore there is a need, not only to protect it, to preserve it, but to enhance it, which is a duty towards our history, our future and the world.

So every investment that is done takes account of this duty and of this extraordinary convenience for our Country.

The other consideration is that this site [Pompeii] – as everything that concerns and is produced by the culture in our Country – has a large social and even economic fallout of benefit.

So the investments that are made in culture are not only done for a duty of quality of social life, but also because their fallout is the economic growth of the Country. …

Namely, cultural places and activities have effects that have a huge positive impact on the economic level.

And this of course in this beautiful Region [Campania], as in all those in the South of Italy, but throughout our Country has an importance that should be emphasized constantly.

Any investment in culture is also a well-spent investment for the growth of our Country. …”.

 

Le citazioni sono state verificate alla data di pubblicazione di questo contributo sul sito www.giorgiocannella.com .